23 aprile, 2014

Dal Logos all'afasia

Nota. Lo spunto della presente riflessione mi è stato fornito da una conversazione intercorsa con l'amico Wlady.

Forse una delle idee più aberranti, ma, al tempo stesso più fortunate è quella di evoluzione. Gli esseri viventi e soprattutto l’uomo progrediscono verso mete sempre più alte. L’umanità si incammina verso un mondo sempre più giusto e libero. La Scienza propizia l’avanzamento del pianeta. Lo stesso universo evolve.

Non è così, come ci insegna il Sapere tradizionale. La transizione dal Mito alla Storia è caduta. La coscienza degli antichi si è obnubilata nel torpore attuale. La lingua, che è la controparte del pensiero, si è atrofizzata. E’ una corrispondenza biunivoca: senza pensiero non si genera linguaggio e viceversa. Infatti il Logos è, al tempo stesso, idea e suono, concetto e parola. E’ l’Idea adamantina prima che essa si contamini nella materia.

Il declino linguistico è solo la superficie di una disgregazione profonda, ontologica. L’essere umano si è disallineato, dislocato rispetto a sé stesso: ha perso il baricentro. La sua mente è un groviglio di pregiudizi, il suo linguaggio è misero, stereotipato. La capacità di ragionare e di riflettere si è emulsionata. L’intuizione e la fantasia si sono estinte.

È sufficiente confrontare gli intellettuali di un secolo fa con l’”intellighenzia” di oggi per rilevare un abisso. Spia linguistica della decadenza verticale, piccolo ma significativo saggio di questo crollo, è l’invasione del verbo tappabuchi “fare”.

Viviamo nell’era della dislessia, della dislalia. Lo stesso silenzio non è più sinonimo di concentrazione interiore e di introspezione, ma afasia.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

20 aprile, 2014

Crisi economica e snaturamento dei ruoli all'interno dei nuclei familiari


L’attuale crisi economica, in verità un declino programmato, sta causando innumerevoli danni e tragedie: inquietano soprattutto i suicidi di imprenditori oberati di debiti (o - non sembri paradossale - di crediti pressoché inesigibili) e taglieggiati dal fisco. Addirittura ogni due giorni e mezzo si uccide un lavoratore autonomo. E’ una carneficina che grida vendetta e di cui sono diretti responsabili i governi, vere associazioni a delinquere.

Il crollo produttivo ed il dissesto sociale incidono pure sugli equilibri dei rapporti familiari: com’è noto, i giovani, non trovando impiego, privi del tutto o quasi di un reddito proprio, restano a vivere con i genitori. In questa maniera il vincolo con il nucleo familiare non è reciso e l’adolescenza si prolunga indefinitamente. Questo è un fenomeno che è stato studiato, mentre non si attribuisce la debita attenzione al fatto che, se le nuove generazioni permangono in un limbo, anche padri e madri smarriscono la loro posizione ed identità, dimostrandosi non di rado più puerili e fatui della prole. Ne sanno qualcosa gli insegnanti che devono confrontarsi con adulti infantili ed iperprotettivi, più immaturi dei loro rampolli. Soprattutto i parenti non comprendono che i figli hanno bisogno di autonomia, di spiccare il volo con tutti i rischi connessi. Viene in mente un monito del sensibilissimo scrittore libanese Kahil Gibran: “Ricorda che i tuoi figli non sono i tuoi figli”. E’ così: essi sono individui che, una volta procreati, hanno già in nuce il loro destino, la loro dimensione.

Come il Profeta i figli dovrebbero risolversi per l’egira, ossia per una “rescissione dei legami” familiari. E’ questo, infatti, il vero significato di egira, tradotto dagli ignoranti ora con “fuga” ora con “migrazione”. E’ evidente che spezzare certe catene è difficile e doloroso: spesso le catene sono d’oro. Eppure è necessario, se si intendono evitare attriti ed incomprensioni, se ci si vuole costruire un’esistenza autentica nonché evitare lo snaturamento del proprio ruolo: chi nel mondo attuale sa vivere e sa morire a prescindere dall’età anagrafica?

