25 luglio, 2015

Persi negli universi

Con l’osservazione l’onda diventa corpuscolo. L’energia del Campo unificato (intelligente) diventa materia. La materia si trasforma e produce il tempo e lo spazio (il momento e la posizione). Dunque il tempo nasce dalla trasformazione dell’energia in materia. Ma in realtà il tempo e lo spazio non esistono. Ci sono intervalli rapidissimi che sembrano succedersi in continuità tra una scomparsa ed un'apparizione di una particella e l’altra. Questi intervalli, che sembrano susseguirsi in rapida successione, sembrano andare a costituire il tempo. Ma così non è. Se il nostro occhio potesse avere un potere percettivo più veloce (più risolutivo), ci accorgeremmo che nulla fluisce e nulla scorre.” (V. Marchi)

Pochissimi ma tenaci ricercatori sostengono la teoria della Terra piatta. Riteniamo che il problema sia mal posto e che, nonostante il suo carattere eterodosso, tale modello tenda a riprodurre i limiti metodologici dell’ortodossia scientifica. Infatti non bisognerebbe cercare le prove oggettive, i dati empirici per dimostrare che il pianeta non è un geoide, quanto focalizzare la questione su che cosa siano la “realtà”, la materia-energia, il cervello, la percezione, la mente, la coscienza. Occorrerebbe provare a definire quello che il fisico francese Costa de Beauregard chiama “il problema veramente fondamentale”, vale a dire la relazione tra la psiche e la materia.

Malgrado i progressi speculativi nel campo della scienza attuale, la nostra visione del mondo ed il sapere accademico-istituzionale sono ancora ancorati alle coordinate spazio-temporali, ad una concezione cartesiana della res extensa.

Il matematico francese Jacques Vallée ci avverte: “Il tempo e lo spazio possono essere nozioni adatte a seguire l’avanzamento di una locomotiva, ma sono del tutto inutili per localizzare un’informazione. Gli informatici hanno capito molto presto che tempo e spazio sono i criteri peggiori per immagazzinare una grande quantità di dati ad alta velocità. Nei grandi sistemi informatici non si tenta mai di inserire elementi tra loro correlati in spazi fisici sequenziali. E’ molto più conveniente spargere i dati per tutta la memoria, così come arrivano, ed elaborare un algoritmo di ricerca basato su qualche tipo di parola-chiave o sull’hashing, una procedura in cui i dati sono randomizzati. La probabilità funge da collegamento tra qualcosa di oggettivo, lo spazio occupato dall’informazione, e qualcosa di soggettivo, la richiesta di un suo recupero. La simultaneità e le coincidenze che abbondano nelle nostre vite suggeriscono che il mondo possa essere organizzato come un database randomizzato (il multiverso) piuttosto che come una biblioteca sequenziale (il cosmo quadridimensionale della fisica classica). Se la dimensione temporale, che solitamente diamo per scontata in realtà non esiste, il cervello umano potrebbe attraversare gli eventi per associazione, nel modo in cui i computer di oggi recuperano le informazioni”. (J. Vallée, Dimensioni, 1998-2014)

E’ naturale che le ipotesi riportate da Vallée tendono a confluire verso innovative teorie: come tutte le teorie, oltre ad essere un po’ come la mappa rispetto al territorio, possono essere falsificate. Non possiamo né dobbiamo attenderci di attingere la verità assoluta, ma possiamo solo tentare di tracciare dei diagrammi che spieghino in modo soddisfacente un certo numero di fenomeni.

I sistemi inerenti all’universo olografico (da David Bohm sino a Robert Lanza, senza dimenticare il cervello olografico di Pribram) evocano una realtà in cui la profondità è una mera proiezione, dove le situazioni fenomeniche sono il risultato di un ordine implicito. La teoria dell’informazione ci insegna che un segnale non si trasferisce necessariamente attraverso lo spazio-tempo e che A può agire su B, prescindendo da sequenze cronotopiche. Anche la teoria della comunicazione ammette che un messaggio può essere inviato in assenza di un medium, uno strumento materiale.

