08 settembre, 2010

Respira il lago un palpito sopito (lirica di Clemente Rebora)

“Respira il lago un palpito sopito” è una lirica di Clemente Rebora (1885-1957). Nel componimento del 1913, la natura è trasfigurata in una visione mistica ed introspettiva. L’arioso paesaggio è umanizzato: lo specchio d'acqua, gli astri, i monti sono esseri viventi, colti nel loro misterioso tremito. Il silenzio pervade le cose e l’anima: parola-chiave è “seno”. In questa immagine anfibologica, si compenetrano il cuore dell’uomo e l’insenatura del lago. Nel crepuscolo l’eco dei rintocchi scorre tra le valli, come linfa vitale. L’ultima quartina, in cui la cadenza di endecasillabi e settenari si concentra in una misura ieratica, culmina nella perplessa riflessione sul destino: una legge insondabile ma limpida lascia balenare, per un istante, la luce di là dalle cose.

Respira il lago un palpito sopito
e dan le stelle battiti di ciglia
divini: appare il mito
dei monti e origlia.

Per ogni seno l’ora intima scende
dalla campana: e silenzio indi vive;
ogni cosa s’intende
tra foci errando e sorgive.

Sopra gli uomini, in vere leggi pure,
accomuna il mistero della sorte
allegrezze e sciagure:
del male è il bene più forte.



APOCALISSI ALIENE: il libro

06 settembre, 2010

Un U.F.O. si schiantò in Bolivia sul Monte El-Taire?

Pubblico la traduzione di un articolo tratto da Pravda.ru, riguardante il presunto schianto di un U.F.O. in Bolivia nel 1978.

Alcuni ricercatori credono che esistano aree specifiche sulla terra dove gli alieni avrebbero delle basi. Spesso questi extraterrestri hanno le loro installazioni sopra o all'interno di montagne. Uno di questi luoghi misteriosi è il Monte El-Taire, in Bolivia.

"Le montagne qui in Bolivia, come nelle terre adiacenti, sono ricche di giacimenti minerari," Yuri Suprunenko, PhD. - ha dichiarato a Pravda. ru - "Vi sono miniere di stagno, tungsteno, zinco, piombo, antimonio, argento e di altri metalli preziosi. E’ anche accaduto che centinaia di minatori hanno testimoniato di aver visto metalli rari che sono caduti dal cielo. Sono leghe non solo rare, ma straordinarie e senza precedenti! Non erano meteoriti. Gli eventi occorsero nel villaggio boliviano di La Mamoru Tarija, vicino ai piedi del Monte El-Taire, nel maggio del 1978."

Quel giorno, secondo Yuri Suprunenko, alcuni abitanti del luogo videro nel cielo qualcosa di insolito, un oggetto brillante dalla forma di cilindro con una parte anteriore conica. L'ordigno era lungo circa sei metri e di quattro metri di diametro. Non aveva ali né impennaggi.. Sulla superficie non si notavano né oblò né portelloni. Una fiamma bluastra uscì dalla coda. L’oggetto produceva un sibilo, mentre si trovava a non più di un centinaio di metri da terra. Scendeva ad una velocità di 300-400 km/h.

Secondo alcuni testimoni oculari, un velivolo simile fu avvistato il giorno dopo. Quello del giorno precedente, senza ridurre la sua velocità, si era schiantato su un pendio di El-Taire. Al momento dell'impatto, apparve un bagliore che illuminò l'area in un raggio di 150 km intorno. Si udì pure un terribile boato che provocò delle forti vibrazioni avvertite anche nella vicina Argentina. L’onda d’urto mandò in frantumi le finestre delle case in un raggio di 70 km. L'esplosione formò un cratere di circa 1.500 metri e profondo 400.

Le autorità locali non fornirono alcuna spiegazione ed isolarono l’area dell’impatto, dichiarandola zona off limits. Comunque la gente del posto, turisti e ricercatori discussero la possibilità che nel luogo fosse precipitato un U.F.O.

Schianti simili di oggetti volanti non identificati erano accadduti anche nei decenni precedenti. Per esempio, nel confinante Brasile, in una località presso Sao Paulo nel 1957 un disco scintillante fu visto mentre, ad alta velocità, perdeva quota per poi fermarsi ed esplodere, diffondendo intorno migliaia di frammenti.

