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16 settembre, 2009

Le esperienze di pre-morte nell’ambito dell’Ufologia

Sono note le cosiddette esperienze di pre-morte studiate, tra gli altri, da Raymond Moody Jr e da Elizabeth Kubler Ross. Mentre gli scientisti si affannano a ricondurle a situazioni spiegabili con il riferimento alla bio-chimica del cervello, alcuni ricercatori sono inclini a considerarle l'indizio di una realtà spirituale. Recentemente il fisico teorico Fausto Intilla ha elaborato una teoria che, in parte, si aggancia a quanto scrissi in In-formazione. Intilla opina che l'anima (usiamo questo termine in mancanza di altri migliori, senza soffermarci sulle possibili accezioni) sia riconducibile "ad un particolare campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo 'ospita', nel momento in cui non vi sono più i presupposti per rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale)". L'anima sarebbe "un campo di informazione dinamica capace di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza per opera dei comuni campi di energia".

Accantonando qui questioni sulla natura dell'anima che ho già preso in considerazione, vorrei esplorare la possibilità che le esperienze di pre-morte (in inglese menzionate con la sigla N.D.E.) siano dei vissuti su cui si proiettano le ombre dell'Ufologia. E' stato, infatti, ipotizzato che gli scenari percepiti e le sensazioni provate da coloro che hanno varcato la soglia dell'invisibile, siano suscitati da creature "aliene". Queste entità che già non di rado controllano le percezioni dei vivi, per continuare a plagiare gli uomini, creerebbero delle visioni oltremondane spesso conformi alle attese, alle speranze ed alle paure dei morenti. Paradiso ed Inferno sono quindi, secondo tale interpretazione, costruzioni indotte da un'Intelligenza esterna.

Pure il romanziere e rapito Whitley Strieber, autore del celebre Communion, anche se nell'ambito di una concezione differente, associa le N.D.E. ai visitatori: egli ritiene che i Grigi alberghino nella stessa dimensione o in livelli contigui al mondo dei defunti. Strieber considera i Grigi latori di conoscenze e persino degli psicopompi. Esisterebbe una sfera di realtà in cui tempo e spazio, perdendo i loro connotati consueti e rigidi, diventano elastici e fluttuanti. In questa sfera si muoverebbero le anime disincarnate come i visitors che usano la forza del pensiero per plasmare luoghi e circostanze nonché per viaggiare negli universi.

Alcuni identificano i Grigi con gli Arconti o con i loro emissari, araldi di menzogne, in sembianze di gracili e timide creature. Non credo questa identificazione sia corretta e, contro il rasoio di Ockham, ritengo che il cosmo sia abitato sia da esseri fisici sia da entità disincarnate, da parassiti psichici come da extraterrestri benevoli. Resta da stabilire se i vissuti di quelle persone che sono state rianimate, dopo che era stata constatata la morte cerebrale, siano il vestigio di una dimensione altra o immagini false proiettate da intelligenze desiderose di instillare la fede nell'immortalità dell'anima.

I Testimoni di Geova vedono il diavolo all'opera in tutte le testimonianze relative ad esperienze post-mortem: non mi pronuncio su questa credenza, ma ricorderei che sia la Tradizione sia le più recenti acquisizioni scientifiche tendono a smentirla. In ogni caso, qualora dopo il decesso ci attendesse il nulla, non ne trarrei motivo di inconsolabile dolore.

Lo scienziato ed ufologo Michael Wolf, nell'enigmatica e tesa opera intitolata Catchers of Heaven, a proposito dei Reticuliani afferma: "Sappiamo che questi Grigi manipolano il tempo e lo spazio mediante onde gravitazionali, che producono un'enorme energia e, se si controllano i documenti dei rapporti segreti sulle abductions, sembra che siano capaci di attraversare la materia, leggere il pensiero, comunicare telepaticamente e far fluttuare gli esseri umani, in assenza di strumenti fisici".

Queste stupefacenti doti ci pongono innanzi al mistero dello spirito e della materia, lasciano balenare l'idea di un piano dell'essere dove gli oggetti sono muri mentali. Un improvviso, salvifico risveglio potrebbe portare l'umanità oltre gli angusti confini dell'abitudine percettiva, segate le ferree sbarre del Da-sein. Allora ci accorgeremmo che sarebbe possibile accendere scintille di mondi ed ascoltare l’eco armoniosa della creazione.

Articolo correlato: Medici britannici postulano l'esistenza di una coscienza separata dal cervello studiando le esperienze di pre-morte, 2009


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01 agosto, 2009

Oltre le geometrie

In questi ultimi lustri numerosi studiosi, spesso di formazione differente, hanno riscoperto le geometrie nascoste del reale. Anche alcuni scienziati, sebbene osteggiati dall'accademismo imperante, hanno concluso che l'essenza dell'universo visibile è un'armonia di suoni e di forme, valorizzando antiche concezioni pitagoriche e platoniche. In particolar modo, i solidi platonici sono stati collegati da David Wilcock, da Michele Proclamato e da altri, a molti fenomeni cosmici e naturali.

Esemplare è la dimostrazione che i vertici di due tetraedri incastrati tra loro ed inclusi nella sfera dei pianeti coincidono con punti significativi dei corpi celesti: sulla Terra con i circoli tropicali
[1], su Marte con l'area in cui sorgono la Sfinge e le piramidi di Cydonia, su Giove con la zona del gigantesco occhio...

L'armonia soggiace a varie manifestazioni naturali che obbediscono a ritmi reconditi: il numero aureo, la serie di Fibonacci, le ottave, i frattali sono le geometrie che reperiamo in ogni dove, dal girasole alla galassia, dalla chiocciola al crop circles... E' stato affermato che i rapporti proporzionali del phi sono anche inconsciamente rispettati dagli artisti nei loro quadri, poiché sembra che l'occhio e la mente siano gratificati da questa relazione compositiva. Penso che anche uno scostamento da "armonie prestabilite" sia esteticamente valido: l'eufonia e l'euritmia sono piacevoli, ma pure un'incrinatura ed una dissonanza possono essere grate. Si pensi ai versi incompleti dell'Eneide in cui echeggia l'elegiaca ispirazione del poeta di Andes, come una melodia appena accennata al pianoforte e, per questo, evocativa e struggente in massimo grado. Si pensi alle sculture incompiute di Michelangelo, piene di una vigoria materica, di un'energia in potenza (dynamis). La perfezione ha alcunché di gelido e spesso i bozzetti del Canova sono più intensi delle impeccabili, ma fredde statue. La bellezza stessa vibra di lievi imperfezioni, di quasi impercettibili asimmetrie.

Resta il fatto che un disegno invisibile, ma meraviglioso intesse il cosmo: equilibri nelle vibrazioni e nelle immagini configurano misteriose corrispondenze. I meridiani del corpo corrispondono alle ley lines, le linee energetiche che percorrono la Terra, simili a fiumi silenziosi. I chakra dell'organismo sono vortici di energia che ricordano i worm-holes o i buchi neri in cui la luce ed il tempo, una volta inghiottiti, sono, per così dire, trasmutati in qualcosa che non riusciamo neppure ad immaginare.

L'arte, in particolar modo l'architettura, è costellata di figure geometriche e di rapporti numerici che adombrano significati cosmici e cronologici, di solito attinenti alla precessione ed all'avvicendamento delle ere. Le piramidi erette da popoli antichi custodiscono rapporti armonici, i rosoni delle chiese medievali sono musica di pietra, gli affreschi di Michelangelo nella Sistina occultano l'alfabeto ebraico e via discorrendo...

Ancora purtroppo queste conoscenze, suscettibili di essere applicate a vari ambiti per migliorare la vita e soprattutto per ricongiungere l'umanità alle sue origini, sono ostracizzate ed emarginate. Certamente una lettura di questi valori è un ulteriore passo verso la comprensione del manifesto la cui trama affiora di quando in quando. Il soggetto del quadro comincia a rivelare i suoi valori simbolici, esoterici. Che cosa si nasconda sotto le campiture di colore e sotto la mestica non sappiamo.

Questo è un punto cruciale: condivido l’entusiasmo di chi si inoltra in questi pionieristici, ma in fondo antichi, campi della conoscenza, scoprendo sempre nuovi sincronismi e correlazioni. Tuttavia suscitano in me per lo meno delle perplessità certi atteggiamenti quasi blasfemi e faustiani di chi, avendo carpito dei segreti alla natura, è convinto di aver elaborato una teoria del tutto o addirittura di aver snidato Dio. E’ atteggiamento purtroppo diffuso e, come l’Epicuro descritto da Lucrezio, alcuni ricercatori orgogliosi mostrano agli uomini la Verità. Tralascio di accennare alla totale o parziale incompatibilità dei differenti sistemi filosofico-scientifici elaborati da questi scopritori della Verità ultima. Non posso, invece, sottacere dell’hybris che si accompagna a codeste affermazioni apodittiche, a concezioni che si presentano esaustive del reale: Dio è il Tempo, Dio è la gravità, Dio è il campo di Planck… Non ci si sarà forse accostati più al Demiurgo (e lo si intenda pure in modo positivo, come lo concepisce Platone) che all’Essere? L’umiltà dovrebbe essere la nostra fedele compagna e, soprattutto nel campo ontologico, bisogna bandire i convincimenti ed i dogmi.

