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15 dicembre, 2016

Pietro fu il primo papa?

Pietro fu il primo papa? E’ lecito dubitarne. Apostolo (o combattente?) del Messia, nato a Betsaida, nei Vangeli è ricordato come Simon Barjona che non significa “Simone, figlio di Giona”, ma “latitante”. L’appellativo Kefas, che nel significato di “pietra” fu dato a Simone per la sua corporatura massiccia, fu trasformato da certi autori nel nome proprio di “Petrus” che, in senso traslato, fu usato per indicare in lui la “pietra” su cui Gesù avrebbe edificato la sua Chiesa.

Invero, fu Giacomo, il fratello del Signore, a subentrare al Messia come guida della comunità nazirea, mentre il presunto primato di Pietro si fonda su esegesi capziose di alcuni passi evangelici nonché sul capitolo 21 del Quarto Vangelo, segmento che è una palese interpolazione. Che Simone fosse uno dei più gagliardi campioni del movimento messianista è probabile, ma questo non significa che fu il successore del Galileo.

Lo stesso epiteto di “papa” nei primi secoli dell’era volgare, dopo la conquista di Gerusalemme (70 d.C.) per opera dei Romani, fu titolo onorifico attribuito ai vescovi delle principali diocesi, quella di Alessandria d’Egitto, di Antiochia, di Cartagine, di Costantinopoli e di Roma. La presenza di Pietro ed il suo martirio nell’Urbe hanno, con buona probabilità, carattere leggendario: egli fu attivo in Palestina, forse in Siria ed Asia Minore.

Intorno all’anno 58 Paolo (?) scrisse una delle sue lettere ai Romani in cui salutava intere famiglie e citava il nome di ventinove persone, ma non Pietro. Perché?

Eusebio di Cesarea (IV sec. d.C.) ricorda: “Si narra che Pietro abbia predicato agli Ebrei nel Ponto, in Galazia, in Bitinia ed in Cappadocia e verso la fine dei suoi giorni, trattenendosi a Roma, vi sia stato crocifisso". Purtroppo Eusebio di Cesarea è talmente poco attendibile che è passato alla storia con il poco lusinghiero appellativo di “gran bugiardo”.

Negli elenchi più antichi relativi ai vescovi di Roma, non figura nemmeno il nome di Pietro. Ad esempio, Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 200 d.C., enumerando i pastori della Caput mundi fino al dodicesimo, Eleuterio, menziona come primo papa della città Lino (67-76 d.C.), non Pietro. Se la Chiesa (meglio le Chiese) delle origini non reputavano Pietro vescovo dell’Urbe, non ritenevano neppure che ogni vescovo della città eterna fosse successore di Kefas.

Insomma, le fonti storiche ignorano Pietro come vicario di Cristo a Roma, mentre indagini accurate della documentazione disponibile sembrano ricondurre l’impulsivo discepolo al milieu palestinese dove tra I secolo a. C. e I dopo Cristo pullularono sette e confraternite i cui scopi spirituali non erano disgiunti da fini politici anti-romani, anche rivoluzionari.

Se dunque la Chiesa cattolica apostolica romana fonda ab origine il suo ruolo e la presunta centralità ecumenica su racconti che rasentano la frode, quale potrà essere la credibilità del suo magistero?

Nota: del presente testo non è fornita la bibliografia, in quanto essa è sterminata ed eterogenea. Si consideri l’articolo un piccolo sprone per ulteriori ricerche che potranno avvalorare o smentire in tutto o in parte la tesi ventilata.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

09 aprile, 2016

Alleanza



In questi anni non è stato possibile imprimere una svolta positiva agli accadimenti: anzi la situazione sembra precipitare di giorno in giorno, di minuto in minuto. Perché non si è riusciti in queste impresa comunque improba? Le ragioni sono molteplici, ma qui mi soffermerei su una motivazione che non è stata adeguatamente sviscerata. Un’azione efficace implica una mobilitazione massiccia: per quanto riguarda l’Italia ed altri paesi neo-latini, il coinvolgimento di un numero cospicuo di persone, ad esempio, per una lotta serrata contro la geoingegneria clandestina, presuppone un’alleanza con i cattolici, visto che almeno ufficialmente, i cattolici sono la stragrande maggioranza della popolazione in molti degli stati in cui si parlano lingue romanze.

