07 marzo, 2006

Carta straccia

Come dice il Signore: “Fariseo cieco, lava l’interno del bicchiere e del piatto, affinché l’esterno sia puro”.

(Vangelo di Giuda Tommaso)

Dante Alighieri immagina che nell’inferno gli ipocriti siano puniti in una bolgia in cui sono condannati ad incedere con passi assai lenti, con contegno stanco e lacrimoso, oppressi da pesantissime cappe di piombo, che esternamente si presentano come rutilanti mantelli dorati. Richiamandosi ad una falsa ma suggestiva etimologia il sommo poeta vede nella parola ipocrita, il riferimento al vocabolo greco khrysòs, “oro”: infatti questi peccatori sono individui dai modi melliflui, dietro cui si nascondono intenzioni malevole ed insidie. Perciò parvenze gradevoli coprono le più immonde sozzure.

Credo che l’ipocrisia sia uno dei mali più diffusi ed è certamente la turpitudine che suscita maggiore indignazione tra le persone schiette. Un esempio di smaccata, intollerabile impostura è quello delle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini, laddove, non soltanto sono del tutto inefficienti, ma operano consapevolmente per lederne gli ultimi, agonizzanti diritti.

La Costituzione italiana all’articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Dobbiamo ridere o piangere?

Questi e tanti altri articoli della Costituzione sono costantemente ignorati, i diritti sanciti violati, conculcati. Tutto ciò accade nell’indifferenza generale, mentre i legislatori non cessano di snaturare una carta che, pure, da un punto di vista meramente teorico, era una delle migliori, almeno prima che l’attuale sciagurato governo la deturpasse con la riforma con cui è stato istituito il decentramento.

Perché dovrei tacere le responsabilità delle altre farisaiche istituzioni? I Carabinieri, invece di indagare sulla nefanda attività connessa alle scie chimiche, si gingillano con le loro reboanti, vacue autocelebrazioni, scialacquano energie e denari per realizzare calendari deamicisiani; la magistratura, che dovrebbe procedere d’ufficio, per attentato alla salute pubblica, finge di amministrare la giustizia, occupandosi di crocefissi nelle aule scolastiche; la chiesa si adopra tenacemente per boicottare i referendum, per tutelare ed accrescere i suoi immensi privilegi, tradendo ignominiosamente il vero messaggio del Messia.

A causa di costoro, della spregevole moltitudine di tartufi laici e religiosi, la carta costituzionale è diventata carta straccia, anzi…

05 marzo, 2006

L'idolo di pietro

Absit iniuria verbis

In questi giorni in molti italiani ingenui diventa spasmodica l’attesa della consultazione elettorale, poiché essi s’illudono che qualcosa possa cambiare, votando questo o quel partito, dando la preferenza a questo o a quell’altro candidato. Ad esempio, è sempre più in auge tal di pietro, ex magistrato, tribunus plebis a tempo pieno. Costui, con opportuno tempismo, ha deciso recentemente di aprire una pagina personale sulla Rete ad imitazione del blog di Beppe Grillo, di cui l’onorevole ha mutuato sia la grafica sia la ratio, contraddistinta da un dibattito tra lui ed i visitatori su temi politici, economici e sociali.

Inutile ricordare che molti elettori, simili alle zanzare che, attirate dalla luce e dal calore, sono arrostite, con sinistro sfrigolio, dalle reti elettrificate, hanno già promesso il loro voto al fondatore dell’italia dei “valori”. Il tutto è una dimostrazione della machiavellica astuzia del tribuno e, più in generale, dei politici e, contemporaneamente della dabbenaggine dei sudditi. Infatti di pietro scrive ogni giorno (ma non avrà un ghost writer?) un testo, tollerando i commenti più svariati, anche quelli non proprio ortodossi o con qualche intemperanza verbale, ma, a mio parere, non appena sarà eletto, adducendo inderogabili impegni di lavoro (da quando i politici lavorano?) chiuderà la pagina o diraderà le discussioni.

Intanto la sua popolarità, tra la massa acefala, cresce sempre più, perché di pietro ha appreso ed adattato i precetti del Machiavelli e sa che, se si non si può essere lione, si può essere golpe. I fans lo adorano, lo magnificano, lo incensano, tra un po’ offrono sacrifici in suo onore, come ad un idolo. Costoro ignorano che l’ex magistrato, per esempio, censura o fa censurare dai suoi collaboratori l’espressione “scie chimiche”, che il suo programma politico è un’accozzaglia di banalità e di promesse tanto allettanti quanto irrealizzabili, che, dopo che avrà occupato la sua poltrona, dimenticherà completamente i suoi elettori gonzi. Più che uno specchietto per le allodole, il suo blog è uno specchietto per gli… allocchi. Tant’è… vulgus vult decipi: il volgo vuole essere ingannato.

Tra un po’ sentiremo odore di bruciato: gli elettori, per l’ennesima volta, resteranno scottati, quando si accorgeranno che di pietro è proprio come un idolo di pietra: inerte, inutile, sordo.

04 marzo, 2006

Scie di morte

In un susseguirsi frenetico di voli a 4000/5000 piedi, i KC-135 continuano a percorrere le rotte "incrociate" sui cieli di Sanremo e di tutto il resto del territorio italiano.

Questi assassini: i piloti che si prestano a questo sporco gioco al massacro, perché pagati profumatamente, sappiano che la nemesi arriva per tutti... anche per loro che, impunemente, rilasciano miliardi di sostanze cancerogene che poi ricadono e noi, cittadini, respiriamo ed assorbiamo addirittura attraverso la pelle (si tratta di nanosostanze).

Questi assassini: i politici, i governi fantoccio che supportano logisticamente questi voli, sappiano anch'essi che, prima o poi, pagheranno lo scotto.

Popolo di imbelli! Non prestatevi ancora a questa farsa che sono le elezioni. Dareste da mangiare a chi vi ha ucciso i figli? A chi vi avvelena per sottrarvi la salute ed il libero arbitrio? Sono tutti complici. Non votate per nessuno. Disertate i seggi!


**Straker**

03 marzo, 2006

De agri cultura

Ogni giorno una delle reti televisive di regime manda in onda un patetico programma in cui l’”opinionista” del debbio si sofferma su un argomento di attualità, attraverso una sua riflessione ed alcuni brevi interviste a gente della strada. Il livello della trasmissione è infimo, essendo, a mala pena, un’accozzaglia di luoghi comuni e pregiudizi che, tramite qualche lenocinio diretto all’elettore medio, il cui livello culturale è purtroppo bassissimo, sembrano assurgere a profonde, sublimi elucubrazioni.

Il programma sembra innocuo, ma purtroppo non lo è e non solo in quanto, tra un ammiccamento e l’altro, opera subdolamente una propaganda politica a favore di un preciso schieramento, ma anche perché instilla nelle menti dei telespettatori il letale veleno della disinformazione.

L’ineffabile del debbio e la sua redazione scelgono quegli argomenti suscettibili di una più facile manipolazione delle coscienze: maghrebini prepotenti, inammissibili violazioni dei principi su cui si fonda il “libero” mercato, embrioni, crisi energetica e contestuale allusione alla possibilità di riesaminare l’opzione dell’energia nucleare, iniziative demagogiche a favore degli anziani…

Il tutto è spacciato per informazione, mentre è una desolante farsa adatta ad un pubblico abbrutito da volgari e chiassosi dibattiti, da leziosi teleromanzi, da partite truccate, da telegiornali il cui fulcro è la ricetta della ribollita, da palinsesti invasi da liti fittizie tra genitori e figlie, tra fidanzate ed amanti…

In questo periodo, poi, allo squallido panorama bisogna aggiungere l’insopportabile, straripante presenza dei “politici” melliflui ed ipocriti, pronti a qualsiasi cosa, pur di raggranellare qualche voto che consenta loro ed alla nutrita schiera dei caudatari di ottenere le lautissime prebende garantite dal sistema.

Tuttavia questo del debbio adempie, a mio parere, un utile ufficio: evoca, in chi riflette sul suo cognome, la tecnica del debbio, consistente nell’incendio di un tratto di foresta, per rendere il terreno, fertilizzato dalla cenere, adatto ad un’agricoltura itinerante.

Bisognerebbe, infatti, incenerire i media mondiali: una volta eliminate le male piante del “giornalismo”, si potrebbero finalmente spargere sul terreno le sementi della verità.

