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25 maggio, 2016

Il problema della coscienza non è un problema



Si discute sempre più spesso, almeno nel contesto dell’informazione indipendente, di controllo mentale e della coscienza. In realtà, bisognerebbe definirlo controllo cerebrale: certe frequenze elettromagnetiche, le sostanze psicotrope, talune azioni psico-linguistiche incidono, infatti, talvolta in modo pesante, sui processi cognitivi ed emotivi di origine encefalica, sull'equilibrio psico-fisico dei soggetti più esposti e più vulnerabili.

Tuttavia – questa è una buona notizia – in nessun modo si può veramente influire sulla Coscienza, per la semplice ragione che essa, se esiste, non è di natura materiale. Mentre il cervello che, in fondo, va presumibilmente inteso come un trasduttore, traduce impulsi esterni in segnali biochimici, la Coscienza plasma il pensiero, genera le idee.

Certo, in pieno Positivismo, Hyppolite Taine ed altri scienziati potevano asserire che il cervello secerne il pensiero, come fosse un ormone, che virtù e vizio sono assimilabili allo zucchero ed al vetriolo, ma per fortuna, i settori più avanzati della ricerca attuale, potati i rami secchi dello scientismo, hanno compiuto una rivoluzione copernicana: si consideri, ad esempio, il Biocentrismo di Robert Lanza, il fisico secondo cui è la Coscienza a porre lo spazio-tempo ed a promanare da sé il mondo fenomenico, non vice versa.

E’ grosso modo una rivincita dell’orientamento filosofico che, con tutti i suoi limiti ed i suoi pregi, da Platone giunge sino a Berkeley, da Kant all’Idealismo tedesco ed italiano: è una rivincita non scevra di pericoli, primo fra tutti il rischio che si cada in un mentalismo apodittico, in una “calunnia della terra”, laddove molte questioni concettuali inerenti all’essenza della sfera intelligibile e di quella sensibile, ai loro reciproci rapporti, devono ancora essere risolte e delimitate in termini chiari.

Nondimeno possiamo stabilire che, in quanto la Coscienza è immateriale, avulsa dalle coordinate cronotopiche, eterna, essa non può essere in alcuna maniera né aggredita né manipolata. Correttamente dunque denunceremo e cercheremo di contrastare gli stratagemmi tecnologici, chimici, biologici e retorici atti a gestire ed a dominare le dinamiche psichiche e cerebrali, ma chi ha Coscienza alla fine non deve temere veramente alcunché.

Che cos’è la Coscienza? Definirla è impossibile, semmai potremo tentare di delinearne il profilo, elencando ciò che non è: non è ilica, non è caduca, non è imprigionata nelle leggi fisiche.

Quale relazione si instaura tra Coscienza ed inconscio? Quali sono le caratteristiche dell’inconscio? Altre domande cruciali, cui è quasi impossibile rispondere. Per ora, basti aver compreso che “la torre che non crolla” probabilmente non è una chimera.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

30 agosto, 2012

It's over

Nel desolante panorama della televisione, costituisce una decorosa rarità il programma condotto da Fausto Paravidino, "F.I.L.", "Felicità interna lorda". Paravidino, drammaturgo, regista ed attore, offre uno spaccato della realtà italiana con le sue contraddizioni ed idiosincrasie, proponendo un’antologia di reportages spesso d’annata. Più dei servizi, però, sono gli arguti monologhi del conduttore ad impreziosire la trasmissione: le parole, un po’ ironiche un po’ disincantate, echeggiano nel vuoto di una società ormai giunta al capolinea, nell’indifferenza di un mondo disgregato.

Qualsiasi azione, qualsiasi discorso oggi ha un valore epigonale. Se a poco vale una critica implacabile, caustica del sistema, non saranno certo gli approcci sentimentali o moralistici, per quanto sinceri, a cambiare le cose.

Il piano dei Fulminati procede di gran carriera: non è neppure il caso di elencare le nefandezze che il governo clandestino progetta e compie, spacciandole per iniziative a favore della collettività.[1] Lo stato "etico", tragico simulacro di quello teorizzato da Hegel, è in procinto di trasformarsi in un potere tecnocratico al di fuori del quale non esisterà uno iota.

Qualcuno si chiede per quale motivo non si riesca a deviare la rotta, evitando l’iceberg verso il quale il comandante sta deliberatamente dirigendo la nave: sono migliaia i gruppi attivi in tutto il pianeta, movimenti che provano a divulgare verità censurate e ad imprimere una svolta. Eppure non si cava un ragno dal buco: manca un coordinamento, inoltre moltissimi di questi movimenti (ad esempio, Zeitgeist, Occupy Wall Street e probabilmente Thrive) sono integrati nell’establishment che fingono di voler contrastare.