Ora tralasciamo il fatto per cui la Chiesa cattolica e, in generale, le varie istituzioni “religiose” sono la punta di diamante del mondialismo, un’intesa con i Cattolici o, più in generale, con i Cristiani, si rivela pressoché inattuabile, poiché il Cristianesimo è geneticamente un credo radicato in una mentalità secolare, patriarcale, gerarchica e dominatrice, proprio quella che intendiamo combattere. Solo il superamento di codesta ideologia può coincidere con una reale palingenesi non solo materiale ma anche etica e spirituale. Quale giustizia si può concepire, se si continua a pensare in termini di potere, di controllo, di sopraffazione del prossimo e della natura, di spirito vendicativo?

Nell’articolo “Idealizzazione” scrivevamo: “Invero, il Cristianesimo abita nel cuore dell’inconciliabilità: se lo accettiamo, dobbiamo accettare pure l’Antico testamento con le sue intollerabili venature arcontiche; se lo rifiutiamo, dobbiamo staccarlo dalla matrice sumero-egizio-ebraico-arcontica, ma, così agendo, lo trasformiamo in un mythos, nel simbolo di cui si diceva con tutte le conseguenze del caso, tra cui forse la rinuncia ad attendere una salvezza esterna destinata a non arrivare mai”.

Si può qui aggiungere che il Cristianesimo è, al pari dell’Islam, una metamorfosi dell’Ebraismo che, a sua volta, è una fede sciovinista e maschilista. Saremmo tentati di porci la domanda se dunque anche la religione fondata da Paolo non sia, tutto sommato, di natura arcontica per i suoi imbarazzanti risultati storici e specialmente per il suo D.N.A.

Possiamo strappare il Cristianesimo dalle sue radici ebraiche, conservando, ad esempio, solo il Nuovo Testamento per rigettare il Vecchio? No, perché è nell’Antico Testamento che si leggono presunte profezie riguardanti l’avvento del Messia. No, perché senza l’humus israelitico il Cristianesimo è una pianta che, svelta dal terreno, è destinata, prima o dopo, a seccarsi.

Ancora prima di tanti studiosi e traduttori contemporanei, fu Nietzsche ad evidenziare nelle caste sacerdotali, soprattutto bibliche, un’incoercibile volontà di potenza ed un crasso materialismo, benché mascherati dietro veli di sacralità e di morale. “Genealogia della morale” è testo dall’analisi potente ed impietosa: ciò che è spacciato per etica nasconde inconfessabili propositi egemonici. Sono gli stessi propositi di dominio della coscienza che il filosofo tedesco, in fondo un anarchico, individua nella confraternita paolina da cui si sviluppò il Cristianesimo.

Dunque non è un caso se una lega con i Cattolici convinti è illusoria e persino sconsigliabile: significherebbe accogliere nelle proprie schiere persone che, pur in buona fede, portano con sé pregiudizi arcontici, atteggiamenti oscillanti fra il negazionismo, l’inerzia presentata come fede, il culto (non rispetto) dell’autorità, l’inclinazione a delegare, la devozione ingenua, il dogmatismo.

Troveremo qualche fedele disposto a considerare la Bibbia ed il Corano libri di notevole interesse storico, archeologico, persino scientifico, in taluni punti profondi, ispirati e belli, ma non dei testi sacri?