Nonostante le discrepanze tra i numerosi orientamenti fisico-cosmologici odierni, tutti si discostano dagli assi cartesiani. Alcuni scienziati delineano il modello dell’universo-elaboratore; altri optano per l’universo-coscienza. In quest’ultimo caso non esiste un oggetto (il cosmo) che il soggetto (l’uomo) percepisce e conosce, ma è la Coscienza transpersonale che proietta il “reale”, registrato poi come “concreto”, “tangibile” per mezzo di processi cerebrali ad hoc. In questo modo ognuno di noi intuisce il cosmo in maniera leggermente diversa dagli altri e soprattutto vede una frazione di “realtà”, come se fosse al cinema. La Coscienza è il proiettore, l’encefalo è il trasduttore, la “realtà” la pellicola.

Sono evidenti le implicazioni concettuali di queste teorie e soprattutto è palese che la scienza contemporanea è sostanziata a tal punto di speculazioni quasi metafisiche che il confine tra Scienza e Filosofia è divenuto molto labile. Vallée reputa che il pensiero che potremmo trarre da queste linee speculative sarebbe vicino all’occasionalismo islamico. L'occasionalismo islamico, ripreso in Europa dal pensatore francese Malebranche, ritiene che gli eventi non siano prodotti da circostanze materiali, ma siano espressioni immediate della volontà di Dio. Lo stesso nesso di causa-effetto è trasceso, poiché tale correlazione è situata nello spazio-tempo. Se, infatti, ogni avvenimento dipende da Dio, per definizione Essere al di fuori di limiti spazio-temporali, anche il rapporto tra antecedente e conseguenza non ha alcuna ragion d’essere.

Quali sono poi i risvolti pratici di questi schemi concettuali? Se si accoglie la teoria dell’universo cibernetico, il libero arbitrio è negato, in quanto il cosmo è un software sofisticatissimo ideato da un’Entità dissimulata. La teoria del cosmo olografico tende ad escludere la libertà di scelta per i motivi che abbiamo già illustrato. Gli approcci informatico-associativi valorizzano il concetto di random, ossia “fortuito”. Il caso, sebbene in contrasto con il determinismo, esclude la libera volizione.

Sembrano essere due i fili che legano i pur diversi indirizzi filosofico-scientifici di oggi: il superamento dell’archetipo galileiano-cartesiano-newtoniano e la rinuncia all’idea antropocentrica di libero arbitrio. Si prospetta così un universo sincronico ed interconnesso, in ultima istanza a-spaziale ed ucronico (anche stocastico?), giacché spazio e tempo potrebbero essere (Kant docet) categorie mentali, forme a priori della conoscenza e non attributi del substrato materiale. E’ anche un cosmo in cui sono possibili i miracoli ed i contatti con altri livelli, dove le manifestazioni naturali diventano pressoché indistinguibili da quelle soprannaturali, popolato di intelligibili più solidi delle cose sensibili. 2)

Per gli argomenti addotti sin qui, crediamo sia errato domandarsi se la Terra sia piatta o sferica in sé, piuttosto sarebbe utile domandarsi come percepiamo il “reale” e perché lo vediamo in modo diverso, ad esempio, dagli animali, se la nostra stessa intuizione non sia condizionata da qualcuno o da qualcosa. Per quale motivo la visione di un uomo dovrebbe essere corretta ed “oggettiva” e quella di un’ape no?

Scrive ancora Vallée:”Vorrei uscire dal labirinto condizionante e capire come funziona. Mi chiedo che cosa scoprirei: forse una mostruosità sovrumana che non si può contemplare senza perdere la ragione? Forse una solenne assemblea di saggi? O l’esasperante semplicità di un meccanismo?

Se potessimo uscire dal dedalo, scopriremmo una Verità talmente accecante da consentirci finalmente di vedere?

1) La RAM (Random Access Memory) è, infatti, memoria ad accesso casuale.
2) Come si manifesti il Male in questi universi è tema che non è affrontato dagli scienziati né si comprende come si potrebbe inscrivere.

