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23 agosto, 2016

Crisi dell’Impero romano e del mondo occidentale contemporaneo: davvero sono così simili?



Sempre più numerosi coloro che colgono delle affinità fra la decadenza dell’Impero romano e l’attuale sfacelo della “civiltà” occidentale. Ci sembra un paragone per lo meno azzardato: in primo luogo, analizzare le cosiddette cause di processi storici complessi è già difficile, quando ci si concentra su un periodo limitato, figuriamoci se si presume che di comparare età e situazioni così distanti nel tempo. In ogni caso, le similitudini da taluni evidenziate sono più apparenti che reali.

Dopo secoli di pazienti studi, finalmente solo un decennio fa circa, qualche demografo riuscì a comprendere quale fu l’innesco della crisi del III sec. all’origine del progressivo ed inarrestabile disfacimento dell’Impero romano. In precedenza si erano formulate le ipotesi più diverse, si erano persino individuate radici trascurate dalla maggioranza degli storiografi. All’improvviso… eùreka! La scintilla da cui scaturì l’incendio fu il decremento demografico provocato dal piombo nelle condutture d’acqua: il piombo determinò una diminuzione della fertilità femminile e, in una reazione a catena, una serie di altri problemi, soprattutto economici e sociali, quindi politici ed etici.

Si afferma che le invasioni delle genti germaniche sono molto simili all’odierna diffusione in Europa ed altrove di masse professanti la religione islamica. E’ un’altra analogia discutibile. I popoli esterni tentarono di penetrare e penetrarono nei territori imperiali (a volte furono ospitati da alcuni imperatori) spinti da reali esigenze di sopravvivenza [1]; oggi i clandestini, pardon migranti, sono per lo più prelevati direttamente dai loro paesi e portati in Europa, soprattutto in Grecia ed in Italia affinché destabilizzino i paesi in cui sono trasferiti.

I Germani, di stirpe indoeuropea come i Romani, se erano portatori di una cultura in genere piuttosto rozza, erano inclini ad assimilare la lingua, gli usi ed i costumi della romanità. Si pensi agli ingiustamente diffamati Vandali che furono non solo capaci di allestire una flotta, ma che diedero vita ad un regno fiorente e persino raffinato nell’Africa settentrionale, purtroppo poi distrutto da Giustiniano. Di solito i Germani, una volta insediatisi nelle regioni dell’Impero, dopo una fase di attrito con le popolazioni locali, istituivano regni non a caso definiti romano-germanici, in cui le nazioni autoctone potevano vivere tranquille secondo le loro tradizioni, anzi a volte si liberavano dell’esoso fiscalismo imperiale. Non dimentichiamo che i Germani erano quasi sempre di fede cristiana come i Romani, per le precisione erano Ariani (da Ario, sacerdote di Alessandria), ossia veneravano Cristo come creatura superiore agli angeli e agli uomini, ma inferiore a Dio-Padre. Sebbene gli abitanti dell’Impero fossero spesso niceni, la comunità germanica quasi sempre rispettava quella nicena (non viceversa): si pensi a Ravenna dove con gli Ostrogoti, accanto al Battistero degli Ariani, sorse il Battistero degli “Ortodossi” (niceni).

Oggi gli immigrati sono sovente di “fede musulmana”, ma in fondo usare tale dicitura non significa molto: infatti, come esistevano ed esistono decine di confessioni cristiane, non di rado in conflitto tra loro, così si annoverano molteplici ramificazioni all’interno dell’Islam. E’ vero che nel Medio Oriente ed altrove oggigiorno i Cristiani sono perseguitati in modo feroce, ma è indubbio che in questi ultimi decenni anche gli Sciiti sono stati e sono massacrati a centinaia di migliaia, di solito dagli Wahabiti (Sunniti radicali). [2] Ciò è avvenuto ed avviene nell’indifferenza totale. Anche l’aggressione alla Siria che vede alleati i “Cristiani” occidentali (Stati Uniti in primis) e Sunniti (i “ribelli” che tentano di rovesciare Assad) contro gli Alawiti siriani è dettata, oltre che da evidenti ragioni economiche e geopolitiche, da un odio atavico nei confronti degli Alawiti, discendenti di Alì, il genero del Profeta. Gli Alawiti, tra l’altro, non rispettano neppure i cinque pilastri dell’Islam e ciò spiega l’accanimento nei loro confronti per opera delle frange integraliste. [3]

I Maomettani nel mondo occidentale non manifestano capacità di assimilare la cultura dei popoli ospitanti, tra l’altro perché, mentre l’Impero dell’Urbe possedeva un sapere, la società contemporanea è latrice soltanto di disvalori e di ignoranza.

