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26 marzo, 2016

Simboli allotrii



I simboli sono molto più che l’unione di un’immagine con un significato: così non sorprende se essi si possono rintracciare anche in contesti “esterni”. Non solo, alcuni degli emblemi diffusi nella cultura umana sin dai tempi più lontani potrebbero avere una genesi allotria.

Whitley Strieber nel libro “Communion” ricorda che il triangolo è “simbolo comune dei visitatori”. Scrive l’autore: “Buckminster Fuller, nell’autobiografia, lo definì la ‘pietra fondamentale su cui poggia l’universo’. In molte tradizioni più antiche il triangolo simboleggia la crescita. Comprenderne il significato è risolvere l’enigma della Sfinge, è capire perché la piramide sia il segno della vita eterna. G. I. Gurdjeff lo collega alle tre grandi potenze della creazione e naturalmente è connesso alla Trinità”.

Il triangolo è – come è ovvio – associato al numero tre che rappresenta l’essere nel suo divenire e nel suo ritorno a sé stesso, attraverso il superamento della dualità. Quando la dualità consegue l’armonia, forma la triade, quando due forze opposte si trovano in equilibrio, danno origine ad una terza forza, ad un processo di emanazioni.

Alcuni rapiti hanno scoperto sulle loro braccia o in altri parti del corpo dei segni a forma di triangolo. Forse privi di qualsiasi funzione pratica, sembrano una sorta di stigma o di sigillo. In alcuni casi, ad esempio quello del Dottor X, un fisico francese la cui singolare esperienza di contatto fu studiata da Aimé Michel, il triangolo isoscele circoscrive l’ombelico: il colpo d’occhio è notevole, perché la figura geometrica attorno all’omphalos richiama l’occhio onniveggente che non è solo simbolo sublime relativo alla divinità, ma pure icona di Saturno, il plumbeo pianeta delle malefiche stirpi.

Un’altra icona scorta talora da contattati e sequestrati è quella del caduceo. Era il 3 dicembre del 1967, ore 2:30, Ashland, Nebraska, U.S.A. L’agente di polizia, Herbert Schirmer, vide un disco volante a forma di palla ovale, provvisto di un anello esterno a somiglianza del pianeta Saturno. L’oggetto poggiava con tre gambe sul ciglio dell'autostrada. Ulteriori particolari sull’esperienza furono resi noti sei mesi dopo, durante il trattamento ipnotico condotto da uno specialista, il dottor L. Williams. Sotto ipnosi, Schirmer raccontò che egli era sceso dall’auto per indagare, allorquando esseri umanoidi gli si avvicinarono e lo paralizzarono con un gas verdastro. Gli alieni gli rivelarono che essi provenivano da un’altra galassia: erano approdati sulla Terra per evitare che gli umani distruggessero il pianeta. Infine le creature lo portarono a bordo dell' U.F.O. L'uomo si risvegliò in una stanza non molto grande, provvista di oblò, di schermi simili a monitor e di due sedie dallo schienale triangolare. Gli alieni erano alti un metro e mezzo, indossavano uniformi attillate color grigio argento, avevano crani piccoli ed una specie di corta antenna che usciva da una parte delle loro teste, portavano cinture nella cui fondina tenevano una pistola a gas simile ad una torcia. Avevano guanti e calzavano stivali. Sui larghi petti portavano un emblema simile a quello dell'antico serpente attorcigliato, il caduceo di cui parla anche Daniel Fry. La pelle dei loro volti era bianco-grigia, terrea. Gli extraterrestri avevano sottili sopracciglia allungate e grandi occhi a mandorla simili a quelli dei gatti. I loro nasi erano più grossi dei nostri; la loro bocca era priva di labbra.

Il caduceo è stato recentemente associato al DNA. E’ figura diffusa tra i Sumeri presso cui è abbinato al dio Enki, fratello e rivale di Enlil. Enki è reputato il nume della genetica, scienza che ci conduce dritto dritto verso la Bibbia e verso ancestrali manipolazioni-degradazioni. Uno sguardo acuto sul passato potrà illuminare il futuro, se siamo ancora in tempo.

Per approfondire: Apocalissi Aliene, Communion, Posti fuori posto

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

03 febbraio, 2016

Communion



La logica è follia mascherata da raziocinio.