Troveremo qualcuno incline a ricostruire la cultura occidentale su altre fondamenta, riscoprendo antiche e venerande tradizioni?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

11 luglio, 2012

Stato ed utopia sociale

“Gli uomini della folla sono talmente ipnotizzati che vedono e non comprendono il significato di quel che continua ad avvenire dinanzi ai loro occhi. Vedono quanto si preoccupano tutti i re, gli imperatori, i presidenti di avere un esercito disciplinato; vedono quelle rassegne, quelle parate, quelle manovre che essi fanno e di cui menano vanto l’uno dinanzi all’altro; e corrono con diletto a vedere come i loro fratelli, agghindati in abiti buffoneschi, variopinti, luccicanti, al suono dei tamburi e delle trombe si trasformino tutti quanti in macchine ed al grido di una sola persona compiano tutti insieme un identico movimento; e gli uomini della folla non capiscono che cosa significhi tutto ciò. E dire che il significato di ciò è molto semplice e chiaro: si tratta di una preparazione all’omicidio, nulla più. Si tratta di istupidire gli uomini per renderli strumenti di omicidio”. (L. Tolstòj, "Non uccidere", 1900, pamphlet scritto a seguito dell’assassinio di Umberto I di Savoia)

Sono queste le lucide parole dello scrittore russo che, attraverso una profonda crisi spirituale, approda ad un rifiuto di ogni forma di violenza, ad un cristianesimo evangelico e comunitario, espressosi nella fattiva solidarietà con i derelitti ed i bisognosi, siano agricoltori poveri, vittime di carestie o appartenenti a gruppi perseguitati.

Il rigetto della violenza è sic et simpliciter negazione dello Stato e della Chiesa (maiuscolo ironico). Stato e Chiesa, infatti, non incarnano forse la sopraffazione? Ecco allora l’antimilitarismo militante, la denunzia della trasformazione degli uomini in altrettanti automi adatti a stuprare, compiere sevizie, massacrare... con la benedizione dei cappellani.

Parate e funerali di stato: non manca mai il predicozzo del vescovo che, insieme con le impettite autorità, accoglie il feretro dell’eroe caduto in “missione di pace”. Il feretro è avvolto nell'italica bandiera ed il presidente, commosso sino alle lacrime, la mano tremebonda, sfiora il drappo.

Parate reboanti e retoriche: si vis pacem, para bellum... Saettano lassù le “Frecce tricolori”.

Si può costruire, si chiede Tolstòj, una società senza stato? Il modello che egli addita è la comunità cristiana dei primordi, fra utopia e realtà. Erano confraternite in cui era abolita la proprietà privata e dove il giuramento, le leggi umane, la coscrizione non avevano alcuna cittadinanza. Vero è che lo stato è simile ad una mala pianta dalle radici tenaci: essa tende a ricrescere, poco tempo dopo essere stata svelta. Così le primitive confraternite cominciarono ad organizzarsi, persino secondo forme gerarchiche, con i vescovi (episcopoi) preposti a vigilare sulla condotta dei fratelli, e gli anziani (presbyteroi) superiori rispetto agli altri, se non altro per la loro autorevolezza. Allo spirito egualitario, con i suoi pregi ed eccessi, subentrò un po’ alla volta, un embrione di struttura che culminò nelle chiese dirette da vescovi, ormai autorità con precise prerogative. Alcuni gruppi rimasero fedeli al comunitarismo, al vegetarianesimo, all’attesa apocalittica, ma i “Cristiani”, ormai Niceni, poi Ortodossi e Cattolici etc., gettarono alle ortiche le loro origini ed i Vangeli. Se nel III sec. d. C. Tertulliano ancora tuona contro il giuramento, il servizio militare, la cultura pagana condannata in toto, un secolo dopo, un “cristiano” soldato o magistrato o mercante è la norma. Così breve è il passo fra il rispetto della tradizione ed il suo sovvertimento. Non basta: il dorato manto dell’ipocrisia dichiara “eretici” gli osservanti ed ortodossi i bestemmiatori.

L’ipocrisia è la quintessenza della Chiesa e dello Stato a tal punto che non sapresti distinguere tra insincerità e le due colonne del sistema.