Inoltre è vero che già nel passato le sedicenti élites giocavano il loro ruolo attraverso intrighi e congiure, ma era un influsso ancora discontinuo e non capillare, benché decisivo (si pensi all’imperatore Costantino ed alla fondazione della Chiesa “cristiana” ufficiale, una chiesa arcontica, la stessa che ambisce a diventare, in questi tempi finali, la Confraternita mondialista del Novus ordo seclorum), quando oggi la feccia controlla, grazie al monopolio della tecnologia e dei media, quasi tutto: questa è un’altra fondamentale differenza tra ieri ed oggi.

Tralasciamo tanti altri aspetti che dimostrano le discontinuità tra Tardo antico e Proto-Medioevo europeo da un lato, contemporaneità dall’altro, per mettere in luce almeno una discrepanza abissale: la crisi dell’Impero portò, bene o male, alla creazione di nuovi equilibri, di nuovi assetti politici e culturali; la crisi attuale porta solo dritto dritto alla distruzione.

[1] La necessità di sfuggire alle pressioni degli Unni, la difficoltà di sostentarsi nelle terre settentrionali a seguito di un irrigidimento del clima etc.

[2] Anche gli Yazidi sono oppressi, mentre sembra che i Mandei (o Cristiani di San Giovanni), poche migliaia ai tempi di Saddam Hussein, siano oggi scomparsi.

[3] Addirittura i Sunniti (Arabia Saudita e Qatar) trucidano gli Sciiti dello Yemen, con il sostegno di Stati Uniti (U.S.A.tana) ed Israele!

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APOCALISSI ALIENE: il libro

12 dicembre, 2015

Vittoria



Qualche settimana addietro considerai con un amico l’inaccettabile preponderanza del male in questa dimensione. E’ palese che il male domina incontrastato in ogni campo, dalla “politica” all’economia, dalla società alla “scienza”, dall’”educazione” alla “medicina” e via discorrendo. E’ vero che su mille persone se ne trova una onesta ed intelligente, ma è una percentuale irrisoria, non bastevole a soddisfare la fame e sete di giustizia dei pochi uomini integerrimi: è una quota inadatta a lasciar presagire una palingenesi.

Sarà anche vero, come scrive Eben Alexander, nel bel libro “Milioni di farfalle”, che il male dell’esistenza terrena, se confrontato con le infinite, luminose meraviglie della realtà trascendente, è solo una piccola macchia, ma ci chiediamo perché il bene sia sempre collocato in un futuro lontanissimo o in una sfera metafisica. Possibile che gli esseri precipitati sul pianeta Terra debbano ognora attendere una svolta destinata a non manifestarsi mai? E’ tollerabile che ci si debba proiettare in un altrove che conosciamo poco o punto? Intanto si deve lottare con le unghie e con i denti per preservare un momento di autenticità, per custodire la propria libertà.

E’ comprensibile che molti, disgustati dalla corruzione e dall’iniquità, esigano un cambiamento qui ed ora. Ecco perché, essi, nonostante siano consapevoli che ad essere marcia non è solo la Danimarca, cercano un appiglio purchessia: ora è un movimento politico ora una chiesa ora un nuovo orientamento esistenziale. Immancabili, feroci sono le disillusioni.

Si può scovare qualche politico animato da nobili ideali, ma ha lo stesso coraggio di don Abbondio.

Che pensare poi delle varie chiese? Il Cristianesimo, nelle sue numerose ramificazioni, esercita ancora la sua attrattiva, poiché prospetta, attraverso l’idea dell’Uomo-Dio, una natura umana riconciliata con il divino. [1] Tuttavia, anche ammessa e non concessa la buona fede del clero, qual è la forma di Cristianesimo giusta fra tutte quelle esistenti? Si ha l’impressione che credere sia un placebo, un modo per placare l’ansia, per ricucire il doloroso strappo dell’anima che avvertiamo in quanto esseri senzienti. Il pifferaio Francesco attira a sé molti ingenui, ma la Chiesa cattolica tradizionalista, pur denunciando la degenerazione della dottrina, è essa stessa il risultato di una sofisticazione che risale al IV sec. d.C., ai tempi di Costantino e Teodosio. Todos caballeros.