Manca infine una vera comprensione dei problemi e delle loro radici occulte, anzi sataniche. Come coinvolgere dunque gli altri che strabuzzano gli occhi acquosi, non appena esci dai confortanti binari della vulgata? Figuriamoci se riuscirebbero a concedere di rivoluzionare la rassicurante ed ingenua visione della “realtà” che si sono costruiti con tanta tenacia. Costoro, miliardi di spaventati dallo loro stessa ombra, sono una zavorra per i pochi svegli.

Così il fatalismo, lungi dal coincidere con un atteggiamento rinunciatario, assurge a distaccata lucidità, a consapevolezza dei limiti entro cui è confinato l’agire umano.

[1] Qui ci limitiamo a ventilare la possibilità che le élites di psicopatici decidano di provocare un enorme black out, per mezzo di armi elettromagnetiche, attribuendolo ad una tempesta solare.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

08 maggio, 2011

Il delitto corre sulle microonde

Il segnale del picchio verde

Il 14 ottobre 1976, tutte le comunicazioni radio del globo furono interrotte da segnali radio di forte intensità. Le emissioni erano irregolari e si alternavano frequenze molto elevate a frequenze molto basse.

L'Unione sovietica, dopo essere stata identificata come la diretta responsabile, presentò delle formali scuse a tutti i paesi che avevano protestato. I loro "esperimenti" erano all'origine di questi disturbi. Poco dopo i Russi cambiarono lunghezza d'onda e cominciarono così le emissioni di gigantesche onde elettromagnetiche stazionarie.

I Sovietici avevano usato il "PIVERT", chiamato anche "Woodpecker" (Picchio), a causa del caratteristico suono ritmato che i rilevatori di segnali elettromagnetici avevano registrato. Questo suono assomiglia al rumore che si produce, battendo su una tavola con una penna, a una velocità di 14 colpi al secondo. Pare che il segnale venisse dalle città sovietiche di Riga e di Gomel, dove i Sovietici sperimentavano dei mastodontici generatori ad energia continua basati sulla tecnologia di Tesla. Come bersaglio fu scelta l'ambasciata statunitense a Mosca: tra il personale del consolato molti accusarono disturbi di varia natura (cefalea, insonnia, inappetenza, irritabilità, depressione...); alcuni furono colpiti da patologie, anche gravi, tra cui emorragie cerebrali, ictus, attacchi epilettici e tumori.

La strana morte di Mark Purdey

L'abitazione del medico veterinario Mark Purdey fu incendiata. Un giorno trovò la sua linea telefonica isolata. Un'altra volta vide degli estranei che si aggiravano, con fare sospetto, nei paraggi della sua fattoria. Questi estranei pedinarono a lungo sia lui sia la moglie. L'avvocato di Purdey morì in un incidente stradale, avendo perso il controllo dell'auto su cui viaggiava. E' stato riferito che un giorno l'autoveicolo, con alla guida Purdey, incrociò un autocarro dotato di strane apparecchiature. La morte di Purdey è avvolta nel mistero: il tumore cerebrale che lo colpì fu causato da campi elettromagnetici mirati e potenti?

Da fine ottobre 2010 sino ad aprile 2011 la nostra famiglia è stata coinvolta in una serie di drammatici eventi che, alla fine, nonostante innumerevoli tentativi, hanno portato alla morte di nostro padre, avvenuta il 3 aprile 2011. Molti dei lettori sapranno che nel periodo compreso tra fine novembre 2010 sino al 17 gennaio 2011, mio padre ed io siamo stati a Rozzano (MI), presso il centro ospedaliero Humanitas. Non mi dilungo nei particolari, visto che chi vorrà approfondire, può leggere questa sorta di resoconto in memoria del papà.

Dobbiamo giocoforza, però, ritornare su questa storia, poiché abbiamo il fondato sospetto che nostro padre sia stato, diciamo così... aiutato a morire. Sul tetto dell'edificio di fronte (sette piani - ora disabitato), a 110 metri di distanza, nel marzo 2005, furono installate due antenne di telefonia mobile. Nel settembre 2005 mio padre cominciò a conclamare disturbi motori per un tumore (glioblastoma IV, causato dai campi magnetici della telefonia mobile), che, però, non gli fu diagnosticato. Infatti, sino a dicembre 2010, tutti pensavamo, a causa di una diagnosi sbagliata dei medici sanremesi, al morbo di Parkinson.

_blankUna relazione di causa-effetto tra smog elettromagnetico e cancro al cervello intercorre evidentemente. Fatto sta che il nostro babbo conclamò in modo drammatico il tumore all'encefalo, il Glioblastoma IV, solo nell'ottobre 2010. Per cercare di salvarlo, decidemmo il ricovero in un centro specializzato per questo tipo di neuropatie, l'Humanitas.

