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15 ottobre, 2017

Contro gli antropocentrismi



I vari orientamenti della New age, alla fine, sono viziati dal solito antropocentrismo e sono speculari a quelle dottrine che incolpano l’uomo di ogni nefandezza. Da un lato si nega Dio oppure si afferma con sicumera prossima alla tracotanza – quella che i Greci chiamavano hybris – che l’uomo è l’unico vero Dio.

Ora, riteniamo che negli uomini, forse non in tutti, si trovi un nucleo spirituale che possiamo definire “anima”, ma, se egli si crede Onnipotente, se si colloca al centro dell’universo, misconoscendo che esiste altro da sé, un orizzonte che non è contenuto nel cerchio dell’individuo, allora tale superbia dichiara la sua orgogliosa meschinità ed il suo fallimento.

Esiste poi un antropocentrismo di segno contrario, tutto sommato non così differente da quello egocentrico: si manifesta quando si considera responsabile l’uomo di ogni errore, di ogni male che affligge il mondo. Senza assolvere sempre e comunque il singolo che ha i suoi limiti, si dimentica l’influsso pernicioso degli Arconti e dei loro disgustosi collaboratori "umani".

Si passa da un eccesso all’altro, mentre, con la consapevolezza che l’uomo è un essere contraddittorio, ambivalente (e che cosa non lo è?), si impara che è necessario distinguere, soppesare ogni questione: è opportuno astenersi da giudizi inappellabili e da condotte arroganti.

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APOCALISSI ALIENE: il libro


01 aprile, 2017

Il crepuscolo di Lei



Su queste rovine ho puntellato il mio mondo. (T.S. Eliot)

La logica del mondo è illogica e la razionalità conduce alla follia. (Anonimo)

Ragnarok


E’ questo davvero il crepuscolo dell’umanità. E’ questo davvero il crepuscolo? Non sappiamo se la sabbia della clessidra stia per finire, ma i segni del Ragnarok sembrano moltiplicarsi. Non esiste ormai più alcuna istituzione che non sia corrotta sino al midollo, non esiste quasi più uomo che non sia stato plagiato così che, anche chi crede di agire per il bene, in realtà opera alacremente per il male: è il caso di tutti quei volontari ed affiliati alle organizzazioni non governative, associazioni a delinquere mascherate dietro propositi filantropici. Mai il potere, come in questo periodo, ha saputo dissimulare con infinita ipocrisia la sua essenza malefica, puzzolente, putrida.

Nel Medioevo riformatori ed “eretici” spesso tuonavano contro la Chiesa di Roma, perché traviata dalla simonia, dalla lussuria e dalla cupidigia di ricchezze. Oggi chi si accorge che ogni decisione dei turpi governi (tutti) è solo volta a stringere ulteriormente i ceppi? Complice la tecnologia con le sue meraviglie, il mondo sta diventando (è diventato) una prigione che noi stessi con entusiasmo costruiamo. Un tempo si era governati da deficienti; oggi da perfetti delinquenti.

Non sbaglia chi vede in questa degenerazione la longa manus (una mano ben nascosta) di entità abominevoli, siano esse le Potestà di Paolo e degli Gnostici, siano alieni malvagi: non si spiegherebbe altrimenti l’attacco subdolo ma micidiale sferrato contro la vita, la bellezza e la verità. E’ un’aggressione che si manifesta come scardinamento di ogni nobile principio, come deliberata contaminazione del pianeta. E’ un’infezione che si propaga, senza incontrare la resistenza di alcun anticorpo.

Neo-genesi

Non è la prima volta in cui si respira un’atmosfera da Basso Impero, ma è la prima in cui non splendono neppure più i fuochi fatui della decadenza. Infatti quello che viviamo non è un declino, ma una genesi subumana dell'essere homo novus, una creatura infida, malaticcia, ottusa, abulica, violenta.

Non passa giorno senza che siano offerti olocausti ad “iddii pestilenziali” (E. Montale): carneficine, omicidi sanguinari, sevizie, scelleratezze di ogni genere... eppure tutto scivola nel limbo dell'indifferenza. Non passa giorno senza che sia inscenato nel cielo lo spettacolo più obbrobrioso che occhio possa tollerare, eppure quasi nessuno se ne avvede, anzi, di fronte ad un sole emaciato ed anemico, quanti esclamano: “Che bella giornata!”. Il sole... in un passo di Rivelazione è scritto “Il quarto angelo suonò la tromba ed un terzo del sole, un terzo della luna ed un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente”. (Apocalisse 8, 12). Questo sinistro oracolo sembra trovare adempimento nell'attuale debole attività solare, fenomeno su cui, prima della poco affidabile N.A.S.A., aveva lanciato l’allarme lo scienziato indipendente Eric Dollar. Siamo prossimi ad una nuova era glaciale, con le conseguenti carestie?

Come bolle di gas sulla superficie di un lago sulfureo, pullulano gli abbagli. Più lo scenario diventa spaventoso, più ci si aggrappa ai fili delle illusioni. Non mancano i profeti del Risorgimento: siamo ad un passo dal Paradiso. Sono sufficienti un sito New age, un manuale sul pensiero positivo, una passeggiata alla (b)aria aperta... e tutto si risolverà. In questo calderone, in codesta farcitura piena di ingredienti, dove poche intuizioni e poche verità sono impastate con molte balordaggini, si resta disorientati: Malanga, Biglino, manga giapponesi, energie, filosofie, Fusaro, fusione fredda, cerchi nel grano, grano transgenico, Arconti, conti in rosso, contatori “intelligenti”, alieni, alienati, negazionisti, sieronegativi, viaggi su Marte, martedì letterari... è un souk dove si può acquistare quello che si vuole. Come Simon Mago, possiamo pretendere di procacciarci i carismi: basta del denaro da spendere in un corso sull’autostima.

Terapia

Ammettiamolo: siamo ancora e sempre nella fase dell’anamnesi e della diagnosi. Le analisi sulla crisi e le contraddizioni del mondo contemporaneo si sprecano. Spesso sono disamine molto argute: si spazia con disinvoltura dalla politica all’economia, dalla scienza di frontiera alla magia, dalla genetica all’ermeneutica, dall’archeologia alla storia segreta... Tutti hanno compreso, hanno le risposte ai problemi ed ai quesiti che per millenni hanno torturato le menti più brillanti. Le risposte sono a portate di mano: i misteri sono stati svelati, si sono dileguati come brume evaporate per la calura. Purtroppo spesso non si va oltre le belle parole, oltre promesse che non possono essere mantenute, perché la strada non solo è stretta, ma non sappiamo neppure dove sia. In fondo, quelli che propongono ed additano strategie risolutive, al limite offrono qualche palliativo. Il limite maggiore di questi responsi risiede nel loro disconoscere il nucleo irrazionale della realtà, l'enigma del male: si squadernano prospettive, eppure sono piatte come sogliole; si costruiscono edifici maestosi, eppure privi di fondamenta. La terapia esiste, ma è, in parte, diversa per ognuno di noi: per questo nessuno può presumere di vendere il manuale di istruzioni. La terapia esiste: purtroppo, però, costa moltissimo, più di noi stessi ed è una medicina amarissima da trangugiare, infine il recipiente, dove è contenuto il farmaco, non è di “soavi licor asperso”. (T. Tasso)