02 marzo, 2006

Cristo e il millenarismo (articolo di Julius Ebnoether)

Pubblico un accuratissimo e documentato studio di Julius Ebnoether sul millenarismo, anche a complemento del testo “Il 666 è un numero d’uomo”. La fonte dell'articolo è la seguente: http://www.galluzzo.it/news.asp?id=1701

“Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo di questi dovrà essere sciolto per un po' di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. (Ap. 20,1-6).

Questo brano è stato interpretato letteralmente da Papia di Gerapoli (Eusebio, Storia Ecclesiastica III, 39), da Ireneo di Lione (Ireneo, Contro le Eresie, V, 32-35), da Melitone di Sardi, da Tertulliano (Tertulliano, De Spe Fidelium e Tertulliano, Adversus Marcionem, III, 25), da Ippolito di Roma, da Cerinto (Eusebio, Storia Ecclesiastica III, 28), da Metodio di Olimpo (Metodio, Symposium, IX, 1), da Apollinare di Laodicea (Epifanio, Contro le eresie, LXX, 36), da Commodiano (Instructiones, 41-44) e da Lattanzio (Divinae Institutiones, VII). Giustino martire (Dialogo con Trifone, 80) riferisce poi come, al suo tempo, alcuni cristiani interpretassero il regno millenario di Cristo in senso letterale, mentre altri propendevano per una spiegazione simbolica. Una lettura simbolica ed allegorica del regno millenario di Cristo fu invece data dal presbitero Caio (Eusebio, Storia Ecclesiastica, III, 28), da Origene, da Dionigi di Alessandria, da Eusebio di Cesarea (Eusebio, Storia Ecclesiastica III, 39), da Girolamo (Girolamo, Gli Uomini Illustri, XVIII) e da Agostino (La Città di Dio, XX).

Il millenarismo è una dottrina cristiana, detta anche "chiliasmo", che, partendo dall’interpretazione letterale del capitolo XX dell’Apocalisse, annuncia l’imminente ritorno di Cristo sulla terra per stabilirvi un regno di beatitudine e di pace destinato a durare mille anni e riservato solo ad alcuni giusti. Questi vengono, di solito, identificati con i martiri delle persecuzioni (i 144.000 del libro dell’Apocalisse) che, grazie al sacrificio della loro vita in nome della fede, avranno il privilegio di una prima resurrezione, con precedenza assoluta sulla resurrezione di tutta l'umanità, sul giudizio universale e sull’instaurazione definitiva e gloriosa del regno di Dio (al termine del millennio). Il millenarismo si diffuse negli ambienti cristiani dell'Asia Minore soprattutto nel II secolo ed ebbe un certo rilievo anche in Occidente (grazie soprattutto all’opinione autorevole di Papia di Gerapoli, di Ireneo di Lione e di Tertulliano), sollevando un intenso dibattito teologico prima della sua condanna definitiva come dottrina eretica. Moltissimi eretici contribuirono poi a screditare il millenarismo letterale, proclamando l'attesa di un tempo di bengodi, di perversioni, di vizi, di dissolutezze e di depravazioni.

Dopo Agostino, il millenarismo letterale non ha più goduto il favore della chiesa ed anche oggi quasi tutti i cattolici considerano il millennio come un lungo periodo di tempo intercorrente dalla fine delle persecuzioni (e del paganesimo della Roma imperiale) alla liberazione di Satana, prima dell'attacco finale alla Chiesa e del ritorno visibile di Cristo per il giudizio universale. La prima resurrezione sarebbe pertanto simbolica e corrisponderebbe all'entrata nella gloria celeste delle anime dei martiri e dei cristiani, che non hanno ceduto alle tentazioni della bestia e del falso profeta (Apocalisse 6,9-11). A favore di tale tesi si dice infatti che: i) mai, in tutto il Nuovo Testamento, si parla di due resurrezioni e di due giudizi (si veda a tal proposito Matteo 25,31; Luca 16,4-31; Giovanni 5,28-29; 2 Corinzi 5,10; Ebrei 9,27); ii) nel Nuovo Testamento si parla invece, in senso simbolico, della resurrezione per spiegare il battesimo e la rinascita dell'uomo dalle tenebre della legge, dell'ignoranza e del peccato e per rappresentare la nuova vita in Cristo, nella luce, nella grazia e nello Spirito Santo (si veda a tal proposito Giovanni 5,24-26; Romani 6,4-5; Efesini 2,6; Colossesi 3,1); iii) il millenarismo letterale sembra avere matrice ebraica ed apocrifa (1 Enoch XCI-CIV; Salmi di Salomone XI-XVII; Oracoli Sibillini III), piuttosto che origini cristiane.

La condanna del millenarismo da parte della cristianità non è stata però dogmatica e definitiva e, anche all’interno della Chiesa Cattolica, sono sopravvissute, nei vari secoli, forme di millenarismo spirituale e moderato. Lo stesso Agostino, nella Città di Dio, prima di spiegare il senso del capitolo XX dell’Apocalisse, molto onestamente scrisse: Coloro, che sulla base delle parole di questo libro hanno congetturato che la prima risurrezione sarà dei corpi, sono stati spinti soprattutto dal numero di mille anni. Sembrò loro opportuno che nei santi in quella condizione avvenisse la celebrazione del sabato di un sacrale grande periodo di tempo, cioè con un periodo di riposo dopo seimila anni, da quando è stato creato l'uomo e per la pena del grande peccato fu espulso dalla felicità del paradiso nelle tribolazioni dell'attuale soggezione alla morte. Poiché si ha nella Scrittura: “Un solo giorno nel Signore come mille anni e mille anni come un sol giorno”, passati seimila anni come sei giorni, dovrebbe seguire il settimo del sabato negli ultimi mille anni per celebrare, cioè, il sabato con la risurrezione dei santi. L'opinione sarebbe comunque ammissibile se in quel sabato fosse riservato ai santi qualche godimento spirituale. Anch'io una volta ho avuto questa opinione. Ma essi dicono che coloro, i quali risusciteranno in quel tempo, attenderanno a sfrenate orge carnali, nelle quali sarebbe così abbondante il cibo e le bevande non solo da violare la moderazione, ma da sorpassare perfino la misura dell'incredibile. Ma queste storie possono essere credute soltanto dai carnali. Gli spirituali definiscono coloro che le credono con la parola greca χιλιασται che noi, derivando parola da parola, potremmo denominare i "millenaristi". È lungo ribatterli dettagliatamente; piuttosto dobbiamo esporre come si deve interpretare questo passo della Scrittura. (Agostino, La Città di Dio, XX, 7)

Fuori dalla Chiesa Cattolica il millenarismo è riaffiorato a più riprese nell'ambito di vari movimenti ereticali e riformati: basti pensare a Gioacchino da Fiore (1130-1202), ai francescani spirituali (XIII-XIV secolo), ai fratelli boemi (XV secolo), a Girolamo Savonarola (1452-1498) e agli anabattisti (secolo XVI). Oggi il millenarismo costituisce uno dei motivi di identificazione, e, allo stesso tempo, di maggiore popolarità, di alcune confessioni religiose, come gli avventisti del settimo giorno, i testimoni di Geova ed alcune sette fondamentaliste statunitensi.

Il millenarismo ha incontrato ed incontra un terreno fertile soprattutto laddove sono emerse ed emergono prospettive di fede poco equilibrate. Il rifugio in una speranza utopistica ma fortemente radicata alle realtà terrene potrebbe infatti essere frutto di un tentativo di fuga da posizioni estreme, oscillanti tra tentativi politico-temporali di autocostruzione del Regno di Dio e totale differimento delle speranze di salvezza ad una realtà trascendente ed ultraterrena. Nei secoli passati, nei confronti della fede e della preghiera l’atteggiamento di molti credenti non è stato, infatti, sempre equilibrato. Di fatto, convivono, tuttora, anche all’interno della Chiesa cattolica, posizioni magiche e fideistiche (che vedono nella preghiera la via maestra per forzare la mano a Dio, per ottenere continui miracoli, per sovvertire il mondo e la realtà) con atteggiamenti razionalisti ed intimisti (secondo cui la Divinità non ascolterebbe quasi mai le suppliche degli uomini, raramente difenderebbe gli oppressi, si interesserebbe limitatamente alla realtà ed alle sofferenze degli uomini, limitandosi a dispensare quantità peraltro limitate di forza, coraggio e saggezza ai suoi fedeli). Purtroppo i due atteggiamenti sono spesso legati a concezioni radicali della missione salvifica della Chiesa. Da un lato, il desiderio di una Chiesa politicizzata, gloriosa e trionfante già qui sulla terra, poco disposta a soffrire ma molto propensa a far soffrire peccatori, infedeli ed eretici, mentre dall’altro lato la simpatia verso una Chiesa esaltatrice della rinuncia, del dolore, della sofferenza, della persecuzione e della “croce a tutti i costi”.

