26 novembre, 2006

Senza Travaglio

Ci distinguiamo dai vermi per il coraggio di esporre le nostre idee. Morire per un ideale, è senza dubbio meglio che vivere per un padrone. (Straker)

Oltre a grillo il griso, un altro pifferaio magico che imperversa su quotidiani e reti televisive è Marco Travaglio. Prescindo dai contenuti dei suoi libri e dei suoi articoli che mi vanto di non aver mai letto, per soffermarmi sul ruolo di questo zerbinotto. Ritengo che il griso, l’idolo di pietro(1) e figure simili siano più pericolosi per la società dei politici barattieri, degli usurai e dei cardinali cospiratori, a causa dell’ascendente che esercitano sui cittadini-sudditi, sempre alla ricerca di paladini (finti) cui delegare qualsiasi forma di protesta, qualsivoglia iniziativa per tentare di correggere le infinite storture del sistema. Ricordiamoci che questi individui si limitano a scrostare qua e là solo un po’ di vernice, senza mai intaccare il metallo. Ricordiamoci che la loro fittizia, parziale, insincera, demagogica critica dei burattini (mai dei burattinai) è fonte di lucrose e pestilenziali pubblicazioni.

Come quando si versa un obolo in chiesa o si offre l’elemosina ad un clochard, la coscienza si sente alleviata, così certe persone, dopo aver applaudito le atellane del griso o letto qualche pamphlet di Travaglio, credono di conoscere come funziona il mondo e soprattutto di aver dato il loro contributo a qualche nobile causa. Quale ingenua illusione! Questi Italiani (e non solo) sono come quei beoti che pensano di aver gustato Dante Alighieri, solo perché un guitto toscano ha declamato, straziandola, la preghiera alla Vergine che, tra l’altro, è la dea egizia Iside. Sono come quei turisti della domenica che visitano le mostre su un artista del Rinascimento, convinti di saper osservare ed apprezzare i valori tonali, il disegno e la composizione, mentre non vedono i graffiti del cielo.

Travaglio non è neppure la coscienza critica della cosiddetta sinistra: è solo uno dei tanti specchietti per le allodole, anzi per gli allocchi. Come osserva un acuto lettore, “Gli Italiani leggono pochissimo, pensano ancor meno ed hanno preso in parola colui che, al tempo dell'imperatore Costantino, ha fatto loro credere che essi sono pecore e che la responsabilità di tale gregge appartiene ai pastori. Benone, il ragionare così equivale a portare il proprio cervello all'ammasso, delegando ad altri il compito di sorvegliare e di prendere decisioni. Ma purtroppo i 'pastori' né sorvegliano né decidono per il nostro bene, anzi, remano contro e fanno gli interessi del Nemico”.

Delegare significa rinunciare, affidarsi agli altri: chi sono gli altri? I ministri, ossia i servi(1) di loschi figuri assai più potenti, ma gli altri sono anche questi demagoghi: i vari augias, gabanelli, mensurati, santoro, travaglio… simili a polpette avvelenate accostate al muso di cagnolini scodinzolanti e bavosi.


(1) Recentemente il ghost writer di di pietro si è avventurato a scrivere un testo sull’inquinamento. Non l’avesse mai fatto: moltissimi lettori lo hanno bersagliato di commenti, in cui si deplorava l’improntitudine di chi dà a intendere di occuparsi della salute dei cittadini, quando è a perfetta conoscenza delle scie chimiche.

(2) Il termine "ministro" deriva dal latino minister servo, coppiere. A proposito di coppieri, mi viene in mente un noto politico italiano che mesceva bevande cui aggiungeva…

25 novembre, 2006

Le rouge et le noir

Non intendo commentare il celebre romanzo di Stendhal, sebbene, sotto certi rispetti, sia attinente al tema cui vorrei dedicare qualche riga, anche perché è un’opera narrativa che reputo soporifera e dall’insopportabile prosa cancelleresca.

Vorrei, invece, soffermarmi sull’abbinamento cromatico che contraddistingue, in questo periodo, moltissime pubblicità televisive: si tratti del messaggio riguardante un tipo di formaggio, un aperitivo, una banca, un prodotto cosmetico, un’automobile, un detersivo… il rosso ed il nero dominano negli spots. Le varie sequenze mostrano i due colori ora accostati ora mescolati ora alternati: è qualcosa di più di una coincidenza.

Credo che alcuni aspetti meritino attenzione. La scelta cromatica non è casuale. Il rosso ed il nero evocano valori simbolici piuttosto evidenti anche per i profani. (1) Eros e Thànatos, in senso deteriore, privati di qualsiasi risonanza spirituale, ma mercificati e demonizzati, diventano così gli spettrali segni di un linguaggio subliminale volto ad insinuare nel subconscio disvalori. Non penso che, da soli, il cinema e la televisione riescano ad instillare nelle persone contenuti di tipo occulto, ma senza dubbio il martellamento cui sono sottoposti i bambini e gli individui dalla psiche fragile può plagiare, soprattutto in assenza di una coscienza capace di decodificare e di filtrare i messaggi. Non si dimentichi poi il potere delle immagini di fronte alle quali siamo generalmente passivi. Anche Gregorio “Magno” considerava la pittura iconica uno strumento per educare, secondo lui, (io direi indottrinare) il volgo indotto. Non si pensi che il popolino di oggi sia più accorto di quello del Medioevo. La massa oggi è altrettanto manipolabile, anzi di più, perché i mezzi per il condizionamento mentale sono sempre più numerosi e pervasivi.

Una pubblicità trasmessa sovente in questo periodo, oltre a mostrare la solita dicromia, nell’ambito di un contesto musicale, scenografico e coreografico che oscilla tra il farsesco ed il babelico, mostra una mano tagliata che campeggia sulla tregenda. Quella mano amputata è un’immagine atroce: evoca torture, riti satanici, la creatura del dottor Frankestein, esperimenti abominevoli, laboratori in cui le cavie sono sottoposte alle più gratuite sevizie.

Che cosa intendono comunicare con queste icone orride e truculente? Forse non vogliono tanto veicolare messaggi quanto creare una temperie, un corrotto Zeitgeist, preparare le nuove generazioni alla tirannide luciferina (il rosso) e satanica (il nero). È soltanto uno dei metodi per assoggettare l’umanità, poiché ne esistono molti altri: dal fluoro, alle radiazioni nucleari, dall’alluminio alle radiazioni non ionizzanti, dalla disinformazione alle Madonne ologrammi, dal sistema “educativo” alla “scienza” ufficiale…

Nondimeno, se si diventa consapevoli dell’inganno planetario, forse si potrà tentare di contrastare l’aggressione degli Oscurati, prima che diventi un accerchiamento. “Freccia prevista vien più lenta”, ci ricorda Dante Alighieri. Indossiamo anche una corazza affinché il dardo avvelenato non ci trafigga.

Le menzogne della N.A.S.A.

Gregory Benford (N.A.S.A.), intervistato da Paul Moyer della KNBC Los Angeles TV, afferma: "DeviIl bario e l'alluminio sono stati trovati nel sangue e nei campioni di tessuto che sono stati inviati ai centri per la salute pubblica con la richiesta di indicare le fonti di contaminazione... progettare ogni cosa, in modo da ottenere il giusto tipo di nuvole con l'effetto che vuoi. Si può usare ossido di bario, che costruisce grandi nuvole vaporose, o piccole particelle di allumnio, che è benigno per l'ambiente ed essenzialmente regola il clima". La verità, però, è ben diversa...

'Toxic Sky, Part 2' KNBC Los Angeles (sottotitolato in italiano).
Clicca qui per visionare il filmato.

