14 dicembre, 2009

Miseria dello scientismo

Suscitano compatimento quegli "scienziati" che sono convinti di aver strappato alla natura il cuore. Orgogliosi delle loro credenziali, dei loro titoli, sono simili a quei gatti che, gongolando, portano ai loro padroni, stretto tra le fauci un insetto semivivo. In verità, si moltiplicano le teorie, ma, mentre una tecnologia sempre più feroce lacera con affilati artigli il mondo, l'essenza continua ad essere ignorata. Il pensiero raziocinante, con i suoi ingranaggi dentati, sminuzza i fenomeni, senza poterli comprendere.

Si elaborano leggi, si tracciano formule e matrici incomprensibili ai più, credendo di aver carpito al reale i suoi segreti. I numeri si affollano in un brulichio fibrillante, ma gli stessi numeri sono semi sterili. Si classifica, si schematizza: quanto più si categorizza tanto più ci si allontana dalla verità. Una teoria che spiega una serie di manifestazioni sulla Terra non è necessariamente valida per illustrare tutte le misteriose dinamiche del cosmo. Gli "scienziati" sono come idoli muti che con ciechi occhi di onice, incastonati nel granito, fissano le meravigliose coreografie delle galassie.

L'elan vitale è bloccato in un fotogramma di non-senso. L'armonia è violata da una "scienza profana" e profanatrice, spesso anche bugiarda. La vita è esclusa dalla visione: uomini, animali e piante sono oggetti. La natura è un cadavere per dissezioni. La "scienza" fonda il suo imperio, piantando un vessillo tetro che sibila al gemito di un vento mortale. La più saccente ignoranza esercita il controllo sulla massa. Una "scienza"-zombie per morti viventi.

Eppure, nonostante l'infinita miseria di una "scienza" arida e sacrilega, quanti sono incantati dal suo sguardo di Medusa! Oltre ai pastori della morte che sognano un pianeta trasformato in un carcere elettromagnetico, sterminati greggi di dilettanti, pseudo-esperti, universitari freschi di laurea si baloccano con la rassicurante e falsa vulgata "scientifica", magari rimirando il proprio diploma incorniciato sulla parete. Qualche specializzazione poi non guasta: sono così tristi le pareti vuote.



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7 commenti:

  1. La scienza degli ultimi due secoli è stata sempre asservita al potere, ne è stata l'ancella prediletta. Anzi, alla nascita del pensiero scientifico troviamo i farmacisti massoni, illuminati padrini della modernità, dell'usurocrazia e della demoniocrazia. Scienziati sul libro paga del sistema, hanno proclamato la morte di Dio e delle superstizioni, spaccando l'atomo e inquinando la cellula. Ci hanno raccontato la storiella col megafono angeliano e di Natgeo, che tutto è spiegato e comunque spiegabile, che l'uomo è l'ultima generazione di uno scimmione allupato, che l'universo è originato da uno scoppio-petardo, che il tempo si curva ad una certa velocità e che fra poco troveranno il bosone di Higgs così da ricreare le condizioni iniziali della nascita di tutto. Il guaio, caro Zret, che la massa dei creduloni adora Margherita Hack, molte donne mature si concederebbero a Piero Angela mentre discetta di accoppiamenti tra bradipi. Il guaio, è la mancanza di una cultura alternativa al sistema del pensiero unico, e se pure ci fosse - e c'è - non verrebbe certo divulgata liberamente. Grazie al cielo ci sono coraggiosi scinziati come Sermonti, Bartocci, Monti, Palmieri, Corbucci, per rimanere tra le amate sponde, che vanno controcorrente. Ma quanti li conoscono?
    Angelo Ciccarella

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  2. Ottima analisi dell'establishment pseudo-scientifico. E' vero: chi conosce gli scienziati che hai citato? Chi conosce Kozyrev, Sheldrake etc.? Lo stesso geniale Tesla è reputato per lo più un inventore eccentrico e pazzoide. Su Fichipedia stanno discutendo se cancellare la voce dedicata ad Ighina: non se includerla nei lemmi "non-scientifici", ma se toglierla del tutto.

    Il giorno in cui tramonterà la "scienza", sorgerà la Sapienza. Speriamo che quel giorno non sia lontano.

    Ciao e grazie.

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  3. "Gli "scienziati" sono come idoli muti che con ciechi occhi di onice, incastonati nel granito, fissano le meravigliose coreografie delle galassie."

    Zret a volte dimentico quanto la tua penna possa essere evocativa.

    Con poche parole metaforiche hai espresso perfettamente la miseria di chi, del creato, non sa scorgere nulla più che vuote form(ul)e. Ma non è mai stata solo una questione di algebra e matematica.
    Musica.
    Noi siamo e saremo sempre l'espressione musicale e commossa dell'Indicibile.

    Ciao

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  4. Caro Zret, ancora una volta mi ritrovo a leggere parole che potrei aver scritto io. Sa di morte e solo di morte la scienza degli aridi classificatori senza nessun legame emotivo con la natura. Sono questi i ciechi e sordi per eccellenza, quelli che alla natura non appartengono e quindi possono rimanere imperturbati di fronte alla sua rovina, quando non ne sono gli artefici o i complici. Per questi "scienziati" la natura non può essere vita, la loro stessa vita. A Lei, che è quanto di più sacro ancora ci resta, li lega tutt'al più un rapporto di voyeurismo o di onanismo intellettuale. Quelli che da scienziati o da mestieranti della natura non vedono e non sentono l'agonia dei viventi (uomini, animali, piante) mi ispirano il gelo di certi reporter di guerra, capaci di pensare alla migliore inquadratura mentre una madre raccoglie dall'asfalto i pezzi di suo figlio ucciso da una mina.

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  5. Che cosa aggiungere, Timor e Giulia, alle vostre indelebili, limpide parole? Credo che i libreschi, balbettanti "scienziati" avrebbero molto da apprendere, molto su cui riflettere, leggendo i vostri lucidi commenti.

    Ciao e grazie.

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  6. Zret se gli scienziati fossero innamorati, vedrebbero le stelle cantare.

    La natura del Reale dipende dalla posizione (vibrazione) dell'Osservatore.

    La domanda se esista una realtà oggettiva stabile e indipendente dall'Osservatore è stata riconosciuta falsa ma non può diventare sperimentalmente vera finchè non ci si riconosce come una moltitudine in se stessi che ruota, spinta da polarità opposte, a spirale (la scala di Giacobbe) verso o lontano dal proprio Centro Immobile (Eternità).
    Noi tutti siamo immersi in questo Flusso di specchi in Divenire, dove a ciascuno è dato di "vedere" di sè e del cosmo quanto ha maturato nel tempo.

    Per un mondo immerso nel crepuscolo i colori dell'alba sono un'offesa e un tradimento.

    Ma l'alba ha ucciso sempre e solo le ombre

    Un caro saluto

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  7. Magistrali, preziose parole le tue, Timor.

    Grazie!

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