21 maggio, 2017

Paradise lust



Lo sterminio dei campi. (A. Zanzotto)

Se ci è ancora concesso di vivere un’esperienza significativa in questo mondo inaridito, avviene quando possiamo – in casi rarissimi oggigiorno – contemplare un paesaggio, trascorrere un po’ di tempo in un parco, aver cura di un giardino o di un orticello. Davvero, se esiste il Paradiso, esso è simile ad un verziere: d’altronde Paradiso significa appunto “giardino”. Non è solo la bellezza delle fonti, degli alberi e dei fiori, dalle forme e dalle tinte più disparate a suscitare una sensazione, per quanto effimera, di estasi. Non è solo il gioco sempre diverso di luci e di rezzi, quanto la coscienza di essere immersi in qualcosa di vivo: i tronchi ed i rami impercettibilmente si ispessiscono, le fronde crescono, riempiendosi di gemme e di foglie, i frutti si coloriscono, i boccioli un po’ alla volta si schiudono per esibire corolle variopinte... E’ dunque un universo vivace, fluido, percorso da linfe, da umori, da tensioni.

I sentimenti che si provano di fronte ad uno spettacolo siffatto sono ineffabili: se ne esiste uno che può, almeno in parte, rendere quanto si prova, è la nostalgia, un desiderio intenso, struggente ed indefinito. E’ forse il ricordo confuso e crepuscolare di un’età dell’oro per sempre perduta, quella evocata in tanti miti primordiali, quando non esisteva il male, solo perché non lo si concepiva, prima che il tempo profanasse il tempio della vita su cui si proiettarono le ombre della colpa, del disfacimento e della morte, prima che si avviasse l’assordante motore della storia.

Così talora ci è ancora concesso di vivere un’esperienza feconda in questo mondo sterile. Persino per qualche istante sogniamo un’impossibile riconciliazione, il ritorno all’armonia iniziale, l’apocatastasi.[1] E’ solo un sogno più labile ed evanescente della realtà...

[1] Secondo il teologo e filosofo Origene, alla fine dei tempi avverrà la redenzione universale e tutte le creature saranno reintegrate nella pienezza del divino. Questo ristabilimento si definisce “apocatastasi”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

17 maggio, 2017

La minaccia



Il quarto angelo suonò la tromba ed un terzo del sole, un terzo della luna ed un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente. (Rivelazione)

Nel testo "L'invasione degli intraterrestri" ci ponevamo la seguente domanda: "Forse siamo stati distratti dalle sfere che brillano in cielo. Quante pellicole stanno annunciando un’invasione dallo spazio! Depistaggio?” Alla luce di ulteriori indizi, saremmo inclini ad ipotizzare proprio un tentativo di sviare l’attenzione dalla vera minaccia futura che probabilmente non giungerà dal cielo.

Werner Von Braun preconizzò che il terrorismo “islamico” ed i meteoriti sarebbero stati usati dal sistema come spauracchi. Lo scienziato tedesco previde anche una falsa invasione aliena che sarebbe stata il pretesto per coagulare il consenso dei governi e delle nazioni contro il nemico esterno, insomma l’espediente decisivo per l’instaurazione del Nuovo ordine mondiale. Non si vede perché, adempiutesi le prime due “profezie”, non dovrebbe avverarsi la terza.

Il pericolo esiste, ma non viene dall’alto, quanto – si può presumere - dalle viscere della Terra. Tradizioni antiche e miti contemporanei (si pensi almeno a Bulwer Lyton ed ai Deros di Richard Shaver, pericolosi esseri animati dalle peggiori intenzioni), cercano di attirare l’attenzione sulla vera insidia e sulla sua ubicazione. Noi, però, siamo attratti e distratti dalle profondità cosmiche, dai visitatori delle stelle, dai “prodigi” celesti, dagli esopianeti simili alla Terra, l’ultima fandonia della nasuta N.A.S.A.

Intanto, però, il livello di radiazioni nucleari aumenta in tutto il pianeta e le energie ionizzanti, stando ad alcuni ricercatori, creano l’ambiente adatto alla genia che da millenni alberga nel sottosuolo, una stirpe nefanda ormai prossima ad uscire dai suoi tenebrosi nascondigli. Nel contempo l’energia solare, datrice di vita, sta scemando...