23 novembre, 2006

The Vatican connection: Joachim e Boaz (quarta parte)

Necesse est ut veniant scandala

Passiamo ora ai paladini che lottano affinché trionfi la verità (parziale) sul 9 11: in Italia uno dei più pugnaci è Maurizio Blondet, intellettuale cattolico, sulle cui ambiguità mi sono già soffermato più di una volta (Vedi Lo spirito e gli spiritati); negli U.S.A, invece, è Alex Jones. Costui, in un’intervista ad Andreas Von Bulow, ex segretario tedesco della difesa, autore di un libro sugli attentati a New York, cita Hutton Gibson, padre di Mel Gibson, come esperto (sic) sui temi del Nuovo ordine mondiale. Hutton Gibson è un antigiudaico, come il figlio regista ed attore, che realizzò uno dei più abominevoli, falsi e calunniosi film sul Messia, La passione. La truculenta pellicola, di una crudezza compiaciuta e sadica, enfatizza ed accentua l’antiebraismo del Quarto vangelo, originariamente un testo gnostico, poi manipolato ed interpolato da qualche falsario “cristiano” per descrivere gli Ebrei come nemici giurati di Cristo. (Vedi
www.yeshua.it)

Sempre per rimanere nel campo della celluloide, la finzione che imita un’altra finzione, ricordo che Alex Jones è legato all’attore Charlie Sheen, il cui vero cognome è Estevez. Egli appartiene ad una fervente famiglia cattolica, che cambiò il cognome in Sheen, in onore del potente arcivescovo Sheen. Un bell’esempio di devozione! Alex Jones, nel giugno 2001, previde un’azione terroristica micidiale sul suolo statunitense: o è dotato di spirito profetico o era addentro le segrete cose, avendo contatti con la C.I.A e con Roma. Ad ogni modo, è una persona sulla cui sincerità è lecito nutrire molti dubbi.

Dopo che la Compagnia di Gesù distrusse le Torri gemelle, che simboleggiavano Joachim e Boaz, le due colonne del tempio di Gerusalemme, si accinge ora a distruggere la già vacillante reputazione degli Ebrei con una martellante campagna mediatica e istigandoli contro gli Arabi, per sviare l’attenzione dai veri responsabili (del tutto o quasi al di sopra di ogni sospetto).

In realtà tra le file di coloro che reclamano la verità sul 9 11, si sono infiltrati machiavellici e scaltri personaggi che strumentalizzano l’indignazione dei cittadini per i loro turpi scopi di dominio planetario da conseguire in modo indiretto e graduale. Questo spiega perché Alex Jones ed il suo sodale ultracattolico Charlie Sheen possono agire più o meno indisturbati, mentre i parenti delle vittime del 9 11 che hanno contestato la versione ufficiale sono stati oggetto di intimidazioni e violenze. Anche per contestare, hai bisogno di qualche santo in paradiso, pardon, all’inferno, ossia in Vaticano, altrimenti ti spaccano la testa. Chi si sarebbe mai aspettato che Oriana Fallaci, la giornalista che si è sempre dichiarata atea pure in articulo mortis, avrebbe lasciato all’Università lateranense di Roma gran parte del suo patrimonio librario? L’ha annunciato un po’ di tempo fa monsignor Rino Fisichella, rettore dell'ateneo, nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'università pontificia cui ha preso parte Benedetto XVI.

«Mi fa particolarmente piacere partecipare -ha detto Fisichella- che la grande (sic) scrittrice e giornalista Oriana Fallaci, deceduta lo scorso 14 settembre ha lasciato alla nostra biblioteca gran parte del suo patrimonio librario e archivistico. La venerazione che aveva per il Santo Padre Benedetto XVI, da lei incontrato a Castel Gandolfo il 26 agosto 2005 e la profonda amicizia che nutriva per me, l'hanno convinta a questa donazione che diventerà Fondo Oriana Fallaci per la consultazione di quanti vorranno accostarsi alla sua opera».

La fallace Fallaci, fingendosi laica ed anticlericale, scrisse pagine memorabili per demonizzare l’Islam per conto del mecenate Benedetto XVI. Era, per così dire, il braccio sinistro, libertario, mentre Blondet è il braccio destro, sessuofobo, antigiudaico e retrivo. La mente è sempre, ancora una volta, a Roma. Con un braccio si bastonano i Musulmani, con l’altro si randellano i Giudei: un empio esempio di par condicio. Chi avrebbe mai pensato che la mangiapreti Fallaci fosse una fan di monsignor Fisichella, un’agente, anche se molto maldestra, del Vaticano?

Leggi qui la terza parte.

22 novembre, 2006

Gli angeli sono demoni

Il presente testo non ambisce ad essere neppure un breve saggio di angelologia o di demonologia, ma solo lo spunto per riflessioni su un tema intrigante.

Gli angeli ed i demoni sono creature che, quantunque siano considerate rispettivamente espressioni del bene e del male, si possono confondere.

Nella tradizione ebraica (Torah e Libro di Enoch), gli angeli, malachim, non erano esseri spirituali, ma figure potenti e talora pericolose, non ben distinte dagli elohim, gli dèi: si pensi, ad esempio, all’angelo contro cui lottò Giacobbe-Israele, dai più interpretato come uno spirito del luogo. Israele, infatti, significa “colui che lotta contro un dio” (el vale dio). I malachim sono descritti con connotati non molto diversi da quelli degli uomini: mangiavano, bevevano, concepivano desideri umani. Quando gli Ebrei vennero in contatto con la cultura persiana, gli angeli cominciarono a spiritualizzarsi. Zarathustra, infatti, credeva che gli ahura fossero spiriti della luce, alleati del dio del bene, Ahura Mazda, mentre i deva erano i demoni al servizio di Ahriman, il dio del male. Non era stato sempre così: i deva, nella tradizione indoeuropea anteriore, erano stati dèi se non benevoli, neppure negativi. Deva è collegato alla radice dev/di che significa luminoso (si pensi al latino deus e all’inglese day). Da deva, come è evidente, deriva devil, diavolo, anche assimilabile a Lucifero, il portatore di luce, ritenuto il capo degli angeli ribelli che, nel libro di Enoch, è Semeyaza.

Sembra quasi che il ruolo dei diavoli e quello degli angeli siano intercambiabili: i daimones degli antichi greci erano dèi intermedi, quasi sempre benigni: insomma i demoni erano degli angeli. La parola daimon, che indica una potenza mediana, ha dato origine al vocabolo “demonio”, inteso come uno di quegli esseri malefici e tentatori degli uomini, quali sono descritti nell’ambito del Nuovo Testamento e della patristica.

I daimones antichi furono trasformati in demoni dai Padri della Chiesa che, però, guardavano con diffidenza ai “messaggeri” delle credenze ebraiche e mazdee: si ricordi come Paolo considera gli angeli. Il falso apostolo di Gesù, nella Lettera ai Colossesi, ammonisce i destinatari: “Nessuno prenda partito contro di voi, compiacendosi nelle misere pratiche del culto degli angeli, facendosi avanti con le proprie visioni, gonfio d’orgoglio per i suoi pensieri carnali”. È palese che l’ex fariseo della Cilicia non ha una grande considerazione degli angeli, se reputa che l’adorazione tributata loro sia “misera”.

Come ci ricorda la teologa Uta Ranke-Heinemann, la venerazione degli angeli fu proibita dalla Chiesa nell’VIII secolo: il sinodo presieduto da papa Zaccaria accettò solo i nomi di Gabriele, Raffaele e Michele, mentre vietò tutti gli altri. Più tardi i cattolici stabilirono una gerarchia comprendente serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli, angeli. Gli esseri che, nel libro di Daniele, combattevano gli uni contro gli altri, diventarono le schiere alate di Dio della pittura medievale e rinascimentale, mentre i diavoli grotteschi e burloni della Divina commedia finirono sui tarocchi.