Ci domandiamo: è possibile ed auspicabile una società senza stato? Auspicabile, certamente. E’ anche possibile? Proviamo ad immaginare un paese in cui i tribunali sono edifici vuoti, fatiscenti, dove gli eserciti sono ormai sciolti, dove le divise dei “tutori dell’ordine”, sdrucite e consunte, sono raccolte per essere bruciate... E’ un mondo senza vertice e senza base. Non è solo il rifiuto dell’autorità in quanto tale a promuovere i princìpi anti-statali, ma la consapevolezza che le autorità sono malvagie. Che differenza rispetto agli imperi antichi in cui ogni tanto i reggitori erano uomini della caratura etica ed intellettuale di un Giuliano! Oggi i politici, se non sono dei perfetti inetti, sono dei criminali incalliti.

Non so quanto realistico sia il progetto di annientare lo stato che, anche qualora fosse distrutto, tenderebbe a risorgere nelle sembianze di un’amministrazione via via più capillare ed invadente. So, però, che la compagine odierna, essendo molto più dispotica dell’Impero zarista che Tolstoj disconobbe, merita di essere smascherata come costruzione vessatoria e coercitiva. Niente oggi dello stato si salva: né il sistema fiscale né la cosiddetta giustizia né le forze militari né l’assetto “educativo”.

Se un tempo era forse possibile riformare gli organi istituzionali o, per lo meno, provare a smussare gli spigoli del potere, oggi lo stato è invincibile, poiché è simile ad un liquido soporifero e letale che si diffonde nelle vene del consorzio umano, un liquido inafferrabile che, prima di uccidere, addormenta le coscienze. E’ questa la diversità: se gli stati del tempo trascorso suscitavano moti di opposizione nelle coscienze vigili ed intemerate, oggi lo stato, con le sue imposizioni e bugie, è la stessa “coscienza ipnotizzata” dei “cittadini”.

Non occorrono incitamenti a combattere, a morire per la patria, a debellare il “terrorismo islamico” e gli “stati-canaglia”. Non è più necessaria la propaganda bellicista e razzista. Non bisogna convincere che una causa è giusta, poiché si combatte per denaro, tornaconto o abitudine alla violenza.

In un mondo dove la volgare doppiezza di presidenti e papi non scandalizza, dove è usuale dilapidare cifre astronomiche per le armi e benedire feroci mercenari, dove essere “cristiani” significa andare a messa la domenica, lo stato, questo stato osceno e blasfemo, rischiamo di essere noi.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 giugno, 2010

Vicini invisibili (articolo di Scott Corrales - terza parte)

Il professor Juan Coca de Azevedo, autore di "En los limites de lo inspiegabile", narra la storia di Eugene Canseliet, che apparteneva alla cerchia di adepti che circonda la figura dell’"alchimista" Fulcanelli. Nel 1920, gli esponenti del suo entourage si vantarono che il loro maestro era sul punto di produrre la pietra filosofale. Tuttavia, passati alcuni decenni, secondo Canseliet, Fulcanelli scomparve, anche se l’autore sostenne di avergli fatto visita a Siviglia, nel 1950, e che Fulcanelli aveva subito notevoli cambiamenti fisici dopo aver ingerito l'Elisir della lunga Vita. Azevedo asserisce che la natura di questi cambiamenti si riferiva ad un complessivo aspetto androgino.

Ciò che sappiamo di certo su Fulcanelli viene raccolto nei suoi libri come il celeberrimo "Il mistero delle cattedrali". A quanto pare, era al corrente di simboli segreti usati i tra "color che sanno". Nel Medioevo, i maestri, i cui trattati sono sopravvissuti fino ai nostri tempi, erano soliti decorare le loro case con segni esoterici e immagini". Il lettore è informato che, tra i vari simboli, essi ricorrevano al leone rampante ed al serpente che si morde la coda.

