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16 giugno, 2013

La pista sumera (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte.

L’ufologo tedesco Michael Hesenmann, nel suo saggio “Il mistero dei cerchi nel grano”, dopo aver riportato l’episodio di Holloman, svolge alcune interessanti osservazioni: “Quando lo vidi per la prima volta (il disegno di Emmenger raffigurante gli alieni nasuti, n.d.a.) mi causò un effetto di déjà vù: da qualche parte dovevo aver visto quella fisionomia. Poi mi ricordai: a Berlino, nella sezione dell’Asia Anteriore del museo di Pergamo su un bassorilievo antico di 2800 anni, proveniente da Kalchu, città del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) corrispondente all’attuale Iraq settentrionale. Vi si vede un genio – com’era denominato nel catalogo del museo – in realtà uno degli Anunnaki, cioè di 'quelli che vengono sulla Terra dal Cielo' per creare gli uomini a loro immagine e somiglianza. Lo stesso volto dal naso aquilino (sul bassorilievo guarnito, però, anche con una lunga barba), lo stesso scettro, lo stesso orecchino, lo stesso ‘elmo’ anche se, forse perché persona di rango inferiore, qui ornato con soli tre giri di nastro. Gli Egizi raffiguravano questi dei – che chiamavano Neteru, cioè ‘guardiani’ – con una pelle grigio-azzurrina e ne allungavano la parte posteriore del capo, una caratteristica che – prodotta artificialmente o geneticamente – ritroviamo nelle famiglie dei faraoni (come pure il naso adunco, indice di nobiltà) che si ritenevano diretti discendenti degli dei.”

Il presunto approdo alieno a Holloman era stato reso noto per la prima volta da Robert Emmeneger, documentarista ed esponente del Partito Repubblicano. Egli così dipinse gli ufonauti: “Erano esseri simili all’uomo, vestiti con una tuta aderente, alti circa un metro e sessanta, pelle grigio-azzurrina, grandi occhi distanziati dal taglio orientale, testa a ‘pera’ che si allunga dietro, vistoso naso adunco. In testa portavano copricapo adornati da vari giri di larghe fasce (o nastri), portavano orecchini, in mano tenevano un bastone simile ad uno scettro”.

Il musicista ed ufologo britannico Timothy Good, esprimendo le ingenuità dell'ufologia ottimista, in “Base terra”, annota: “In quegli incontri, Eisenhower si era convinto che gli alieni volevano aiutarci. Quindi, stando alle indiscrezioni, Eisenhower ed il suo staff sarebbero stati testimoni dell’atterraggio del disco volante da cui scesero i visitatori alieni, che comunque chiesero all’allora presidente di prendere in considerazione l’idea di rendere pubblica la notizia della loro presenza sul nostro pianeta […] Il nostro pianeta, avrebbero spiegato gli alieni all’ex presidente, è ciclicamente investito da grandi meteoriti, ma neppure loro sono in grado di proteggerci da quelli di mole maggiore. L’unica possibilità per la nostra specie, suggerirono i Grigi(???), potrebbe essere quella di costruire una sorta di ‘scudo spaziale o deflettore’”.

Un anno fa fu progettata la realizzazione di una saga cinematografica intitolata “Anunnaki” con la direzione affidata a Jon Grees. Erano già stati scritturati gli attori e reclutati i tecnici, ma il lungometraggio non hai mai visto la luce. Non solo, le tracce inerenti alla produzione sono quasi tutte sparite dalla Rete. Prima di svanire nel nulla, il regista rilasciò un’intervista in cui asserì: “’Anunnaki’ è il primo film in cui oggettivamente si può dimostrare quale tipo di influsso subirono i Sumeri affinché diventassero ex abrupto la cultura più avanzata del mondo antico. Molte persone ancora non sanno che esistevano macchine volanti sulla Terra, molto prima che gli Egizi avessero attinto il loro acme tecnologico. La conoscenza avanzata degli astri, l’agricoltura, la zootecnia, la struttura sociale… furono elargite al genere umano da civiltà extraterrestri…” Si può immaginare per quale ragione la scure della censura si è abbattuta sul progetto di Gress.

Ancora cinema tra finzione e realtà. In “Prometheus”, per la regia di Ridley Scott, i creatori dell’umanità, una razza esterna descritta come ‘gli ingegneri’, ha intenzione di tornare sulla Terra per introdurre una nuova forma di vita atta a sostituire l’umanità. La 'missione Prometheus' compie la sconvolgente scoperta che gli ingegneri sono i progenitori di Homo sapiens sapiens.

Sebbene l’opera di Scott non indichi espressamente i Sumeri, li introduce in modo obliquo, insistendo sul loro ruolo di creatori del genere umano. La fisionomia degli alieni evocati nella pellicola è piuttosto distante dalla sembianze degli astronauti nasuti protagonisti dell’abboccamento a Holloman, poiché semmai aderisce al testo biblico per lo meno per quanto attiene alla statura ed all’aspetto che incute timore. Siamo in presenza di diversi gruppi appartenenti ad uno stesso popolo o al cospetto di due razze distinte? Questa domanda è forse oziosa, rispetto ad altri quesiti: gli antenati dei Sumeri erano e sono scaltri imbonitori? Esistevano ed esistono varie fazioni? Sono a ancora oggi i supervisori dei principali eventi, di là dalle loro dichiarazioni improntate a sollecitudine?