Molti pensano che sia imminente la fine con il ritorno del Messia. In effetti, in qualsiasi modo la si pensi, non si può negare che gli indizi di un crollo generale, di uno strappo nel tessuto dello spazio-tempo, persino di un’epifania, si possono leggere nella filigrana degli eventi. Sono eventi che hanno preso una bruttissima piega. Così, mentre vediamo speranze macellate e sogni maciullati, ci ostiniamo a stare davanti alla finestra... spalancata.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

04 marzo, 2017

Duplicità



Quanti lodano la natura e vagheggiano un ritorno ad essa! Tuttavia la natura, come tutta la realtà, è duplice: in un bosco possiamo ammirare i dardi del sole che scintillano tra le fronde degli alberi, le diverse specie di fiori variopinti su cui aleggiano leggiadre farfalle, ma naturali sono, ad esempio, anche i parassiti o i batteri che divorano la carne; naturale è la lotta per la sopravvivenza che si combatte incessantemente sia nel mondo vegetale sia tra gli animali. Siamo ben lungi da un pensiero darwinista o neo-darwinista, ma solo una visione estetizzante ed ingenua può ignorare il male che alberga nel cosmo.

Dove alligna la radice del male? Nella dualità: d’altronde il termine “diavolo” contiene la base “dis” che in greco significa “due”. La duplicità pare essere il risultato di una primigenia, inevitabile di-visione dell’essere da sé stesso affinché potesse manifestarsi. Poi la situazione andò fuori controllo? Così ci troviamo a chiederci quale colpa abbia un bimbo nato sordo e cieco: le risposte su una sventura siffatta sono numerose, ma più empie della sventura stessa. Ammettiamo che una certa dose di male è inspiegabile, irrazionale. Riconosciamo che non possiamo comprendere né giustificare il mysterium (ed è appunto enigma) iniquitatitis dal nostro limitato osservatorio.

Di solito il male è attribuito al libero arbitrio, ad una precisa scelta degli esseri umani. Quale senso può avere, però, il libero arbitrio per chi, onnisciente, presciente ed onnipotente, si limita ad assistere solo ad uno spettacolo grandguignolesco e di cui conosce con noia infinita ogni particolare? Quale senso può avere la decisione di non intervenire, se non per condannare chi è già a priori condannato?

Certo, il deserto dell’inferno è punteggiato da verdeggianti oasi di paradiso. Il bene esiste, ma a volte sembra casuale, gratuito e per questo precario. Inoltre, pur ignorando il valore consolatorio ed egoistico di filosofie che sottolineano i pregi dell’esistenza, da un punto di vista qualitativo non disprezzabili, ma gocce nell’oceano dell’assurdo e delle contraddizioni, ci pare che tali concezioni eludano sempre le domande fondamentali.

In fondo, ci importa poco o punto se la gravità esista o no, se tale forza sia come la considera la scienza accademica o differente, ci importa poco o punto della reale forma della Terra: ci preme, invece, trovare non una risposta, ma la Risposta alla genesi, al fine (se veramente ha una finalità) del proteiforme male.

Quesiti più pesanti di macigni ci serrano in una cella in cui non filtra neppure un raggio di luce.

[1] Un campione di una Weltanschauung consolatoria e moralistica, benché ragionevole, è in Italo Calvino che, nel testo "Le città invisibili", scrive (male): "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio".

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APOCALISSI ALIENE: il libro

10 agosto, 2016

Petrus Romanus?



Il potere ha tanti volti, ma un’unica anima... nera.

Stando alle profezie (autentiche?) di San Malachia, l’attuale papa, il centesimo ed undecimo della serie, è l’ultimo della Chiesa cattolica. È noto che il monaco identificò ciascun pontefice con un breve sintagma: Francesco sarebbe Petrus Romanus. E’ un epiteto che, a differenza di molti altri, risulta generico e comunque inidoneo a contraddistinguere l’attuale vescovo di Roma. [2] Petrus di per sé pare riferirsi ad un papa tout court, come l’aggettivo Romanus. Bergoglio forse non è stato neppure eletto dal conclave in modo regolare, inoltre Benedetto XVI è ancora pontefice: abbiamo quindi uno pseudo-papa (il falso profeta?) ed un “pontefice emerito”.

Chi è veramente poi Bergoglio? Ci sembra il “Sommo Sacerdote” della futura esecranda chiesa mondiale, vista la sua politica “ecumenica” e demagogica nei confronti dell’Islam e del Giudaismo. E’ la trista Confraternita neo-babilonese in cui paiono destinate a confluire per lo meno le tre religioni medio-orientali: la fede maomettana, l’Ebraismo ed il Cattolicesimo, tutt’e tre culti arcontici in cui, tuttavia, come in un’emulsione, restano gocce di spiritualità. Dunque potrebbe essere qualcun altro il "vicario di Cristo", l’ultimo? I giochi e le lotte di potere all’interno del Vaticano ci riserveranno forse ancora qualche sorpresa…

[1] “In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis”. “Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà [un] Pietro [il] Romano che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”. Alcuni esegeti opinano che la città sui sette colli non sia Roma ma Gerusalemme.

[2] En passant osserviamo che l’espressione designante Giovanni Paolo II, ossia De labore solis, a nostro parere, non rinvia al prosaico fatto che egli proveniva dall’Europa orientale, ma all’oscurità che colui impersonò, poiché Karol Woytila fu un collaboratore della C.I.A. e strenuo fautore del Novus ordo seclorum.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

07 agosto, 2016

U.F.O. ed eruzioni vulcaniche



Qual è la correlazione tra U.F.O. e vulcani, in particolare tra gli oggetti volanti non identificati ed un fenomeno come le eruzioni? Il nesso tra U.F.O. e terremoti è già stato evidenziato da qualche ricercatore. F. Garcia Llauradò riporta alcuni episodi con un legame tra apparizione di strani ordigni nel cielo e sommovimenti tellurici.

Il 30 ottobre 1967 un corpo luminoso fu visto cadere nella zona dei Monti Nebrodi (Sicilia nord orientale), nel momento stesso in cui fu avvertita una serie di scosse.

Il 30 maggio 1987 alcuni abitanti di Puerto Rico, residenti presso la laguna di Cartagena, videro uno strano “pallone rosso fuoco” scendere in modo frenato, emettendo un sibilo. Il pomeriggio seguente migliaia di persone della regione sud occidentale dell’isola sentirono la terra tremare.

Il 17 agosto 1999 nei cieli di Izmir, in Turchia, apparvero degli oggetti misteriosi, in concomitanza con il rovinoso sisma che colpì alcune regioni dell’Anatolia. L’ufologo turco, Hatkan Akdogan, fece notare che “prima e dopo il terremoto era stato scorto un gran traffico di oggetti volanti non identificati al di sopra del Mar della Marmara ed in particolare su Izmir, epicentro del terremoto”.