Articoli correlati:

- Che cos’è la cosa?, 2010
- Il problema del libero arbitrio in Searle, 2012
- La teoria dell’universo olografico: alcune implicazioni filosofiche, 2011


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30 commenti:

  1. Qualcosa di piatto lo hanno di certo anche i NEGAZIONISTI...: l'encefalogramma! Cerebralmente morti!!!!

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  2. Il rapporto esistente tra esteriorità ed interiorità ha trasceso i suoi confini tradizionali in questo secolo appena passato. Materia, energia, spazio e tempo sono oggi concetti 'superati' nella loro definizione accademica e misurabile ottocentesca. Eppure noi siamo come siamo. Io, ad esempio, non ce la faccio a pensare in termini 'quantistici' forse perché sono obsoleto, oppure semplicemente poco intelligente. Ad un sistema se ne sostituisce sempre un altro e non saprei davvero quale sia quello che meglio soddisfa le mie esigenze di ricerca. Il rapporto tra pensiero e materia (coscienza ed energia) è il campo d'indagine più evoluto delle scienze, ma noi siamo quelli che siamo. Con la nostra storia ed i nostri mezzi. Perché dovrei farne a meno? Temo che un gelido 'transumanesimo scientista' mi conduca dove non voglio andare. Altri dogmi del non dogma. La libertà di sentirsi liberi se servi della libertà. Io osservo con i miei occhi, sento con le mie orecchie e mi fido del mio intuito, l'unica proprietà che non mi ha mai tradito. Se son io che costruisco il mio mondo, allora il mio intuito è immaginazione creativa? Non saprei. In conclusione, porsi domande e ribaltare gli assiomi è un esercizio a cui difficilmente potremmo comunque liberarci. Cerchiamo sempre risposte che si adattino a sistemi esterni e che siano da essi confermate. Com'è mai? Ciao

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  3. ... comunque sono convinto anch'io che la forma della Terra sia strettamente legata ai nostri sistemi e modalità percettive. In qualche modo. Ciao

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  4. Hai ragione, Ghigo, è difficile pensare in maniera quantistica. Né dimenticherei che esistono vari orientamenti all'interno della (meta)fisica quantistica: qual è quello più vicino al "reale"? Quello di Bohr che è di tipo idealistico? O quello di chi considera la materia-energia comunque dotata di una sua autonomia ontologica? Bisogna prendere ogni cosa con il beneficio del dubbio. Il rischio è quello di non trovare il bandolo della matassa, ma tant'è.

    E' possibile che la Terra sia piatta. perché l'universo è bidimensionale, anche se percepito come quadridimensionale? Alcuni (meta)fisici risponderebbero di sì.

    Anche se i concetti di spazio, tempo e causalità sono certamente obsoleti, sono gli strumenti con cui esperiamo il mondo, quindi non possiamo rinunciare del tutto ad usarli... ma in un'altra ipotetica dimensione saranno ancora indispensabili ed ordinari? Coloro che hanno avuto un'esperienza di pre-morte risponderebbero di no.

    Ciao

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  5. In fondo ai nostri quesiti prova a rispondere Rob Gonsalves, l'artista autore del quadro associato all'articolo. Com'è la Terra nel suo dipinto? Bidimensionale perché raffigurata su una tela, eppure pare sferica grazie alle ombreggiature ed al rilievo. Nel contempo è solo un simulacro di nuvole nel cielo, come un'immagine proiettata. Siamo dunque come Teseo, ma senza il filo di Arianna.

    Ciao

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    1. Mi piace quanto scrive il filosofo tedesco Jaspers: ‘L’essenza della materia permane inattingibile. Cosmo e materia trasformano la nostra conoscenza in un processo all’infinito; il cosmo ci dischiude l’infinitamente grande e perciò stesso inattingibile, la materia l’irraggiungibile infinitamente piccolo. Il cosmo racchiude la nostra Terra, questo pulviscolo di materia in fuga nell’universo sul quale ha luogo la nostra esistenza. Il cosmo, tanto grande che rispetto ad esso tutto è nulla, non è per il nostro sapere che il deserto senza vita dei giganteschi movimenti della materia. Non di meno il nostro mondo, questo stupendo e crudele mondo, pur connesso con la materia, è infinitamente più che materia e non può essere compreso come alcunché di scaturito da essa. Noi diciamo con Kant: l’unità della vita, che permetterebbe di comprendere l’emergere della vita dall’inorganico, resta, qualora sussista, irraggiungibile all’infinito. Le nuove conoscenze non fanno che approfondire, con i loro stupefacenti risultati nel dominio del particolare, il mistero che si addensa quanto alla totalità’.