Qualcuno vede in un leader mondiale il salvatore del genere umano… Brucerà molto il disinganno. Rinunciare alla fede in un mondo in cui poteri buoni conmbattono contro poteri cattivi è doloroso, ma, nel migliore dei casi, ad un male maggiore si oppone un male minore.

“Non praevalebunt”, si suole ripetere, ossia “Le forze del male non prevarranno”. Appunto, in futuro il male non trionferà, ma per ora stravince e prende tutto, come il banco al tavolo da gioco. The winner takes it all…

E’ incredibile l’accelerazione che le legioni delle tenebre hanno impresso a questi tempi scivolosi: si è ogni istante colpiti da fitte gragnole di menzogne e di angherie. Non appena crediamo di poter alzare il capo, ecco che un’altra grandinata di bugie e di vessazioni ci costringe a rannicchiarci. Si vive ormai sulla difensiva, si arretra ogni giorno un po’, gli avamposti sono conquistati uno dopo l’altro.

Resta oggi solo la roccaforte della propria coscienza: il baluardo inespugnabile che, circondato dalle armate ahrimaniche, troneggia a testimoniare la Vittoria, quella vera, quella definitiva.

[1] Precisiamo che non tutte le confessioni cristiane (paoline?) vedono in Gesù l’Uomo-Dio, ma non vogliamo qui affrontare un discorso teologico su cui ci siamo diffusi in altri articoli.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

17 maggio, 2014

Rileggere alcuni aspetti del Cristianesimo (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte.

I cliché interpretativi più stucchevoli riguardano Costantino: non esiste alcun editto di Milano emanato nel 313 d.C., ma una circolare applicativa del provvedimento voluto da Galerio. Costantino non inventa il monogramma cristologico, contrassegno più antico. Favorevole ai Niceni e, pur con qualche retromarcia agli Ariani, vede nelle varie comunità cristiane delle possibili alleate nel consolidamento del suo potere. Profondamente pagano, Costantino, prima della battaglia di Ponte Milvio, scorge nel firmamento la costellazione del Cigno: ecco spiegata la pia leggenda della Croce e la frase “In hoc signo vinces”. La cosiddetta “pace della Chiesa” attribuita ad un Costantino, uomo della Provvidenza, coincide con le più crudeli vessazioni nei confronti di tutte quelle comunità cristiane che in ottemperanza degli insegnamenti evangelici, rifiutano ogni compromesso con le autorità di un mondo il cui Principe (Arconte) è Satana.

Potrei continuare a snocciolare altre distorsioni sulla storia del C., a sfatare altre storie edificanti, ma mi fermo qui, perché vorrei riprendere la questione centrale. Ha senso evocare una una campagna anti-cristiana per sradicare ciò che resta del senso religioso, dal momento che il concetto di C. è tanto controverso? Questa etichetta si può attaccare un po’ a tutto ed al contrario di tutto: dal Cattolicesimo alle fanatiche congregazioni statunitensi, dai Testimoni di Geova alla sparuta comunità tedesca di cristiani vegetariani. Riferirsi ad una crociata anti-cristiana mi pare una semplificazione, tanto più riduttiva quanto più il quadro è complesso e contraddittorio.

Ammettiamo pure per assurdo che la Chiesa di Roma non sia almeno in uno dei suoi vertici pesantemente coinvolta nel mondialismo più empio che ateo, anche per mezzo del presente gesuitico papa, si può ritenere che essa custodisca il senso del sacro o, nel migliore dei casi, non è oggi una specie di sindacato dei poveri e dei derelitti? Anche qui, però, le incongruenze sono colossali: infatti, mentre prelati e sacerdoti si sgolano per invocare la giustizia, il rispetto per il creato, l’amore per la verità e tante altre belle cose, non solo non accennano mai alle questioni decisive (geoingegneria clandestina, potere delle banche, élites sataniste…), ma soprattutto agiscono nella direzione opposta. Il Vaticano è una costola della C.I.A., una protesi della N.A.S.A., un’articolazione della N.A.T.O. Ha interessi enormi nel mondo finanziario e persino nell’industria bellica, attraverso l’Opus Dei, lo I.O.R. e le banche cattoliche. E’ favorevole alle sementi transgeniche, alle vaccinazioni, alla medicina ufficiale. Sostiene i governi totalitari, come quelli italiani. Coopera con criminali come Kissinger o Obama. Propala le menzogne sui cambiamenti climatici dovuti al biossido di carbonio.