In questo gioco delle parti, non si sa più dove si addensi la luce e dove splendano le tenebre.

Un noto libro di Karla Turner si intitola Masquerade of angels, ad indicare che creature dalle sembianze angeliche nascondono intenzioni ostili.

Potrebbe essere vero, in qualche caso, anche il contrario.

21 novembre, 2006

Architettura e morale


I telegiornali ed i quotidiani dànno sempre maggiore spazio al problema della criminalità: senza dubbio la questione è grave, ma è enfatizzata dai media ufficiali affinché le persone si abituino alla società del controllo, delle telecamere installate in ogni dove, della rinuncia ad ogni residua libertà in nome della “sicurezza”.

Non è questo, però, il tema su cui voglio soffermarmi (1), quanto sulla relazione che intercorre tra assetti urbanistici ed architettura, da un lato, comportamento umano dall’altro. Senza addentrarsi così in sterili analisi sociologiche e criminologiche, si può osservare che la percezione degli spazi, l’interazione con i luoghi ed il movimento all’interno di coordinate topologiche influiscono sulla condotta.

Se gli edifici in cui "viviamo", lavoriamo e ci “svaghiamo” fossero dimensioni aperte verso l’aria, l’acqua, i prati, se si creasse un’osmosi tra interno ed esterno, per mezzo di una diffusione intelligente della luce naturale, l’anima riceverebbe il suo nutrimento di sole e di vento. Alberi, rumori ed umori dell’ambiente, profili di colline e di sponde, volute di nuvole, squarci di cielo terso dovrebbero essere i limiti illimitati di costruzioni organiche, edificate con materiali della natura. Le linee ed i volumi dell’architettura dovrebbero assecondare l’intima storia del luogo, per plasmarlo ed arricchirlo. La differenza tra spazio esterno ed interno dovrebbe essere attenuata, giocata su una continua compenetrazione di superfici, velature, trasparenze: soffitti come cieli (cielo, ceiling…), cieli come soffitti, colori fusi tra loro, svaporanti nell’atmosfera.

L’uomo è quello che mangia? No, l’uomo è quello che respira: se respira colori, silenzio e suoni, brezze e chiarori, il corpo ne trae beneficio e lo spirito si eleva. Non è lirismo: il DNA è come una piccola antenna ricetrasmittente che assorbe ed irradia luce e che entra in risonanza con le vibrazioni esterne.

Le città in cui viviamo, anzi sopravviviamo, sono prigioni di cemento, caotiche, orribili, ammorbate dagli scarichi dei veicoli. Le case sono loculi sotto un cielo tramato di ragnatele velenose, traversato da micidiali campi magnetici.

Se la delinquenza dipendesse anche da questi ambienti malsani, alienanti, tetri? L’ambiente, in senso spaziale, non socio-economico, modella il carattere: lo leviga, come le onde con gli scogli, oppure lo frantuma a somiglianza di un martello pneumatico.

Dimmi dove abiti e ti dirò chi diventerai.


(1) Chi fosse interessato all’argomento, può leggere Microprocessori e macroinganni.

19 novembre, 2006

Virus

La cronica incapacità dell’essere umano di trarre le ovvie conclusioni, anche di fronte all’evidenza più sfacciata. (A. Feltri)

Ieri si è celebrato lo sposalizio tra il guitto ed acrobata, Tom Cruise, e l’attricetta, Katie Holmes. I gazzettieri hanno dato grande rilievo all’”evento” che non è stato solo una messinscena kitch. Nel castello degli Odescalchi, a Bracciano, sono scese le due tortorelle per unirsi in matrimonio, celebrato secondo il rito di Scientology.

Il personale preposto all’'organizzazione dello spettacolo ha chiesto ed ottenuto dalla prefettura di Roma di disporre un provvedimento per vietare il sorvolo di tutta l'area del maniero. Lo scopo – dicono - è stato quello di impedire a fotografi e cineoperatori di compiere “incursioni” dal cielo a bordo di elicotteri o piccoli velivoli alla ricerca di un'immagine esclusiva delle nozze, aggirando così le rigidissime misure che hanno protetto la riservatezza di Tristano ed Isotta. La misura eccezionale del divieto di sorvolo sull'area di Roma è stata adottata in passato solo per avvenimenti di straordinaria rilevanza, come, ad esempio, il vertice tra la N.A.T.O. e la Russia a Pratica di Mare, la cerimonia per la firma del Trattato costituzionale europeo o l'insediamento del papa rosso, Benedetto XVI.

I gazzettieri, nei loro dolciastri servizi ed articoli, hanno insistito sul fatto che il matrimonio è stato celebrato secondo il rito della Chiesa di Scientology, setta cui Cruise aderì nel 1990. La Chiesa di Scientology, fondata dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard, è una delle più influenti negli Stati Uniti dove ha stipulato, come scopersi l’anno scorso, un’alleanza con la Chiesa cattolica per l’acquisizione di cospicue quote azionarie di banche con sede nel Nord America. Tutte le religioprigioni sono uguali: Scientology è una ramificazione della Chiesa di Roma, simile a quei virus che mutano in continuazione per eludere le difese del sistema immunitario.

Nulla in questo sfarzoso sposalizio è stato lasciato al caso: lo scenario gotico del castello, la decisione di celebrare l’unione in Italia, sede della Kaput mundi, il cielo limpido che ha sovrastato l’edificio medievale, cielo in cui non sono apparse le funeste croci chimiche, in giorni durante i quali l’assalto sferrato dai velivoli del veleno è stato micidiale. Per l’incoronazione di B 16 e per la festa nuziale di Cruise e Holmes i voli si interrompono. Che strana coincidenza!

La simbologia ed i significati occulti di questa liturgia hollywoodiana dovrebbero far riflettere: Hollywood è il grande teatro della finzione, la lanterna magica le cui immagini colorate e rutilanti nascondono un’inimmaginabile realtà. (1)


(1) Vedi Dante, Pluto e Walt Disney. Si consideri da chi è controllata l’industria cinematografica hollywoodiana.

18 novembre, 2006

I misteriosi Moai

L’Isola di Pasqua o Rapa Nui, ossia ombelico del mondo, situata nel Pacifico meridionale, fu scoperta dagli Olandesi nel 1722. Gli esploratori europei incontrarono individui dalle tipiche fattezze polinesiane, ma anche qualche persona dalla carnagione chiara e dai capelli rossi. Rapa Nui, che dal 1888 appartiene al Cile, è celebre per le gigantesche statue monolitiche sparse sul territorio e ricavate dal tufo. Alcuni di questi simulacri di pietra, dall’aspetto ieratico e misterioso, mostrano ancora sulla testa un cilindro di tufo rossastro: tale cilindro pesa parecchie tonnellate.

Di fronte a queste colossali creazioni, gli archeologi ortodossi, per spiegare come gli isolani riuscirono a trasportarle dalle cave nei luoghi in cui venivano erette, sono ricorsi alla solita ipotesi dei rulli e delle slitte, ipotesi che, però, non chiarisce come gli abitanti riuscirono a collocare sulla testa dei Moai quei ponderosi “copricapo”.