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  7. Vi faccio una domanda io adesso: se il tempo e lo spazio, come dice la fisica quantistica e non, sono nati con l'esplosione iniziale---chi è allora che ha agito fuori dal tempo e lo spazio e che ha causato in quel dato istante l'esplosione controllata che ha creato l'universo e noi stessi? Quella immensa energia ha agito, quindi, fuori dal tempo e lo spazio e ha stabilito che l'immane esplosione dovesse avvenire in quel dato istante,,,quella forza è chiamata DIO (potenza che agisce fuori dal tempo e lo spazio) nei testi sacri. E quella forza intelligente farà finire i criminali dai cieli ed i loro capi tra le fiamme ETERNE, si preparino questi "animali" a tanto CALORE,,,,un calore che brucia l'anima...diverso da quello puramente fisico!

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  8. Sull'escatologia tempo fa scrissi "Professione fede".

    http://zret.blogspot.it/2012/08/professione-fede.html

    Ciao

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    1. Interessanti i commenti dove JC esprime un orientamento idealistico. Importante è comunque continuare a cercare.

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  9. Le suggestioni dei fisici e dei filosofi più 'evoluti' sono senz'altro accattivanti. Non dobbiamo però (a mio parere)mai cedere parti di noi stessi alle loro ipotesi perché altro non sono. Ogni essere umano dona agli altri un piccolo contributo per la riflessione. L'importante è che sia scaturito dalla buona fede e da una genuina 'sete' di conoscenza anche si fine solo a se stessa. Non possiamo infine uscire dai recinti 'accademici' per ripiombare poi in quelli 'antiaccademici' perché l'anti-accademia di oggi diviene sempre l'accademia di domani. Lasciamolo libero questo pensiero di scorrazzare dove vuole perché nessun metodo è più 'actual' di un altro. La vera differenza la possiamo notare nelle intenzioni. Quelle più schiette degli autori del passato gli consentono di superare il vaglio del Tempo. Per Prank: chi l'ha detto che c'è stato il Big Bang? Ciao

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  10. ... sul quadro infine: la Terra sembrerebbe la Via Lattea che assume l fattezze del pianeta da cui poi è ritratta. Interessante. Ciao

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    1. Per Ghigo....: Dio allora ordino' "vi sia LUCE" e luce fu!
      Dio disse ancora: vi sia un firmamento...e cosi' avvenne.
      Genesi 3; Genesi 6.
      Dal nulla alla creazione! ;-) Sono i testi sacri che fanno la scienza (quella vera). Ciao!

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    2. Mah? Ci credi tu? La Bibbia continua con le feroci disumane imprese dell'alieno di nome Yahweh ... se ha mentito una volta perché non dovrebbe farlo ancora? Dogmi, sempre dogmi ... ciao

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    3. Il quadro di Gonsalves è tutto un intreccio di paradossi ottici e concettuali: non è forse la realtà un ossimoro vivente?

      Ciao

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  11. Concordo; Ghigo. Dobbiamo in ogni modo restare allievi di noi stessi e del nostro Sé superiore, senza cercare guru che possono offrire solo facili consolazioni.

    Prank, riporti una traduzione del Genesi su cui molti dissentono. Il concetto di "nulla" era estraneo agli estensori della Bibbia. Consiglierei di non cadere nelle trappole dogmatiche "religiose": non sono meno insidiose di quelle "scientifiche".

    Ciao

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  12. Riporto un articolo sull'approccio al mondo che ci dovrebbe connotare.