Al gennaio 2005 risalgono avvistamenti di singolari luci nell’arcipelago indiano delle Andamane. I bagliori erano associati a movimenti tettonici, ad anomali segnali radio rilevati dai sistemi radar di imbarcazioni e velivoli. Tra l’altro, i fenomeni tellurici si avvicendarono secondo una successione innaturale, con notevoli intervalli di tempo dopo la scossa principale.

In tempi più recenti è stato osservato un collegamento tra U.F.O. da un lato, vulcani ed attività eruttiva dall'altro. Quale ipotesi si possono ventilare a tale proposito?

• Gli U.F.O. monitorano le attività vulcaniche.

• Gli oggetti volanti, soprattutto i cosiddetti “sigari”, usano l’interno dei coni vulcanici come basi.

• I vulcani sono impiegati come passaggi dimensionali.

• Sono gli U.F.O. a provocare le eruzioni o, per lo meno, il loro avvistamento precede effusioni di magma e fenomeni connessi.

L’ultima ipotesi ci sembra la più plausibile, anche se non incompatibile con le altre. E’ presto comunque per addivenire ad una conclusione.


Fonti:

G. Casale, U.F.O. e terremoti, 2005
Redazione di Segnidalcielo, Quale correlazione esiste tra gli U.F.O. ed i vulcani?, 2016

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APOCALISSI ALIENE: il libro

23 luglio, 2016

La quinta onda

"La quinta onda" ("The 5th wave") è una pellicola del 2016 diretta da J. Blakeson.

La produzione è un adattamento del romanzo "La quinta onda" ("The 5th wave", 2013), primo dell'omonima saga scritta da Rick Yancey.

Nell'antefatto un micidiale attacco alieno devasta il pianeta Terra, attraverso quattro calamità denominate "onde" (interruzione dell'erogazione di energia elettrica, sismi e maremoti, epidemie, possessione extraterrestre dei corpi umani), impedendo così ogni tentativo di resistenza per opera dei terrestri in modo da fronteggiare il flagello successivo. All'alba della quinta onda, l'adolescente Cassie Sullivan, rimasta orfana, si mette in marcia alla ricerca del fratellino Sammy, portato in una base militare, assieme a molti altri ragazzi, con lo scopo di trasformarlo in soldato.

L'esercito ufficialmente manda gli adolescenti a stanare ed uccidere coloro che ritiene siano posseduti dagli extraterrestri: nella paranoia, i pochi sopravvissuti umani si massacrano l'uno con l'altro, mentre nelle installazioni militari, i vertici di comando sono tutti sotto il controllo di ibridi umano-alieni che prendono ordini direttamente dagli invasori.

Non ci pare che l'intreccio di questo lungometraggio abbia bisogno di molti commenti. Intelligenti pauca...

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APOCALISSI ALIENE: il libro

06 luglio, 2016

Fine del male?



La saggezza popolare identifica nella morte la fine di ogni sofferenza. “Ha smesso di soffrire”, “E’ passato/a a miglior vita”…: queste frasi esprimono il convincimento che, dopo il decesso, o perché subentra il nulla o in quanto l’anima si libera dai gravami terreni, ogni forma di dolore sparisce.

Quanto è plausibile tale convinzione? Se hanno ragione i materialisti, secondo i quali la fine del corpo è la fine di tutto, non si pongono problemi, ma se avessero torto?

Adepti di talune confessioni cristiane asseriscono che solo un’esigua minoranza degli uomini sarà premiata con l’eterna beatitudine, mentre miliardi di reprobi già dimorano nell’inferno dove sono destinati a precipitare quasi tutti gli appartenenti alle attuali generazioni della Terra.

Sono sempre più numerosi i ricercatori che vedono nella luce avvolgente, nella sensazione di beatitudine ricordate da chi ha avuto un’esperienza di pre-morte un inganno arcontico: gli Arconti (o i demoni alias alieni malevoli) attirerebbero l’anima in una trappola per poi riciclare la psyché, reintroducendola in un nuovo involucro. In questo modo gli Altri possono proseguire a parassitare le loro vittime e ad usarle per trasferire le memorie da un cervello ad un altro.

Non sappiamo se tale ipotesi sia credibile: vero è che trova il suo fondamento in alcune idee della Gnosi antica, spesso l’unica fonte da cui si sono attinte conoscenze in gran parte avvalorate da ricerche recenti in relazione alla natura umana, al ruolo dei Dominatori, alla vera essenza del Potere.

I molteplici vissuti di pre-morte (in inglese near death experiences), anche di Musulmani, Buddhisti, Induisti etc. evocano sovente non solo il Regno dei cieli, ma pure il Tartaro e di solito curiosamente lo raffigurano secondo l’iconografia cristiana (più che cattolica, poiché il Purgatorio è presenza rara). Se nel caso di “redivivi” cristiani tale scenario, dove figura sempre Dio e compare spesso il Messia, si può giudicare come filtro culturale con cui si interpreta e, in parte, si modella una realtà trascendente, come si può spiegare questo canovaccio quando a raccontare la sua avventura nell’aldilà è, ad esempio, un fervido seguace del Profeta?

Il racconto dell’adolescente Nathan, israeliano, pur riferendosi all’Empireo ed alla Gehenna in cui i veri Ebrei non credono accenna pure al Messia, ma non proprio nel modo in cui lo intendono i Cristiani. Di conseguenza il quadro si complica.

Pare purtroppo che vedere nella morte la fine di ogni male tout court sia un’illusione, mentre è possibile che, o in un altro livello o in un altro soma, si debba seguitare, se non a soffrire, comunque a resistere prima della liberazione definitiva.

E’ ovvio che siamo nel campo delle mere speculazioni: nessuno può dispensare la verità assoluta su questioni tanto liminali e vertiginose. Non sappiamo, verbigrazia, se esista il Paradiso: avrà ragione Agostino a considerarlo un “luogo” bellissimo ma semideserto?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

04 luglio, 2016

In vino veritas: Jean-Claude Juncker e la presunta interferenza aliena



E’ vero che Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea e Premio Kalergi 2014, è noto per essere uno che alza spesso il gomito, ma proprio per questo alcune sue recenti dichiarazioni potrebbero essere prese sul serio. D’altronde i Latini avevano il detto In vino veritas. L’ammissione di Juncker ricorda certe frasi di Dmitry Mevdevev, Presidente della Federazione russa. Medvedev nel 2012 così si espresse, rispondendo alle domande di un giornalista:

“Io dico a lei per la prima e ultima volta. Insieme con la 'valigetta con i codici nucleari', al Presidente della Nazione (la Federazione russa, n.d.t.) è consegnata una speciale cartella, su cui è scritto 'SEGRETISSIMO'. Questa cartella è interamente dedicata agli extraterrestri che hanno visitato il nostro pianeta. Nello stesso tempo è trasmessa dal reparto dei Servizi segreti una relazione riservata: il dossier si occupa della presenza degli extraterrestri sul territorio del nostro Paese. Questi due fascicoli di documenti sono consegnati assieme alla 'valigetta nucleare'. A mandato terminato, tali incartamenti sono passati al nuovo Presidente. Informazioni più precise su tale questione si possono avere, guardando il noto documentario ‘The men in black’”.

