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26 maggio, 2010

Eppure...

L'eterno silenzio di questi spazi infiniti mi agghiaccia (B. Pascal).

Le ombre fatali degli eventi si allungano sulla vita. Siamo punti sperduti nell'immensità del tempo, attori che non ricordano la battuta proprio quando potrebbe venire a taglio.

Il cosmo è un giardino di meraviglie ed un'infinita, silente gratitudine si innalza come l'inno di un incenso verso gli astri. Eppure, a volte, ci pare di essere le ombre fluttuanti di un sogno sognato da un altro. Dove siamo? Perché questi gesti si perdono nel dedalo dei giorni? Immobili procediamo lungo il sentiero che serpeggia nella notte. Siamo riflessi sulla superficie del cielo, immagini che si dissolvono all'imbrunire.

Che cos'è la realtà? Dov'è? Nella nostra testa o nella coscienza di Dio? O esiste un pur labilissimo simulacro là fuori? Siamo idee che ora sgorgano nella mente, ora muoiono, come flutti che il vento suscita sul mare per spegnerli infine sulla riva. Agìti, quando crediamo di agire, ci aggiriamo in mondi immaginari. La concretezza, muro dilavato da una pioggia di sangue, si sgretola ai nostri piedi.

Tutto è perfetto ed un giorno forse non lontano l'orizzonte si svolgerà in un filo d'oro. Tutto è perfetto: il senso è ignoto, ma implicito. Tutto è perfetto, eppure...



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APOCALISSI ALIENE: il libro

19 aprile, 2010

Il giardino, il cielo

Raggi d'oro tra le fronde
Freschi brividi
Splendore nell'ombra
(Kobayashi Issa)

Si è smarrito oggi del tutto o quasi il significato esoterico del giardino. Nelle nostre tetre città, le aree verdi sono patetiche sopravvivenze di alberi e cespugli assediati dal cemento, sfigurati da cartelli, pali, antenne.

Il giardino tradizionale era, invece era una creazione in cui le geometrie delle aiuole e la bellezza delle essenze vegetali rispecchiavano l'armonia del cosmo. Il giardino, il cui mistico silenzio si impregna di soffi e si increspa di cinguettii, è in primis un paesaggio dell'anima: le linee rette si ammorbidiscono nelle curve delle chiome, trasfigurando le esperienze caduche della vita nell'avvolgente concordanza della pace interiore. L'aria, l'acqua, la luce e la terra permeano il giardino in cui la natura e la cultura si compenetrano, fino a fondersi.

E' noto che il verziere, soprattutto nella tradizione islamica, è metafora del Paradiso che appunto significa "giardino" in greco, luminoso adombramento della condizione ineffabile di unione con il divino. I primi capitoli del Genesi sono ambientati in un luogo verdeggiante ed ameno in cui spira una piacevole brezza: è la dimora perfetta per i progenitori, prima della loro caduta.

Il frutteto delimitato dal chiostro è uno spazio della contemplazione il cui chiarore si attenua nella mistica penombra dei portici. Ancora più spirituale è il giardino Zen in cui le rocce e la ghiaia, un una grisaille appena svariata di verde tenue, sfiorano la consistenza del vuoto.

Il giardino e l'orto (i due vocaboli sono collegati sul piano etimologico) uniscono quindi il basso e l'alto: le quadripartizione di molti giardini con al centro una scintillante fontana è simbolo della terra con al centro la sua scaturigine. I poligoni delle aiuole ed il cerchio della fontana, in cui gli zampilli assumono movenze e riflessi sempre mutevoli, evocano la compresenza di finito ed infinito. I sentieri che conducono al centro sono percorsi iniziatici.

Anche suggestivi sono i giardini all'inglese, ove le siepi sinuose e le masse di alberi distribuite con studiata naturalezza, paiono profilare la forma sempre cangiante delle nuvole e dei fiumi azzurri che le lambiscono. Talvolta, come in uno specchio, i cumuli si coagulano sopra i gruppi degli alberi, tingendo di cupe sfumature lo smeraldo del fogliame.

Salendo ancora, ammiriamo il giardino del firmamento: gli astri sono boccioli, le costellazioni bordure raggianti, le galassie e le nebulose argentei ammassi di vegetazione. La linea delle coste sui pianeti, per una corrispondenza sottile, si svolge lungo il filo invisibile che lega le stelle.



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APOCALISSI ALIENE: il libro

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