08 marzo, 2009

Conigli

Purtroppo il dizionario della lingua italiana non contempla termini idonei per tentare di rendere l'infinita stoltezza degli amministratori matuziani. Bisogna, infatti, ricordare che costoro non paghi di aver rovinato l'ex città dei fiori, ora città dei fiori del Male, con decenni di speculazione edilizia, di folli decisioni urbanistiche, di mostruosi interventi architettonici, hanno recentemente dimostrato vera genialità. Non bastava la viabilità strozzata da assurdi sensi unici ed isole pedonali; non bastava la trasformazione del centro in una suburra; non bastava la degradazione delle periferie sommerse dai rifiuti; non bastava lo sventramento delle colline con la costruzione di autorimesse per pochi privilegiati; non bastava l'incuria in cui versa il patrimonio boschivo... Sanremo è divenuta una cloaca immonda, su cui quotidianamente scaricano le loro mefitiche deiezioni gli aerei chimici.

Fino a qualche anno fa, almeno, nonostante l'incompetenza (uso un eufemismo) delle amministrazioni succedutesi, Sanremo godeva di un clima mite, con giornate di sole splendido e con i mesi autunnali ed invernali irrorati da piogge benefiche. Oggi un'impenetrabile cappa chimica grava su tutta la Liguria occidentale simile al coperchio di un avello. Tra il fetente festival della canzone italiana e ridicole iniziative da baraccone, Sanremo potrebbe essere insignita del premio come località più volgare e più brutta dell'intero pianeta.

Senza dubbio, però, la misura non è ancora colma: infatti l'attuale deturpazione è culminata nella collocazione di gigantesche "sculture" di materiale sintetico che ora ingentiliscono i parchi ed i giardini della ridente cittadina. Sono giunonici conigli di colore giallo, fuchsia, verde, oro, argento, scialbe imitazioni delle opere scolpite da Botero o delle creazioni pop. Si vede che qualcuno non sapeva come scialacquare i denari pubblici, dopo averli dilapidati per la pista ciclabile, l'inutile fiume d'asfalto costeggiato da orride palme, tane ideali per i topi. Altri denari sono stati scialacquati per una rete di telecamere per la videosorveglianza. Ha così pensato di sprecare risorse e, nel contempo, di imbruttire ulteriormente una già oscena, ripugnante Sanremo.

Alla fine, però, si deve notare il lato positivo di questa "operazione conigli". Notiamo la padronanza della retorica di chi ha deciso di installare queste opere pseudo-pop. Costui ha sviluppato una fine, arguta similitudine tra i paurosi roditori ed i pavidi, tremebondi sudditi di Sanremo: sempre di conigli si tratta!


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Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

07 marzo, 2009

Rugiada

Scoprire l'universo in una lacrima di rugiada. E' un universo dove si specchiano e si rifrangono i mondi e le ere. Tutto è contenuto in quel cosmo liquido, nella goccia che scivola sulla pagina di una foglia, sul foglio della vita. Nelle trasparenze del silenzio evaporano i colori dei sogni e, all'improvviso, un altro cielo si srotola, a guisa di un papiro.

Simili a comete, i glifi miniati del volume si staccano per cadere sul mare, sulle pianure, frantumandosi in faville d'argento.

Scoprire l'universo in una siepe di prunalbo: i fiori sono stelle che punteggiano un firmamento smeraldo. Il brulichio degli insetti è un linguaggio indecifrato. Il vento scorre in onde luminose. Nel tepore della primavera si liquefanno i pensieri.

Scoprire l'universo in un tarassaco che affonda le corte, tenaci radici nel cemento: la gialla corolla splende come un sole nel deserto della disperazione.

Presto i semi dei soffioni, leggiadre piume, turbineranno tra gli acanti delle galassie.



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06 marzo, 2009

In edicola il numero 5 di Fenix

E' uscito nelle edicole il numero 5 della rivista diretta da Adriano Forgione, Fenix. Vorrei, tra i vari articoli, segnalare il testo di Mike Plato intitolato La cospirazione celeste, uno spaccato dell'insidiosa congiura invisibile. Gli esecutori di questo piano demoniaco nel nostro mondo sono i Quisling della "politica", della "scienza", dell'"economia"... I veri congiurati sono altrove.


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05 marzo, 2009

Interpretazioni dell'Apocalisse (prima parte)

Nel pubblicare questa ricerca in tre parti sulle interpretazioni dell'Apocalisse, vorrei informare i lettori che l'amico Timor ha aperto un blog, Universi in espansione: la sua pagina personale, animata da un afflato sublime, contiene testi intensi, di un misticismo arioso. In particolar modo, ho apprezzato l'immaginifico Ricordi, avvivato da uno stile adamantino.

L’Apocalisse o Rivelazione è l’ultimo libro del Nuovo Testamento. “L'Apocalisse (dal greco apokalypto, rivelo) si presenta come opera di Giovanni (1,1), ma molti studiosi ritengono che non sia stata scritta dall'autore del Quarto Vangelo. Per la datazione si pensa al periodo che seguì alla persecuzione (?) di Nerone (65-70) o alla fine del regno di Domiziano (91-96).


Gli strumenti espressivi della letteratura apocalittica sono le visioni, l'apertura dei cieli, le comunicazioni degli angeli, soprattutto il simbolismo (numeri, immagini e scene). Pur appartenendo al genere descritto, l'Apocalisse si distingue per tratti di grande originalità. (…) È una lettura profetica della storia ed un messaggio di consolazione".

Non mi soffermo sulla vexata quaestio circa la paternità del testo né sulla genesi né sulla datazione. Mi limito ad osservare che originariamente il libretto fu concepito forse in un ambito gnostico-cristiano non scevro di influssi ebraici: al nucleo originario furono poi aggregate, non sempre in modo del tutto coerente, altre parti. Vorrei qui, senza la presunzione né la pretesa di essere esauriente, solo tirare un po' le somme circa le principali interpretazioni dell'opuscolo.

Interpretazione storico-astronomica

Questa esegesi è sostenuta in particolar modo dallo statunitense Paul La Violette, cosmologo e scienziato dei sistemi. La Violette reputa che i principali eventi descritti in Apocalisse non si riferiscano al futuro, ma al passato, ad un'epoca preistorica collocabile intorno al 10.500 a.C., allorquando la Terra conobbe la fine dell'ultima era glaciale causata da una superonda galattica che investì il pianeta. Quest'onda, proveniente dal centro della Via Lattea, avrebbe provocato immani cataclismi: inondazioni, estinzioni di molte specie animali e vegetali, cambiamenti climatici, scomparsa di antiche civiltà. Questa catastrofe è adombrata nei "miti" del diluvio, saghe che sono trasmesse da tempo immemorabile presso moltissimi popoli.

Anche l'astro che precipita sulla Terra e l'oscuramento del cielo, stando a La Violette, sono riferimenti alla catastrofe del Mesolitico: l'astro evoca l'esplosione nel cuore della Galassia. La deflagrazione diede origine ad una scarica di raggi cosmici ed ad una nube di polvere e detriti interstellari che avvolsero il sistema solare, precipitando il pianeta in un lungo periodo di tenebre e di gelo.

Osserva l'autore: "L'oscuramento del sole e l'arrossamento della luna di Ap. 6, che hanno delle corrispondenze nella storia di Ragnarok, rappresenterebbero un'invasione di polvere cosmica, mentre le stelle che si schiantano sulla terra si riferirebbero alla caduta di meteore. L'astro che precipita sulla Terra e l'oscuramento del cielo, stando a La Violette, sarebbero riferimenti alla catastrofe del Mesolitico: l'astro potrebbe evocare l'esplosione nel cuore della Galassia.

Il cap. 8 delinea sette catastrofi preannunciate da sette angeli che suonano delle trombe: sono calamità (siccità, intenso calore, polvere acida, sconvolgimenti climatici...) simili a quelli derivanti da un'incursione di polvere cosmica.