La pista sumera somiglia spesso ad un campo minato…

Fonti:

M. Biglino, Il dio alieno della Bibbia, 2011
G. Casale, Atterraggio a Holloman, 2007
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
M. Hesenmann, Il mistero dei cerchi nel grano, Roma, 1994, ristampa del 2002
A. Marcianò, La lingua dei visitatori, in X Times n. 39

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

22 luglio, 2009

Gli esseri esadattili di Akakor

Akakor è una città ricordata nei miti di alcune tribù brasiliane, gli Ugha-Mongulala, i Dacca e gli Haiscia. Il giornalista Karl Brugger, entrato in contatto nel 1972 con queste etnie amazzoniche, riferì per la prima volta le loro saghe che abbracciano il periodo dalla creazione del mondo ai nostri giorni. Le leggende ricordano scintillanti vascelli scesi dal cielo sulla terra, accompagnati da suoni fragorosi e da fiamme nonché di potenti visitatori venuti da un sistema stellare chiamato Schwerta. Questi visitatori portarono agli uomini le loro conoscenze e si allontanarono prima che si abbattesse un cataclisma.

Brugger collocò Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

Secondo Tatunca Nara, sovrano degli Ugha-Mongulala, Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di S.S. aveva raggiunto in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale: i Tedeschi si integrarono nella vita della tribù.

Brugger scrisse di aver viaggiato nell'alto Purus insieme a Tatunca Nara, ma non di aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

Scrive Dino Vitagliano nell'articolo intitolato Il regno di Akakor: "Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sud America guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi. Affermarono di provenire da Schwerta, una costellazione lontanissima con innumerevoli pianeti, che incrocia la Terra ogni 6.000 anni. Sconosciuta la tecnologia in loro possesso: pietre magiche per guardare ovunque nel mondo, arnesi che scagliano fulmini e incidono le rocce, la capacità di aprire il corpo dei malati senza toccarlo.

Con infinito amore donarono agli Indios il lume della civiltà e gettarono le basi di un impero vastissimo che comprendeva Akakor, l’imprendibile fortezza di pietra nella vallata sui monti al confine tra Perù e Brasile, Akanis in Messico e Akahim in Venezuela, le grandiose città di Humbaya e Patite in Bolivia, Cadira, Emin sul Grande Fiume e maestosi luoghi sacri: Salazare, Tiahuanaco e Manoa sull’altopiano a sud.

Sotto Akakor, una rete vastissima di tredici città sotterranee, nascoste alla vista degli intrusi, come arterie invisibili percorrono le millenarie foreste brasiliane. La loro pianta riproduce fedelmente Schwerta, la dimora cosmica degli Antichi Padri. Una luce innaturale le illumina all'interno, mentre un ingegnoso complesso di canalizzazioni porta aria ed acqua sin nelle sue profondità.

Il potente dominio, che contava sotto di sé trecentosessantadue milioni di individui, durò tremila anni quando nell'Ora Zero, il 10.481 a.C., gli Antichi Padri ripresero la via del cielo con la promessa di ritornare".

Si tratta di una tradizione notevole e che si correla a varie notizie ed ipotesi inerenti alla paleontologia, alla paleoastronautica ed all'ufologia: in primo luogo i viaggiatori delle stelle erano esadattili (si ricordino testimonianze analoghe circa questo particolare anatomico). Il toponimo Akakor evoca la città cambogiana Angkor, i cui magnifici templi sono disposti in modo da riprodurre la costellazione del Drago.

Tra i vari autori, in particolar modo, è stato Timothy Good in Base Terra a soffermarsi su una comunità di visitatori che si nasconderebbero nella foresta pluviale brasiliana. Qui nel 1964 l'uomo d'affari tedesco Ludwig F. Pallmann, stando alla sua testimonianza, incontrò dei sedicenti extraterrestri provenienti dal pianeta Itibi Ra. Pallmann fu condotto in una piantagione a sud ovest di Iquitos, vicino al confine peruviano con il Brasile, dove gli abitanti di Itibi Ra si sarebbero insediati nel 1946 per dedicarsi a ricerche sulla flora e ad esperimenti di ibridazione. Di questi cosmonauti Pallmann descrive le mani: "Non hanno unghie e la carne particolarmente rosea, sottile e morbida arriva fino all'estremità di ciascun dito. [...] Sembra che siano in grado di analizzare il suono e forse anche di sentire attraverso i nervi sensori delle punte delle loro dita. Più tardi, ebbi anche la certezza che usano le dita come noi usiamo la lingua, per assaggiare ed esplorare, specialmente quando svolgono lavori di ricerca biologica". E’ una "fotografia" molto accurata delle mani, ma l’autore non nota l’esadattilia, evidentemente perché i suoi ospiti non avevano mani con sei dita. Eppure esiste forse un collegamento tra gli ufonauti stanziatisi recentemente nell’Amazzonia e gli antichi uomini delle stelle.