L’ateismo di Michel Onfray e sodali è risibile, quando si pensa al sacrilego “culto” degli Oscurati, questo sì foriero di sradicamento del sacro come del profano, insulto allo Spirito come alla Natura. Fino ad oggi non si è levata ancora, all’interno delle chiese cristiane o sedicenti tali, una sola autorevole ed intrepida voce contro la cupola globalizzatrice, a difesa della vita, della verità, dei valori spirituali.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

15 febbraio, 2014

Rileggere alcuni aspetti del Cristianesimo (seconda parte)


Leggi qui la prima parte.

La sconfitta degli Ariani

Non dimentico che la Chiesa celtica è in nuce ariana: il suo patrimonio culturale è notevole. La Chiesa celtica, che sa integrare la tradizione gaelica, è costretta ad assoggettarsi a Roma con il sinodo di Whitby del 664 d.C. Mi pare che l’Arianesimo, secondo cui Cristo è una creatura intermediaria tra Dio-Padre e l’umanità, offra una dottrina non solo un po' più aderente agli Evangeli, ma pure estranea ai cervellotici dogmi del simbolo niceno-cattolico.

Con Costantino, lo scaltro e spregiudicato imperatore che vede nella religione un instrumentum regni, benché egli riceva il battesimo, in articulo mortis, secondo il rito ariano, la Chiesa nicena vince la prima battaglia. Vince la guerra – come è noto – con Teodosio. Tuttavia la Chiesa dal IV secolo in poi è ancora “cristiana”? Non si avvia piuttosto a trasformarsi in un’istituzione che, tra alti e bassi, con persone sia degne sia indegne, mira ad un potere culminato nella granitica teocrazia del Basso Medioevo, nello sterminio di altri cristiani “eretici”, nella logorante lotta con l’Impero?

Le acque sorgive del Cristianesimo scorrono nelle correnti esoteriche ed eretiche, quelle che alimentano l’immortale poesia di Dante (fu cristiano in senso stretto?) o l’arte sublime di Michelangelo. La Chiesa ufficiale con il passare dei secoli si secolarizza ed il suo tesoro, in buona parte ereditato dall’Urbe pagana, si disperde. Certo, alcuni vescovi, cardinali e papi sono mecenati, ma il Vaticano, in età moderna, è ormai una sontuosa monarchia retta per lo più da pontefici fatui: mi chiedo che cosa sia rimasto del Cristianesimo, ammesso che tale termine abbia un significato univoco e non lo ha.

Il Cristianesimo primitivo è quello dei Nazirei cui subentra l’audace rielaborazione soteriologica di Shaul-Paolo. Nei secoli seguenti la religione, impropriamente definita cristiana, si impone nell’Impero romano. Tra IX e XI secolo il Cristianesimo si divide tra Cattolici ed Ortodossi: quali sono i “veri” cristiani?

La storia del C. è costellata di luoghi comuni: è assodato che le persecuzioni contro i proseliti del nuovo credo non furono feroci, a differenza di come le hanno enfatizzate certi romanzi e film pseudo-storici quali “Quo vadis?” Diocleziano tenta di estirpare la superstitio, ma le persecuzioni nella parte orientale dell’Impero sono piuttosto blande, anzi il Cesare Galerio si decide nel 311 d.C. a promulgare l’editto di Serdica con cui si riconosce la liceità di tutte le religioni monoteiste. In fondo sacrificare agli dei significa solo bruciare qualche grano d’incenso di fronte all’effigie del principe. La celebrazione dei martiri più che altro alimenta l’infocata retorica degli apologeti. La teologia cristiana successiva, però, accantona gran parte della polemica anti-pagana per recuperare idee e valori della cultura classica: è ancora cristiana? Così Agostino media tra Platone e Cristo: si inventa l’anima immortale, l’inferno, il peccato originale, anche se nella Bibbia non si trova neppure un cenno a tale macula primigenia. Sta nascendo una nuova filosofia denominata, a torto, cristiana. E’ fondamentale il contributo del vescovo d’Ippona che nel "De civitate Dei” fornisce i capisaldi ideologici al C., mentre le “Confessioni” (sopravvalutate, se si escludono i brani sulla memoria e sul tempo, il libro è poca cosa), sembrano ripercorrere più una carriera ecclesiastica che un’esperienza interiore.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