Era il 1987 ed il romanziere Whitley Strieber pubblicò il volume “Communion, una storia vera”. Fu un successo a livello internazionale, poiché Strieber aprì una breccia nel muro di silenzio e di paura eretto per occultare il tema dei rapimenti. A distanza di quasi trent’anni il resoconto dell’autore non pare, però, aver promosso l’abbrivo di indagini altrettanto coraggiose, di riflessioni altrettanto profonde.

Strieber dà il meglio di sé non nelle mediocri opere narrative, aduggiate da un fiacco ambientalismo, ma nei saggi, appunto in “Communion” e nell’inevitabile prosecuzione “Contatto con l’infinito” (titolo originale, "The breakthrough"). E’ quindi un peccato che la sua ricerca sia caduta quasi del tutto nell’oblio. Tanto rumore per nulla dunque? No, giacché “Communion” è una pietra miliare nella storia dell’ufologia e non tanto per le sconvolgenti esperienze di cui l’autore ci rende partecipi, ma per le risonanze emotive e per gli echi filosofici che esse suscitano. Con rara acutezza il Nostro, attraverso paure, dubbi, domande, scopre inattesi orizzonti, lacera il velo dell’ignoto per rivelare in parte una realtà inquietante, nondimeno quasi numinosa.

Il campionario che offre il testo è quello con cui gli ufologi hanno dimestichezza: incontri con i Grigi, con creature dalla mente collettiva, alieni insettoidi, impianti e cicatrici triangolari, abductions che si perpetuano di generazione in generazione, corrusche luci nella notte, interferenze elettromagnetiche sulle apparecchiature, posti fuori posto, ingegneria genetica, ricordi rimossi... In questo ampio repertorio colpisce soprattutto l’evocazione di archetipi e simboli, un’evocazione culminante nella sfocata, eppure indimenticabile visione di un essere che ricorda la dea sumera Ishtar, con i suoi occhi magnetici, ipnotici.

Strieber evita di scivolare negli estremi: non aderisce all’ingenua devozione nei confronti dei “fratelli dello spazio”, ma si rifiuta (un meccanismo di autodifesa?) di vedere nei sequestratori solo degli spregiudicati intrusi.

Notevoli le sue intuizioni, anche se gli manca una comprensione delle dinamiche occulte che legano il potere alle abductions (nell’ambito della stessa letteratura, Stan Romanek si dimostra più scaltrito e disincantato); di solito avvincente lo stile che tocca vertici lirici nel bellissimo epilogo; istruttivo il ventaglio delle ipotesi snocciolate dallo scrittore circa l’origine del fenomeno (extraterrestri come ufonauti provenienti da altri pianeti, viaggiatori nel tempo e nelle dimensioni, manifestazioni dell’inconscio, affioramento di presenze che preannunciano i tempi finali...).

Insomma, “Communion” è un testo da leggere e da rileggere, sebbene oggi sia pressoché introvabile. Potremo vivere una “storia vera”, vera come solo un sogno o un incubo può essere.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 dicembre, 2015

Posti fuori posto



Nel saggio intitolato “Incontri” Jacques Vallée riesamina il celebre caso del Dottor X, riferendo particolari ed episodi inediti che suggeriscono un tema enigmatico e poco studiato all’interno dell’Ufologia, quello della percezione di luoghi non esistenti o fuori posto.

Notte del 2 novembre 1968. Francia. Dopo la mezzanotte il Dottor X fu svegliato dal pianto del figlio di quattordici mesi. Senza accendere la luce, egli si alzò ed andò nella stanza del bambino, notando dei lampi fuori in giardino. Il bimbo era in piedi nella culla e stava indicando la finestra: oltre le persiane s’intravedeva una luce intensa. L’uomo uscì sul terrazzo da dove scorse due grossi dischi di dimensioni identiche. I due dischi si mossero lentamente, avvicinandosi l’uno all’altro. Alla fine si fusero in un unico ordigno. L’oggetto cambiò rotta per avanzare verso il Dottor X che fu colpito da un raggio. Il testimone udì uno scoppio. Dopodiché l’U.F.O. svanì, lasciando una sostanza biancastra simile a zucchero filato: la sostanza fu portata via dal vento.