Infine, a mio parere, il rischio di queste scienze di frontiera è di scivolare, nonostante le premesse, in una forma di materialismo e sia pure un materialismo incorporeo, mitigato. Ammessa la natura vibratoria e numerica dei fenomeni, non possiamo sapere in che cosa consista la quintessenza dell’oltre.

Non credo che la sfera spirituale si possa ricondurre ad una formula, per quando perfetta.

[1] Le regioni tropicali terrestri sono sedi di manifestazioni meteorologiche e magnetiche particolari.



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14 maggio, 2009

Pierluigi Ighina, un genio misconosciuto

Pierluigi Ighina nacque a Milano nel 1908 e morì nel 2004. Fu, secondo alcune fonti, discepolo e collaboratore di Guglielmo Marconi: è uno scienziato pressoché sconosciuto al pubblico, perché le sue scoperte ed invenzioni non hanno ottenuto alcun riconoscimento dalla scienza accademica. A differenza del poliedrico, ma ingenuo ricercatore ed inventore serbo Nikola Tesla, Ighina non si fidò mai dei potenti con cui evitò ogni collaborazione, conscio che le sue invenzioni sarebbero state usate solo a fini malefici e per lucrare.

Ighina affrontò lo studio dell'atomo da una prospettiva alquanto diversa rispetto agli altri ricercatori: infatti, invece di sottoporre l'atomo all'azione di potenti campi magnetici o di particelle ad alta energia, decise di contenere il suo movimento usando altri atomi, definiti assorbenti, che impediscono agli atomi luce ed a quelli esterni di interferire nell'osservazione.

Attraverso questo accorgimento e mediante il microscopio atomico lenticolare di sua invenzione, Ighina riuscì a classificare varie categorie di atomi in base alle loro differenti pulsazioni.

Un concetto importante da sottolineare è che "l'atomo non oscilla, ma vibra, non si può dividerlo, sarebbe però possibile dividere la sua energia, ma non l'atomo stesso". La scoperta dell'atomo magnetico avvenne casualmente come scrive lo stesso Ighina: "Ero intento a queste prove quando, spostando inavvertitamente una calamita lì vicina, vidi che tutti gli atomi in osservazione si erano messi vertiginosamente in movimento scomparendo poi in una massa luminosa". L'atomo magnetico è il più piccolo rispetto agli altri atomi, possiede una pulsazione più veloce ed inoltre ha la caratteristica di "imprimere il movimento a tutti gli altri atomi, diventando così il promotore di essi".

Una delle apparecchiature costruite da Ighina, il regolatore di vibrazioni atomiche magnetiche, si basa proprio sull'energia dell'atomo magnetico e più precisamente sulla variazione della frequenza di vibrazione della materia con la trasformazione della stessa.

Con questa energia sarebbe possibile guarire qualsiasi malattia, fondere i metalli a distanza, produrre energia elettrica, neutralizzare le radiazioni, investigare il sottosuolo alla ricerca di giacimenti petroliferi o falde acquifere, aumentare i raccolti agricoli ed altro ancora.

È indubbio che il campo magnetico sia fondamentale per la vita sulla Terra, anche se la scoperta di come sia possibile la trasformazione della materia e la produzione di monopoli magnetici risultano piuttosto difficile da concepire.

Per Ighina, tutte le forze esistenti in natura sono il riflesso diretto e indiretto di un’unica forza primordiale che è l’energia che scaturisce dal Sole. Tale irradiazione solare riflettendosi si equilibra con sé stessa e condensandosi esplode e quindi s’irradia di nuovo e di nuovo si riflette e così si moltiplica. L’energia solare è una forza positiva che, riflettendosi, diventa negativa. Il Sole accoglie in sé questi suoi riflessi, li trasforma e li irradia nuovamente in maniera positiva e così via. Tale concezione ricorda quella di Reich sull’energia orgonica, distinta in orgone vitale (OR) ed orgone mortale (DOR).

Noto è il macchinario di Ighina con cui egli riusciva (così sembra) a causare le precipitazioni o a diradare le nuvole. Sarebbe interessante se qualche ricercatore indipendente, riprodotto tale congegno, lo sperimentasse per favorire la pioggia, in presenza delle scie chimiche igroscopiche.

Fonti:

M. Barbieri, recensione del libro di P. Ighina, L’atomo magnetico, 2001
Alberto, Pierluigi Ighina, profeta sconosciuto, 2005



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24 febbraio, 2009

Il delta

E' arduo dirimere la controversia circa il rapporto tra libero arbitrio e predestinazione. Sappiamo che potrebbe esistere un trait d'union tra i due poli. Forse libertà e destino, quindi, sono collegati da fili invisibili e solo un'ottica rigidamente duale li distingue, ponendoli come inconciliabili. Pensiamo agli eventi come possibilità future, meglio consideriamo una dimensione in cui diverse forme di futuro sono compossibili: quali fra queste forme da virtuale diverrà "reale"?

In fondo la storia umana e la sua versione raggrinzita, la cronaca, sono simili ad un fiume che scorre verso un delta. Il fiume è l'insieme delle precondizioni, mentre il delta, con i suoi vari bracci, è la gamma degli sviluppi che possono realizzarsi, sulla base delle precondizioni. Tutti questi sviluppi hanno teoricamente la stessa probabilità di passare dalla potenza all'atto, per dirla con Aristotele, anche se una sola direzione, alla fine, sarà presa. La domanda è la seguente: quali forze muovono gli accadimenti verso una direzione, anziché verso un'altra? Tralasciamo il caso come agente. Il ricorso al caso come spiegazione, infatti, è poco più di una petizione di principio.

Possiamo, invece, ritenere che il pensiero concentrato dell'umanità su certi "fatti" porti alla loro realizzazione, un po’ come l’osservatore (così si ripete) genera il collasso della funzione d’onda.

Questa interpretazione pare essere contraddetta dalla semplice constatazione su come si dipanano gli avvenimenti. Propongo un esempio: prima dello scellerato atto noto come 9 11, l'umanità era concentrata su un evento tanto funesto? Credo che la risposta sia no. Semmai la coscienza collettiva, come dimostrato da alcuni esperimenti, presagì la criminale azione, sintonizzandosi (così è stato riportato) alcuni giorni ed ore prima sulla frequenza dell'accadimento. Ora mentre le menti degli uomini, almeno nel mondo occidentale, veleggiavano tra onde di pensieri superficiali e non negativi, la storia si raggelò in una tragedia che non fu il risultato di elucubrazioni comuni, ma di un piano perfettamente orchestrato dalla sinarchia almeno dall'inizio degli anni '80.

Bisogna avere l'umiltà di ammettere, piaccia o no, che la capacità di influire sul corso degli eventi, di muoverli verso mete desiderabili (pace, armonia, salute, benessere…), è poco più di un'illusione. Forse tale influsso determina il collasso degli eventi in altri piani di realtà di cui non sappiamo nulla o quasi, ma oltre a non avere coscienza (tranne forse qualche viaggiatore interdimensionale) di tali fenomeni, dobbiamo constatare che essi non scalfiscono la dimensione in cui viviamo, anzi ex-sistiamo.

Pur senza escludere che talora si possa imprimere al destino una particolare rotta, resta il dubbio che alcuni eventi siano predeterminati o che manifestino un'energia "cinetica" molto maggiore rispetto ad altri. Riprendiamo l'immagine del delta: un natante tenderà a scivolare verso il braccio in cui maggiore è l'impeto della corrente.

Se è così, è palese che le profezie sono lì per adempiersi. Aveva dunque forse ragione Lorenzo il Magnifico, quando melanconicamente scriveva: "Ciò ch'ha esser, convien sia".




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25 gennaio, 2009

I due fiumi

E' possibile che l'universo sia un'immagine illusoria? Il filosofo che ribaltò consolidate prospettive fu George Berkeley. Il pensatore irlandese concepì la realtà come mera percezione: per Berkeley il mondo materiale è un velo steso dalla mente. Tuttavia la percezione di Dio garantisce al mondo coesione ed un substrato. Attraverso Dio, il cosmo si condensa; l’Essere è mallevadore di una concretezza, per quanto astratta. E' una concezione contraria al senso comune e suscettibile di rivoluzionare l'approccio al "reale".