E’ necessario ma, nella stragrande maggioranza dei casi, oggi non è possibile e non solo per situazioni empiriche. Sono lontani i tempi in cui ad ogni età dell’esistenza corrispondeva un modo di essere, uno stadio interiore, una visione del reale. Oggi ci si incammina verso la fine impreparati e si vive, senza aver mai vissuto.


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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

18 aprile, 2014

Blue planet project


Il documento “Blue planet project” è un testo attribuito ad alcuni scienziati statunitensi (Jefferson Souza in primis) che avrebbero raccolto testimonianze ed indizi in merito ad avvistamenti di U.F.O., contatti con alieni e via discorrendo. E’ arduo stabilire se il dossier sia genuino o no: comunque, anche qualora si trattasse di un libro spurio del tutto o in parte, delinea un quadro che globalmente conferma le conclusioni cui sono giunti decine di ricercatori in più di mezzo secolo.

“Blue planet project” è una summa della Xenologia: spazia dagli schianti di velivoli non terrestri al Majestic 12, dalla battaglia di Dulce alle basi sotterranee, dalle razze esterne alle misteriose mutilazioni animali, dai rapimenti agli impianti... Dati, ricostruzioni, resoconti, analisi, ipotesi sono passati in rassegna in questo dossier spiazzante, per la mole di informazioni che offre e per la loro straordinarietà.

Dal documento è stata tratta una serie televisiva, dall’omonimo titolo, i cui autori cercano di trovare il bandolo della matassa, di districarsi tra scenari e congetture spesso divergenti. Il programma è pregevole soprattutto sotto il profilo stilistico: post-produzione accattivante, montaggio serrato, interviste efficaci, immagini che rincalzano i contenuti letti dalla voce narrante.

A nostro parere, il prodotto è soltanto incrinato dal tentativo di formulare una spiegazione onnicomprensiva, ossia gli Altri sono malvagi o benevoli? Se si enfatizza la prima ipotesi, escludendo la seconda, si rischia di coagulare il consenso della popolazione mondiale attorno agli scellerati governi che non intendono certo proteggerci da minacce esterne, ma trarre il maggior profitto possibile dalla “congiura del silenzio” nonché neutralizzare eventuali civiltà evolute. Se si abbraccia, invece, la seconda eventualità, ci si infila in un cul de sac, l’analisi si avvita su sé stessa e non si sa più a chi attribuire gli evidenti influssi deleteri delle specie allotrie sull’umanità. Sono influssi plurimillenari di entità carnefici, non necessariamente creature di altri pianeti. E’ plausibile che esistano visitatori indifferenti ed altri benevoli, ancorché defilati, ma il complesso militare-industriale si è alleato con farabutti cosmici.

Se si usa il discernimento, evitando la generalizzazione per imparare a distinguere i vari casi, a raccordare i diversi addentellati, il quadro complessivo risulterà complesso ma non sfocato e distorto, come quando ci si ostina in un’interpretazione unilaterale di fenomeni spesso incerti, controversi.

La messa in onda di “Blue planet project” ci offre la ghiotta occasione per rispolverare alcuni capitoli di una disciplina tanto negletta quanto istruttiva: la verità a volte passa per la stretta cruna di ciò che disdegniamo.

Peter Pasini, il marchio di un rapito, 2009

La strage degli ufologi, 2010

Il rapimento di Myrna Hansen, 2010

Il codice binario di Rendlesham, 2011

Messaggi dall'universo, 2011

Karla Turner: quando il dubbio scotta più della verità, 2012

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15 aprile, 2014

La crisi ucraina: una visione critica


Il presente appartiene agli uomini, ma il futuro agli dei.

Molti si chiedono se la crisi ucraina sia destinata a precipitare. E’ il preludio di un Terzo conflitto mondiale? Risponderei in modo ambivalente: no e sì. No, perché è sempre possibile che la traiettoria degli eventi cambi ex abrupto. Sì, in quanto ciò che è destinato ad accadere, accadrà: infatti tutto è già accaduto nell’istante atemporale, inoltre, se un evento non si verifica in questa dimensione, succede in un’altra.

