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24 aprile, 2017

L’enigma della Pietra nera



La Kaaba (cubo) è il noto edificio sacro di forma cubica situato presso La Mecca. Contiene l’Al-hajar al-aswad, la Pietra nera, forse un meteorite. L’oggetto litico era adorato dagli Arabi pagani e, dopo che Maometto conquistò La Mecca, fu integrato nella religione islamica.

Secondo alcune leggende musulmane, il sito fu scelto per la sua connessione con Abramo. Il patriarca fu condotto in Arabia da un vento di tempesta inviato da Allah che ordinò all’uomo di erigere un santuario nel luogo in cui il vento l’avrebbe portato. Mentre Abramo stava costruendo l’edificio, si fermò su una delle pietre dove rimase l’orma del piede. La Pietra nera, portata nel santuario dall’arcangelo Gabriele, era un tempo bianca, ma diventò nera a causa dei peccati degli uomini.

In un’altra tradizione fu Adamo il fondatore della Kaaba. Dopo che il progenitore fu espulso dall’Eden, egli si recò alla Mecca dove Allah depose una tenda di giacinto rosso in cui Adamo potesse vivere. La tenda, che era un angelo, in seguito divenne la Pietra nera. Quando il protoplasta stipulò un patto con gli uomini, essi siglarono un documento che fu dato in pasto alla Pietra. Nel giorno del Giudizio, la Pietra estrarrà la lingua per rivelare il nome di tutti i reprobi e di tutti gli eletti.

Quello della Pietra nera è un vero rompicapo: la sua origine è avvolta nelle nebbie di un passato lontanissimo. Scrive John Keel a proposito di questo monolite: “Alcuni dicono che fu consegnato ad Abramo o a suo figlio Ismaele (il progenitore degli Arabi, n.d.r.) da un angelo, altri sostengono che fu nascosto per secoli nella Grande Piramide, costruita appositamente per custodirlo, finché, sotto la minaccia di una guerra o di un terremoto, i sacerdoti egizi decisero di portarlo in salvo in Arabia. [...] Gli scienziati arabi che lo hanno visto, lo descrivono come un agglomerato di metallo, simile agli agglomerati di ferro e nickel delle meteore che cadono sulla Terra. Qualunque cosa sia, quando un uomo gli si avvicina, è folgorato dall’energia cosmica, la sua mente si spalanca e, in un breve istante di illuminazione, vede l’intero cosmo così com’è e non come lo immaginiamo ed è assalito dal desiderio irrefrenabile di difendere la miracolosa pietra al costo della propria vita. In epoca pre-islamica, il masso fu trasferito nel villaggio di Macaroba (La Mecca) e custodito all’interno di un robusto parallelepipedo di granito, foderato di seta nera”.

Le tribù beduine si contesero in sanguinosi conflitti il possesso del meteorite: nel secolo XII i Crociati tentarono di conquistare Macoraba per impadronirsi della Pietra. Lo stesso Maometto, pur ordinando la distruzione degli idoli venerati dai Meccani, aveva deciso di preservare sia l’oggetto sia il Cubo sacro, incorporandone il culto all’interno dell’Islam: da allora ogni musulmano è tenuto a recarsi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita per rendere tributo alla Kaaba. E’ notevole che la Piramide di Keope (o Kufu) ospiti nella camera superiore un “sarcofago” litico che ha le dimensioni esatte della Kaaba.

Mutatis mutandis, la Pietra nera, probabilmente un betel, una “casa del dio”, ossia uno dei tanti massi e meteoriti onorati dalle popolazioni semitiche che abitavano il Medio oriente nell’antichità, ricorda il monolite di “2001 Odissea nello spazio”, la celebre pellicola di Kubrick, tratta dal romanzo di Arthur C. Clarke. Sono tutti oggetti dai poteri misteriosi ed immani, un po’ totem, un po’ strumenti per comunicare con entità invisibili (e sinistre? Extraterrestri, intraterrestri, alieni, demoni), un po’ stargate, un po’ centro di controllo dell’umanità, ma soprattutto simboli.

In quanto simboli, si stagliano sul sottile orizzonte dell’enigma, là dove la più tetra serenità e la più radiosa disperazione si fondono nel significato ultimo della Vita, significato di cui non ricordiamo più neppure l’esistenza.

