16 maggio, 2006

In caelo venenum

Sia lontana ogni intenzione di offendere dalle parole

Tempo fa lessi sul sito www.chemtrailcentral.com il contributo di un visitatore che, invece di ricorrere alle pseudo-argomentazioni ed ai paralogismi dei soliti negatori dell’evidenza, per tentare di insinuare il dubbio che la realtà delle scie chimiche sia un’illusione ottica e mentale, adduceva il “fatto” che un’operazione di spargimento di sostanze nocive su larga scala tramite velivoli, sarebbe eccessivamente dispendiosa ed insostenibile per l’apparato industriale anche di una potenza economica, quali gli Stati Uniti.

Altri, comunque esterrefatti di fronte ad un numero così ingente di aerei e piloti implicati, si chiedono dove i governi (quelli veri, non quelli dei capponi che si beccano quando viene dato loro il pastone), possano reperire le risorse per tale attività umanitaria.

La risposta è semplice: in primo luogo, quella fucina di iniziative lodevoli, denominata impero di USAtana, ha sempre individuato dei cespiti per fomentare conflitti in tutto il pianeta, compresi la seconda guerra mondiale, fortemente voluta dalle élites statunitensi per i loro biechi scopi. D’altronde basta visitare il sito di Icke,
www.davidicke.com per essere aggiornati in tempo reale sui costi esorbitanti della guerra, pardon missione di pace per l’esportazione della democrazia, in Iraq. Tra parentesi, resta un mistero come si possa esportare ciò che non si possiede. Sono costi che l’amministrazione di Cheney e cricca sostengono senza gravi problemi: basta stampare cartamoneta che non vale quasi niente, tramite il signoraggio, impadronirsi delle ricchezze degli stati del Terzo mondo, farsi prestare dei denari da qualche banca, inasprire la pressione fiscale, ridurre le spese per lo stato “sociale”, controllare il mercato degli stupefacenti… e vi assicuro che i baiocchi si trovano. I costi poi di questa e di altre nobili attività vengono scaricati sui cittadini che, con le imposte dirette e soprattutto con quelle indirette, finanziano i loro carnefici: i sudditi spesso sono contenti di essere svenati ed avvelenati. Vulgus vult decipi: oggi giorno gli si può togliere il panem, purché gli si lascino i circenses, anche sotto forma di scandalo che coinvolge la Iuventus, gli arbitri, gli scommettitori ed altre probe persone. Con la testa vuota sprofondata in quell’immondo quotidiano rosa, gli idiotiloti non si accorgerebbero di un’aviocisterna che li irrora di aulenti balsami, neppure se sfiorasse la loro zucca.

Senza dubbio l’investimento è enorme: calcolate i costi per la fabbricazione di squadriglie, quelli per il carburante, la manutenzione, l’estrazione dei minerali per la produzione delle perniciose miscele da spargere sulle ignare popolazioni e sugli ecosistemi. Non si dimentichi, però, che sia il quarzo sia i minerali da cui si ricava l’alluminio sono tra i più diffusi in natura. Aggiungete i lauti stipendi per quei galantuomini dei piloti e le spese per la disinformazione (patetici articoli della NASA per “dimostrare” che le scie chimiche sono scie di condensazione o fumi di incendi…): insomma i capitali di cui si deve disporre sono astronomici, ma il numero delle pecore da scorticare è notevolissimo. D’altronde – lo ripeto – è più che sufficiente il signoraggio per coprire le spese, salvo poi gridare, lacerandosi le vesti, che il debito pubblico è causato dal sistema “previdenziale”, da quello “sanitario”. Oltre al danno, anche la beffa.

Certo, anche solo per tutti i soldi che sono dilapidati in tale ignobile operazione i cittadini dovrebbero protestare con fermezza, chiedendo che la Carta costituzionale, ridotta a carta… venisse rispettata, invece di sentire il neo-presidente della bocciofila, Napolitano, con la vergognosa e sfacciata ipocrisia che connota i potenti, farfugliare di diritti costituzionali intangibili.

Purtroppo quasi nessuno agisce né per difendere il portafoglio, sempre più sottile, né per tutelare la salute, sempre più precaria. Intanto il tempo stringe e siamo verso la fine: in cauda, anzi in caelo venenum.

Nota:

Sul signoraggio vedi
www.signoraggio.com Tra l’altro ciascun cittadino italiano, vanta un credito nei confronti della Banca d”Italia”, di 25.800 euro!!!

14 maggio, 2006

La pleiade

Odi profanum vulgus et arceo (Orazio)

Absit iniuria verbis


Mi domando sempre più spesso a che cosa possa servire lo studio. La cultura dovrebbe, in primo luogo, essere un insieme non solo di conoscenze e di ipotesi, ma soprattutto un habitus mentale, un’attitudine critica. A che giova sapere le vite dei filosofi e degli scrittori, se del loro pensiero e della loro poetica non si è compreso né ritenuto alcunché? Una persona colta si pone delle domande per cui cerca delle risposte, è proclive ad apprendere ma anche a mettere in discussione ciò che ha appreso. In caso contrario, potrà essere al massimo un erudito, un don Ferrante.

Propongo qualche esempio. Sofocle nell’Antigone ci mostra l’inconciliabilità di potere e principi morali e poi molti pensano che le istituzioni possano perseguire finalità etiche.

La reazione della stragrande maggioranza della gente di fronte al problema del genocidio occulto perpetrato con le scie chimiche e con altri biechi mezzi è sempre la stessa: Ma perché dovrebbero farlo? Che beneficio ne traggono? Con quali fondi finanziano tali spaventevoli programmi? Non hanno mai letto nemmeno un rigo del breve trattato De principatibus di Nicolò Machiavelli? Il politico è “golpe” e “lione”, ossia scaltro, simulatore e dissimulatore, violento, feroce, crudele. Perché stupirsi? Vi illudevate che i politici fossero dei benefattori, dei filantropi?

Mai sfogliata l’opera di Alessandro Manzoni? Nel capitolo XXXVI dei Promessi sposi, fra Cristoforo, nel suo ultimo discorso a Renzo e Lucia, esortando i due giovani ad amare il prossimo, li ammonisce pure sulle insidie in cui nasceranno i loro figli: “Verranno in un tristo mondo e in tristi tempi, in mezzo a’ superbi e a’ provocatori.” Non è un’iperbole, anzi.

1984, il celebre romanzo di George Orwell, prospetta uno scenario atrocemente realistico della nostra società: se, dopo averlo letto, si capisse il succo dell’opera, nessuno ardirebbe nemmeno evocare il terrorismo “islamico”, ma correttamente parlerebbe di autoattentati. È evidente che Magdi Allam non è andato oltre il sillabario con i suoi studi.

Tutti coloro che scherniscono o guardano con malcelata sufficienza chi smaschera congiurati, amministratori corrotti, meteorologi mendaci, scienziati collusi con le multinazionali… sono non solo degli ingenui, ma anche dei beoti. La loro ignoranza crassa, associata ad un quoziente intellettivo pari a zero, è una miscela micidiale. Purtroppo codesti zoticoni sono gli stessi che pontificano ex cathedra: sono teologi che incorrono in tautoteologie ed in paralogismi, sono critici d’arte incapaci di leggere i simboli, sono storici che credono nelle fandonie raccontate dai catechisti, sono “esperti” che non distinguono tra una scia formata per lo più da vapore acqueo ed una scia chimica, sono economisti che ignorano il signoraggio… A questa pleiade, si aggiunga la gente comune sempre pronta a seguire falsi messia, a farsi abbindolare, smaniosa di essere dissanguata da un fisco iniquo, di essere ammorbata, di essere ipnotizzata con le estenuanti tornate elettorali, con il calcio e con abominevoli programmi televisivi.

È inutile esortare tali omiciattoli a studiare: essi sono tutti degni sodali di quel genio di Bush, un analfabeta che non ha neppure l’intelligenza per inserire le formine di plastica negli spazi vuoti.

12 maggio, 2006

Il guardiano della soglia

Anubi è il dio egizio dalla forma di canide, generalmente identificato con uno sciacallo. È spesso raffigurato mentre si stende su un cofano che rappresenta i segreti della mummificazione, cui il dio presiede. Dal Nuovo Regno (1543-1069 a.C.), egli è anche effigiato con un corpo umano e la testa di cane o di sciacallo di colore nero. In tale veste, Anubi è imbalsamatore e guida del defunto nell’oltremondo. Il suo ruolo di guardiano della necropoli, che lo accomuna ad un altro dio canide, Chontamenti, il cui nome significa “Colui che è capo della necropoli”, deriva, secondo gli egittologi, dall’osservazione di cani selvatici e di sciacalli che, aggirandosi attorno ai luoghi di sepoltura, sembravano vegliarne i confini. Questi canidi colpirono senza dubbio i primi abitanti della fertile valle del Nilo, anche per la loro figura allungata non priva di una certa eleganza, per il mantello folto e di un giallo che quasi si confonde con il paesaggio circostante.