01 agosto, 2010

Gli Ebioniti: eretici o cristiani delle origini? (seconda ed ultima parte)

Leggi qui la prima parte.

Gli Ebioniti, al pari degli altri giudeo-cristiani, non credevano nella nascita verginale di Gesù e lo consideravano un profeta e taumaturgo, ma non di natura divina. Per questo motivo il Vangelo degli Ebioniti non conteneva il racconto della nascita verginale di Gesù.

Vegetariani (il termine "locuste" invero deriva da un errore di traduzione e dovrebbe essere reso con un più logico "focacce", “schiacciate”) ed apocalittici, questi giudeo-cristiani erano anche usi a condividere i beni, come - sembra - i Qumraniti di cui furono forse una delle filiazioni.

E' plausibile che il loro Vangelo coincida con quello degli Ebrei e dei Nazirei. Alcuni storici reputano che i Nazirei fossero una confraternita identificabile con gli Ebioniti; altri una loro controparte - più che ramificazione - esoterica. Qui si potrebbe enucleare un contatto con l'ambiente in cui fu elaborato il Vangelo detto di Giuda Tommaso, i cui loghia lasciano trasparire un Cristianesimo arcaico e dalle sfumature gnostiche, senza l’influsso di costruzioni ellenistiche.

In questo opuscolo si legge: "Gesù disse loro: ‘Dovunque siate dovete andare da Giacomo il Giusto, per amore del quale nacquero cielo e terra."(12). Giacomo il Giusto quindi come trait d'union tra gli Ebioniti e la cerchia iniziatica?

Il giorno 11 dicembre del 321, Costantino, figlio di un'ostessa nonché tenutaria di un postribolo, promulgò il Codex de Iudaeis. In esso il principe contrappone la Venerabilis religio, il “Cristianesimo”, alla Superstitio hebraica, formalizzando l’accusa di deicidio contro gli Ebrei. Questa legge è uno spartiacque: segnò non solo il principio di un'antitesi, ma sancì pure l'elaborazione di una dottrina (Cristo, Uomo e Dio) che trovò di lì a qualche anno la consacrazione nel clamoroso e rissoso Concilio di Nicea. Ormai il "Cristianesimo" che si avviava ad assurgere a religione ufficiale, istituzionalizzata, recideva i legami con le sue radici palestinesi. Alla nascita del nuovo credo, ormai urbano, metamorfosi dell'antica fede sbocciata in deserti accecanti e sotto cieli deserti in cui la Legione degli Angeli non si era materializzata, nonostante lo spasmo dell'attesa, contribuì l’abbondante trasfusione di platonismo e di filosofie greche ed ellenistiche, operata dai teologi, fra cui in primis il profondo ma pragmatico Agostino.

Il Giudeo-Cristianesimo si espresse in diverse comunità che assumono il nome di Nazareni (o Nazirei o Nazorei) ed Ebioniti e che si distinsero dalla chiesa nicena maggioritaria. E’ forse più credibile che queste congregazioni furono le correnti di un unico movimento.

Secondo Édouard-Marie Gallez e Luigi Cirillo, numerose sure del Corano mostrano i nessi fra tali correnti orientali e l'Islam predicato da Maometto nel VII secolo. Si ritiene che gli ultimi gruppuscoli di Giudeo-cristiani, relegati ai margini dell’Impero ormai cristiano, confluirono nella religione fondata dal Profeta.

Ogni creazione è anche distruzione: così zelanti e devoti vescovi incendiarono Vangeli (Un "Fahreneit 451" ante litteram), snidarono "eretici", cancellarono testimonianze e, quel che è peggio, loro, fedifraghi, tacciarono i cristiani primitivi di apostasia.