Fonti:

J. Keel, L’ottava torre, Roma, 2017, pp. 204-206
A. S. Mercatante, Dizionario dei miti e delle leggende, Roma, 2001, s.v. Kaaba


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APOCALISSI ALIENE: il libro

15 gennaio, 2013

Il lato oscuro dei dischi volanti: siamo di fronte a qualcosa di malvagio? (articolo di Sean Castell)

Il ricercatore Sean Castell recensisce un libro di Cecil Michael, "Round trip to Hell in a flying saucer". La valutazione è piuttosto equilibrata: Castell evidenzia l’eccezionalità di un testo risalente agli anni ‘50 del XX secolo. Mentre dominava la visione del contattismo volto ad ostentare uno scenario edulcorato con extraterrestri saggi e dall’aspetto attraente, se non angelicato, Michael fu una voce fuori dal coro, con il suo ammonimento a guardare oltre le apparenze. Invero, nell’epoca d’oro dei dischi volanti anche Williamson e Bailey avvertirono dei pericoli di un’operazione “cavallo di Troia”. Oggi, alla luce di ulteriori indagini ed acquisizioni, l’ufologia “pessimista” di Michael trova una giustificazione non irrilevante, sebbene il rischio dell’integralismo e del manicheismo sia dietro l’angolo. Tuttavia, se il saggio di Michael è stato valorizzato tramite una nuova edizione arricchita di recenti contributi, significa che i tempi sono maturi per cominciare a superare interpretazioni ingenue. Di estremo interesse, soprattutto per i risvolti antropologici, è il capitolo dedicato alle creature proteiformi all’interno di un testo il cui limite maggiore risiede nella descrizione dei governi: come sappiamo essi hanno delle immani responsabilità e dipingerli come difensori dei popoli è ridicolo, oltre che inverosimile.

Il mistero di chi sta manipolando i testimoni di U.F.O in tutto il mondo fin dai tempi antichi annovera molte interpretazioni. Usufruendo delle prove disponibili, si può congetturare che gli extraterrestri siano araldi della seconda venuta di Cristo o che siano invasori dal sangue freddo, decisi a colonizzare il nostro pianeta per mezzo di una sapiente combinazione del nostro D.N.A. con il loro.

Esiste anche un’interpretazione meno frequente: che l'attuale fenomeno U.F.O. ed i sequestri alieni siano semplicemente una manifestazione tecnologica degli stessi demoni che tormentarono e cercarono di manipolare l'umanità fin dall'inizio dei tempi. In altre parole, gli alieni grigi non sono una novità ed il loro intento malvagio di base non è mai cambiato.

La seguente affermazione proviene da un'autorità quale Lord Hill-Norton, il defunto ammiraglio a cinque stelle ed ex direttore del Ministero della difesa britannico. L’asserzione di Lord Hill-Norton aiuta a mettere a fuoco questo punto di vista: "Gli U.F.O. sono essenzialmente una questione religiosa piuttosto che una minaccia militare, inoltre si può enucleare un grado di coinvolgimento psichico in quasi tutti i casi. Molto spesso queste esperienze sono sicuramente antitetiche rispetto alla fede cristiana".

Recentemente ho partecipato alla stesura di un nuovo libro su questo lato oscuro dei dischi volanti. Il testo si intitola "Round trip to Hell in a flying saucer" Una parte della pubblicazione è una ristampa di un volume precedente, edito negli anni ’50 del XX secolo da Cecil Michael. Nel libro, Michael descrive un'esperienza di rapimento infernale durante la quale visitò il regno dei dannati da cui in qualche modo tornò miracolosamente con abbastanza lucidità per riferire il vissuto. L’ottica di Michael è esattamente agli antipodi della maggior parte dei resoconti dovuti ai contattisti degli anni ‘50, la maggior parte dei quali descrivono alieni biondi, di bell’aspetto che con compassione avvertono gli uomini del loro possibile destino inerente ad una guerra nucleare ed all’inquinamento ambientale.

Dato che Michael è per il suo tempo una voce fuori dal coro, si potrebbe facilmente liquidare quanto dichiara. Questo, però, non è il caso. Come dimostra tutto il materiale aggiornato che è stato riversato in "Round trip to Hell in a flying saucer", un gran numero di ricercatori e di sequestrati della generazione più recente vedono nel fenomeno U.F.O. qualcosa di satanico e demoniaco.