Evidentemente, in Cristo, croce e resurrezione, sofferenza e gloria, umiliazione ed esaltazione sono indissolubilmente legate. Anche per il cristiano sono pertanto possibili gioie e sofferenze, sconfitte e vittorie, martirii e trionfi: sicuramente utopistica è l’opinione che il cristianesimo metta i credenti al riparo dalle prove della vita (Salmo 34,20) ma certamente blasfema è la convinzione che Dio non si prenda cura di noi (Salmo 55,23; 1 Corinzi 10,13; 1 Pietro 5,7; 2 Pietro 2,9). La verità più profonda ed equilibrata contenuta nella croce e nella partecipazione del cristiano alle sofferenze di Cristo per la costruzione della Chiesa (Colossesi 1,24) sembra pertanto risiedere, più che in posizioni estreme e poco equilibrate, nell’umile quotidianità (Matteo 10,38), cioè nella progressiva crocifissione delle opere morte della carne (Galati 5,18-21) e nella contemporanea graduale crescita dell’uomo nuovo (Efesini 4-5) e dei suoi frutti nello Spirito Santo (Galati 5,22-29). Il mistero della sofferenza, a questo punto, potrebbe perdere larga parte di quel carattere casuale e stocastico oggi tanto spesso invocato: la missione della Chiesa e dei credenti sarebbe quindi non tanto quella di indicare colpevoli ed innocenti, misteri ed enigmi, dubbi ed interrogativi, ma piuttosto quella di riflettere e di far riflettere sulla possibilità che molti mali che oggi affliggono l’umanità non siano solo frutto di esperienze di malvagità e stoltezza, ma anche dell’incapacità di crescere e di portare frutti di salvezza. Non è forse un caso che, nel Vangelo di Luca, la parabola del fico sterile (Luca 13, 6-9) segua immediatamente gli inviti alla conversione, dopo gli inspiegabili massacri di Pilato e l’incomprensibile caduta della torre di Siloe sui giudei innocenti (Luca 13,1-5).

01 marzo, 2006

Homo ludens

Una singolare visione del Medioevo...

Nel Medioevo non sparavano agli uccelli, perché non conoscevano i fucili: era una conoscenza esoterica. Sapevano, però, costruire automi ed andare sulla Luna.

28 febbraio, 2006

Il boomerang di Marta Sordi

Avvertenza

I cristiani convinti e, in particolar modo, i cattolici evitino di leggere questo articolo che potrebbe incrinare la loro fede soprattutto nelle chiese, istituzioni nate sotto il segno dell’inganno, checché se ne pensi. Visto che è impossibile scindere, come insegna Mac Luhan il messaggio dal medium, ossia, nella fattispecie, l’insegnamento “cristiano” da chi lo elaborò e poi divulgò, la messa in discussione di certe dottrine implica fatalmente, almeno in una certa misura, la contestazione del ruolo delle gerarchie e viceversa. I lettori sono avvisati: se decidessero di leggere lo studio, sappiano che lo fanno a loro rischio e pericolo.


Recentemente alcuni storici, tra cui Marta Sordi, hanno collocato la figura di Cristo nel preciso contesto storico dell’Urbe. L’imperatore Tiberio (14-37 d. C.), infatti, nel 35 d.C., probabilmente propose al senato d’introdurre il credo di Paolo (alias, ma impropriamente, religione cristiana) tra i culti ammessi all’interno dello stato romano. Poiché il senato si era opposto, il principe mise il veto al senatus consultus e, finché fu vivo, il decreto della suprema assise romana fu sospeso. Pare che Paolo alluda a ciò in un passo della Seconda lettera ai Tessalonicesi: ”Voi sapete, dice ai suoi fedeli, che l'Anticristo è fra noi, ma qualcosa lo trattiene. Ve ne ho parlato a voce. Ma quando ciò che trattiene (katechon) sarà tolto di mezzo, allora infurierà la persecuzione”.

Dagli studi recenti emerge non solo la possibilità che il carteggio tra Seneca sia, almeno in parte, autentico, ma pure che esistesse qualche legame tra il filosofo stoico e l’apostolo dei Gentili. Gli Atti raccontano di Paolo che a Corinto fu trascinato dai Giudei al cospetto di Gallione, proconsole dell’Acaia, con l’accusa d’insegnare dottrine in contrasto con la torah. Gallione, che non volle pronunciarsi sulla controversia, era il fratello di Seneca, in quegli anni aio del futuro imperatore Nerone.

È stata anche reperita un’epigrafe del I secolo d.C. in cui tale Anneo Paolo piange il figlio, il cui nome è Anneus Paulus Petrus. Anneus è il nomen, il gentilizio di Seneca; Paulus e Petrus rimandano, rispettivamente, al falso discepolo di Gesù, per dirla con Pincherle, ed al presunto zelota seguace del Messia. Appare evidente un pur labile nesso tra l’ambiente senecano e quello paolino. Alcuni lustri prima, però, che tale ipotetico legame fosse individuato da Marta Sordi, un altro studioso l’aveva già messo in luce, ma scoprendo qualcosa di diametralmente opposto. Mi riferisco ad Abelard Reuchlin che attribuisce la prima stesura del Vangelo di Marco (Ur-Marcus) a Gaio Calpurnio Pisone, l’oratore vicino a Seneca e che fu a capo della congiura ai danni di Nerone per restaurare la repubblica. All’entourage di Pisone Reuchlin ascrive anche gli altri vangeli: le tesi di Reuchlin, per molti versi opinabili, hanno il merito, a mio parere, di situare alcuni tratti dei vangeli in un contesto pagano, permeato di Stoicismo. È incontrovertibile, infatti, che i Vangeli canonici, sono dei pastiches in cui un canovaccio ebraico-ebionita è stato manipolato con interpolazioni ellenistiche. In particolar modo, il Quarto vangelo è quello che più risentì della contaminatio pagana, a cominciare dal celeberrimo incipit “In principio era il lògos”. Nulla di più stoico e in ogni caso gentile del lògos. Non si dimentichi poi l’ossessione per il tre e per il sette, la concezione magica della parola, la texture simbolica relativa a fenomeni astronomici (i re magi, anzi maghi, che sono le stelle della cintura d’Orione), il mito del dio che muore e risorge dopo tre giorni etc. tutti elementi che, anche quando sono giudaici, appartengono ad un ebraismo intriso di cultura egizia e babilonese.

Non si dimentichi poi che Shaul-Paolo era uno scaltro fariseo, con la cittadinanza romana, una figura perciò quanto mai adatta a fare da trait d’union fra i culti soteriologici ellenistici, per lo più solari, e l’ambiente ebionita, ossia quello che si richiamava all’insegnamento del Messia storico, i cui cardini erano il comunismo dei beni, il vegeterianesimo e la strenua opposizione al potere romano. È ovvio che Shaul, una sorta d’infiltrato al soldo dei Romani, non poteva né capire né condividere il programma dei giudeo-cristiani: non è perciò da escludere che egli, di concerto con le autorità imperiali, per cui la religione era un instrumentum regni, abbia operato astutamente col fine di appropriarsi del Gesù storico per cominciare a trasformarlo in una creatura semidivina tipicamente pagana, come dimostrato da David Donnini e da altri autori. L’immorale autore delle Lettere morali a Lucilio, lo spregiudicato usuraio e consigliere di delitti (fu probabilmente Seneca ad istigare Domizio affinché uccidesse la madre Agrippina) è una figura che fa da pendant all’intrigante, abilissimo Shaul.