Lo storico delle religioni, il rumeno Joan Petru Culianu (1950-1991), discepolo di Mircea Eliade, uomo di abissale erudizione, adottò la visione di Berkeley. Culianu, autore, tra l'altro, di Eros e magia nel Rinascimento e di capitali studi sulla Gnosi, fu ucciso il 21 maggio del 1991, nei bagni dell'Università di Chicago, dove insegnava, con un colpo di revolver alla testa. L'omicidio è tuttora impunito: si sospettò del delitto la Securitate, il servizio segreto rumeno, poiché Culianu aveva pronunciato parole di fuoco sia contro il regime di Ceacescu sia contro il governo "democratico" insediatosi dopo la rivoluzione contro il dittatore. L'F.B.I. compì indagini frettolose ed ambigue per archiviare rapidamente il caso: forse Culianu, con le sue ricerche, in particolare sullo Gnosticismo, aveva toccato dei nervi scoperti, sfiorato verità scottanti...

Lo studioso rumeno, come accennavo, mutuò la filosofia di Berkeley, ma considerò la percezione una componente della materia: ciò mi sembra un limite, dovuto ad un influsso di indirizzi della fisica contemporanea. Nondimeno è interessante questo orientamento che, contraddicendo certezze radicate ed il mito scientifico dell'oggettività, ci dispiega nuovi orizzonti.

Dunque il firmamento che contempliamo è una proiezione come è scritto nel Vangelo di Filippo e come opina la scienziata Giuliana Conforto? Le conseguenze di una tale Weltanschauung sono enormi: la materia sarebbe una creazione mentale, modificabile a piacimento attraverso l'immaginazione. A questo punto l'universo narrativo, l'universo mitologico, la dimensione abitata dai numeri, le visioni della fantasia non sarebbero meno "reali" della "realtà". Da dove proviene non solo questa fittizia solidità del mondo, ma soprattutto la sua apparente capacità di agire sull'Io? La "causa esterna" è forse il movimento all'indietro di un boomerang.

Si ha talora la sensazione di vivere in un sogno (o incubo) fisico, oltre il quale si squaderna la vera essenza.

Veleni, virus, batteri, radiazioni nucleari... sono costruzioni di una mente perversa che un io consapevole può annichilire? Forse il fuoco brucia solo nella nostra mente? Sono interrogativi che ho esposto in altri testi (vedi, ad esempio, Dualismo) ed ho anche considerato l'eventualità che un'interferenza o una discrasia abbia incrinato ed incrini il kòsmos. (Si veda Virus et veritas). Le conseguenze di un rovesciamento di prospettiva sarebbero decisive e dirompenti anche nella vita di tutti i giorni, ma non escluderei che sia preferibile, invece, continuare a seguire, nella maggior parte dei casi, il common sense, pur senza aderire a questo ingenuo orientamento.

Alla convergenza tra spirito e materia, le loro misteriose nature si mischiano e si confondono, come quelle di due fiumi che confluiscono, mescendo le loro acque.



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11 gennaio, 2009

Il ricordo del futuro

Il déjà vu è la sensazione di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

Il termine fu creato dallo psicologo francese Émile Boirac (1851–1917), nel suo libro L'Avenir des sciences psychiques, revisione di un saggio che scrisse quando ancora era studente all'Università di Chicago. L'esperienza del déjà vu è accompagnata da un forte senso di familiarità, ma di solito anche dalla consapevolezza che non corrisponde realmente ad un'esperienza vissuta (e quindi si avverte un senso di stranezza): l'esperienza "precedente" è per lo più attribuita ad un sogno. In alcuni casi, invece, si prova la netta sensazione che l'esperienza sia "genuinamente accaduta" nel passato.

Il déjà-vu, insieme con altri fenomeni sincronici, ci pone di fronte all'enigma della reversibilità temporale. Siamo abituati a considerare il tempo come una freccia, una volta scoccata dall'arco, che percorre una distanza o come una linea unidirezionale, da A a B. Il senso comune, la ripetizione delle esperienze, l'abitudine stessa paiono confermare tale concezione-percezione: sebbene il nesso causa-effetto sia di per sé una semplice successione, siamo inclini a considerarla una legge di natura, un dato oggettivo ed ineludibile.


Il déjà-vu, però, dimostra che talvolta nel muro delle manifestazioni causali si può aprire una breccia da cui si intravede una dimensione in cui lo spazio-tempo assume inattese configurazioni. Di solito neurologi e psicologi hanno tentato di spiegare il "già visto" richiamandosi a funzioni cognitive, percettive e cerebrali. Queste interpretazioni di per sé possono essere soddisfacenti, ma mi pare che prescindano da una ridefinizione del tempo assimilato in genere ad una retta segmentabile e, come si diceva, unidirezionale.

Se, invece, paragoniamo il tempo ad un disco i cui solchi rappresentano gli e-venti cronologici e la coscienza alla puntina che, passando sui solchi, dipana il flusso degli avvenimenti, è anche possibile pensare che la mente, a guisa di una puntina che avanza o arretra a causa di un graffio o di un granello di polvere sul vinile, sia in grado di procedere in avanti nel tempo come di ritornare indietro. La coscienza quindi può eseguire una lettura del microsolco, in avanti o a ritroso, a causa di salti improvvisi, inopinati.

In tale ambito, si pongono alcuni problemi: in primo luogo, occorre postulare che esista una sfera di realtà, un campo non-locale dove gli avvenimenti sono compresenti, mentre la mente li dispone lungo una direttrice dal passato al futuro e con in mezzo il presente.

Qui ci soccorrono le osservazioni del Professor Francesco Lamendola, poliedrico e profondo studioso che, nell'articolo intitolato Alcune ipotesi sull'altro mondo e sulla mente non localizzata, scrive: "Se ammettiamo esista una Mente non localizzata che conosce ogni cosa; che esistano delle singole menti non localizzate, che abitualmente sono legate alle funzioni corporee, ma che, in condizioni particolari, possono riscoprire la loro vera natura, fondendosi con l'unica Mente, la possibilità delle menti non localizzate di muoversi liberamente oltre le barriere dello spazio e del tempo attesta l'esistenza di un "altro mondo", contiguo al nostro, ma giacente su un diverso livello di realtà, allora possiamo interrogarci sulla natura di quest'altro mondo e formulare qualche congettura in merito, non di carattere gratuito, ma in base a criteri di coerenza e di verosimiglianza. [...]

Bisogna dunque porre la domanda: se la "realtà" non è un dato esterno oggettivo ed immodificabile, che le singole menti possono solo subire, ma - al contrario - l'opera creativa ed incessante delle nostre aspettative, delle nostre paure e dei nostri desideri, allora il mondo della mente, il mondo dell'anima è estremamente reale, sia per chi ci crede, sia per chi lo nega o lo ammette solo come funzione neuronale del cervello".

La conclusione, per quanto dubitativa, del Professor Lamendola, pare essere plausibile, non appena si evidenzia il carattere generatore e primario della coscienza rispetto all'obiectum (il "reale"), secondo diffusi e, in buona misura persuasivi, orientamenti filosofici e scientifici.

Ammessa come ipotesi tale genesi mentale, resta almeno un'altra questione cui vorrei accennare: se la coscienza può leggere accadimenti futuri e passati, significa che può pure determinarli o in qualche modo influire su di essi? Il senso di fatalità associato spesso ai déjà-vu onirici, ossia le esperienze che all'improvviso ricordiamo di aver vissuto in sogni premonitori e che vediamo svolgersi sotto i nostri sensi come fotogrammi di una pellicola, suggeriscono l'eventualità della predestinazione. Si può dunque prevedere il futuro ed addirittura ricordarlo, essendo l'avvenire già codificato nell'akasha? Il concetto di destino che mina l'etica fondata sulla responsabilità delle scelte, in contrasto con indirizzi della scienza di frontiera, invece sembra corroborare le visioni profetiche ed apocalittiche, per cui gli avvenimenti si succedono secondo un piano superiore, non umano.

Nella sempre attuale controversia tra Suae quisque fortunae faber est, Ognuno è artefice della propria sorte (Appio Claudio Cieco) e Fata volentes ducunt, nolentes trahunt, Il destino guida coloro che non si oppongono, trascina i recalcitranti (Seneca), nessuno può avere la presunzione di poter pronunciare l'ultima parola.



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04 gennaio, 2009

La dimensione astrale nella novella di Luigi Pirandello, intitolata "Di sera un geranio"

In un celebre racconto, Luigi Pirandello ripercorre le ultime ore di un moribondo e, con magistrale capacità evocativa, descrive le sensazioni che provano coloro che compiono i cosiddetti viaggi astrali e le esperienze di pre-morte. Arduo stabilire se l'autore siciliano avesse conosciuto esperienze di sdoppiamento che ha poi trasfigurato nella sua narrazione o se l'itinerario delineato del doppio che sguscia via dal corpo per perdersi nel respiro della vita universa sia un'intuizione dell'artista. Comunque sia, lo scrittore palesa una particolare sensibilità nell'approccio ad una dimensione liminale. Leggiamo alcuni passaggi del testo che evidenziano la somiglianza con le out of body experiences (O.O.B.E.)