Due dei nomi più importanti nella ricerca sugli U.F.O., John Keel ed il celebre Jacques Vallée, giunsero alla conclusione che ai dischi volanti soggiace un aspetto parafisico che viene troppo spesso negato dai ricercatori “viti e bulloni”, inclini a valorizzare la dimensione concreta di visitatori provenienti da un altro pianeta a bordo di astronavi tangibili. Non sono pochi, però, gli incontri con gli U.F.O. e con i loro occupanti che si fondono e si confondono con le storie di demoni e con i protagonisti del “piccolo popolo”.

Il libro aggiornato effettivamente presenta alcuni aneddoti spaventosi. Una sezione del libro si occupa dei Jinn, i demoni della tradizione pre-islamica ed islamica, creature in genere più dispettose che malvagie. [...]

All’interno del libro Adam Gorightly si occupa di incontri sessuali tra umani e alieni e discute di come "la Grande Bestia", Aleister Crowley, usò droghe allucinogene e la magia sessuale per evocare entità ultraterrene. Gorightly, nel capitolo "Psychic space age vampires", correla le abductions ai miti antichi che descrivono predatori sessuali. Tim Swartz racconta storie di mutilazioni umane per opera degli occupanti degli U.F.O., un episodio che occorse in una base militare in Texas nel 1956. E’ anche esplorata l'idea che gli alieni-demoni possano nutrirsi dell'energia contenuta nel sangue umano e della sofferenza inflitta agli esseri viventi.

I miei contributi al saggio includono una panoramica delle ipotesi formulate da Keel e da Vallée nonché l’interpretazione del fenomeno per opera del pilota e ricercatore John Lear. John Lear ci ammonisce: quando si vede lo spettacolo sfavillante di un che U.F.O. che si avvicina, è preferibile correre via a rompicollo e non lasciarsi incantare dalla bellezza delle astronavi. Secondo Lear, gli alieni vogliono solo succhiare il midollo della nostra anima: la nostra paura ed umiliazione sono nutrienti per loro.

Ho anche intervistato un pastore in pensione di nome Tom Horn, che racconta la storia di un vero incontro con un’entità demoniaca che è stata confermata da diversi seguaci della sua congregazione. [...]

Ho anche contribuito con un breve capitolo in cui analizzo le opinioni esposte in "Communion" del rapito Whitley Strieber e le ricostruzioni del ricercatore Budd Hopkins, autore di "Intruders". Strieber, quando mi rilasciò un’ìintervista, riconobbe che era molto facile per lui collocare sullo stesso piano gli alieni grigi ed i demoni e che il terrore e l’angoscia delle esperienze resero impossibile distinguerli. Hopkins, d'altra parte, evidenzia che la complessità del fenomeno abduction rende impossibile trarre conclusioni circa l’intrinseca natura degli alieni, discernendoli in benevoli e malvagi. [...]

Nel frattempo, non mancano storie terribili da raccontare circa i lati più sinistri della tradizione ufologica. In un'intervista con Timothy Beckley, editore, Christopher O'Brien indugia sul folklore che circonda creature chiamate "skin-walkers", avvistate nella misteriosa Saint Louis Valley. E’ un luogo che si estende su parte del Colorado e del New Mexico ed è una regione di avvistamenti U.F.O. da diversi decenni. Il termine "skin-walkers" è intercambiabile con "mutaforma" e si riferisce essenzialmente ad una creatura che può cambiare le sue sembianze da umane in animali e viceversa.

"Secondo le conoscenze tradizionali", osserva O'Brien, "gli skinwalkers sono in grado di leggere i pensieri della vittima. Si pensa che siano capaci di imitare qualsiasi suono umano o animale. Questa abilità è talvolta usata per attirare vittime inconsapevoli, chiamandole con la voce di una persona a loro nota con un il verso familiare di un animale. Non bisogna mai fissare gli occhi di un versipellis per evitare che la propria volontà sia soggiogata”.