Si tratta veramente di copricapo, come affermano frettolosamente quasi tutti gli studiosi? Penso proprio di no: i cilindri rappresentano una capigliatura rossa. Il pensiero corre alla razza rossa citata, ad esempio, da Emile Schuré, nel testo I grandi iniziati, ed evocata in molte antiche tradizioni. È noto che il nome Fenici significa “i Rossi”: se poi i manuali scolastici riferiscono tale etnonimo alla porpora con cui l’antico popolo di Canaan tingeva i tessuti, non significa che ciò sia vero. Anche Rasenna, il nome con cui gli Etruschi definivano sé stessi significa “Rossi”. Il Mar Rosso è così chiamato, perché lambisce una regione abitata anticamente da genti dai capelli biondo rossiccio. Bisogna poi menzionare almeno la leggenda irlandese dei Tuatha de Danann, potenti dèi dai capelli biondi o rossi e con gli occhi azzurri, esperti in ogni genere di mestieri e detentori di conoscenze astronomiche e mediche. Essi, che provenivano dalle isole del nord del mondo, s’incrociarono con le popolazioni autoctone, dedite all’agricoltura ed alla pastorizia. Tra le dee dei Tuatha de Danann si annovera Eri dalla chioma d’oro.

Dovette esistere migliaia di anni fa una razza rossa, diffusa un po’ in tutto il pianeta: forse era un popolo di dominatori, i cui capi furono venerati da altre genti come dèi. Le enormi statue dell’Isola di Pasqua sono la raffigurazione di numi appartenenti ad una stirpe di giganti? Secondo Alan Alford, le statue furono scolpite con le severe fisionomie dei custodi per opera di schiavi, nel tentativo di attirare l’attenzione e la clemenza dei guardiani che avevano confinato per punizione i lavoratori in un’isola sperduta nell’oceano. I Moai sarebbero una richiesta di perdono scolpita nella pietra.

Alford nota che la fisionomia dei Moai assomiglia a quella di sculture rinvenute ad Aija, in Perù, che, a loro volta, sono affini alla raffigurazione di un sovrano indoeuropeo trovata nella valle dell’Indo, dove fiorì la cultura di Mohenjo Daro e di Harappa, intorno al 2500 a.C. Questa civiltà, che risentì di influssi sumeri, usava una scrittura pressoché identica alla grafia denominata rongo-rongo di Rapa Nui.

La scrittura di Harappa e gli ideogrammi(?) rongo-rongo sono un rompicapo per gli archeologi: Bartel si dedicò al tentativo di penetrare il senso delle tavole pasquane, ma senza ottenere risultati sicuri e definitivi. Fischer, che qualche anno fa dichiarò di aver decifrato il disco di Festo, ha annunciato di essere riuscito a decodificare i segni delle tavolette di legno, ma tale scoperta non è stata divulgata, per quanto mi consta.

Circa l’innegabile analogia tra la scrittura indiana e la grafia rongo-rongo, così si esprime Friedrich nel saggio Le scritture scomparse: ”Chi non presta fede alla possibilità di relazioni soprannaturali, farà meglio a considerare uno scherzo del caso la somiglianza esteriore tra le due scritture”. Un altro esempio emblematico di ottusa ortodossia: perché non pensare a contatti anche tra regioni distanti o, meglio, ad una comune origine delle culture?

Il caso? Il caso è solo una maschera sul volto del destino, dice Isaac Singer.

Fonti:

A. Alford, Il mistero della genesi delle antiche civiltà, Roma, 2000
J. Friedrich, Le scritture scomparse, Firenze, 1973
S. Marchesi, L'isola di Pasqua...ed i Moai, 2006
Zret, Alla ricerca del sigillo reale, 2006 sul rutilismo presso gli Ebrei

17 novembre, 2006

La satira ed i satiri

Absit iniuria verbis

L’arma più potente non è un ordigno nucleare ma il controllo delle coscienze e dell’inconscio.

Dino Boffo, direttore del funesto quotidiano, espressione dei vescovi italiani, Avvenire, ha censurato alcune scenette satiriche in cui si sbeffeggiavano padre Georg e B 16. Il tristo figuro ha manifestato la sua indignazione con le seguenti parole: "Credo che questa satira volgare nasconda una punta di vigliaccheria: si bersaglia un uomo che non può difendersi per la natura stessa della sua alta missione. Certo, i diritti della satira sono fuori discussione, ma la satira ha anche dei doveri che si incontrano con il diritto dei cittadini ad essere rispettati nei sentimenti più profondi. Mi chiedo se oggi c'è bisogno di una satira che offende il paese. Ne risente il sentimento stesso della democrazia".

Prescindo sia dalla sintassi vacillante della dichiarazione sia da valutazioni in merito all’ipocrisia ed all’ignoranza che trasudano da ogni sillaba del discorso. Molti, infatti, hanno già rilevato che i fiancheggiatori del Nazivaticano stigmatizzano indignati gli attori che motteggiano il papa rosso, ma tacciono colpevolmente sia circa i satiri che pullulano tra il clero sia a proposito delle letali ed abnormi emissioni elettromagnetiche di Radio Vaticana (non so se siano più letali le emissioni elettromagnetiche o i programmi). Ho citato solo due tra le innumerevoli benemerenze della Chiesa diabolica massonica romana. Non è il caso di riconsiderare le nefandezze di questa potentissima istituzione, argomento su cui mi sono soffermato in altre occasioni (si veda, ad esempio, La vita è sacra).

Vorrei, invece, riflettere sul significato della censura di Boffo: non mi pare soltanto la rampogna di un tartufo, quanto una prova, per così dire, di inquisizione. Infatti, mentre nel Regno Unito, si assiste alla creazione di uno stato orwelliano (1), in Italia, sede della Kaput mundi, la Chiesa, lungi dall’essere un’istituzione decadente, comincia ad attuare una strategia che persegue il fine di imporre un controllo censorio sulle varie forme d’espressione. Dopo aver già consolidato il suo dominio economico e quello sulle coscienze attraverso diversi strumenti, tra cui l’insidiosa ora di religione cattolica, il Nazivaticano si accinge ora a soffocare ogni forma di libera manifestazione del pensiero. Se la satira, quella vera, come giustamente notava Giovenale, scaturisce dall’indignazione, ridurla al silenzio significa privare le persone del diritto-dovere di indignarsi. Chi non prova più una sacrosanta indignazione di fronte alla nequizia ed all’impostura che deturpano il nostro mondo, è ormai un individuo incapace di agire, di reagire e di pensare. Questo è il vero, recondito scopo della Chiesa e delle istituzioni che da essa dipendono. La setta cattolica ha ideato il nefando Nuovo ordine mondiale: passo dopo paso essa lo attua, seguendo i vari punti di un programma concepito in modo diabolico e perseguito in maniera ancora più diabolica, perché surrettizia, occulta, dissimulata.

Se, però, preserveremo la capacità di indignarci, il malefico disegno della sinarchia forse non potrà essere attuato.

(1) Cfr A. Mannucci, Big brother U.K., 2006

16 novembre, 2006

La lupa del Purgatorio (seconda parte)

Nella terzina il gigante è il re di Francia che tresca con la Chiesa, (la fuia, letteralmente “ladra”): entrambi saranno vinti dal messo di Dio. Quasi tutti i commentatori notano che, anagrammando le lettere romane D X V, con cui si indicano i numeri 500, 10 e 5, si ottiene la parola dux, condottiero, guida. Il messo di Dio echeggia il veltro, mentre la “selva oscura” si connette per antitesi-somiglianza alla “divina foresta”: le corrispondenze non possono essere casuali. Nel medesimo canto è pure ripreso il tema stellare collegato, come nel I canto dell’inferno, al motivo del veltro. Infatti Beatrice predice:

…io veggio certamente e però il narro
a darne tempo stelle propinque,
secure d’ogn’intoppo e d’ogne sbarro…

Le “stelle” non sono, a mio parere, generici influssi celesti ma gli astri di una costellazione o una congiunzione che preannuncia l’avvento del liberatore: il verbo “vedere” non lascia alcun dubbio. Le stelle poi sono “propinque”, cioè vicine. Lo scenario simbolico-astronomico non è molto diverso da quello delineato nella parte iniziale del poema e dal nucleo del canto XX, sopra esaminato.