"S'è liberato nel sonno, non sa come: forse come quando s'affonda nell'acqua, che si ha la sensazione che poi il corpo riverrà su da sé, e su invece riviene solamente la sensazione, ombra galleggiante del corpo rimasto giú. Dormiva e non è piú nel suo corpo; non può dire che si sia svegliato; e in che cosa ora sia veramente, non sa; è come sospeso a galla nell'aria della sua camera chiusa.

Alienato dai sensi, ne serba piú che gli avvertimenti il ricordo, com'erano; non ancora lontani ma già staccati: là l'udito, dov'è un rumore anche minimo nella notte; qua la vista, dov'è appena un barlume; e le pareti, il soffitto (come di qua pare polveroso) e giú il pavimento col tappeto e quell'uscio e lo smemorato spavento di quel letto col piumino verde e le coperte giallognole, sotto le quali s'indovina un corpo che giace inerte [...]


Ma dopo tutto, ora s'è liberato e prova per quel suo corpo là, più che antipatia, rancore. Veramente non vide mai la ragione che gli altri dovessero riconoscere quell'immagine come la cosa più sua. Non era vero. Non è vero. Lui non era quel suo corpo; c'era anzi così poco; era nella vita lui, nelle cose che pensava, che gli s'agitavano dentro, in tutto ciò che vedeva fuori senza più vedere sé stesso. Case strade cielo. Tutto il mondo.

Già, ma ora, senza più il corpo, è questa pena ora, è questo sgomento del suo disgregarsi e diffondersi in ogni cosa, a cui, per tenersi, torna a aderire ma, aderendovi, la paura di nuovo, non d'addormentarsi, ma del suo svanire nella cosa che resta là per sé, senza più lui: oggetto: orologio sul comodino, quadretto alla parete, lampada rosea sospesa in mezzo alla camera.Lui è ora quelle cose; non più com'erano, quando avevano ancora un senso per lui; quelle cose che per sé stesse non hanno alcun senso e che ora dunque non sono più niente per lui. E questo è morire.[...]


Sparire.


Sorpresa che si fa, di mano in mano, più grande, infinita: l'illusione dei sensi, già sparsi che, a poco a poco, si svuota di cose che pareva ci fossero e che invece non c'erano; suoni, colori, non c'erano; tutto freddo, tutto muto; era niente; e la morte, questo niente della vita com'era. Quel verde... Ah come, all'alba, lungo una proda, volle esser erba lui, una volta, guardando i cespugli e respirando la fragranza di tutto quel verde così fresco e nuovo! Groviglio di bianche radici vive abbarbicate a succhiar l'umore della terra nera. Ah come la vita è di terra e non vuol cielo, se non per dare respiro alla terra! Ma ora lui è come la fragranza di un'erba che si va sciogliendo in questo respiro, vapore ancora sensibile che si dirada e vanisce, ma senza finire, senz'aver più nulla vicino; sì, forse un dolore; ma se può far tanto ancora di pensarlo, è già lontano, senza più tempo, nella tristezza infinita d'una così vana eternità".

La sensazione di staccarsi dal proprio involucro fisico, mentre il ka galleggia, fluttua nell'aria; il cambio di prospettiva per cui il morente osserva il corpo che giace sul letto; l'alterazione delle percezioni; il senso di estraneità rispetto alle proprie spoglie sono altrettanti aspetti rintracciabili, con sfumature ed interpretazioni differenti secondo la persona, sia nelle O.O.B.E. sia nelle Near death experiences.

Pirandello, fedele alla sua poetica disincantata, non ode nel viaggio oltre la soglia della realtà fisica, alcuna eco spirituale, non è scosso da un brivido metafisico, ma ripiega, insieme con il protagonista con cui si immedesima tramite l'ottica interna, in nuclei riflessivi di dolente bellezza, sulle cose, attratto dai loro colori profumati (l'erba, il geranio che s'accende di luce nella sera), dalla linfa della vita che scorre nelle vene dei suoni. La morte, raffigurata come un lento, oblioso sprofondare nel nulla, mentre pallide dita scivolano disperate sull'ultimo simulacro del reale, è svuotamento di identità, lontananza dal tempo, "nella tristezza infinita d'una così vana eternità."

Tra cose insensate ed inutile eternità sembra consumarsi il percorso degli uomini; resta il fuoco del geranio che divampa nel golfo ombroso del crepuscolo.



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27 dicembre, 2008

Mens

Nihil est in re quod non fuit in intellectu

Come considerare i cosiddetti poteri mentali? I termini della questione si potrebbero riassumere nel modo seguente.

A I poteri della mente sono un'illusione. Semplicemente non esistono: è questa la posizione degli scientisti e degli scettici. Essi affermano che i fenomeni "paranormali" non sono riproducibili in laboratorio né osservabili in modo oggettivo: non possono essere quindi ricondotti alle leggi fisiche e studiati col metodo scientifico e statistico. Ciò non è vero, ma chi nega la realtà plateale delle scie tossiche, ha atteggiamenti altrettanto ottusi di fronte a manifestazioni meno evidenti.

B I poteri della mente esistono, ma è necessario che si raggiunga una massa critica, ossia molte persone devono manifestare la loro intenzione affinché si ottenga l'effetto Maharishi.

C I poteri della mente sono una realtà, ma un'interferenza (arcontica?) li riduce drasticamente o addirittura li azzera.

D I poteri della mente esistono, ma non sappiamo ancora come incanalarli verso scopi precisi. Sarebbe dunque necessario superare un ostacolo, una barriera che ci impedisce di valorizzare le nostre potenzialità. Potrebbe trattarsi di un limite genetico o ontologico. Che esista tale limite è giusto, poiché uomini scellerati ed egoisti potrebbero a loro piacimento determinare gli eventi. Questo in parte già accade…

Che il pensiero crei è indubbio: il pensiero (quid misterioso) si traduce in cose, un'idea diventa un quadro, un racconto, una lirica, un manufatto...; un'intuizione si manifesta in una teoria da cui dipendono anche applicazioni concrete. Ciò che è nella realtà era prima nella mente: dal semplice legnetto cui lo scimpanzé toglie i bitorzoli per catturare le formiche al più mirabile capolavoro della letteratura. Tuttavia l'idea si palesa attraverso un medium materiale: senza di esso rimane non-manifesta.

Dunque i poteri della mente (telecinesi, telepatia, psicometria, premonizione...) usano un medium materiale: secondo alcuni ricercatori, la portante potrebbe essere l'etere. Altri, invece, assimilando il pensiero all'informazione, reputano che l'azione a distanza, l'influsso del pensiero sulla materia non viaggi su un veicolo concreto, ma che esista un intreccio, uno scambio istantaneo ed aspaziale, indizio di una nascosta interconnessione di tutti i fenomeni. Essi paiono separati, ma sono solo diversi aspetti della stessa unità, come tante sfaccettature del medesimo diamante.

Non è comunque agevole trovare questa adequatio intellectus et rei (vedi La frattura) né comprendere i meccanismi dell'interazione tra pensiero e materia, anche perché ignoriamo sia la vera natura della res cogitans sia della res extensa. Sono incline a considerare la materia-energia un'estrinsecazione, una sorta di solidificazione del pensiero, ma ovviamente è solo una mia congettura. Mi sembra anche che a qualcuno sia sfuggito il controllo della situazione, come quando l'ingegnere progetta un ponte che, poi, a causa di calcoli errati, crolla.

Nota Corrado Penna a proposito delle potenzialità non-locali della mente: "Se molti uomini sviluppassero i propri poteri mentali, potrebbero anche affinare l’intuito (un’altra “facoltà nascosta” della nostra mente) per vedere più chiaramente quello che sta accadendo intorno a loro e come il potere li stia avvelenando e manipolando. Per adesso, il potere criminale che ci sovrasta ha fatto in modo che la gente che conosce i poteri della mente non fosse ben cosciente delle logiche di predominio e sfruttamento delle élites che ci governano (e così abbiamo molte persone che usano la meditazione e la focalizzazione dell’intenzione su obiettivi limitati), mentre le persone che sono ben coscienti di come i potenti stiano depredando e sfruttando i loro sudditi, vivono ancora nell’ignoranza delle proprie potenzialità mentali. Tale divisione credo sia fortemente voluta dai poteri che ci sovrastano; se un giorno si realizzasse una forte commistione di queste due categorie assieme ad una rinnovata presa di coscienza della realtà che ci circonda (vedi ad esempio le scie chimiche) il potere delle élites che dominano il mondo potrebbe iniziare a scricchiolare".

Insomma, chi conosce l'inganno non usa l'intenzione, chi usa l'intenzione lo fa "solo" per lenire un dolore o creare una situazione di armonia individuale, laddove, se conoscesse le minacce del sistema, deciderebbe forse di indirizzare il pensiero per neutralizzarne le azioni nefande o comunque per migliorare la vita di ciascuno di noi e le condizioni del pianeta. Il problema è, però, anche un altro: alcuni sono convinti, con la loro logica alla Pangloss, che viviamo nel leibnitziano migliore dei mondi possibili.

Perché ingegnarsi, se tutto è perfetto così com'è?