Figlio in origine della dea Hesat dalla testa di vacca o, in tradizioni più recenti, di Osiride e di Iside, oppure di Nefti, Anubi fu il più antico sovrano dell’oltretomba, prima di essere sostituito da Osiride, come testimoniano i Testi delle piramidi. Il dio mantenne sempre l’ufficio di pesare il cuore del trapassato su un piatto della bilancia, nel rito della psicostasia, mentre sull’altro piatto era collocata una piuma, che simboleggiava la verità di Maat, la dea della giustizia.

Anubi fu il nume locale del XVII nomo, ossia distretto, del Medio Egitto, il cui capoluogo fu denominato in età ellenistica (dal 332 a.C.) Cinopoli, “città dei cani”, e fu paragonato dai Greci a Hérmes psychòpompos, “Hérmes che conduce le anime nell’Ade”.

L’interpretazione corrente del mito e delle credenze arcaiche vede nelle sembianze antropozoomorfe di Anubi e di molte altre divinità, una radice totemica della religione egizia. Tale spiegazione, per quanto plausibile, lascia qualcosa di non spiegato, di irrisolto: infatti sono strani e talora mostruosi questi ibridi tra dèi, dalle fattezze umane, ed animali. Ci sembra quasi di essere al cospetto di monstra che sono il risultato di folli esperimenti genetici o, per lo meno, di fronte alle invenzioni bizzarre ed immaginose di un pittore surrealista.

Se proviamo, per un istante, ad immedesimarci nell’atmosfera arcana, ieratica e silenziosa dei riti egizi, se proviamo ad immaginare i sacerdoti che, durante l’imbalsamazione del corpo, portano sul volto una maschera di terracotta dall’aspetto di sciacallo, un brivido ci corre lungo la schiena, un brivido di orrore e di stupore, perché la civiltà egizia non ha rivelato tutti i suoi segreti e custodisce quelli più profondi (pericolosi?), in camere sotterranee, quasi inaccessibili, come suggerì il profeta dormiente Edgar Cayce.

Se un giorno qualcuno entrerà in questi tenebrosi luoghi ipogei, sepolti dalla sabbia del deserto e dall’oblio dei millenni trascorsi, forse sulla soglia vedrà ad aspettarlo il dio Anubi, a guardia di un’altra realtà. Anubi terrifico, con gli occhi dall’iride giallo-scura, in cui si riflette, però, un bagliore celeste, sarà lì come custode di un’altra dimensione. Il solitario, intrepido esploratore scoprirà che l’oltretomba non è come ce l’hanno descritto generazioni di storici e di archeologi.

In fondo, qual è l’esatta traduzione del titolo Libro dei morti? Libro dell’uscita verso la luce.



Fonti:

D. Bortoluzzi, Alla scoperta dei libri di Thot, Aprilia, 2005


Enciclopedia delle religioni, Milano, 1989

Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto, a cura di E. Bresciani, Novara, 1998, 2005

Scienze naturali, a cura di M. Tozzi, Milano, 2005

10 maggio, 2006

La sinarchia dal volto umano

Quanta species, cerebrum non habet (Fedro)

Questa sera Canale 5 manderà in onda la prima puntata della sceneggiato “Karol, un papa rimasto uomo”. Si tratta della seconda parte di una produzione televisiva la cui regia è di Giacomo Battiato. Giovanni Paolo II è interpretato dall’attore polacco Piotr Adamczyc.

Una pennivendola del TG5, degradata al ruolo di imbonitrice, non molto dissimile da quello rivestito da una sguaiata emiliana che vendeva creme dimagranti e numeri del lotto, in un suo servile servizio, ha presentato, con toni commossi, la pellicola come un evento: che, sul piano narrativo ed estetico “Karol, un papa rimasto uomo”, sia una sesquipedale mostruosità non si può nutrire alcun dubbio.

Tuttavia l’aspetto deteriore di produzioni come queste è l’immagine completamente falsa che propongono della realtà con lo scopo di insinuare nell’ingenuo pubblico convincimenti errati. Il tutto poi all’insegna della peggiore leziosità degna del libro “Cuore”. Si pensi a quella scena che dovrebbe suscitare commozione nello spettatore e che, invece, provoca solo irrefrenabili conati. Mi riferisco alla sequenza in cui Giovanni Paolo II si reca a visitare i bambini leucemici ricoverati in ospedale: li accarezza, li rincuora, per tutti ha tenere parole. Che vergognoso esempio di ipocrita impudenza!!! Le gigantesche antenne di Radio Vaticana hanno causato e causano tumori in alcuni degli abitanti del quartiere in cui si esse svettano e poi il papa, che era al corrente del problema come il suo portavoce, quel Navarro Vals, pieno di spagnolesca albagia, ardiva mostrarsi addolorato al cospetto dei bambini malati.

Con ciò non voglio condannare papa Wojtyla, che, come uomo, sbagliò, anche se in quanto ostaggio di potenti ed insospettabili personaggi della curia romana. Intendo, però, censurare il tentativo di canonizzazione mediatica di un papa che tutto fu tranne che santo. Vogliamo credere veramente che egli tentò di opporsi alla guerra voluta da Bush senior, alle losche operazioni della CIA in varie parti del mondo? Fu succubo, se non complice. Se avesse voluto, con il suo immenso potere ed il prestigio di cui godeva, avrebbe potuto ostacolare l’involuzione della politica mondiale: se non volle, fu in una certa misura colpevole; se non poté, allora avrebbe potuto fare un “gran rifiuto” come Celestino V. Il suo gesto non sarebbe stato interpretato come un atto vile ma magnanimo. Invece Giovanni Paolo II, con la sua acquiescenza ai poteri forti, spianò la strada al Bonifazio VIII dei nostri tempi, il nero pontefice “dagli occhi di bragia”.

Dobbiamo pure domandarci perché Mediaset non abbia prodotto uno sceneggiato su Giovanni Paolo I, il papa talmente scomodo che fu presto eliminato. Dobbiamo chiederci per quale motivo una rete televisiva, che è una diretta filiazione della sinarchia, si adoperi tanto per fornirci un’immagine edulcorata di Giovanni Paolo II e della Chiesa cattolica. È evidente: la Chiesa di Roma è uno dei tanti volti del governo occulto mondiale, ma, a differenza di altri sfigurati ed orribili, con un po’ di belletti, diventa quasi presentabile. È quindi lo strumento adatto per trasmettere disvalori gabellati per ideali, per inebetire le già letargiche coscienze della maggioranza degli Italiani.

Così ai “manichini ossibuchivori “viene offerto, come dessert, questo sceneggiato in crema chantilly. Considerato tale indigesto palinsesto, spero che almeno “Karol, un papa rimasto uomo” sia provvidenzialmente interrotto da quella pubblicità in cui uno esclama: “Che cosa vuoi di più dalla vita?” Ci vorrà, eccome…

Sanremo: un altro giorno di follia

08 maggio, 2006

Montale profeta

I veri artisti ascoltano voci impercettibili, squarciano il velo del tempo, si addentrano nelle regioni inesplorate del mistero. I veri artisti sono vates: un demone, pervadendo la loro anima, mostra loro cieli colpiti da sciabole di luce, lande vibranti di silenzi, orizzonti di follia. Eugenio Montale è un vero artista: una sua celebre lirica, contenuta nella raccolta La bufera e altro, è Piccolo testamento. La poesia, risalente al 1953, è la testimonianza di una fede disperata ma incrollabile nella dignità dell’uomo che rifiuta falsi miti e credi banalmente compensatori. A distanza di più di mezzo secolo, gli accorati e tesi versi di Piccolo testamento, si incidono ancora nella coscienza come marchi di fuoco, mentre le immagini icastiche e fosche prefigurano il destino di un’umanità votata all’autodistruzione, per onorare empi dèi.

Se rileggiamo certi versi, alla luce di quello che accade in questi tempi ferrigni, ci attraversa un brivido e ci prende uno sgomento indicibile:…spenta ogni lampada / la sardana si farà infernale / e un ombroso Lucifero scenderà su una prora / del Tamigi, del Hudson, della Senna / scuotendo l’ali di bitume semi-/ mozze dalla fatica a dirti: è l’ora.

Senza dubbio, è solo una coincidenza se il Lucifero che spiega le ali di metallo, provenendo dal nord del pianeta, plana sopra le terre e gli oceani, proiettando un’ombra mortale, impenetrabile; è solo una coincidenza se l’angelo delle tenebre fu scorto per la prima volta, mentre sorvolava la baia del Hudson, in Canada, se, in seguito, si diresse verso l’Europa, aduggiando le metropoli solcate dal Tamigi e dalla Senna.

Eppure sembra che il poeta genovese presagisse, guatando nello specchio scuro della notte, l’olocausto celeste, l’inferno del firmamento, per annunciarci che sarebbe giunta l’ora… l’ultima.

07 maggio, 2006

Metànoia

Metànoia in greco significa “cambiamento di parere.” La metanoia deve essere lo scopo di ognuno di noi, se intendiamo comprendere gli avvenimenti ed anche molti fenomeni culturali; in caso contrario, resteremo nella “morta gora” del pregiudizio e dell’inebetimento. Mi spiego con un esempio.