Di seguito le “rivelazioni” di Juncker.

"Gli orizzonti ci attendono e noi voliamo verso gli orizzonti che sono quelli dell'Europa e del pianeta intero. Bisogna sapere che coloro che ci osservano da lontano sono in apprensione. Io ho visto, sentito e ascoltato diversi dirigenti di altri pianeti che sono molto preoccupati, perché si interrogano sulla strada che l'Unione Europea sta per intraprendere. Bisogna quindi rassicurare sia gli Europei sia coloro che ci osservano da più lontano".

Jean-Claude Juncker, durante il discorso al Parlamento europeo pochi giorni dopo la secessione del Regno Unito dall’Unione europea, 28 giugno 2016.

A conferma di quanto da decenni ipotizzano vari ricercatori, la politica internazionale almeno da alcuni decenni (dai tempi del cosiddetto “patto scellerato”) è sotto il ferreo, benché occulto controllo degli Arconti?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

29 maggio, 2016

Segnali di vita



Eppur qualcosa si muove. E’ vero che la morsa del sistema è sempre più stretta, ma qualche vittoria ha arriso a chi da anni si oppone ai potentati mondialisti. Si consideri il successo con cui si è conclusa la battaglia contro l’olio di palma usato nell’industria alimentare, l’olio vegetale la cui produzione è causa di immani danni ambientali. Certo, non bisogna adagiarsi sugli allori ed è sempre necessario vigilare, ma è pur sempre un primo passo nella giusta direzione.

Anche la sempre maggiore sensibilizzazione a proposito dei vaccini, propagandati dall’establishhment come una panacea, laddove insigni medici ed esperti ne evidenziano i rischi per la salute, si può considerare un obiettivo focalizzato. Resta, in questo come in molti altri campi, ancora un lungo itinerario da percorrere, perché le mute rabbiose dei negazionisti sono state subito sguinzagliate. Comunque in un mondo sempre più letargico, rileviamo qualche segnale di vita, di risveglio: sarà una presa di coscienza rispetto alle frodi dei governi ed alle frottole della stampa di regime, saranno anche fenomeni imponderabili, ma l’importante è che ci si liberi dai ceppi e che si ingrossino le schiere dei desti. Ad altiora.

Persino alcuni siti semi-organici agli apparati cominciano ad accennare a ciò che ripetiamo da anni: ad esempio, che la totalitaria Unione europea è una creazione della C.I.A., la Criminal infamous agency, sebbene ci si “dimentichi” di evidenziare il nesso con il Vaticano; si ricordi che Allen Welsh Dulles, potentissimo ed intrigante direttore della C.I.A. dal 1953 al 1961, fu affiliato al Sovrano militare ordine di Malta.

Bisogna essere sinceri: senza certe iniziative della Rete, non si sarebbe ottenuto alcunché. Occorre discernimento: Internet non va in toto demonizzata, giacché è deleteria soprattutto allorquando essa è un’escrescenza purulenta dei media mainstream e dei siti civetta; per il resto si possono reperire siti e fonti utili e fededegni, accanto alla paccottiglia nazional-istituzionale (da Attivissimo in giù ed Attivissimo è già ad un livello infimo che è un aggettivo di grado superlativo).

Non concordiamo con chi asserisce che è in atto sì una lotta, ma tra gli Arconti ed i loro paladini (o ex paladini) sempre più riottosi ed insofferenti, escludendo, invece un conflitto tra forze del Male e forze del Bene. Se così fosse, l’intera vita, l’intero universo non sarebbero rischiarati neppure da un raggio di luce. Se così fosse, non potrebbe albergare neppure una speranza in questa esistenza disfatta, lacerata. D’altronde tutti coloro che vivono ed agiscono secondo coscienza non appartengono forse alle falangi di Ahura Mazda?

Pur consci che il destino, prima o dopo, in una guisa o in un’altra, dovrà compiersi, non rinunciamo né all’agone né a confidare in un trionfo finale della Verità e della Giustizia.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 maggio, 2016

Fratricidi



Alle origini fu un fratricidio. Caino uccise Abele. Racconta la Genesi che i sacrifici animali di Abele erano graditi a Dio, a differenza di quelli di Caino che aveva offerto primizie dei campi. Forse il testo biblico attesta la preferenza di YHWH per il sacrificio cruento. Il sangue delle vittime animali si mischiò al sangue di Abele.

I fratelli tebani Eteocle e Polinice si scontrarono in un duello tanto accanito che entrambi morirono.

Alle origini del mondo romano fu un fratricidio. I gemelli Romolo e Remo, dapprima uniti da affetto, diventarono rivali, dopo aver deciso di fondare una nuova città. Remo, favorito dai presagi, schernì il germano, penetrando con un salto nel perimetro che Romolo aveva appena consacrato. Il sacro è anche terribile. La Roma quadrata, nonostante il suo destino glorioso, nacque sotto il segno di un fratricidio, delitto di cui un giorno o l’altro bisognerà pagare il fio.

Questi miti paiono alludere alla dicotomia primigenia, alla lacerante dualità inerente all’essere che, per esistere, si scinde, si strappa. E’ la scissione, la spaventosa caduta nella storia.

Il tempio celeste crolla a contatto con il tempo.

Il regno di Saturno è l’età aurea, ma anche il regno del tempo che divora sé stesso.

E’ fatale che la nube oscura, immensa, che sta per addensarsi sul mondo, proietterà la sua ombra mortale per prima su Roma e sull’Italia...

Nota: l'opera in testa all'articolo è dell'artista californiano Tim Cantor.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

19 gennaio, 2016

Black star: dall'età di Saturno all'era di Satana



La canzone-testamento “Black star” di David Bowie soprattutto per il video che l’accompagna è stata ed è al centro di tentativi di esegesi: alcuni autori intravedono nella criptica produzione adombramenti a Nibiru. Questa ipotesi non si può escludere, ma riteniamo che un’interpretazione del genere sia poco aderente ad un orizzonte esoterico, peculiare della poetica bowiana. Se, invece, la Black star fosse un’allusione al Sole nero, ossia a Saturno, la stella mancata al centro di una tetra ed antichissima tradizione? Non dimentichiamo che l’artista britannico nacque sotto il Capricorno, il segno zodiacale dominato dal pianeta con gli anelli: l’ego ipertrofico di Bowie pare essersi tradotto in una fosca celebrazione di Saturno.

Scrivevamo nel 2009:"Nell'astrologia il glifo di Saturno è una falce, immagine del Tempo che distrugge e recide. Chronos era per i Greci il dio che divorava i suoi figli. E' il tempo di Saturno ed il tempo pare scaduto. E'presumibile che, in un universo multidimensionale, il pianeta con gli anelli sia, come sostiene Angelo Ciccarella, una porta verso l'altrove, un cancello che ci separa da mondi archetipici, ancestrali, una crepa nella volta che copre l'Inferno. In tempi non sospetti Ciccarella riportava le sibilline dichiarazioni di un insider, H.C.: "La notizia è altamente classificata: sotto gli anelli di Saturno sosta il Gigante... così è denominato in ambito diplomatico".