Lo studioso legge negli Scorpioni di Ap. 9, un adombramento della costellazione dello Scorpione il cui pungiglione punta verso il centro della Galassia. Più precisamente "la descrizione delle teste e delle zanne richiama alla mente i segni dell'Acquario e del Leone che sono orientati perpendicolarmente rispetto al centro galattico; quella dei corpi a forma di cavallo da guerra e delle code simili a quelle di scorpioni invece le costellazioni del Sagittario e dello Scorpione che lo fiancheggiano. Queste strane bestie raffigurate pure nella Sfinge egizia potrebbero indicare una connessione causale fra i raggi cosmici del centro galattico ed il fumo cosmico che oscura il sole?"

E' quindi la Rivelazione un messaggio dal passato? Vi sono allusi fenomeni cosmici? E' possibile, come è probabile che alcuni numeri codifichino manifestazioni astronomiche come il ciclo undecennale delle macchie solari o le costellazioni zodiacali o i sette pianeti. Più avanti vedremo come non si debba escludere che la raffigurazione immaginifica e simbolica del passato, evidenziata da La Violette, si riverberi sull'immediato futuro.



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03 marzo, 2009

Zeitgeist day

Domenica 15 marzo si terrà lo "Zeitgeist day" in molte città di tutto il mondo.

Per quanto riguarda l'Italia nord occidentale, a Torino ci sarà una proiezione del documentario, alle ore 17,30 al Xò Cafè, in via Po 46.

Leggi qui tutti i particolari dell'iniziativa.


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Aleph

"Aleph" è un noto racconto filosofico di Jorge Luis Borges. Il protagonista, in cui si cela e manifesta lo stesso autore argentino, è ospite di Carlos, una misteriosa figura che inizia Borges alla visione dell'Aleph. L'anfitrione lo invita, infatti, a scendere nella cantina dove, se seguirà alcune istruzioni, potrà assistere al prodigio. Solo, nel cupo silenzio della cantina, il protagonista subito teme che Carlos l'abbia ingannato per rinchiuderlo in una tomba, dopo avergli offerto una pozione venefica. Poi, però, si dispiega dinanzi ai suoi occhi l'epifania, l'Aleph, ossia il Tutto, l'Infinito: in un turbinio di immagini, in un caleidoscopio di scenari e di tempi, l'uomo percepisce l'inconcepibile universo.

Svanita la visione, Borges si congeda da Carlos, rifiutandosi con energia di discutere dell'Aleph. Sconvolto dalla sovrumana esperienza, dopo qualche notte d'insonnia, egli riesce a dimenticare.

Questa è la lineare sequenza degli eventi della novella che incarna la poetica di Borges tra misticismo e labirintiche elucubrazioni. La prospettiva interna si incunea nella dolente rievocazione di Beatriz, la donna amata dalll'attante principale, di cui egli scopre, durante l'immersione nell'oceano della Coscienza universale, il tradimento.

L'Aleph, incommensurabile e magnifico in modo spaventoso, è il Cosmo in cui tutto coesiste: in modo incomprensibile la più tenera gioia vi si compenetra con il più granitico patimento, sicché il narratore prova, non appena la visione dilegua "una venerazione infinita ed una pena infinita".

L'Aleph, tessuto istoriato di simboli alchemici e cabalistici, intrecciato di fili inestricabili, è soprattutto una catabasi nell'inferno della Conoscenza, la vertigine di fronte all'abisso, l'estasi dello sgomento: reduce da questo viaggio ai confini dell'indicibile (quanto è misero il linguaggio di fronte al mistero dell'Essere!) si accende il desiderio della dimenticanza.

Lo scrittore affida ad una tripartizione strutturale la prospettiva tematica: l'attesa tramata di inquietudine nel salotto di Carlos, lo Spannung della visione (“In quell'istante gigantesco io ho visto milioni di azioni piacevoli o atroci: nessuna mi sbalordì quanto il fatto che esse occupavano tutte lo stesso punto, senza sovrapposizione e senza trasparenza”); il ritorno all'irreale realtà. Sin dall'incipit gli aggettivi stranianti, incongrui introducono in un'atmosfera sospesa, come se il nostro mondo fosse l'avanguardia inquietante di un esercito di ombre.

Con esemplare coraggio, l'autore si addentra nel dedalo della realtà: indifferente e partecipe, egli vede (sintomatica l'anafora di "vidi") le innumerevoli sfaccettature dell'universo, ma i suoi occhi si riempiono a tal punto di immagini da divenire ciechi.

Da Omero a Borges, la cecità è il pegno della Conoscenza, la misura della rivelazione che vela. Se vedere è etimologicamente sapere (si pensi al greco "oida", alla radice indoeuropea "vid"), se sapere è distruggere il senso del mistero e sfiorare il senso senza direzione, allora, almeno in parte, è una grande fortuna se viviamo nell’ignoranza e nell’oblio.



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02 marzo, 2009

La ghigliottina

Colpirà all'improvviso ed in modo implacabile, come una ghigliottina... Aver provveduto, quando si era ancora in tempo! Forse qualcuno ha avuto sentore di quanto sarebbe successo, ma ha scambiato il riflesso per la luce di una stella, quando era il riverbero della lama.


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01 marzo, 2009

La scienza ellenistica e la scemenza attuale: qualche nota

L'età ellenistica conobbe un'incredibile fioritura culturale e scientifica. Alcuni, considerando le invenzioni ed i risultati teorici di figure come Archimede di Siracusa, Eratostene di Cirene, Aristarco di Samo, Erone di Alessandria, Ipparco di Nicea... si dolgono poiché ritengono che, se la scienza alessandrina fosse stata maggiormente valorizzata dai sovrani, se si fossero intuite le potenzialità di certe scoperte, il movimento del "progresso" sarebbe stato più celere ed oggi la nostra civiltà sarebbe più "avanzata". I limiti al "progresso" furono costituiti dall'assenza di esperimenti organizzati (solo con grande difficoltà, per esempio, veniva permessa dai Lagidi la dissezione dei cadaveri), dall'abbondanza di manodopera servile che rendeva superflui molti macchinari, ma soprattutto da una forma mentis incline a privilegiare la speculazione rispetto all'applicazione pratica. Mi chiedo in quale spaventosa realtà ci troveremmo oggi, se il ritmo delle scienze alessandrine, non avesse subito un rallentamento ed un'interruzione nei secoli successivi.

Così la tecnologia del periodo ellenistico si arenò, eccezion fatta per le macchine da guerra che furono inventate o perfezionate affinché aumentasse il loro potere distruttivo. E' sintomatico: scienza e tecnologia sono strade che conducono, prima o dopo, alla morte. Sovrani, capi di stato, generali vedono nella ricerca soltanto uno strumento per accrescere il loro potere e per stabilire la loro egemonia. Per questa ragione Magat sentenziò: "Bisogna ammettere che tutta la scienza è maledetta". La scienza, in quanto "scissione", è diabolica: "diaballein", infatti, in greco vale "dividere". E' diabolica anche in senso più lato. Essa quindi nasce e si sviluppa sotto il segno della separazione. Questo non significa condannare in toto le discipline empiriche, ma riconoscere che, da quando il mondo è mondo, tali indirizzi purtroppo vengono facilmente strumentalizzati, diventando armi a doppio taglio. Uno dei due tagli, però, è quasi del tutto privo di filo. Oltre alla scienza, (quella vera, non l'aborto del C.I.C.A.P.), non si può e non si deve trascurare il contributo del Sapere tradizionale che, non di rado, ha anticipato acquisizioni scientifiche e non è scevro di addentellati con altri ambiti di conoscenza. Esiste altresì non solo un'area di convergenza tra le diverse forme di sapere, ma un punto in cui la conoscenza si trasfigura e si eleva in una dimensione superiore: solo pochi "spiriti magni" nel passato riuscirono ad ascendere verso vette eccelse, donde il loro sguardo penetrante potè spaziare su orizzonti incogniti, suggestivi.