Ieri l’attentatore solitario del nord est ha colpito di nuovo, affidando al mare una bottiglia contenente un messaggio ed un micidiale esplosivo: un giovane che, incuriosito, ha preso il recipiente di vetro che ondeggiava tra gli scogli del litorale di Caorle, ha tolto il tappo ed è rimasto ferito alla mano. L’atroce evento di cronaca induce ad alcune riflessioni.

Gli inquirenti, come sempre, riconoscono di brancicare nel buio, affermando che occorreranno tenacia e fortuna (sic) per catturare il manigoldo. Così l’opinione pubblica si forma due convincimenti entrambi totalmente errati: il furfante è scaltro ed inafferrabile; le forze dell’ordine e gli organi investigativi, invece, sono composti di persone maldestre, idiote ed incompetenti, come fossero tanti Mr Bean. Niente di più sbagliato: l’attentatore del Triveneto colpisce ogni qual volta la tensione nazionale ed internazionale cresce per diffondere ulteriormente terrore e sgomento nella popolazione. Non crederemo per caso che sia solo un folle, uno psicopatico? No, lo scellerato è sicuramente una pedina degli Oscurati, un uomo con una notevole conoscenza di esplosivi e detonatori, forse uno dell’esercito (un artificiere?) o dei servizi segreti, che agisce in tutta tranquillità perché certo di essere protetto da gente delle alte sfere. È assodato: se veramente le forze dell’”ordine” volessero acciuffarlo, ci riuscirebbero. Non vogliono scoprire il responsabile di tali gesti nefandi, poiché probabilmente è uno di loro. In realtà sanno benissimo chi è: alcuni anni fa negli Stati Uniti un assassino seriale uccideva donne e bambini, con il beneplacito e la fattiva cooperazione di alcuni dirigenti del Federal Bureau of “Investigation”.(1) In Italia perché la situazione dovrebbe essere diversa? Con i sistemi elettronici attuali, con le tecniche investigative più moderne, è oggi pressoché impossibile sfuggire alle ricerche, per giunta per un periodo tanto lungo. A chi vogliono raccontare certe frottole?

Bisogna perciò convincersi che gli “inquirenti”, i “politici”… non sono incapaci ma individui abilissimi e proteiformi, spesso conniventi con i criminali, anzi essi stessi sono dei fuorilegge, astuti come Mefistofele ed ipocriti come Tartufo. Questa persuasione profonda, inattaccabile, tetragona è metànoia, un nuovo, doveroso modo di pensare che ci permette di smascherare gli inganni dei soverchiatori, di scoprire chi architetta e perpetra attentati, carneficine, omicidi, chi fomenta conflitti in quasi tutto il pianeta.

Se i genitori dei militari italiani uccisi in Iraq ed in Afghanistan sapessero che i responsabili diretti di quelle morti sono proprio quelli che pongono ipocritamente le mani sui feretri e simulano il cordoglio con parole insincere e melliflue, chissà come reagirebbero.

Sarebbero pronti per la metànoia? Non lo so, ma so che, un giorno, volenti o nolenti, dovranno aprire gli occhi.


(1) Vedi C. O’Brien, M. Philips, Trance formation of America, Diegaro di Cesena, 2001

06 maggio, 2006

Voices from the Twin Towers

05 maggio, 2006

Cinque per mille truffe

Da quest’anno chi presenta la dichiarazione dei redditi può decidere di devolvere il cinque per mille ad enti ed organizzazioni di utilità sociale (?) ed operanti nel campo medico-sanitario, dell’assistenza ad anziani, malati, indigenti, della protezione dell’ambiente e via discorrendo.

È doveroso ammonire i contribuenti che la loro scelta dovrà essere molto oculata per evitare di finanziare soggetti che, con il pretesto di interventi umanitari, in realtà, locupletano facoltosi e corrotti “scienziati”, affaristi del volontariato, trafficanti di armi… Già l’otto per mille, purtroppo, è stato ed è per lo più investito in attività tanto redditizie quanto immorali (compravendita di ordigni bellici, costruzione di faraoniche chiese…): con il cinque per mille si rischia di incrementare loschi commerci.


In primo luogo, si eviti di devolvere la quota ad associazioni “ambientaliste” come il WWF, Lega Ambiniente, Greenpeace… associazioni per delinquere che si occupano di tutto fuorché di preservare i disastrati ecosistemi del pianeta. Si guardi con sospetto qualsiasi ente a carattere “religioso”, poiché “in vesta di pastor, lupi rapaci/si veggion di qua su per tutti i paschi”. Infine non si devolva alcunché a tutti quegli istituti di ricerca che, invece di studiare metodi per curare le patologie, mettono a punto farmaci nocivi alla salute.

Con questi consigli, non spero certo di contrastare l’immenso ed infame potere di queste cricche “dal volto umano”, ma mi auguro aumenti la consapevolezza circa la scaltra politica dei burattinai che fanno leva sullo spirito di solidarietà di molte persone per spillare loro quattrini: è il caso, ad esempio, di Telethon, l’immonda, turpe iniziativa che dovrebbe sovvenzionare la ricerca contro il cancro, laddove serve solo ad arricchire i soliti noti.

Non era sufficiente che i cittadini, pagando le imposte dirette ed indirette, invece di ottenere dei servizi, sostenessero economicamente una classe di parassiti ignoranti e tronfi; non era sufficiente che i contribuenti fossero dissanguati per farsi intossicare con alimenti geneticamente modificati, con medicinali perniciosi, con vaccini contenenti mercurio, con le scie chimiche, con l’uranio impoverito; non era sufficiente che tanti denari fossero impiegati per uccidere e mutilare le popolazioni di quei paesi dilaniati da guerre volute da una banda di criminali: questi scellerati dovevano ricorrere all’ennesima spudorata truffa, il cinque per mille.

Di fronte a cotanto scempio, a siffatto imbroglio, sono più che mai attuali ed ammonitrici le parole di Gesù contenute nel Vangelo di Giuda Tommaso: “Se farete elemosine, metterete in pericolo il vostro spirito”.

02 maggio, 2006

L'Idra di Lerna

Non di rado amici e conoscenti mi chiedono quale possa essere all’interno della congiura internazionale il ruolo della Chiesa cattolica. Premesso che non possiedo alcuna verità, posso tuttavia ventilare delle ipotesi anche piuttosto plausibili sulla base della conoscenza e dell’interpretazione di eventi e fenomeni.

In questi giorni si assiste ad un’offensiva di settori massonico-sionisti (così li definirebbe Blondet) contro la Chiesa di Roma: la pellicola tratta dal celebre romanzo di Dan Brown, Il codice da Vinci, e la traduzione di alcuni frammenti papiracei appartenenti al Vangelo di Giuda sarebbero le macchine belliche usate dai potentati anticattolici per abbattere l’edificio di S. Pietro. A questi assalti il Vaticano ha reagito, bollando come fantasie e deliri, destituiti di ogni fondamento storico, le affermazioni e le ricostruzioni di quegli studiosi e scrittori che contraddicono gli insegnamenti cattolici.

Di fronte a tale disfida, le persone, come nel caso del perenne “scontro” tra cosiddetto centro-destra e cosiddetto centro-sinistra, sono indotte a schierarsi, a prendere posizione, ma, a parer mio, è proprio quello che i burattinai auspicano. È di gran lunga preferibile che le masse, anche quelle con una certa cultura, si impegnino in sterili diatribe, si accusino vicendevolmente di non conoscere la storia, l’archeologia e le lingue antiche, piuttosto che consentire a tutti i cittadini integri di unirsi, a prescindere se siano cristiani, atei, agnostici, credenti non adepti di sette… per denunciare le scelleratezze dei controllori e contrastarli. È la solita, antica ma sempre efficace strategia del divide et impera.

In realtà, sebbene sia assillato da alcuni dubbi circa altre materie, credo di aver acquistato un grado di quasi certezza in merito a papa Benedetto XVI, che ho ragione di ritenere uno dei congiurati, se non addirittura uno dei capi della cospirazione: non mi riferisco qui ai simboli che rivelano la sua appartenenza al governo occulto mondiale né al suo sembiante indubbiamente mefistofelico, ma alle sue parole che, oltre a suonare false, denotano spesso un’inquietante distorsione di messaggi cristiani. L’altro giorno, per esempio, il pontefice ha ammonito, in una delle sue neppure tanto velate polemiche (?) contro l’opera narrativa di Dan Brown, che non bisogna considerare “la resurrezione di Cristo come un mero avvenimento spirituale”. Di fronte ad un’asserzione del genere, i fedeli sarebbero dovuti restare basiti, per poi procombere esanimi al suolo. Che cos’è, infatti, la resurrezione di Cristo, se non soprattutto e nel senso più elevato della parola, un avvenimento spirituale? In caso contrario è semplicemente la rianimazione di una salma! Gesù quasi protagonista del capolavoro di Mary Shelley? Insomma, l’Anticristo pronuncia espressioni blasfeme e nessuno se ne accorge. D’altronde se il 99,9 per cento delle persone non si avvede delle scie chimiche che deturpano il cielo ed ammorbano l’ambiente, potrà mai notare tale bestemmia?

