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07 luglio, 2014

Choc


L’ipocrisia del potere si misura nella distanza abissale tra le dichiarazioni e le cattive, anzi pessime intenzioni.

Sarebbe scorretto negarlo: il potere sta vincendo la partita e non solo attraverso la coercizione e la frode che sono le sue colonne, ma ottenendo in modo subdolo il consenso dei cittadini. Lo Stato oggi è in ogni dove: le sue colonie si chiamano coscienze. Distrutte le barriere dei pochi diritti rimasti, gli apparati si sono installati nelle menti. Esse non pensano più in modo autonomo: ripetono le mistificazioni dell’establishment. Esse non pensano più. Tutto ciò in modo inconsapevole.

Esiste ancora un’ancora per non naufragare nell’”oceano della stupidità”? Esiste ancora un antidoto contro il conformismo imperante? L’unico contravveleno è la cultura. La cultura oggi più che mai deve essere provocatoria, rivoluzionaria. Deve manifestare la discontinuità rispetto all’ideologia dominante. Contro le concezioni stataliste sarà pungolo il pensiero di tutti quegli autori che denunciano l’ipocrisia delle classi dirigenti. Contro il perbenismo piccolo-borghese gioverà una lingua artigliata che gratta via la patina della retorica.

Il panorama è desolante: le nuove generazioni sono sovente indottrinate da generazioni di indottrinati, tiranneggiate da schiavi. E’ naturale che chi manifesta capacità critiche è ostracizzato ed esposto al pubblico ludibrio, ma è lo scotto da pagare per essere liberi, per essere sé stessi.

La cultura è boomerang: è facile trovare un filosofo, un artista, imbalsamati dal potere in una visione normalizzante (ad esempio, Hegel e Manzoni), che manifestano nella loro Weltanschauung o poetica spigoli acuminati.

Oggigiorno è soprattutto il sapere umanistico-letterario a preservare un’energia, una vis polemica, visto che le discipline scientifiche sono quasi sempre degradate a squallido scientismo. Bisogna riappropriarsi di tutte quelle voci dissonanti, delle intelligenze dissidenti per sovvertire le idee consolidate, per destabilizzare il sistema. E’ necessario valorizzare, nella texture degli autori, il solco più icastico, la linea più scavata.

La cultura è choc: filosofi ed artisti veri si situano rispetto a chi li ha preceduti in una posizione di ripresa ed innovazione, di continuità e rivoluzione, ma è il momento innovativo a prevalere. Nella denuncia e nella critica delle strutture governative occorre privilegiare la pars destruens, sottoporre l’antagonista ad un attacco concentrico, incessante, smascherare l’ignoranza ammantata di saccenteria.

E’ impossibile qualsiasi compromesso o accordo con l’organizzazione statale. Annientare il sistema – non importa quanto tempo e fatica richiederà tale impresa - significa riportarlo alla sua essenza: un niente che vuole controllare tutto.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

15 aprile, 2014

La crisi ucraina: una visione critica


Il presente appartiene agli uomini, ma il futuro agli dei.

Molti si chiedono se la crisi ucraina sia destinata a precipitare. E’ il preludio di un Terzo conflitto mondiale? Risponderei in modo ambivalente: no e sì. No, perché è sempre possibile che la traiettoria degli eventi cambi ex abrupto. Sì, in quanto ciò che è destinato ad accadere, accadrà: infatti tutto è già accaduto nell’istante atemporale, inoltre, se un evento non si verifica in questa dimensione, succede in un’altra.

Si sono versati e si versano tuttora fiumi di inchiostro per analizzare le cause profonde, i risvolti, i retroscena delle tensioni internazionali che hanno come teatro l’Ucraina. Purtroppo siamo alle solite: non si supera il consueto e radicato dualismo per cui si pensa di assistere ad un conflitto tra Occidente e Russia. Questa è solo la superficie, per quanto significativa, degli avvenimenti. Come spesso è avvenuto nella storia contemporanea, i due schieramenti sono manovrati da un unico regista: ricordiamo la Seconda guerra mondiale con il Tripartito (RO.BER.TO.) finanziato e sostenuto da chi finanziava e sosteneva gli Alleati. Le carneficine, le distruzioni furono reali, ma la contrapposizione, almeno ai vertici, era finta. La feccia mondialista usò la deflagrazione come arma per creare l’O.N.U., secondo il solito schema dialettico: problema, reazione, risoluzione. Gli aerei della Lutwaffe non sarebbero stati in grado di decollare, senza un additivo che era venduto al Terzo Reich da industrie occidentali né i Tedeschi avrebbero potuto organizzare e gestire i campi di lavoro senza il contributo dell’I.B.M.