Infine è plausibile il collegamento tra Roma e Paolo, ma nel senso opposto da quello immaginato da Marta Sordi: Paolo giunse a Roma dove rimase agli arresti domiciliari e cominciò a diffondere la nuova religione, ma l’Urbe era il luogo in cui fu elaborato, almeno nei suoi capisaldi, il progetto di un nuovo culto sfociato poi nella stesura del Vangelo di Marco, dopo il 70 d.C. Questo può spiegare il precoce favore che in Tiberio incontrò la superstitio.

Da questa ricostruzione emerge come la Chiesa di Roma sia, sin dai primordi, il risultato di un colossale inganno, anche nel caso in cui si dimostri non attendibile la congettura secondo cui la capitale dell’impero fu una sorta di “centro elaborazione dati”: infatti molti storici concordano nel ritenere la fede cristiana per lo più un’invenzione paolino-costantiniana creata con finalità di controllo della società e delle coscienze. Non è un caso che la Chiesa cattolica sia in primo luogo la Chiesa di Roma, la caput mundi, dove caput non è solo capitale, ma anche teschio… il teschio che, dietro le ingannevoli sembianze di una mitra, compare nello stemma dei papi.

In fondo i vertici della Chiesa sono rimasti fedeli a sé stessi: gli scandali, i misteri che hanno coinvolto il Vaticano in questi ultimi decenni e non solo, appaiono l’inevitabile coronamento di una politica sin dall’inizio fondata sulle “pie frodi”.


Fonti:

M. Blondet, Cristo, una favola?, 2006

R. Calimani, Paolo, l’uomo che fondò il cristianesimo

D. Donnini, Nuove ipotesi su Gesù

Id., Cristo, una vicenda storica da riscoprire

M. Pincherle, Il Gesù proibito, 2000 anni di paganesimo cristiano, Diegaro di Cesena

Id., Paolo, il falso discepolo di Gesù, ibid.

A. Reuchlin, The true authorship of the New Testament, Kent, 1979

M. Sordi, L’ambiente storico culturale greco-romano delle missioni cristiane del I secolo, Roma 1998

Zret, L’arma di Benedetto XVI, 2006

27 febbraio, 2006

Inauguro oggi la rubrica Homo ludens per un po’ di buonumore… Ringrazio per la preziosa collaborazione Simone Messineo.

Homo ludens

E’ noto che Ottone III, figlio di Ottone II, fu dal padre fatto eleggere re di Germania a soli tre anni, nel 983. Tale circostanza storica è così riletta da uno studente: “Dopo Ottone II salì al trono un neonato”.

La s Cia in Iran

Seguendo i notiziari televisivi, che hanno la funzione precipua, insieme con i quotidiani di divulgare menzogne gabellate per fatti, talvolta, per serendipità, ci s’imbatte, finalmente, in qualcosa di vero. Ieri, mentre era in onda il bollettino del Grande Fratello, in cui il fantomatico Bin Laden, funge da Goldstein, in un servizio sull’Iran, ho notato un classico intreccio di scie chimiche nel cielo che sovrasta una centrale nucleare. L’immagine era inequivocabile: si vedeva l’impianto atomico iraniano e un rettangolo azzurro solcato da quelle lunghe, sottili nubi artificiali che purtroppo abbiamo imparato a riconoscere.

Come interpretare tutto ciò? È evidente che sono velivoli della NATO, che, violando impunemente lo spazio aereo persiano, vi rilasciano sostanze chimiche, in questo caso probabilmente utili a migliorare la ricetrasmissione dei segnali radio a fini militari, in previsione forse di un attacco al paese medio-orientale. Sorprende che gli apparati militari iraniani non intervengano per intercettare i velivoli intrusi e costringerli ad allontanarsi. Anzi, non sorprende, poiché l’incredibile circostanza è una dimostrazione (Icke docet) che i vertici persiani (generali, politici ed ayatollah) fingono di contrapporsi strenuamente all’imperialismo di USAtana ed al sionismo, laddove, dietro le quinte, agiscono di concerto con la CIA ed altri centri occulti di potere per destabilizzare l’area. Dunque il presidente Ahmadinejad si rivela per quello che è, ossia un infiltrato al soldo della sinarchia. (1)

La vicenda mi spinge a ribadire che, ancora una volta, ha ragione Icke, quando disegna la piramide del potere, con, alla base, i governi, quindi le multinazionali, le banche, le logge, le istituzioni internazionali, le chiese, infine al vertice le… Il terrorismo “islamico” ed il terrorismo “cristiano” costituiscono il braccio armato del governo occulto mondiale. In questo periodo lo “scontro di civiltà” è l’amo cui quasi tutti abboccano.

Purtroppo, proprio a causa dell’ottusità e dalla pervicace stoltezza della maggior parte delle persone, queste trame occulte restano tali anche quando sono lì in alto, visibili, palesi a tutti.



(1) Vedi L’”ira” dell’Iran e Fuoco alle polveri

26 febbraio, 2006

Il 666 è un numero d'uomo (seconda parte)

Leggiamo il versetto: “Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; ed il suo numero è 666.”

Queste frasi sibilline, alla luce di un’esegesi astronomico-astrologica, diventano più perspicue. Senza escludere altre interpretazioni, dato che peculiarità dei simboli è la polisemia, credo di poter leggere nell’arcano sintagma “numero d’uomo” il riferimento al segno zodiacale dell’Acquario. L’Acquario, infatti, è sin dai tempi dei Babilonesi un uomo: gli Amorrei lo chiamavano “gu-la, cioè “il magnifico”, colui che versa, che dispensa la gioia e l’abbondanza, divinità maschile che incarnava il potere purificatore e rigeneratore dell’acqua”… In greco la costellazione era chiamata Ydroochoos, cui corrisponde il latino Aquarius… portatore d’acqua o anche magistrato preposto al servizio delle acque”
Nel mito ellenico l’Acquario è Ganimede, il coppiere degli dei che mesce il nettare dell’immortalità, dopo che Zeus invaghitosi del bellissimo giovinetto, l’ha collocato in cielo, in vece di Ebe.

Nell’Apocalisse dunque si preannuncia l’avvento dell’età dominata dal segno dell’Acquario, vagheggiata da teosofi ed esoteristi come epoca paradisiaca di pace, armonia, fratellanza, riconciliazione dell’uomo con la natura e con Dio, laddove, per altri, è la fase finale del Kali Yuga, il tempo oscuro della tradizione indù, dilaniato dall’anarchia, dal caos, ottenebrato dalla degenerazione etica. Questa fosca visione è condivisa dall’autore dell’Apocalisse, mentre trova un contrappunto in un testo forse coevo, che contiene credenze proto-cristiane venate di gnosticismo, il Vangelo di Giuda Tommaso dove si legge: “Passano le costellazioni.”-disse Gesù-“Dopo l’Ariete, i Pesci. Poi verrà l’Acquario. Allora l’uomo scoprirà che i morti sono vivi e che la morte non esiste.”

Questo versetto è, a mio avviso, da accostare, ad un altro molto enigmatico: “Beato il leone che l’uomo mangerà ed il leone diventerà uomo; maledetto l’uomo che il leone mangerà”. È forse possibile cogliere in tali parole un’allusione ai poli astronomico-precessionali: l’era del Leone a quella dell’uomo (Acquario?). “Il leone diventerà uomo” potrebbe voler dire che, nel punto vernale un tempo occupato dal segno del Leone, sorgerà l’Acquario: saranno benedetti coloro che riusciranno ad interiorizzare le qualità dei tempi vetusti, ad assimilare la saggezza dei nostri antenati (il leone che l’uomo mangerà).
Non manca nel Vangelo di Tommaso il riferimento al numero 7: “Un uomo vecchio di giorni non esiterà ad interrogare un bambino di sette giorni sul luogo della vita e vivrete, poiché molti primi saranno ultimi e gli ultimi primi e si riuniranno in uno”. M. Pesce fornisce la seguente interpretazione: “La conoscenza è un dono che viene dato ai bambini, cioè a persone che possono attingerla da soli. Poi viene comunicata a tutti e tutti diventano una cosa sola”.

In un’ottica astronomica, il bambino di sette giorni potrebbe essere il genere umano dell’era del Leone, cui corrisponde il settimo mese dell’anno; il vecchio, invece, è l’umanità attuale che, per ricavare conoscenze necessarie ad orientarsi consapevolmente nel presente ed utili al suo sviluppo spirituale, dovrà rivolgersi alle civiltà antiche, col fine di chiudere il cerchio che unisce il presente al passato (si riuniranno in uno). Non si dimentichi, infine, che il numero 7 potrebbe adombrare la distanza temporale tra le età in esame.