Annota David Icke nel suo ultimo monumentale saggio, “L’imbroglio della realtà e l’inganno della percezione”: 'Saturno è occultamente venerato dalle principali religioni, dalle società segrete e dal Satanismo, sebbene la maggior parte degli iniziati di queste reti non ne sia al corrente'. Lo scrittore ritiene che il corpo celeste sia un’espressione del Demiurgo: gli anelli apparterebbero al sistema di trasmissione della Matrice, un apparato per condizionare e distorcere la percezione. Saturno sarebbe un passaggio interdimensionale tramite cui gli Arconti possono spostarsi dalla loro realtà a quella degli uomini.

Il qualificato scienziato statunitense, Norman Bergrun, è arrivato alla conclusione che gli anelli di Saturno non sono naturali, ma oggetti creati da giganteschi cilindri di natura elettromagnetica, identificabili in parecchie fotografie scattate dalle sonde spaziali. Non è un caso se alcuni di questi ordigni sono stati individuati nei punti in cui i cerchi sono incompleti. Osserva Bergrun: 'Il pianeta funge da base operativa. L’esistenza di tali veicoli elettromagnetici altamente sofisticati implica un’intelligenza straordinaria. Non solo queste unità controllano l’energia nucleare e massicci campi di forza, ma rivelano anche la capacità di modificare estese superfici dei corpi celesti. I veicoli elettromagnetici emettono numerosi getti da punti differenti'. Notiamo en passant che enormi cilindri, come quelli fotografati preso Saturno, sono stati avvistati in prossimità del Sole... E’ in corso un sabotaggio della nostra stella con effetti sul clima e sulla magnetosfera terrestre?

L’astronomia pionieristica di Bergrun tende a confermare le concezioni che vedono nei simboli, disseminati in molteplici retaggi ermetici, riferimenti a Saturno. L’occhio onniveggente, la falce, la stella a cinque punte, il sigillo di Salomone, il cubo (la Kaaba in primis) etc. sono tutti emblemi del pianeta: alcuni suoi caratteri visivi e cosmici sono stati, infatti, tradotti in immagini evocative che si incontrano ad ogni latitudine ed in epoche distanti tra loro, dall’antichità, con miti celebri e testi della Gnosi, sino ai nostri giorni, nella cultura pop: lo stesso “Signore degli anelli” di Tolkien codifica messaggi inerenti a Saturno ed ai suoi funesti influssi nella storia umana. Diremmo che gli anelli sono altrettanti cappi che soffocano l’umanità.

Ora si può comprendere perché David Bowie nel video citato brandisce un libro su cui è effigiata una stella a cinque punte di colore nero. Non è molto chiaro, invece, perché essa in alcune sequenze sia rappresentata scomposta: il presagio che sia prossima, nonostante le pericolanti condizioni attuali, una sconfitta delle forze oscure nascoste dietro questa funerea icona? Forse solo un estremo tributo, in bilico tra risentimento e devozione, nei confronti di chi ha promesso il Paradiso per spalancare infine il cancello degli Inferi.

Fonti:

N. Bergrun, Ringmakers of Saturn, 1986
A. Ciccarella, Il varco tra i mondi, 2009
D. Icke, L’imbroglio della realtà e l’inganno della percezione, Cesena, 2015, pp. 163-226
Zret, Il Signore dell’anello, 2009


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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 gennaio, 2016

Idealizzazione



La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza. (Marco Aurelio)

Poiché il presente è abominevole, sovente vagheggiamo nostalgici il passato. In tale vagheggiamento, però, non alberga una forma di idealizzazione? Certe età, come il Rinascimento o alcuni secoli dell’età antica, ci appaiono avvolti in un’aura incantata. Se tuttavia, questa atmosfera si dissolve come bruma diradata dal sole del mattino, resta la nuda realtà. Sebbene sia difficile immaginare un tempo più arido e feroce del nostro, anche le età trascorse erano dilaniate dalla violenza del potere.

Pensiamo alla Roma repubblicana ed imperiale, alle guerre di conquista, ai massacri, alle condizioni inumane in cui “vivevano” gli schiavi ed i ceti non abbienti. Pensiamo a Cesare in cui quasi tutti vedono lo scrittore dallo stile scelto ed efficace nonché l’abile politico, dimenticando che fu un implacabile sterminatore di Celti. La stessa città di Roma, in origine Saturnia, villaggio fondato dai Liguri-Siculi nella regione dei sette colli, fu uno fra i centri delle sinistre stirpi che ancora oggi dominano, straziano e depredano gran parte del pianeta.

Certo, una volta, quantunque la società fosse attraversata da contraddizioni, esistevano gli Uomini: persino tra le classi dirigenti si distingueva in qualche rara occasione uno statista vero che era anche intellettuale: vengono in mente Marco Aurelio e Giuliano. In che cosa consisteva la differenza rispetto ai (pre)potenti di oggi? Risiedeva nella cultura: la cultura, che è etica, è il principale antidoto contro l’orgia dell’onnipotenza.

Esistevano gli Uomini, ossia ancora splendeva l’Anima. Osserva con desolata, amara intelligenza Guido Ceronetti: "Per adattarsi al mondo com’è ora, la condizione è di perdere umanità nella misura ed alla velocità che questo mondo impone: per ogni tratto di umanità perduta c’è un acquisto sicuro di adattabilità. E l’uomo non ha mai fatto altro che adattarsi… ma per sopportare il mondo, le città e le guerre che si preparano bisognerà perdere interamente ogni connotazione umana: i luoghi teneri dell’anima saranno pietrificati, si nascerà amputati". E’ così: oggi si nasce mutilati, adattati ad un’esistenza acrilica in cui solo i pochissimi disadattati potranno innaffiare con qualche goccia di luce la delicata piantina dell’Anima.

Questa fatica dell’essere è tutt’uno con la Coscienza: dobbiamo mantenere viva la fiammella della Vita, senza cedere all’algido raziocinio, ma pure evitando di indulgere all’idealizzazione, anticamera dell’inganno. Bisogna imparare a mantenersi in equilibrio sull’abisso: proiettarsi nel passato per tentare di rinfocolare pristini valori può significare stringere vani fantasmi.

Bisogna stare attenti a non mitizzare la Storia: ad esempio, la Storia ci restituisce, ci piaccia o no, due Messia, entrambi radicati nell’Ebraismo. Nel momento in cui evochiamo il Cristo, dobbiamo essere consapevoli che è un simbolo (i simboli sono potenti, ma elusivi: sono un'arma a doppio taglio). Credo che il Cristo si debba intendere in modo allegorico: è l'emblema di un cosmo che, per una ragione imperscrutabile, si crocifigge nella caduta e nella materia per annunciare la redenzione alla fine dei tempi, quando non esisteranno più il tempo né lo spazio.

Invero, il Cristianesimo abita nel cuore dell’inconciliabilità: se lo accettiamo, dobbiamo accettare pure l’Antico testamento con le sue intollerabili venature arcontiche; se lo rifiutiamo, dobbiamo staccarlo dalla matrice sumero-egizio-ebraico-arcontica, ma, così agendo, lo trasformiamo in un mythos, nel simbolo di cui si diceva con tutte le conseguenze del caso, tra cui forse la rinuncia ad attendere una salvezza esterna destinata a non arrivare mai.