Oggi, però, assistiamo ad uno spettacolo inverecondo di "scienziati" degeneri riciclatisi come disinformatori d'accatto, come "esperti" da salotto televisivo. Ripetono luoghi comuni mal compresi, farfugliano spiegazioni sull'onnipresente "effetto serra", cianciano in conferenze il cui unico scopo è vendere cianfrusaglie e libracci. Oggi è impossibile affrontare un discorso sul metodo o sull'episteme, semplicemente perché la scienza non esiste più, essendosi mutata in propaganda, in azione di censura, in dogma. E' una mutazione genetica che ha partorito un mostro.

Oggi possiamo soltanto ammirare quegli uomini che si stupivano di fronte alla natura e per i quali l'investigazione del mondo era un'avventura entusiasmante, preludio, a volte, per un itinerario superiore. I geni conobbero la precisione e l'estro, l’analisi e l’intuizione, considerando la prima come la sosta nel pronao prima di accedere nei penetrali del tempio. "Scienza occidentale" e Conoscenza simbolica sono sfere qualitativamente diverse, ma non agli antipodi. Non mancano, però, punti di attrito, anche perché la luce raziocinante della "scienza occidentale" è invasa dalle tenebre molto più di quanto si possa immaginare.

Comunque il futuro, un futuro forse ideale, appartiene al superamento, ad un percorso che dall’intelligenza concreta si diriga verso mete più alte.



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27 febbraio, 2009

Gli Insettoidi e gli Aracnoidi nell'Ufologia (terza ed ultima parte)

Nel film L'astronave degli esseri perduti (Quartermass and the pit), durante alcuni scavi viene ritrovata un’astronave con creature senza vita che ricordano le cavallette. Quartermass ne deduce che l'astronave arriva da Marte(?); lo scienziato scopre che gli esseri-cavalletta erano i padroni degli schiavi trovati sul vascello spaziale. Quando il razzo era caduto sulla Terra, milioni d'anni prima, si salvarono solo alcuni di questi prigionieri che diedero vita alla razza umana.

Ancora cavallette, meccaniche questa volta, nel reboante e noioso Starship troopers. La storia è ambientata nel XXIII secolo: la Terra è governata da una dittatura militare, che porta la violenza come primo strumento di affermazione e che conferisce pieni diritti solo a chi si arruola nei ranghi delle forze armate planetarie, segnando così una divisione netta tra combattenti e civili. Johnny Rico, giovane studente sudamericano, si arruola nelle forze federali, indotto dal professor Rasczak e per seguire la sua fidanzata, Carmen Ibanez. Il loro rapporto è, però, destinato a deteriorarsi a causa della lontananza e delle differenti destinazioni dei due: aviazione per Ibanez, fanteria mobile per Rico. Durante un'esercitazione, muore un commilitone di Rico per sua responsabilità: decide quindi di congedarsi, salvo poi ripensarci. Buenos Aires, città natale di Rico, è stata distrutta da un meteorite lanciato dagli Aracnidi, specie aliena proveniente da un pianeta chiamato Klendathu, già in conflitto con la Federazione Terrestre. Ora combattere è questione di vendetta e la guerra appena dichiarata agli insetti è l'occasione per ottenerla. I militari vengono inviati sul pianeta inospitale per sterminare il nemico. Arrivati sul mondo alieno, i terrestri si scontrano immediatamente con temibili ed agguerriti insetti giganti.

Claustrofobica e conturbante la produzione The bug (2006) per la regia di William Friedkin. Tratto da una piéce di Tracy Letts, il film narra la storia di Peter, ex marito di Agnes e veterano di guerra. L’uomo coinvolge Agnes in un turbinio di agghiaccianti eventi e visioni a base di insetti invisibili che si annidano sotto la pelle. Sintomatico che nella pellicola Peter menzioni il famigerato gruppo Bilderberg ed i suoi diabolici progetti: dal 1982 la popolazione è dotata di un microprocessore sin dalla nascita. L’esercito ha scelto alcune persone per sperimentare il controllo a distanza come accadde con Timothy Veigh, il candidato manciuriano che fu accusato dell’atto scellerato di Oklahoma City. Gli insetti bionici sono parte di un sinistro progetto militare. Sebbene nel film si tenda a presentare le affermazioni del protagonista sotto la speciosa e tranquillizzante giustificazione della paranoia che lo affliggerebbe, restano gli indizi relativi al controllo mentale, ad insidiosi insetti e pure ad una malattia di origine nanotecnologica come il Morgellons.

Il film The mist del 2007 scritto, diretto e prodotto da Frank Darabont, è la trasposizione cinematografica del racconto di Stephen King La nebbia, contenuto nella raccolta Scheletri. Bridgton, cittadina del Maine, viene avvolta da una densa foschia popolata da spaventose creature che mietono vittime tra la popolazione. Un gruppo di persone, rifugiatesi in un supermercato, lotta per sopravvivere. Il film si apre con David, il protagonista, che sta completando un dipinto. Poco dopo una tempesta elettrica proveniente dal lago porta lui e la sua famiglia a mettersi in salvo in cantina. Il giorno seguente David, insieme con il vicino Brent Norton e suo figlio Billy si dirige al supermercato, ma una misteriosa nebbia comincia a dilagare sulla cittadina. Gli esseri abominevoli sono cavallette aliene ed è significativo che la causa dell’invasione sia addebitata ai militari che, in seguito ad esperimenti compiuti in una vicina base per l’apertura di un portale verso altre dimensioni, provocano l’ingresso degli insetti.

Venenum in cauda… la meccanica pellicola Ultimatum alla Terra, rifacimento del classico risalente agli anni '50 del XX secolo. Nella versione del 2008, così distante dal dolente lirismo dell’originale girato da Robert Wise, a mo’ forse di obliquo messaggio, compaiono delle inarrestabili cavallette robot, risultato di nanotecnologia, che distruggono flora, fauna ed oggetti…

La meccanizzazione, come sigillo di un annientamento dell’ultimo barlume di umanità, foss’anche la disperazione.

Colpisce l’immagine che raffigura la magnetosfera: pare un gigantesco Aracnide che, con le sue mostruose zampe, stringe la terra in una morsa fatale. Questa figura ricorda il ragno istoriato a Nazca (Perù): si tratta del Ricinulei, dell’Amazzonia, un animaletto delle dimensioni di sei millimetri circa. Si nota qualche affinità… singolare coincidenza.



Fonti:

R. Malini, UFO dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003 s.v. razze aliene
Zret, Il mistero delle pitture rupestri, 2008
G. Casale, Le abductions aliene in una nuova prospettiva. Anche Rick Strassman, nel suo libro, DMT the Spirit molecole, 2001, accenna a contatti con entità rettiliane ed insettoidi incontrati dai volontari che si erano sottoposti agli esperimenti con la dimetiltriptamina.
Davy, La ragnatela non è tessuta dal Rettile, 2008
A. Forgione, La linea di sangue e la sacra tomba della Maddalena, 2008
L. Pallotta, Dimensioni aliene, 2008
P. Coppens, Messaggi dall’onda temporale, 2008
C. Malanga, 2009, l’anno della verità, 2009
A. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001, s.v. Ragno
M. Paoletti, Geometrie aeronautiche
G. Fosar, F. Bludorf, L’Intelligenza in Rete nascosta nel DNA, Diegaro di Cesena, 2006
L. Pachì, Alieni nel cinema


Leggi qui la seconda parte.


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Conferenza sulla dittatura del III millennio

La dittatura "edulcorata" del III millennio sarà argomento della conferenza il cui titolo è il seguente:

PSICOTRONICA, NUOVO ORDINE MONDIALE e MANIPOLAZIONE MENTALE

Leggi qui tutti i particolari dell'iniziativa.