Il testo ritrovato a Nag Hammadi, in Egitto, sembra prefigurare l’età acquariana come un periodo in cui gli uomini potranno finalmente scoprire la vera dimensione dell’esistenza, in una palingenesi spirituale che consentirà di comprendere che “i morti sono vivi e che la morte non esiste”. Superando, così, una concezione del cosmo limitata ai cinque sensi e ad un’angusta razionalità, sarà possibile intuire e vivere le miracolose dimensioni che scaturiscono da una rigenerazione interiore. L’anima, fecondata dall’acqua sorgiva che sgorga dalla brocca celeste, nascerà a nuova vita. Sembra questo il messaggio del Gesù “egizio”, con cui stride il monito spaventoso dell’Apocalisse.

Tra la speranza acquariana e la cupa ombra dell’Anticristo, s’incunea la consapevolezza che qualcosa sta cambiando. In meglio o in peggio? Restiamo con questa assillante domanda.

Fonti:

A. Anzaldi, L. Bazzoli, Dizionario di astrologia, Milano, 1998
M. Cotterel, Le profezie dei Maya
G. De Santillana, H. Von Dechend, Il mulino di Amleto, 1983, 1990
Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, a cura di J. Gribbin, Milano, 2005
D.H. Lawrence, Apocalisse, Milano, 1995
M. Pesce, Le parole dimenticate di Gesù, Milano, 2004
G. Terzoli, D. Marchesini, Il codice degli dei, 2004
Zret, Jesus and Siddharta, 2006

25 febbraio, 2006

L'inascoltato monito di Ettore Majorana

Recentemente alcuni studiosi hanno accostato il geniale scienziato siciliano Ettore Majorana (1906-1938?) agli extraterrestri. Allievo di Enrico Fermi, entrò a far parte della celebre Scuola di Via Panisperna a Roma, offrendo contributi notevoli nell’ambito della fisica delle particelle. Il fisico, cui è stato dedicato un Centro per convegni scientifici ad Erice, scomparve misteriosamente nel 1938. Secondo Costantino Paglialunga, Majorana non morì suicida, come si ventilò, ma imbarcatosi su un traghetto dalla costa siciliana per recarsi a Napoli, il 27 marzo 1938, non giunse mai a destinazione. I familiari, sgomenti per l’improvvisa sparizione dello scienziato, si rivolsero a Benito Mussolini ed al papa, Pio XII, ma invano. Il pontefice non rispose neppure all’accorato appello della madre. Esiste la testimonianza di un giovane marinaio che raccontò di aver visto, la sera del 27 marzo 1938, un passeggero dirigersi verso il bastingaggio della nave ed un fascio luminoso di forma conica che lo avvolse e in cui fu come risucchiato.

Nel 1956 uno studente universitario dichiarò di aver incontrato Majorana in una cava abbandonata nei pressi di Caserta, ivi giunto a bordo di un disco volante insieme con due scienziati sovietici, anch’essi scomparsi inspiegabilmente dall’U.R.S.S. Lo studente ricevette dal fisico catanese un messaggio in cui si ammoniva l’umanità circa i gravissimi, irreversibili pericoli di un olocausto nucleare.

Quello che segue è uno stralcio della comunicazione.


“L’uomo del pianeta Terra ha raggiunto il punto in cui la scienza ha superato ed avvilito il suo spirito e mortificato la sua saggezza. Ora l’uomo è veramente capace di sterminare sé stesso e tutta la vita sulla superficie del pianeta… Egli è ugualmente capace di intervenire in modo nefasto nell’universo. Può nuocere, cioè, alla galassia alla quale appartiene. Questo non deve accadere, perché perturberebbe la vita anche su altri pianeti e la Legge universale proibisce tutto ciò”.

In questi ultimi anni, qualche uomo di scienza ha rilevato come la Terra sia tutt’uno non solo con il sistema solare, ma anche con la galassia: le presunte parole di Majorana non erano invenzioni.


Fonti:

C. Paglialunga, Alla scoperta della Terra cava, 2001


L. Sciascia, La scomparsa di Ettore Majorana, 1975

24 febbraio, 2006

Evitiamo le pere

Recentemente il presidente del senato, marcello pera, ha presentato un manifesto dei valori della civiltà occidentale. La sua ridicola iniziativa s’inserisce in questa stucchevole polemica suscitata dalla nota vicenda delle vignette su Mohamed, con tutti gli strascichi (la maglietta di calderoli, l’assalto all’ambasciata italiana in Libia, l’uccisione di cristiani in Nigeria…). La situazione sarebbe grottesca, se non fosse tragica, poiché tutti questi eventi sembrano i prodromi, orchestrati dalla sinarchia, di un futuro conflitto. Insomma, all’orizzonte si addensano fosche nubi, che potrebbero essere anche radioattive.

I soliti gazzettieri, come “porci in brago”, sguazzano in queste diatribe disgustose sul cosiddetto “scontro di civiltà”, sui principi del mondo occidentale da difendere e da valorizzare. Ora vorrei sapere quali sono questi ideali, quando è notizia recente quella della condanna senza condizionale a tre anni di reclusione inflitta a David Irving, l’autore di opere – così affermano i giornalisti di regime – in cui ha negato l’olocausto. Ora, senza addentrarmi nella questione dello sterminio degli Ebrei prima e durante la seconda guerra mondiale, mi sembra che tale sentenza sia la dimostrazione di come la “civiltà” occidentale sia del tutto dimentica dei valori su cui dovrebbe fondarsi, ad esempio quelli dell’Illuminismo.


Penso al misconosciuto illuminista partenopeo Gaetano Filangieri, il quale saggiamente affermava che è bene si pubblichino tutte le idee, senza censurare neppure quelle aberranti, assurde, poiché è il tribunale dell’opinione pubblica a sceverare tra il vero ed il falso. “Filangieri afferma la legge inderogabile della libertà di stampa, il fatto cioè che essa non può comportare limitazione alcuna. Bisogna avere il coraggio di pubblicare anche l’errore, fiduciosi che la verità troverà la forza di prevalere. Il convincimento di fondo è la fiducia nella dignità della ragione umana, che è poi il perno della democrazia”.(M Pazzaglia)Invece, nella nostra società sempre più coercitiva e tirannica, si punisce, per dirla con Orwell, lo psicoreato di Irving, colpevole di dissentire dalla maggioranza degli storici.

Quali sono i valori che pera intende salvaguardare e promuovere? Perché tutti codesti politicanti, pseudo-intellettuali, pennivendoli, filosofastri, invece di riferirsi, nei loro vaniloqui elettorali, nei loro marcescenti deliri mediatici ad Oriana Fallaci, non citano spiriti magni come Filangieri?

Infine, non sa pera che un recente decreto del governo ha inasprito le pene per chi fa uso di…?

23 febbraio, 2006

Il 666 è un numero d'uomo (prima parte)

L’Apocalisse o Rivelazione è l’ultimo libro del Nuovo Testamento. “L'Apocalisse (dal greco apokalypto, rivelo) si presenta come opera di Giovanni (1,1), ma molti studiosi ritengono che non sia stata scritta dall'autore del Quarto Vangelo. Per la datazione si pensa al periodo che seguì alla persecuzione di Nerone (65-70) o alla fine del regno di Domiziano (91-96) (…)

Gli strumenti espressivi della letteratura apocalittica sono le visioni, l'apertura dei cieli, le comunicazioni degli angeli, soprattutto il simbolismo (numeri, immagini e scene). Pur appartenendo al genere descritto, l'Apocalisse si distingue per tratti di grande originalità. (…) È una lettura profetica della storia ed un messaggio di consolazione.


Si riferisce ai fatti del passato o del presente, dilatandoli e trasfigurandoli, in modo da far emergere le dimensioni nascoste e contrastanti della storia. Tutto questo nella convinzione di alcune fondamentali certezze: la storia è saldamente nelle mani di Dio; Cristo è morto e risuscitato. Egli è il Signore della vita e trionfa sulla morte; Dio guida il cammino dell'umanità verso un "nuovo" mondo”.