Non mancano i messaggi codificati di numerose società segrete. Sono state considerate molto potenti e pericolose: alcuni individuano un capro espiatorio negli Illuminati, altri nella Chiesa cattolica etc. L'accusa? Sono una confraternita che con scure "supermenti” domina il destino di un’umanità inconsapevole. Ovviamente, qualsiasi gruppo capace di un’esistenza che si perpetua dall'antichità sino ai giorni nostri deve essere senza dubbio notevole, se consideriamo gli alti e bassi della storia umana e la propensione delle organizzazioni ad essere sciolte - a meno che non si creda che ci possano essere degli "immortali" tra gli esseri umani o esseri paranormali in veste umana che guidano i gruppi di nascosto attraverso i secoli. Vengono in mente alcuni personaggi.

Apollonio, taumaturgo della città di Tiana in quella che ora è la Turchia moderna. Se ciò che la tradizione racconta è vero, siamo di fronte a un uomo che era capace di teletrasporto, che fu, se non immortale, molto longevo nonché un maestro di dottrina pitagorica. Apollonio si recò in Oriente e portò con sé il discepolo, Damis, giungendo in una terra abitata da una gente di lingua greca che viveva in un "irreale", mutevole paesaggio (un'altra dimensione?). Gli abitanti di questo regno nascosto conoscevano la levitazione, la robotica e l'illuminazione artificiale. Il filosofo itinerante apprese che questo paese esisteva "nel mondo, ma anche di là da esso".

Tornando sulle sponde del Mediterraneo, quindi al territorio controllato da Roma, Apollonio fu accusato di lesa maestà dall'imperatore Domiziano. Portato al cospetto del sovrano, Apollonio dichiarò: "Si può imprigionare il mio corpo, ma mai la mia anima e vorrei aggiungere neppure il mio corpo!" In un lampo di luce, visto dai cortigiani e da un confuso Domiziano, il prigioniero scomparve nel nulla.

In alcuni circoli esoterici, si pensa che Apollonio di Tiana sia la stessa figura conosciuta come il Conte di Saint Germain, che era attivo nel XVIII secolo ed era famoso per la sua grande ricchezza e per la folgorante intuizione. Saint Germain ed Apollonio avevano alcune facoltà in comune: la bilocazione, il potere di guarire i malati e la capacità di decifrare il linguaggio dei volatili. Fulcanelli potrebbe essere semplicemente un altro avatar di questo eterno personaggio.

Leggi qui la seconda parte.



APOCALISSI ALIENE: il libro

06 agosto, 2009

Dite

N.B. Preciso che escludo dalle seguenti riflessioni tutti i cristiani-cattolici in buona fede delle varie confessioni: il discorso si riferisce all'istituzione in sé ed a quello che rappresenta.


In un passaggio della tragica enciclica Caritas in veritate (sic), B 16 scrive: "Per il governo dell'economia mondiale, per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri, per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace, per garantire la salvaguardia dell'ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato (sic) Giovanni XXIII" (in realtà, uno scaltro massone n.d.r.).

Dietro la sorvegliata neo-lingua (“pace” significa guerra, “salvaguardia dell’ambiente” vale appoggio dell’operazione "scie chimiche" etc.) e dietro gli auspici "umanitari", che cosa si cela? Non è poi così difficile comprendere che cosa il sommo sacerdote di Lucifero intende. Colui sostiene una riforma dell'O.N.U., la tetra Organizzazione dei nazisti uniti, che possa privare gli stati nazionali della loro residuale sovranità. E' un insano progetto globalista identico al delirio di chi si adopera per l'instaurazione del Nuovo ordine mondiale. In fondo, il Novus ordo seclorum era stato descritto già da Orwell nel romanzo 1984: è il Socing, un Socialismo totalitario che annienta le tradizioni nazionali e l'individualità per soffocare fin l'ultimo anelito di libertà. Babilonia la Grande, come è naturale, persegue il Socing con tutte le energie dei suoi smidollati cardinali. Poco importa sapere se Roma obbedisce a Sion, essendo stata cooptata dalle élites sataniste o se sia l'anima nera della cospirazione terrestre. I servili esecutori sono spesso più disprezzabili dei pur turpi mandanti.