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23 ottobre, 2008

Le porte del sogno in Omero

Omero in Odissea XIX vv. 560-567, per bocca di Penelope, descrive le due porte dei sogni.

Rivolgendosi ad Odisseo, che la donna crede un mendico, così si esprime: "Ospite, i sogni sono inesplicabili, parlano in modo ambiguo e non tutto per gli uomini si avvera. Due, sai bene, sono le porte dei sogni evanescenti: una è di corno, l'altra d'avorio. I sogni che passano attraverso l'avorio ingannano, portano parole vane; quelli che vengono fuori attraverso il liscio corno si avverano, quando qualcuno dei mortali li vede". (traduzione di Giuseppe Tonna).

Non credo che la concezione delle due porte da cui escono le immagini oniriche sia solo un'invenzione omerica ripresa in seguito da Virgilio nell'Eneide, ma un simbolo molto antico il cui profondo valore ci sfugge. I versi riprodotti sono densi di significati emblematici ed archetipici: si pensi all'immagine della porta che allude al passaggio tra due dimensioni. Il simbolo della porta è uno dei più ricchi e misteriosi della cultura umana: "Spesso è il simbolo non solo dell'ingresso, ma anche dello spazio segreto, del potere misterioso su cui essa si apre. In molte culture varcare una soglia evoca un rito di passaggio... L'apertura di una porta sacra segna l'inizio di un periodo di festa" (H. Biedermann). Presso gli Ebrei, i Romani e tanti altri popoli oltre i battenti del tempio, abita la divinità. Nelle lingue indoeuropee la matrice Dhworo da cui il greco thyra, il latino forum, il tedesco Tur, l'inglese door, vale "recinto", ossia confine che delimita uno spazio sacro.

Con la porta, siamo in un ambito liminale, (limen, soglia), in una terra di nessuno, dove le ombre della notte avvolgono gli ultimi barbagli di luce. A questa dimensione arcana, Omero abbina la distinzione tra sogni fallaci e sogni veridici. Da battente di polito e splendente avorio sciamano immagini ingannevoli: esiste una qualche correlazione tra la porta eburnea e la fallacia? Di converso, qual è il rapporto tra il battente di corno ed i sogni veritieri? Qualcuno ha pensato ad un nesso con la sostanza grigia (corno) che è la parte esterna degli emisferi, e la sostanza bianca (avorio) avvolta dalla corteccia.

Penso che tale nesso sia una coincidenza, ma è evidente che, se i sogni non hanno origine nell'encefalo, essi sono mediati dai processi cerebrali. Qual è, però, la loro, per così dire, terra d'origine? Forse non avevano torto gli antichi a ritenere che alcuni sogni, essendo inviati dagli dei, possedessero un quid soprannaturale in grado di accennare al futuro o di indicare il percorso da seguire. [1] Gli antichi erano capaci di ascoltare voci e suoni numinosi che noi, uomini del XXI secolo, non percepiamo più. Lo stormire delle fronde, il volo di uno stormo, il favellio di una sorgente non erano fenomeni naturali, ma segni.

Sarebbe interessante riuscire a raccogliere qualche indizio che ci consentisse di stabilire se alcuni contenuti onirici provengono da esseri astrali o da messaggeri celesti, laddove la maggior parte dei sogni paiono essere la rielaborazione di esperienze diurne, spesso dozzinali. Tutti i nostri sogni dunque sono nostri o certi messaggi giungono da dimensioni inaccessibili, ordinariamente, durante la vita diurna? La vita diurna è un day dream? Sono domande cui è arduo rispondere, sebbene si debba riconoscere che la differenza tra esterno ed interno sia labile e, in buona misura, convenzionale.

Resta il dubbio che Omero avesse ragione a distinguere tra visioni ingannevoli e messaggi veraci. Le prime potrebbero essere create da chi, non pago di controllare gli uomini durante il giorno, instilla in loro pensieri falsi e deleteri. Forse ogni tanto, un nume, oltrepassate dimensioni tetre ed insidiose, è latore di un nunzio salvifico, ma, come l'alone del respiro sul vetro, presto svanisce senza lasciare traccia.

[1] Antonietta Gostoli ricorda che in Omero i dormienti sono visitati da un dio o da uno spettro, dall'immagine fittizia di una persona mandata dai numi e non creata dalla mente di chi dorme.



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16 settembre, 2008

Dualismo

Recenti sviluppi nell'ambito della cosmologia hanno riproposto un dualismo nella concezione del tutto. Mentre qualcuno continua ad ipotizzare che il tutto coincida con l'universo-energia e che anche l'anima (se esiste) sia una forma di energia, alcuni filosofi e scienziati, invece, sono inclini a pensare che esista una radicale differenza ontologica tra l'energia ed il principio che la emana.

Come spesso avviene, si disquisisce di energia, senza precisare il significato delle parole: se, ad esempio, l'anima è energia, con quale delle quattro interazioni fondamentali coinciderebbe o sarebbe forse identificabile con l'etere o con qualche, finora ignota, forma di energia?

Solo i materialisti possono ricondurre ogni manifestazione all’ambito energetico: se costoro credessero in Dio, lo immaginerebbero con un corpo. Il panteismo è stato confutato in modo esemplare da Schopenauer.

Dobbiamo quindi ammettere, almeno sul piano teorico, che l'universo-ologramma è fenomeno ben distinto dall'Essere. Pare inevitabile pensare ad una dicotomia tra manifesto e non manifesto. E' una diversità qualitativa. Esisterà pure un trait d'union tra il cosmo e la dimensione metafisica e non è escluso che, per quanto concerne gli esseri viventi, l'anello di congiungimento consista nel D.N.A.

Si comprende allora come chi afferma che siamo tutti parte dell'Uno prende lucciole per lanterne: che ognuno di noi sia atomo del cosmo in cui, tra l'altro, i misteriosi fenomeni di intreccio dimostrano un'intima interconnessione tra le parti, sembra assodato. Tuttavia questo significa che tutti siamo partecipi nella stessa misura del Principio spirituale? E' sufficiente essere articolazioni del creato per sentirsi divini?

Qui si ripresenta il solito tema della materia che non pare necessaria all'armonia spirituale; anzi essa potrebbe essere il risultato (inevitabile?) di uno scivolamento nello spazio-tempo, di un inciampo o il prodotto di un demiurgo. Ciò non significa condannare in toto le estrinsecazioni materiali, ma riconoscere che esse, con le loro caratteristiche, per quanto possano riflettere la luce primigenia, non sono la Luce. La luna splende nel cielo, ma poiché la sua superficie riverbera i raggi del sole.

La materia può essere spiritualizzata o trasfigurata o l'universo anela a ritornare a quell'origine atemporale ed immateriale da cui, simile ad una sorgente invisibile, perché sotterranea, tutto provenne e proviene?

L'ologramma dovrà, invece, essere sostituito con un altro migliore o dovrà essere distrutto?

Allora lo Spirito aleggerà libero, senza più infrangersi sulle sponde gelide delle galassie.



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12 agosto, 2008

Jamming

La mente mente? In latino - saggezza della lingua e degli antichi - il sostantivo "mente" ed il verbo "mentire" hanno la stessa radice. Dal primigenio morfema "men", col significato di "pensiero", originano parole di significato solo in apparenza distante. "Mentiri" è immaginare, fingere (nel senso di plasmare), quindi mentire. Non si dimentichi che, dalla medesima sorgente semantica, scaturiscono, ad esempio, "manyasu" (indiano), "man", (inglese e persiano), "Mann" (tedesco): l'uomo è (o dovrebbe essere), in primo luogo, essere pensante. Altri popoli privilegiarono l'aspetto tellurico dell'uomo contrapposto a quello celeste: ecco allora il latino "homo", legato alla famiglia di "humus", terra, fango. Anche l'ebraico "Adam", con legami forse con l'idioma dei Sumeri, vale "terra", "terra rossa" e "sangue".

Ora, non solo l'uomo è essere che elabora idee: è pure creatura che mente a sé stesso (alibi, giustificazioni, interessate rimozioni), ma anche agli altri. In ciò si distingue dagli animali, in cui la capacità di mentire è assente o rarissima. Allarghiamo, però, il campo d'indagine e scopriremo che la mente è, per così dire, organo percettivo-formativo, in cui è arduo separare il momento passivo (la percezione del fenomeno) da quello attivo (la modellazione del reale).