Non saremo molto distanti dalla verità se riusciremo ad intravedere, di là dagli interessi economici che pure sono rilevanti, di là dagli stessi equilibri geopolitici, la longa manus della Compagnia fondata nel 1540. L’attacco alla Russia è soprattutto aggressione alla Chiesa ortodossa russa nei confronti della quale i Gesuiti sono animati da odio incoercibile?

Che scoppi o non scoppi un conflitto su larga scala, conclusosi il braccio di ferro, l’assetto internazionale sarà ridisegnato verso un’ulteriore semplificazione del quadro con la supremazia di superstati (Stati Uniti, Unione europea, Russia, Cina...) destinati a diventare sempre più potenti.

Tutte le persone con un briciolo di intelligenza possono solo esecrare l’Impero di USAtana, la diabolica Europa, i banchieri ed i profittatori che fomentano le “rivoluzioni colorate”, rovesciando governi a loro sgraditi. Tuttavia dubitiamo che Putin, pur più simpatico del pu-pazzo della Casa Bianca, sia il salvatore dell’umanità. Si sparge del sangue innocente: i popoli sono carne da cannone. Questa è, come la definì Hegel, “la prosa del mondo”. La Storia continua il suo percorso, noncurante del destino dei singoli. La Storia se non possiede una logica, una ratio, adombra un imperscrutabile significato, una labile filigrana. A noi comuni mortali non resta che adeguarci.

Gli economisti dovrebbero imparare a tacere: le interpretazioni marxiste degli eventi segnano il passo, mentre dovrebbero essere i filosofi e pure i fisici a cimentarsi nell’interpretazione delle dinamiche umane, enucleando i nessi tra microcosmo e macrocosmo, tra le recondite leggi della natura ed il mondo delle cose in movimento. Ci potrebbero anche aiutare a comprendere qual è il ruolo degli uomini in questa tragicommedia di cui non conosciamo né la fine né il fine.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

29 agosto, 2013

Qualche aforisma sulla storia

Il problema con le “lezioni della storia” è che di solito le comprendiamo dopo averci sbattuto la faccia contro. (R. Anson Heinlein)

La storia è una permanente congiura contro la verità. (Anonimo)

Non è mai stata scritta una storia della pace. (F. De André)

Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum Delphini, e la storia segreta dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa. (Honoré de Balzac)

La storia che conosciamo è solo una parte della storia dell’umanità. (G. Galli)

L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari. (A. Gramsci)

La storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere. (G. W. F. Hegel)

La storia è un padrone che, come servitore, alla verità preferisce la menzogna. (A. Koestler)

La storia insegna che la storia non insegna nulla. (A. Manzoni)

La storia non è magistra di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve a farla più vera e più giusta. (E. Montale)

I libri di storia veritiera esistono; latitano i lettori.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 gennaio, 2013

Mondo sommerso

La storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere. (G. W. F. Hegel)

E’ del tutto sostenibile l’idea che il corso della storia sia guidato e, ancor più, determinato da forze occulte, tutte tese alla realizzazione di progetti eversivi, a guisa di burattinai che, invisibili, tirano i fili della storia, sottoponendola ad un piano diabolicamente orchestrato. (G. Damiano, parafrasi)

Esiste un mondo sommerso di cui gli uomini comuni ignorano l’esistenza. E’ come se essi vivessero su un’immensa isola, pensando che il mare attorno, dalla superficie sino agli abissi più bui, sia del tutto privo di vita.

Basterebbe un romanzo come “1984” di George Orwell per denunciare e svelare le trame di un’élite occulta, ma purtroppo il capolavoro di Orwell, insieme con altre opere distopiche – si pensi a “Brave new world” di Aldous Huxley – è letto solo come una feroce critica dello stalinismo. E’ comunque interpretato come una condanna dei regimi totalitari del passato, laddove “1984” è proiettato, anzi scaraventato, con profetica lungimiranza, sul futuro che è il nostro tragico presente. Tale interpretazione è assecondata dal sistema che concentra tutto l’orrore nel nazionalsocialismo e nel “terrorismo islamico”: al di fuori di questi lager si estende il dorato, incantevole paradiso della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza.