Infatti, stando a Pallmann, "gli alieni avevano localizzato i resti di un’immensa città dimenticata da tempo immemorabile a cui fu dato il nome di Linislam, sepolta sotto uno strato di undici metri di vegetazione tropicale. Laggiù, all’interno di un tempio, scoprirono un enorme simbolo precolombiano che, a quanto dissero, dimostrava che migliaia di anni prima un’altra civiltà extraterrestre era sbarcata per prima sulla Terra. Xiti (donna proveniente da Itibi Ra, n.d.r.) mostrò a Pallmann un simbolo analogo su uno dei pannelli di controllo dell’astronave". (T. Good, op. cit.. p. 433)

Pallmann dunque, con il suo incredibile resoconto, sembra suffragare le leggende riguardanti Akakor, sebbene non si sappia se egli fosse a conoscenza delle tradizioni relative alla fantastica città che non è l’unica struttura sotterranea costruita da misteriose creature di cui si favoleggia.

Meravigliosi insediamenti ipogei scavati da esseri di altri mondi, si troverebbero anche negli Stati Uniti, nelle Isole Salomone, in Romania, in Tibet etc.

Fonti:

K. Brugger, La cronaca di Akakor: mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia, Roma, 1996
T. Good, Base Terra, Milano, 1998
L. Pallmann, Cancer planet mission, London, 1970
G. Pastore, Akakor, un mondo sotterraneo in Amazzonia, 2006
Id., Dei del cielo, Dei della terra, 2006
E. Perrucchietti, P. Battistel, Basi aliene in Romania, in X Times, n. 9, luglio 2009
D, Vitagliano, Il regno di Akakor, 2006
U.F.O., il dizionario enciclopedico, a cura di R. Malini, Firenze-Milano, 2005 s.v. Akakor



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16 aprile, 2009

Una base extraterrestre in Corsica?

Jean-Pierre Chambraud, scrittore e giornalista lionese, in un libro risalente all'ultimo scorcio degli anni '70, intitolato Le Corse, base secrète d'O.V.N.I., l’hypothese et les contacts extraterrestres, Monaco, 1979, riporta alcune dichiarazioni del contattista corso Michel Ange Mozziconacci. In particolare, il contattista rivela che nella parte meridionale dell'isola, non distante da Sartène, sorge un'installazione extraterrestre.

Sartène (in còrso Sartè, in italiano anche Sartèna) è un comune di 3.410 abitanti situato nel dipartimento della Corsica del Sud. E' uno dei pochi grandi paesi corsi non ubicati sulla costa. Sartène, dalle pendici di un imponente massiccio montuoso, lungo la valle di Rizzanese, domina il golfo di Valinco.

E' credibile l'affermazione di Mozziconacci? Davvero una civiltà "aliena" aveva costruito una base segreta nella Corsica meridionale e con quali scopi? Su queste presunte installazioni si è soffermato soprattutto l'ufologo britannico Timothy Good in alcuni suoi saggi. Anni fa il meteorologo toscano Bino Bini ipotizzò, in seguito a varie osservazioni e ricerche, che una base si trovasse nei fondali del Mar Ligure, presumibilmente di fronte a Capo Berta (Liguria occidentale). Per il contattato Maurizio Cavallo, una base, ospitante visitatori di Clarion, è situata nel Golfo di Genova.

Ora, prescindendo da tali controverse e labili tracce, si deve ricordare che, in concomitanza con le ormai pressoché quotidiane operazioni chimiche, attuate in sinergia con sistemi di tipo H.A.A.R.P., si notano configurazioni bizzarre di nuvole naturali, ma manipolate e di enormi scie, proprio nella zona adiacente alla Corsica occidentale. E' possibile che la struttura citata da Chambraud sia oggi gestita dalle forze armate francesi forse in collaborazione con "alieni".

La Corsica è comunque regione adatta all'installazione di basi, grazie al suo isolamento, al territorio impervio e con scarsa densità abitativa. E' anche strategica per il coordinamento e la gestione di attività che interessano il Mediterraneo occidentale e specialmente la vasta area che comprende la Sardegna, il Mar Ligure, la Liguria, la Provenza, uno dei quadranti più bersagliati dagli aerei chimici e dalle concomitanti emissioni elettromagnetiche. Il gigantesco impianto radar di Nizza, il centro logistico della N.A.T.O. di Sanremo, i poligoni disseminati nella Sardegna... per limitarci alle strutture ufficiali, inducono a ritenere che la vasta area, interessata altresì da avvistamenti U.F.O. anche piuttosto sorprendenti, sia piuttosto "calda".


Fonti:

T. Good, Base Terra, Milano, 1998
C. Macé, French ufologue Bernard Bidault is dead, 2006
G. Pattera, U.F.O.: vent'anni di indagini e ricerche, 2007. L'autore, valente biologo ed esobiologo, menziona Chambraud a proposito di inusuali fenomeni ottici in relazione ad avvistamenti di U.F.O.



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