A seguito dell’incontro ravvicinato, il Dottor X guarì non solo da una ferita alla gamba, lesione che si era procurato tagliando la legna con un’accetta, ma anche da alcune patologie pregresse tra cui un'emiparesi. Inoltre l’uomo riferì di una successiva spontanea guarigione di una frattura. Un altro lascito dell’avventura fu una macchia triangolare sulla pelle dell’addome, un segno simile comparve pure attorno all’ombelico del figlioletto.

Negli anni susseguenti all’episodio qui ripercorso in modo succinto, il Dottor X visse esperienze inusuali e conturbanti: fischi nella testa, Poltergeist, abboccamenti con un presunto extraterrestre alto e con gli occhi azzurri. L’essere lo istruì su questioni attinenti al soprannaturale, al teletrasporto, ai viaggi nel tempo.

Una volta l’experiencer si trovò a viaggiare con l’automobile percorrendo una strada che, stando al contattato, non esiste. In un’altra occasione, l’alieno (battezzato Bied dal protagonista di questi strani avvenimenti) entrò in casa accompagnato da alcuni umanoidi alti circa un metro con la pelle mummificata. Questi ufonauti sono descritti, tra gli altri, da Withley Strieber in “Communion” ed in “Contatto con l’infinito”. Strieber ricorda di aver visto posti fuori posto: campi di fiori gialli dove non avrebbero dovuto essere. [1]

Vallée riporta anche un caso risalente agli anni ‘40 del XX secolo. E’ un accadimento tratto da un dossier (quasi certamente un militare) di un suo lettore. Dei piloti, intenti ad intercettare un missile, si ritrovarono a volare in paesaggi illusori.

Che cosa pensare, trascurando le varie anomalie inerenti a codesti abboccamenti con l’ignoto, a proposito delle visioni di “paesaggi alternativi”, come li definisce Vallée? Sono fugaci sguardi gettati su realtà ulteriori, parallele o dipendono dalla capacità di qualcuno che influisce sulla percezione, modellando la “realtà” a suo piacimento, magari con l’uso di microonde o altre diavolerie, foriere di allucinazioni? Quest’ultima domanda si potrebbe estendere per cercare di capire se l’intero universo, come è percepito, non sia un gigantesco diorama, un inganno dei sensi e della mente. Un inganno tessuto da chi e perché?

Sia come sia, è plausibile che il reale trascenda di gran lunga il mondo quadridimensionale in cui sia il senso comune sia la scienza accademica l’hanno imprigionato.

[1] Un altro accadimento sbalorditivo è il seguente: una volta, dopo essere salito in auto, il Dottor X avvertì l’impulso irrefrenabile di recarsi in una località dove si incontrò con il misterioso Bied. Lo sconosciuto disse che “dovevano andare da un’altra parte”. D’un tratto il contattato si ritrovò disteso sul letto di un’abitazione a Parigi, presso il Ministero degli interni. Dalla finestra vide l’automobile di Bied passare nella strada sottostante ed entrare nel cortile dell’edificio ospitante il Dicastero, accolta dalle guardie con saluto militare. Dopo circa venti minuti la vettura di Bied uscì dallo spiazzo ed il Dottor X si ritrovò esterrefatto di nuovo nella sua città. Era stato teletrasportato?

Fonti:

A. Michel, in Flying saucer review, n. 3, settembre 1969
W. Strieber, Communion, 1987
Id., Contatto con l’infinito, 1988
J. Vallée, Incontri, Roma, 2015



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APOCALISSI ALIENE: il libro

15 gennaio, 2013

Il lato oscuro dei dischi volanti: siamo di fronte a qualcosa di malvagio? (articolo di Sean Castell)