Non solo, in varie pubblicazioni cattoliche si possono rintracciare immagini subliminali luciferine: che cosa significa ciò? Significa che i vertici della Chiesa di Roma, nelle persone degli alti prelati che sono i soli a poter studiare una così turpe politica di avvelenamento mentale, sono tanto più dediti ad oscuri culti, quanto più ostentano un pio contegno. Naturalmente non voglio demonizzare i cattolici tout court tra cui sono numerose le persone degnissime ed animate da nobili ideali; allo stesso tempo, fra i gradi bassi delle Logge operano massoni dediti con lodevole impegno allo studio della Tradizione e che si richiamano a venerande dottrine. Il problema sorge, anzi deflagra, quando si sale qualche gradino verso il vertice della piramide: lì politici, cardinali, banchieri, dirigenti di multinazionali, capi dei servizi segreti, persino presidenti di associazioni ambientaliste etc. formano un’unica organizzazione a delinquere, la sinarchia. Infatti sinarchia significa letteralmente “potere” (arché) “insieme” (syn), proprio ad indicare l’unità degli intenti di là dalle diverse articolazioni, un po’ come un’Idra dalle molte teste: molte teste, un unico mostro.

Non nego che, in taluni casi, davvero la Chiesa romana e la Massoneria, dominata dai sionisti, si combattano ferocemente per il predominio in qualche settore, come il traffico delle armi, degli stupefacenti, il controllo delle risorse energetiche, degli istituti finanziari, ma tali scontri all’ultimo sangue sono come le lotte tra due fiere della savana che si contendono la medesima preda o, meglio, come l’incredibile, spaventosa zuffa fra i due tronconi delle formiche giganti australiane (penso siano estinte): se qualcuno fende in due parti questi insetti, i monconi si slanciano l’uno contro l’altro e pugnano, finché entrambi giacciono privi di vita.

Dunque sono pressoché convinto che, se ci potessimo inoltrare nei sotterranei del Vaticano (anche sull’etimologia e sulla storia di questo colle non poche sarebbero le illuminanti riflessioni), per riprendere il titolo del noto romanzo di André Gide, scopriremmo che quei luoghi tenebrosi e sinistri sono frequentati sia da Joseph sia da Condoleeza oltre che da tanti altri insospettabili, almeno per la maggioranza della gente.

Icke affermerebbe che ciò accade, poiché sono tutti…

Due lati di una stessa medaglia

Un governo è passato ed un altro, opposto solo nell'apparenza, ma non nei fatti, sta per subentrare. Cosa cambierà? Niente, ovviamente. I partiti ed i governi che si succedono in seguito a libere (?) elezioni, sono solo una facciata di democrazia che nasconde una reale plutocrazia.

A dimostrazione di ciò, i voli delle aviocisterne riadattate per cospargere i cieli di sostanze chimiche, funghi, sangue raggrumato e quant'altro, si sono intensificati. Qualcuno ha fretta di concludere. Concludere? Concludere cosa? Se avessi le risposte, non sarei qui. Sarei uno degli sciagurati che fingono di lavorare per i propri elettori. Posso solo immaginare che non è e non sarà, nulla di buono. La gente deve prendere coscienza che chi ci governa, chiunque sia, non lavora nei nostri interessi, anzi...

Intanto, nella completa inettitudine (o complicità, che poi è la medesima cosa) dei media e delle istituzioni, che dovrebbero informare e tutelare i cittadini, il cielo diventa sempre più opaco, anche nelle giornate senza nuvole. Le sostanze di ricaduta formano una densa foschia di morte.

Ci resta una sola speranza. Ci resta la speranza che queste losche operazioni diano fastidio a qualcuno che, da chissà dove (o da quando), assiste e, putroppo per noi, per ora almeno, non interviene. Almeno... così sembra.

**Straker**

29 aprile, 2006

Burattini ventriloqui

Che cosa sta accadendo? Mentre le persone scialacquano il loro tempo (l’ultimo) ed espongono le loro residue, infinitesimali capacità intellettive all’attacco dei media, che vomitano ininterrottamente notizie fraudolente ed immondi programmi d’intrattenimento, oscure minacce gravano sul mondo, minacce che sembrano quasi essere l’adempimento di un ineluttabile destino, di uno scellerato piano forse concepito agli albori della storia umana, anzi disumana. È come se il concetto di libero arbitrio rivelasse, d’un tratto, tutta la sua illusoria, penosa irrealtà.

Tutto, però, cade nell’indifferenza e così questa primavera in cui quei pochi fiori che ancora riescono a sbocciare, esalano l’alito della putrefazione, mentre i rondoni precipitano fra nuvole dalle forme diaboliche, sembra una primavera come tante altre, laddove dispiega un sudario livido, esangue.

Che cosa sta accadendo? Alcuni confidano che gli esorcisti della scienza e della tecnologia, li libereranno dai mostruosi fantasmi del futuro; altri ascoltano incantati i burattini ventriloqui, come Grillo, trovando per un istante una catarsi in quegli sfoghi scomposti e volgari; molti, troppi hanno venduto la loro anima ai diavoli porporati; certi pendono dalle labbra flaccide di polverosi e cadaverici eruditi che sottopongono a necroscopia le opere d’arte. Quasi tutti sono in preda ad un delirio immedicabile.

Che cosa sta accadendo? Le poche persone ancora capaci di immaginare e di creare qualcosa di durevole, di nobile, rigettando gli aridi schemi del metodo “scientifico” e spezzando le catene dell’immobilità mentale, sono inascoltate o, peggio, schernite.

Intanto i tempi sono maturi, ma nessuno questa volta interverrà per salvare Lot.

28 aprile, 2006

La chiave di volta

Ogni stoltezza soffre per tedio di sé stessa (Seneca)

Nel mondo coloro che spengono gli incendi sono gli stessi che li appiccano.

Guardate a destra dell'osservatore quale figura è effigiata dalle volute delle nuvole... Immagini occulte come "antipasto" di velenosi contenuti subliminali.

27 aprile, 2006

Epoché

Tu non pensavi ch’io loico fossi (Dante, Inf. XXVII, 123)

Absit iniuria verbis.

Dedicato ai i nostri amici integralisti e negatori dell’evidenza, religiosi e laici.



Il termine “storia” deriva dal greco historìa, che vale indagine, ricerca, investigazione, a sua volta da hìstor, testimone oculare. Senza tema di essere smentiti, si può affermare che poche discipline come la Storia, oggigiorno, sono affossate e negate nei loro fondamenti epistemologici.

Giustamente il sistema educativo (?) cerca, almeno in via teorica, di trasmettere agli alunni strumenti logico-concettuali, competenze interpretative della realtà culturale nelle sue varie manifestazioni. Nonostante ciò, mentre materie quali l’Educazione linguistica, il Latino, la Matematica, la Filosofia, le Scienze... presuppongono il ricorso ad un metodo rigoroso e razionale, anche se accanto ad altri principi di apprendimento, con la Storia, si può tranquillamente prescindere dall’analisi il più possibile oggettiva degli accadimenti, dall’indagine consequenziale ed a tutto campo.

Così tale disciplina diventa una congerie di aneddoti e di storielle inverosimili e grottesche che spesso cozzano con il principio di non contraddizione. In questo modo s’insegna che le piramidi di Gizah furono costruite da schiavi, laddove in Egitto gli schiavi erano poco numerosi; si continua a ripetere che l’America fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492 (Erik Leifson allora ed i Normanni?); si racconta che, per magia ex abrupto, la Germania nazionalsocialista, prostrata dalle esose riparazioni di guerra, della crisi del ’29 con tutte le sue devastanti conseguenze, diventò la prima superpotenza economica e militare d’Europa, omettendo che Hitler ricevette cospicui finanziamenti da banche britanniche e statunitensi, da magnati quali Prescott Bush, nonno di quel simpaticone di boy George (non il cantante).

Ho citato solo alcuni esempi, ma che reputo molto istruttivi. Dunque nell’ambito degli “studi” storiografici, si esige che si ponga tra parentesi, in una sorta di epoché, una sospensione delle facoltà di ragionamento, il criterio “delle idee chiare e distinte”, anzi si esige che si rinunci non solo alla logica aristotelica, ma anche al buon senso, scivolando in palesi assurdità ed inverosimiglianze, soprattutto quando ci si inoltra nei territori minati del “Cristianesimo” e delle vicende contemporanee.

