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31 luglio, 2016

Questi fantasmi...



Lies in the news, truth in the movies, mud in the media. Bugie nelle notizie, verità nel cinema, fango nei media.

Il caso di Valeria Solesin è emblematico: sembra un personaggio fittizio o comunque a metà tra una “verità” televisiva ed una finzione letteraria. Quanti sono, però, i personaggi che oggi popolano i media, simili alle figure dei feuilletons ottocenteschi!

Quanto è simile l’atteggiamento del pubblico, oggi come allora! E’ un pubblico che, incurante della verosimiglianza, è alla ricerca di emozioni forti, benché passeggere. Sulla paura prevale la curiosità: che cosa succederà ai nostri anti-eroi? Quale crimine perpetreranno? Le forze dell’ordine riusciranno ad acciuffarli?



“Terroristi”-gelatai con armi finte, terroristi infelici, incompresi, con alle spalle un passato di soprusi: questi sono attanti prelevati da un romanzo di Dickens! Ora sono à la page i “terroristi” adolescenti che, complici prodigiosi fertilizzanti, attecchiscono con radici islamiche in men che non si dica.

Non solo! Spuntano suore intrepide che assistono allo sgozzamento del sacerdote, ma che riescono a svignarsela prima di essere squartate per bene, come in una pellicola di Dario Argento. Naturalmente le religiose allertano prontamente il settimo cavalleggeri che, però, interviene con ritardo mostruoso. Questo è cinema, anche se di quart’ordine. Tra un po’ avremo “terroristi” pargoli che, smettendo all’improvviso di giocare con il trenino, camuffati con barbe finte ed imbracciando fucili giocattolo, terranno in scacco interi paesi.

Che pensare poi dei giornalisti che si trovano sempre nel posto giusto al momento giusto, come l’ubiquo Richard Gutjahr? Ha ripreso sia l’”attentato” del Bataclan sia la performance di Nizza sia la tregenda di Monaco di Baviera. C’est fantastique: neanche Houdini e David Copperfield sono dotati di questi poteri strepitosi! Gutjahr è anche veggente: sa dove sarà sferrato un attacco "jihadista" per riprenderlo in diretta o quasi. Memorabili le sue immagini bavaresi dove immortala un’efferata aggressione ai danni di inermi piastrelle.

Il mondo è diventato uno spettacolo magico e macabro, un aleggiare di fantasmi tra “palco e realtà”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro


04 dicembre, 2015

In-Audi-ta manipolazione



Continua ad imperversare la manipolazione del pensiero attraverso le pubblicità, soprattutto di autovetture, il prodotto che più di altri, in quanto status symbol, si nutre di immagini simboliche, di una libido sublimata: pulsioni ed associazioni psichiche attecchiscono nel subconscio. [1]

Meno sfacciato della réclame in cui è esibita un’italica giumenta, più sottile e persino raffinato – di una raffinatezza perversa - il messaggio che promuove un veicolo di una nota marca teutonica, gioca con i soliti emblemi.

Subito dopo un’inquadratura del prodotto, spicca la sequenza con un cavallo nero che ricorda da vicino la scultura del purosangue dagli occhi fiammei, opera collocata nell’aeroporto di Denver. Lo scalo, con i suoi murales, è una vera antologia dei funesti soggetti preferiti dagli Ottenebrati.

Il destriero, che è altresì un richiamo a Rivelazione, è ripreso sullo sfondo di uno scenario apocalittico: una landa desolata è schiacciata da un cielo tenebroso, solcato da comete. Nei fotogrammi successivi spiccano gli uomini(?) del futuro: sono esseri bionici, audaci cosmonauti che intraprendono viaggi avventurosi. La navicella spaziale è accostata alla fiammante vettura di cui la prima è enfatico ed iperbolico rispecchiamento per velocità, linee filanti ed aggressive.

La seconda parte dello spot vira verso evocazioni molto sinistre, inaugurate dalla rigida simmetria con cui è inquadrato il frontale del veicolo (la simmetria nel Medioevo era considerata attributo del diavolo, come la logica): icone luciferine ed ignee sono qui esibite senza pudore. Dopo questo spaventevole Spannung, nell’epilogo la tensione si spegne di botto con le immagini-rinforzo dei contenuti principali.