Intanto le scie, che deturpano il cielo, lo trasformano in un gigantesco schermo su cui proiettare fallaci ologrammi?

Fantasie? Ipotesi peregrine? Chi vivrà vedrà... ma quanto potrà fidarsi di quanto vedrà?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 maggio, 2017

Il cellulare ed il cielo



Dal cielo è questa penombra / che senza termine è la fede / anche dell’insetto che procede / dalla foglia immemore alla stella. (A. Zanzotto).

E’ ormai impossibile qualsiasi coesistenza, qualsiasi conciliazione: la stragrande maggioranza dell’umanità ha gli occhi fissi al cellulare; pochissimi sono ancora abituati ad osservare il cielo. Ciò avviene in senso letterale, ma pure metaforico. Il telefono cellulare, con tutte le sue “evoluzioni intelligenti” (mai l’intelligenza fu tanto sciocca), è emblema di una società adescata dalla tecnologia, anzi convertita essa stessa in un oggetto, reificata. Niente e nessuno potrà mai scalfire la massa in cui si è spento anche l’ultimo battito. Il contegno della massa non è adattamento né rinuncia, piuttosto adesione inconsapevole e piena al non pensiero unico, alla morte dell’immaginazione.

E’ indubbio: il destino ed il futuro appartengono a quell’esigua minoranza che sa ancora porsi delle domande, che non si lascia ammaliare dal canto stonato di sirene sintetiche. Il destino ed il futuro appartengono a quelli che sono capaci di indagare e contemplare: costoro, anche quando guardano il firmamento, per cogliere segni e forse presagi di quanto sta per accadere, intuiscono che lo stesso cielo cela qualcos’altro… Comprendono che “l’essenziale è invisibile agli occhi” (A. De Saint Exupery).

Essi non ignorano gli eventi, ma, in luogo di lasciarsi risucchiare dai “fatti”, passano accanto alle circostanze: guardano oltre per tentare di intravedere uno spiraglio, una fenditura nell’uniforme parete del mondo. Questa avanguardia affronta le sfide della vita, ma non ignora che il cimento più arduo è e sarà affrontare sé stessa.

Si vive così una condizione ossimorica, con la coscienza che la realtà si nutre di contraddizioni e di antitesi. Si procede attenti alle innumerevoli variabili, senza trascurare quei particolari che potrebbero chiarire l’intero quadro.

Ci si protende verso il fine della fine, consapevoli che niente è facile né gratuito, ma lasciandosi indietro le illusioni fatte baluginare innanzi agli occhi vacui degli schiavi. Sono grandi illusioni, ma più grandi saranno le delusioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

07 maggio, 2017

Atei e credenti



Talora siamo inclini ad invidiare due categorie di persone: gli atei ed i credenti. Irreligiosi e devoti non sono poi così diversi: gli uni e gli altri possiedono delle certezze negate agli scettici, ossia i cercatori della verità. Vero è che è difficile trovare degli atei coerenti e dei fedeli del tutto compenetrati dalle loro convinzioni, tuttavia i dubbiosi restano in un limbo dove sono senza sosta sollecitati da forze avverse e quasi equipollenti che impediscono loro di scegliere una direzione purchessia.

Riconosciute come sciocche le motivazioni dei miscredenti-dogmatici, specialmente quando radicate in un rozzo scientismo, gli esploratori degli universi non riescono ad aderire alle posizioni di chi ha fede, non tanto perché distolti dal problema del male, ma in quanto manca loro un quid, forse il kairòs, l’occasione propizia per abbracciare una rivelazione. Costoro non sono toccati da quella che i teologi chiamano Grazia. Così si resta in attesa di una svolta che pare non giungere mai. Ha ragione Alessandro Manzoni quando scrive: “E’ meglio tormentarsi nel dubbio che adagiarsi nell’errore”. Tuttavia sarebbe preferibile non essere tormentati, ma attingere, se non una sicurezza, almeno una bussola per orientarsi nel mare magnum e burrascoso della vita e della morte.

E’ comunque indubbio che gli indagatori, anche qualora un giorno decidessero di accogliere un convincimento sul mondo soprannaturale, resterebbero sempre degli isolati ed il loro cambiamento non si tradurrebbe mai in un’affiliazione ad una confraternita, giacché è nelle chiese che la spiritualità diventa idolatria, è nelle chiese che tutti i princìpi più alti si desublimano nei disvalori più abietti, benché celati da spessi veli di ipocrisia.