Si sono versati e si versano tuttora fiumi di inchiostro per analizzare le cause profonde, i risvolti, i retroscena delle tensioni internazionali che hanno come teatro l’Ucraina. Purtroppo siamo alle solite: non si supera il consueto e radicato dualismo per cui si pensa di assistere ad un conflitto tra Occidente e Russia. Questa è solo la superficie, per quanto significativa, degli avvenimenti. Come spesso è avvenuto nella storia contemporanea, i due schieramenti sono manovrati da un unico regista: ricordiamo la Seconda guerra mondiale con il Tripartito (RO.BER.TO.) finanziato e sostenuto da chi finanziava e sosteneva gli Alleati. Le carneficine, le distruzioni furono reali, ma la contrapposizione, almeno ai vertici, era finta. La feccia mondialista usò la deflagrazione come arma per creare l’O.N.U., secondo il solito schema dialettico: problema, reazione, risoluzione. Gli aerei della Lutwaffe non sarebbero stati in grado di decollare, senza un additivo che era venduto al Terzo Reich da industrie occidentali né i Tedeschi avrebbero potuto organizzare e gestire i campi di lavoro senza il contributo dell’I.B.M.

Non saremo molto distanti dalla verità se riusciremo ad intravedere, di là dagli interessi economici che pure sono rilevanti, di là dagli stessi equilibri geopolitici, la longa manus della Compagnia fondata nel 1540. L’attacco alla Russia è soprattutto aggressione alla Chiesa ortodossa russa nei confronti della quale i Gesuiti sono animati da odio incoercibile?

Che scoppi o non scoppi un conflitto su larga scala, conclusosi il braccio di ferro, l’assetto internazionale sarà ridisegnato verso un’ulteriore semplificazione del quadro con la supremazia di superstati (Stati Uniti, Unione europea, Russia, Cina...) destinati a diventare sempre più potenti.

Tutte le persone con un briciolo di intelligenza possono solo esecrare l’Impero di USAtana, la diabolica Europa, i banchieri ed i profittatori che fomentano le “rivoluzioni colorate”, rovesciando governi a loro sgraditi. Tuttavia dubitiamo che Putin, pur più simpatico del pu-pazzo della Casa Bianca, sia il salvatore dell’umanità. Si sparge del sangue innocente: i popoli sono carne da cannone. Questa è, come la definì Hegel, “la prosa del mondo”. La Storia continua il suo percorso, noncurante del destino dei singoli. La Storia se non possiede una logica, una ratio, adombra un imperscrutabile significato, una labile filigrana. A noi comuni mortali non resta che adeguarci.

Gli economisti dovrebbero imparare a tacere: le interpretazioni marxiste degli eventi segnano il passo, mentre dovrebbero essere i filosofi e pure i fisici a cimentarsi nell’interpretazione delle dinamiche umane, enucleando i nessi tra microcosmo e macrocosmo, tra le recondite leggi della natura ed il mondo delle cose in movimento. Ci potrebbero anche aiutare a comprendere qual è il ruolo degli uomini in questa tragicommedia di cui non conosciamo né la fine né il fine.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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13 aprile, 2014

I Pleiadiani di Patrizia Cinotti: ombre sul contattismo

Patrizia Cinotti è una naturopata. Vive e lavora a Verona.

La sua vita conobbe una svolta la notte del 31 gennaio 2009, quando una luce inondò la camera in cui la donna dormiva. La Cinotti si accorse che il suo corpo stava ascendendo, avvolto in quel bagliore ed in una sensazione di beatitudine. Si avvide poi di trovarsi in un’astronave dove fu accolta da tre creature di notevole statura e fasciate in tute color cobalto dai riflessi argentei. Fra gli anfitrioni una donna con i capelli a caschetto e sulla cui uniforme facevano bella mostra di sé degli alamari. Ella accolse la Cinotti con un affabile: “Ben tornata a casa, diletta. Siamo Pleiadiani”. Il dialogo continuò: l’extraterrestre, di nome Mara, chiese all’ospite se volesse restare con loro. Le fu poi mostrata su uno schermo una visione del futuro, con la Terra radicalmente trasformata ed immersa nelle tenebre. Infine le fu chiesto se volesse diventare un’ambasciatrice della Federazione galattica, il cui leader è l'inossidabile Ashtar Sheran. La Cinotti accettò, dunque i Pleiadiani le iniettarono un liquido nell’arteria femorale della gamba destra: attraverso questa iniezione ella sarebbe rimasta in contatto telepatico con gli ufonauti.