Oggi, a distanza di circa due millenni, qualche lacerto di papiro ed un manipolo di ricercatori indefessi, tracciano il profilo di possibili verità e, forse la più rilevante fra tutte, attraverso studi convergenti, comincia a delinearsi la dottrina dei due Messia. Soprattutto da quei secoli di speranze messianiche, di riottose contrapposizioni cui seguirono sanguinarie repressioni echeggia il grido di un'età (non l'unica) passata sotto una schiacciasassi. E' stata un'impresa improba (i percorsi storiografici non sono meno impervi degli itinerari simbolici), poiché si suole ripetere che la storia è scritta dai vincitori, ma in questo caso la storia è stata soprattutto cancellata dai vincitori… quelli che sovente chiamiamo santi.

Articolo correlato in cui si ipotizza che il Matteo ebraico sia Q: S. Scala, Il primo capitolo del Vangelo perduto: Matteo ebraico, 2010

Fonti:

M. Cogliandro, Ebioniti ed Esseni, 2000
F. Barbiero, Har Karkom, il monte di Dio, in Fenix n. 21, luglio 2010. L'autore, nell'identificare correttamente il Sinai biblico con il Monte Har Karkom nel Negev meridionale, ricorda che in tale luogo dimoravano dei monaci ebioniti.
www.eresie.it



APOCALISSI ALIENE: il libro

17 luglio, 2010

Ebioniti: eretici o cristiani delle origini? (prima parte)

Preciso che il seguente articolo, le cui fonti saranno indicate in calce all'ultima parte, non ambisce a dispensare delle verità definitive: si tratta solo di una ricerca passibile di integrazioni e correzioni.

Come in un palinsesto che restituisce un'opera perduta, così un'indagine approfondita oltre le incrostazioni della storia ufficiale può portare a scoprire uno scorcio di antichi orizzonti. Le enciclopedie presentano gli Ebioniti come "eretici", complici i fraintendimenti e le contraffazioni di teologi e padri della Chiesa. Se si compulsano, però, saggi di autori spassionati, si scopre che definire gli Ebioniti “eretici” è una falsificazione bell'e buona. D'altronde che cosa ci si può aspettare da artefici di "pie frodi"? Molti studiosi hanno denunciato tutti i sotterfugi con cui esegeti e storici, almeno a partire dal IV secolo dopo Cristo, censurarono, interpolarono, stravolsero i fatti: scaltrissimi, dotati talora di un'eloquenza potente, ma venale, adottarono lo stesso modus operandi che oggi connota i disinformatori. Ne risulta un'assoluta mistificazione, ma che, per mezzo di trucchi da prestigiatori, si palesa come verità, l'unica verità. Ecco allora trasformati gli Ebioniti in una setta sparuta ed eccentrica. Sparuti lo furono, perché emarginati e perseguitati, ma eccentrici no. Ecco allora che, con sfacciata inversione, la loro dottrina diventò eterodossa e strana.

Agli inizi del IV secolo, l'opportunista imperatore Costantino incontrò a Gerusalemme un'antica comunità di fedeli che risaliva ai tempi dell'apostolo Giacomo (Jacob), “il fratello del Signore”. Giacomo non volle scindere l'insegnamento del Maestro dall'antica fede e con i suoi confratelli continuava ad osservare le Leggi ebraiche. Aveva perfino tentato di convincere i proseliti gentili a rispettarle. Centotrent'anni dopo la sua morte, la gente di Gerusalemme ricordava la devozione con cui frequentava il Tempio e le sue preci tanto numerose che gli si incallirono i ginocchi. Il piissimo Giacomo oggi ci può apparire un po' fanatico, ma non fu certo un interprete bislacco dell'Ebraismo, come si legge qua e là. A capo della cosiddetta Chiesa di Gerusalemme, i suoi successori, vescovi di Sion, furono Giudei: Shimon, Tobiah, Benjamin, Levi, Efrem... Gli scrittori occidentali li chiamarono Vescovi della Circoncisione, perché, durante tre secoli, avevano seguitato ad applicarla.