Alla fine, il ruolo della Santa sede è chiaro, come testimoniato dal seguente passo che sarebbe faceto, se non fosse inquietante nella sua icastica raffigurazione di un supergoverno mondiale tirannico. "Tale Autorità (si noti anche la lugubre maiuscola) inoltre dovrà essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti. Ovviamente, essa deve godere della facoltà di far rispettare dalle parti le proprie decisioni..."

Altro che "fumo di Satana" che è entrato in Vaticano: Satana pare essersi accampato, almeno dal IV secolo d.C., nell'Urbe!

Ci chiediamo quale sia il destino della Chiesa cattolica così impegolata nelle sozzure del mondo contemporaneo: il suo destino è un crollo miserabile. Aver tradito e stravolto i messaggi delle origini, aver pure puttaneggiato con i potenti della Terra condanna Roma ad una fine ignominiosa, ad un oblio imperituro.

Il mefistofelico papa che, sull'altare dell'abominazione, offre olocausti a Belzebù, chiamandolo Dio, sarà condannato senza appello. La Chiesa che, forte del suo carisma, avrebbe potuto, se solo avesse voluto, ergersi a difesa dell'umanità, pare abbia i giorni contati.

Quale sarà il destino di tutti quei sacerdoti che cianciano di “sacralità della vita” a proposito degli embrioni, per poi trincerarsi dietro "sia fatta la volontà di Dio", quando qualcuno muore di tumore a causa delle pozioni infernali o delle onde elettromagnetiche di Radio Vaticana? Una bella miscela di incoerenza e di ipocrisia. La vita è sacra, solo quando si può sfoggiare una "morale" che è mera impostura.

Quale sarà il destino di tutti i cattolici untuosi e mefitici, più falsi dei loro falsi dogmi? Neri demoni li attendono "sul limitar di Dite".



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

05 giugno, 2009

Collaborazione con lo stato

Il donatismo fu un vasto movimento cristiano che si diffuse nell'Africa settentrionale romana nel IV secolo. I donatisti, così chiamati da Donato, arcivescovo di Cartagine (morto nel 355 d.C. circa) rappresentarono una chiesa ostile a quella nicena. Il loro distacco fu provocato dalla questione dei lapsi, ossia di coloro che, in seguito alle persecuzioni di Diocleziano, avevano abiurato la fede e consegnato ai pagani i libri sacri (traditores). Fondamento della dottrina donatista era il principio che il battesimo e l'ordine non devono considerarsi mezzi di salvezza validi per sé stessi, poiché la loro efficacia dipende dalla dignità di chi li amministra. I donatisti furono perseguitati da Costantino, da Costante II e da Onorio, poiché davano espressione a fermenti di rivoluzione sociale e nazionale nei confronti del potere centrale, specialmente fra i cosiddetti circoncellioni, gruppi di braccianti cristiani nomadi che costituirono il braccio armato del movimento.

Di là dagli aspetti dogmatici, il punto di insanabile divergenza tra niceni e donatisti fu l'atteggiamento nei confronti dello stato. Certo, il donatismo non era scevro di rigidità e fanatismo, ma, a prescindere da ciò, la Chiesa dei martiri, i cui esponenti dimostrarono intrepidezza e fedeltà ai propri valori, incarnò il rifiuto di una qualsiasi cooperazione con lo stato, concepito come costruzione demoniaca. Eredi del radicalismo anti-statale tipico del giudeo-cristianesimo, del quale conservarono pure le rivendicazioni di giustizia socio-economica ("Beati i poveri, perché loro è il Regno dei cieli...") innestate nella rivolta dei circoncellioni, le concezioni donatiste erano inconciliabili con il pragmatismo di niceni ed ariani. Questi ultimi, ormai più o meno elegantemente archiviati molti versetti evangelici, non esitavano ad instaurare rapporti (osceno connubio) con l'impero, pur di accrescere la loro egemonia e prestigio. Fu uno snaturamento ed un'apostasia: è palese. E' possibile servire contemporaneamente Dio e Mammona? Eppure è quello che accadde: in qualche caso in modo graduale e prudente, in altre circostanze in maniera sfacciata e repentina. Così i "cristiani" cominciarono a militare nell'esercito (ma il Vangelo non vieta di giurare? Come poterono soldati e generali cristiani ignorare e rimuovere questo comandamento?), ad infiltrarsi nella burocrazia, a puttaneggiare con sovrani, funzionari di corte, condottieri...

