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26 luglio, 2010

Da Pasolini al nulla

Ci si chiede per quale motivo non esistano oggi più intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini. In effetti, intorno è tutto un deserto. E' inutile cercare di comprendere le cause della desolante situazione attuale. Sebbene non tutte le interpretazioni e le soluzioni estetiche elaborate da Pasolini sulla società di massa siano condivisibili, bisogna riconoscergli il coraggio di aver aggredito l'esistente senza infingimenti. E' qui il nodo: la mancanza di coraggio degli attuali "giornalisti" che, anche quando sfoggiano libertà di critica, rivelano solo un'acrimonia mercenaria.

Qualcuno ha ardito paragonare Paolo Barnard a Pasolini: non si tratta neppure di confrontare "le cose grandi con le piccole", poiché Barnard è una nullità. Non è ininfluente che Pasolini fosse uno scrittore di razza, laddove Barnard è sciatto quanto Attivissimo. Basta questa assoluta mancanza di stile per collocarli alla stessa stregua, ad un livello infimo. Sono, al massimo, dei dilettanti, ma nient'affatto dilettevoli.

In verità, Pasolini fu un lungimirante osservatore del reale, talmente profondo che le sue analisi rivestono valenza filosofica più che sociologica. Qual è il ruolo della filosofia, se non quello di essere strumento dialettico e critico? Il filosofo deve criticare l'ordine costituito: la sua denuncia deve essere implacabile e recisa. Come nota Horkheimer: "Bisogna impedire che gli uomini si perdano in quelle idee ed in quei modi di comportamento che la società propina loro nella sua organizzazione." L’educazione si oppone all’istruzione massificata, vera programmazione mentale. E' necessario dunque un impegno instancabile nel portare all'aria le radici dei problemi: scavare e scovare sono azioni ineludibili. Le risposte provenienti dal potere devono essere vagliate, anatomizzate. La demistificazione dei falsi miti che il sistema ammannisce è compito solenne, anche se oneroso. E' impossibile qualsiasi identificazione con le istituzioni.

Oggi, però, si preferisce accettare le "risoluzioni” e le esegesi preconfezionate: il conformismo non domina solo in àmbito economico e politico, ma la stessa scienza ed il mondo non sono sottoposti ad un esame stringente, non sono investigati e sezionati nella loro essenza. Dall'accettazione dell'esistente alla sua giustificazione non è che un passo. Se non si è abituati a contraddire ed a negare, negando anche la stessa negazione, il pensiero si spegne nel consenso o in una lagna impotente. Il vero pensatore è eretico e paradossale. Poco rassicurante nelle sue conclusioni che non concludono, egli non somministra l'anestetico della razionalità e del "metodo", ma dà la scossa elettrica del dubbio e della domanda. Sprona all'azione ed alla reazione, invece che addormentare l'uditorio con le sue confortevoli, soffici “verità”.

Ancora Horkheimer: "Non viviamo ancora in una società automatizzata. Noi possiamo ancora compiere molte cose, anche se più tardi ci sarà tolta questa possibilità".

Pare che veramente siamo prossimi al momento in cui ci sarà tolta la possibilità di agire: spaventa constatare che molti abbiano rinunciato a tale opportunità motu proprio, abdicando alla propria dignità. Si ribelleranno mai gli schiavi che amano la loro schiavitù?



APOCALISSI ALIENE: il libro

04 maggio, 2009

I tre livelli: dall'omicidio di Enrico Mattei al Vaticano ed oltre

"Profondo nero" è un saggio-inchiesta scritto a quattro mani da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Milano, febbraio 2009. Gli autori, dopo aver compulsato atti processuali (basilari quelli del pubblico ministero Vincenzo Calia), articoli di giornale, dossiers e, sulla base di numerose testimonianze ed alacri ricerche personali, ricostruiscono gli oscuri retroscena di tre omicidi legati da un fil rouge: la morte di Mattei, l’assassinio del giornalista Mauro De Mauro, fratello del glottologo Tullio, e di Pier Paolo Pasolini.


"Erano gli anni Settanta. Il giornalista De Mauro stava preparando la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell'E.N.I. che osò sfidare le compagnie petrolifere internazionali. Lo scrittore Pasolini stava scrivendo il romanzo "Petrolio", una denuncia contro la destra economica e la strategia della tensione, di cui il poeta parlò anche in un famoso articolo sul "Corriere della Sera". De Mauro e Pasolini furono entrambi uccisi. Entrambi avrebbero denunciato una verità che nessuno voleva venisse a galla e cioè che, con l'uccisione di Mattei, prende il via un'altra storia d'Italia, un intreccio perverso e di fatto eversivo che si trascina fino ai nostri giorni. Sullo sfondo si staglia il ruolo di Eugenio Cefis, ex partigiano legato a Fanfani, ritenuto dai servizi segreti il vero fondatore della P2. Il "sistema Cefis" (controllo dell'informazione, corruzione dei partiti, rapporti con i servizi segreti, primato del potere economico su quello politico) mette a nudo la continuità eversiva di una classe dirigente profondamente antidemocratica, così come aveva capito e cercato di spiegare Pasolini in Petrolio'".