Gli Ebioniti (il loro nome significa "poveri": le diffamazioni sul significato di "poveri" pullularono) si riconobbero in un Vangelo che da loro prende il nome. Ne conserviamo magrissimi frammenti per tradizione indiretta. Probabilmente fu distrutto. Fu una fonte cui si ispirò Matteo per il suo testo, in cui si legge in filigrana uno scritto precedente?

Tra i passi patristici, i più antichi riferimenti espliciti sono offerti da Ireneo di Lione (130-202 d.C.). Nel suo pamphlet “Contro le eresie” (180 d.C. circa), Ireneo testimonia l'uso del Vangelo di Matteo presso gli Ebioniti:

« Nel vangelo che essi [gli Ebioniti] usano, detto "secondo Matteo", che è, però, non interamente completo, bensì alterato e mutilato (sic) - essi lo chiamano "Vangelo Ebraico"- [...] hanno tolto la genealogia di Matteo »
(Epifanio di Salamina, "Panarion" 13,2 e 14,3)
« Coloro che sono chiamati Ebioniti [...] usano solo il vangelo secondo Matteo e rifiutano l'apostolo Paolo, chiamandolo apostata della Legge. [...] Gli Ebioniti pertanto, seguendo unicamente il Vangelo che è secondo Matteo, si affidano solo ad esso e non hanno un'esatta conoscenza del Signore (sic).
(Ireneo di Lione, "Contro gli eretici", 1,26,2; 3,11,7)
« Nel vangelo che usano i Nazareni e gli Ebioniti, che recentemente ho tradotto dall'ebraico in greco e che i più considerano il Matteo autentico, quest'uomo che ha la mano arida...»
(Girolamo, "Comm. I in Matth". 12,13)

Epifanio di Salamina ed altri riportano la credenza che il Vangelo degli Ebioniti fosse basato su quello secondo Matteo, ma che vi fossero stati rimossi i versetti contrari alla teologia degli Ebioniti, come nel caso del racconto della nascita di Gesù; è possibile che la mancanza del riferimento alle locuste come cibo di Giovanni Battista sia dovuta alla pratica del vegetarismo all’interno del gruppo.

Data la mancata trasmissione dei manoscritti del Vangelo degli Ebioniti, è impossibile risalire al reale contenuto del testo ed al suo legame col Vangelo detto di Matteo. Probabilmente costituiva la primordiale stesura in aramaico operata dall'apostolo ricordato da Papia e citata da Eusebio di Cesarea in "Storia Ecclesiastica" 3,39,16.



APOCALISSI ALIENE: il libro

05 giugno, 2009

Collaborazione con lo stato

Il donatismo fu un vasto movimento cristiano che si diffuse nell'Africa settentrionale romana nel IV secolo. I donatisti, così chiamati da Donato, arcivescovo di Cartagine (morto nel 355 d.C. circa) rappresentarono una chiesa ostile a quella nicena. Il loro distacco fu provocato dalla questione dei lapsi, ossia di coloro che, in seguito alle persecuzioni di Diocleziano, avevano abiurato la fede e consegnato ai pagani i libri sacri (traditores). Fondamento della dottrina donatista era il principio che il battesimo e l'ordine non devono considerarsi mezzi di salvezza validi per sé stessi, poiché la loro efficacia dipende dalla dignità di chi li amministra. I donatisti furono perseguitati da Costantino, da Costante II e da Onorio, poiché davano espressione a fermenti di rivoluzione sociale e nazionale nei confronti del potere centrale, specialmente fra i cosiddetti circoncellioni, gruppi di braccianti cristiani nomadi che costituirono il braccio armato del movimento.