Infine per credere bisogna rinunciare a porsi troppo domande, occorre dimenticare la Storia, l’Archeologia, la Filologia etc. Ciò non vuol dire sia necessario essere ignoranti, ma ammettere che la conoscenza è sempre relativa, dovendosi arrestare di fronte a connaturati limiti gnoseologici ed epistemologici.

In questi tempi difficilissimi e liminali, bisogna solo augurarsi che i cercatori sappiano aprirsi, pur mantenendo discernimento, a prospettive ulteriori e che i credenti siano capaci di preservare spirito critico ed elasticità mentale, fino a quando le differenze tra pionieri e devoti sfumeranno, grazie alla fede in sé stessi e per mezzo della fiducia (e non è facile averla) nella profonda, sebbene sovente invisibile, giustizia del tutto.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 maggio, 2017

Segnalazioni



Quanti si ostinano ancora a segnalare siti ed articoli che finalmente svelano la “verità ultima” o individuano la risoluzione di ogni problema! Com’è facile immaginare, sono portali “quantici” o cose simili. Riflettiamo: è poi così importante conoscere la “verità ultima”? Inoltre è possibile conoscerla? Pessoa ritiene che non sia possibile. Scrive il celebre autore portoghese: “Non esiste altro problema, se non quello della realtà e questo problema è insolubile e vivo”. Ancora: “Nessun problema ha risoluzione. Nessuno di noi scioglie il nodo gordiano; tutti noi desistiamo o lo tagliamo. Per conseguire la verità, ci mancano dati sufficienti e processi intellettuali che chiariscano l’interpretazione di quei dati”.

Quanti si ostinano a segnalare libri risolutivi! Si continuano a pubblicare testi presentati come la summa del sapere, come la rivelazione finale, ma, nel migliore dei casi, possono solo rischiarare per un istante l’oscurità in cui è avviluppato l’universo. Si può lumeggiare una sfaccettatura di un tema, chiarire un significato o definire un’etimologia, rispolverare un’intuizione dimenticata, ma non ci risulta che alcunché possa essere radicalmente cambiato, dopo aver letto qualche saggio.

Tralasciamo tutte quelle segnalazioni attinenti alla cronaca di questi tempi ferrigni: è sufficiente un briciolo di discernimento per comprendere la piega (sinistra) che hanno preso gli eventi e la direzione verso cui ci stiamo incamminando. Non abbiamo quindi bisogno di scavare fosse già scavate.

Nel campo delle domande fondamentali, le indicazioni che si ricevono sono di deprimente banalità e sempre le stesse da tempo immemorabile. E’ cambiato un po’ il linguaggio, ma la sostanza è la medesima. Annota sempre Pessoa: “La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato”. E’ così: è impossibile trovare il bandolo della matassa, anzi, più ci incaponiamo nel tentare di districarla, più i fili si ingarbugliano.

Di fronte all’”infinita complessità delle cose” siamo più inetti di bimbi che cercano di camminare, dopo che per molto tempo si sono mossi solo carponi. Meglio: siamo viandanti costretti a scalare una ripida parete rocciosa, senza corde, senza chiodi, senza alcuna esperienza.

Non solo si creano illusioni, squadernando sentenze che sono balbettii, ogni volta in cui si additano sbocchi che sono vicoli ciechi, ma si dimostra superbia e persino un atteggiamento blasfemo rispetto all’imperscrutabile mistero della vita. Perché viviamo? Qual è il nostro destino oltre il fragile interludio terreno? Perché questa prolissità del cosmo, la ridondanza dell’essere, il vuoto incommensurabile del non-senso? Le risposte non soffiano nel vento, ma sono pietrificate nel più granitico silenzio.

Nota: le citazioni di Pessoa sono tutte desunte dal monumentale “Libro dell’inquietudine”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

24 aprile, 2017

L’enigma della Pietra nera



La Kaaba (cubo) è il noto edificio sacro di forma cubica situato presso La Mecca. Contiene l’Al-hajar al-aswad, la Pietra nera, forse un meteorite. L’oggetto litico era adorato dagli Arabi pagani e, dopo che Maometto conquistò La Mecca, fu integrato nella religione islamica.

