11 settembre, 2009

Zarathustra parlò e Siddharta tacque

L'Avesta è il libro sacro della religione zoroastriana. Il fondamento di questo credo è il dualismo. Esistono due divinità opposte ed in conflitto tra loro nell'universo: la prima della Luce e del Bene, Ahura Mazda, la seconda delle Tenebre e del Male, Angra Manyu o Ahriman. Prima di loro, era un principio indeterminato, il Tempo illimitato.

L'oscuro profeta persiano, cui si attribuisce la nascita della religione mazdea, concepì il mondo come il teatro di una colossale guerra tra Bene e Male. Che il mondo sia dominato dal Principio della distruzione e del nulla contro cui l'uomo è chiamato a lottare, è un'idea lontanissima da concezioni orientali dove lo Yin e lo Yang sono energie cosmiche, complementari. Con Zarathustra l'etica assunse, rispetto ad altri campi, un aggetto notevole, persino eccessivo: ne risentirono alcune correnti dell'Ebraismo ed il Cristianesimo, fino alla radicalizzazione manichea, catara e dell'Islam, specialmente sciita. Pochi passi e la morale scade nel moralismo, proprio come "La bontà è una deformazione del Bene" (T. Adorno).

Di fronte alla constatazione che le legioni di Ahriman portano in ogni dove distruzione e rovina (fu forse Zarathustra ad alimentare un egregora?), al cospetto di un hic et nunc compromesso in modo irredimibile, il profeta poteva solo promettere un futuro ultraterreno di beatitudine per i probi. Per fortuna, il capolinea per lo ierofante iranico, è vicino.

Un'altra credenza zoroastriana che, attraverso qualche canale giudaico, penetrò nel cristianesimo è la fede nella resurrezione dei corpi: anche questo miracolo appartiene al futuro, sebbene i tempi incredibilmente brevi del cosmo mazdeo, non costringano ad un'attesa logorante.

Insomma, per questa ed altre religioni simili, la vita non è mai adesso. Il corso del tempo lineare, finito, tipico dello Zoroaastrismo, risucchia il presente, scaraventando l'uomo nella speranza di un futuro perfetto o nella più razionale nostalgia del non essere originario. Se il presente è l'attimo inafferrabile e sempre deludente, anche l'avvenire ed il passato sono gli abissi di proiezioni informi, di miraggi distorti. Sono ologrammi inconsistenti e grigi, ma, di volta in volta, avvivati dall'avvento di uno Saoshyant, il Salvatore.

Resta la diuturna ed epica battaglia contro il Male, combattuta sulla base di un fondamento senza fondamento (l'etica si disintegra, non appena se ne definiscono caratteri e scopi, sicché l'unico suo habitat è il silenzio), con la prospettiva della vittoria finale. Un'escatologia credibile (prima o dopo l'errore sarà corretto), ma consolatoria e forse un po' limitata: l'eroismo appartiene a chi, come Siddharta, indica, con solenne disincanto, corpo e mente, apparenza e sostanza, terra e cielo come Nulla.



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6 commenti:

  1. Eppure, riguardo alla coiddetta 'resurrezione dei corpi', parecchi anni fa ho sentito con le mie orecchie due persone spiritualmente molto rispettabili se non assai avanzate affermare che tale evento è da considerarsi un evento reale.
    Non si tratta dunque di un'invenzione gratuita del profeta Zarathustra.

    Chiaramente a risorgere non è questo corpo caduco che ci trasciniamo dietro dalla nascita fisica ma quello che il teosofo tardo-rinascimentale Jacob Bohme - le cui opere erano tanto stimate dagli alchimisti secenteschi - chiama la semente invisibile del medesimo.