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26 febbraio, 2009

Zucchero

Sappiamo che la crisi attuale è stata pilotata. Ciò significa che sono stati creati i presupposti per costruire un Nuovo ordine globale, il fine ultimo dei sinarchisti. Questo non significa che tale collasso dell'economia sia senza conseguenze per i cittadini meno agiati, per il ceto medio e per le classi già al limite della sopravvivenza. Il circolante scarseggia e, mentre la banche fingono di fallire, i piccoli imprenditori e gli artigiani falliscono veramente. Senza dubbio il sistema economico che si è imposto in quasi tutto il pianeta è iniquo: si basa su una forte sperequazione delle risorse per cui un quarto dell'umanità vive in condizioni di benessere, laddove tre quarti sono afflitti da carestie ed indigenza croniche.

Di questo benessere basato sullo sfruttamento più spietato, sul debito che stritola i paesi del Terzo e Quarto mondo, oggi le nazioni occidentali pagano lo scotto: è stata una condizione privilegiata fondata sulla disponibilità di beni materiali, mentre la cultura e gli ideali sono stati affossati, essendo scomparsi dall'orizzonte delle aspirazioni. Basti considerare la decadenza, pur con qualche eccezione, delle nuove generazioni composte da enfantes gaté, incapaci di comprendere quanto siano fortunati dal momento che possono usufruire di mille comodità, dell'indispensabile come del superfluo e, nonostante ciò, annoiati ed insoddisfatti.

E' questa la generazione dello zucchero, ossia del piacere immediatamente percettibile, dell'edonismo più becero. Come lo zucchero soddisfa il palato dei golosi, quanto più è dolce, così molti adolescenti cercano solo il rapido soddisfacimento di desideri sensoriali. Bevute, eros e "sballi" sono gli ingredienti dei loro sollazzi. Essi non coltivano alcun interesse, fuorché per il calcio e sbandano "a povere mete" tra discoteche, bar, stadi, palestre. Se non sono scapestrati, i giovani appaiono vuoti, fatui: frequentano inutili licei dove non si apprende alcunché, ciondolano fra flirts e "vasche". Il loro unico valore è il cellulare.

Il mio non vuole essere un discorso moralistico, ma una constatazione di uno dei segni di questi tempi finali: è evidente che l'educazione nulla o pochissimo può contro tale deriva esistenziale. Le istituzioni poi sono ancora più inefficaci, anzi sono le stesse istituzioni ad aver provocato l'attuale devastazione. Sono, però, curioso di vedere come reagiranno tutte le persone viziate (non solo giovani!), qualora la crisi economica dovesse privare larghi strati della popolazione occidentale dei beni essenziali (acqua, gas, elettricità, cibo). Abituati a maneggiare denaro con cui possono acquistare tutto, specialmente i prodotti voluttuari, e trascorrere divertenti vacanze alle Maldive o a Cortina, come si comporteranno, quando saranno razionati le risorse idriche ed il pane? E' anche possibile che a rimetterci, come sul Titanic, saranno i passeggeri di terza classe, mentre i viaggiatori di prima riusciranno ad imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio.

Se, invece, dovessero annegare nelle gelide acque dell'Atlantico anche i parvenus, i borghesi ossibuchivori... l'analisi delle loro reazioni di fronte ad un'emergenza reale sarà un interessante caso sociologico.



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24 febbraio, 2009

Il delta

E' arduo dirimere la controversia circa il rapporto tra libero arbitrio e predestinazione. Sappiamo che potrebbe esistere un trait d'union tra i due poli. Forse libertà e destino, quindi, sono collegati da fili invisibili e solo un'ottica rigidamente duale li distingue, ponendoli come inconciliabili. Pensiamo agli eventi come possibilità future, meglio consideriamo una dimensione in cui diverse forme di futuro sono compossibili: quali fra queste forme da virtuale diverrà "reale"?

In fondo la storia umana e la sua versione raggrinzita, la cronaca, sono simili ad un fiume che scorre verso un delta. Il fiume è l'insieme delle precondizioni, mentre il delta, con i suoi vari bracci, è la gamma degli sviluppi che possono realizzarsi, sulla base delle precondizioni. Tutti questi sviluppi hanno teoricamente la stessa probabilità di passare dalla potenza all'atto, per dirla con Aristotele, anche se una sola direzione, alla fine, sarà presa. La domanda è la seguente: quali forze muovono gli accadimenti verso una direzione, anziché verso un'altra? Tralasciamo il caso come agente. Il ricorso al caso come spiegazione, infatti, è poco più di una petizione di principio.

Possiamo, invece, ritenere che il pensiero concentrato dell'umanità su certi "fatti" porti alla loro realizzazione, un po’ come l’osservatore (così si ripete) genera il collasso della funzione d’onda.

Questa interpretazione pare essere contraddetta dalla semplice constatazione su come si dipanano gli avvenimenti. Propongo un esempio: prima dello scellerato atto noto come 9 11, l'umanità era concentrata su un evento tanto funesto? Credo che la risposta sia no. Semmai la coscienza collettiva, come dimostrato da alcuni esperimenti, presagì la criminale azione, sintonizzandosi (così è stato riportato) alcuni giorni ed ore prima sulla frequenza dell'accadimento. Ora mentre le menti degli uomini, almeno nel mondo occidentale, veleggiavano tra onde di pensieri superficiali e non negativi, la storia si raggelò in una tragedia che non fu il risultato di elucubrazioni comuni, ma di un piano perfettamente orchestrato dalla sinarchia almeno dall'inizio degli anni '80.

Bisogna avere l'umiltà di ammettere, piaccia o no, che la capacità di influire sul corso degli eventi, di muoverli verso mete desiderabili (pace, armonia, salute, benessere…), è poco più di un'illusione. Forse tale influsso determina il collasso degli eventi in altri piani di realtà di cui non sappiamo nulla o quasi, ma oltre a non avere coscienza (tranne forse qualche viaggiatore interdimensionale) di tali fenomeni, dobbiamo constatare che essi non scalfiscono la dimensione in cui viviamo, anzi ex-sistiamo.

Pur senza escludere che talora si possa imprimere al destino una particolare rotta, resta il dubbio che alcuni eventi siano predeterminati o che manifestino un'energia "cinetica" molto maggiore rispetto ad altri. Riprendiamo l'immagine del delta: un natante tenderà a scivolare verso il braccio in cui maggiore è l'impeto della corrente.

Se è così, è palese che le profezie sono lì per adempiersi. Aveva dunque forse ragione Lorenzo il Magnifico, quando melanconicamente scriveva: "Ciò ch'ha esser, convien sia".




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23 febbraio, 2009

I misteri di Malta: i templi e l'ipogeo (seconda parte)

"Il più antico sito archeologico conosciuto a Malta è la grande grotta di Ghar Dalam (Ghar significa grotta e si pronuncia “aar”): 'Le grotte, con la loro atmosfera fredda e segreta, le stalattiti e le stalagmiti ed i corsi d'acqua sotterranei, emanano un senso di mistero paragonabile forse alla stessa rigenerazione della vita: gli spazi chiusi delle caverne simboleggiano il canale del parto e il grembo della dea.' (Maria Gimbutas, Le dee viventi) Gli antichi maltesi abitavano già in case e villaggi e questa grotta aveva la funzione di una grande cattedrale naturale. [...]

I templi veri e propri risalgono al Neolitico. Dopo la fase di Ghar Dalam (dal 5000 a.C.), cominciò la costruzione dei templi. Gli studiosi la dividono in varie fasi che hanno i nomi delle località in cui si trovano le costruzioni o quel che ne resta: le fasi di Skorba e di Zebbug, a partire dal 4100 a.C.; la fase di Mgarr (dal 3800 a.C.), di breve durata; infine quella di Xemxija nella St.Paul's Bay. I grandi templi megalitici, i più antichi d'Europa, vengono dopo queste fasi. [...]

Il primo dei grandi templi è quello di Ggantija, nell'isola di Gozo, che rimonta al 3600 a.C.; notevoli sono pure le costruzioni di Ta'Hagrat, Skorba, Mnajdra e Tarxien. Ggantija fu portato alla luce nel 1827. Si tratta di un complesso con due edifici affiancati e separati, uniti da un unico muro di cinta; il Tempio Meridionale è più grande e si amplia in cinque absidi. I due templi, usati dal 4100 a.C. al 3000 a.C., erano dedicati al culto della Dea Madre.