L’aspetto spaziale di questi passaggi di ardua interpretazione s’intreccia alla dimensione cronologica, non meno intricata: infatti una ricercatrice (1) legge nel “cinquecento diece e cinque” non l’allusione ad un condottiero, ma una data, il 515 a.C., anno in cui fu completata la ricostruzione del secondo tempio di Gerusalemme, dopo che agli Ebrei fu consentito da Ciro il Grande di tornare un Palestina. Non so quanto sia plausibile tale interpretazione, ma non si può escludere che Dante avesse in mente pure una cronologia legata al 515 a.C. Infatti, se sommiamo a tale cifra 1300, il numero corrispondente all’anno in cui il poeta intraprese il suo viaggio oltremondano, otteniamo 1815, che è all’incirca la metà del ciclo cosmico di origine sumera, pari a 3.600 anni. Vinassa de Regny opina che il verso iniziale della Commedia, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, indichi non i 35 anni del poeta, ma che egli principiò la sua esperienza di redenzione nell’anno che è a metà tra la creazione del mondo, il 3760 a.C., ed il giudizio finale. Alcuni studiosi hanno scoperto che il “poema sacro” include al suo interno il riferimento al moto precessionale; Giuseppe Badalucco ne ha evidenziato la configurazione iconico-narrativo nella struttura conica della voragine infernale cui corrisponde il monte del Purgatorio… Il moto più lento a cui il passaggio si riferisce è quello delle stelle fisse, moto che si osserva proprio per effetto della precessione degli equinozi; gli astrologi del tempo di Dante, però, valutavano questo moto di 1 grado ogni 100 anni, ritenendo quindi che 36.000 fossero gli anni necessari per il compimento dell’intera rivoluzione (di 360 gradi); il periodo attribuito a questo ciclo è significativamente diverso da quello precessionale di circa 26000 anni.” Il numero 36.000 ci riporta al sottomultiplo 3600, nascosto nel “cinquecento diece e cinque”.

Alla luce di questa ipotesi esegetica, il Tempio citato in Purg. XX, 93, potrebbe riferirsi anche all’edificio sacro di Gerusalemme, nell’ambito di una stratificazione in cui un significato ne nasconde un altro. Il Tempio potrebbe essere il fulcro spaziale associato ad un perno temporale, l’anno 515, a sua volta da collegare ad un evento astronomico. La notevole somiglianza tra le parole “tempio” e “tempo” forse non è casuale. In ogni caso il VI secolo a.C. è un periodo storico cruciale, in cui vissero ed insegnarono Confucio (551 a.C. ca.- 479 a.C), Siddharta Gautama detto il Buddha (565 a.C. ca.- 486 a.C), Pitagora (570 a.C. 490 a.C.) (…)

Violato il tempio, in senso morale, allegorico, anagogico ed esoterico, e trascorso il tempo propizio, la lupa, con tutto ciò che essa rappresenta, poté continuare ad infierire contro l’umanità. La costellazione, annunciatrice del cambiamento, splendette nel cielo, ma senza arrecare quella palingenesi del mondo tanto sperata.

(1) Non sono più riuscito a trovare l'articolo di questa ricercatrice.

Fonti:

D. Alighieri, La Divina Commedia, a cura di G. Giacalone, Roma, 1978
G. Badalucco, La struttura dell’inferno dantesco
M. De Pieri, Il numero, 2005
R. Guenon, L’esoterismo di Dante
P. Vinassa de Regny, Dante e il simbolismo pitagorico
Zret, Alla ricerca del sigillo reale

Prima parte qui.

15 novembre, 2006

Cambiamenti cosmici

La scienziata italiana Giuliana Conforto nei suoi libri, accanto ad argomenti che spaziano dalla fisica quantistica al governo ombra, dalla filosofia di Giordano Bruno all’etica, si è occupata anche dei cambiamenti cosmici futuri: ad esempio, nel saggio intitolato Universo organico ed utopia reale, la studiosa afferma che oggi i mutamenti coinvolgono l’intero sistema solare ed è ragionevole attendersi un effetto domino per quanto riguarda tutta la matrix visibile che abbiamo scambiato per realtà. A tali trasformazioni facevano già riferimento alcuni contattisti negli anni ’50 e ’60 del XX secolo, senza dimenticare le profezie maya che indicano nel 2012 l’anno in cui comincerà un nuovo ciclo cosmico.

Anche se si concentra l’attenzione sul Sole, si trova una conferma di tali previsioni: infatti “I ricercatori della Cornell University si attendono una serie di inconvenienti per telefoni cellulari e navigatori GPS nel 2011-12, periodo in cui è prevista una serie di tempeste solari molto intense, che interferiranno con la ricezione del segnale necessario ad un corretto funzionamento di questi sensibili dispositivi elettronici.

L'attività solare intensa è ciclica, con una cadenza approssimativa di circa 11 anni. È dovuta ai cambiamenti del campo magnetico del Sole ed il periodo di punta è conosciuto come "massimo solare". Queste emissioni solari "lanciano" ad alta velocità particelle che si arrestano nelle frange esterne dell'atmosfera della terra, generando le aurore e le tempeste geomagnetiche.

Non siamo nuovi a queste evenienze ma le tempeste di quei giorni saranno fino a dieci volte più intense di quelle registrate, ad esempio, nel 2003, quando si ebbe una diminuzione del segnale del 50 per cento circa ed una durata massima di 15 minuti. Nel 2011-12 la perdita del segnale potrebbe invece arrivare al 90 per cento per un periodo di alcune ore.

In pericolo è il funzionamento dei ricevitori G.P.S., non solo di tipo portatile o automobilistico, ma anche quelli installati su aerei, piattaforme petrolifere o usati per i servizi di localizzazione di emergenza: questo perché le tempeste solari sono accompagnate da interferenze radio sulle stesse frequenze su cui operano i satelliti che trasmettono a terra il segnale G.P.S .(…)”.

L’articolo di Margherita Campagnolo si riferisce solo al velo elettromagnetico visibile: che cosa potrà accadere a livelli più profondi? Si può forse immaginare.


Fonti:

M. Campagnolo, Quando il sole farà l’assolo, 2006
G. Conforto, Universo organico e l’utopia reale, Diegaro di Cesena, 2005
Zret, Il 2012 secondo i Maya e secondo i cosmologi, 2006

Registrazione dell'intervista a Straker su Radio Gamma 5

Straker su Radio Gamma 5... La registrazione della trasmissione è disponibile QUI.


Il documento PDF preparato per l'intervista su Radio Gamma 5

14 novembre, 2006

Il soffio dell'anima

Mens agitat molem Lo spirito permea di sé la materia (Virgilio)

La psicologia ha tradito sé stessa, dimenticando la psiche, l’anima nel momento in cui si è concentrata sul cervello, sulla fisiologia.


Che cos’è l’anima? Se dovessimo considerare come è stata concepita da filosofi, teologi e da qualche scienziato, ci perderemmo in un ginepraio. L’etimologia ci dà un suggerimento evocativo e lirico: il vocabolo “anima” è collegato al greco “ànemos”, vento. Come il vento, la sua natura intima non si lascia afferrare. Forse sbagliamo se la concepiamo come un quid contrapposto al corpo: il dualismo corpo-anima di origine platonica e poi mutuato da Agostino, è alla base di altre pericolose dicotomie. Non potrebbe l’anima essere qualcosa di analogo ad un fascio di fotoni o di altre particelle subatomiche o, al contrario, il corpo non potrebbe essere un simulacro generato da un principio spirituale?