Di là dagli aspetti dogmatici, il punto di insanabile divergenza tra niceni e donatisti fu l'atteggiamento nei confronti dello stato. Certo, il donatismo non era scevro di rigidità e fanatismo, ma, a prescindere da ciò, la Chiesa dei martiri, i cui esponenti dimostrarono intrepidezza e fedeltà ai propri valori, incarnò il rifiuto di una qualsiasi cooperazione con lo stato, concepito come costruzione demoniaca. Eredi del radicalismo anti-statale tipico del giudeo-cristianesimo, del quale conservarono pure le rivendicazioni di giustizia socio-economica ("Beati i poveri, perché loro è il Regno dei cieli...") innestate nella rivolta dei circoncellioni, le concezioni donatiste erano inconciliabili con il pragmatismo di niceni ed ariani. Questi ultimi, ormai più o meno elegantemente archiviati molti versetti evangelici, non esitavano ad instaurare rapporti (osceno connubio) con l'impero, pur di accrescere la loro egemonia e prestigio. Fu uno snaturamento ed un'apostasia: è palese. E' possibile servire contemporaneamente Dio e Mammona? Eppure è quello che accadde: in qualche caso in modo graduale e prudente, in altre circostanze in maniera sfacciata e repentina. Così i "cristiani" cominciarono a militare nell'esercito (ma il Vangelo non vieta di giurare? Come poterono soldati e generali cristiani ignorare e rimuovere questo comandamento?), ad infiltrarsi nella burocrazia, a puttaneggiare con sovrani, funzionari di corte, condottieri...

Siamo così abituati a vedere cappellani nelle caserme, ministri cattolici che giurano fedeltà alla Costituzione, soldati che giurano di "difendere" la patria... che non ci accorgiamo di quanto tutto ciò non abbia alcunché di cristiano. Può un sedicente vero cristiano detenere un potere economico e politico, giurare e dare il suo consenso all'esistenza stessa dello stato, forza coercitiva e satanica per definizione? Se i donatisti del IV secolo ed altre frange cristiane tra antichità e Medio Evo rigettarono in toto l'impero, un impero che, pur tra molte tare, sapeva talvolta essere sollecito del bene pubblico, possono oggi i cristiani accettare il Lievitano attuale, la cui azione persecutoria e di controllo del suddito si è moltiplicata a dismisura, rispetto a secoli or sono?

Un giorno una persona mi domandò: "Che cosa ha di cristiano la Chiesa cattolica?" Risposi: "Niente".

La Chiesa cattolica è anche Stato: è questa una contradictio in adiecto, un paradosso abnorme, un'assurdità. La Chiesa di Roma attuale ha forse custodito qualche principio dei Nazirei? Eppure l'apostasia viene da lontano: già Agostino, il gigantesco scrittore le cui opere sublimi abbiamo letto, percorsi da brividi estatici, mutua idee platoniche e più in generale pagane e le trasferisce nella dottrina cristiana, alla fine distorcendola. Ne risulta un pensiero di immenso fascino, ma che di giudeo-cristiano conserva pochissimo. Né possiamo dimenticare certi monstra del vescovo di Ippona, come la "guerra giusta".

Che cosa pensare poi dell'inflessibile e spregiudicato Ambrogio? Il vescovo di Milano perpetrò forse il più grande pervertimento nella Chiesa nicena che sia mai stato compiuto: l'episcopus si innalzò al di sopra del principe Teodosio e trasformò la religione non tanto in instrumentum regni, ma in arma di ricatto. Da Ambrogio in poi all’impero restavano solo due strade: o ricondurre Niceni ed Ariani nell'alveo delle religioni o accettare una collaborazione ambigua con la chiesa, foriera di numerosi attriti. Si scelse la seconda strada, anche perché già Costantino aveva legittimato le ambizioni temporali del clero. Costantino aveva creduto di dominare l’ekklesìa, ma la sua politica imperniata sulla raison d’etat si ritorse contro di lui, quando, soprattutto in Occidente, i vescovi assursero a legittimatori del sovrano.

Alla fine, dopo molti secoli, il risultato del matrimonio tra uno stato corrotto ed oppressivo con una chiesa potente e prepotente è l'odierno sistema in cui, mentre i "cristiani" dovrebbero costituire la voce di dissenso più implacabile nei confronti delle istituzioni, essi, volenti o nolenti sono uno dei poderosi pilastri dell'organizzazione mondiale. Essi dovrebbero esautorare, negare e delegittimare le istituzioni arcontiche tanto ipocrite quanto mortali, rifiutando ogni commercio con lo stato e con chi lo rappresenta. Molto più degli anarchici, dei cristiani fedeli ai Vangeli (soprattutto giudeo-cristiani) ed ai primigeni insegnamenti sarebbero acerrimi, rocciosi oppositori del sistema.

Trarremmo qualche beneficio dal loro dissenso, credo, ma vedo pochissimi cristiani in giro.




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