Al 3300 a.C. risale l'ipogeo di Hal Saflieni, che si sviluppa da 3 a 10 metri di profondità, per una superficie complessiva di 2500 metri quadrati. Fu usato sia come tempio sia come luogo di sepoltura; si sviluppa su tre livelli sotterranei con grandi camere ed ampi spazi. Le camere ripetono gli stessi elementi architettonici degli edifici all'aperto e sono impreziosite di decorazioni. Qui fu rinvenuta la famosa statuetta della Dormiente.

Durante questa fase, furono eretti i primi templi a doppio asse come Skorba, Mgarr e Tarxien. Successivamente quelli di Hagar Qim e Mnajdra, nella parte meridionale dell'isola. E' interessante notare la pianta di queste costruzioni: gli ingressi corrispondono ai punti cardinali, numerosi sono gli altari e le "navate", il perimetro della mura ha sempre una forma arrotondata, circolare o ellittica: le forme dell'uovo, simbolo di fecondità, ma anche del seno materno e dei glutei. Non è un caso, ovviamente: anche le statuette di questo periodo, le famose Veneri preistoriche, hanno forme sovrabbondanti, a sottolineare ricchezza e fecondità. La Dormiente ha queste forme e riposa su un giaciglio di forma ovale.

L'ultima fase risale al 3000 a.C. e prende il nome dal tempio centrale di Tarxien, non lontano dall'ipogeo. A questa fase appartengono i grandi complessi che ci sono rimasti. Maria Gimbutas notava, sulla base di molti scavi archeologici in tutta Europa, che nei siti di questo periodo non si trovano mai fortificazioni, ma solo fossati e recinti per difendersi dagli animali; le uniche armi che sono state reperite sono archi e lance per la caccia. [...]

Hagar Qim è costituito da quattro templi; il maggiore, rivolto a Sud, è al centro del complesso. Mnajdra è costituito da due templi affiancati, ma non comunicanti, ognuno con un proprio ingresso; è a circa 500 metri da Hagar Qim, verso il mare. Sorge su una piccola altura che prospetta sullo scoglio di Filfla.

A Tarxien si possono ammirare quattro templi: il più antico risale al periodo di Ggantija. [...]

Il più antico sito archeologico conosciuto a Malta è la grande grotta di Ghar Dalam (Ghar significa grotta e si pronuncia “aar”): " Le grotte, con la loro atmosfera fredda e segreta, le stalattiti e le stalagmiti ed i corsi d'acqua sotterranei, emanano un senso di mistero paragonabile forse alla stessa rigenerazione della vita: gli spazi chiusi delle caverne simboleggiano il canale del parto e il grembo della dea." (Maria Gimbutas, Le dee viventi) Gli antichi maltesi abitavano già in case e villaggi e questa grotta aveva la funzione di una grande cattedrale naturale. [...]

I templi veri e propri risalgono al Neolitico. Dopo la fase di Ghar Dalam (dal 5000 a.C.), cominciò la costruzione dei templi. Gli studiosi la dividono in varie fasi, che hanno i nomi delle località in cui si trovano le costruzioni o quel che ne resta: le fasi di Skorba e di Zebbug , a partire dal 4100 a.C. ; la fase di Mgarr (dal 3800 a.C.), di breve durata; infine quella di Xemxija nella St.Paul's Bay. I grandi templi megalitici, i più antichi d'Europa, vengono dopo queste fasi. [...]

Il primo dei grandi templi è quello di Ggantija, nell'isola di Gozo, che rimonta al 3600 a.C.; notevoli sono pure le costruzioni di Ta'Hagrat, Skorba, Mnajdra e Tarxien. Ggantija fu portato alla luce nel 1827. Si tratta di un complesso con due edifici affiancati e separati, uniti da un unico muro di cinta; il Tempio Meridionale è più grande e si amplia in cinque absidi. I due templi, usati dal 4100 a.C. al 3000 a.C., erano dedicati al culto della Dea Madre.

Al 3300 a.C. risale l'ipogeo di Hal Saflieni, che si sviluppa da 3 a 10 metri di profondità, per una superficie complessiva di 2500 metri quadrati. Fu usato sia come tempio sia come luogo di sepoltura; si sviluppa su tre livelli sotterranei con grandi camere ed ampi spazi. Le camere ripetono gli stessi elementi architettonici degli edifici all'aperto e sono impreziosite di decorazioni. Qui fu rinvenuta la famosa statuetta della Dormiente.

Durante questa fase, furono eretti i primi templi a doppio asse come Skorba, Mgarr e Tarxien. Successivamente quelli di Hagar Qim e Mnajdra, nella parte meridionale dell'isola. E' interessante notare la pianta di queste costruzioni: gli ingressi corrispondono ai punti cardinali, numerosi sono gli altari e le "navate", il perimetro della mura ha sempre una forma arrotondata, circolare o ellittica: le forme dell'uovo, simbolo di fecondità, ma anche del seno materno e dei glutei. Non è un caso, ovviamente: anche le statuette di questo periodo, le famose Veneri preistoriche, hanno forme sovrabbondanti, a sottolineare ricchezza e fecondità. La Dormiente ha queste forme e riposa su un giaciglio di forma ovale.

L'ultima fase risale al 3000 a.C. e prende il nome dal tempio centrale di Tarxien, non lontano dall'ipogeo. A questa fase appartengono i grandi complessi che ci sono rimasti. Maria Gimbutas notava, sulla base di molti scavi archeologici in tutta Europa, che nei siti di questo periodo non si trovano mai fortificazioni, ma solo fossati e recinti per difendersi dagli animali; le uniche armi che sono state reperite sono archi e lance per la caccia. [...]

Hagar Qim è costituito da quattro templi; il maggiore, rivolto a Sud, è al centro del complesso. Mnajdra è costituito da due templi affiancati, ma non comunicanti, ognuno con un proprio ingresso; è a circa 500 metri da Hagar Qim, verso il mare. Sorge su una piccola altura che prospetta sullo scoglio di Filfla.

A Tarxien si possono ammirare quattro templi: il più antico risale al periodo di Ggantija".


Leggi qui la prima parte.


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22 febbraio, 2009

Prospettive del Male

Alcune riflessioni di un profano

Si afferma sovente che il Male è relativo, poiché ciò che nuoce a qualcuno può giovare ad un altro o viceversa. Francesco Lamendola, nel suo recente articolo, intitolato "Il «migliore dei mondi possibili» non è perfetto, ma semplicemente quello meno peggiore", indaga il tema della relatività del male, contrapponendo la visione metafisica di Leibnitz a quella di Voltaire che nel Candido aveva irriso l'ottimismo filosofico del pensatore tedesco.

Sull'argomento mi sono soffermato numerose volte e qui, senza ripetere concetti già espressi, mi vorrei chiedere se il Male sia superiore a quanto ci aspetteremmo in un cosmo che dovrebbe essere e pare essere una creazione di una Mente divina. Certamente la limitata, angusta prospettiva umana (e di chi scrive) induce ad enfatizzare il peso specifico del dolore superiore ai lati positivi in modo incommensurabile, a considerare il tempo in cui comunque si dipana l'esistenza come dimensione lacerante.

Senza dubbio grazie al male, il Bene risalta maggiormente e solo conoscendo il buio, possiamo apprezzare la bellezza della luce, ma certe cicatrici sanguinano ancora e poi, per comprendere che cos’è il bruciore sulla schiena di una frustata, occorrono mille scudisciate o ne bastano dieci?

Siddharta Gautama fu sconvolto dalla constatazione del male: il dolore, la malattia, la vecchiaia, la morte. Se avesse conosciuto Abu Graib o Guantanamo (sono solo due tra gli infiniti esempi), però, come avrebbe reagito? Di fronte alle sofferenze più atroci, alle ingiustizie intollerabili di questo mondo, come possiamo non pensare che la dose di mali sia, in alcuni casi, un po' eccessiva? Mi chiedo come si possa asserire, al cospetto di innocenti sottoposti a mostruose, diaboliche torture, che il Male è solo una mancanza di bene.