Forse l’errore consiste nella di-visione: siamo inclini a separare, a dis-tinguere, mentre dovremmo cercare una sintesi, un superamento della logica del terzo escluso. Forse a questo alludeva il Messia sacerdotale, quando insegnava: "Quando farete dei due uno, quando farete l'interno come l'esterno e l'esterno come l'interno e il sopra come il sotto, quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l'uomo non sia uomo e la donna non sia donna, … entrerete nel Regno” o "Dove ci sono tre divinità, esse sono divine”. Il Messia del Vangelo di Giuda Tommaso, questo prezioso scrigno di saggezza e di conoscenza, esorta ad oltrepassare ogni antitesi ed a ritrovare l’unità perduta per celebrare le nozze “junghiane” tra animus ed anima.

Non è un caso se, prima della bipartizione platonica, si considerasse un’essenza triadica dell’individuo: gli antichi egizi si riferivano al ka, al ba ed all’akh. Il ka si può intendere come il corpo astrale, il ba è assimilabile a quello eterico, l’akh è lo spirito. Sono queste le tre divinità adombrate nel lòghion del Maestro? Molti secoli più tardi, sempre in un’ottica triadica, ma di diverso tenore, il filosofo Duns Scoto pensò che un ente dovesse congiungere l’anima ed il corpo: chiamò quell’ente haecceitas. Cartesio collocò l’anima nella ghiandola pineale e, nel contempo, negò, con superbia antropocentrica, che gli animali possedessero un’anima. Oggi qualcuno crede che tale misterioso principio non sia appannaggio di tutti gli uomini, ma solo di alcuni e che esseri interdimensionali ne siano privi.

Anima e spirito coincidono o sono due essenze distinte? Siamo tutti scintille di un immenso fuoco, onde di un oceano, bolle (immagine della fisica quantistica) di un universo fondamentalmente inconoscibile? Siamo anime dell’anima del mondo? Dopo la morte gli atomi che la compongono si disperderanno nel cosmo, come pensavano Democrito, Epicuro e Lucrezio o una luce la accoglierà in un luogo meraviglioso, come credono altri?

Sull’anima un’infinità di domande, mentre ”la risposta soffia nell’… ànemos
”.

13 novembre, 2006

Straker su Radio Gamma 5 - martedi 14 novembre 2006 - 15:30

Straker è su Radio Gamma 5, martedi 14 Novembre 2006, alle 15:30 circa, intervistato da Alberto Parise, speaker della Radio libera padovana.

Argomento: SCIE CHIMICHE... ovviamente.

Per ascoltare in streaming, avete bisogno di Winamp...

http://www.winamp.com/

... dopodiché cliccate al seguente link:

http://82.50.211.234:8000/gamma5.m3u

12 novembre, 2006

Abbraccio mortale

Dimmi chi sei e ti dirò che cosa dirai.

Che cos’è l’Ufologia? Teologia.

Risale a pochi giorni or sono l’annuncio circa un accordo di collaborazione tra il Centro Ufologico Nazionale ed il Centro Italiano di Studi Ufologici. La notizia è più rilevante di quanto si possa pensare: il C.I.S.U. è un’organizzazione che si può considerare fiancheggiatrice del famigerato C.I.C.A.P., il comitato costituito da scienziati(?) che non sono soltanto dei positivisti attardati, dalla mente atrofizzata e piena di ragnatele, ma dei disinformatori.

Piero Angela, con la sua legione di demoni, infatti, mira a screditare ed a ridicolizzare tutti gli studiosi seri, ma eterodossi, a confondere e ad indottrinare le persone di modesta cultura, ad imporre un paradigma “scientifico” fondato sul dualismo e su un fraudolento metodo empirico. I membri del C.I.C.A.P. non sono quindi solo noiosi, paludati accademici, ma soprattutto astuti provocatori volti a nascondere ed a mistificare verità non ufficiali. È sintomatico che costoro, pur con tutti i finanziamenti di cui possono disporre e nonostante la strumentazione che essi posseggono, non abbiamo mai indagato il tema delle scie chimiche né abbiamo mai studiato in modo serio le origini del Cristianesimo. Ambedue questi argomenti sono tabù, oltre ad essere legati a doppio filo, sebbene tale affermazione possa apparire strana: una loro corretta ed onesta esplorazione potrebbe far rovinare l’edificio di menzogne eretto da sacerdoti e “scienziati” nel corso di almeno due millenni. Quantunque, infatti, “scienza” e religione, o, come si ripete, ragione e fede, secondo la communis opinio, siano state e siano ancora in conflitto tra loro, in realtà uomini di “scienza” ed esponenti del clero collaborarono e cooperano per occultare verità e per intorbidare le acque.

Credo che l’’esecranda alleanza tra C.U.N. e C.I.S.U. sia parte di un progetto teso ad emarginare ricercatori e gruppi indipendenti: i due centri ufologici potranno, essendo aumentata la loro forza gravitazionale, attrarre nella loro orbita altri satelliti. Senza dubbio il prestigio di studiosi come Roberto Pinotti e Giuseppe Stilo catalizzerà l’azione di ricerca di altri associazioni ufologiche, ma rischia di portare nella direzione errata: anni fa Pinotti e Malanga collaborarono alla stesura di un saggio sui controversi fenomeni B.V.M., ma mentre Pinotti, in seguito, si attestò su posizioni ortodosse gradite alla gerarchia cattolica, il chimico toscano portò alle estreme conseguenze le conclusioni del testo, dimostrando in studi posteriori che le apparizioni mariane sono ologrammi di probabile origine aliena. È quello che l’establishment politico-clericale non può in nessun modo accettare. In tale strategia, il C.U.N., la cui contiguità con i servizi italiani di “intelligence” è nota, alleato con il monneriano ed ultrascettico C.I.S.U. potrà fungere da puntello del sistema cattostatunitense che si ostina a non rivelare quanto sa su Marte, Nibiru, la sonda Siloe, Eros 433, le interferenze aliene…

Inoltre, mentre gli avvistamenti si moltiplicano in tutto il mondo, i ricercatori dei due centri ora affratelllati, (ciò vale massime per il C.I.S.U.) privilegiano disamine sterili di casi ormai lontani nel tempo, indagini in cui si esibisce acribia più che desiderio di conoscere. Un po’ di tempo fa, lessi un’analisi relativa agli eventi di Voronezh in Russia, che fu teatro tra il settembre e l’ottobre del 1989 di una serie d’incredibili avvenimenti: alcuni ragazzi scorsero luci rosa nel cielo e strane entità, alte circa tre metri che, vestite con tute argentee, calzavano stivali color bronzo. Gli esseri, apparentemente privi del capo, roteavano i loro tre occhi luminosi, come per scandagliare la zona circostante. Nell’articolo il caso, che fu considerato veritiero dal K.G.B., era sviscerato alla ricerca di contraddizioni nelle testimonianze o di qualsiasi elemento potesse, per lo meno, gettare un dubbio sulla sua attendibilità. Invano sicché ogni sillaba lasciava trasparire il disappunto e la frustrazione di chi avrebbe goduto, se fosse riuscito a dimostrare che la storia era un’invenzione od un'errata interpretazione di fenomeni naturali.

Questo è il contesto in cui si situa un sodalizio sospetto, sospetto anche perché avviene in un periodo foriero di sviluppi inquietanti non solo per l’Ufologia: il velo elettromagnetico che cela realtà di altre dimensioni sta per squarciarsi, il velo di censure utile a nascondere il coinvolgimento di governi e chiese nella distorsione di fatti e tradizioni sta per lacerarsi. Non basterà il filo che unisce C.U.N. e C.I.S.U. a nascondere la verità.