Non bastano le prove, i documenti, i fatti per convincere l’opinione pubblica che è raggirata, posta di fronte a parvenze evanescenti, scambiate per oggetti concreti. Si riproduce una condizione simile a quella descritta nel “mito della caverna”: lo schiavo, liberatosi dalle catene, scopre che la vera realtà è costituita dal mondo delle idee, mentre le cose sono pallide ombre. Invano, però, chi ha scoperto il vero lo addita ad un volgo incredulo ed ostinato nella sua cecità. Il pensiero di Platone, trasferito ad àmbito differente ma contiguo, ci è di insegnamento. Insegna soprattutto che l’umanità non è fecondata dalla cultura.

Così, mentre si vive ignari sulla superficie, gli Invisibili scavano gallerie ed erodono le fondamenta di una società destinata a crollare, ma del pericolo ci si accorgerà, solo quando sarà troppo tardi.

I perversi princìpi su cui si basa il potere sono espressamente indicati nel libro di Orwell, ma continuiamo a credere che sia letteratura, finzione. [1] La storiografia ufficiale, anche con i suoi intelletti più acuti, può soltanto strappare qualche brandello di verità, poiché la storia vera, almeno dall’età contemporanea in poi, non è quella ufficiale, ad usum Delphini, ma la sequenza di avvenimenti diretti e realizzati da una banda di tagliagole. Simile ad un convoglio che corre in una galleria a notevole profondità, la storia segreta è invisibile e parallela a quella che è raccontata e dichiarata nei testi scolastici.

La storia segreta è insaguinata: rigurgita di stragi efferate, di sacrifici umani, di sparizioni inspiegate, di genocidi, di torture... Essa è anche il tempio nefando adornato di lugubri simboli, di tetre panoplie.

Olimpiadi estive del 1972, 5-6 settembre, Monaco di Baviera (Germania Ovest): un commando di terroristi dell'organizzazione “Settembre nero” irrompe negli alloggi israeliani del villaggio olimpico. Due atleti, che hanno tentato di opporre resistenza, sono uccisi. Altri nove componenti della squadra olimpica sono presi in ostaggio. Alla fine un tentativo di liberazione (?), compiuto dalla polizia tedesca, causa la morte di tutti gli olimpionici sequestrati, di cinque fedayyin (?) e di un agente germanico.

Dubitiamo che l’eccidio fu perpetrato da Palestinesi: “Settembre nero” fu il Mossad sotto copertura? A prescindere da ciò, la carneficina di Monaco ci ammannisce il consueto pasto numerologico: 11 atleti israeliani trucidati, 5 fedayyn (?), un agente, per un totale di 17 vittime! Sul massacro infine l’ombra tenebrosa di quel nome, “Settembre nero”, come un preludio al settembre che avrebbe impresso al corso degli eventi una formidabile accelerazione verso il Nuovo ordine mondiale, il 9 11, con gli autoattentati dei servizi segreti internazionali alle Torri gemelle ed al Pentagono. I lavori per la costruzione dell’edificio atto ad ospitare il quartier generale del Dipartimento della “difesa”, erano stati avviati il giorno 11 settembre (9 11) del 1941...

18 novembre 1978, Guyana. Il folle reverendo Jim Jones convince i proseliti della sua congregazione, il People’s temple, ad uccidersi assieme a lui, assumendo del cianuro. Il predicatore è trovato esanime con un colpo di proiettile in testa; attorno a lui giacciono i cadaveri di 911 adepti.

La storia occulta è simile al sangue bollente in cui sono puniti i violenti nell’inferno dantesco. Il paradosso è questo: l’inferno viene decantato come eden. Leggiadri veli di menzogne coprono le più immonde turpitudini, le atrocità più mostruose.[2]

Quelli della cricca mondialista non badano a patrie, etnie, nazioni: schiacciano i popoli e se ne servono per i loro mefistofelici fini, ma - suprema ipocrisia e sfacciata inversione - amano presentarsi come custodi dei più venerandi valori. Non esitano a provocare calamità di ogni genere pur di trarne profitto o spesso solo per un crudele divertimento, per mero sadismo.