In questo modo gli allievi che pure spesso dimostrano innate capacità intellettive, credono a tutte le fandonie insegnate loro dai catechisti, evidentemente assertori della “verità” orwelliana per cui due più due dà sempre cinque. Pensano così che Cristo possa essere nato contemporaneamente a Betlemme ed a Nazareth, che possa essere nato prima e dopo Cristo (misteri della cronologia), che sia figlio di Giuseppe, ma pure dello Spirito Santo, che sia un uomo, ma anche Dio, che i fratelli del Messia siano dei fratellastri, anzi dei cugini, anche se è scritto proprio “fratelli”, che abbia sconfitto il male, sebbene il male regni ancora sovrano sul pianeta, che la chiesa fu voluta da Cristo, quantunque egli fosse contrario ad ogni gerarchia, che a volte gli uomini di chiesa sbagliano, ma che la vera chiesa è comunque quella cattolica, perché fondata (sic) su Pietro, che, al processo, Pilato, noto per la sua ferocia, s’intenerisse sino al punto di tentare di salvare Gesù… e via discorrendo con queste barzellette che sarebbero amene, sollazzevoli, se non fosse che vengono dispensate come eccelse “verità” da tronfi “teologi” e dai loro tanto zelanti quanto patetici scolaretti (Introvigne, Socci…), usi ad ogni piaggeria pur di compiacere vescovi simoniaci ed usurai.

Infine, quando si affronta il mondo contemporaneo, si pretende che i discenti si abituino a negare e ad ignorare l’evidenza. Come sagacemente osserva una nostra gentile lettrice: “Chi nega l'evidenza di un fenomeno, o non ha capacità di osservazione e di comparazione e quindi di logica, oppure ama contraddire per il gusto di farlo, oppure ha semplicemente paura e rifiuta l'idea di essere minacciato da qualsiasi fenomeno anomalo, come fantasmi, u.f.o., scie, attentati di stato alle Torri gemelle, nuovo ordine mondiale etc. Alcune persone ridono di tutto ciò." Sono quelle persone che, se non sono in mala fede, sono state decerebrate dal complesso scolastico, dai media, dai catechisti. Per costoro, incapaci di distinguere tra bianco e nero, tra una semplice scia di condensazione ed una venefica, graveolente scia chimica, per costoro per i quali un filmato con Al Zarqawi che recita un mantra (?), filmato falso come le banconote del celebre film con Totò, è davvero stato realizzato dai terroristi “islamici”, è quanto mai valido l’amaro apoftegma di Montale: “La storia non è magistra di niente che ci riguardi.”

Già, soprattutto poi se la “storia” è quell’accozzaglia di menzogne e di balordaggini che continuano impunemente ad essere insegnate nelle scuole di ogni ordine e grado, dalle primarie ad i più “prestigiosi” atenei.

26 aprile, 2006

Contrails e chemtrails: differenze

Mi è stato chiesto se sia possibile calcolare la quota di volo dei tankers chimici. Ci ho pensato un po', quindi ho dedotto che la risposta era a portata di mano. Come? E' presto detto...

Tutti noi sappiamo che le nubi che si formano in atmosfera (quelle naturali) hanno caratteristiche, forme e quote ben note. Gli strato cumuli, ad esempio, si formano attorno ai 2.000 metri, i cumuli intorno ai 1.000 metri, i cirrostrati, o cirro cumuli, intorno ai 6.000 metri. Su questo nessuno può eccepire. Sono dati consolidati e non confutabili.


Dalle verifiche fatte visionando i filmati girati in questi mesi, ho potuto accertare che i KC-135, KC-10 DC-9 modificati ecc., percorrono sempre corridoi aerei poco al di sotto degli strato cumuli (in alcuni casi vi passano attraverso, pare, per inseminarli). Ergo: i tankers volano a quote comprese tra i 1.800 ed i 2.500 metri. Non oltre. Si sapeva, ma questa è la dimostrazione. Basta osservare le migliaia tra foto e filmati disponibili in rete.

Scie chimiche a Sanremo


Un esempio. Nel filmato proposto, si possono osservare due tankers volare al di sotto degli strato cumuli. http://www.youtube.com/watch?v=6dr0Zgcyn6s

Un'altra cosa è importante mettere in evidenza. Come si evince dalla carrellata di aerei civili riprodotta quì di seguito, si tratta di voli in condizioni di temperature e quote differenti (si vedano le montagne innevate), eppure in nessuna di esse, nonostante le quote siano mediamente elevate (si notino le nubi sottostanti), si vedono scie di condensazione. Ciò dimostra, una volta di più, la fallacia delle dichiarazioni di tutti coloro che negano l'evidenza del fenomeno. Essi, infatti, continuano ad affermare che si tratta di semplici scie di condensazione (contrails). Nulla di pù errato! Mi si deve dimostrare perché in tutte le foto di aerei, civili e non, non si notano le consistenti scie di condensazione (?) che, invece, osserviamo in coda ai tankers chimici!

Nelle foto, vedete, per caso... scie di condensazione?

I gas di scarico degli aeroplani sono miscele incandescenti che contengono una grande quantità di vapore acqueo; quando questo vapore viene a contatto con l'aria gelida delle alte quote si condensa immediatamente, formando la tipica scia di condensazione. Quando le scie tendono a permanere a lungo nel cielo o addirittura si estendono in larghezza è segno che in quota è presente aria molto umida. Le scie di condensazione lasciate dagli aerei a reazione sono dette in inglese contrail (condensation trail). Si formano quando l'aria calda e umida proveniente dal reattore, cioè dalla combusione dei gas di scarico, si mescola con l'aria dell'ambiente circostante caratterizzata da una bassa pressione di vapore e una bassa temperatura. La mescolanza risultante della turbolenza generata dai gas di scarico dei motori può portare alle condizioni di saturazione. Il meccanismo di formazione della scia è analogo alla condensazione dell'aria emessa con la respirazione quando l'ambiente è freddo. Data l'altitudine a cui viaggiano (9-14000 m) i contrail possono evolvere dando luogo alla formazione di cirri.

Nella foto riprodotta quì di seguito, possiamo dare uno sguardo alle quote di formazione delle nubi e raffrontarle con le quote di volo degli aerei civili e dei tankers chimici.

NOTA: 1.000 metri corrispondono a 3280, 83 piedi

Per concludere... una carrellata di immagini:

**Straker**

24 aprile, 2006

A buon intenditor...

Lunedì 16 ottobre 1978. Il cardinale Karol Wojtyla è eletto Papa all'ottavo scrutinio, con 99 voti su 111. Il nuovo pontefice ha 58 anni, è il 263° successore di Pietro e assume il nome di Giovanni Paolo II.

Il Papa polacco è eletto dopo i 33 giorni di uno dei pontificati più brevi della storia, quello di Giovanni Paolo I: l'elezione di Wojtyla è accolta con grande stupore. La decisione del Conclave supera le barriere di quattro secoli di tradizioni della Chiesa. Dopo 455 anni, infatti, il Vaticano elegge alla guida della Chiesa cattolica un nuovo Papa non italiano: l'ultimo era stato Adriano VI. Nel suo memorabile discorso del 22 ottobre, in una Piazza San Pietro gremita di folla, Wojtyla lancia il suo motto per il pontificato: "Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo e alla speranza". È il primo passo di un lungo viaggio che nel mondo ha visto Wojtyla indiscusso protagonista di autentiche rivoluzioni sul piano teologico, spirituale, sociale e politico.

23 aprile, 2006

Stampa pericolosa

Absit iniuria verbis

Dopo Pasqua, i sacerdoti si recano presso le abitazioni dei parrocchiani per la tradizionale benedizione. Spesso donano alle famiglie dei libricini di orazioni o qualcosa del genere. Quest’anno il parroco ha lasciato un pieghevole con preghiere di benedizione tra le quali si legge: “Beata la famiglia dove non entra la stampa pericolosa, perché sarà colmata di pace.”


Concordo, ma mi chiedo quale sia la famiglia in cui non entra la stampa pericolosa, anzi perniciosa: non sono forse quegli scartafacci abominevoli, denominati quotidiani, diffusi in moltissime famiglie, sicché quasi dappertutto si diffondono ignominiose menzogne e laide interpretazioni? Esistono persone più infide di tutti questi editorialisti, redattori, opinionisti che, con i loro scaltri, biechi stratagemmi retorici, con i loro speciosi ragionamenti, inventando o alterando fatti (9 11, terrorismo, morte di Lady Diana Spencer…) e censurandone altri (scie chimiche, uranio impoverito, energia del punto zero, vicissitudini del dottor Hamer…) inculcano nei lettori pregiudizi ed errori. Esistono persuasori occulti più influenti e malefici di Eco, Allam, Fallaci, Feltri, Padellaro, Ferrara, Romano, Lerner, Vespa, Riotta, Socci, Teodori, Romano, Zucconi, Mieli etc? Mi scuso se non li posso menzionare tutti, ma l’elenco sarebbe lunghissimo e tutta la biblioteca di Alessandria non potrebbe contenere codesti nomi inverecondi. Se poi ai miserabili “scribi farisei”, si aggiungono gli strilloni dei telegiornali di regime, in quale casa potrà regnare la serenità?

I nemici più insidiosi sono quelli occulti, quelli che conoscono le mefistofeliche astuzie del linguaggio, i falsari della parola. Ogni sillaba da loro vergata o pronunciata è un veleno che uccide giorno dopo giorno, è una droga che ottenebra i sensi e la mente. “Razza di vipere!”

Essi sono simili a Sinone, il greco mendace che convinse i Troiani ad introdurre il cavallo costruito dagli Achei, all’interno della città: infatti, manovrata dai soliti burattinai, questa genia avida, servile e spregevole, s’introduce subdolamente tra le famiglie per preparare l’espugnazione delle coscienze. Il loro compito è quello di plagiare, di condizionare, di abbrutire le persone di modo che i potenti possano poi agevolmente controllarne il pensiero e le azioni.


