29 luglio, 2009

La "cultura" della menzogna

Alcuni antropologi hanno definito "cultura della vergogna" la mentalità tipica di popoli antichi che ponevano al vertice della loro scala di valori la reputazione (in greco timé). Gli eroi omerici aspirano alla gloria e preferiscono morire che essere disonorati. La civiltà che pone al centro il senso del peccato e della contrizione è stata, invece, denominata "cultura della colpa". Il Medioevo "cristiano" è l'incarnazione di questo modo di pensare.[1] E' indubbio che, se intendiamo mutuare questa terminologia, si adatta alla nostra epoca lo stigma di "cultura della menzogna". E', infatti, la menzogna, in tutte le sue forme da quelle smaccate a manifestazioni tanto più sottili quanto più perniciose, il sigillo di codesti ultimi tempi. Imbroglioni mediatici ed organici al sistema si impancano per proclamare verità bugiarde. La "storia" e la "scienza" attuali sono intessute di falsità a tal punto da essere snaturate: in realtà sono ormai soltanto propaganda. Il mendacio è l'unica funzione di Jakobson all'interno della comunicazione, l'unico scopo.

Quel che è più grave non è l'inveterata abitudine dei media ad inventare, mentire, contraffare tutto, piuttosto il contagio che si è esteso alla società tutta. Italo Svevo, nel romanzo La coscienza di Zeno, aveva intuito che l'habitus dell'uomo contemporaneo è l'autoinganno. Lo si potrebbe definire anche bias di conferma. Se dapprincipio l'individuo è, in parte, ancora conscio dell'autoinganno, con il passare del tempo, il viluppo di autogiustificazioni soffoca l'ultimo respiro di verità. In una perversa spirale, la menzogna si alimenta di altre menzogne. Ombre fittizie sostituiscono gli eventi, la ripetizione ossessiva delle fandonie è grancassa assordante. "Luca Bianchini è lo stupratore romano", ribadiscono i mezzani ed i mezzibusti. La "prova" del D.N.A. lo inchioda: che questa "prova" sia un mito ed uno strumento per incastrare uno qualunque da gettare in pasto alla folla inferocita per nascondere il vero colpevole, non ha alcuna rilevanza, poiché ormai quasi nessuno più cerca di capire da sé.[2]

Come giudicare tutti quei sofismi, quei cavilli da causidici che, con l'apparenza del vero, irretiscono a volte anche l'opinione pubblica più scaltrita? Quando la bugia sfacciata non è più efficace, i ciarlatani ricorrono agli "argomenti" speciosi, ad una logica capziosa. Armati di "conoscenze scientifiche " e di "fonti accreditate", colpiscono con mirabile precisione i dubbiosi, coloro le cui coscienze intormentite cominciano appena a destarsi. Imbonitori dai pessimi propositi, sanno come circuire i lettori, simili a boa le cui spire si attorcigliano con letale lentezza al corpo della preda. Di fronte a queste mefistofeliche strategie, alle parole melliflue, spesso anche persone avvedute capitolano. E' la maledizione del linguaggio che non comunica più, ma condiziona. E' un linguaggio in cui i distinguo servono paradossalmente ora ad appiattire tutto, a dipingere una grisaille indistinta, ora ad inculcare nei fruitori un senso di inferiorità nei confronti degli "esperti". Tutto viene delegato a loro: nessuno deve compiere un'indagine in modo autonomo, perché l'uomo libero potrebbe imbattersi in una verità da occultare.

La cultura della menzogna ha partorito in senso letterale una stirpe di imbecilli, ossia di persone prive di sostegno (baculus) bisognose di sostegni, di protesi, di arti finti: ecco perché, in un'era - si ripete - all'insegna della scienza, della logica e della ragione, è ancora tanto diffuso il bisogno di credere, non in Dio, naturalmente, ma nel suo surrogato tecno-scientifico, la Televisione.