Da allora la contattata riceve quotidianamente dei messaggi telepatici per mezzo della scrittura automatica. Inoltre ha fotografato in varie circostanze i vascelli spaziali dei Pleiadiani. Gli scatti, secondo il parere degli esperti, sono genuini.

Storia emblematica quello della Cinotti: si inquadra a pieno titolo nel fenomeno noto come “contattismo”. Il contattismo, i cui giganti sono George Adamski e Billy Meier, araldo dei Pleiadiani proprio come la Cinotti, sebbene abbia vissuto la sua stagione d’oro negli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo, séguita a stupire e ad inquietare, soprattutto perché oggi è talora innestato nella casistica dei rapimenti.

Caso da manuale, si diceva, per la presenza di alcune invarianti. Elenchiamole per poi soffermarci sugli aspetti salienti dell’esperienza.

• Il contatto
• Il breve soggiorno in un’astronave
• L’anticipazione di eventi futuri sotto forma di immagini che mostrano calamità
• Il congedo preceduto da un intervento invasivo sul corpo dell’experiencer
• Il proseguimento dei contatti per lo più attraverso la scrittura automatica

Come giudicare il racconto della Cinotti? Siamo propensi a ritenere che la donna abbia raccontato un vissuto realmente occorsole. I problemi sorgono, allorquando si analizzano le comunicazioni ricevute, ogni volta in cui si considerano risvolti che, visti sotto una luce adeguata, risultano sinistri. Il commiato da interlocutori all’apparenza tanto saggi e benevoli è, come nel caso di Sixto Paz Wells e di altri, suggellato dall’impianto di un microprocessore oppure è seguito dall’individuazione di cicatrici.

I discorsi, anzi le omelie, dei Pleiadiani traboccano di tutto quel bric à brac pseudo-ecologista cui purtroppo siamo avvezzi: se l’umanità (i criminali governi non sono menzionati) non cambierà rotta, il pianeta sarà devastato da inondazioni, incendi, sismi, quantunque alla fine i Pleiadiani, pur senza interferire con il nostro libero arbitrio, metteranno in salvo i superstiti, portandoli sulle loro navi spaziali. Ci sembra di aver già letto da qualche parte questa sceneggiatura.

Ad onor del vero, bisogna riconoscere che le informazioni della Cinotti esulano da codesto arcinoto canovaccio per toccare altri argomenti, ad esempio il tema delle sfere, le stesse che non di rado si vedono saettare attorno agli aerei chimici. Scrive la naturopata: “Sono sfere di luce. Essi usano vari mezzi per farsi vedere: astronavi, ricognitori e ultimamente le sfere di luce. Si tratta di plasma. Le chiamano ‘sentinelle’: sono un tramite tra noi e loro”.

Sono notizie interessanti: da un lato si raccordano ad Adamski ed alle sue “anie”, dall’altro confermano quanto ipotizzato da alcuni ricercatori, ossia che i globi sono formati da plasma.

A differenza di altri contactees che ignorano entità malevole, la Cinotti accenna ad esseri negativi, i Rettiliani. Essi sono descritti come aggressori notturni intenti ad interferire con il percorso evolutivo degli uomini.