Il ricercatore Sean Castell recensisce un libro di Cecil Michael, "Round trip to Hell in a flying saucer". La valutazione è piuttosto equilibrata: Castell evidenzia l’eccezionalità di un testo risalente agli anni ‘50 del XX secolo. Mentre dominava la visione del contattismo volto ad ostentare uno scenario edulcorato con extraterrestri saggi e dall’aspetto attraente, se non angelicato, Michael fu una voce fuori dal coro, con il suo ammonimento a guardare oltre le apparenze. Invero, nell’epoca d’oro dei dischi volanti anche Williamson e Bailey avvertirono dei pericoli di un’operazione “cavallo di Troia”. Oggi, alla luce di ulteriori indagini ed acquisizioni, l’ufologia “pessimista” di Michael trova una giustificazione non irrilevante, sebbene il rischio dell’integralismo e del manicheismo sia dietro l’angolo. Tuttavia, se il saggio di Michael è stato valorizzato tramite una nuova edizione arricchita di recenti contributi, significa che i tempi sono maturi per cominciare a superare interpretazioni ingenue. Di estremo interesse, soprattutto per i risvolti antropologici, è il capitolo dedicato alle creature proteiformi all’interno di un testo il cui limite maggiore risiede nella descrizione dei governi: come sappiamo essi hanno delle immani responsabilità e dipingerli come difensori dei popoli è ridicolo, oltre che inverosimile.

Il mistero di chi sta manipolando i testimoni di U.F.O in tutto il mondo fin dai tempi antichi annovera molte interpretazioni. Usufruendo delle prove disponibili, si può congetturare che gli extraterrestri siano araldi della seconda venuta di Cristo o che siano invasori dal sangue freddo, decisi a colonizzare il nostro pianeta per mezzo di una sapiente combinazione del nostro D.N.A. con il loro.

Esiste anche un’interpretazione meno frequente: che l'attuale fenomeno U.F.O. ed i sequestri alieni siano semplicemente una manifestazione tecnologica degli stessi demoni che tormentarono e cercarono di manipolare l'umanità fin dall'inizio dei tempi. In altre parole, gli alieni grigi non sono una novità ed il loro intento malvagio di base non è mai cambiato.

La seguente affermazione proviene da un'autorità quale Lord Hill-Norton, il defunto ammiraglio a cinque stelle ed ex direttore del Ministero della difesa britannico. L’asserzione di Lord Hill-Norton aiuta a mettere a fuoco questo punto di vista: "Gli U.F.O. sono essenzialmente una questione religiosa piuttosto che una minaccia militare, inoltre si può enucleare un grado di coinvolgimento psichico in quasi tutti i casi. Molto spesso queste esperienze sono sicuramente antitetiche rispetto alla fede cristiana".

Recentemente ho partecipato alla stesura di un nuovo libro su questo lato oscuro dei dischi volanti. Il testo si intitola "Round trip to Hell in a flying saucer" Una parte della pubblicazione è una ristampa di un volume precedente, edito negli anni ’50 del XX secolo da Cecil Michael. Nel libro, Michael descrive un'esperienza di rapimento infernale durante la quale visitò il regno dei dannati da cui in qualche modo tornò miracolosamente con abbastanza lucidità per riferire il vissuto. L’ottica di Michael è esattamente agli antipodi della maggior parte dei resoconti dovuti ai contattisti degli anni ‘50, la maggior parte dei quali descrivono alieni biondi, di bell’aspetto che con compassione avvertono gli uomini del loro possibile destino inerente ad una guerra nucleare ed all’inquinamento ambientale.

Dato che Michael è per il suo tempo una voce fuori dal coro, si potrebbe facilmente liquidare quanto dichiara. Questo, però, non è il caso. Come dimostra tutto il materiale aggiornato che è stato riversato in "Round trip to Hell in a flying saucer", un gran numero di ricercatori e di sequestrati della generazione più recente vedono nel fenomeno U.F.O. qualcosa di satanico e demoniaco.

Due dei nomi più importanti nella ricerca sugli U.F.O., John Keel ed il celebre Jacques Vallée, giunsero alla conclusione che ai dischi volanti soggiace un aspetto parafisico che viene troppo spesso negato dai ricercatori “viti e bulloni”, inclini a valorizzare la dimensione concreta di visitatori provenienti da un altro pianeta a bordo di astronavi tangibili. Non sono pochi, però, gli incontri con gli U.F.O. e con i loro occupanti che si fondono e si confondono con le storie di demoni e con i protagonisti del “piccolo popolo”.

Il libro aggiornato effettivamente presenta alcuni aneddoti spaventosi. Una sezione del libro si occupa dei Jinn, i demoni della tradizione pre-islamica ed islamica, creature in genere più dispettose che malvagie. [...]