Senza dubbio l'opera è consigliabile, poiché contribuisce a scoprire qualche altarino. Lettori fiduciosi nelle istituzioni vi potranno intravedere, con sgomento, i tentacoli del potere economico-finanziario. Cominceranno ad operare la distinzione (errata) tra stato ed anti-stato, tra servizi e servizi deviati, tra "buoni" e cattivi, tra un passato quasi intemerato ed il presente torbido. E' un primo passo: meglio che credere nelle banche al servizio dei risparmiatori ed ai politici che legiferano nell’interesse della collettività. Seguiranno altri passi? L’importante è non limitarsi a considerare gli intrecci, pur loschissimi, di petrolieri, amministratori nazionali e locali, malavitosi…

Altri, che sono al corrente di alcune trame oscure, vi troveranno la conferma del convincimento che lo stato è intimamente corrotto. Eppure, pur essendo un'indagine rivelatrice, i due autori si fermano al primo livello della cospirazione, l'ambito economico-politico con le sue varie ramificazioni nell'editoria, nel giornalismo, nella criminalità organizzata etc. Ci chiediamo: qualora Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza si fossero inoltrati nell'inferno del potere, ad una presentazione del loro libro sarebbe intervenuto un giornalista organico al sistema, come Sandro Provvisionato?

Come spesso avviene, gli autori lasciano un importante indizio in una delle note vergate in caratteri microscopici. Si accenna, infatti, al ruolo ambiguo che incarnò Aldo Semerari (Martina Franca, 1921 – Ottaviano, 1 aprile 1982) nelle sulfuree vicende che portarono all'assassinio di Pasolini. Semerari era un criminologo, psichiatra e politico italiano nonché diplomatico del Sovrano militare ordine di Malta.

Appartenente all'ala politica dell'estrema destra, tenne rapporti con parte della Banda della Magliana, con cui, attraverso il suo gruppo "Costruiamo l'azione", organizzò degli incontri nella villa di Rieti nell'estate 1978. Semerari voleva sfruttare la banda come braccio armato del gruppo politico. Il criminologo fu assassinato ad Ottaviano il giorno 1 aprile 1982 ed il suo corpo decapitato fu trovato in un'automobile.

Semerari era anche un esponente della loggia massonica P2 e strinse forti legami con il S.I.S.M.I. (i vecchi servizi segreti italiani), il che gli permise di trasferire dati alla Banda della Magliana.

L'informazione più preziosa, riportata in "Profondo nero", è relativa al trait d'union fra Sovrano militare ordine di Malta e Massoneria. Non crediamo che Semerari sia stato l'unico anello di congiunzione tra la Chiesa di Roma a le Logge. Di fronte al coinvolgimento di un illustre esponente della Massoneria, i lettori dovrebbero porsi delle domande e soprattutto concludere che influenti istituzioni cattoliche sono tutt'uno con il governo occulto ed i suoi nefandi piani. Ciò purtroppo non avviene e, nel migliore dei casi, si pensa che qualche esponente cattolico non manifesti una specchiata moralità, ma senza che ciò intacchi la bontà e la funzione imprescindibile della Chiesa di Roma. Errore grossolano: Babilonia la Grande, sia essa il cuore nero della cospirazione globale (su questo piano) o la meretrice di Sion, è istituzione profondamente radicata nel Male da molti secoli. Per lo meno cooptata dalle élites per perseguire la costruzione del Nuovo ordine mondiale, essa ha quasi del tutto smarrito i valori spirituali che pure tralucevano nel Medioevo tra le ombre cupe della simonia, della teocrazia e dell'inquisizione. E' significativo che, nonostante l'atmosfera da Basso Impero, le gerarchie cattoliche non siano neppure sfiorate dal fremito apocalittico, chiuse in una storia laica e desacralizzata.

Divenuto una banca, sotto le mentite spoglie di un ente di beneficenza (e sarebbe già uno snaturamento), il Vaticano opera come se nulla fosse. Lo stesso Benedetto XVI al corrente del signoraggio, lo benedice con Banca Intesa-San Paolo che è prima azionista della Banca d'Italia, filiale della Banca centrale europea, società di usurai. Che poi la funesta industria bellica Raytheon (Raggi degli dei) sia una costola del Vaticano è solo un altro insignificante particolare, una gocciolina sull'impermeabile che protegge dalle verità sconvolgenti. E' irrilevante e del tutto innocente pure la connessione tra Roma e N.A.T.O.

Con questi cenni al ruolo della Caput mundi, ci siamo internati un po' nel secondo livello: qui l'economia si scioglie come neve al sole. L'economia è mero strumento, mezzo, non fine. L'analisi marxista si immiserisce e vacilla. I fini sono altri: li definirei "spirituali", di una "spiritualità" invertita, satanica, ossia sono risultati di patti con il diavolo, il bugiardo che promette dominio per il dominio e una mortale "immortalità". Qui aleggiano esseri larvali, creature di dimensioni spaventevoli (il terzo livello): naturalmente sono solo superstizioni e deliri. Come pensare che il Vaticano sia "un accampamento di demoni", una succursale dell'Inferno, una bolgia sub divo? Credere a queste sciocchezze, quando non "crediamo" al signoraggio ed alle scie chimiche: l'immenso Paolo Attivissimo ha affermato che sono fandonie. Gli accordiamo totale fiducia!

Dunque anche il libro di Lo Bianco e Rizza è solo un romanzo di fantastoria, da leggere sulla chaise-longue, in riva al mare, tra un tuffo ed una partita a carte sotto l'ombrellone.



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