Legioni di esegeti, credendo, in un certo senso a ragione, che tale opera anticipi il futuro, si sono arrovellati per decifrarne i numerosi, oscuri simboli, soprattutto gli aspetti numerologici. A mio parere, l’Apocalisse è, come i vangeli canonici, un palinsesto, un libro in cui ad un nucleo originario presumibilmente gnostico, di uno gnosticismo intriso di profetismo ebraico, furono aggregate parti eterogenee, non scevre dell’influsso di correnti paoline ed ellenistiche. Ne risulta un testo composito e, per alcuni versi, contraddittorio, in cui tuttavia è possibile individuare una trama esoterica di emblemi e significati reconditi, che si richiamano a tradizioni arcaiche.

Tra le recenti interpretazioni dell’Apocalisse, ritengo sia alquanto persuasiva quella di Terzoli che, nell’ambito di uno studio dedicato alla lettura di miti antichi, secondo l’ottica rivoluzionaria di cui De Santillana e la Von Dechend sono i geniali iniziatori, si sofferma pure sulla Rivelazione, di cui evidenzia il significato astronomico in relazione al fenomeno della precessione. Infatti la ricorrenza dei numeri 4, 7, 12, 144, 144.000 nonché il celebre e sinistro 666, sono, secondo Terzoli, chiari, inequivocabili riferimenti ai dodici segni dello zodiaco, alla sequenza della precessione ed al ciclo delle macchie solari, pari a 11,1 anni.

È necessario, a questo punto, accennare alla tesi sostenuta da Terzoli, tesi che è uno sviluppo ed un completamento di quella di De Santillana. Un’antica civiltà, semidistrutta da un cataclisma intorno all’XI millennio a. C., dovuto forse all’inversione dei poli magnetici terrestri, ritenne di codificare le sue conoscenze a beneficio di generazioni che sarebbero vissute sette ere astrologiche dopo. Tale civiltà visse nell’età del Leone, mentre l’attuale vive l’ultimo scorcio dell’era dei Pesci, cui sta subentrando l’età dell’Acquario. Tra l’epoca del Leone e la nostra, intercorrono 7 segni: la Sfinge di Gizah fu costruita nell’XI secolo a. C. quando il monumento dirigeva lo sguardo verso la costellazione del Leone, che, sorgendo all’orizzonte in primavera, segnava il punto vernale. Saghe, opere d’arte, costruzioni architettoniche, sia antiche sia medievali, contengono i numeri della precessione e soprattutto l’intervallo corrispondente a sette ere astrologiche, ad indicare che, allorquando il sole primaverile si fosse levato nel segno dell’Acquario, qualche evento di rilevanza planetaria sarebbe accaduto. Su tale evento Terzoli propone, correttamente, solo delle speculazioni: il ricercatore non è in grado di affermare se veramente lo spostamento dei poli magnetici, paventato da alcuni scienziati e foriero di disastri, accadrà o se, come pensa De Santillana, assisteremo soltanto al passaggio ad una nuova era precessionale.

Ad ogni modo, è evidente che, da un remoto passato, popoli assai versati nell’astronomia, trasmisero a noi uomini del XX e XXI secolo, un messaggio, forse un avvertimento, tramandato ad opera di iniziati di generazione in generazione: dagli osservatori del cielo Egizi, Maya, Khmer… all’autore dell’Apocalisse, ai costruttori delle cattedrali gotiche, ad Agrippa, via via sino a Fulcanelli.

Come interpretare allora l’enigmatica frase riferita al numero 666 dell’Apocalisse, assodato che il numero, in quanto multiplo di 11, si correla al ciclo delle macchie solari, altresì associato a valori numerici precessionali?

Leggiamo il versetto: “Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; ed il suo numero è 666.”

Queste frasi sibilline, alla luce di un’esegesi astronomico-astrologica, diventano più perspicue.



Nota: le fonti del presente studio saranno indicate, quando sarà stata pubblicata la seconda parte dell’articolo.

21 febbraio, 2006

Lo sguardo della Medusa

Medusa, nel mito greco, è una fra le tre figlie, l’unica mortale, delle divinità marine Forcide e Ceto. Insieme con le sorelle Steno e Euriale, ella abitava nell’estremo occidente. La sua testa era anguicrinita, aveva grosse zanne, mani di bronzo ed ali d’oro. Il suo sguardo era così spaventevole e penetrante che chiunque la guardasse, anche solo per un istante, era tramutato in pietra. L’eroe Perseo, su ordine del tiranno di Serifo e su consiglio di Pallade Atena, partì per l’occidente per uccidere il mostro. Trovato il covo della Medusa, Perseo, librandosi in aria, grazie ai calzari alati, dono di Hermes, riuscì a recidere la testa dell’orrida creatura. Per evitare di affrontare lo sguardo letale, usò il suo scudo riflettente, a guisa di specchio.

Questo antichissimo racconto sembra una potente metafora della relazione tra l’uomo e la verità: Perseo è chi, con intrepidezza che rasenta l’audacia, affronta una realtà formidabile, agghiacciante. Non di meno, egli non può fissarla negli occhi, perché rimarrebbe impietrito al suo cospetto: infatti la realtà, quella vera, oltrepassa di gran lunga la più fervida immaginazione. Naturalmente essa rimane celata dietro un velo istoriato con immagini fallaci.

Verità in greco è aletheia, letteralmente “disvelamento”. La radice *lath significa nascondere, quindi la verità è ciò che, da una condizione occulta, emerge alla luce. Se essa è avvolta nelle tenebre dell’inesprimibile e del segreto, vuol dire che la sua intima essenza è oscura. Dobbiamo cercarla, ma anche temerla, così come gli antichi agognavano un contatto con gli dei, pur sapendo che i numi spesso erano pericolosi.

Se, come Perseo, siamo armati di uno scudo lucente, potremo allora intraprendere l’arduo viaggio verso le plaghe occidentali, regione in cui dimorano i defunti, ma dove si trova pure il giardino delle Esperidi, che custodiscono i frutti della conoscenza. Laggiù incontreremo la realtà, che ha il volto della Medusa.

Dissoltesi le apparenze ingannevoli, come nebbia che si dirada con il sole del mattino, vedremo…

Vedremo che il mondo è quello descritto da pochi, coraggiosi autori, come Cathy O’Brien e Mark Philips, in “Trance formation of America” o, nel nuovo, raggelante libro-denuncia “Accesso negato alla verità”.

Dopo aver letto questi volumi, comprenderemo che, se non resteremo pietrificati, la verità, come afferma il Quarto vangelo, ci può far liberi.

20 febbraio, 2006

La breccia

Ieri sera una rete nazionale ha mandato in onda un’inchiesta sull’attentato al Pentagono, per mettere in luce i misteri di quell’evento: i danni relativamente ridotti provocati dal presunto Boeing 757 (in realtà quasi certamente un missile), i pali della luce divelti alla base da un fantomatico aeroplano che avrebbe dovuto volare rasoterra, grazie ad un abilissimo pilota per aprire nell’edificio del Pentagono quella piccola breccia che tutti abbiamo visto, la portentosa ed inespilcabile scomparsa dei rottami del velivolo, soprattutto del gigantesco timone, la presenza di suppellettili quasi intatte nonostante il gigantesco incendio che, alimentato da una quantità enorme di carburante, avrebbe dovuto incenerire tutto etc.

Non è questa la sede per dimostrare che nessun aereo colpì la sede del ministero della “difesa”, che gli attentati del 9 11 furono orditi e perpetrati dalla sinarchia come dimostrato di là da ogni ragionevole dubbio da Blondet e da Icke, solo per citare due nomi.

Non è questa la sede per far riflettere sull’apparente coincidenza nelle date: il Pentagono fu inaugurato il giorno 11 settembre del 1941 e centrato dal missile, in un settore dell’anello esterno, l'11 settembre 2001. La Confraternita è ossessionata da questi simboli.

Vorrei, però, far riflettere sull’atteggiamento tenuto dagli ospiti incalzati dalle domande del conduttore, poste in modo innocentemente ed involontariamente insidioso. Gli “esperti”, quasi tutti militari, erano balbettanti e tremebondi come scolaretti che la maestra ha colto in flagrante mentre copiano. Essi hanno dimostrato, con le loro risposte capziose, risibili, puerili, contraddittorie, di conoscere il segreto su cui, per paura, tacciono. La loro pusillanimità è colpevole, perché costoro probabilmente sono gli stessi che organizzano i voli relativi alla nefanda attività di irrorazione, con perniciose sostanze chimiche, delle zone abitate.

