
La novella è un intreccio tra mondo “reale” ed una dimensione misteriosa dell’universo: ponte tra i due piani è l’infanzia, età magica ed incantata che svela all’animo l’inquietante enigma dell’esistenza. Lungi dall’essere un’età dell’oro, per Bradbury è una porta sul destino, un luogo pervaso di turbamenti ed inquietudini dove aleggiano silenziosi interrogativi: “L’unico modo che un bambino ha per essere solo è nella mente”.
E’ come se gli occhi interiori percepissero i fili invisibili che intrecciano passato, presente e futuro, gli slanci del cuore e l’arazzo indecifrabile della sorte. L’autore, in bellissime ed intense sequenze, trasfigura gli ambienti in cui sono collocati gli avvenimenti, spesso velandoli di una pensosa malinconia: “Ritagliarono il cielo a mia misura e lo gettarono sul lago Michigan… Guardai le onde che salivano sulla spiaggia e si ritraevano…. Tutti i baracchini degli 'hot dogs' erano stati chiusi con assi di legno dorato che sigillavano dentro l’odore di senape, cipolle e carne della lunga estate gioiosa. Era come rinchiudere l’estate in una serie di bare. … I treni hanno memoria corta: presto si lasciano tutto alle spalle. Dimenticano i campi di granoturco dell’Illinois, i fiumi dell’infanzia, i ponti, i laghi, le vallate, le casette, i dolori, le gioie, li sparpagliano dietro di sé e loro si appiattiscono nell’orizzonte”.
Lo spazio si polarizza nell’antitesi tra la brumosa, intimista Nuova Inghilterra e la finta West Coast: è una distanza che è un solco incolmabile.
Le stagioni si susseguono fino a quando, tramontata l’adolescenza, i giorni si schiacciano nella routine e nell’inautenticità: estranei a sé stessi ed agli altri, ci si può solo ripiegare nostalgici su un tempo perduto per sempre, eppure perennemente vivo, perché cristallizzato nella morte: “Pensai: la gente cresce. Io sono cresciuto, ma ella non è cambiata. E’ ancora piccola, ancora giovane. La morte non permette di cambiare. Ha ancora i capelli d’oro. Sarà giovane per sempre ed io l’amerò per sempre, oh Dio, l’amerò per sempre”.
L’istante di senso è nella fedeltà all’unico amore vero, quello non ancora neppure sfiorato dalla consapevolezza della vanità di tutte le cose.














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Che strano dolore, morire di nostalgia per qualcosa che non cresce insieme a te; a volte si sorride con il volto ma ... con le lacrime del cuore che non arriveranno mai agli occhi.
RispondiEliminaChissà perché le cose più belle si vedono solo con gli occhi del cuore e, sempre quando è troppo tardi ...
wlady
E' proprio come scrivi, Wlady. Mi viene in mente un verso di Gozzano: "Amai solo le rose che non colsi". E' come se vivere la felicità, significasse sbriciolarla. La felicità è troppo fragile per essere vissuta.
RispondiEliminaCiao e grazie.
Complimenti.. davvero bello!
RispondiEliminaGrazie, Leonardo, ma è bello e dolente il racconto di Bradbury.
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