Asseriscono che bisogna ricordare il passato, celebrare la “giornata della memoria”, ma dimenticano – come sono sbadati – che Hitler era ebreo per parte di madre. Obliano tutte le altre vittime di ieri e di oggi della loro Realpolitik.

Affermano che è necessario proteggere la natura, ma avvelenano il pianeta senza un istante di requie.

Proclamano che è d’uopo promuovere la cultura, ma sanno soltanto inculcare l’ignoranza e la disinformazione.

Gridano ai quattro venti che occorre debellare la povertà e le malattie, ma affamano intere popolazioni e le ammorbano.

Giurano e spergiurano che vogliono la pace, ma accecano, straziano ed amputano corpi con le loro armi micidiali, nelle loro “missioni umanitarie”.

Sono gli stessi che si commuovono e cui sgorga una lacrima, dopo aver dato il loro plauso all’ideazione ed attuazione dell’ennesima ecatombe in una scuola o in cinema. Si troverà poi il solito capro espiatorio: un adolescente disadattato, subito tolto di mezzo affinché non sopravviva alcun testimone.

Falsi, bugiardi incalliti, ma attori consumati, i governanti sanno simulare e dissimulare.

Fabrizio De André scrisse che “non esistono poteri buoni”. Perfetto! Non esistono ovviamente neppure poteri sinceri.

[1] “La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. La guerra è pace”.

[2] Si consideri anche la curiosa “coincidenza”, il vaticinio incastonato nell’episodio spin-off della serie televisiva “The lone gunmen”, una produzione poi confluita nel celebre telefilm “X Files”. Il primo episodio, trasmesso il 4 marzo 2001, mette in scena una fazione segreta all'interno del governo degli Stati Uniti. Questa frangia cospira per dirottare a distanza un Boeing 727 in modo che si schianti contro il World Trade Center. Il fine precipuo è quello di ottenere che sia rimpinguato il bilancio del Dipartimento della “difesa”, accusando alcuni paesi stranieri di essere i mandanti dell'attentato. Nell'episodio, l'attacco è sventato dai protagonisti che, a bordo dell'aereo, disattivano il pilota automatico, pochi secondi prima che il velivolo raggiunga il bersaglio.

[3] Sul tema si legga almeno M. Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate, Il sentiero occulto del potere, 2008. Ci si riferisca pure alla corposa bibliografia ivi contenuta.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

04 novembre, 2012

Nuovo ordine mondiale: un no irrevocabile

“Forme avanzate di guerra biologica in grado di colpire specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da un regno del terrore ad uno strumento politicamente utile”.

William S. Cohen, Segretario della Difesa, Testimonanza davanti alla Commissione Congressuale (1997)

"Altri sono impegnati anche in un eco-terrorismo con cui possono alterare il clima, provocare terremoti, i vulcani a distanza attraverso l'uso di onde elettromagnetiche".

Ex segretario alla Difesa William S. Cohen che pronunciò un importante discorso programmatico sul terrorismo, armi di distruzione di massa e circa la strategia statunitense sulla tecnologia esistente.

"Esiste un governo ombra dotato di una propria forza aerea e navale, di un proprio sistema di autofinanziamento, capace di manipolare l'opinione pubblica e di perseguire i propri ideali di interesse nazionale, privo da ogni forma di controllo e non sottoposto al rispetto della legge stessa".

Daniel K. Inouye, Senatore degli Stati Uniti

"Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione ed assiste al loro compimento ed infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto".

Nicholas Murray Butler, membro del C.F.R. - Council on foreign relations

Il Nuovo ordine mondiale è la sintesi dialettica, in senso quasi hegeliano, di Socialismo e Capitalismo.

Sono molto più pericolose le menzogne che serpeggiano di quelle conclamate. Da qualche tempo alcuni autori hanno cominciato a suggerire che il Nuovo ordine mondiale di per sé non è poi così deleterio. Qualcuno ritiene che l’espressione sia neutra, una sorta di contenitore dove si può riporre quello che si vuole. Si distingue poi in modo sofistico tra un Nuovo ordine globale odioso ed uno desiderabile: il primo è perseguito dalle élites; l’altro è il naturale approdo di un’umanità che ha ormai superato divisioni e particolarismi.