E’ evidente che la sfida è immane: camminare sul filo delle antinomie, contemperare lògos ed incanto, indagine ed ispirazione, soma e sema. Se guardiamo in giro, vedremo oceani di sangue e deserti di scelleratezza che attorniano oasi di bellezza e verità. Non basta rifugiarsi nelle oasi a godersi l’ombra rinfrescante dei palmizi: bisogna tentare di render conto di quanto si trova tutto intorno, avventurarsi nelle terre del male, di ieri, di oggi, di domani.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

02 gennaio, 2016

Ricci



Come si potrebbero definire quelle persone che negano l’incontestabile ruolo distruttivo di governi ed istituzioni variamente assortite? Sono state chiamate “convezionalisti”, ma forse si adatterebbe loro maggiormente il termine di “ufficialisti”, poiché si attengono alle patetiche e romanzesche versioni ufficiali propalate dai media di regime. Siamo comunque al cospetto di un atteggiamento riconducibile al negazionismo: non è quello di chi censura, mente e depista per mestiere, ma un negazionismo come autodifesa, come infantile quanto pervicace rifiuto a guardare in faccia una realtà quasi sempre atroce. E’ questione di maturità, di consapevolezza, di cultura (non nozionismo): chi non ci arriva, non ci arriva, proprio non sembra avere speranze. L’ufficialista si chiude a riccio, non appena è sfiorato dall’ombra di una verità che contraddice la sua rassicurante, benché caramellosa Weltanschauung.

Ad ingagliardire ed a legittimare tale attitudine gioca un ruolo cruciale la televisione di Stato, meglio fielevisione: molti si chiedono per quale ragione gli esecutivi insistano tanto nel pretendere il pagamento dell'iniquo canone RAI; non si potrebbe criptare il segnale dei canali in oggetto, evitando anche i contenziosi derivanti dalla recente decisione di incastrare l’esoso balzello nella bolletta dell’energia elettrica? In realtà, gli introiti garantiti dalla gabella non sono così cospicui, ma fondamentali sono la propaganda, il plagio, il controllo mentale che si attuano attraverso le becere trasmissioni di matrigna, pardon mamma RAI. Lo scopo della televisione non è certo quello di informare e neppure di intrattenere: l’obiettivo coincide con una capillare e costante manipolazione delle diverse generazioni. Il potere può anche rinunciare oggi a qualche provento, tanto domani troverà sempre il modo di dissanguare i cittadini con le mille mignatte del fisco, ma non può permettersi che qualche pecora esca dal gregge.

E’ palese che questa maggioranza di individui dalle reazioni gregarie vive in un mondo di balocchi dove le classi dirigenti e gli "esperti", se si esclude qualche macula di corruzione e di inefficienza, si adoperano sempre e comunque per il bene della collettività. E’ indubbio che ci si può imbattere talora in qualcuno che è sia onesto sia competente, ma questa non è la regola. Inoltre non sono pochi coloro che in totale buona fede agiscono per il sistema satanico, in quanto indottrinati sin dalla più tenera età: si pensi, a titolo di esempio, a quei medici che prescrivono farmaci ed esami nutili o dannosi, convinti di giovare ai loro pazienti, mentre ignorano un approccio olistico e le terapie che potrebbero rivelarsi giovevoli o risolutive.

ll negazionismo dunque non è solo frode: è un modo di essere, è il modo di essere preponderante in questa senescente ed astenica società. Perciò ci sembra si illuda chi continua ad evocare il risveglio, la presa di coscienza per opera del genere umano. Noi – una piccola e combattiva minoranza – siamo ogni giorno più sagaci e più abili, ma il volgo è sempre più scemo e debordante.

Questi sono dati di fatto: non è pessimismo né disfattismo, ma una visione lucida, disincantata, lungimirante della Storia e delle sue dinamiche. Forse una svolta decisiva dipenderà in primo luogo dalla constatazione di quanto sia disperata e compromessa la situazione attuale.

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31 dicembre, 2015

Profezie o programmi?



In questi ultimi tempi sto leggendo alcuni libri i cui autori sviluppano ipotesi interpretative coincidenti con quelle formulate da chi scrive. Sono congetture ventilate anche in anni non recenti, quando il quadro della situazione era ancora sfocato, eppure si sono rivelate quasi sempre esatte. Dalle riflessioni su Roma antica alla dittatura globale, dagli Arconti alle interferenze non terrestri, dall’etere alla biogeoingegneria clandestina, dal Cristianesimo alla storia dei Merovingi etc. è tutto un pullulare di conferme, convergenze, sovrapposizioni. [1]

Vediamo un esempio. Nel corposo saggio intitolato “Il sangue degli Illuminati” (titolo volutamente anfibologico), Diego Marin e Stefania Marin scrivono a proposito dell’oracolo di Siwa, sacerdote che aveva preconizzato ad Alessandro Magno la sua morte prematura avvenuta nel 323 a.C., quando il Macedone aveva 33 anni ("come" il Messia) dopo 13 anni di regno (come Mosè): “Le profezie sono programmi che si realizzano, perché qualcuno, provvisto di uomini e mezzi, ne costruisce le cause a tavolino. Forse il vaticinio su Alessandro appartiene a questa categoria?

Pare proprio sia così: le predizioni si adempiono sovente poiché persone altolocate si adoperano affinché esse si avverino. Il volgo, oggi come un tempo, si lascia incantare dai presagi e con la sua inerzia, il suo fatalismo lascia piena libertà d’azione ai congiurati che possono dunque più facilmente attuare i loro piani criminali, senza neanche incontrare una pur debole resistenza tra la popolazione.

Ci chiediamo se anche le profezie dell’Apocalisse, il libretto attribuito all’apostolo Giovanni, ma compilato probabilmente dallo gnostico Cerinto di Efeso, siano dei progetti di cui le sedicenti élites curano il compimento o se tali previsioni esulino dal novero dei piani orchestrati dagli Ottenebrati.

E’ arduo rispondere: possiamo solo constatare che, vuoi si tratti di divinazioni vere e proprie vuoi di idee escogitate e poi eseguite, pare restino pochi margini ai popoli per un agire autonomo.

“Costruire le cause a tavolino”: sì, si congegnano i pretesti. Non solo, si studiano le mosse, prevenendo le contromosse e le reazioni. Si ricavano dalle reazioni della massa le “risoluzioni” pensate ab origine, secondo la nota dialettica para-hegeliana problema-reazione-“risoluzione”. Ci si impicca con la corda che noi stessi abbiamo pagato… profumatamente.

[1] Se sarà possibile, ci si soffermerà su alcune di queste corrispondenze.

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14 novembre, 2015

Thoreau e lo Stato



La disobbedienza civile è l’unico modo per obbedire alla voce della coscienza, ergo è un obbligo.