All’interno del libro Adam Gorightly si occupa di incontri sessuali tra umani e alieni e discute di come "la Grande Bestia", Aleister Crowley, usò droghe allucinogene e la magia sessuale per evocare entità ultraterrene. Gorightly, nel capitolo "Psychic space age vampires", correla le abductions ai miti antichi che descrivono predatori sessuali. Tim Swartz racconta storie di mutilazioni umane per opera degli occupanti degli U.F.O., un episodio che occorse in una base militare in Texas nel 1956. E’ anche esplorata l'idea che gli alieni-demoni possano nutrirsi dell'energia contenuta nel sangue umano e della sofferenza inflitta agli esseri viventi.

I miei contributi al saggio includono una panoramica delle ipotesi formulate da Keel e da Vallée nonché l’interpretazione del fenomeno per opera del pilota e ricercatore John Lear. John Lear ci ammonisce: quando si vede lo spettacolo sfavillante di un che U.F.O. che si avvicina, è preferibile correre via a rompicollo e non lasciarsi incantare dalla bellezza delle astronavi. Secondo Lear, gli alieni vogliono solo succhiare il midollo della nostra anima: la nostra paura ed umiliazione sono nutrienti per loro.

Ho anche intervistato un pastore in pensione di nome Tom Horn, che racconta la storia di un vero incontro con un’entità demoniaca che è stata confermata da diversi seguaci della sua congregazione. [...]

Ho anche contribuito con un breve capitolo in cui analizzo le opinioni esposte in "Communion" del rapito Whitley Strieber e le ricostruzioni del ricercatore Budd Hopkins, autore di "Intruders". Strieber, quando mi rilasciò un’ìintervista, riconobbe che era molto facile per lui collocare sullo stesso piano gli alieni grigi ed i demoni e che il terrore e l’angoscia delle esperienze resero impossibile distinguerli. Hopkins, d'altra parte, evidenzia che la complessità del fenomeno abduction rende impossibile trarre conclusioni circa l’intrinseca natura degli alieni, discernendoli in benevoli e malvagi. [...]

Nel frattempo, non mancano storie terribili da raccontare circa i lati più sinistri della tradizione ufologica. In un'intervista con Timothy Beckley, editore, Christopher O'Brien indugia sul folklore che circonda creature chiamate "skin-walkers", avvistate nella misteriosa Saint Louis Valley. E’ un luogo che si estende su parte del Colorado e del New Mexico ed è una regione di avvistamenti U.F.O. da diversi decenni. Il termine "skin-walkers" è intercambiabile con "mutaforma" e si riferisce essenzialmente ad una creatura che può cambiare le sue sembianze da umane in animali e viceversa.

"Secondo le conoscenze tradizionali", osserva O'Brien, "gli skinwalkers sono in grado di leggere i pensieri della vittima. Si pensa che siano capaci di imitare qualsiasi suono umano o animale. Questa abilità è talvolta usata per attirare vittime inconsapevoli, chiamandole con la voce di una persona a loro nota con un il verso familiare di un animale. Non bisogna mai fissare gli occhi di un versipellis per evitare che la propria volontà sia soggiogata”.

Qual è il collegamento del governo con tutto questo? Il noto autore Nick Redfern sostiene, in un'intervista a Tim Beckley contenuta in "Final events," che l’esecutivo tempo fa concluse che gli U.F.O. erano di natura demoniaca e che i margini di azione in termini di protezione dei cittadini erano molto risicati. Hanno cominciato a sviluppare un piano per convertire la popolazione al cristianesimo evangelico in modo da offrire un’arma per un combattimento spirituale tale da difendere le proprie anime immortali. Tom Horn, citato sopra in questa recensione, chiama queste persone "guerrieri della preghiera". Egli afferma: "La preghiera fervente del giusto potrebbe essere l’ariete in grado di sfondare l'oppressione demoniaca." [...]

I demoni classici del cristianesimo insieme con gli zombies, i mutaforma, i vampiri, gli incubi ed i succubi sono tutti passati in rassegna in "Round trip to Hell in a flying saucer".[…] Non esiste uno studio altrettanto esaustivo delle valenze oscure collegate alle manifestazioni xenologiche. [...]