Siamo così abituati a vedere cappellani nelle caserme, ministri cattolici che giurano fedeltà alla Costituzione, soldati che giurano di "difendere" la patria... che non ci accorgiamo di quanto tutto ciò non abbia alcunché di cristiano. Può un sedicente vero cristiano detenere un potere economico e politico, giurare e dare il suo consenso all'esistenza stessa dello stato, forza coercitiva e satanica per definizione? Se i donatisti del IV secolo ed altre frange cristiane tra antichità e Medio Evo rigettarono in toto l'impero, un impero che, pur tra molte tare, sapeva talvolta essere sollecito del bene pubblico, possono oggi i cristiani accettare il Lievitano attuale, la cui azione persecutoria e di controllo del suddito si è moltiplicata a dismisura, rispetto a secoli or sono?

Un giorno una persona mi domandò: "Che cosa ha di cristiano la Chiesa cattolica?" Risposi: "Niente".

La Chiesa cattolica è anche Stato: è questa una contradictio in adiecto, un paradosso abnorme, un'assurdità. La Chiesa di Roma attuale ha forse custodito qualche principio dei Nazirei? Eppure l'apostasia viene da lontano: già Agostino, il gigantesco scrittore le cui opere sublimi abbiamo letto, percorsi da brividi estatici, mutua idee platoniche e più in generale pagane e le trasferisce nella dottrina cristiana, alla fine distorcendola. Ne risulta un pensiero di immenso fascino, ma che di giudeo-cristiano conserva pochissimo. Né possiamo dimenticare certi monstra del vescovo di Ippona, come la "guerra giusta".

Che cosa pensare poi dell'inflessibile e spregiudicato Ambrogio? Il vescovo di Milano perpetrò forse il più grande pervertimento nella Chiesa nicena che sia mai stato compiuto: l'episcopus si innalzò al di sopra del principe Teodosio e trasformò la religione non tanto in instrumentum regni, ma in arma di ricatto. Da Ambrogio in poi all’impero restavano solo due strade: o ricondurre Niceni ed Ariani nell'alveo delle religioni o accettare una collaborazione ambigua con la chiesa, foriera di numerosi attriti. Si scelse la seconda strada, anche perché già Costantino aveva legittimato le ambizioni temporali del clero. Costantino aveva creduto di dominare l’ekklesìa, ma la sua politica imperniata sulla raison d’etat si ritorse contro di lui, quando, soprattutto in Occidente, i vescovi assursero a legittimatori del sovrano.

Alla fine, dopo molti secoli, il risultato del matrimonio tra uno stato corrotto ed oppressivo con una chiesa potente e prepotente è l'odierno sistema in cui, mentre i "cristiani" dovrebbero costituire la voce di dissenso più implacabile nei confronti delle istituzioni, essi, volenti o nolenti sono uno dei poderosi pilastri dell'organizzazione mondiale. Essi dovrebbero esautorare, negare e delegittimare le istituzioni arcontiche tanto ipocrite quanto mortali, rifiutando ogni commercio con lo stato e con chi lo rappresenta. Molto più degli anarchici, dei cristiani fedeli ai Vangeli (soprattutto giudeo-cristiani) ed ai primigeni insegnamenti sarebbero acerrimi, rocciosi oppositori del sistema.

Trarremmo qualche beneficio dal loro dissenso, credo, ma vedo pochissimi cristiani in giro.




APOCALISSI ALIENE: il libro
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