Si può ipotizzare, contro il senso comune, che il secondo momento sia quello prevalente, giacché è la presenza di un osservatore a determinare il congelamento del reale, la trasformazione del pensiero in cose. Senza osservatore, il reale non si concreta, almeno non del tutto. Tuttavia, in questo processo formante, la mente umana, sebbene in modo inconsapevole, mentisce a sé stessa? Non mi riferisco qui alle illusioni ottiche che sono il risultato di una traduzione del fenomeno in cui i dati "esterni" sono letti dalla mente (e dal cervello) in modo distorto. Intendo, infatti, alludere all'eventualità che la mente plasmi il reale, secondo schemi errati o parziali. Già lo spazio-tempo che alcuni fisici e cosmologi hanno creduto di oggettivare nell'universo, è una bugia percettiva che, per la sua costanza ed apparente sostanzialità, riteniamo vera. E' anche possibile, però, che la mente organizzi il mondo, secondo istruzioni volte a nascondere alcuni aspetti del reale o a farlo apparire come non è. Certo, qui si giunge nel cuore del problema, poiché il reale non esiste all'esterno della mente e, se ne vediamo solo una parte o lo percepiamo in modo distorto, è la mente l'origine di tali errori ed incompletezze.

Tuttavia un'altra mente (si pensi al demone di Descartes) è implicata forse in questa manipolazione percettiva: un'altra mente proietta immagini ingannevoli per sovrapporle a quelle generate dalla Mente, col fine di soggiogare gli uomini, mostrando loro ombre, invece di idee. L'errore nel programma, volutamente introdotto, col fine di scollegare le menti dalla Mente (le prime essendone parti, come tante foglie di uno stesso albero), è alla base di convinzioni erronee, di percezioni alterate, di clamorose s-viste, di illusioni ottiche della coscienza. L'universo-ologramma è modificato, in alcune sue dimensioni, secondo fini di controllo? Da chi? E' probabile che un cambiamento sia il presupposto non tanto di una percezione "oggettiva", ma di una modellazione del reale non condizionata, più ampia e vera, in quanto si è ripristinato il contatto con la Mente, la cui proiezione è stata deviata, a somiglianza di un raggio rifratto.



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11 agosto, 2008

Quadrati circolari

Gino De Dominicis è un esponente del Comportamentismo concettuale, un pastiche dell'arte contemporanea che fonde istanze mentali con performances ora provocatorie ora snobistiche. Un'opera di De Dominicis si intitola Tentativo di far formare dei quadrati, invece che dei cerchi intorno ad un sasso che cade nell'acqua.

L'opera consiste in una fotografia in un sobrio bianco e nero che ritrae l'artista di spalle seduto sulla sponda, orlata di giunchi, di un lago. Al centro dell'istantanea spiccano i cerchi concentrici formati dal sasso gettato in acqua. Evidentemente il tentativo di formare dei quadrati è fallito.

L'opera è la testimonianza di una sfida lanciata alla rigidità di certe "leggi" di natura. Il mondo galileiano-newtoniano pare obbedire a schemi causali che, sa da un lato rendono possibili le previsioni, dall'altro gli conferiscono una durezza meccanicistica. Sappiamo che, a volte, eventi sincronici incrinano questa realtà granitica. Tuttavia tali fenditure sono rarissime nel mondo macroscopico e non sono state ancora inquadrate in modelli interpretativi soddisfacenti.

Nel mondo subatomico e pure in altri àmbiti (quello del D.N.A. e dei microtubuli cerebrali), invece, sono differenti i comportamenti dei fenomeni: l''effetto può precedere la causa (Hume aveva ragione), il tempo e le distanze sono annullate, due stati sono entrambi possibili, una particella interferisce con sé stessa, uno più uno dà zero etc. E' una dimensione non solo controintuitiva, ma anche irrazionale, estrosa, imprevedibile... lontana dalla ripetitività e dall'inderogabilità del mondo macroscopico.

Perché il fuoco brucia, se il calore è una qualità secondaria? Un quid misterioso nella materia-energia determina tale conseguenza o un'abitudine della coscienza o ancora è un elemento introdotto dalla Mente?

Se un giorno, qualcuno riuscirà a sanare almeno in parte la frattura che separa il mondo libero del prespazio dalla sfera in gran parte deterministica in cui viviamo, non riusciremo a creare dei quadrati gettando in acqua un ciottolo, ma almeno saranno svelte, per qualche istante, le sbarre dello spazio-tempo.



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17 luglio, 2008

Terza dimensione

Si disquisisce spesso di quarta dimensione e di altri misteriosi livelli di realtà, dimenticando che anche la terza dimensione, la profondità, presenta lati interessanti da indagare. La profondità prospettica, lungi dall'essere inerente alle cose, è una creazione della mente e dell'occhio: è noto che i bimbi hanno una visione prevalentemente bidimensionale che progressivamente evolve in una tridimensionale. Gli oggetti distanti appaiono più piccoli rispetto a quelli vicini, mentre le linee convergono verso punti di fuga, a causa di un processo percettivo (mentale e retinico), ma anche culturale.

Non si può escludere che, esistendo un parallelismo tra sviluppo ontogenetico (dell'individuo) e storia filogenetica (dell'umanità come specie), gli uomini dell'antichità e del Medio evo tendessero a rappresentare la natura in modo tanto singolare all'occhio di noi contemporanei non solo a causa del rispetto di particolari codici iconografici, ma anche perché vedevano il reale in maniera non del tutto prospettica o, meglio, secondo una prospettiva di tipo differente da quella geometrica elaborata nel Rinascimento specialmente da Leon Battista Alberti e da Filippo Brunelleschi.

Ricordando che la percezione si situa in un punto di confluenza tra modelli psichici e culturali da un lato, (Vedi Percezione e realtà), fenomeno dall'altro, si comprende perché gli Egizi rappresentassero uomini e dèi con una molteplicità dei punti di vista (occhi e busto dipinti frontalmente, arti in movimento di lato), secondo un canone in parte ripreso dal Cubismo.

Si capisce anche per quale motivo l'arte medievale privilegiasse la prospettiva gerarchica in funzione ideologica, laddove l'arte rinascimentale si incentra su una raffigurazione con uno spazio scandito in piani geometrici di profondità, creando una dimensione mentale abbinata ad un'illusorietà realistica. Il realismo della pittura tra XVI E XVI secolo è spesso apparente, in quanto lontano dalla rappresentazione ottica degli antichi, scevra di fattori razionali, astratti. Ecco perché, ad esempio, le opere di Piero della Francesca, nel loro disegno delle cose e delle figure, si trasferiscono in un'atemporalità, in una dimensione sospesa, quasi irreale.

Mutatis mutandis, i videogiochi più avveniristici, per la verosimiglianza di immagini, movimenti, colori, ombreggiature..., tradiscono, nella loro esibizione di realismo, una fredda, astratta mancanza di naturalezza, per due ragioni principali. In primo luogo, i programmi che generano questi videogiochi definiscono una successione di piani geometrici-razionali, inoltre questi mirabolanti mondi virtuali stimolano ed enfatizzano solo il senso della vista, tra tutti i sensi il più mentale. Odori, sensazioni tattili e gustative sono assenti, mentre quelle acustiche sono appendici delle immagini.

La riflessione sulla tridimensionalità, oltre a rivelarne il carattere intellettuale, ci induce ad ipotizzare che la mente possa formarla sulla base di una storia archetipica, in correlazione ad istanze eterogenee (biologiche, percettive, ontologiche…).

Dunque forse non solo l'osservatore consente al fenomeno osservato di collassare in un particolare stato dell'essere, ma, nel momento in cui lo percepisce, lo plasma, secondo una peculiare modalità formale.


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03 luglio, 2008

L'illusione è un'illusione?

In altri articoli ho tentato di stabilire come si possa considerare la realtà materiale. E' necessario, però, chiedersi se, per caso, il mondo fenomenico non abbia, in contrasto con quanto si ipotizzava, una sua autonomia. Che cos'è dunque il “reale”? Un pensiero cristallizzato? Un quid che è sfuggito alla Mente simile ad una forma-pensiero di cui si è perso il controllo? Se il reale è apparente, lo possiamo ritenere un'illusione di primo grado, da cui si possono generare illusioni di secondo grado (cinema, arte iconica, "realtà" virtuale, ologrammi...). Attesa la fallacia ed inconsistenza delle illusioni di secondo grado, evanescenti chimere, resta da stabilire per quale motivi, invece, i fenomeni caduchi, collocati nello spazio-tempo, appaiano tanto concreti.

E' forse la nostra abitudine a concepire il “reale” reale a conferirgli tale concretezza e tangibilità o è un Nous a proiettare il film in cui gli attori recitano un ruolo, senza sapere che stanno recitando e che sono fotogrammi? Il movimento dei fotogrammi (lo scorrere del tempo) è solo un altro inganno sensoriale. Sebbene sia contrario al senso comune, è probabile che il mondo sia (è la linea di pensiero da Platone a Bohm) poco più di un'apparenza.

Ci muoviamo ed interpretiamo un dramma, simili ad ombre cinesi stagliate su un fondo: il dramma, alla fine, è finzione e fiction. Più che un film, a volte, appare un videogioco, con differenti quadri, con ruoli precisi e regole, ignote, però, quasi sempre ai giocatori.