Com’è potuto succedere ciò? Com’è potuto succedere che nel luogo in cui si estendevano prati con gruppi di alberi e viottole costeggiate da siepi, dove scorrevano rogge fra campi coltivati oggi si trovi un quartiere suburbano di tetri casermoni stagliati su un cielo pieno di grovigli: oggi solo cemento, centri commerciali, monumentali rotatorie, mefitici immondezzai… La metamorfosi è avvenuta con inesorabile lentezza: prima un condominio ancora circondato dal verde, poi due, tre, quindi le strade di collegamento, i tralicci dell’alta tensione, le antenne della telefonia mobile. I suoli da agricoli diventano edificabili e la deturpazione del territorio un po’ alla volta avanza.

In modo simile i primi consorzi umani si sono trasformati in Stati, mostruose costruzioni che hanno divorato gli ultimi brandelli di civiltà. Veramente, come scrive Henry David Thoreau (Concord, 12 luglio 1817 – Concord, 6 maggio 1862), filosofo, scrittore e poeta statunitense, lo Stato è uno stupido. Oltre alla coercizione, che esplica attraverso le forze di polizia e l’esercito, per mezzo di un ginepraio burocratico (basti pensare alle infinite e cervellotiche scadenze fiscali), mercé i grotteschi tribunali, il monstrum manifesta un’irredimibile ottusità. E’ l’ottusità di chi confida solo nella violenza, nella frode, nella codardia dei sudditi e nella connivenza degli adulatori. E’ l’idiozia di chi, sopraffacendo gli uomini, dimostra la sua totale inumanità. Ribellarsi allo Stato, rinnegare tutte le sue ignobili istituzioni non è un’occasione, non è neppure un auspicio, bensì un preciso, ineludibile dovere morale. Accettare codesta compagine significa non tanto essere vili, quanto, aderendo ad una natura tarata, essere deficienti e beoti, come le norme che il Leviatano rigurgita senza requie.

La sconfessione dello Stato è il fondamento della libertà interiore, il viatico della verità, il perno della rettitudine.

Nel 1846 Thoreau rifiutò di versare la tassa (poll-tax) che il governo imponeva per finanziare la guerra schiavista contro il Messico, conflitto da lui reputato iniquo e contrario ai principi di libertà, dignità e uguaglianza sanciti dalla Costituzione degli Stati Uniti. Per questo fu incarcerato per una notte e liberato il giorno successivo quando, tra le sue vibrate proteste, sua zia pagò il tributo per lui. In “Disobbedienza civile” Thoreau scrive:

“Per sei anni non ho pagato la ‘poll-tax’’. Una volta per questo fui imprigionato, per una notte; e, mentre stavo lì ad esaminare i muri di pietra massiccia, spessi due o tre piedi, la porta di legno e ferro spessa un piede e le grate di ferro dalle quali filtrava la luce, non potevo fare a meno di rimanere colpito dall’assurdità di quell’istituzione che mi trattava come fossi semplice carne e sangue e ossa, da mettere sotto chiave. Mi stupivo che esso avesse concluso alla fine che quello fosse il migliore uso che poteva fare di me e che non avesse mai pensato di avvalersi in qualche maniera dei miei servigi. Compresi che, se c’era un muro di pietra fra me e i miei concittadini, ce n’era uno ancora più difficile da scalare o rompere prima che essi potessero arrivare ad essere liberi come lo ero io. Non mi sentii segregato neppure per un attimo e quel muro mi apparve solo un grosso spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, tra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa.

Chiaramente essi non sapevano come trattarmi, ma si comportavano come persone rozze. In ogni minaccia e in ogni lusinga vi era grossolanità, poiché essi erano convinti che il mio più grande desiderio fosse quello di trovarmi dall’altra parte di quel muro di pietra. Non potevo evitare di sorridere nel vedere con quanta industriosità chiudessero la porta in faccia alle mie riflessioni, riflessioni che li seguivano fuori senza alcun impedimento peraltro e che costituivano l’unico vero pericolo. Poiché non potevano raggiungere me, avevano deciso di punire il mio corpo; si comportavano come certi bambini che, quando non possono arrivare a qualcuno per il quale nutrono risentimento, finiscono per maltrattarne il cane.

Capii anche che lo Stato era un idiota, un timorato al pari di una donnina nubile in mezzo all'argenteria, incapace di distinguere i suoi amici dai suoi nemici e così finii col perdere del tutto il rispetto che m’era rimasto nei suoi confronti e lo compatii. Lo Stato, dunque, non si misura mai direttamente con la sensibilità di un uomo, intellettuale o morale, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato d’intelligenza o onestà superiore, ma solo di superiore forza fisica”.

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07 novembre, 2015

Che cosa succede dopo la morte?



Che cosa succede veramente dopo la morte? E’ domanda che dovrebbe incalzare tutti, ma – si sa – siamo presi da cose più importanti: il calcio, Renzi, "X Factor", il sabato sera in discoteca… Comunque è quesito che vogliamo porci.

Accantonati gli scenari secondo cui, dopo il decesso, ci attende il nulla o un sonno profondissimo prima della resurrezione, proviamo ad immaginare che la coscienza individuale sopravviva, una volta azzerati i parametri vitali. Gli studi ed i resoconti sulle esperienze di pre-morte hanno lasciato intravedere le dimensioni in cui l’anima presumibilmente si inoltra ed è singolare non tanto che queste esperienze si assomiglino un po’ tutte, piuttosto che, pur nella sostanziale affinità con altri vissuti, il racconto del neurochirurgo Eben Alexander se ne discosti, con la descrizione di particolari eccentrici ed anomali. Alexander, dopo essere “morto” per una settimana a causa di un’infezione da Escherichia coli che aveva colpito l’encefalo, non solo tornò in “vita”, ma, contro ogni prognosi, recuperò presto le facoltà motorie e cognitive. L’uomo, oltre a ricordare un’estatica avventura in una terra meravigliosa popolata da farfalle multicolori, riferì di aver dimorato in una regione repellente, piena di miasmi e dove aveva udito un suono meccanico ed ossessivo. Forse Alexander si era smarrito nell’Inferno, prima di trovare la strada per il Paradiso?

Non mancano relazioni di esperienze terribili (di solito narrate da persone che hanno tentato il suicidio) né rapporti antitetici con “viaggi” in plaghe luminose dove i redivivi hanno provato un senso di ineffabile beatitudine, ma reperire nello stesso resoconto entrambi i vissuti lascia esterrefatti. Quella zona tenebrosa, invasa da creature ripugnanti e mefitiche, in cui la coscienza di Alexander rimase per un po’ di tempo imprigionata, è l’Inferno?

Per rispondere, dobbiamo rispolverare una veneranda e negletta Tradizione, quella gnostica. La Gnosi antica è simile ad un fiore profumato e bellissimo che riesce a spuntare in uno stretto interstizio: è pressoché l’unico retaggio che pare essere senza ambiguità dalla parte degli Uomini e non degli Arconti. (1) E’ la Gnosi antica che tenta di avvisare l’umanità dell’arazzo di inganni tessuto dai Dominatori, non solo durante l’esistenza ma pure nel momento decisivo del trapasso.