Vorrei concludere notando che il fenomeno U.F.O. e persino i rapimenti alieni non sono sempre di natura demoniaca. Ci vorrebbe un libro intero altro per perorare la tesi degli alieni benevoli in modo da completare il quadro delineato all’interno di "Round trip to Hell in a flying saucer" la cui copertina, da sola, con i disegni di Tim Swartz, è agghiacciante. E’ necessario approcciare questo libro con cautela.

Fonte: ufodigest

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

07 aprile, 2011

Il codice binario di Rendlesham

La Rendlesham forest (Inghilterra) è il teatro di uno fra i casi ufologici più sbalorditivi e documentati, il più importante occorso in terra d’Albione.

Così lo ricostruisce Roberto Malini: “Il 27 dicembre 1980 tre addetti alla sicurezza della base aerea di Woodbridge, nel Suffolk (Inghilterra), all’interno della foresta di Rendlesham, avvistano in cielo alcune luci di natura sconosciuta. In seguito alla loro segnalazione, si verifica un insolito movimento di aerei e di altri mezzi militari che partono dalle basi della R.A.F. di stanza a Bentwaters, presidiate dalla forze armate statunitensi. Gli agenti descrivono un oggetto triangolare luminoso, fermo in alto sopra la base. L’U.F.O. è caratterizzato da una luce rossa intermittente posta sulla sua parte alta ed alcune luci blu sulla parte inferiore. Le guardie escludono che si tratti di un aereo. Il colonnello Charles Halt, vice-comandante della base, descrive l’evento in un rapporto ufficiale, aggiungendo che nei giorni successivi all’avvistamento alcuni militari in perlustrazione avrebbero rilevato tre profonde impronte al suolo, forse le tracce di un atterraggio. Contemporaneamente all’avvistamento riportato dal personale di Woodbridge, alcuni civili osservano luci notturne muoversi in cielo con traiettorie zigzaganti.[…] Ottemperando alla legge sulla libertà di informazione, nel dicembre 2002 il Ministero della "difesa" divulga alcuni files relativi al dossier sul caso di Rendlesham, insieme con altri documenti coperti, fino ad allora dal massimo riserbo, che tuttavia non offrono particolari novità”.

Risale alla fine del 2010 un rilevante sviluppo sul Rendlesham incident. Il militare statunitense Penniston, ora in pensione, già di stanza nella base britannica, diffonde alcune informazioni circa la sua esperienza. Egli racconta che il 27 dicembre 1980 fu tra i militari che videro l’ordigno triangolare atterrato in una radura. Egli si avvicinò all’oggetto per sfiorarlo con una mano. Il testimone si accorse che l’U.F.O. sprigionava calore, poi fu investito da un’immagine che si stampò indelebilmente nella memoria visiva: scorse nella mente una serie numerica formata da una lunga serie di 0 ed 1. Tornato alla base, Penniston sentì l’impulso irrefrenabile di trascrivere su un taccuino la sequenza che per lui rimase un enigma indecifrabile per molti anni, fino a quando, andato in pensione, consegnò il quaderno con la successione numerica ad un informatico affinché provasse a decodificarla. L’esperto, dopo vari tentativi, concluse che la serie era traducibile nel seguente messaggio: “Esplorazione dell’umanità per l’avanzamento del pianeta”. Non solo, un’altra parte della comunicazione conteneva le seguenti coordinate geografiche: 53 gradi 15 primi N; 10 gradi 08 primi W.

Queste coordinate potrebbero localizzare l’isola Hy Brasil (dall’antico irlandese “Isola della bellezza”). Hy Brasil è una misteriosa isola, una sorta di paradiso terrestre alla stessa latitudine dell’l'Irlanda. Anche se forse di origine irlandese, il concetto di Hy Brasil deve chiaramente molto ai miti che evocano l’Atlantide inabissatasi nell’oceano. L'isola di Hy Brasil appare, sotto molti nomi diversi, su carte medievali e fu disegnata dal cartografo Angelinus Dal Orto nell’atlante "L'Isola del Brasile" (Genova, 1325). Indipendentemente dalla sua origine, Hy Brasil è spesso citata nella tradizione irlandese. A volte è associata alle Isole Aran ed alle saghe dei Tuatha Dé Danann. Nell’opera “Il crepuscolo celtico” (1893), il poeta W.B. Yeats riferisce i racconti di pescatori che descrivono un'isola edenica dove si può godere la conversazione di Cúchulainn. Hy Brasil, citata pure da Plinio il Vecchio nell’enciclopedia “Naturalis historia”, generalmente si ritenne si trovasse nel mezzo dell'oceano, a centinaia di miglia ad ovest dell'Irlanda, anche se non mancò chi ne segnò la posizione non lontano dalle Azzorre.