In una giornata limpida incandescenti fuochi d'artificio si librarono vertiginosamente nel cielo. Una parte dei detriti caduti fu raccolta da alcuni residenti. Il materiale era leggero come carta, con una superficie ruvida. Diversi laboratori brasiliani condussero un'analisi spettroscopica di questi frammenti. Gli esami dimostrarono la presenza di magnesio con una particolare struttura cristallina impossibile da ottenere in condizioni terrestri. L'analisi rivelò un contenuto significativo di stronzio che di solito non è combinato con il magnesio.

"L'incidente brasiliano è registrato nell'Enciclopedia britannica che non osa pubblicare fatti non verificati. Negli anni del dopoguerra, molti casi simili sono stati registrati in diverse parti del mondo!" afferma Yuri Suprunenko. "Sono state scattate oltre 70 mila fotografie di U.F.O. e sono stati registrati oltre 120 filmati. Oggi, molte di queste prove documentali sono disponibili al pubblico, ma, fino a poco tempo fa, le informazioni erano classificate con "Top Secret", "Restrizioni," "Altamente confidenziale" e "For eyes only"... il motivo principale per questa supersegretezza era la rivalità di diversi paesi in materia di armi.

L'esplosione sul pendio di El-Taire ricevette lo status di "riservato". In seguito all'episodio, sulla zona del presunto schianto si precipitarono i militari. Fu istituita una Commissione speciale per indagare le cause dell'incidente. Non seguì alcuna spiegazione: un oggetto esplose ed un altro fu trovato sul pendio. L'ordigno causò questa potente esplosione, ma in qualche modo qualcuno sopravvisse. L'indagine e le conclusioni sulla natura dell'esplosione non sono mai state pubblicate.

Persone nella città mineraria ai piedi del El-Taire riferirono che la conchiglia deformata di un U.F.O. era stata portata, per mezzo di un elicottero opportunamente attrezzato in un aeroporto boliviano, da cui fu poi inviato negli Stati Uniti con un aereo militare.

"Forse, con il tempo, si saprà qualcosa di più circa l'incidente di El-Taire," chiosa Yuri Suprune.

Fonte: Pravda.ru



APOCALISSI ALIENE: il libro

05 settembre, 2010

In edicola il nuovo numero di "X Times"

Sarà in edicola dal 7 settembre il nuovo numero di "X Times", la rivista diretta da Lavinia Pallotta. Tra i vari contributi, segnalo il reportage di Silvia Agabiti Rosei, L'affaire nucleare, sui pericoli connessi agli usi civili e militari dell'energia atomica, e l'anteprima del nuovo romanzo scritto da Whitley Strieber, Omega point. Ricordo che, come scrive la direttrice, "X Times" non è solo imperniata sull'ufologia, in quanto tratta pure quei temi particolarmente spinosi che le pubblicazioni mainstream ignorano o distorcono. Tra l'altro, le voci indipendenti sono sempre più rare, ora che...

Leggi qui il sommario degli articoli.



APOCALISSI ALIENE: il libro

03 settembre, 2010

Karma

Le ombre stirate sui declivi nel crepuscolo trafitto da schegge di luce. Algidi silenzi solcano le valli. Dita di olivi scheletrici frastagliano il profilo dei crinali. Le falesie disegnano guglie nel basalto dell’orizzonte. Sta per cadere il peso della notte: si approssima il flutto scuro del cielo sulla riva del cosmo. Qui si vive con la pazienza degli scogli che tollerano l’andirivieni delle maree. Qui si ascolta lo sciabordio, la voce indistinta dell’esistenza. Si crede che il senso sia in questi ciottoli levigati dal mare e dal tempo, nelle conchiglie la cui eco vuota riversa il ricordo delle ere. Miseri relitti sulla battigia, fili di alghe. Sulla sabbia il velo diafano di una medusa. Lontano il sole scocca il primo fulmine.