Solo una coscienza critica ci potrebbe salvare da questa invasione di ultracorpi: coscienza critica significa, in primo luogo, non acquistare quei fogli maleodoranti e spegnere il televisore.

Viene da rimpiangere quei popoli che vivevano “al tempo de li dei falsi e bugiardi”: in confronto a codesti mentitori impenitenti, i numi antichi erano la bocca della verità.


P.S. E’ oltremodo vergognoso che i quotidiani, di partito e non, siano per di più lautamente finanziati dai contribuenti affinché causino tanti irreparabili danni alla collettività.

21 aprile, 2006

L'ambiguità del sacro

Ci si interroga, ogni giorno di più, sull’origine delle contrapposizioni, degli scontri tra “civiltà”. Credo che responsabili siano sopratutto quelle persone che sono convinte di possedere la Verità. Costoro, per quanto provino ad essere tolleranti ed aperti alle idee altrui, sono inevitabilmente dei dogmatici, esposti al rischio del fanatismo. Non stupiamoci se un Bush, essendo persuaso di agire in conformità con i precetti biblici, si sente investito del ruolo messianico di lottare contro il “male”, quello che egli, nella sua aberrante, distorta visione del mondo, reputa il male. Bush ha perfettamente ragione: il suo atteggiamento, per quanto perverso, è consequenziale. Non stupiamoci se un imam fanatico istiga i musulmani al gihad, l’impegno sulla via di Dio che può sfociare nella “guerra contro gli infedeli”. Tuttavia, se ci si attiene al Corano, gli infedeli sono solo gli idolatri e non gli Ebrei né i Cristiani né i Mandei, che sono popoli del Libro. La realtà, invero, è molto diversa, perché sia il cristiano fanatico sia il maomettano accecato dall’odio, sono due burattini della sinarchia, ma questo è un altro discorso.

Orbene, sia il crociato sia il mujahid hanno perfettamente ragione: ambedue si appellano ad un testo sacro, ispirato da Dio o scritto dal dito di Allah. Che cosa dicono questi testi che, in quanto sacri, sono oggetto di infinita venerazione, poiché custodiscono la Verità? È possibile, richiamandosi ai Vangeli, giustificare la violenza, coonestare un sanguinoso conflitto? Certo: è possibile, è lecito. Non si trovano forse nei Vangeli affermazioni bellicose? “Sono venuto per portare la spada…"

Ovviamente i teologi si cimentano in spericolate, acrobatiche interpretazioni allegoriche per conciliare il “porgi l’altra guancia”, “ama il prossimo tuo come te stesso” con il “sono venuto per portare la spada.” Simili ad azzeccagarbugli, distinguono cavillosamente, sotto l’egida del sottile, capzioso Agostino, tra guerra giusta e guerra ingiusta, tra esortazione al perdono e giustificazione della pena di morte. D’altronde devono trovare una conciliazione dell’aporia, poiché è impossibile che Dio, che ha ispirato gli autori dei Vangeli, si contraddica. Costoro non possono né vogliono ammettere che la Bibbia è un libro umano, troppo umano, che tutte le espressioni dei Vangeli infuocate devono essere ascritte al Messia di David, Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo, mentre gli insegnamenti improntati a valori quali l’amore, il perdono, la fratellanza presumibilmente provengono dal Messia di Aronne, quel maestro di cui, in un antichissimo documento, poi censurato, è citato il nome per esteso, ossia… Yeshua bar Abba, Gesù figlio del Padre. Sembra in ogni caso che anche Yeshua bar Abba fosse favorevole ad un’insurrezione armata contro gli invisi Romani ed i Giudei collaborazionisti. Insomma, non si vuole accettare che i Messia furono due e si tenta, inutilmente, di far quadrare il cerchio.

Se solo si riconoscesse che la Bibbia ed il Corano sono libri umani, forzieri che custodiscono diamanti veri ma anche diamanti falsi, in cui a sublimi ammaestramenti si mescolano superstizioni ed errori (sebbene molti errori siano causati da traduzioni inesatte), se si riconoscesse che furono composti da uomini con tutti i pregi ed i limiti, la loro aura di sacralità si dissolverebbe e nessuno potrebbe, col pretesto di un libro sacro, imporre comandamenti o legittimare le azioni più diaboliche, stringendo tra le mani insanguinate quei volumi divini.

Purtroppo non è così e, citando la Bibbia ed il Corano, è possibile compiere qualsiasi atto, è possibile giustificare tutto ed il contrario di tutto: la guerra e la pace, l’inimicizia e la fratellanza… Dio lo vuole, Dio lo comanda: diventa solo una questione d’esegesi. I teologi ed i loro degni indegni allievi (Socci, Fallaci, Magdi Allam…) diventano dei causidici che si arrovellano per convincere il giudice della loro interpretazione estensiva o restrittiva di questo o quell’altro comma o articolo. “A saper maneggiare le gride, nessuno è reo e nessuno è innocente”; a saper maneggiare i testi sacri, io ho sempre ragione, anche quando ho torto, mentre gli altri hanno sempre torto.

Gott mit uns.

Disobbedire ai rappresentanti di Dio diventa disobbedire a Dio stesso. La schiavitù dell’anima, l’asservimento agli spregiudicati esponenti del clero sono gabellati per fede o, peggio, per spiritualità. Le vittime sono, a volte, i carnefici o, più o meno involontari e consapevoli, sicari degli aguzzini: sindrome di Stoccolma.

“L’albero si vede dai frutti”: nonostante ciò, miliardi di fedeli in tutto il pianeta, si nutrono di quei pomi velenosi e li offrono agli altri. Evidentemente non vedono né l’albero né sentono il sapore dei frutti. Che cosa si può sperare da un’umanità che, se non è completamente, prigioniera del materialismo, si pasce di pseudo-credi e di aborti di spiritualità?

Dall’ambiguità del sacro dunque proviene il carattere totalitario delle religioni che si basano su un testo sacro, infallibile, perfetto. Eppure i Romani avevano inconsciamente compreso tale pericolosa ambiguità, dal momento che sacer in latino significa certamente venerando, santo, ma anche esecrando, maledetto.

19 aprile, 2006

Il cenacolo leonardesco: il Sole e la Vergine

Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze, 1452 – Amboise, 1519), dipinse, come è noto, a Milano, nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, Il cenacolo. L’opera, compiuta tra il 1495 ed il 1498, è un capolavoro dell’arte rinascimentale.

Come le altre opere del maestro, Il cenacolo, è stato oggetto di innumerevoli indagini, sulla committenza, sugli studi preparatori, sulla tecnica adoperata dall’artista, sul soggetto, sulla composizione, sui restauri eseguiti… L’aspetto su cui vorrei soffermarmi in questo breve contributo è quello iconografico, alla luce del convincimento che Leonardo da Vinci non fu soltanto un pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato, ma anche un occultista.


L’avventura interpretativa dell’opera comincia quando si comprende che L’ultima cena raffigurata non è solamente l’originale e mirabile trasposizione pittorica di un evento appartenente, almeno in apparenza, alla storia sacra, ma qualcosa di più. Se si rinuncia ad un’esegesi ortodossa e convenzionale, il capolavoro potrà forse rivelare significati inattesi.

Bisogna quindi riconoscere che l’opera va letta a due livelli: quello essoterico e quello esoterico. Il valore esterno si riferisce ad una celebre situazione evangelica: Cristo dichiara, al cospetto dei dodici discepoli, che qualcuno lo tradirà. I seguaci sono sgomenti ed esterrefatti: si interrogano su chi possa essere il fedifrago.

Il significato segreto, forse a sua volta polivalente, invece, si accorda alle concezioni iniziatiche del genio italiano, da considerarsi un eretico, vista la sua devozione per la figura di Giovanni Battista che, come si deduce dai Vangeli canonici e dagli Atti degli apostoli, non fu il precursore di Gesù, ma un suo concorrente. Tra gli altri, i ricercatori Lynn Picknett e Clive Prince hanno messo in luce i contenuti segreti di molte opere del maestro, evidenziando la centralità del Battista. Infatti Leonardo esordì come pittore, dipingendo un angelo all’interno di un quadro del Verrocchio dedicato al Battesimo di Cristo, inoltre il suo ultimo quadro rappresenta il precursore (?) del Messia, infine la sua unica scultura rimasta, eseguita insieme con Giovanni Francesco Rustici, noto occultista, raffigura questo santo. Secondo i due autori, un’analisi credibile delle opere di Leonardo, fa “emergere numerosissime informazioni provocatorie ed inquietanti… simboli e segnali ingegnosi e subliminali… Egli tendeva, sopra ed oltre ogni cosa, alla conoscenza”, una conoscenza occulta condannata dalla Chiesa. Anche se Leonardo non fu Gran maestro del Priorato di Sion, stando a Picknett e Prince, espresse in modo coperto una tradizione antichissima e veneranda, incentrata sul culto del femminino sacro, inteso come principio cosmico. Per questo motivo il personaggio che siede alla destra di Gesù nel Cenacolo non è Giovanni, figlio di Zebedeo, ma Maria Maddalena, consorte del Messia, cui allude anche la gigantesca M, disegnata dal profilo delle due figure, i cui abiti tra l’altro sono degli stessi colori, anche se invertiti.