Se le informazioni di Penniston sono veritiere, siamo di fronte ad un indizio di una presenza aliena sul pianeta Terra. Il messaggio decriptato si potrebbe interpretare come il riferimento ad una ricognizione di Gaia per opera di una civiltà dello spazio, legata altresì ad Atlantide di cui Hy Brasil fu forse un vestigio. Si potrebbe tracciare il seguente canovaccio: una nazione stellare in un lontano passato fondò delle colonie sulla Terra, tra cui l'Atlantide o influì sull’evoluzione di antiche culture. In seguito ad un cataclisma naturale o artificiale, gli extraterrestri abbandonarono il pianeta per ritornarvi millenni dopo al fine di verificare l’avanzamento della civiltà umana e per stabilire le strategie idonee a riprendere il controllo della situazione. Questa ricostruzione è probabilmente fantasiosa: nondimeno è indiscutibile che il caso di Rendlesham è una pietra miliare nella storia dell’Ufologia, nonché una questione scomoda per l’establishment a tal punto che, come denuncia Whitley Strieber nell’articolo “La verità rubata”, le carte inerenti sono scomparse: distrutte o occultate? È plausibile che la documentazione più scottante sia stata nascosta, mentre al pubblico sono state distillate notizie marginali.

La tenebrosa foresta di Rendlesham continua a custodire il suo inquietante segreto.

Fonti:

Documentario di History channel, Enigmi alieni: messaggeri dallo spazio, 2011
J. MacKillop, A dictionary of celtic mythology, 2004
R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003, s.v. Rendlesham
W. Strieber, La verità rubata, 2011



APOCALISSI ALIENE: il libro

21 febbraio, 2011

Ospiti indesiderati

Norma è una statunitense che afferma di aver vissuto un’esperienza di contatto con inquietanti creature. La donna era andata a dormire alla solita ora, quando, nel cuore della notte si svegliò all’improvviso: si accorse che un bagliore bluastro inondava la camera da letto. Avvertì poi una scossa elettrica che le attraversava le membra, mentre aveva l’impressione che il chiarore le penetrasse nel corpo. Si trovava, atterrita, in uno stadio convulsivo, quando scorse delle tenebrose figure avvolte in mantelli scuri ed incappucciate. Ella, paralizzata nel letto ed in preda al panico, non riuscì a distinguere i volti degli esseri, ma potè osservare che uno di loro sollevò una croce dorata. L’estraneo esclamò in modo sibillino: “Questa è magia!”. Quindi i visitatori indesiderati si allontanarono dalla stanza: la donna uscì sul poggiolo. Vide che gli alieni, dopo aver attraversato un ruscello, raggiunsero un’astronave che stazionava sopra una collina. Infine Norma sentì un irrefrenabile impulso a tornare nel letto dove si riaddormentò. Durante tutta l’esperienza, il marito della donna continuò a dormire profondamente.

L’aspetto più curioso e pressoché unico di questo caso coincide con la croce vista da Norma: dal racconto e dai quadri ad olio realizzati dalla testimone risulta essere l’ankh egizia, la croce della vita. [1]

La luce bluastra è quasi un invariante delle abductions, mentre la presenza di entità con la testa coperta da un cappuccio è un particolare riferito solo da pochi testimoni. [2] Whitley Strieber, nel celebre Communion, descrive, accanto ai noti Grigi, goffi ufonauti di bassa statura, vestiti con tabarri scuri.