Né considero il Male solo da un'angolazione umana: una spaventosa e crudele strage a Gaza, sotto un'ottica cosmica, non è meno straziante di un formicaio allagato. E' anche vero che la morte, se rapida ed indolore, non è il peggiore dei mali, laddove la vita schiacciata da immani patimenti fisici e psicologici assurge a Male quasi assoluto. Tuttavia, se ammettiamo che l'uomo è essere che, grazie al suo intelletto, costituisce in un certo qual modo uno dei vertici della natura, equiparare la calamità che colpisce un batterio a quella che tormenta un uomo di genio è forse opinabile.

Possiamo anche ammettere che l'universo costituisca il migliore dei mondi possibili: dovremo allora immaginare che in altri pianeti abitino civiltà evolute in cui il male di qualsiasi natura sia estremamente ridotto e raro. I sostenitori dell'ipotesi monopolare, però, sembrano dar ragione a Schopenauer, concependo un cosmo come creazione ahrimanica. Ora, pur senza abbracciare l'ingenua, antropocentrica e riduttiva visione di Voltaire, non mi sento neppure di sottoscrivere le concezioni di Leibnitz che prescindono dalla possibilità che l'universo sia un cedimento ontologico o che in esso si sia introdotto un virus, foss'anche "solo" sul pianeta Terra.

Forse non tutto è così perfetto come può apparire da certi angoli visuali, sebbene sia possibile che un'infinita ed ineffabile serenità sia il coronamento di esperienze travagliate, ma consacrate al bene ed alla verità.

Nondimeno, di fronte alla sfacciata sovrabbondanza di un Male (non male), il cui vero significato e fine mi restano piuttosto oscuri, preferisco ancora una volta tacere, senza cercare il conforto di spiegazioni filosofiche, soprattutto quelle di Leibnitz.



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20 febbraio, 2009

Una colonia di Atlantide nel Nord Europa?

Qualche mese addietro, nell'articolo intitolato I Popoli del mare: un'origine nordica?, mi chiedevo se fosse possibile, sulla base di pur labili indizi storici ed archeologici, ipotizzare una provenienza settentrionale di quelle genti di navigatori che assalirono l'Egitto ed altre regioni medio-orientali nel XIII secolo. Recentemente un archeologo, Marco Bulloni, ha scoperto le tracce di una civiltà nell'isola Grande Solovki, nel Mar Bianco. Secondo Bulloni, la struttura dei resti urbani evocherebbe l'Atlantide descritta da Platone nel Timeo e nel Crizia. E' ovvio che la notizia deve essere presa con beneficio del dubbio, ma, se fosse confermata, dimostrerebbe, a mio parere, non che Atlantide sorgeva nel Nord Europa, come ventilato da Bulloni. Si potrebbe, invece, congetturare che il centro dell'isola fu una colonia atlantidea i cui abitanti conservarono una reminiscenza della pristina e defunta civiltà.

La scoperta quindi potrebbe avallare le tesi sostenute dall'ingegnere Felice Vinci e, tempo prima, da Tilak Bâl Gangadhar, autore del saggio "La dimora artica dei Veda", tesi sulla matrice nordica delle genti indogermaniche.

Restano irrisolte molte questioni: è possibile in qualche maniera conciliare l'ipotesi orientalista, sostenuta pervicacemente ed in modo spesso specioso da Semerano, con quella settentrionalista? Quale fu il momento, quali furono cause e circostanze che portarono alla differenziazione fra le tre tradizionali stirpi bibliche, Semiti, Camiti e Giapeti? Che funzione rivestì la forse primigenia razza rossa? I Sumeri a quale gruppo etnico appartenevano? Quale ruolo giocarono eventuali visitatori di altri pianeti nella selezione e negli incroci? Sono domande che attendono ancora risposte persuasive ed esaurienti.

Pubblico la notizia, tratta dal sito La porta del tempo, circa il ritrovamento archeologico nell'isola dell'arcipelago delle Solovetsky. Il gruppo di isole è situato a meno di 100 migliaia marine a Sud del Circolo polare artico.


Atlantide è mai esistita? Risponde positivamente a tale domanda l'archeologo Marco Bulloni: avrebbe identificato le evidenze archeologiche di una realtà urbana, ispiratrice del mito di Atlantide, sulla Grande Solovki, un'isola del Mar Bianco, tra Finlandia e Russia. Qui Bulloni ha condotto una sistematica indagine di tre anni, ritrovando i resti di templi, palazzi e mura concentriche a loro protezione, esattamente come descritto da Platone nel Timeo e nel Crizia. «Coincidono persino le misure; anche se l'aspetto geomorfologico è mutato, la realtà urbana, ricostruibile, collima perfettamente. Inoltre i resti sono databili al XIII sec. a. C., quando, secondo gli storici, sarebbe esistita Atlantide. È la dimostrazione dell'influsso sulla cultura greca dei popoli del nord, conosciuti come esportatori di ambra», conclude Bulloni.

Leggi qui la notizia tratta dal sito La porta del tempo.



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19 febbraio, 2009

Labirinto

Il labirinto è tra i simboli più densi ed antichi. Oscura è l'etimologia del termine: pare risalga alla parola mediterranea "làbrys" con il significato di "ascia bipenne", poiché tale tipo di scure decorava i palazzi cretesi la cui complessa architettura sarebbe all'origine del mitico dedalo di Cnosso. E' più probabile, però, che "làbrys" significasse "grotta": era quindi un luogo tenebroso e silente in cui si compivano riti e si celebravano misteri. Emblema di un accesso ad un mondo infero, hiatus verso l'ignoto, il labirinto è anche il luogo dell'iniziazione, del percorso che conduce alla meta.

Alcuni labirinti rimontano al Neolitico e sono raffigurati sulle rocce: qual è il loro significato? Sono stati interpretati come rappresentazioni dei gorghi, delle circonvoluzioni cerebrali, come disegni delle galassie. Si ritiene che gli uomini preistorici non potessero conoscere la forma dei sistemi stellari spiraliformi, ma questo è un pregiudizio: non si può escludere che essi, eredi di civiltà defunte, custodissero anche qualche frammento di conoscenze astronomiche. Il cielo, per gli uomini del passato, era un tempio naturale il cui soffitto era tempestato di zaffiri, una meravigliosa sfera il cui moto segnava la lenta, ma inarrestabile successione delle ere cosmiche rispetto alle quali la vita terrena era un batter di ciglia.

Si attribuisce alle spirali orarie ed antiorarie l'adombramento del ciclo di morte e rinascita, ma la loro diffusione in santuari astronomici, ancora una volta, le correla all’osservazione degli astri, al computo di solstizi e di equinozi. In quanto forma della vita, la spirale contiene il numero di Fibonacci, dai graffiti rupestri ai crop circles.

L'ipotesi più affascinante sull'origine dei cerchi concentrici vi vede una reminiscenza di Basileia, la capitale di Atlantide, secondo la descrizione offerta da Platone: il filosofo, infatti, ricorda che la magnifica città del continente, le cui ultime isole si inabissarono nell'oceano nell'XI millennio a.C., era edificata su circoli concentrici di terra e di acqua.

Nel Medioevo il labirinto era sovente effigiato sul pavimento delle chiese con il valore di chemins à Jerusalem, come succedaneo del pellegrinaggio in Terra Santa. Mantenne i suoi echi simbolici anche quando diventò, nel Rinascimento, siepe decorativa dei giardini.

Il labirinto è figura stratificata, densa e credo che l'emblema che più lo compenetri sia quello della caverna: con i cunicoli e le ombre profonde, essa evoca la descensio ad inferos, come per Teseo perdersi nel dedalo di Cnosso è inoltrarsi nei meandri dell'interiorità e dell’inconscio. Infatti, in una variante meno nota della leggenda, l'eroe ateniese non trova l'uscita grazie al filo di Arianna, ma mercé la luce che rischiara gli anditi, fulgore proveniente dalla corona della fanciulla.