APOCALISSI ALIENE: il libro

01 settembre, 2010

Del nuovo idolo

In una caustica pagina del monumentale “Così parlò Zarathustra”, Nietzsche distrugge lo stato che egli bolla come “nuovo idolo”. Eppure il pensatore tedesco, che con parole implacabili e profetiche demolì il mito dello stato, fu ed è da taluni visto come l’anticipatore dei regimi totalitari. Invero, il filosofo tedesco fu strenuo avversario del potere costituito. Si condividano o no alcune sue idee o tutte, egli resta uno spirito magno, tra l’altro per il coraggio con cui mise a nudo la cattiva coscienza ammantata di perbenismo borghese nonché la miseria del Positivismo trionfante. Nietzsche, a differenza degli “intellettuali” di oggi, organici al sistema, anche e soprattutto quando sfoggiano pose critiche, dichiarò, apertis verbis, la sua esecrazione delle istituzioni che, di là da una facciata di rispettabilità, nascondono un volto sfigurato e turpe. Quanti oggi sono capaci di un’analisi tanto corrosiva ed intemerata? Quanti oggi riescono a coniugare profondità di pensiero ad uno stile affilato e raggiante come folgore?

“Da qualche parte esistono ancora popolazioni e greggi, ma non da noi, fratelli miei; noi abbiamo gli Stati. Stato? Che cosa è mai? Ebbene! Aprite le orecchie, perché sto per dirvi la mia parola sulla morte dei popoli. Stato si chiama il più freddo di tutti i freddi mostri. Freddo anche nel mentire; una menzogna che lingueggia dalla sua bocca: 'Io, lo Stato, sono il popolo. È una menzogna! Creatori erano coloro che crearono i popoli e trasmisero in loro una fede ed un amore: e così servirono la vita. Ma distruttori sono questi che tendono trappole e le chiamano Stato e vi appendono sopra una spada con cento avidità. Dove esiste ancora un vero popolo, questi non ammette Stato, che anzi odia come una iettatura ed un peccato contro il costume e il diritto. […] Lo Stato mente in tutte le lingue circa il bene ed il male: mente, qualunque cosa dica; e anche ciò che ha lo ha rubato. Tutto in lui è falso; con denti rubati morde, il mordace. Persino le sue interiora sono false. La corruzione delle espressioni sia del bene sia del male è il contrassegno dello Stato. Invero, questo contrassegno indica volontà di morte. E in realtà attrae i predicatori di morte! Molti, troppi sono stati messi al mondo: per i superflui è stato creato lo Stato! Guardate, dunque, come esso li alletta, i superflui! Come li inghiottisce e li mastica e li rimastica!

'Sulla terra nulla vi è più grande di me: io sono il dito ordinatore di Dio': così rugge la belva. Cadono in ginocchio non soltanto coloro che hanno lunghi orecchi e vista corta! Ohimé, anche a voi, grandi anime, mormora le sue tristi bugie! Ohimé, individua i cuori ricchi che si sanno prodigare! Sì, ha individuato anche voi, o vincitori dell'antico Dio! Voi vi siete stancati nel combattimento e ora la vostra stanchezza serve al nuovo idolo! 'Desidera circondarsi di eroi e uomini d'onore, il nuovo idolo! Ben volentieri si delizia della luce solare delle coscienze pulite, la fredda bestia!

Tutto vi vuole dare, se voi lo adorate, il nuovo idolo: così acquista la magnificenza delle vostre virtù e lo sguardo dei vostri occhi orgogliosi. E con voi egli vuole adescare le moltitudini in eccesso! È un'opera infernale che così è stata inventata, un cavallo di morte, tintinnante nelle guarnizioni di onorificenze divine! Una morìa per molti è stata così ideata che si pavoneggia come vita: ma in realtà è un servizio reso dal cuore a tutti i predicatori di morte! Ecco lo Stato, dove tutti bevono veleno, buoni e cattivi: lo Stato, dove tutti si perdono, buoni e cattivi: lo Stato, dove il lento suicidio di tutti si chiama 'vita'. Guardateli, questi superflui! Essi si rubano le opere degli inventori ed i tesori dei saggi: chiamano istruzione il loro furto e tutto diviene per causa loro malattia e sconcezza! Guardateli, questi superflui! Sono sempre malati, vomitano la loro collera e la chiamano 'giornale'. Si divorano l'un l'altro e non riescono neppure a digerirsi. Guardateli, questi superflui! Si procurano ricchezze e con queste divengono più poveri. Vogliono autorità e prima ancora la leva del potere, molto denaro; gli impotenti! Guardate come si arrampicano, le agili scimmie! Si avviticchiano l'una sull'altra e così si trascinano nella melma e nell'abisso. Tutti vogliono giungere al trono: questa è la loro follia; come se la felicità fosse sul trono! Spesso sul trono c'è invece la melma; spesso anche il trono è nella melma.