Alla fine di dicembre 2010 mio fratello ed io iniziammo a concordare telefonicamente il rientro a casa, affinché fosse tutto pronto per la lunga convalescenza di papà a letto.

Il 17 gennaio 2011 il babbo firmò per le dimissioni. Partimmo alla volta di Sanremo dove arrivammo nel tardo pomeriggio.

Papà quella sera cenò nel suo letto, seguì qualche programma in televisione e si addormentò sereno, finalmente era a casa sua, con la famiglia. Ci sembrava di aver toccato il cielo con un dito: pensammo che l'incubo fosse concluso, ma qualcosa di terribile stava per accadere.

18 gennaio 2011, alle 8:30 di mattina sentii gridare mio padre che accusava un fortissimo dolore al piede sinistro. Visto il viaggio del giorno prima in auto, pensai ad un crampo e cominciai a massaggiare l’arto. Non ebbi nemmeno il tempo di rendermi conto che non era un innocuo crampo muscolare. Vidi, infatti, che papà cominciava a contrarre il viso, a sbattere gli occhi, a serrare la bocca. Nell’attimo in cui compresi, saltando dall'altra sponda del letto, che si trattava di una probabile emorragia cerebrale con attacchi epilettici, il dramma era già compiuto, poiché in quei secondi preziosi papà si morse la lingua, le labbra e si sublussò la mandibola, scheggiando anche due denti incisivi. Dovemmo chiamare subito il pronto intervento. I paramedici arrivarono dopo pochi minuti, mentre le scariche epilettiche di papà si ripetevano ed il sangue schizzava da tutte le parti. Subito lo portarono via. Lo seguii in ospedale. Le crisi epilettiche si avvicendarono per circa 40 minuti, nonostante i sedativi somministrati per “spegnere” le scariche. Il cuore arrivò per un attimo a 150 pulsazioni al minuto, poi si stabilizzò e papà si risvegliò. Una lacrima gli sgorgò dall’occhio destro. Chiamai l’infermiera, che per quei lunghissimi minuti era rimasta fuori, in una saletta adiacente. La informai che papà era appena uscito dalle crisi epilettiche. Lo trasferirono quindi nella stroke-unit.

Incredibilmente l’emorragia cerebrale, con sede nella zona dell’intervento stereotassico e che aveva procurato le crisi epilettiche, non produsse all'apparenza ulteriori danni neurologici. Gli arti si muovevano ancora e papà parlava in modo normale. Soffriva, però, di un’amnesia a breve e medio termine, ma questo sintomo è spesso causato dell’epilessia. In realtà non ricordava più neanche del ricovero a Rozzano.

Una settimana prima del ritorno a Sanremo mio fratello mi aveva comunicato che erano state installate delle nuove antenne sulla palazzina di fronte. Scattò, per fortuna, una serie di fotografie, adoperando la nostra vecchia videocamera Panasonic.

Mio padre, tutto sommato, al rientro a Sanremo, era in buone condizioni. Fatto sta che, solo 14 ore circa dopo il nostro rientro a casa, egli subì una gravissima emorragia cerebrale con annesse crisi epilettiche che si protrasero per un'ora. Caso vuole, una settimana circa prima, sul tetto dello stabile di fronte, era stato aggiunto uno strano apparato, che poi fu, fatto strano, rimosso il giorno successivo al decesso di nostro padre e solo quattro mesi dopo la sua installazione. Si notino il cablaggio avvolto in modo visibilmente provvisorio, il diametro notevole dei cavi e lo strano aspetto e colore dell'"antenna".

Nei giorni immediatamente precedenti al decesso, nostro padre fu colpito da altre due emorragie con crisi epilettiche. Fu la fine. Il 2 aprile entrò in coma ed il 3 aprile 2011, alle ore 23.11, esalò l'ultimo suo respiro.

Ci è stato confermato da diverse fonti "del mestiere" che quel particolare apparato, installato in direzione dei nostri locali d'abitazione per circa 130 giorni ed ora rimosso, è un'apparecchiatura "camuffata" probabilmente con sottile telo che, con molta probabilità è un cosiddetto "quinta banda" e cioè un'attrezzatura militare realizzata ed installata per arrecare danni, mediante fasci di microonde concentrati in una ristretta area. "E' un'antenna con un beam (fascio di emissione) che può variare tra 1 e 2 gradi, a seconda della frequenza di impiego. Di conseguenza a 110 metri di distanza il beam ha un'apertura tale da formare un cerchio elettromagnetico concentrato di circa 3 metri".

In definitiva, si deve pensare che abbiano irradiato in modo indiscriminato l'appartamento ed il più debole (nostro padre) della famiglia ha avuto la peggio.