Ci sembra che siano argomenti capziosi: la stessa dicitura “Nuovo ordine mondiale”, declinata come Novus ordo seclorum sul dollaro, è esecranda. Sono specialmente i vocaboli “ordine” e “mondiale” ad essere spaventosi: l’ordine non è armonia, ma coercizione e rigidità; “mondiale” descrive un pianeta in cui le culture locali, l’individualità e la libertà sono state schiacciate da una capillare ed occhiuta plutocrazia. Molti non comprendono che un’umanità veramente tale aborre il potere che presto degenera nello strapotere, rifugge dallo Stato che semmai è diluito in una forma leggera di amministrazione, sgranato nel decentramento. Con il pretesto delle guerre (conflitti le cui premesse sono create dalle oligarchie e fomentati ad arte), si vuole persuadere la popolazione a rinunciare alla sovranità nazionale per delegare ogni autorità ad un unico superstato planetario. Un’unica moneta elettronica, un unico esercito (per combattere chi a questo punto? Per difendersi da chi?), un’unica corte di giustizia, un’unica religione...: questo è lo scopo finale del governo segreto. Si promettono pace e benessere per tutti, ma la pace è la paralisi di una società omologata ed il benessere coincide con i “vantaggi” offerti ad una popolazione schiava della tecnologia digitale. Si noti che tutti coloro che, seppure con accenti diversi ed allettanti parole ("Zeitgeist movement", "Thrive", "Casaleggio" etc.), prospettano un‘età dell’oro, insistono sulla tecnologia che è presentata come la panacea, come il modo per cementare comunità lontane tra loro ed eterogenee. E’ un’azione livellatrice a causa della quale chi non vuole o non può accedere al sistema elettronico centrale, semplicemente non esiste.

Ci chiediamo: è auspicabile un Nuovo ordine planetario nell’accezione positiva sbandierata da certuni? No, è un assetto che disintegra le etnie, gli idiomi, le tradizioni, le varietà culturali. Bisognerebbe considerare l’estinzione di una lingua con la stessa preoccupazione con cui si reagisce alla scomparsa di una specie vivente. Eppure si perora la diffusione di una sola lingua, con la fatale eclissi del patrimonio di idee e di valori che si associa a ciascun codice linguistico. Si afferma che, per comporre le controversie tra i paesi, occorre un’autorità sovranazionale: l’O.N.U. deve adempiere questo ruolo con sempre maggiori prerogative. E’ chiaro che non si intende scrivere un’apologia degli stati nazionali - gli stati sono costruzioni repressive per loro stessa natura – ma avvertire che un iperstato globale è un male peggiore rispetto ad un organismo di più modesta entità.

Certi discorsi denotano una mentalità infantile in senso letterale: alcuni uomini, eterni bambini, preferiscono delegare ad altri la gestione della cosa pubblica; hanno bisogno di essere diretti, persino comandati. Ritengono che sia inevitabile una struttura che governi un mondo diventato ingovernabile. Auspicano una dittatura sotto le parvenze di una democrazia planetaria pur di superare l’attuale crisi socio-economico ed ambientale.

Che cosa abbiamo guadagnato grazie alle istituzioni internazionali? Le operazioni di Geoingegneria clandestina compiute sotto l’egida dell’O.N.U., assurte a quotidiano avvelenamento per mezzo di convenzioni che esautorano gli esecutivi ed i parlamenti nazionali, affidate all’aeronautica militare dei vari paesi aderenti al trattato “Open skies”. E’ questo il Nuovo ordine mondiale: un regime totalitario e totalizzante. Non esiste, non esisterà, per “la contradizion che no’l consente” mai alcun Nuovo ordine mondiale “buono” antitetico a quello cattivo.

Un lettore (Maksimiljan) denuncia le insidie insite in questa visione dualista, soffermandosi sulla setta Bahai, tra le precorritrici del Nuovo ordine mondiale: "La casa universale di Giustizia è la base della fede Bahai, una fede che ha come scopo l’unione pacifica di tutta l’umanità in armonia, dell’uguaglianza dell’umanità e di tutte le religioni. E’ proprio la logica dialettica delle élites a proporre queste 'alternative': la tesi e l’antitesi sono due poli che formano l’asse centrale, la sintesi, con la quale perpetuano il loro. Ci sono due N.W.O. che possiamo ricavare da questo gioco delle parti: uno è quello negativo e materialista, un altro quello 'positivo' e 'spirituale'. Usano il primo per proporre il secondo e con il fine di concretizzare il vero Nuovo Ordine Mondiale. Per questo hanno diffuso tanti movimenti in stile 'Zeitgeist': per provocare un sentimento di rivalsa verso l’altro polo. Chi non vorrebbe veder sconfitta la famigerata Cabala? Così la nostra volontà si indebolisce ed interpretiamo ogni segno positivo come una vittoria del ‘bene’ contro il ‘male’, ma è solo un loro meccanismo di dominio. Tanti new agers affermano che la dualità è un’illusione e poi sono i primi ingenui – o in mala fede – che cadono in queste trappole emotive della propaganda".