Il dedalo è simbolo dell'esistenza e dell'universo: così lo intende Jorge Luis Borges nel dolente racconto intitolato La casa di Asterione, in cui il Minotauro si aggira solitario e sgomento tra i corridoi e le piazze di un mondo inesplicabile, sotto la volta arcana del cielo.

Il dedalo è anche, in senso psicologico, ricerca del centro, del fulcro ed allora lo si può assimilare (da un punto di vista formale alcuni labirinti lo sono e quindi pure sotto il profilo semantico) alla ruota, dal cui mozzo immobile si diramano i raggi e, con essi, il movimento. Infatti trovare il centro significa por fine all'incessante e convulso flusso del tempo per recuperare l'istante atemporale, il principio senza principio.



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18 febbraio, 2009

Biforcazione

Ci siamo trovati di fronte ad un bivio, ma pare che abbiamo imboccato la strada che conduce ad uno spaventoso precipizio.

Una forza oscura domina la storia umana: è quella che suscitò le due guerre mondiali; è la stessa che provocò il genocidio degli Armeni, l'olocausto e mille altre carneficine di popoli, sino ai recenti eccidii nella Striscia di Gaza. Oggi troppo spesso si celebrano giornate delle memoria che sono occasioni per dimenticare ed occultare. Si dimentica, ad esempio, che la "soluzione finale" fu resa possibile grazie al sostegno finanziario e logistico che banche e società statunitensi e britanniche offersero al Terzo Reich, creazione degli Oscurati. I bombardieri degli alleati risparmiarono le installazioni industriali tedesche e coventrizzarono intere città, come Dresda. Quasi tutti gli scienziati tedeschi furono portati negli Stati Uniti: falsificati i loro documenti, furono riciclati nella N.A.S.A. ed in altre strutture. La missilistica, l'eugenetica, le tecnologie belliche furono estirpate dal cuore dell'Europa e trapiantate nel continente americano dove trovarono terreno fecondo. I vertici degli alleati sapevano delle atrocità perpetrate nei lager, ma tacquero, non per viltà, ma per complicità. Erano tra gli ideatori. Anche la Chiesa di Roma rivestì il suo nefando ruolo, sebbene ciò non sia scritto né nei libri di "storia" né nei saggi alternativi.

Oggi, mentre con le parole si condannano le stragi e si decanta la pace, con l'alito mefitico che fuoriesce dalle medesime bocche, si alimentano i roghi dei conflitti. Un'umanità abbrutita e slombata pende dalle labbra di satrapi corrotti e dissoluti. Costoro ripetono che, se non vogliamo commettere gli stessi errori che portarono ai campi di concentramento, alle camere a gas, ai crematori, occorre ricordare. Allora perché non si menzionano i campi di prigionia costruiti negli Stati Uniti dall'infame F.E.M.A.? Quante volte sono stati commessi in seguito gli stessi errori? Oggi, però, si definiscono "operazioni contro il terrore", "missioni umanitarie", "autodifesa": possente e velenosa ipocrisia del linguaggio incardinata nella "guerra giusta", l'assurdo ossimoro coniato dal ladro di pere.

Oggi greggi di scolaresche vengono menate nelle sale cinematografiche affinché vedano pellicole sull'olocausto, ma chiudano gli occhi su tutto il resto, dalle scie che straziano il cielo alle antenne che irradiano onde perniciose. E' necessario che le nuove generazioni siano indottrinate, svuotate di ogni capacità critica: sono la carne da cannone del futuro.

Il Ministro dell'inferno ha affermato che occorrono nuove carceri: il plauso è unanime, poiché la delinquenza dilaga. Sappiamo veramente per chi sono stati e saranno costruiti questi penitenziari, visto che, anche secondo stime ufficiali, i reati sono diminuiti? Il Ministro dell'inferno annuncia un giorno sì e l'altro pure che il problema dei clandestini sarà presto risolto: peccato che sia un problema creato ad arte per fomentare odi tra etnie differenti, per diffondere la criminalità contro cui vengono prese misure peggiori del male che si finge di voler combattere.

Oggi il Male non ha più il volto laido e sfregiato delle figure dipinte da Francis Bacon. Il pittore irlandese si accanisce con furia belluina contro uomini ed animali onde ne emerga la natura più ripugnante; aggredisce il quadro, su cui ha steso colori appiccicosi, per sfigurare e distorcere i volti. E' davvero l'orribile pittura di Bacon lo specchio livido che riflette la storia abominevole del mondo tra il Secondo conflitto mondiale ed il dopoguerra.

Oggi, però, il Male è molto più subdolo, insinuante, seducente: può assumere le sembianze rassicuranti di Obama che addita un futuro radioso e, con raffinata, edulcorata malizia, spinge la massa verso il mattatoio del Nuovo ordine mondiale. Un'insania nera conduce uomini ottenebrati, ridotti ad androidi, tra le grinfie insanguinate del mostro dal volto umano. Il mostro è attorniato da panegiristi. Senza i panegiristi, il suo fascino ambiguo, sarebbe simile a quello che esala dalla spettrale cera del museo Grévin.

Eppure forse non tutto è perduto...



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16 febbraio, 2009

Schegge di follia

Come schegge impazzite schizzano eventi che, solo poco tempo fa, avremmo considerato assurdi. E’ una confusione che frastorna, sconvolge, assorda la gente comune, incapace di collocare nella giusta prospettiva gli avvenimenti che paiono fuori controllo.

Diciassette rose scarlatte per Eluana e si è allontanata dal suo limbo infernale. Anche questa tragedia è stata scritta da altri ed inscenata per puro sadismo? Qualche settimana addietro si era svolta una manifestazione di solidarietà con il padre di Eluana ed erano state deposte diciassette rose rosse.

L'ombra nera di maghi neri si proietta sugli eventi, anche quelli che paiono appartenere alla vita privata. Quando, però, i media enfatizzano certi avvenimenti, spettacolarizzando il dolore, è inevitabile avvertire odore di zolfo.

All'improvviso "scienziati" ed "esperti", prima molto prudenti ed inclini a minimizzare, hanno cominciato a lanciare allarmi su asteroidi, su disastrose tempeste solari. In prima linea, Michio Kaku (nomen omen) ha avvisato che le previsioni sul prossimo massimo solare sono state imprecise e che potrà rivelarsi più potente di quanto si pensasse, dunque molto pericoloso anche per i satelliti e le telecomunicazioni. Ha consigliato perciò di non sottovalutare la questione.

Il 12 febbraio scorso due satelliti per telecomunicazioni sono entrati in collisione in orbita terrestre, ha riferito Kelly Humphries, portavoce della nasuta N.A.S.A. E' successo martedì a 800 chilometri sopra la Siberia, producendo due grandi nuvole di detriti. La collisione è avvenuta tra un satellite commerciale statunitense, di tipo Iridium, lanciato nel 1997, ed un satellite russo mandato in orbita nel 1993, che non funzionava più. Entrambi pesavano più di 455 chilogrammi.

Il rischio sarebbe reale per il telescopio Hubble, situato a 600 chilometri d'altezza, e per alcuni satelliti di osservazione della Terra. Non sarebbe un gran danno, anzi.

Due sommergibili, uno britannico ed uno francese, sono rimasti coinvolti in un incidente: un avvertimento?

Non sarà che gli asteroidi vengono proiettati verso la Terra? Qualcuno lassù è ostile alla militarizzazione dello spazio? La stessa magnetosfera è stata forse danneggiata dal Dottor Stranamore. Siamo propensi a pensare che molti di questi disastri siano innaturali, scatenati con H.A.A.R.P. e con altri sistemi d'arma. Si sta allestendo lo spettacolo in mondovisione, l'ultimo…

E' un azzardo fidarsi delle fonti ufficiali che propalano menzogne ad ogni piè sospinto per diffondere paura tra la popolazione, una paura amplificata attraverso la grancassa dei micidiali media. Siamo persuasi che tutti questi avvenimenti, apparentemente slegati tra loro, si riferisscono allo stesso scenario. E’ un quadro le cui immagini si delineano a poco a poco, rivelando l'informe, abominevole figura del Male, un Male che può assumere pure le sembianze rassicuranti di Obama.