Secondo alcune leggende musulmane, il sito fu scelto per la sua connessione con Abramo. Il patriarca fu condotto in Arabia da un vento di tempesta inviato da Allah che ordinò all’uomo di erigere un santuario nel luogo in cui il vento l’avrebbe portato. Mentre Abramo stava costruendo l’edificio, si fermò su una delle pietre dove rimase l’orma del piede. La Pietra nera, portata nel santuario dall’arcangelo Gabriele, era un tempo bianca, ma diventò nera a causa dei peccati degli uomini.

In un’altra tradizione fu Adamo il fondatore della Kaaba. Dopo che il progenitore fu espulso dall’Eden, egli si recò alla Mecca dove Allah depose una tenda di giacinto rosso in cui Adamo potesse vivere. La tenda, che era un angelo, in seguito divenne la Pietra nera. Quando il protoplasta stipulò un patto con gli uomini, essi siglarono un documento che fu dato in pasto alla Pietra. Nel giorno del Giudizio, la Pietra estrarrà la lingua per rivelare il nome di tutti i reprobi e di tutti gli eletti.

Quello della Pietra nera è un vero rompicapo: la sua origine è avvolta nelle nebbie di un passato lontanissimo. Scrive John Keel a proposito di questo monolite: “Alcuni dicono che fu consegnato ad Abramo o a suo figlio Ismaele (il progenitore degli Arabi, n.d.r.) da un angelo, altri sostengono che fu nascosto per secoli nella Grande Piramide, costruita appositamente per custodirlo, finché, sotto la minaccia di una guerra o di un terremoto, i sacerdoti egizi decisero di portarlo in salvo in Arabia. [...] Gli scienziati arabi che lo hanno visto, lo descrivono come un agglomerato di metallo, simile agli agglomerati di ferro e nickel delle meteore che cadono sulla Terra. Qualunque cosa sia, quando un uomo gli si avvicina, è folgorato dall’energia cosmica, la sua mente si spalanca e, in un breve istante di illuminazione, vede l’intero cosmo così com’è e non come lo immaginiamo ed è assalito dal desiderio irrefrenabile di difendere la miracolosa pietra al costo della propria vita. In epoca pre-islamica, il masso fu trasferito nel villaggio di Macaroba (La Mecca) e custodito all’interno di un robusto parallelepipedo di granito, foderato di seta nera”.

Le tribù beduine si contesero in sanguinosi conflitti il possesso del meteorite: nel secolo XII i Crociati tentarono di conquistare Macoraba per impadronirsi della Pietra. Lo stesso Maometto, pur ordinando la distruzione degli idoli venerati dai Meccani, aveva deciso di preservare sia l’oggetto sia il Cubo sacro, incorporandone il culto all’interno dell’Islam: da allora ogni musulmano è tenuto a recarsi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita per rendere tributo alla Kaaba. E’ notevole che la Piramide di Keope (o Kufu) ospiti nella camera superiore un “sarcofago” litico che ha le dimensioni esatte della Kaaba.

Mutatis mutandis, la Pietra nera, probabilmente un betel, una “casa del dio”, ossia uno dei tanti massi e meteoriti onorati dalle popolazioni semitiche che abitavano il Medio oriente nell’antichità, ricorda il monolite di “2001 Odissea nello spazio”, la celebre pellicola di Kubrick, tratta dal romanzo di Arthur C. Clarke. Sono tutti oggetti dai poteri misteriosi ed immani, un po’ totem, un po’ strumenti per comunicare con entità invisibili (e sinistre? Extraterrestri, intraterrestri, alieni, demoni), un po’ stargate, un po’ centro di controllo dell’umanità, ma soprattutto simboli.

In quanto simboli, si stagliano sul sottile orizzonte dell’enigma, là dove la più tetra serenità e la più radiosa disperazione si fondono nel significato ultimo della Vita, significato di cui non ricordiamo più neppure l’esistenza.

Fonti:

J. Keel, L’ottava torre, Roma, 2017, pp. 204-206
A. S. Mercatante, Dizionario dei miti e delle leggende, Roma, 2001, s.v. Kaaba


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APOCALISSI ALIENE: il libro

21 aprile, 2017

Al capolinea della Storia



Tutto è Storia, ma la Storia non è tutto.