[1] Si tratta di generalizzazioni e, come tutte le generalizzazioni, sono riduttive, ma qui servono ad articolare il ragionamento.

[2] E' sospetto che il caso Bianchini, dopo che l'accusato ha chiesto che fosse ripetuto l'esame genetico, paia già caduto nell'oblio.



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20 commenti:

  1. La 'cultura della menzogna' è quella dei banchieri - che Dio li maledica con una maledizione che non ha fine -, è quella dei militari che da 70-80 anni cercano di rovinarci facendoci morire con i loro beceri esperimenti di polluzione dell'aria che respiriamo e con gli esperimenti sul clima ed è quella dei vendutissimi religiosi di mestiere.

    Di onore non se ne vede più da nessuna parte. Rimetterci la pelle come segno di integrità è qualcosa che appartiene agli eroi omerici e pertanto ad un passato molto remoto del quale sopravvive un ricordo assai tenue.

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  2. Sul tema della colpa, ma in senso ontologico più che etico.

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27158

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  3. Tutto viene delegato a loro: nessuno deve compiere un'indagine in modo autonomo, perché l'uomo libero potrebbe imbattersi in una verità da occultare.........Le indagini possono essere fatte in modo autonomo.
    Il problema è un altro: per farle occorre usare un certo modo di fare, un "metodo" che permette di separare i fatti oggettivi inopinabili dalle (legittime) impressioni ed interpretazioni personali.

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  4. I "fatti" oggettivi? Aspetta che mo' me lo segno. Leggerò gli studi di Kattivix.

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  5. Difficile reputare posizioni oggettive quelle di gente sempre con le mani in pasta in loschi affari. Vedi Riccardo Cassinis, il quale lavora sulle nanowires e, nel tempo libero, fa il disinformatore.

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  6. "Fatti oggettivi" non è corretto. :)
    Mai il copiaincolla quando si ha fretta.

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  7. Se i "fatti oggettivi inopinabili" (sic, mai letto una riga di Nietzsche?) sono i deliri e le corbellerie di Kattivix e dei suoi beoti lacché, preferisco le interpretazioni.

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  8. Ho sentito Umberto e ha detto che sei uno squallido mentecatto.

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  9. Brava noia, oltre alle ingiurie anche le calunnie. Congratulazioni.

    Ti ci vuole una bella camicia con i bottoni dietro.

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  10. Ma le persone qui sopra sono serie nei loro commenti? ..

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  11. Scusate, la persona, mi riferisco a Ennoia, anche in un intervento precedente dava del mistificatore... ..... !?!? Perchè mai?

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  12. pensare stanca...è più comodo delegare ad altri questa fastidiosa funzione...take away...basta poco per ricevere delle verità impacchettate e fatte su misura...

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  13. Vitae, mi pare che Noia sia animata da livore ed astio: le si addice la descrizione che Dante offre degli invidiosi. Tra i sette peccati capitali l'invidia è quello infimo, perché condanna le persone ad una perenne infelicità già in questa vita, laddove, se non altro, lussuriosi e golosi godono i piaceri dell'esistenza. Compatiamola, perché è profondamente infelice e disperata nella sua tetra, smunta invidia.

    Matteo, delegare significa legare sé stessi.

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  14. concordo su tutta la linea. Basta guardare Studio Aperto per rendersi conto della (nemmeno tanto abile) manipolazione delle informazioni che subiamo ogni giorno.

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  15. Ciao Zonwu. Studio aperto è all'unamimità considerato il telegiornale peggiore delle reti WCnet, quantunque gli altri non siano migliori.

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  16. Ma forse è il caso di filtrare i commenti sciocchi e fatte di ingiurie gratuite, non circostanziate.
    Se qualcuno non si trova d'accordo con quanto sopra riportato, ha tutta la libertà di navigare verso altri lidi a lui più consoni.

    Mi pare che qui si facciano soltanto discussioni tremendamente serie. E allora, Zret, scaccia via le mosche e gli scarafaggi.

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