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  2. Il nulla di Siddharta non è il niente, ma il neti neti di san Giovanni della Croce, la dissoluzione del contingente, la fine del samsara.
    La lotta tra le potenze maligne contro quelle benigne non è una invenzione teologica o filosofica. È l'umana , semplice esperienza che facciamo sin dalla fondazione del mondo. Guerra eterna che si svolge in cielo, in terra e nei mondi inferi. Si dipana in ogni vicolo, strada, quartiere, città, popoli. Alberga nei nostri martoriati cuori.
    Sui corpi di resurrezione invito l'amico Paolo, se già non lo ha fatto, a considerare la possibilità, poi non così incredibile, che il soma possa integrarsi alla trasmutazione della particola immortale presente, sebbene nascosta, nel corpo umano. La vibrazione sacra che ci anima ha tanto potere da trainare il resto caduco verso un cambiamento di stato. Tutto si rinnovella, niente rimane uguale a se stesso, sebbene in un altro piano.
    L'eterno conflitto tra le tenebre e la luce, rappresenta la tendenza metacosmica dell'essere a dividersi, nell'illusione fatale che si possa superare l'uomo tramite l'uomo.
    La resurrezione della carne e dell'anima avviene per emanazione della Luce. La Luce ravviva la materia, luce involuta, e la fa ritornare alla condizione originaria. Il segreto del Tutto sta nella Luce.

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  3. Figura molto misteriosa quella di Zarathustra, avvolto nelle brume della leggenda. Lo stesso testo sacro degli attuali Parsi ha una genesi poco chiara.

    E' possibile che il fondatore della religione iranica attingesse ad un'antichissima sorgente, a proposito della resurrezione dei corpi, purtroppo intesa in senso letterale da molti fedeli. Il corpo caduco non va confuso con il "corpo glorioso" che, però, mi risulta difficile concettualizzare.

    E' indubbio che Esseni ed altri mutuarono questa credenza dal Mazdeismo. Numerosi i punti di contatto tra Mazdeismo e Cristianesimo, tra Mazdeismo ed Islam.

    Ciao e grazie.

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  4. Da un punto di vista culturale, la religione zoroastriana, oggi del tutto minoritaria e confinata in esigue regioni di Iran ed India, è la fonte da cui scaturirono i molti rii delle religioni occidentali.

    Angelo, il tuo commento è molto denso. Resta per me un mistero il motivo per cui l'essere si scisse, ma senza dubbio su questo ed altri piani l'agone tra Bene e Male è reale. Lo possiamo constatare in ogni singolo istante.

    Ciao e grazie.

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  5. Eraclito scriveva: gli uomini vivono la loro morte e muoiono la loro vita.

    Credo ... che nessuno ci aspetti alla porta dei regni dell'aldilà con un forcone, nessuno ci spinge a vivere in un modo o in un altro, siamo noi stessi che ci indirizzeremo spontaneamente verso la dimora che corrisponde al nostro livello di coscienza, al nostro Karma maturato, ai nostri desideri.

    Secondo il libro dei morti Egiziano, dopo aver varcato la soglia del Duat (il mondo dell'aldilà) quello che nelle tradizioni è chiamato il bardo del divenire o le nouri, l'anima incontra la regione delle assolute possibilità, dove nulla è determinato, fissato o stabilito, tutto è soggetto al movimento e tutto ciò che si manifesta è una pura proiezione delle proprie possibilità.

    Quanto resteranno nel Bardo del Divenire?
    Qui le oppinioni variano molto a secondo delle tradizioni, I libri Buddisti dicono che il Bardo del Divenire ha una durata media di sette settimane, quarantanove giorni, e una durata minima di una settimana, questa differente durata è dovuta al Karma che è diverso per ogni uno in attesa di una possibilità consona di reincarnazione.

    Finché il nostro ego non si trasforma in una spinta verso qualcosa di superiore e diventiamo affascinati dalla realtà divina ( Dio)siamo legati ad un processo ricorrente di eventi chiamato "samsara" il principio che governa questo mondo del divenire, questo mondo fisico in cui tutto è mutevole in cui non si riconosce nessuna vera realtà perché ogni cosa cambia di momento in momento, è chiamato "Karma", la parola Karma significa azione.

    wlady

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  6. Wlady, alcuni sostengono che l'oltremondo assumerà la configurazione che noi ci attendiamo ed abbiamo costruito anche inconsciamente. Tuttavia è possibile che anche l'aldilà sia una dimensione non scevra di interferenze "esterne" (sul tema ho scritto un breve articolo che pubblicherò quanto prima... altro che rasoio di Ockham).

    Il Duat originariamente era il cielo, poi diventò l'oltremondo, ma in fondo non sono poi realtà così differenti.

    Il Buddhismo bon insegna l'arte di morire: forse dovremmo cominciare ad apprenderla.

    Ciao e grazie del ricco commento.

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