Qual è il collegamento del governo con tutto questo? Il noto autore Nick Redfern sostiene, in un'intervista a Tim Beckley contenuta in "Final events," che l’esecutivo tempo fa concluse che gli U.F.O. erano di natura demoniaca e che i margini di azione in termini di protezione dei cittadini erano molto risicati. Hanno cominciato a sviluppare un piano per convertire la popolazione al cristianesimo evangelico in modo da offrire un’arma per un combattimento spirituale tale da difendere le proprie anime immortali. Tom Horn, citato sopra in questa recensione, chiama queste persone "guerrieri della preghiera". Egli afferma: "La preghiera fervente del giusto potrebbe essere l’ariete in grado di sfondare l'oppressione demoniaca." [...]

I demoni classici del cristianesimo insieme con gli zombies, i mutaforma, i vampiri, gli incubi ed i succubi sono tutti passati in rassegna in "Round trip to Hell in a flying saucer".[…] Non esiste uno studio altrettanto esaustivo delle valenze oscure collegate alle manifestazioni xenologiche. [...]

Vorrei concludere notando che il fenomeno U.F.O. e persino i rapimenti alieni non sono sempre di natura demoniaca. Ci vorrebbe un libro intero altro per perorare la tesi degli alieni benevoli in modo da completare il quadro delineato all’interno di "Round trip to Hell in a flying saucer" la cui copertina, da sola, con i disegni di Tim Swartz, è agghiacciante. E’ necessario approcciare questo libro con cautela.

Fonte: ufodigest

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

02 giugno, 2012

Il fattore Oz

Il fattore Oz, Alieni, sciamanesimo, multidimensionalità” è la nuova fatica di Enrica Perrucchietti, nota per il suo pamphlet, “L’altra faccia di Obama”. Il saggio dell’autrice cerca di contemperare le teorie scientifiche più recenti (sia evidenziato: tra loro in una certa misura incompatibili) con il pensiero della Tradizione sciamanica ed esoterica.[1] Sono dunque valorizzate le interpretazioni parafisiche in tema di contatti con gli Altri, nel solco dell’ufologia soft che affonda le radici nelle concezioni dei suoi corifei, Jacques Vallée e John Keel. La lettura del libro è appassionante e soprattutto spinge ad approfondire per mezzo della corposa bibliografia, sebbene più che fornire delle risposte, ribadisca gli interrogativi di sempre.

La rassegna di differenti indirizzi filosofici e scientifici (ma la scienza è solo una delle tante correnti filosofiche) ci conferma che siamo quanto mai lontani non solo dalla Teoria del tutto, da un’unificazione dei molteplici modelli interpretativi del mondo. Non solo, anche se si decide di circoscrivere l’ambito della ricerca al tema delle abductions, ci si impiglia in una rete di contraddizioni, sia pur feconde, tali da impedire di delineare un quadro coerente.

Ormai siamo abituati a maneggiare termini come “materia”, “energia”, “spazio”, “tempo”, “etere”, “coscienza”, persino “akasha”, “entanglement”, “non località”, “ipercomunicazione” etc., ma dobbiamo ammetterlo: se non sappiamo che cosa sia veramente la materia-energia, ancora più disarmati siamo di fronte allo Spirito. Che cos’è la Mente? Che cosa sono gli archetipi? Sono reali? Qual è la vera natura, qual è lo statuto della cosiddetta “realtà”?

Sembra comunque – il saggio della Perrucchietti ne è un’indiretta conferma – che non si possa rinunciare ad una forma di dualismo, distinguendo tra una dimensione non ilica da cui, in modo inesplicabile, è generato l’universo – lo si intenda pure come proiezione olografica. Merito del testo è sottolineare come gli uomini (non tutti!) non siano esseri confinati in un involucro caduco, ma scintille di una luce infinita: le vie per riscoprire la propria natura divina sono additate, anche se è arduo infrangere le barriere.

Lascia, invece, un po’ perplessi come in un titolo costruito sulle relazioni con l’invisibile, sia così esiguo lo spazio dedicato alla dominazione dell’umanità. Il cenno alle concezioni gnostiche circa gli Arconti avrebbe potuto costituire l’abbrivo per un’analisi metastorica, in cui il dipanarsi degli eventi è visto come riflesso di una millenaria ed occulta macchinazione. La tendenza a liquidare l’ufologia hard, quella “viti e bulloni”, trascina con sé il rischio di ridimensionare le implicazioni tecnologiche che si conclamano nelle attività di geoingnerizzazione del pianeta e nei deliri del Transumanesimo. Dubitiamo che esseri incorporei siano così condizionati ed ossessionati dalla tecnica. Si potrebbe cercare un modo per armonizzare l’ipotesi multidimensionale con quella interstellare. Perciò, pur condannando il culto di dèi che dei non sono, non escluderemmo in toto le spiegazioni di Biglino et al.