Non è scontato che l’anima, una volta uscita dal guscio corporeo, si rechi nell’aldilà: essa potrebbe rimanere, per un periodo più o meno lungo, in una sorta di zona di frontiera (l’astrale?) che presenta tratti simili a quelli del mondo tetro e mefitico rappresentato da Alexander. Forse non è solo la condotta durante la vita terrena ad influire sul destino post mortem, ma pure una particolare consapevolezza della propria natura e del fatto che i Guardiani della soglia hanno tutto l’interesse ad evitare che l’anima ritorni nella sua sede primigenia per cui tentano di acciuffarla e di rigettarla nel calderone del samsara.

La Prima Apocalisse di Giacomo rivela una sorta di salvacondotto verso la Liberazione? In questo testo apocrifo (segreto) leggiamo: “Il Signore disse a lui: 'Giacomo, ecco, ti rivelerò la redenzione. Quando sei afferrato e subisci queste sofferenze, una moltitudine si armerà contro di te per afferrarti. E in particolare tre di loro ti ghermiranno - coloro che siedono come esattori di pedaggio. Non solo chiedono il pedaggio, ma portano via le anime con un furto. Quando si cade in loro potere, uno di loro che è a guardia ti dirà: 'Chi sei tu e da dove vieni?' Gli risponderai: 'Io sono un figlio e sono dal Padre'. Egli ti chiederà: 'Che tipo di figlio sei ed a quale Padre appartieni?' Dirai: 'Vengo dal Padre pre-esistente e sono un figlio pre-esistente".

La cella buia e maleodorante evocata da Alexander potrebbe non essere l’Inferno, ma il ribrezzoso Regno degli Arconti ed il cosmo, dove siamo incarcerati, una propaggine tecno-olografica del loro Impero nefando e squallido. Notiamo in primo luogo che nel film “Matrix”, l’ambiente in cui le macchine allevano il bestiame umano è desolato e freddo come l’Ade raffigurato da Alexander.

Inoltre, in questi ultimi anni alcuni scienziati, preceduti, però, da un artista visionario come Philip K. Dick, hanno ipotizzato che l’universo sia una neurosimulazione o, meglio, un sofisticato software: qualche ricercatore si è accorto che la strutture basilari del cosmo paiono avere i caratteri dei pixel, come se la “realtà” fosse l’immagine di uno schermo, un’immagine composta in ultima istanza da innumerevoli puntini. A quale cosmo ci riferiamo? Probabilmente a quello generato e distorto dagli Arconti, non alla realtà reale (dall’iperuranio di Platone all’ordine implicito di David Bohm). Si comprende allora perché molte sinistre confraternite adorano il Grande Architetto dell’Universo (G.A.U.): esse venererebbero il Signore degli Arconti, un essere in cui una sbalorditiva conoscenza della matematica si abbina alla smania di controllo. Culto fanatico della tecnologia, smania di controllo non sono le ossessioni delle sedicenti élites, composte dai sicari delle Potenze?

Galilei scrisse che “l’universo è scritto in caratteri matematici”: quale universo? La caverna arcontica (il programma informatico percepito come unica realtà) o l’Empireo dove non hanno cittadinanza i perfetti, algidi numeri?


(1) Nei testi gnostici gli Arconti sono dipinti come una progenie imitatrice. “Arconti” significa sia “reggitori” sia “esseri del principio”, giacché nacquero prematuramente, donde l’analogia con l’aborto spontaneo nei papiri di Nag Hammâdi. Questa genia deviante venne alla luce prima che si formasse la Terra: a differenza degli uomini e delle altre specie, gli Arconti non originarono dalla Luce, ma dalla materia inorganica. In principio gli Arconti non possedevano un habitat, ma brulicavano attorno alla Terra a guisa di cavallette fameliche, attratti da Sophia, da cui furono respinti. Queste creature sono prive di ennoia, ossia volontà ed intenzione, rappresentando un’aberrazione cosmica. Degli Arconti ci siamo occupati in parecchie occasioni soprattutto in relazione ad orizzonti xenologici. Perciò rimando i lettori ai precedenti articoli per approfondire il tema e per le fonti.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

26 febbraio, 2015

Oblivion



La logica quadrata è suprema follia.

La Terra, dopo essere stata aggredita da una civiltà aliena, è divenuta inospitale, poiché sono state usate armi nucleari per sconfiggere gli invasori. Jack Harper e la sua compagna, Victoria Olsen, sono gli ultimi che vivono ancora su Gaia, ma sono in procinto di trasferirsi su Titano, dopo che sarà completata l’estrazione di energia dagli oceani. Un giorno un’astronave si schianta su una landa che Harper pattuglia per controllare il funzionamento dei droni usati per proteggere gli impianti di estrazione dalle sortite di insidiosi extraterrestri sopravvissuti, gli Scavengers. Il protagonista salva una donna russa, Julia (interpretata dalla bella attrice Olga Kurylenko) componente dell’equipaggio la cui navicella è precipitata. Cominciano allora delle peripezie che portano Harper a riscoprire un po’ alla volta il suo vero passato, a comprendere che l’umanità è stata vittima di un feroce inganno.

“Oblivion” è una pellicola che si apprezza specialmente per la suggestiva fotografia – le riprese sono state realizzate tra Stati Uniti ed Islanda – e per l’intreccio adrenalinico ma non scevro di pause elegiache.

L’interesse principale della produzione risiede nel tema del controllo esercitato attraverso un sistema tecnologico, il Tet, una colonia spaziale a forma di tetraedro. Il rinvio d’obbligo è all’inquietante monolite di “2001: Odissea nello spazio”, la celeberrima ed enigmatica opera di Stanley Kubrick, ispirata ad un racconto di Arthur C. Clarke. E’ un tòpos che punteggia la letteratura ed il cinema di fantascienza, tanto più efficace quanto più l’apparato che programma il destino umano rivela la sua natura algida ed impersonale, come avviene nelle raggelanti (pre)visioni di Philip K.Dick. E’ l’adombramento di una regia dalla logica implacabile perché quadrata.

Il prelievo dell’energia dai mari potrebbe essere letto come assorbimento di forze vitali succhiate ad un genere umano sempre più esangue? La finzione, come non di rado avviene, codifica messaggi xenologici più o meno obliqui, tra cui la clonazione, l’annullamento della memoria, la colonizzazione di corpi celesti... Intelligenti pauca.

In fondo “Oblivion” è una metafora sull’incompatibilità fra la tecnologia disanimante ed una natura ormai prostrata e negletta: emblematica la scena in cui la collega di Harper getta via una piantina fiorita che l’uomo ha poco prima amorevolmente innaffiato, temendo che il fiore possa essere fonte di contaminazione.

E’ una lotta fino all’ultimo sangue e fino all’ultima linfa. Vedremo chi la spunterà.

Scheda del film:

Anno: 2013
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Joseph Kosinski, Michael Arndt
Attori: Tom Cruise, Morgan Freeman, Nikolaj Coster-Waldau, Olga Kurylenko, Zoe Bell, Melissa Leo, Andrea Riseborough
Fotografia: Claudio Miranda
Paese: Stati Uniti d’America
Durata: 110 minuti

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