Succede che alcuni eventi o circostanze assurgano a simboli: anche uno sguardo, una parola, un suono possono trasformarsi in memorie indelebili, simili a schegge che si configgono nel cuore. Qualche sera fa, mentre ci si chiedeva come sia stato possibile che gli Oscurati abbiano attuato gran parte dei loro orribili piani, quasi inavvertitamente, narcotizzando la popolazione o blandendola con i divertimenti più beceri, ho letto lo sgomento nello sguardo di una persona. Ebbene, credo che non si possano dimenticare certi particolari, certe sfumature, i silenzi tra una parola e l’altra.Sono comunque testimonianze che non tutto è perduto, sono la prova che l’apatia e l’indifferenza non hanno ancora sopraffatto del tutto l’umanità. Certo, restano gli interrogativi: come siamo arrivati a questo punto di non ritorno, qui, sull’orlo del burrone? Quale disegno è stato tracciato con scientifica e diabolica precisione sotto gli occhi di tutti, mentre quasi nessuno, però, vedeva? Perché, tra le pieghe della storia, si è insinuato il mostro della sinarchia? Perché questa piovra gigantesca e vorace è sbucata da un buio anfratto degli abissi marini per stringere nella morsa dei suoi micidiali tentacoli le imbarcazioni ed i naviganti? Per che cosa stiamo combattendo e con quali speranze di successo? Perché alle sfide di una vita per molti già difficile, si è aggiunta la battaglia finale dell’Armagheddon?
Anche questa domande pressanti ed angosciose sono schegge, schegge confitte nella mente, come quelle parole lette in un libro, in un messaggio che s’incidono nella memoria con lettere di fuoco o che si trasformano in un suono che echeggia, non udito all’esterno, ma perenne.