[...] Fuggite sulla strada al cattivo odore! Fuggite l'idolatria dei superflui! Fuggite sulla strada al cattivo odore! Fuggite dal vapori di questi sacrifici umani! Ancora oggi la terra è libera per le grandi anime. Liberi sono anche molti luoghi per i solitari e le anime gemelle, intorno a cui soffia l'odore di tranquilli mari. C'è ancora una vita libera per le grandi anime. Chi poco possiede, tanto meno è posseduto: sia lodata dunque la piccola povertà! Dove lo Stato finisce, comincia l'uomo che non è superfluo: comincia il canto della necessità, la melodia singolare e irrepetibile. Là dove lo Stato finisce, guardate dunque là, fratelli miei! Non vedete l'arcobaleno ed il ponte dell'oltreuomo?"



APOCALISSI ALIENE: il libro

30 agosto, 2010

Poteva essere evitato

L’ora è un’era ed i pianeti sono piani di realtà.

“Poteva essere evitato”: molte volte abbiamo sentito questa frase, in seguito ad una disgrazia. L’enunciato non è corretto sotto il profilo morfo-sintattico, perché bisognerebbe usare il condizionale. L’impiego dell’indicativo non di meno è sintomatico: la proposizione in questo modo si situa ancora maggiormente nel tranquillo recinto del senso comune, dove gli oggetti possono essere indicati e gli eventi sono oggettivi.

L’unità linguistica in esame pare errata anche sul piano concettuale, in quanto implica l’idea che un evento si possa evitare, se solo si interviene su una o più variabili. E’ un’idea del senso comune, modo di pensare che il filosofo George Edward Moore (1873- 1958) intende difendere contro le astrusità, soprattutto dei pensatori idealisti. Moore, contro chi afferma che il tempo non è reale, obietta che dovremo negare di aver fatto colazione prima di pranzare. Mi chiedo se questa concezione realistica del tempo, potrebbe valere per un batterio: è un batterio in grado di distinguere il prima dal dopo? In generale, gli animali percepiscono il tempo come gli uomini o alcune specie non lo percepiscono affatto?

Ancora Moore provoca gli idealisti: com’è possibile mettere in dubbio che esistano oggetti materiali, dal momento che questa è una mano e questa è un’altra mano? Il senso comune, che è stato definito una “scienza degradata”, si rivela utile, pratico, ma non può ambire alla certezza. Che esistano oggetti fisici è possibile, ma non sicuro. L’ultimo Wittgenstein, pur senza impegnarsi in una vera confutazione dell’ingenua e tautologica filosofia di Moore, collocò le credenze della filosofia popolare sullo sfondo ereditato da una comunità, tenuta insieme dai linguaggi (giochi linguistici) e dall’istruzione. In questo campo, al confine fra trasmissione di esperienze e regole convenzionali di tipo logico-semantico, si pongono i dubbi, poiché “pensare è dubitare”. (L. Wittgenstein, Della certezza)

Che cosa accadrebbe, se si insegnasse ad un bambino che la Terra è piatta e se egli leggesse ciò in tutti i manuali scolastici e testi scientifici? L’istruzione e la percezione (quest’ultima in modo meno costante e persuasivo) non contraddirebbero questo “dato” ed il senso comune includerebbe tra le evidenze che la Terra è piatta.