È evidente che chi addita questo tipo di New world order delinea una distopia, scambiando un incubo per un sogno. Una società rigenerata, se mai ne vedremo l’avvento, non conoscerà né norme né istituzioni. Gli apparati non hanno alcuna ragione di essere, dacché ciascuno trova nelle leggi interiori le uniche leggi. L’armonia ed il senso di appartenenza alla comunità non possono essere imposti, poiché sono la conseguenza di un’adesione spontanea, di una maturazione individuale.

Non cadiamo nel tranello della disinformazione sofisticata, restiamo vigili e soprattutto consapevoli che l’uomo vero non riconosce nessuna autorità, se non quella che nega gli immorali potentati terreni, non ammette alcun tribunale, se non la sua coscienza.

Scrive il poeta libanese Kahil Gibran: “L’uomo veramente libero è colui che non vuole né dominare né essere dominato”. Questa massima sia imperituro insegnamento.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

30 agosto, 2012

It's over

Nel desolante panorama della televisione, costituisce una decorosa rarità il programma condotto da Fausto Paravidino, "F.I.L.", "Felicità interna lorda". Paravidino, drammaturgo, regista ed attore, offre uno spaccato della realtà italiana con le sue contraddizioni ed idiosincrasie, proponendo un’antologia di reportages spesso d’annata. Più dei servizi, però, sono gli arguti monologhi del conduttore ad impreziosire la trasmissione: le parole, un po’ ironiche un po’ disincantate, echeggiano nel vuoto di una società ormai giunta al capolinea, nell’indifferenza di un mondo disgregato.

Qualsiasi azione, qualsiasi discorso oggi ha un valore epigonale. Se a poco vale una critica implacabile, caustica del sistema, non saranno certo gli approcci sentimentali o moralistici, per quanto sinceri, a cambiare le cose.

Il piano dei Fulminati procede di gran carriera: non è neppure il caso di elencare le nefandezze che il governo clandestino progetta e compie, spacciandole per iniziative a favore della collettività.[1] Lo stato "etico", tragico simulacro di quello teorizzato da Hegel, è in procinto di trasformarsi in un potere tecnocratico al di fuori del quale non esisterà uno iota.

Qualcuno si chiede per quale motivo non si riesca a deviare la rotta, evitando l’iceberg verso il quale il comandante sta deliberatamente dirigendo la nave: sono migliaia i gruppi attivi in tutto il pianeta, movimenti che provano a divulgare verità censurate e ad imprimere una svolta. Eppure non si cava un ragno dal buco: manca un coordinamento, inoltre moltissimi di questi movimenti (ad esempio, Zeitgeist, Occupy Wall Street e probabilmente Thrive) sono integrati nell’establishment che fingono di voler contrastare.

Manca infine una vera comprensione dei problemi e delle loro radici occulte, anzi sataniche. Come coinvolgere dunque gli altri che strabuzzano gli occhi acquosi, non appena esci dai confortanti binari della vulgata? Figuriamoci se riuscirebbero a concedere di rivoluzionare la rassicurante ed ingenua visione della “realtà” che si sono costruiti con tanta tenacia. Costoro, miliardi di spaventati dallo loro stessa ombra, sono una zavorra per i pochi svegli.

Così il fatalismo, lungi dal coincidere con un atteggiamento rinunciatario, assurge a distaccata lucidità, a consapevolezza dei limiti entro cui è confinato l’agire umano.

[1] Qui ci limitiamo a ventilare la possibilità che le élites di psicopatici decidano di provocare un enorme black out, per mezzo di armi elettromagnetiche, attribuendolo ad una tempesta solare.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

21 ottobre, 2009

Sistema? No, sixtema

Lo stato NON siamo noi.