La congettura secondo la quale accanto a Gesù si troverebbe Maria Maddalena è stata frettolosamente liquidata da storici dell’arte allineati e da teologi. Costoro l’hanno bollata come fantasia, affermando che i tratti femminei di Giovanni (?) si spiegano con la giovane età, che la M è una sorta d’illusione percettiva o una casualità, che altri particolari apparentemente atipici perdono qualsiasi aura misteriosa, facendo riferimento al testo evangelico. La “confutazione” dell’esegesi esoterica lascia il tempo che trova, anche alla luce delle indubbie anomalie di altri capolavori, come, ad esempio, L’adorazione dei magi e La Vergine delle rocce.
In ogni caso, credo che la mia lettura, tesa non a contraddire, ma ad integrare la tesi Picknett-Prince-Brown, darà il colpo di grazia alle interpretazioni comuni e dozzinali, poiché semplice, evidente e consequenziale.


Che cosa volle rappresentare allora Leonardo? Al centro il Redentore rivolge lo sguardo in basso, come assorto, con le mani appoggiate sulla mensa davanti a sé. Egli ha appena pronunciato la fatidica frase: “Uno di voi mi tradirà.” Alla sua destra sei discepoli; altrettanti si trovano a sinistra. Vediamo in ordine i personaggi: essi sono Bartolomeo, che punta le mani sulla tavola, Giacomo il minore, Andrea, con i palmi aperti e quasi nella stessa posizione, Pietro, proteso minacciosamente verso il Signore, Giuda il sicario che si ritrae, Giovanni (?), con il busto ed il capo languidamente reclinati. A sinistra ammiriamo Giuda Tommaso che pare interpellare il Salvatore con l’indice alzato della mano, Giacomo il maggiore, Filippo, in piedi e con le mani sul petto, Matteo, con il busto rivolto verso Simone zelota e le braccia nella direzione opposta, Giuda Taddeo, infine Simone.

In primo luogo, bisogna osservare che i seguaci del Messia sono disposti a gruppi di tre: tale numero ha un valore simbolico, come dodici e tredici, tutte cifre emblematiche all’interno dell’opera. È evidente: i personaggi adombrano i dodici segni zodiacali, da destra (sinistra per chi osserva) l’Ariete, il Toro, i Gemelli, il Cancro, il Leone, la Vergine, la Bilancia, lo Scorpione, il Sagittario, il Capricorno, l’Acquario, i Pesci. Dissento, perciò, da Fabio Delizia che, in un suo pur pregevole contributo, individua il livello astrologico dell’opera, ma cominciando dalla destra dell’osservatore, poiché Leonardo scriveva da destra a sinistra. Questo non è possibile, poiché un conto è scrivere da destra a sinistra, per un motivo su cui è il caso qui di soffermarsi; un altro è stravolgere l’equilibrio della composizione, invertendo la destra di Cristo con la sinistra e viceversa. Inoltre le ingegnose, sebbene poco persuasive osservazioni dell’autore, per identificare la relazione tra gli apostoli ed i segni zodiacali, sono inficiate da premesse errate a proposito dell’inesistente ortodossia del genio toscano, come dalla scarsa dimestichezza con i problemi di esegesi neo-testamentaria.

Nell’ambito di una lettura astrologica, gli apostoli, suddivisi in quattro gruppi di tre, sono le figure zodiacali, distinte in tre segni di fuoco, tre di terra, tre d’aria e tre d’acqua. Cristo è naturalmente il Sole e l’altro personaggio-chiave, alla sua destra è il segno della Vergine. L’accostamento tra i due crea una polarità, un’antitesi-unione tra principio maschile, lato sensu, e principio femminile. Pertanto l’identificazione di “Giovanni” con Maria Maddalena, non è scorretta, purché, per Maria Maddalena, s’intenda non solo la presunta consorte del Salvatore, ma specialmente lo yin, complemento necessario dello yang. D’altronde la compenetrazione degli opposti, la coscienza che nella natura e nella vita agiscono energie complementari è un’idea di molte dottrine esoteriche cui Leonardo alluse in alcune sue opere, come il dipinto raffigurante Monna Lisa del Giocondo. In primo luogo, il nome della donna (in realtà un androgino) contiene quelli di Amon e di Isi, divinità egizie. La Gioconda, poi, è un autoritratto in sembianze maschili-femminili.

La Vergine dunque è uno dei due fulcri del dipinto. Bisogna considerarne, in primo luogo, la valenza astrologica. Illuminanti a tale proposito le parole di due studiosi dell’antica mantica, Antonino Anzaldi e Luigi Bazzoli, parole che sono un’indiscutibile conferma del mio assunto: "Misteriosa l’origine di questa figura zodiacale: nulla, nella disposizione delle stelle, suggerisce l’immagine di una fanciulla, per di più alata. Forse questo personaggio umano fu creato per sorreggere la spiga di grano che si era anticamente vista nella parte sud-est della futura costellazione della Vergine, parte che i Babilonesi chiamavano Ki-hal, spiga. … L’antica spiga di grano fu posta assai presto nella mano sinistra di una fanciulla che fu chiamata in greco parthènos, vergine. Il glifo del segno è una specie di m con una zampetta in più che tende a rientrare nel corpo della lettera, una M ad indicare il termine Mater, madre, poiché la Vergine in principio, probabilmente simboleggiava la fecondità… Ne è indizio la spiga ostentata dalla fanciulla. Ma ancora è stata intesa come onda, simile a quella che, raddoppiata, identifica la figura zodiacale dell’Acquario. Ciò in collegamento con le Grandi madri e l’acqua. Nella zampetta rientrante, poi, si è anche individuata la Luna, sulla scia dell’iconografia mariana (di ascendenza isiaca, preciso io) che spesso mostra la Madonna con la falce lunare ai suoi piedi. Non si dimentichi che la festa di Maria cade il giorno 8 settembre, sotto il segno della Vergine. Non manca infine chi, nel glifo rovesciato del segno, ha ravvisato una navicella, insegna della città di Parigi, posta sotto la protezione della Vergine zodiacale e della Vergine Maria.” (…)

Louis Charpentier scoperse che le chiese gotiche di Francia furono costruite in modo da riprodurre il disegno della costellazione della Vergine. Gli edifici, dedicati tutti a Notre Dame, la Nostra Signora, sorsero su luoghi in cui i Celti veneravano Vergini nere e dove sovente sgorgavano fonti sacre. La ricostruzione di Charpentier ha trovato conferma negli studi di Greg Rigby, che ha esteso l’analisi a località tedesche.


Un filo rosso lega i Templari, che furono i promotori dell’architettura gotica, a Dante, cripto-templare eterodosso, a Botticelli, a Leonardo, seguace dell’eresia giovannita e cultore più che del femminino sacro, dell’androgino primigenio. Con ciò non desidero affermare che la cosiddetta scienza sacra, tanto cara ai cultori della Tradizione, è la dottrina per eccellenza, svalutando, contemporaneamente, altre forme di pensiero, come quello incentrato sulla filosofia razionale e sull’empiria, ma intendo rilevare che, piaccia o no, una linea esoterica ha percorso la storia dell’umanità, simile ad una vena d’acqua sotterranea che, di quando in quando, affiora. Anche gli uomini più logici spesso furono attratti da questa sapienza: da Pitagora, per cui tutto era numero, ma che del numero aveva una concezione mistica, fino agli artisti astratti e concettuali del XX secolo. Questi artisti, infatti, smentendo la loro rigorosa, sistematica, tautologica ispirazione analitica e strutturale, sono sconfinati sovente nella poetica della metafora e in dimensioni spirituali.

L’analisi del capolavoro consente anche di capire per quale motivo sulla mensa imbandita con pani, manchi il vino: Leonardo per dipingere Il cenacolo non s’ispirò ai vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca), ma al Quarto Vangelo (Pseudo-Giovanni) in cui l’istituzione dell’Eucaristia, da considerarsi un sacramento tipicamente pagano, è sostituita dalla Lavanda dei piedi, che è la consacrazione di Gesù (il cui vero nome era probabilmente Giovanni) a re d’Israele. Nel Quarto Vangelo un ruolo fondamentale è svolto da Maria di Magdala (alias Maria Maddalena o Maria di Betania) . Anche ammettendo che questa donna non sia stata la consorte del Cristo, ipotesi per la quale, invece, propenderei sulla base di un’attenta lettura dei Vangeli e di altri riscontri, ella, comunque, assurge a simbolo del principio muliebre, come dimostrato. Questo significa che l’artista e scienziato si sentiva vicino al libricino venato di concezioni gnostiche, da convinto assertore dell’importanza che ciascun vero uomo deve attribuire alla conoscenza. Che cos’è la conoscenza? Comprensione della polarità dei fenomeni, sintesi degli opposti: Il cenacolo non è L’Eucaristia, rito pagano mutuato dal Cristianesimo, né la Pasqua ebraica, mentre il pane è simbolo del sapere, già dall’Alighieri definito “pane de li angeli”.

