Non riscuotono molti consensi le pagine descrittive: all'interno della maggioranza dei romanzi attuali le sequenze iconiche sono ridotte a miseri brandelli o a indugi esornativi. Si pensi alle paludate raffigurazioni di autorucoli come Eco, in cui lo stitico sfoggio di erudizione è solo un modo per coprire lo squallore del significato: in modo simile si appende un quadro ad una parete per nascondere una macchia di muffa.Quasi tutti i lettori, avvinti dall'intreccio (le storie si assomigliano un po' tutte, ma si trae piacere dall'affabulazione), saltano a piè pari le parti descrittive o le scorrono distrattamente. Eppure la descrizione possiede una forza straordinaria, poiché dipende dall'osservazione: si fissano fotogrammi del reale con l'occhio che penetra la trasparente opacità degli oggetti. Si blocca il tempo per isolare frammenti di immagini il cui nitore sfolgora nel profilo tagliente dei contorni.
La descrizione consente di interrompere il flusso illusorio degli eventi per ritagliare prospettive di senso. Si scoprono così le sfaccettature degli oggetti, le loro dinamiche nascoste. Da un'attenta esplorazione della natura, uomini di valore estrassero frattali di possibili verità.
La descrizione è ricostruzione di mondi tramontati, di scenari lontani, di future costellazioni: un vero artista sa che, mentre l'intrico degli accadimenti scorre sul binario delle "cause", la rappresentazione, in quanto sottratta all'imperio dei nessi, può elevarsi oltre la dimensione dei "fatti" per sfiorare l'Empireo delle visioni. Il vero osservatore trascende la semplice ricezione del fenomeno per sviluppare un'immaginazione creativa in cui si lasciano affiorare e collegare le figure. La scrittura osservante diviene esplorazione degli anditi che conducono oltre l'abitudine empirica.
Lo sguardo si concentra sul particolare, ne indaga le relazioni con il tutto, cerca di accendere l'intuizione che è letteralmente un guardare dentro. Nell'ec-stasi della percezione, la mente sprofonda in universi inimmaginabili, anche solo per un istante. L'avventura dello sguardo, pur nella sua staticità atemporale, è molto più emozionante del turbinio delle peripezie, perché spinge il pensiero su sponde inattese.
Che cosa può favorire questa supremazia della percezione? Un particolare stato della coscienza, una sostanza, un sogno ad occhi aperti, l'abitudine a stupirsi... E' come se un'inquadratura filmica fosse strappata allo scorrimento immobile delle sequenze per scoprire il valore profondo di ciascun segno.
E' pur vero che alcuni segni rivelano, se osservati da vicino, un meraviglioso orrore, ma questo è uno dei volti dell'universo.
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