    Vladimiro Arangio-Ruiz (Napoli 1887 - Firenze, 1952) è un filosofo che fu docente alla Normale di Pisa ed alla facoltà di Magistero di Firenze. Determinante nella sua formazione fu in gioventù l'incontro nel capoluogo toscano con il giovane poeta e pensatore, Carlo Michelstaedter, di cui pubblicò gli scritti. Dal suo interesse per il pensiero di Giovanni Gentile, trasse ispirazione per sviluppare il suo "moralismo assoluto". Aduggiate, per lo più, da una pur parziale adesione all'attualismo, in due saggi, "Discorso del metodo", e "Che cos'è filosofia", Arangio-Ruiz riesce a declinare alcune interpretazioni che preludono a Kuhn ed a Feyerabend.

    L'amico fraterno del grande Michaelstaedter controbatte a chi, come lo stesso Gentile, esige sistematicità nel pensiero: contro l'alterigia degli eruditi e la presunta oggettività della scienza, l'autore partenopeo rivaluta l'arte maieutica di Socrate, ossia un approccio esplorativo ai temi fondamentali. In "Che cos'è filosofia", Arangio-Ruiz scrive con una prosa un po' involuta, ma denotando un'attitudine dialettica e critica: "Filosofia non è sapere, non possesso ma ricerca; ché, quando filosofia si atteggia a scienza, quando trova una dolcezza nel sapere e, invece di sapere per vivere, vuol vivere per sapere, si fa del sapere una diversa, una fittizia vita; invece di essere sofferenza vissuta e speranza, vuol essere sapere di codesta sofferenza e di codesta speranza - non è più filosofia."

    Infatti quella del pensiero è una via negationis ed a chi la percorre non è offerto il sedativo del possesso, l’alloro della supposta verità scientifica. L'indagine è sempre in fieri e, una volta raggiunta la meta (provvisoria), l'itinerario continua. Spesso la via si biforca e procedere può significare retrocedere. Qui si situa l'inconciliabile diversità rispetto alla scienza, almeno quella dogmatica, che è l'indirizzo egemone. Scienziato si può non essere, ma filosofo non si può non essere, poiché la filosofia è consustanziale alla vita, alla sua apertura interrogativa sul mondo, laddove la scienza è paga dei suoi risultati teorici e delle sue anestetiche conferme sperimentali. Essa, attaccata come un'ostrica allo scoglio, non rinunzia ai suoi paradigmi (meglio paradogmi), se non quando costretta da rivoluzioni epocali. Inoltre la scienza si arroga il diritto di tutto spiegare e, nonostante l''estrema contraddittorietà dei modelli, pretende di imporre un'interpretazione esaustiva ed univoca.

    Alle ubbie religiose sono sottentrate le superstizioni scientifiche: l'ortodossia scientifica si impianta nel centro del reale, a somiglianza di un microprocessore nel cervello. Questa struttura rigida consuona con le esigenze dei cittadini medio-bassi, avidi di rassicuranti certezze (siano pure confortevoli bugie). Mettere in discussione il dato, la dimostrazione, la stessa verifica implica il rischio del vuoto ad ogni passo e la vertigine dell'ignoto. E' troppo per chi è uso a costruire la sua casa di paglia sul soffice, ma cedevole terreno di "Focus" o di "Superquark". Inetti e pusillanimi, gli uomini preferiscono una menzogna accademica, magari referata, ad una tragica rivelazione. Bene annota C. Pellizzi: "I comuni mortali, colti o incolti, temono le voci forti, le verità laceranti, gli errori decisivi. Il mondo 'intellettuale' è sibaritico."

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    1. Zret,,,sono Cristiano ma non sono legato alla religione cosi come insegnata dalla chiesa cattolica. So per certo che la chiesa cattolica è massonica satanica! Ma la bibbia nei testi originali in ebraico si completa alla perfezione con i vangeli! Sempre se letti nelle versioni originali!

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    2. La chiesa cattolica sara', infatti, colei che legherà le religioni distruggendo il vero volto del cristianesimo primitivo (come sta gia facendo sotto il principio ecumenico) in un mescolone new age! Il maitreya e tutto il calderone satanico bestiale...l'arrivo dell'androgino, del rebis, della capra di mendes!