Obama, non Obama...


Ringrazio il gentilissimo Davy per la segnalazione della notizia riguardante la collisione tra i due sottomarini.

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15 febbraio, 2009

Le Pleiadi: dal mito all'astronomia (prima parte)

Le Pleiadi, il magnifico diadema che adorna il firmamento notturno, si rinvengono nei seguenti manufatti e retaggi: nella pietra che è posta trasversalmente all’entrata del Dolmen di Monte Lungo (Cala Gonone – 2500 a.C. ca.); nel disco di Nebra (XVI a.C. ca.). Presso la tribù degli Aghin-Buriati della Mongolia, gli antenati provengono da questa costellazione. Figurano pure nella tradizione astronomica della Bulgaria (D. Kolev, 1997), in quella della Lituania (J. Vaiškūnas, 1997).

"In Mesopotamia le Atlantidi, già nel IV millennio a.C., indicavano l’inizio dell’aratura dei campi con il loro tramonto eliaco (mul-Mul).

Alle Pleiadi si accenna pure nel Popol Vuh dei Maya. Come scrive il ricercatore tedesco Ulrich Dopatka:

'Il Popol-Vuh dei Maya-quiché del Guatemala narra che 400 giovinetti celesti, insoddisfatti dei poco amichevoli rapporti con i terrestri (…), erano ritornati nel loro luogo d'origine, le Pleiadi.(…)'.

Una significativa traccia permane nella cultura del popolo asiatico degli Aghin-Buriati, etnia mongola stanziata sulle rive del lago Bajkal, la cui tradizione vuole che gli spiriti, prima di incarnarsi, si formino presso la costellazione delle Pleiadi, dove torneranno dopo la morte del corpo (D. De Toffol – D. Bellatalla, H. Kalweit).

Le leggende dei popoli preincaici raccontano di un lontano passato in cui dalle Pleiadi erano scesi gli dèi (Däniken, Erinnerungen, p. 90).

Secondo una saga degli Yakuti, il pianeta Venere è una vergine superba che ha le Pleiadi come amanti. Manilio, autore latino del I sec. a.C., nel suo arduo poema didascalico, intitolato Astronomica (V 140-144), associa l'ammasso stellare a Venere.

Quando il Toro a capo basso è spinto nel suo sorgere a rovescio,
al sesto suo grado, guida le sorelle Pleiadi
in gara di splendore. Sotto il loro influsso, vengono
alla luce vitale i seguaci di Bacco e di Venere,
spiriti folleggianti tra banchetti e festini.


Probabilmente la leggenda delle Pleiadi più famosa della tradizione appartenente ai nativi americani è la storia della Torre del Diavolo. In Wyoming, si trova una roccia vulcanica che la tribù locale dei Kiowa chiama Mateo Tepe. Si racconta che un tempo sette fanciulle si accamparono vicino al fiume in una regione nota per la presenza di un grande numero di orsi. Uno degli orsi cominciò ad inseguire le fanciulle che si inginocchiarono a pregare per chiedere aiuto agli dèi. Il terreno venne fatto salire sino al cielo. La fiera, tentando invano di seguirle, colpì con una zampata un fianco della roccia, lasciando una traccia visibile sulla Torre. Per proteggere le fanciulle, il Grande Spirito permise loro di restare in cielo come le sette sorelle, le Pleiadi.

Si ritiene che la Piramide del Sole a Teotihuacan, fuori da Città del Messico, sia in allineamento con le Pleiadi in quanto il suo lato occidentale e molte delle vie circostanti si rivolgono in direzione del tramonto delle Pleiadi alla mezzanotte della notte della loro massima altezza. Anche i Maya nutrivano un religioso rispetto per le Pleiadi e sapevano che nella zona di Chichen Itza, durante l’equinozio di primavera, il Sole proiettava un’ombra a forma di serpente sulla scalinata del lato nord della piramide di Kukulcan.

Gli antichi Egizi indicarono le Pleiadi come una divinità femminile, molto probabilmente Neith, la “madre divina”, oppure Hathor, che prese le sembianze di una mucca".

N.B.: le fonti del presente articolo saranno indicate in calce all'ultima parte.



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13 febbraio, 2009

Il Vangelo di Giuda contro la retorica del martirio

Elain Pagels e Karen L. King sono le autrici di un saggio intitolato Il vangelo ritrovato di Giuda, 2007. E' opera smilza e non molto pregnante, ma con il pregio di mettere a fuoco una caratteristica del controverso libello: il netto rifiuto della retorica del martirio. E' tratto molto significativo che è rimasto in ombra a causa delle roventi polemiche sul ruolo di Giuda rispetto al Messia. In breve, mentre Ireneo, Tertulliano e molti altri scrittori esaltano il sacrificio, la morte come testimonianza suprema ad imitazione di quella di Cristo, l'ignoto autore di questo vangelo, esecra la celebrazione, non priva di una vena di sadomasochismo, del sangue.

Sanguen est semen Christianorum, ricordava Tertulliano: molti vescovi esortavano i seguaci del Messia a non temere le condanne, le torture, le belve. La morte tra le sevizie avrebbe spalancato loro le porte del Cielo.

Nel II e III secolo d.C. alcuni vescovi non esitavano a magnificare il martirio purché fossero i poveri e gli umili ad essere dilaniati dalle fiere, non i cristiani delle classi dirigenti che, durante le persecuzioni, trovavano il magistrato compiacente subito pronto a rilasciare un certificato falso (il libellum) in cui si dichiarava che avevano sacrificato all'imperatore. Tutti i cristiani erano uguali, ma alcuni erano più uguali degli altri.

Più o meno tranquilli, grazie alle loro aderenze i dignitari cristiani, mandavano al macello le pecore, decantando i benefici spirituali della morte tra le torture. E' incredibile l'attualità di questo vituperato vangelo in cui si descrive l'ipocrisia dell'alto clero non molto diversa dalla doppiezza con cui i chiericuti di oggi condannano le guerre per poi benedire gli eserciti e le bandiere. Noi ci arricchiamo con le banche armate e voi partite per il fronte.

Come altri testi gnostici, anche questo libretto dipinge la società ed il mondo come dominio del caos, dell'oblio e della violenza, un mondo contrapposto ad una realtà spirituale dove splende la luce perfetta di Dio. La terra, invece, è sotto il calcagno di un dio malvagio. Lo stesso Culianu, tra i maggiori conoscitori dello Gnosticismo, si chiese donde derivò l'idea dei due dèi: forse non ci discosteremo da una possibile risposta, se penseremo ad un influsso della religione mazdea con la contrapposizione tra Ahura Mazda, il dio della Luce, ed Ahriman, il dio delle Tenebre. Anche l'antitesi tra il Dio del Vecchio Testamento ed il Dio del Nuovo è all'origine di questa concezione dualistica: poco importa se fu un'interpretazione errata. Fondamentale è riconoscere che la dottrina degli Arconti, idea che da Paolo (?) si trasfonde nelle cosmologie gnostiche, dia conto della brutale, iniqua forza di Satana in questa sentina dell'universo che chiamiamo Terra.

Il Vangelo detto di Giuda contiene una visione lucida, penetrante dello stravolgimento con cui il potere elogia il sacrificio (altrui) ed il dolore, presentandolo come strumento di elevazione, laddove non di rado è anticamera della pazzia. Si pensi alle untuose parole dei vari porporati circa la vicenda di Eluana Englaro. Potere "politico" e potere "religioso" furono e sono alleati nella mistificazione per cui l'orrore è bandito come "migliore dei mondi possibili".

La glorificazione dei più folli, assurdi patimenti è in bocca a coloro che mai hanno veramente sofferto e aborrono anche solo da una lieve pena.


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