Oltre la Storia

Quando hai eliminato il mistero dalla vita e dall’universo, hai eliminato tutto. Oggi molti pretendono di aver compresa l’essenza del cosmo, di aver rivelato lo scopo dell’esistenza grazie alla scienza o alla filosofia. Mai l’umanità fu tanto arrogante, superba. Dispiace constatare la deriva di certi ricercatori che, dopo un percorso di interessanti ricerche, sono approdati a conclusioni semplicistiche e rassicuranti. Tra una New age con sugo quantistico ed un Idealismo per i poveri, queste conclusioni si arrogano di essere esaurienti, definitive, escludendo orizzonti ulteriori.

Si è perso il valore della vera indagine che è sempre in divenire: gli stessi studi sul Cristianesimo, lungi dal riconoscere la complessità simbolica di remote esperienze culturali, le impoveriscono attraverso l’acribia di studi filologici e di esplorazioni archeologiche. E’ vero: la storiografia ci presenta scenari sovente prosaici, ma l’età antica e medievale custodiscono un tesoro di saggezza e di profondità che è difficile ascrivere solo a banali condizioni socio-economiche, la struttura di Karl Marx.

Bisogna riscoprire il mito, nel senso più alto della parola: il mito è il complesso degli archetipi che trascendono la “realtà” empirica. Certi avvenimenti evocano significati che superano il loro svolgimento letterale. La stessa vicenda del Redentore – di là dalla storicità degli eventi – alberga nel cuore di un’incoercibile esigenza a confidare in una liberazione dal male cui è crocifisso il mondo da quando avvenne la caduta.

In alcune pristine tradizioni, in primo luogo l’Orfismo, in parte confluite ed amalgamatesi nel Cristianesimo esoterico, scorrevano sorgenti che oggi sono quasi del tutto inaridite. Sono vene cui bisogna provare ad attingere, consapevoli che la materia, anche sotto la forma più rarefatta dell’energia, non esaurisce l’enigma della natura.

Vuoti vati

E’ necessario vedere nell’attuale nutrita schiera di “profeti quantistici” dei falsi profeti. Essi continuano a promettere fantastici cambiamenti, la rigenerazione della società, il Paradiso sulla Terra. Per loro è sufficiente che si consegua la massa critica, una massa che, per ragioni incomprensibili, non si raggiunge mai. Ripetono questa solfa da anni. Fandonie! Se veramente bastasse l’intenzione della coscienza per rinnovare e guarire il mondo, visto che la coscienza ignora lo spazio ed il tempo, quindi la quantità, una sola coscienza potrebbe compiere il miracolo: non ne servirebbero tante. Sarebbe come affermare che, per appiccare un incendio di grosse proporzioni, non basta un fiammifero, ma ce ne vogliono mille.

Dunque è evidente che ci mentono: è palese che non sarà l’uomo a risolvere i problemi degli uomini. Bisogna volgersi altrove: questo non significa aderire ad una religione positiva, tutt’altro, poiché le varie chiese (da quella cattolica sino alla Confraternita della Nuova era) sono contraffazioni della spiritualità. Dallo scientismo e dallo storicismo non si deve scivolare nell’idolatria. Bisogna, invece, aprirsi alla possibilità di una salvezza della storia e soprattutto dalla storia, una liberazione che non è di origine umana.

Per millenni abbiamo confidato nelle istituzioni, nei governi, nei “politici”. Con quali risultati? Non ci siamo ancora accorti che i poteri umani (tutti) sono squisitamente disumani. Eppure siamo avvelenati ogni giorno, in modo subdolo e proditorio, sia nel corpo sia nella mente, proprio da coloro che affermano di agire per il nostro bene. Dovremmo dar forse credito alle ultime leve della “politica”, spaventapasseri nuovi nuovi, atti a sostituire quelli a tal punto sdruciti che se ne vede la paglia all’interno?

Probabilmente epocali, apocalittici eventi si stanno preparando e non saranno né una setta né un partito ad affrontare le immani sfide che ci attendono.

Siamo di fronte ad un bivio: o ci lasciamo abbindolare dai vuoti vati del XXI secolo per avviarci sulla strada larga che porta al baratro o, pur con tutte le incognite del caso, ci incamminiamo verso la stretta via della perseveranza nell’attesa.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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