17 maggio, 2016

Necessità di disimparare



Un apologo zen racconta di un giovane studente che desidera diventare allievo di un rinomato maestro. Il saggio lo ospita nella sua disadorna abitazione e gli offre del tè. Il maestro mesce la bevanda, ma, dopo che la tazza è colma, sèguita a versare il tè che trabocca e si spande sul tavolo. La nostra mente è quella coppa piena di credenze errate.

Siamo sommersi da banalità e da luoghi comuni: continuano a raccontarci che bisogna imparare. E’ vero, ma che cosa, come e perché? Inoltre, prima di apprendere, non sarà necessario disimparare? Sì, è necessario cancellare tutti i pregiudizi, gli schemi, gli pseudo-concetti che ci sono stati inculcati sin da quando eravamo bambini. L’intelletto libero è un intelletto vuoto che semmai sarà opportuno empire di panorami, di prospettive, di orizzonti, non di nozioni.

Si vedono i risultati di un sistema “educativo” che non istruisce, ma indottrina, non diffonde cultura, ma innesca soltanto automatismi. Siamo trasformati in numeri… living by numbers. Così, per trovare un po’ di luce in fondo alle persone, è d’uopo togliere strati e strati di condizionamenti, di reazioni pavloviane, di spesse incrostazioni e ruggini mentali.

Che fatica eliminare tutti questi sedimenti, svellere i preconcetti, ripartire ab ovo, fare tabula rasa! Eppure dobbiamo provare a pensare, ad immaginare, persino a sognare in maniera nuova, divergente. Dobbiamo imparare l’importanza, anzi il valore decisivo del disimparare.

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