L’opera di S. Maria delle Grazie è una carta del cielo con Cristo-Sole-Padre al centro e, alla sua destra, Maria Maddalena-Luna-Madre. Il Sole, tra l’altro, si “sacrifica” in concomitanza del solstizio d’inverno, il 21 dicembre. A mano a mano che passano i giorni autunnali, la luce diurna scema sempre più sino al solstizio d’inverno, che è la “morte” dell’astro, destinato, però, di lì a poco a “risorgere”. D’altronde altre osservazioni dimostrano il significato astrologico del testo pittorico: ad esempio, tra i vari discepoli, Andrea è rappresentato in modo da evocare le caratteristiche del segno zodiacale corrispondente, vale a dire i Gemelli. Infatti l’ex pubblicano apre le palme delle mani che risultano quasi simmetriche ad adombrare il glifo dei Gemelli, II, che ricorda il numero due in caratteri romani. In qualche caso il colore delle tuniche allude all’elemento che governa il segno: Giacomo il minore-Toro, segno di terra, indossa una veste color marrone, Filippo-Sagittario, segno di fuoco, un abito rosso-arancio… (cfr infra).

Istruttiva, infine, la disamina della figura di Giuda Tommaso, con il dito indice rivolto verso l’alto, nel classico gesto del Battista: non è un caso se Leonardo attribuisce tale gesto al fratello gemello (carnale o spirituale?) del Signore, per sottolineare forse il nesso tra l’insegnamento di Giovanni Battista e la dottrina spirituale di Giuda Tommaso, cui fu attribuito il cosiddetto Quinto vangelo, che meglio sarebbe definire Primo.

Mi piace concludere questo breve studio con le parole dei già citati Picknett e Prince, per sottolineare quanto sia errato reputare Leonardo soltanto uno scienziato razionalista, alieno da qualsiasi interesse esoterico, come purtroppo pensano gli scientisti: infatti la conoscenza empirica insieme con le nozioni matematiche, da un lato, e sapienza iniziatica, dall’altro, per chi è desideroso di evolvere non sono in antitesi, ma conciliabili, anzi inscindibili.


L’idea di un Leonardo occultista “non è accettata da molti moderni studiosi di formazione materialistico-razionalista, che valutano Leonardo come il primo vero scienziato, un uomo che non aveva tempo per le superstizioni o per coltivare interessi metafisici ed era l’antitesi del mistico e dell’esoterista. Ma essi non hanno voluto guardare ciò che stava chiaramente davanti ai loro occhi.”

Veramente abbiamo i sensi offuscati e la mente obnubilata… e non solo di fronte alle opere d’arte.





Appendice: il significato astrologico dei dodici discepoli


Bartolomeo scatta in piedi, con impeto. Lo scollo della tunica ed il rigonfiamento sopra l’omero delineano il glifo dell’Ariete. L’Ariete è il primo segno: gli si confanno l’impulso iniziale, il movimento, l’energia. Rappresenta, infatti, il primo stimolo dell’energia che comincia a manifestarsi.

Giacomo il minore veste un abito di colore bruno. E’ assiso composto. Il Toro è segno di terra. L’energia si stabilizza.

Andrea ha le mani in posizione simmetrica. Il glifo dei Gemelli è formato da due barre verticali a guisa del numero romano due (II).

Pietro indossa un abito celeste, le braccia si muovono scompostamente. Il Cancro è segno d’acqua, il granchio si muove in modo obliquo.

Giuda riveste nella scena un ruolo negativo. Il Leone è la belva per eccellenza, simbolo di crudeltà infernale.

Giovanni/Maria Maddalena. La Vergine è Mater.

Giuda Tommaso volge il dito verso il cielo. La Bilancia è segno d’aria, simboleggia la giustizia celeste.

Giacomo il maggiore allarga le braccia ad occupare lo spazio di Giuda Tommaso. Lo Scorpione è una grande costellazione, di cui la Bilancia alle origini era solo un’appendice.

Filippo indossa una veste rossa. Il suo nome greco significa “colui che ama i cavalli”. Il Sagittario è segno di fuoco ed è un essere biforme, metà uomo e metà cavallo.

Matteo veste un abito azzurro: ha il capo volto verso destra e le braccia verso sinistra. Il Capricorno è segno di terra, ma possiede anche una natura acquea, perché in origine era il Pesce-capra. Essendo governato da Saturno, signore del Tempo, guarda verso il futuro, ma si protende ancora verso il passato.

Giuda Taddeo è un uomo anziano, dall’espressione saggia. L’Acquario è il “magnifico” nell’astrologia babilonese, dispensatore dell’acqua-sapienza. Simboleggia il progresso spirituale.

Simone indossa una tunica color acquamarina. Tiene il pollice e l’indice della destra a formare una sorta di laccio. Il Pesci è segno d’acqua. Il laccio unisce i due Pesci dell’asterismo.



Opere di consultazione:

A. Anzaldi, L. Bazzoli, Dizionario di astrologia, Milano, 1988

A. Chastel, P. Galluzzi, C. Perdetti, Leonardo, Firenze, 1994

Enciclopedia dell’arte, Milano, 2002

Enciclopedia dei simboli, a cura di H. Biedermann, Milano, 1991

A. Lorenzi, P. Mariani, Bibliografia vinciana, 1964-1974, 1979, 1982

A. S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Milano, 2001

P. Monaghan, Figure di donna nei miti e nelle leggende, Milano, 2004

R. Tresoldi, Enciclopedia dell’esoterismo, Milano, 2002

18 aprile, 2006

La realtà

Durante una delle mie disordinate letture, mi sono imbattuto in un articolo di Johann Fiebag, un biologo tedesco che si è occupato anche di ufologia, soprattutto delle visioni mariane correlate all’azione di presunti visitatori extraterrestri. Deve essere considerato un titolo di merito se, come nel caso di Fiebag, una persona di formazione scientifica da cui ci si attenderebbe una visione della realtà ancorata ai dati verificabili, agli esperimenti riproducibili in laboratorio, alle “leggi” fisiche, ha saputo non dico far tabula rasa di tutto ciò, ma almeno porre tra parentesi i dogmi del positivismo ancora diffusi tra molti esponenti della comunità scientifica, per estendere da pioniere le sue ricerche in regioni di frontiera.

Gli studi di Fiebag condotti sul mimetismo alieno, ossia sulla capacità di ipotetiche intelligenze extraterrestri di apparire, adattandosi alla nostra forma mentis, alle nostre fantasie, paure, immaginazioni, lo hanno portato ad interrogarsi su che cosa sia veramente la realtà. Egli si è chiesto quanto sia reale ciò che noi consideriamo realtà. Forse il mondo, così come noi lo percepiamo, è solo un’ombra di una realtà effettiva: è il modello elaborato dal fisico David Bohm e dal biologo Karl Pribram, i quali sostengono che “il nostro cervello produce una realtà oggettiva, interpretando frequenze che, alla fin fine, sono proiezioni di un’altra dimensione, di un profondo ordine dell’essere che si estende oltre lo spazio ed il tempo. Il cervello è un ologramma che si nasconde in un universo olografico”.

Lo so: nihil novi sub sole. Già Schopenauer aveva considerato il cervello un fenomeno, già Fichte aveva affermato che è l’Io a generare il Non-Io, la natura. Si può risalire fino a Platone ed oltre, sino al velo di maya della filosofia indiana. La novità risiede nella convergenza tra i modelli interpretativi più recenti, ad esempio, quelli della fisica quantistica, e dottrine filosofiche molto antiche. Certo, forse queste teorie creano più problemi di quanti non ne risolvano: infatti, se l’universo è un‘illusione, chi o che cosa la genera? Perché? Se, come reputa Corrado Malanga, un chimico ed ufologo approdato sui lidi brumosi della filosofia, spazio, tempo ed energia sono virtuali, mentre reale è solo la coscienza, da che cosa scaturisce la coscienza? In che senso è reale?

Eppure, nonostante siano numerosi gli interrogativi che sono destinati a non trovare risposta, se non altro, l’orizzonte degli studi filosofico-scientifici, si sta ampliando sicché si comincia ad intravedere una dimensione nuova, sconcertante, complessa, dove le categorie spazio-temporali non hanno alcun valore, una dimensione non paragonabile ad alcunché di conosciuto.

Di fronte a tali prospettive epistemologiche, appare veramente angusto e puerile il punto di vista di chi, come Margherita Hack, i saccenti del CICAP e simili personaggi, è ancora pervicacemente aggrappato ai dati, alle statistiche, alle prove. Sembrano dei preadolescenti che, per paura del buio, come quando erano bambini, si ostinano a dormire con la luce accesa.


Fonti:

J. Fiebag, Il comportamento mimetico degli alieni, Milano, 2005

C. Malanga, Archetipi, 2006

M. Talbot, The olographic universe, New York, 1991

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