Sono ricostruzioni che si potrebbero applicare ad una parte sola dell’umanità e… delle Potenze.

[1] Di passaggio si osserva che le varie teorie (la fisica quantistica, la teoria delle stringhe, il sistema dei molti mondi, il modello olografico etc.) non riescono a spiegare – forse è tema che non suscita interesse - il mysterium iniquitatis. Il male resta così una specie di ospite ignorato.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

07 agosto, 2009

Menger su Venere

E' recentemente scomparso Edward Menger (1922-2009), il noto contattista statunitense, protagonista, stando al suo racconto, di una serie di eccezionali esperienze che costellarono la sua vita. Menger, ancor più di George Adamski, può essere considerato il corifeo del controverso contattismo, poiché i suoi presunti incontri con i fratelli dello spazio sono antecedenti di circa due decenni agli abboccamenti di Adamski con i Venusiani. Infatti il primo rendez-vous di Menger con una bellissima donna dello spazio risale al 1932.

Ricorderei, in primo luogo, un episodio raccontato da Menger. Egli nell'aprile del 1945 si trovava ad Okinawa, dove prestava servizio con il settecentesimo e decimo terzo battaglione di carri armati: nell'isola giapponese ebbe un contatto con un uomo molto alto che indossava la divisa color kaki dell'esercito. L'uomo gli disse di provenire da Venere e preannunciò a Menger che ben presto l'Impero del Sol Levante si sarebbe arreso, perché i Nipponici stavano per essere annientati da un potere che avrebbe sconvolto il mondo intero. I giorni 6 ed 8 agosto del 1945 furono sganciate le micidiali bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Il blog
Noi e gli extraterrestri ha pubblicato un ricordo di Menger ed un'intervista. L'intervista contiene spunti per alcune considerazioni, anche alla luce di recenti studi ed ipotesi in ambito ufologico e non solo.

Nel 1956, l'uomo ricevette un messaggio che si può reputare, con il senno di poi, piuttosto attuale. Un essere di alta statura così si espresse: "Voi vivete in un mondo d’illusione: non comprendete che siete esseri quadridimensionali, in quanto possedete il pensiero che è il vostro sesto senso. Sappiate bene che lo spirito pensa sempre, anche dopo la morte che, in realtà, non è la fine di tutto. Conosciamo il vostro concetto errato sulla natura di Dio. L’intelligenza Suprema non ha forma. Dio non è un uomo. Dio è l’universo stesso. L’uomo è limitato, ma Dio è senza limiti, è infinito. Egli si esprime in tutti gli uomini, in tutte le forme. Gli uomini sono dei che si formano alla scuola della vita, su questo e su altri pianeti, che ricercano il Sapere e la Saggezza per servire i loro fratelli e il Creatore. L’uomo avanza continuamente sulla scala che porta alla perfezione e, anche se un gradino si rompe sotto il peso dei suoi errori, il suo scopo è sempre quello di diventare perfetto, una sola cosa con Dio. La sua Anima registra i suoi errori, le sue esperienze, i suoi pensieri. L’anima di un uomo come nel caso delle forme di vita inferiori, cani, gatti, mucche, cavalli etc. è il risultato del processo di evoluzione di una Coscienza. Quella che voi chiamate reincarnazione è preceduta da un processo di transizione che voi chiamate morte, ma questa non rappresenta la fine della Coscienza, ma la continuazione delle esperienze vissute senza l’aiuto del corpo fisico. La morte è solo un’illusione: tu sei sempre esistito ed esisterai sempre, tu sei eterno come l’Universo, come Dio. I vostri scienziati non sono ancora abbastanza aperti, poiché rifiutano quanto non riescono a spiegare con l’aiuto del cosiddetto metodo scientifico, ma un giorno dovranno imparare ad elaborare una nuova scienza”.