E' possibile che Maya abbia, invece, una sua sostanza, basata su spazio, tempo e “leggi” di natura, come pensano alcuni cosmologi? Se ciò fosse vero, sarebbe il risultato di un progetto o di un errore? L’errore potrebbe consistere nell’aver permesso ad altre menti di plasmare porzioni dell’universo, secondo schemi imperfetti. In questo modo si spiegherebbe la prevalenza del Male in un pianeta come la Terra.

La manifestazione dell'essenza è quanto mai misteriosa e polimorfa, in bilico tra l'essere, (sebbene sia un essere sconfinante nell'esistenza), ed il nulla.

Come un Mandala, il reale, definisce un intrico di figure, colori, dimensioni, ma, come un Mandala è un'immagine effimera, destinata ad essere distrutta.




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19 giugno, 2008

Dimensioni invisibili

Il pensare inizia solo quando noi abbiamo esperito che la ragione glorificata da secoli è la più ostinata nemica del pensare. (M. Heidegger)

Siamo confinati in un mondo quadrimensionale da cui possiamo solo gettare un fuggevole sguardo nelle dimensioni invisibili. Difficile stabilire se la materia e l'energia oscura coincidano almeno in parte con le sfere non percepibili normalmente dai sensi, sfere esplorate dalla tradizione esoterica. E' possibile che alla materia corrisponda l'antimateria, mentre è certo che ambiti del reale, di cui conosciamo poco o nulla, si nascondano ai nostri limitatissimi organi sensoriali.

E' altresì probabile che altre dimensioni non obbediscano alle "leggi di natura" oggi note: siamo abituati a pensare che il tempo sia irreversibile e che non esista nulla oltre a quello che è esperibile. Da questo errore deriva una cecità, un rifiuto a prendere in esame eventualità che rischiano di mettere in crisi consolidati pregiudizi percettivi e cognitivi.

Sebbene la fisica quantistica, insieme con la riscoperta del pensiero tradizionale, abbia mostrato la fragilità e la limitatezza dei paradigmi scientifici tradizionali, queste nuove concezioni, che lasciano intravedere spazi sconfinati dell’essere, non hanno ancora aperto una breccia nel muro granitico della scienza ufficiale. Non è solo la pervicace ed ottusa chiusura delle corporazioni accademiche (dal C.I.C.A.P. in giù e già il C.I.C.A.P è a livelli infimi), ma un'assuefazione alla normalità ed all'ortodossia diffuse dal sistema scolastico ed universitario.

In questo modo si impedisce alle persone di concepire una realtà differente in quella in cui siamo imprigionati, una realtà dove nulla è impossibile, in cui lo spazio ed il tempo perdono di significato o sono trasfigurati in un quid non-locale, per mutuare un aggettivo caro ai fisici quantistici. Se imparassimo a pensare in modo alogico, intuitivo, essenziale, si aprirebbero prospettive fantastiche: potremmo sconfiggere la fatalità dei fatti, oltreppassare i confini cronotopici, interagire a distanza, comunicare con gli animali, invertire il nesso causa-effetto, frutto, come notava Hume, di un'abitudine e per nulla radicato nel reale... Se gli elettroni possono comunicare a distanze notevolissime, in assenza di un medium, perché non possiamo noi?

Stiamo scoprendo le potenzialità del D.N.A. che non è solo una microantenna ricetrasmittente, ma anche un ponte verso altri piani; stiamo forse squarciando il velo che nasconde il noumeno. Baluginano, di quando in quando, epifanie dell'ignoto.

Purtroppo la consuetudine col pensiero raziocinante che anatomizza cose inerti, invece di abbracciare il mondo della vita, insieme con il bombardamento chimico ed elettromagnetico e mille altri sistemi per atrofizzare la mente e prosciugare la sorgente dell'anima, ci impediscono di ascoltare nello stormire delle fronde la voce degli dei, di comprendere il linguaggio dei simboli, di librarci nei cieli dell'immaginazione creativa.

Francesco d'Assisi oggi sarebbe considerato un visionario.




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25 aprile, 2008

Anomalie gravitazionali

Esistono alcuni luoghi sulla Terra che sono caratterizzati da anomalie gravitazionali. Uno di questi è ubicato nel Lazio, presso il comune di Rocca di Papa, lungo la Via dei laghi, prolungamento dell'Appia nuova. Qui si rivelano strane irregolarità: in una situazione di lieve salita, le bottiglie rotolano verso l'alto ed anche le automobili, a motore spento ed in folle, tendono a salire. Gli scienziati tedeschi Franz Bludorf e Grazyna Fosar, con apposite misurazioni, hanno stabilito che nella cittadina dei Colli Albani la gravitazione è circa il 3,2 per cento più bassa che a Berlino. Il mistero più grande della zona è costituito dalla discontinuità spaziale e temporale: infatti, se in punto una bottiglia stava rotolando verso l'alto, qualche minuto dopo il fenomeno non succede più lì, ma altrove. I ricercatori succitati escludono che l'anomalia possa avere origini elettromagnetiche, mentre gli scienziati ortodossi liquidano il tutto come illusione ottica.

Altri luoghi presentano anomalie: Karpacz in Polonia, ai piedi della Schneekoppe, definita località della gravitazione disturbata; qui la gravitazione è inferiore alla norma del 4 per cento. Anche qui come a Rocca di Papa, si notano anormali condizioni meteorologiche: spira sovente un forte vento, ma si addensa la nebbia, il cielo è nuvoloso e la temperatura bassa, anche quando intorno splende il caldo sole estivo. La regione di Karpacz è una delle più ventose d'Europa ed è contraddistinta da una spiccata inversione termica, cioè in alto l'aria è calda, mentre al suolo è fredda. Ciò ostacola lo scambio termico. Sia a Rocca di Papa sia a Karpacz si trovano vulcani spenti.

Altri posti con anomalie gravitazionali sono Gerusalemme est, nei pressi della porta di Jaffa, una collina nella regione cinese del Gansu (Kansu) dove un ruscello scorre in salita. Questa plaga è stata analizzata dal fisico cinese Fang Xiaoming dell'Università di Lanzhou (Lanchou). Egli ha rilevato una diminuzione locale della pressione atmosferica.

Gli autori tedeschi succitati annoverano tra i luoghi con anomalie anche la Francia meridionale, nella fattispecie la Linguadoca: forse si riferiscono alla località di Saint Paul de Vence, dove si osservano spesso strani globi (U.F.O., orbs, sfere di plasma, armi segrete...?) e si registrano inusuali manifestazioni fisiche. Saint Paul De Vence non è molto distante dalla Valle delle Meraviglie, dove gli antichi Liguri incisero sulla pietra figure geometriche, (immagini entottiche?), animali, sciamani, utensili ed armi, accanto a simboli dal significato oscuro. E' una zona alpina sacra, immersa in un'atmosfera magica e solenne, con vette di maestosa bellezza e profonde vallate. Qui si aderge il Monte Bego. 80 km a nord di Nizza. Il Monte Bego domina dall'alto dei suoi 2.872 valli modellate da antichi ghiacciai che, ritiratisi 10.000 anni fa, hanno lasciato dietro di sé rocce finemente levigate, corone di laghi e, soprattutto, quasi 36.000 incisioni a mo' di misterioso santuario sub divo.

L'anomalia più forte nel mondo dovrebbe trovarsi lungo il Sardine Creek, nello stato dell'Oregon, un'altra a New Brunswick, in Canada.

Anche nelle Maldive è stata riscontrata una gravità anomala che, secondo alcuni, sarebbe da ricondursi alla massa delle montagne sommerse sulle quali si sono formati gli atolli dell'arcipelago.

Il dottor Peter Schwintzer attribuisce le anomalie gravitazionali a giacimenti di minerali, alla convezione del mantello, ossia la salita di materiale caldo verso l'astenosfera, allo slittamento di placche litosferiche verso il basso. Tuttavia Schwintzer sostiene che le variazioni gravitazionali sono talmente lievi ed insignificanti che non possono trascinare un'auto. Per lui tali effetti sono inganni ottici.

La presenza di queste difformità gravitazionali è un vero enigma che Bludorf e Fosar sono tentati di correlare ai cosiddetti domini di "vuoto", zone in cui la gravitazione diventa instabile, mediante la concentrazione di masse negative, che vengono respinte sotto l'azione della forza di gravità delle masse normali.

Bisognerebbe stabilire se i luoghi passati in rassegna sono situati in punti lungo direttrici energetiche (le leylines): ciò è vero per le Alpi Occidentali che forse non a caso sono situate in una zona, insieme con tutta l'area circostante, in cui sono più diffuse e martellanti le attività di irrorazione chimica e di irradiazione di campi elettromagnetici artificiali. E' anche un'area di basi militari, probabilmente di installazioni sotterranee, di avvistamenti di U.F.O. Non si può quindi escludere una connessione "sottile", energetica tra le chemtrails e certe zone in cui più accanita è la nefanda operazione. Le stranezze del tempo, nebbie in presenza di vento, inversioni termiche etc. generate artificialmente potrebbero creare interferenze con fenomeni gravitazionali e magnetici (non ancora unificati in una teoria unica) per alterare equilibri naturali benefici per la vita e la salute degli esseri viventi.