Riferimenti:

C.U.N. C.I.S.U.: un importante accordo, 2006
www.secretum-omega.com
Zret, Le due Marie, 2006

11 novembre, 2006

Nekya

Nella striscia di Gaza i Palestinesi sono massacrati ormai ogni giorno, ma questa carneficina passa ormai quasi inosservata: ogni tanto B 16 invoca, durante le sue sciatte omelie, la pace, tuttavia ovviamente non afferma mai la necessità del disarmo. Se non si combattessero tutte le guerre che insanguinano il pianeta, la Chiesa di Roma crollerebbe nell’arco di pochi mesi: i vescovi con la mitra ed il mitra si troverebbero di colpo senza denaro e senza potere. A chi venderebbe le armi il Vaticano?

Alcuni colgono nei discorsi del papa rosso (colore significativo) l’ipocrisia: non è solo ipocrisia. Colui, insieme con tutti gli adepti della sua setta cattoluciferina, si compiace segretamente delle stragi perpetrate dai suoi vili camerieri ebrei e vede come il fumo negli occhi la concordia e la fratellanza tra i popoli. Le carneficine sono vitali nell’ottica perversa degli Oscurati: non solo, infatti, alimentano l’economia e creano uno stato di perenne terrore nelle masse in questo modo più facilmente manipolabili, ma fungono anche da cruenti riti, da liturgie sanguinarie in onore di dèi delle tenebre. Esistono energie negative del cui nutrimento i signori della terra sono avidi, come le ombre evocate da Odisseo nella Nekya. Le anime dei defunti si accalcano attorno alla pozza di sangue degli animali sacrificati dall’eroe. Dopo aver bevuto il sangue delle vittime, le pallide ombre recuperano una parvenza di vita. Se si comprendono gli aspetti simbolici e rituali degli eventi, si comincia ad intuire veramente il senso, anzi il nonsenso delle cose.

Un’altra mattanza che non mi pare abbia suscitato nemmeno un brivido nella stragrande maggioranza delle persone, è l’uccisione di migliaia di germani reali che erano allevati a Principina: i volatili sono stati ferocemente eliminati, perché era stato individuato – così raccontano i menzogneri media del regime – il virus dell’influenza aviaria in alcuni esemplari. Ammesso che ciò sia vero, non si dimentichi che tale virus è stato messo a punto in laboratorio dai soliti noti per i loro turpi scopi, proprio come il virus dell’AIDS ed altri agenti patogeni. (1)

Poi molti si chiedono per quale motivo l’umanità non venga salvata: se si esclude una minoranza di persone intelligenti ed oneste, il resto dell’umanità è formato da scellerati o da idioti.

Quanti meritano veramente di essere salvati?


(1) Vedi Alessio Feltri, Virus, 2006

10 novembre, 2006

Fluxus

Non è mio intendimento riflettere sull’enigma del tempo, ma soltanto dedicare qualche riga al modo in cui lo percepiamo.

Che il tempo sia una costante universale, come pensano alcuni fisici, o un’esperienza soggettiva poco importa. Siamo comunque immersi in questo flusso indistinto che abbiamo, però, segmentato con le ricorrenze: feste, celebrazioni, anniversari… sono altrettante tappe di un percorso di per sé uniforme, indeterminato. Non è un caso se il "Cristianesimo" ha ereditato dal paganesimo rurale tale abitudine a sezionare il tempo, abitudine che Agostino derise. Leopardi notava che cerchiamo di conferire un senso all’insensato, scandendo la dimensione temporale. Oggi è difficile sottrarsi all’ossessione del rito, della ri-correnza; ma ciò non rende il tempo significativo, piuttosto lo spezza, lo disarticola, privandolo della sua intrinseca, primigenia fluidità. Fluidità, flusso… il fiume eracliteo, così lontano dall’atomizzazione del tempo. Attimi, atomi in cui si disgrega, si frantuma la vita che non è più il mo(vi)mentum naturale e spontaneo delle ore e dei giorni, ma la marcia marziale verso le scadenze e la caduta.

Gettati, anzi scaraventati nell’essere e nel tempo, riusciremo un giorno a vivere?

09 novembre, 2006

La lupa del Purgatorio (prima parte)

Dante Aligheri attaccò coraggiosamente le proditorie macchinazioni politiche del papato nel XIII secolo. Sette secoli più tardi, la situazione non è differente. (Michael Carmicheal)

Il presente studio è la naturale continuazione di Dante ed il veltro celeste, un articolo in cui ho congetturato e, in una certa misura dimostrato, che, nel I canto dell’Inferno, sia possibile scorgere una filigrana astronomica e simbolica. Questo studio, però, non è incentrato, a differenza del precedente, sull’archeoastronomia, ma spazia anche verso altri ambiti.(…)

Contro la lupa il sommo poeta prorompe in un‘invettiva nel canto XX del Purgatorio con i seguenti versi:

Maledetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte le altre bestie hai preda
per la tua fame senza fine cupa!

O ciel, nel cui girar par ne si creda
le condizion di qua giù trasmutarsi,
quando verrà per cui questa disceda?


Dante maledice la lupa poiché, tra le fiere, è la più famelica, quindi si chiede quando verrà il veltro per opera del quale la lupa abbandonerà il mondo. Giuseppe Giacalone, osserva: “Se la Commedia è il libro che denuncia i mali dell’umanità, è anche, dall’altra parte, un messaggio di speranza e di fede nella redenzione dell’umanità, attraverso l’intervento divino, tante volte indicato da Dante in un’oscura, ma fiduciosa escatologia, in un rinnovamento totale del mondo. Questo spiega l’antitesi logica e figurale dei due simboli, Lupa-Veltro, la cui dialettica condiziona il dramma stesso di D. poeta”. Le notazioni del critico, come quelle di molti altri esegeti, colgono l’antitesi Lupa-Veltro, sotto il profilo allegorico e morale, ma sembrano non sottolineare il valore politico e, soprattutto, ignorano il cenno astronomico.

È necessario riprendere l’interpretazione delle terzine sopra riportate alla luce della loro tessitura astronomica. L’autore, dopo aver esecrato la vorace lupa, volge lo sguardo al cielo e si domanda quando sarà visibile nel firmamento la costellazione che preannuncerà la palingenesi del genere umano. È evidente che il “ciel” è la sfera stellata che ruota, secondo la cosmologia aristotelico-tolemaica, attorno alla terra (nel cui girar): la rotazione è destinata a rendere visibile un gruppo di astri dal significato propizio.

Stando alla cronologia, il poeta insieme con Virgilio, procede lungo la cornice in cui sono puniti gli avari ed i prodighi nelle prime ore antimeridiane del 12 aprile del 1300. L’estate è ancora lontana, ma il moto incessante delle sfere, rende sempre più vicino il momento in cui brillerà Sirio, la stella più luminosa del Cane maggiore: il cambiamento stagionale dalla primavera all’estate allude per caso, in in ossequio alle profezie di Gioacchino da Fiore, al transito dall’era del Figlio, nato forse in primavera, all’età dello Spirito, nel cuore della radiosa estate?

Nel canto XX, Dante tra gli avari incontra Ugo Capeto, figlio di Ugo il Grande (morto nel 956), duca di Francia, di Borgogna e d’Aquitania, conte di Parigi e d’Orlèans, fondatore della dinastia capetingia. Ugo il Grande tenne il Regno di Francia, de iure ancora dei re Carolingi, Ludovico IV (936-954) e Lotario (954-986). Egli lasciò un figlio, Ugo Capeto (987-996), che, dopo il brevissimo regno di Ludovico V il Neghittoso (986-987), salì sul trono di Francia.

Dalle parole che l’autore mette in bocca al compunto Ugo Capeto, si arguisce che il poeta considerava la dinastia dei Capetingi la radice di molti mali (Io fui la radice della mala pianta/ che la terra cristiana tutta aduggia).(…) Il culmine della cupidigia e della slealtà fu toccato con Filippo il Bello. Così si esprime il poeta:

Veggio il novo Pilato sì crudele
che ciò no’l sazia, ma sanza decreto
porta nel Tempio le cupide vele.