Sono asserzioni in parte opinabili ed un po' fumose che riporto a titolo di cronaca, ma si può condividere la diagnosi circa la scienza terrestre atrofizzata dal culto del "metodo scientifico" che è, invero, il paravento dietro cui si nasconde una perversa volontà di dominio. Anche il riferimento all'universo come maya, sebbene sia un caposaldo della Tradizione e concetto di alcuni indirizzi filosofici, nel 1956 era del tutto estraneo alla fisica ed alla cosmologia che, solo negli ultimi decenni, hanno cominciato ad accoglierlo per merito di qualche pionieristico autore.

Sempre al 1956 rimonta un'altra avventura:
"Il primo settembre ebbi l’invidiabile possibilità di viaggiare a bordo di una delle loro astronavi. Mi fecero entrare in una grande sala circolare al centro della quale si trovava una sorta di macchinario a forma di spirale, apparentemente d’oro. Mi fecero sedere mentre uno dei tre uomini che costituivano l’equipaggio si sedette davanti al pannello di controllo. Un altro essere si mise accanto a lui, mentre il terzo rimase vicino a me. Improvvisamente lo schermo si illuminò ed io vidi pianeti grandissimi su uno sfondo di stelle. Sorpassammo la luna ed osservammo il passaggio di alcune meteore e, infine, raggiungemmo Venere. Sorvolammo il pianeta ed io scorsi delle magnifiche costruzioni a forma di cupola con pianerottoli a spirale in mezzo a boschi e giardini. Vidi foreste, vaste distese d’acqua e persone in abiti dalle tinte pastello. Notai anche la presenza di animali che non mi erano familiari e di veicoli privi di ruote che sembravano fluttuare sul suolo. Quando ritornai sulla terra mi sembrò di entrare in una prigione."

In questo brano dell'intervista due aspetti si agganciano a situazioni posteriori: il macchinario a forma di spirale ricorda il congegno osservato da Adamski all'interno dei ricognitori venusiani su cui asserì di aver viaggiato. Si trattava del sistema propulsivo. La pur inverosimile descrizione del pianeta ciprigno con gli edifici sormontati da cupole richiama le ricerche eretiche di Matteo Agosti. Egli, dopo aver analizzato numerose immagini scattate dalle sonde, ha stabilito che su Venere sorgono strutture artificiali (torri, complessi megalitici, pseudo-piramidi, costruzioni simili a castelli e dalle forme bizzarre). L'esobiologo è convinto che il corpo celeste ospita la vita, nonostante le affermazioni dell'astronomia ufficiale secondo cui, come è risaputo, le condizioni climatiche ed atmosferiche di Venere sono proibitive [1]. L'ufologo si basa anche sulle dichiarazioni di John Lear, ex pilota ed agente della C.I.A.: Lear ribadisce che su Luna, Marte e Venere esistono la vita e basi aliene. Secondo Agosti, sia i Russi sia gli Statunitensi con la famigerata N.A.S.A., occultano molte scoperte imbarazzanti a proposito del sistema solare. Con le sue indagini evidenzia incongruenze, censure, distorsioni nelle fonti ufficiali, per concludere che la verità è diversa da quella ammannita dalle blasonate agenzie spaziali.

Agosti, che tende a correlare la sua scoperta ad antiche tradizioni riferite a visitatori provenienti da Venere e da Marte, potrebbe confermare le incredibili dichiarazioni di Menger sulle abitazioni da lui scorte, mentre la navicella sorvolava "lo bel pianeta che amar conforta"?

A volte è più facile reperire qualche frammento di verità nei "fantasiosi" messaggi dei contattisti che nei paludati (e non di rado menzogneri) studi degli accademici.


[1] L’atmosfera di Venere è la più densa fra quella dei pianeti terrestri, con una pressione al suolo di 90 atmosfere ed una temperatura di 480 gradi C. E’ costituita per lo più da biossido di carbonio (96 per cento) e da azoto (3,5 per cento), con tracce di vapore acqueo, argo ed anidride solforosa. Vedi Enciclopedia di Astronomia e di Cosmologia, Milano, 2005, s.v. Venere


Fonti:

M. Agosti, Strutture megalitiche su Venere
Id., Le torri di Venere
Id., Dimore venusiane
Id., I Venusiani all’interno di vari numeri di X Times

A.M., Apocalissi aliene, 2008

Articolo correlato: A. Ciccarella, E' morto John Keel, l'antipinotti, 2009



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