Infine, noto che la trasmissione è stata deludente per chi conosce la verità, mentre ha forse insinuato qualche dubbio in chi è convinto che il 9 11 fu un’operazione islamica. Purtroppo di più non si è potuto ottenere, poiché l’indagine traeva spunto da premesse errate, ossia dal presupposto che, a schiantarsi contro il Pentagono, fu un aereo, laddove è assodato che non fu così. La situazione ricorda quelle ricerche “storiografiche” sul Cristianesimo primitivo che partono dalla convinzione che i Vangeli sono complessivamente attendibili. Le premesse errate generano conclusioni altrettanto sbagliate, alla Messori.

Certo, si è aperta una breccia nel muro della censura e del depistaggio, ma è poca cosa, anche perché, nel frattempo, l’azione del governo occulto diventa sempre più pervasiva e capillare, mentre la massa, già poco intelligente per definizione, sta per essere lobotomizzata in maniera definitiva.

18 febbraio, 2006

Il segreto dei Templari

Qual è il segreto custodito dai Poveri cavalieri di Cristo, più conosciuti come Templari?

L’ordine monastico-cavalleresco fu fondato nel 1119 da Ugo di Payns (ufficialmente) per la difesa del S. Sepolcro di Gerusalemme, conquistato dai crociati, e per la protezione dei pellegrini che vi si recavano. Riconosciuto da Onorio III nel 1128, fu sottoposto al diretto controllo pontificio nel 1139. La sua regola fu scritta e fatta approvare da Bernardo di Chiaravalle al concilio di Troyes. I templari si distinsero in molte battaglie contro i musulmani. Espressione diretta del movimento crociato, l'ordine ebbe il privilegio dell'esenzione fiscale e giunse a ricoprire un ruolo cruciale nei commerci tra l'Europa e l'Oriente. In pochi decenni, i Templari diventarono una vera e propria potenza economica (molti esponenti dell’ordine erano banchieri) e anche politica. Nel 1291, dopo la caduta di San Giovanni d'Acri, l'ultimo baluardo crociato della Palestina, l'ordine si ritirò a Cipro. Lo scontro con Filippo IV il Bello, re di Francia, che era stato attirato dalla possibilità di incamerare le loro ingenti ricchezze, fu fatale ai Templari. Il monarca capetingio accusò di eresia e di pratiche blasfeme gli influenti cavalieri, facendo arrestare tutti quelli presenti in Francia (1305). L’ultimo Gran Maestro dell’Ordine, Jacques de Molay, morì sul rogo, lanciando una maledizione contro la monarchia di Francia e la Chiesa di Roma. Clemente V, papa succubo di Filippo il Bello, decise la sospensione dell'ordine (concilio di Vienne, 1312).

Questa in sintesi la storia exoterica dell’ordine, ma quali sono le vicende occulte destinate a creare attorno ai cavalieri un’aura di magico mistero?

Che cosa scopersero i Templari in Terrasanta? Vediamo le principali ipotesi.

Secondo alcuni studiosi, gli ardimentosi cavalieri vennero a sapere che il Messia non era morto sulla croce, ma, dopo essere stato sostituito da qualcun altro, forse Simone di Cirene, aveva poi continuato a predicare ed aveva pure generato una discendenza da cui provenivano i Merovingi, il cui trono era stato usurpato dai Pipinidi nell’VIII secolo. I Merovingi erano la dinastia di sangue reale (Graal), perché di stirpe davidica.

Per altri, tra cui il ricercatore U. Cortesi, i Templari rinvennero a Gerusalemme il sepolcro ed il corpo di Cristo ivi collocato. Tale dirompente scoperta fu all’origine dell’istituzione del Corpus Domini, con la bolla Transiturus, emessa da papa Urbano IV, il giorno 8 settembre del 1264. (1)

Stando ad alcuni storici, scavando nella zona in cui era stato costruito il tempio di Salomone, i cavalieri trovarono dei documenti in cui erano illustrati principi costruttivi, che, appresi, propiziarono la fioritura dell’arte gotica, con l’erezione di cattedrali in terra di Francia, basate su tecniche ardite, con contrafforti, archi rampanti, strutture leggere ma resistenti. Non è un caso se l’esercito cristiano, durante la prima crociata, bandita da papa Urbano II, si diresse subito verso Edessa, il centro del misterioso Re pescatore, la città del re Abgar, guarito dalla lebbra grazie al mandilion. Ad Edessa sorgevano edifici con archi acuti, destinati a diventare la cifra dell’architettura gotica.

R. Terzoli ritiene che i Templari, a contatto con il sapere esoterico islamico ed ebraico, compresero il significato mitico ed astronomico della figura di Cristo, ossia che Cristo è il sole che sorge nella costellazione dei Pesci, nell’età astrologica corrispondente. Capirono quindi che il Cristianesimo era una religione i cui simboli, soprattutto numerici, celavano il riferimento a fenomeni precessionali.

Altri studiosi ritengono l’ordine monastico-cavalleresco fautore di un sincretismo religioso, teso a valorizzare l’intima unità che affratella le tre religioni monoteiste medio-orientali (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), di là dalle differenze esteriori di natura dogmatica e liturgica.

Altri opinano che essi intendessero diffondere segretamente l’antico culto del femminino sacro cui sembrano alludere i rosoni (rosone da rose, in francese ed in inglese anagramma di eros) delle cattedrali e la stessa disposizione delle chiese di Francia e Germania, che disegnano sulla Terra la costellazione della Vergine, che è la dea egizia Iside. Pare che tale aspetto del templarismo sia quello poi filtrato e velato dietro occulti segni da Dante, nella Commedia.

Qualcuno pensa che i Templari riuscirono a reperire l’Arca dell’alleanza.

Tra leggende e tradizioni, non è agevole districarsi, sebbene talvolta racconti tradizionali nascondano un nucleo di verità: ad esempio, Gregorio di Tours e lo pseudo-Fredagario ricordano che i Franchi Sicambri annoveravano tra i loro antenati gli Ebrei. Tale leggenda è sempre stata considerata con sufficienza dagli storici, finché M. Craveri è riuscito a dimostrare che esiste una parentela genetica tra Israeliti e popoli indoeuropei. Tale parentela è attestata anche da alcuni passi della Bibbia.

Alla fine molti interrogativi rimangono: chi era Baphomet, l’idolo forse androgino che si narra i cavalieri di Cristo adorassero? Simboleggiava, forse alchemicamente, l’unione degli opposti? I templari furono degli spregiudicati banchieri e dei cospiratori, volti ad indebolire le monarchie europee ed a delegittimare la Chiesa di Roma, oppure alcuni tra loro, gli iniziati, perseguirono l’utopico progetto di costruire un ponte tra civiltà differenti, ma che avevano le stesse radici, sfidando le superstizioni ed i particolarismi della cultura dominante?

Il progresso degli studi e nuove scoperte archeologiche consentiranno forse di gettare un po’ di luce su uno degli enigmi più affascinanti della storia medievale e non solo.


(1) La tradizione diceva che le ossa del Signore fossero state ritrovate nei sotterranei del Tempio di Gerusalemme da Hugues des Payns negli anni antecedenti la fondazione dell’Ordine Templare e che le reliquie fossero state dal Gran Maestro traslate in Linguadoca con la connivenza di papa Gelasio II.


Fonti:

U. Cortesi, Leggenda e storia delle sette sorelle

Cronologia dei papi e degli antipapi
D. Icke, Il segreto più nascosto
B. Marillier, I Templari
R. Pinotti, Dei dallo spazio
R. Terzoli, Il codice degli dei
Zret, Dante era un eretico

16 febbraio, 2006

Croce e "giustizia"

È di ieri la sentenza di un giudice che ha rigettato l’istanza di due genitori i quali si erano rivolti alla magistratura affinché fosse tolto il crocifisso dall’aula di una scuola in cui studia la figlia. La madre dell'allieva è finlandese ed ha interpretato l’esibizione del crocifisso, all’interno di un edificio pubblico, come una mancanza di rispetto per chi non professa la religione cattolica, tanto più grave perché lo stato italiano dovrebbe essere laico, mentre de facto privilegia la setta di Roma.