Si intitola Sistema un intelligente testo scritto da Alessandro Bono del blog La truffa di Matrix. L'autore, nella sua riflessione sulla struttura "politica" e sulla sua relazione con i cittadini, sostiene che il sistema siamo noi [1]. "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo": esortava colui. In linea di massima concordo con Alessandro Bono, soprattutto quando deplora l'ignavia e l'inerzia delle persone, abituate a lamentarsi, ma incapaci di agire e di reagire. La sua acuta analisi stigmatizza l'atteggiamento rinunciatario e passivo tenuto dalla massa: il sistema trae forza e legittimazione dai comportamenti dei singoli, succubi del controllo esercitato dalle istituzioni. Un tempo si ripeteva, quando qualcuno deprecava la corruzione dello stato: "Lo stato siamo noi", salvo poi distinguere tra "paese reale", l'insieme della popolazione, e "paese legale", il complesso giuridico-istituzionale. Molto meglio sarebbe definirlo, "paese illegale".

Nondimeno, pur condividendo alcune opinioni espresse dall'autore, credo che lo stato non coincida in toto con i cittadini, ossia, in questo caso il totale non è composto dalle sue parti. La "volontà generale", notava Rousseau, non combacia con la volontà degli individui: essa tende a trascenderli e persino ad annullarli. Anche lo stato etico di Hegel, che di morale non ha alcunché, è un soggetto che oltrepassa ed annichilisce il singolo sottoposto ad istanze superiori ed indiscutibili.

Lo stato moderno, cioè l'apparato di potere che i monarchi europei costruirono, acquisendo un po' alla volta, il monopolio della violenza, della fiscalità e della "giustizia", competenze che furono sottratte alla nobiltà, è, mutatis mutandis, lo stato attuale, il Leviatano. Anzi, le istituzioni attuali sono mille volte più esecrande e potenti, quanto più il loro dispotismo è dissimulato dietro ingannevoli parvenze democratiche (in verità demoncratiche). Le istituzioni odierne esercitano un controllo (controllo è parola-chiave) che è coercizione, contro cui la penosa parodia della giustizia civile e penale nulla può.

Così lo stato tende a diventare, a causa di una plurisecolare storia di oppressione, una specie di entità, simile a quei demoni che possiedono degli sventurati. Gli ossessi non riescono facilmente a liberarsi del demonio che domina la loro volizione. La volontà di lottare contro le storture del sistema è talora efficace e sempre lodevole, ma quante volte la vediamo cedere le armi di fronte ad un potere mostruoso e letteralmente diabolico! Questo potere ha purtroppo non solo previsto l'opposizione incanalata e diretta verso obiettivi fittizi o insignificanti, ma l'ha anche creata sempre per gestirne le dinamiche e neutralizzarla. Divide et impera.

Chi oggi è in grado di indebolire (non dico eliminare) una creatura oscena che, simile ad un'egregora "politica" ha assunto vita propria a tal punto che i cittadini onesti sono stritolati da un meccanismo spaventevole ed implacabile? Leggi, norme, decreti, sanzioni, ammende, pignoramenti, processi… sono solo alcuni degli strumenti con cui lo stato-satana conculca le residue libertà e tarpa le ali a chi desidererebbe edificare una società migliore. Dobbiamo poi aggiungere le nuove forme di dominio con cui i governi schiacciano i sudditi e vanificano sin il più piccolo tentativo di ribellione alle ingiustizie. "Non resta che far torto o patirlo", chiosava amaramente Manzoni. Non era lungi dal vero. La libertà è solo al di fuori dello stato, giacché uno stato che rispetti e valorizzi gli uomini non esiste e non esisterà mai. Stato costituzionale è un ossimoro.

Sia ben chiaro: sono il primo ad indignarmi, allorquando, di fronte agli innumerevoli e plateali crimini statali, le persone rispondono con "E' colpa del sistema", scrollando le spalle in modo rassegnato. Sia ben chiaro: sono il primo a spronare amici e conoscenti affinché si adoperino almeno per tentare di risolvere qualche piccolo problema, onde ricordino che sono uomini e non automi (?). Sono anche conscio, però, che, giunti a questo punto, l'azione per quanto meritoria, può forse ritardare la catastrofe, non stornarla. Sono consapevole che non tutto dipende dalla volontà, che credere nell'umanità è come affidare un gregge ad un fabbro. Infine, non si può neppure accettare che la somma dei cittadini coincida con lo stato, perché ciò significherebbe identificarsi con questa dimensione terrena, ma "Regnum meum non est de hoc mundo".