Infine, ipotesi peregrina, ma forse non del tutto infondata, le modificazioni indotte potrebbero avere una qualche attinenza con l'intenzione di danneggiare o eliminare creature eteriche o di disturbare ed impedire il volo di astronavi aliene.

Fonti:

G. Fosar, F. Bludorf, L’Intelligenza in rete Nascosta nel D.N.A., Diegaro di Cesena, 2005
G. Hancock, Civiltà sommerse, Milano, 2002
Zret, Il mistero dei Liguri, 2007



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27 febbraio, 2008

Etere o non etere? (terza ed ultima parte)

Nel 1977 l’ingegnere Rho Sigma (pseudonimo) pubblicò il libro Ether technology, in cui analizzava le basi teoriche e gli esperimenti sull’antigravità e sulla levitazione, ribadendo l’esistenza dell’etere. La prefazione fu curata da Edgar J. Mitchell, ex astronauta.

Pure la fisica delle particelle sempre più si sta orientando verso l’ipotesi di un’energia soggiacente alle quattro interazioni fondamentali: si ritiene, infatti che esista un’energia, definita campo di Higgs, che pervade ogni punto dello spazio e che induce la presenza di una massa per la particella portatrice, quando la simmetria viene spezzata. Alcune simmetrie di gauge (letteralmente calibro), quella del campo elettromagnetico e del campo gravitazionale, non sono spezzate e le particelle “messaggere” restano prive di massa; la simmetria di gauge, invece, della forza nucleare debole può essere infranta sicché le particelle portatrici, i bosoni W e Z, acquistano una massa.

Ricapitolando, si può ritenere l’etere un’energia che soggiace alle quattro forze fondamentali (elettromagnetica, gravitazionale, nucleare debole, nucleare forte); il suo moto dovrebbe essere spiraliforme; tale energia si può forse misurare, sebbene i suoi effetti siano minimi. L’ingegnere Carlo Splendore ha ideato uno strumento, il rotorgon, che dovrebbe consentire di rilevare questa energia. “Il rotorgon è un semplice dispositivo che permette di rivelare l’esistenza di un campo di energia vitale, sia quella emessa dal corpo umano, sia quella presente nell’ambiente in cui viviamo, proveniente dagli spazi cosmici e circolante intorno al pianeta. … Non possiamo entrare nel merito della vera natura di questa energia, d’altra parte per certi aspetti ancora controversa, ma ci sembra di poter affermare fin d’ ora che il rotorgon non sia altro che un mezzo attraverso il quale la suddetta energia vitale subisca dapprima una degradazione ad energia di tipo elettrostatico e che questa venga successivamente convertita in energia cinetica". (C. Splendore)

L’inarcamento della luce, che Einstein attribuisce allo spazio-tempo vuoto (sic) che si curva, potrebbe essere correlato al movimento rotatorio dell’etere. L’etere potrebbe anche spiegare l’effetto a distanza di masse tra cui esiste un’attrazione gravitazionale. Tra le forze di cui sopra, infatti, quella gravitazionale è la più misteriosa, poiché non si comprende come un corpo possa interagire con un altro, senza alcun tramite sicché alcuni fisici hanno congetturato l’esistenza dei gravitoni, particelle mediatrici della forza gravitazionale, ma tali particelle non sono state rilevate sperimentalmente. Potrebbe, invece, essere l’etere a trasmettere tale influsso.

La rotazione, presunta caratteristica dell’etere, potrebbe spiegare per quale motivo nell’universo i vari fenomeni tendono ad assumere la forma di spirale: dalle galassie alle conchiglie, dall’orecchio alle colture di batteri. Tali forme, a loro volta, sono associate al numero aureo, il phi. La rotazione, inoltre accomuna macrocosmo e microcosmo: ruotano le galassie attorno ad un centro, a somiglianza degli elettroni, come spinti da una forza primigenia.

E’ possibile imbrigliare l’etere e ricavarne energia? La si può usare per favorire un riequilibrio delle condizioni ambientali e climatiche e della salute degli organismi viventi (ad esempio, contro le conseguenze nocive delle scie chimiche e delle emissioni elettromagnetiche)? Questo, in parte, già avviene, ma non si è superato l’approccio empirico e gli studi rigorosi, come quelli di Kozyrev, sono scarsamente divulgati, anzi oggetto di ostracismo per opera della “scienza” accademica, arroccata su posizioni ottocentesche ed aduggiate da vieti paradigmi positivisti.

Fonti:

J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Milano, 1991
M.C. Feole, Dalla fisica dei quanti alla realtà, Macerata, 2007
T. Montalk, The etheric origins of gravity, electricity and magnetism, 2007
P. La Violette, Il codice dell’Apocalisse, 2005
M. Tenan, La scienza del nostro pianeta, 2008
M. Teodorani, Tesla, lampo di genio, 2005
D. Wilcock, Divine cosmos, 2006
Id., Le conquiste del Dottor Kozyrev, 2006
R. Zamperini, La cellula madre e l’energia del tempo, 2005


Leggi qui la seconda parte.

08 febbraio, 2008

Mondi possibili

Esistono altri mondi dove gli eventi si dipanano in modo differente da come si svolgono qui, in questa nostra dimensione?

E' la teoria elaborata da Hugh Everett III (1930-1982) [1], lo scienziato che ipotizza l'esistenza dei molti mondi. Per Everett, l'idea del collasso della funzione d'onda, ossia del congelamento della realtà in uno ed uno solo particolare stato, discende dall'incapacità degli esseri viventi di interagire con la totalità della realtà quantistica, essendo gli uomini confinati lungo una sola diramazione della nostra realtà che continuamente si scinde in modo schizofrenico. Questo scenario ha conseguenze quasi inimmaginabili, come i paradossi di molti racconti di Borges, in cui ogni cosa che può logicamente succedere succede o dove gli avvenimenti si biforcano in nuove diramazioni da cui si generano altri bivii... "Ciascuno di noi continuerà ad esistere, finché vi saranno lo spazio ed il tempo, perché, anche se moriamo in questo mondo, ne esiste un altro nel quale ciò non accade, ad infinitum." (John D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Oxford, 1988).

Le idee di Everett rivelano in primo luogo il singolare sincronismo che spesso mette in comunicazione la letteratura e la scienza: più o meno negli stessi anni artisti e fisici disegnano prospettive cosmologiche ed ontologiche che tendono a convergere verso una nuova concezione del reale. Anzi, come sovente accade, Jose Luis Borges, letterato ingegnoso e profondo, sebbene talora cerebrale, creatore di geometrie narrative non euclidee, precorre i tempi, immaginando situazioni compossibili. Sono scenari del tutto controintuivi e lontani dal senso comune, ma che aprono una breccia nel muro solido eppure evanescente della nostra realtà. E' singolare che l'idea di immortalità, espulsa dalla scienza materialista e considerata alla stregua di una mera superstizione dalla maggior parte degli accademici, si riaffacci nel nostro orizzonte culturale dominato dall'incredulità e dall'agnosticismo, attraverso le elucubrazioni, comunque non gratuite, di un fisico.

Tra l'altro, visto che alcuni
paradigmi, meglio paradogmi si stanno sgretolando, la teoria dei molti mondi sembra adatta ad incarnare lo Zeitgeist dei decenni futuri, quando finalmente il pensiero, liberatosi di inutili involucri scientisti, potrà armonizzare alcune tra le congetture più avanzate della meccanica quantistica con le concezioni di correnti filosofiche non cartesiane. Si profilerà forse un modello interpretativo che, oltre grazie al suo intrinseco fascino, potrà dare linfa a quei sogni che accompagnano un'umanità prigioniera in una segreta spazio-temporale, un'umanità che viaggia in un treno deteministico diretto in modo ineluttabile verso la sua meta entropica, verso la morte termica, il nulla.

Chi può escludere che un giorno forse non lontano riusciremo a trovare un varco ed ad inoltrarci in uno dei tanti giardini dell'universo dove è il tempo è reversibile, dove gli eventi possono essere cambiati ed in cui le "leggi" di natura acquisiscono un'altra natura?

La nostra condizione limitata e costretta da catene invisibili si può superare. Si può aprire una finestra che si affaccia sul sogno divenuto realtà.


[1]
Hugh Everett III (Maryland, 11 novembre 1930 – McLean, 19 luglio 1982) è stato un fisico statunitense attivo principalmente all'Università di Princeton. E' stato celebre tra i fisici per aver formulato per primo nel 1957 l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, definito anche multiverso. Secondo questa teoria, quando si esegue una misurazione quantistica e si osserva una funzione d'onda, questa non diventa l'unica reale (come si pensava precedentemente), ma assumono esistenza anche tutte le misure che non sono state trovate, generando ognuna un altro universo. Everett abbandonò gli studi in fisica subito dopo aver completato la tesi di dottorato, scoraggiato dallo scarso interesse degli altri fisici verso queste sue teorie.

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