Il giudice ha motivato la sua decisione, spiegando che il crocifisso incarna non solo valori religiosi cristiani, ma anche civili (sic).


Come spesso accade, sia i fautori della croce negli edifici pubblici sia i contestatori ignorano che tale simbolo, di cui il “cristianesimo” si appropriò tra VIII e IX secolo, di cristiano non ha quasi nulla. Esiste, infatti, un antico mito che narra di Osiride crocifisso dal malvagio dio Seth. Ancora una volta, se si desidera trovare l’origine di una credenza e di un emblema, bisogna risalire all’antico Egitto ed alla Sumeria. Tuttavia, nonostante la violenza, quella crocifissione è in realtà una trasfigurazione di un fenomeno precessionale. D’altronde anche i vangeli adombrano significati astronomici: i tre magi sono le stelle della cintura di Orione, i discepoli del Messia sono dodici come le costellazioni, in seguito diventano settantadue, poiché tale numero equivale agli anni che occorrono al sole per spostarsi di un grado lungo lo zodiaco.

Rebus sic stantibus, vorrei sapere quali valori incarna la croce. Forse il giudice intendeva riferirsi a valori meramente numerici di tipo precessionale? Dubito che sia una persona addentro ai miti antichi, così come non lo sono quei “cristiani” improvvisati e rozzi che brandiscono la croce soltanto perché, interiormente vuoti, avvertono l’incoercibile bisogno di attaccarsi a vuoti simboli, ignorando che il “cristianesimo” è un culto solare e pagano sotto mentite spoglie.

Dunque ideali e principi c’entrano in questa diatriba quanto i valori nel partito di antonio di pietro “l’italia dei valori”.

Infine credo che, se proprio si è conservato un briciolo di fiducia nella “giustizia”, bisognerebbe impiegare energie e risorse per più nobili cause. Ad esempio, si potrebbe denunciare la criminale attività relativa alle scie chimiche.

Dubito, però, che un magistrato sarebbe tanto sollecito nel pronunciarsi. Dubito soprattutto che i gazzettieri darebbero tanto risalto ad una denuncia su questo ben più importante tema.


Fonti:

G. De Santillana, H. Von Dechend, Il mulino di Amleto

D. Icke, Il segreto più nascosto

R. Terzoli, Il codice degli dei

Il disco di Nebra ed il toro celeste, articolo di prossima pubblicazione, che contiene una nuova interpretazione del significato attribuibile all’ankh, la croce egizia della vita.

15 febbraio, 2006

N.A.S.A. Secret transmissions smoking gun U.F.O. revealed Martins Stubbs

U.F.O. filmati dalla N.A.S.A.

Clicca qui per visionare il filmato.

**Straker**

During this end of the century the man became unaware of his on space and still beliave that we own the universe. Well , this cable guy manager find out stuning images of the space with cameras that belong nasa . Thanks to google we are about to make this video available worldiwde and martins stubbs must be happy with it. Canahan as well. The true is out there guys . The revalations of apocalipse is inside this movie .

14 febbraio, 2006

Bar sport

Absit iniuria verbis

Chi ha la sfortuna di abitare vicino ad un bar non solo è assordato dagli avventori che berciano come indiavolati, quando seguono una partita di calcio, ma talora purtroppo riesce a captare qualche frammento di conversazione. In tal modo si può attingere a tutto un abominevole repertorio di corbellerie, fandonie, luoghi comuni, reazioni pavloviane che disgusterebbero pure un sociologo avvezzo a studiare la psicopatologia della massa, anzi della gentaglia.

Qualcuno, convinto dagli scaltri persuasori neanche tanto occulti, grida che bisogna ricorrere all’energia nucleare, poiché le fonti alternative non possono coprire il fabbisogno italiano; un altro accusa belzebusconi di ogni nefandezza, mentre tesse un commosso elogio del prode prodi; un altro ingiuria il prode prodi e pronuncia un reboante panegirico di belzebusconi… Un altro, nuovo Virgilio, esorta: Paulo maiora canamus, trattiamo argomenti più elevati. Ecco allora le immonde, oscene chiacchiere sul calcio, i giocatori milionari, gli allenatori incapaci, gli arbitri faziosi, i presidenti corrotti ed avidi…

Basta!!! Codesta feccia della società non è nemmeno degna di un paragone con la plebe romana cui gli edili ammannivano panem et circenses. Infatti il popolino di Roma dimostrava, a volte, un sapido senso dell’umorismo, che manca completamente a questa ciurmaglia lobotomizzata dalla televisione e dai “politici”. Inoltre il sottoproletariato della Roma antica sapeva benissimo di non contare nulla, che le decisioni erano assunte dai disonesti “optimates” (veri democristiani ante-litteram) e semmai, furbescamente, cercava di trarre il maggior beneficio possibile dalla situazione contingente; invece la marmaglia del bar è pure persuasa di poter influire sulle scelte politiche con il voto. Poveri illusi!

Intanto, mentre la gente della mescita smanaccia, si agita, s’infervora per far valere le sue stupide tesi, diabolici aerei sorvolano la città spargendo sostanze chimiche letali. I governi, infatti, pensano che il volgo cui promettono posti di lavoro, lotta all’immigrazione clandestina, alla criminalità, protezione (sic) dell’ambiente… debba essere eliminato. Non si accorgono che la gentaglia, anche se sembra viva, è morta, defunta.

Il bar non è Bar sport, ma Bar mort.

13 febbraio, 2006

Angela ed il demone

È noto che Piero Angela è considerato da molti un eccellente divulgatore scientifico, da altri, invece, uno scettico radicale incapace non solo di comprendere tutti i fenomeni che esulano dall’empiria, ma anche di accostarvisi con un obiettivo spirito d’indagine. In realtà Angela e tutti quelli come lui, esponenti in Italia del famigerato CICAP, ridicolo scimmiottamento di un’analoga organizzazione d’oltreoceano, il CISCOP, non sono soltanto i paladini di una “scienza” tardo-ottocentesca, di un positivismo attardato, ma pure degli scaltri occultatori di verità scomode.

Essi, infatti, sanno che alcuni studiosi di frontiera, hanno elaborato teorie in contraddizione con le “leggi” note. Costoro non ignorano che, dietro concetti come la fusione fredda, la materia oscura, l’ammasso di carica, persino l’influsso del sole sugli esseri viventi… (1) si celano possibilità che rischiano di mettere in discussione sia i dogmi della loro “infelice scienza”, sia una consolidata visione del mondo, in cui, ad esempio, ad una causa deve corrispondere un effetto. Angela e la sua genia conoscono quali conseguenze destabilizzanti potrebbe avere la diffusione di cognizioni e teorie non ortodosse. Sono perciò in mala fede e questo è dimostrato da un fatto: mentre da un lato profondono energie e tempo per dimostrare che i fenomeni preternaturali non esistono, nel caso di questioni storiche o di attualità neppure molto complesse, per le quali potrebbero applicare la loro qualità investigative, si dimostrano del tutto inetti, come un bimbo di tre anni di fronte ad un passo della Politeia di Platone. (2)

Gli esponenti del CICAP ed i loro simpatizzanti non sono soltanto gli accaniti detrattori del “paranormale” (sic), ma segnatamente i guardiani dell’establishment, anche perché la “scienza” ha spesso collaborato e continua a collaborare con il potere, ma non in nome della conoscenza, bensì della mistificazione e della censura. La gente dev’essere tenuta nell’ignoranza, che è un perfetto instrumentum regni. Non sarà certo con qualche didascalico esperimento da laboratorio di liceo che il vero sapere potrà progredire. Il vero sapere, infatti, non è un mero accumulo di nozioni, piuttosto la propensione ad interrogarsi ed ad interrogare il mondo, un insieme di ipotesi, più che di certezze. Dunque bisogna saper ascoltare, in primo luogo, quel daìmon socratico in noi e fuori di noi, che non è la voce della coscienza, secondo una volgare interpretazione, ma semmai qualcosa di simile al genius romano.

Orbene, è evidente che Angela e tutti i necrofori di codesta “cultura” defunta, sono corpi inerti non avvivati dalla fiamma del daìmon.


1) Sull’astrologia si vedano gli studi di Maurice Cotterel.

2) Cfr Ne sarebbero CICAPaci? all’interno di Zretblog.

Approfondimenti:

Superquark super partes?

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