[1] Bojs lo definisce "sixtema", marcando, attraverso l'aspra e cruciale "x" e per mezzo del riferimento ad un numero dai significati spesso funesti, la valenza perversa degli apparati del potere.



APOCALISSI ALIENE: il libro

30 aprile, 2009

Meccanicità

Interrogandomi sulla possibile origine del Male, mi sono anche imbattuto nella meccanicità. La macchina segue un algoritmo nel suo funzionamento, una serie di istruzioni. Di per sé la macchina è di là dal bene e dal male: funziona oppure si guasta. Quel che di ripetitivo inerisce ai fenomeni naturali parve a Hegel, filosofo da chi scrive non molto apprezzato, ma che pure ebbe qualche intuizione, una mancanza di creatività. Ora, sappiamo come la natura sappia essere estrosa e sorprendente, eppure nella materia sono insiti modelli che rivelano una tendenza alla ripetizione. E' all'opera un imprinting che lega le specie e gli individui a schemi di comportamento che denotano un progetto. Infrangere gli schemi può coincidere con un'evoluzione individuale o della specie? Evolvere è un atto creativo, una digressione dalla via tracciata, un tuffo nell'imprevisto con tutti i rischi connessi.

In fondo alcune persone che consideriamo per alcuni versi censurabili non sono malvagie, ma irretite in tòpoi comportamentali: la mancanza di immaginazione le spinge a riprodurre meccanicamente i soliti programmi. Introdotti dati, si limitano a seguire delle istruzioni. Da dove provengono queste istruzioni? Da memorie ancestrali, genetiche e non solo. Chi di noi può affermare di essere del tutto libero da impronte? Un archivio di esperienze e di conoscenze potenziali appartiene già al feto: già nel D.N.A. sono incluse informazioni ataviche (Qualcuna risale alla stessa origine della vita?). In "cellule" non fisiche si trovano frammenti di altre realtà. Il confine dell'io è più apparente che reale. L'io assomiglia più ad una nuvola sempre diversa da sé stessa, modellata dal vento e dal calore, che ad un sasso immobile, circoscritto ad una precisa porzione di spazio.

Molti frammenti si riferiscono all'istinto di conservazione ed a quel programma che dalla nascita porta allo sviluppo, alla vecchiaia ed alla morte. "E' un ciclo naturale", si suole asserire. Certo, ma è un ciclo che possiede alcunché di meccanico. Perché invecchiare? Perché morire? La natura (in questa parola è contenuto il suffisso "ura" che indica una crescita spontanea, un ininterrotto impulso creativo, un dinamismo incessante) pare aver inglobato una meccanicità forse di origine esterna. A questo alludeva Shaul-Paolo (o chi per lui) quando agognava la redenzione per la stessa natura sofferente? La redenzione potrebbe significare recuperare quella forma di libertà dalle "leggi" che costringono a reputare naturale ciò che è, invece, ripetitivo. [1]

Oggi avvertiamo che le forze oscure sempre più, avvalendosi della tecnologia, spesso surrogato della creatività, intendono esercitare il loro controllo, producendo un meccanismo perfettamente oliato in cui l'individuo sia ingranaggio. E' questo il lato meccanico del male: la macchina mondiale tende verso una sorta di moto perpetuo, un moto cieco, tautologico. Continuare a muoversi per continuare a muoversi: non importa quanti saranno stritolati nel meccanismo. La macchina "vuole" continuare a funzionare: le categorie etiche non rivestono alcuna importanza. Il male può assumere questo aspetto metallico, asettico.

Si spiega come il tramonto dell'arte, l'eclissi della letteratura, il crepuscolo della spontaneità consuoni con la fondazione del mondo ipertecnologico, efficiente ma gelido.

Immaginare altri universi, generare pensieri creativi, spezzare la catena della necessità, soprattutto credere nell'impossibile è, invece, la via della Vita.

[1] Sul tema della natura che attende la redenzione, si legga il recente articolo del Professor Francesco Lamendola, Se non ci fosse stato bisogno della Redenzione, vi sarebbe stata egualmente l'Incarnazione?, 2009



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