Visto il chiaro collegamento che esiste tra le microonde e le emorragie cerebrali (oltre che i tumori) e data la strana coincidenza di eventi e fatti relativi alla morte del nostro babbo, la mente va subito ad un amplificatore di microonde. Considerato che ci occupiamo di temi scomodi, propendiamo ad una specie di vendetta trasversale o comunque ad un tentativo di distrarci dalla nostra opera di divulgazione, così come accaduto, in casi luttuosi del tutto assimilabili al nostro, ad altri noti attivisti in questi anni.


NOTA: i nostri numeri telefonici sono sotto controllo e quindi chi di dovere poteva benissimo sapere del mio rientro a casa e predisporsi in modo adeguato.

04 dicembre, 2010

Il misterioso boato di Kokomo

Kokomo è una cittadina dell'Indiana (Midwest degli Stati Uniti d'America) dove il 16 aprile 2008 fu udita una fragorosa esplosione che generò una fortissima onda d'urto: i vetri delle finestre e gli infissi degli edifici tremarono nel raggio di 30 kilometri. La stessa notte molti abitanti di Kokomo e delle contee limitrofe videro una sfera arancione (altri testimoni descrissero una fila di luci fluttuanti all'orizzonte). A causa del boato, i centralini della Polizia e dei Vigili del fuoco furono subissati di telefonate per opera di cittadini spaventati. Almeno quaranta unità di soccorso furono allertate ed inviate sul luogo dove qualche testimone, come Mike Blake, aveva scorto precipitare un velivolo, ma le unità non reperirono rottami di nessun tipo né altre tracce di uno schianto.

Poiché presso Kokomo è ubicata la base aerea militare di Grissom, le autorità, pensando ad un bang prodotto da un velivolo in grado di superare la barriera del suono, interpellarono i responsabili della struttura: essi risposero che alle 22 e 15 tutti i jet erano a terra. In seguito, però, i militari e la Guardia nazionale cambiarono versione, chiarendo, con un dispaccio, che il boato era stato prodotto da un F-16. Fu dichiarato che i bagliori erano in realtà dei flares sganciati dall'F-16, flares usati per confondere i missili a ricerca di calore. Nei giorni successivi ai misteriosi eventi, il quotidiano “Indianapolis Star” pubblicò un articolo in cui si prendeva in considerazione l'ipotesi secondo la quale il fragore e le luci erano riconducibili ad una pioggia di meteoriti.

L'inchiesta sul caso, condotta da Glenn Means del M.U.F.O.N., consentì di scartare via via le spiegazioni che erano state fornite per giustificare sia i bagliori sia il formidabile bang. Non furono trovati rottami di aereo; non furono individuati crateri di impatto scavati dagli aeroliti; il rumore assordante non poteva essere stato determinato da un velivolo che aveva infranto il muro del suono, giacché i velivoli che producono bang ultrasonici devono incrociare a non meno di 30.000 piedi: a terra il bang prodotto a quell'altitudine è percepito come uno schiocco.

I ricercatori Acwort, Birnes ed Uskert hanno impiegato un cannone ad hoc per tentare di riprodurre l'intensità della detonazione udita dai cittadini di Kokomo, ma quasi tutti i testimoni hanno affermato che la deflagrazione del 16 aprile 2008 era stata molto più assordante rispetto a quella generata dall’apparecchiatura.

Alcuni investigatori hanno correlato il caso di Kokomo all’avvistamento, avvenuto il 16 gennaio 2008 a Denver (Indiana), a 45 km a nord di Kokomo, di una “torre volante”. L’ordigno, costellato di luci, fu notato dal ventiduenne Robbie Becks. L’oggetto, immortalato dal giovane in un video della durata di quattro minuti e realizzato con un cellulare, era diretto verso Kokomo.

Resta una congettura che non è stata presa in considerazione dai vari ricercatori ed è la seguente: il rimbombo di Kokomo potrebbe essere ascritto ad un esperimento militare in atmosfera, implicante tecnologie segrete e manipolazioni della materia-energia. E’ naturale che si tratta solo di una supposizione, ma il fenomeno dei rumori tonitruanti non attribuibili a cause note è sempre più frequente e le interpretazioni tradizionali (brillamento di mine, bang ultrasonici, collisioni in volo…) si rivelano sempre meno adeguate.

Fonti:

Boati in atmosfera: una nuova ipotesi, 2010
Investigazione condotta da Ted Acworth, Bill Birnes, Pat Uskert


Fonte: www.tankerenemy.com

APOCALISSI ALIENE: il libro

10 febbraio, 2009

Solidarietà con Paolo Dorigo

Paolo Dorigo, vittima di torture elettromagnetiche, ha cominciato uno sciopero della fame per chiedere che gli siano estratti i corpi estranei impiantatigli, anni or sono, contro la sua volontà. Sul blog La scienza marcia è riportato il suo appello e sono indicati gli estremi per firmare una petizione in merito.

Leggi qui l'articolo del blog succitato.


APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

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