Dunque, nell’ambito del senso comune, che senso ha la frase “Poteva essere evitato”? Essa esprime la persuasione di un percorso su cui può incidere con il libero arbitrio, con la modifica di qualche fattore. Da un punto di vista sintattico e semantico, questo convincimento si affaccia nel “se”. Se X non fosse accaduto, Y non si sarebbe verificato. Se quel giorno X non fosse uscito, (aveva intenzione di rimanere in casa, ma poi ci ha ripensato), non sarebbe stato derubato. In verità, quel “se” ne presuppone moltissimi altri: infatti la rapina subita si colloca alla fine di una catena di eventi. La concatenazione degli eventi conduce a quel preciso esito e si può sempre trovare una connessione che lega un avvenimento all’altro, se non altro come sequenza. Alla fine, si potrebbe risalire al primo “se”: se X non fosse nato, non sarebbe stato derubato. Se nulla esistesse…

Si sarebbe tentati di dar ragione a Nietzsche che considerava il concetto di libertà “una bugia vitale”. Il discorso si complica se, però, valicando appunto i confini angusti del senso comune, si ipotizza che numerosi eventi si diramano da un nucleo centrale, a somiglianza dei raggi che si dipartono dal mozzo di una ruota o a guisa di quei semi che si disperdono nell’ambiente dopo che è esplosa la capsula in cui erano contenuti. Così, mentre qui un accadimento si struttura in un modo, altrove assume una differente (contraria?) configurazione, spalancando le porte all'inimmaginabile.

La frase “Poteva essere evitato” ci induce a chiederci: se l’avvenimento fosse stato schivato, tutta una serie di circostanze sarebbe cambiata, introducendo un surplus di entropia? Scansare quel fatto vale stravolgere un equilibrio che coincide con un apparente caos? Le domande sono importanti, perché implicano il senso recondito di TUTTI gli accadimenti e quindi della vita di ognuno. Le opzioni precipue sono le seguenti: tutti gli eventi sono non necessari e fortuiti, alcuni lo sono ed altri no, a tutto soggiace una logica, anche se non possiamo né conoscerla né comprenderla del tutto.

Sono quesiti cui è impossibile rispondere in modo esauriente e definitivo: la ricerca è costretta a fermarsi proprio là dove siamo coinvolti. Ciò che ci preme e riguarda il nostro destino, il significato ultimo dell’esistenza e del mondo è inghiottito dal silenzio.



APOCALISSI ALIENE: il libro

28 agosto, 2010

The arrival

"The arrival" è una pellicola statunitense del 1996, per la regia di David Twohy. "Un astronomo, Zane Zaminski, (interpretato da Charlie Sheen) capta messaggi extraterrestri dallo spazio, ma gli alieni cattivi in realtà sono già mimetizzati tra noi e non ci tengono a divulgare la notizia. Il regista, già sceneggiatore del 'Fuggitivo', guarda ad 'X Files' ed all''Invasione degli ultracorpi', con prevedibile corredo di effetti speciali." (P. Mereghetti, Dizionario dei film, Milano, 1999).

La frettolosa e scarna recensione riportata è comunque sufficiente per rendere l'idea di come il cinema di fantascienza lavori in modo sotterraneo: veicola ed intreccia messaggi. Qui il tòpos dell'invasione aliena è declinato nella sua variante più sinistra: un'invisibile colonizzazione per cui gli uomini non sono più uomini. L'archetipo cinematografico di Don Siegel viene fatalmente depauperato in una quasi rivisitazione, aggiornata con il riferimento al S.E.T.I ed alla N.A.S.A., struttura paramilitare nazistoide più che ente scientifico. Tra i personaggi, Filippo Gordian (Ron Silver) è il doppio-giochista, il fidato fedifrago, figura-stereotipo che lascia sdrucciolare la trama nello scontato.

Il motivo dei radio-segnali di natura intelligente (allusione a WOW!) immette nella storia un addentellato esobiologico su cui si staglia il silenzio delle voci "terrestri": captiamo radio-sorgenti distanti anni-luce dalla Terra, ma non percepiamo gli echi mortali che s'irradiano dal nostro mondo.

Nella produzione, non priva di suspense nella prima parte, ma che poi si sfilaccia, è sceneggiato il dramma di un'aggressione esterna pur sempre possibile, anche se in forma realisticamente fittizia (Bluebeam?). Non fummo forse, però, infiltrati millenni or sono? Mentre ci interroghiamo sulle minacce dello spazio e su come schivarle, dimentichiamo di chiederci, ormai sull’orlo dell'abisso, chi potrà salvare l'umanità da sé stessa.



APOCALISSI ALIENE: il libro

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