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  14. ...E' bello comunque parlare di queste cose, e scambiarsi le opinioni e conoscenze. Cio è costruttivo! Grazie a Zret che sforna spesso dei bei post...storici, filosofici e spirituali...su cui discutere! ;-) Peccato che quelle righe che distruggono i cieli rapperesentano un terribile ostacolo....sarebbe cosi bello ed interessante discutere di queste cose sotto cieli splendidi!

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    1. Sarebbe bello disquisire di questi argomenti sotto un cielo azzurro cosparso di cumuli e con un rinfrescante temporale estivo, ma...

      Senza dubbio la Chiesa di Roma è Babilonia la Grande.

      Ciao

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    2. Consiglierei a questo punto (per chiudere?) di rileggerci la prefazione di C.G.Jung a IChing (Adelphi ed.), pertinente sul nesso di causalità o sincronicità, eventi ed osservatori, pensiero e materia/energia. Ciao e grazie per questo scambio di punti di vista

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    3. Quello è poco ma sicuro Zret,,,lo ha dimostrato piu' volte di essere la grande prostituta, adoratrice del dio sole Ra, Horus...che prega una "regina dei cieli" che non esiste nei vangeli,,,ma esiste nella storia...Astarte! Astharoth! La chiesa romana inganna il suo popolo!

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  16. ...buongiorno. penso in realtà che il libero arbitrio esista. Esiste secondo me, la possibilità che Tutto sia stato creato all'Inizio e che quindi anche tutte le nostre azioni e tutte le infinite variabili siano pre-esistenti. Noi possiamo quindi scegliere come agire perchè già esiste la possibilità di fare quell'azione. Non siamo noi a creare lo spazio o a modellarlo. "Nuotiamo" in un fluido energetico che ci permette di fare (quasi) tutto. Poi magari forze esterne riescono a manipolare questo "fluido" e indirizzarci verso destini già pre-esistenti....

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  17. Ciao Matteo, è questione molto ostica e controversa. Circa il libero arbitrio, ricorderei gli esperimenti di Libet su alcuni processi mentali: essi dimostrano incredibilmente che le nostre decisioni assunte alcune frazioni di istanti prima che la parte razionale intervenga nel processo stesso. È come se la parte razionale della mente mettesse "una toppa" razionale su deliberazioni che provengono in realtà da sezioni più istintive, inconsce, non libere.

    Vittorio Marchi, strenuo fautore del libero arbitrio, è, però, costretto da un punto di vista teorico a negarlo, quando afferma che se cerco di cambiare il mio destino, il destino aveva previsto che stavo per cambiarlo.

    Per ora nella partita determinismo vs libertà siamo 2 ad 1.

    Ciao

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  18. Credo che la Coscienza transpersonale sia libera, ma, nel momento in cui si frammenta nelle coscienze individuali, queste coscienze possono soltanto obbedire alla volontà della Mente cosmica. Insomma, l'Artista decide dove collocare la tessera del mosaico, ma poi la tessera è collocata in un punto preciso e non può muoversi.

    Ciao

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  19. Jung scrive:

    "In altre parole, l'inventore dell'I Ching, chiunque sia stato, era convinto che l'esagramma elaborato in un dato momento coincideva con questo momento anche nella qualità, e non soltanto nel tempo. Per lui l'esagramma era l'esponente del momento in cui si realizzava - più ancora di quanto potessero esserlo l'ora segnata dall'orologio o i dati risultanti dal calendario - in quanto l'esagramma era concepito come un indicatore della situazione essenziale prevalente al momento della sua origine.
    Questa teoria implica un certo strano principio che io ho denominato sincronicità, un concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto a quello della causalità. Quest'ultimo, essendo una verità meramente statistica e non assoluta, è una specie di ipotesi di lavoro sul modo in cui gli eventi evolvono l'uno dall'altro, mentre la sincronicità considera particolarmente importante la coincidenza degli eventi nello spazio e nel tempo, scorgendovi qualche cosa di più che il mero caso, e cioè una peculiare interdipendenza degli eventi oggettivi tra loro, come pure tra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell'osservatore o degli osservatori".

    Orbene i concetti di sincronicità ed interdipendenza tendono ad escludere l'idea di libero arbitrio, anche se qualcuno tenta di salvarlo con argomenti più o meno persuasivi.

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