L’invettiva di Ugo Capeto contro Filippo il Bello ed il Regno di Francia fa da pendant alla condanna dantesca dell’avidità francese e clericale incarnata dalla lupa: il perverso sodalizio Francia-Roma, suggellato dalla decisione di papa Clemente V, al secolo Bertrand de Got (1260- 1314) di istituire un processo contro i Templari e che nel 1312 sospese l’ordine, è evocato, insieme con un oscuro riferimento al “messo di Dio” nel canto XXXIII del Purgatorio, là dove si legge:

… un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
con quel gigante che con lei delinque.


Nota: il presente articolo è uno stralcio di un testo più ampio: chi fosse interessato a leggerlo integralmente, può scrivere al mio indrizzo di posta elettronica. Le fonti sarranno indicate in calce alla seconda ed ultima parte.

08 novembre, 2006

Censura

Qualche giorno fa discutevo con un amico circa le varie forme di censura che, a mio parere, colpiranno la Rete nei prossimi anni: il mio interlocutore crede che difficilmente i siti di controinformazione saranno oscurati o boicottati. Neanch’io penso ad iniziative così drastiche; temo, però, che in modo graduale e surrettizio si ostacolerà sempre più la diffusione di notizie ed informazioni sgradite ai potenti.

Ad esempio, il governo del Dottor Balanzone aveva inserito alcune misure all’interno della già disastrosa legge finanziaria, tese a modificare l’attuale normativa sul diritto d'autore in senso restrittivo, introducendo un complesso sistema di autorizzazioni e di compensi per la riproduzione parziale o totale, con qualsiasi mezzo, di articoli tratti da riviste, giornali o latri blogs e siti web. Gli effetti sulla libera circolazione di informazioni, con una normativa di questo tipo, avrebbero potuto essere catastrofici. La Commissione Bilancio della Camera ha poi deciso di espungere dal collegato alla Finanziaria queste norme draconiane, ma l’iniziativa è sintomatica, poiché rivela gli intenti censori del legislatore.

Come definire poi la pressoché costante contraffazione e manipolazione delle mappe satellitari Aeronet (N.A.S.A.) per evitare che si possa documentare lo scempio nei cieli di quasi tutto il mondo, provocato dalle scie chimiche? Non di rado, nei giorni in cui interi stati subiscono massicci attacchi, le mappe sono sostituite da rettangoli bianchi! Che cos’è questa se non censura?

Recentemente il sito http://www.weatherwars.info/ gestito dal meteorologo californiano Scott Stevens, è stato attaccato (defacing) poiché Stevens documenta in modo rigoroso, con fotografie ed articoli, le attività di modificazione del clima per opera dei famigerati aerei cisterna. Lo stesso forum di sciechimiche.org è stato hackerato tre volte.

I registi dell’informazione ufficiale stanno studiando varie strategie per osteggiare la diffusione di versioni ed interpretazioni non ufficiali dei fatti, pur di mantenere il loro perverso controllo sulle masse: essi non possono permettersi che qualcuno pensi in modo libero ed anticonformista o il poderoso castello di menzogne e di false contrapposizioni da loro eretto rischia di sgretolarsi.

All’interno di tale sistema di mistificazione e di occultamento delle verità scomode s’inserisce una procedura che Orwell aveva preconizzato in 1984: se si consulta il lemma Cirrus cloud di Wikipedia, ci si accorge che la voce contiene non tanto la descrizione dei cirri, ma delle scie chimiche falsamente spiegate come nuvole d’alta quota, con tanto di fotografie che rappresentano strisce velenose, mentre la didascalia fa riferimento a fantomatiche scie di condensazione che si trasformano, contro tutte le leggi della chimica e della fisica, in nubi sottili. Si assiste all’alterazione della realtà, ad un continuo lavorio pur di farla combaciare con i dogmi e le aberrazioni dei disinformatori. Sembra di leggere quelle pagine in cui Winston Smith, il protagonista del romanzo di George Orwell, scrive e riscrive gli articoli per modificare il passato di modo che le frottole del presente trovino i loro logici presupposti nelle bugie pregresse.

Tra tutte le forme di censura, la diramazione di fandonie presentate con i crismi della “verità” è la più pericolosa.

Infine vorrei riferirmi alla censura di cui è stata oggetto una recensione che scrissi qualche mese fa: commentai in modo più che favorevole un testo scientifico, ma la mia recensione non è stata mai pubblicata forse perché esprimevo delle perplessità a proposito dell’interpretazione, proposta dall’autore, di un particolare fenomeno. Ho letto pasquinate, commenti incentrati sul turpiloquio, ma il mio giudizio non è mai stato inserito.

07 novembre, 2006

Utopia

Da decenni i perniciosi ministri dell’ignoranza che si sono avvicendati affossano sempre più il sistema educativo con le loro disastrose riforme e con improvvidi provvedimenti. È ovvio che il loro scopo, mascherato da vacue ed untuose parole, è quello di distruggere gli ultimi ruderi della scuola.

Una scuola degna di questo nome non sarebbe un ingranaggio che stritola la creatività e la libertà sia dei docenti sia degli allievi, ma un luogo di vera elaborazione culturale: le classi dovrebbero essere costituite da un massimo di dieci alunni e non solo per rendere proficua e quasi individualizzata ogni attività di insegnamento-apprendimento, ma per liberare le aule da quelle squallide file di banchi sostituite da strumenti, scaffali, piani di lavoro, elaboratori… La didattica dovrebbe avere un valore interdisciplinare, essendo affrancata da un mero computo di medie e di assenze, da una sterile ripetizione delle solite liturgie: interrogazioni, compiti in classe, prove per il saldo del debito, scrutini…

Un esempio: s’impari tutto quello che si può acquisire dall'osservazione di una foglia. Si prende una foglia, la si osserva, si apprendono che cosa sono le venature, il margine, la pagina, il picciolo, gli stomi. Si descrive la foglia: prima la si disegna, poi si compone un testo. Si riflette sulla fotosintesi clorofilliana. Si studia la luce, intesa come radiazione elettromagnetica. Una lezione di linguistica sul testo descrittivo si trasforma così in un’esperienza dinamica per conoscere e per costruire abilità polivalenti.

Il tutto dovrebbe svolgersi, potendo usufruire di molte ore, intervallate da pause, dedicate sia alle spiegazioni sia alle attività. Ciascun discente dovrebbe avere la possibilità di consultare enciclopedie, dizionari iconografici, manuali. Ogni studente dovrebbe avere l’opportunità di usare pastelli, squadre, compassi, ma anche microscopi, lavagne luminose etc.

Il momento della verifica e della valutazione potrebbe essere circoscritto a fine trimestre o quadrimestre, nell’ambito di sessioni ad hoc.

Il quadro che ho delineato non consuona con un’organizzazione didattica lassista, anzi: chi, infatti, impara ad osservare ed a pensare, prima o dopo padroneggia, con un esercizio costante, ma in una certa misura ludico, anche le competenze linguistiche e testuali.

È naturale che lo scenario tratteggiato non è soltanto un’utopia, ma un’utopia irreale, poiché il perverso sistema creato sembra non scalfibile: infatti manca la reale volontà di migliorare le cose, mentre l’impegno profuso dalle istituzioni nella distruzione della cultura è intenso, diuturno, inarrestabile, specialmente quando è gabellato come “miglioramento dell’offerta formativa”.

Ai Soloni ed ai loro complici bisognerebbe offrire un viaggio di sola andata su Plutone.

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...