Il donatismo fu un vasto movimento cristiano che si diffuse nell'Africa settentrionale romana nel IV secolo. I donatisti, così chiamati da Donato, arcivescovo di Cartagine (morto nel 355 d.C. circa) rappresentarono una chiesa ostile a quella nicena. Il loro distacco fu provocato dalla questione dei lapsi, ossia di coloro che, in seguito alle persecuzioni di Diocleziano, avevano abiurato la fede e consegnato ai pagani i libri sacri (traditores). Fondamento della dottrina donatista era il principio che il battesimo e l'ordine non devono considerarsi mezzi di salvezza validi per sé stessi, poiché la loro efficacia dipende dalla dignità di chi li amministra. I donatisti furono perseguitati da Costantino, da Costante II e da Onorio, poiché davano espressione a fermenti di rivoluzione sociale e nazionale nei confronti del potere centrale, specialmente fra i cosiddetti circoncellioni, gruppi di braccianti cristiani nomadi che costituirono il braccio armato del movimento.Di là dagli aspetti dogmatici, il punto di insanabile divergenza tra niceni e donatisti fu l'atteggiamento nei confronti dello stato. Certo, il donatismo non era scevro di rigidità e fanatismo, ma, a prescindere da ciò, la Chiesa dei martiri, i cui esponenti dimostrarono intrepidezza e fedeltà ai propri valori, incarnò il rifiuto di una qualsiasi cooperazione con lo stato, concepito come costruzione demoniaca. Eredi del radicalismo anti-statale tipico del giudeo-cristianesimo, del quale conservarono pure le rivendicazioni di giustizia socio-economica ("Beati i poveri, perché loro è il Regno dei cieli...") innestate nella rivolta dei circoncellioni, le concezioni donatiste erano inconciliabili con il pragmatismo di niceni ed ariani. Questi ultimi, ormai più o meno elegantemente archiviati molti versetti evangelici, non esitavano ad instaurare rapporti (osceno connubio) con l'impero, pur di accrescere la loro egemonia e prestigio. Fu uno snaturamento ed un'apostasia: è palese. E' possibile servire contemporaneamente Dio e Mammona? Eppure è quello che accadde: in qualche caso in modo graduale e prudente, in altre circostanze in maniera sfacciata e repentina. Così i "cristiani" cominciarono a militare nell'esercito (ma il Vangelo non vieta di giurare? Come poterono soldati e generali cristiani ignorare e rimuovere questo comandamento?), ad infiltrarsi nella burocrazia, a puttaneggiare con sovrani, funzionari di corte, condottieri...
Siamo così abituati a vedere cappellani nelle caserme, ministri cattolici che giurano fedeltà alla Costituzione, soldati che giurano di "difendere" la patria... che non ci accorgiamo di quanto tutto ciò non abbia alcunché di cristiano. Può un sedicente vero cristiano detenere un potere economico e politico, giurare e dare il suo consenso all'esistenza stessa dello stato, forza coercitiva e satanica per definizione? Se i donatisti del IV secolo ed altre frange cristiane tra antichità e Medio Evo rigettarono in toto l'impero, un impero che, pur tra molte tare, sapeva talvolta essere sollecito del bene pubblico, possono oggi i cristiani accettare il Lievitano attuale, la cui azione persecutoria e di controllo del suddito si è moltiplicata a dismisura, rispetto a secoli or sono?
Un giorno una persona mi domandò: "Che cosa ha di cristiano la Chiesa cattolica?" Risposi: "Niente".
La Chiesa cattolica è anche Stato: è questa una contradictio in adiecto, un paradosso abnorme, un'assurdità. La Chiesa di Roma attuale ha forse custodito qualche principio dei Nazirei? Eppure l'apostasia viene da lontano: già Agostino, il gigantesco scrittore le cui opere sublimi abbiamo letto, percorsi da brividi estatici, mutua idee platoniche e più in generale pagane e le trasferisce nella dottrina cristiana, alla fine distorcendola. Ne risulta un pensiero di immenso fascino, ma che di giudeo-cristiano conserva pochissimo. Né possiamo dimenticare certi monstra del vescovo di Ippona, come la "guerra giusta".
Che cosa pensare poi dell'inflessibile e spregiudicato Ambrogio? Il vescovo di Milano perpetrò forse il più grande pervertimento nella Chiesa nicena che sia mai stato compiuto: l'episcopus si innalzò al di sopra del principe Teodosio e trasformò la religione non tanto in instrumentum regni, ma in arma di ricatto. Da Ambrogio in poi all’impero restavano solo due strade: o ricondurre Niceni ed Ariani nell'alveo delle religioni o accettare una collaborazione ambigua con la chiesa, foriera di numerosi attriti. Si scelse la seconda strada, anche perché già Costantino aveva legittimato le ambizioni temporali del clero. Costantino aveva creduto di dominare l’ekklesìa, ma la sua politica imperniata sulla raison d’etat si ritorse contro di lui, quando, soprattutto in Occidente, i vescovi assursero a legittimatori del sovrano.
Alla fine, dopo molti secoli, il risultato del matrimonio tra uno stato corrotto ed oppressivo con una chiesa potente e prepotente è l'odierno sistema in cui, mentre i "cristiani" dovrebbero costituire la voce di dissenso più implacabile nei confronti delle istituzioni, essi, volenti o nolenti sono uno dei poderosi pilastri dell'organizzazione mondiale. Essi dovrebbero esautorare, negare e delegittimare le istituzioni arcontiche tanto ipocrite quanto mortali, rifiutando ogni commercio con lo stato e con chi lo rappresenta. Molto più degli anarchici, dei cristiani fedeli ai Vangeli (soprattutto giudeo-cristiani) ed ai primigeni insegnamenti sarebbero acerrimi, rocciosi oppositori del sistema.
Trarremmo qualche beneficio dal loro dissenso, credo, ma vedo pochissimi cristiani in giro.
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