In circostanze già sinistre si insinuano queste scene “gotiche” con alieni o presunti tali che assomigliano a monaci. Non sappiamo se siano il frutto di una percezione manipolata o se, in una certa misura, contengano un quid di “oggettivo”. E’ plausibile che questi singolari “frati” siano una delle forme con cui un’enigmatica intelligenza dagli scopi reconditi ama palesarsi al fine di nascondersi.

[1] Ankh è il geroglifico più noto dell’antico Egitto. Con il simbolo ankh si scrivono il nome “vita” ed il verbo “vivere”. Per la sua somiglianza con la croce cristiana, esso sopravvisse al tramonto della religione egizia e divenne la croce dei Copti, i cristiani monofisiti d’Egitto. Sull’origine e l’essenza del glifo, ricercatori ortodossi ed eretici si sono sbizzarriti: vi è stato visto un po’ di tutto. E’ probabile comunque che il segno adombri l’unione dei due principi cosmici.

[2] Alcuni ricercatori asseriscono che l’azzurro è il colore dell’etere.

Fonti:

Discovery science, Gli alieni sono tra noi
Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto, Novara, 1998, 2005, s.v. ankh
W. Strieber, Communion, Milano, 1988 passim




APOCALISSI ALIENE: il libro

26 agosto, 2010

Evoinvoluzione

La visione di un universo che cresce ed evolve come un organismo vivente collide con la concezione di un cosmo che è, invece, di per sé un cedimento rispetto ad una perfezione originaria. Forse evoluzione ed involuzione coesistono, sintropia ed entropia si intersecano: la spinta evolutiva paradossalmente potrebbe essere un processo degenerativo o culminare in una cadaverizzazione della coscienza.

In un pensoso articolo intitolato “Prima dell'abisso”, Whitley Strieber, lungi da approcci ingenui allo spinoso tema, considera le implicazioni di un eventuale contatto dell'umanità con esseri non terrestri. Scrive l'autore di Communion: "Quando domandai ad uno dei visitatori quale fosse la sua concezione dell'universo, rispose con la vivida immagine di una bara!". Strieber vede nella struttura biotecnologica degli Altri la conseguenza di un processo che, se da un lato, ha consentito loro di acquisire una formidabile conoscenza del creato sino al punto di manipolare la materia, dall'altro li ha condannati al tedio di chi ormai non ha più alcuno scopo da perseguire.

I visitatori hanno sovrapposto alla “prima natura” (per usare una distinzione che risale a Leopardi), ossia la condizione primigenia, non solo la “seconda natura” di esseri "sociali", ma un terzo strato di tipo tecnologico che ha per sempre assopito la spontaneità vitale. Cercano ora invano qualcosa di cui non serbano neppure il ricordo? In questo iter verso la nullificazione dell'anima pare adombrato il destino dell'umanità. Esistono probabilmente altri percorsi in cui il progresso spirituale prescinde da deviazioni scientifiche e tecniche. In verità, il vero progresso è la stabilità o, meglio, il ritorno ad una situazione primordiale. Il salto non è verso un traguardo più alto, ma il tentativo di risalire. Ogni processo di miglioramento è rimontare di qualche passo su una china che è comunque discendente, un rinviare il momento in cui si toccherà il fondo.

Il moto è la meta. Così, se si perde lo stimolo per l'innovazione, se non si avverte il pungolo della trasformazione (sia pure una chimera), l'esistenza ristagna ed il tutto si tramuta in un gelido sepolcro. Scrisse Samuel Johnson: "La condizione della vita è tale che si è felici, solo in attesa di un cambiamento". Per un motivo simile Leopardi percepiva in parole come "antico" e "lontano" l'incanto dell'indefinito, il fascino dell'indistinto. Vagheggiare l'antico, luogo di una perduta felicità, o immaginare suggestive lontananze nel tempo e nello spazio, sono le uniche consolazioni per un essere confinato nella monade di un presente inafferrabile ed illusorio.

Di fronte al mito positivista dell'avanzamento conoscitivo, ma anche al cospetto del nuovo credo basato sul pensiero che crea, dell'immaginazione che plasma la realtà (versione aggiornata e semplificata della filosofia idealistica, ignara sia della frattura sia dell'irrazionalità del mondo), resta l’attesa di una palingenesi che riporti al Principio. Tendere l'arco è già scoccare la freccia.



APOCALISSI ALIENE: il libro

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