La nostra impressione è la seguente: l’esperienza della Cinotti è autentica, ma adombra quasi certamente il solito inganno. Anche solo la citazione di Ashtar Sheran, strenuo sostenitore di Barack Obama, e l’evocazione della sedicente Federazione galattica dovrebbero farci drizzare le antenne. [1] Non è una coincidenza se la donna sfiora il soggetto par excellence, la geoingegneria clandestina, quando indugia sul ruolo delle sfere, ma poi ci delude, poiché non fornisce neppure un ragguaglio sulle chemtrails. E’ come se un visitatore si recasse al Louvre ed ammirasse tutte le opere di artisti “minori”, non degnando neppure di uno sguardo la “Gioconda” leonardesca. [2]

Misteri del contattismo e dell’ufologia ottimista…

Fonti:

Associazioneoperativaet.it
G. Lombardi, Avvertimento dalle Pleiadi, in X Times n. 66, aprile 2014


[1] E’ sufficiente osservare i simboli associati all’iconografia di Ashtar Sheran per comprendere che questo “angelo tecnologico” è il frutto velenoso di un’abile impostura.

[2] Che la mistificazione possa annidarsi in ogni dove è dimostrato anche dall’edificante storia di “Amicizia”: si veda di Sebastian D.F. Cescato, “Dietro le quinte”, in X Times n. 66, aprile 2014. In generale si potrebbe concludere che accade con certo contattismo quanto avviene con le sedute medianiche, abissi sull’inferno scambiati per sentieri verso il Cielo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 aprile, 2014

Naufragio con spettatore


Lo studioso tedesco Hans Blumenberg, analizzando il proemio del II libro appartenente al De rerum natura di Lucrezio, ha compendiato il rapporto tra il saggio epicureo e la realtà attraverso un efficace titolo, cioè “Naufragio con spettatore. Paradigma di una metafora sull’esistenza”. Il filosofo epicureo, infatti, contempla da lontano la burrasca che sballotta la nave su cui viaggiano i mortali, non partecipe di fronte allo spettacolo di un’umanità preda di insane passioni, sempre bramosa di piaceri e di successi, ma ognora inappagata.

A distanza di molti secoli, il poeta Valerio Magrelli nel componimento “Il confine tra la mia vita”, rivisita e rielabora il tema, evidenziando la contigua distanza tra noi e gli altri, l’incolmabile prossimità tra chi è di là e di qua dallo schermo. Lo spartiacque che separa i “sommersi” ed i “salvati” oggi è il confine televisivo, finestra cui si affacciano ciechi che tutto vedono. Lo spettatore assiste alla carneficina della storia umana, appena sfiorato da sequenze piatte nella loro plastica atrocità.

E’ stato il caso o il destino a scaraventare alcuni sulla sponda dell’orrore e ad adagiare altri sulla riva di sabbia dorata? Da che cosa dipende questa disparità?

Guardiamo con indifferente empatia, con estranea partecipazione, sperando ci sia risparmiato di essere risucchiati dall’altra parte, mentre la marea sale lenta, inavvertita…

Il confine tra la mia vita e la morte altrui
passa dal divanetto di fronte alla tv,
pio litorale dove si riceve
il pane dell’orrore quotidiano.
Davanti all’ingiustizia che sublime
ci ha tratti in salvo per farci contemplare
il naufragio da terra,
essere giusti rappresenta
appena la minima moneta
di decenza da versare a noi stessi,
mendicanti di senso,
e al dio che impunemente
ci ha fatto accomodare sulla riva,
dal lato giusto del televisore.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

08 aprile, 2014

Api


I veri studiosi sono simili alle api: come questi imenotteri volano sui fiori di differenti specie per suggerne il nettare, così gli uomini amanti della sapienza desumono le idee e gli insegnamenti migliori da diversi libri ed insegnanti, attingendo a fonti disparate.

Come le api, essi si rivolgono soprattutto alla Natura, sapendo che è essa è maestra. Coloro non disdegnano i fiori più umili, all’apparenza insignificanti: ne sanno estrarre l’’ambrosia. I sophoi sono alchimisti: trasformano il nettare in biondo miele, in eburnea cera.

Il loro sapere non è né analitico né scientista, ma sostanziato di ispirazione e di meraviglia. E’ una scienza indistinguibile dall’arte, trasfusa nella bellezza.

E’ una cultura coltivata nel terreno della Vita, con le radici nel mondo e le fronde protese verso l’infinito.

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