Anche in questa produzione i colori non sono per nulla casuali: dominano tonalità infernali, un nero inargentato, alla “Blade runner”, ed il rosso-arancio. Il montaggio secco e la regia comunque sapiente fanno risaltare per contrasto la sconvolgente rozzezza della pubblicità italiota che pare realizzata da un Mefistofele alle prime armi.

Inquietante il testo che accompagna le riprese. Ascoltate le frasi (deturpate tra l'altro da insopportabili pleonasmi) in relazione alle varie sequenze: l’ascolto vale più di mille analisi iconografiche.

[1] Si ricordi che il vocabolo italiano “automobile” in origine era maschile, come tutti i composti di mobile (ancora oggi “aeromobile” è di genere maschile). Tuttavia, poiché l’automezzo presto diventò un oggetto del desiderio nonché un surrogato della figura muliebre, un po’ alla volta il vocabolo “automobile” e l’accorciamento “auto” cominciarono ad essere associati ad articoli ed aggettivi femminili: alla fine il lessema cambiò genere.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

30 novembre, 2015

L'Internazionale del Terrore



I “fatti” parigini del 13 novembre 2015 hanno giustamente insospettito molti ricercatori ed osservatori che negano qualsiasi coinvolgimento di “attentatori islamici” nei presunti attacchi al teatro Bataclan, allo stadio di calcio ed in altri luoghi. E’ ovvio che fantomatiche “cellule jihadiste” non c’entrano alcunché con lo spettacolo grandguignolesco inscenato nella Ville lumière: è stata, invece, un’operazione dei servizi. Sì, ma quali? Qualcuno ha chiamato in causa la C.I.A., qualcun altro il Mossad, altri i servizi francesi. Certo, molte attricette ingaggiate per l’occasione (novelle prefiche) provengono dall’Impero di U.S.A.tana, come quella lì che piange al telefono e che non si stacca dal cellulare neppure se la minacci di dover recitare in un cinepanettone dei fratelli Vanzina.

Tuttavia crediamo sia errato cercare un unico ideatore e responsabile dell’inside job, perché i servizi segreti sono, alla fine della fiera, un unico soggetto, anche se con vari… complementi. E’ possibile che una struttura straniera sia riuscita ad agire a Parigi, senza che l’”intelligence” d’oltralpe abbia avuto almeno il sentore che si stava architettando qualcosa di grosso? E’ credibile che i Francesi con il loro presidente-gnomo, l’orrendo Hollande, non solo non sapessero uno iota, ma che non abbiano collaborato per allestire il false flag?

Secondo il parere di taluni, il vaudeville sarebbe un monito contro il governo di Hollande ufficialmente ed in modo del tutto ipocrita, come il Vaticano, incline ad appoggiare le rivendicazioni dei dilaniati Palestinesi. Se così fosse, perché François il galletto ha partecipato con tanta convinzione alla tragicommedia, subito accusando barbuti integralisti di aver turbato con le loro moleste raffiche il celestiale concerto che si teneva al Bataclan? E’ stato per lui un ottimo casus belli per decidere ipso facto di bombardare le postazioni dell’I.S.I.S. in Siria, anche se è probabile che gli ordigni siano sganciati e siano stati sganciati contro l’esercito di Assad, senza dubbio non un santo, ma mille volte migliore dei presidenti criminali assisi sugli scranni dell’Occidente, migliore dei monarchi sauditi.

Come nel caso di una malattia autoimmune, sono i servizi di ciascuno Stato, spesso in sinergia con quelli di altre nazioni, ad attaccare i propri cittadini, a spargere sangue sul proprio stesso suolo. Si pensi agli anni della strategia della tensione in Italia, con le varie stragi perpetrate da servizi “deviati” rigorosamente made in Italy, anche se con la complicità di forze appartenenti ad altri paesi della N.A.T.O. (Vedi F. Imposimato, La Repubblica delle stragi impunite).

Poiché gli apparati del sistema, sono compartimentalizzati, agenti di rango inferiore nulla sanno dei piani decisi ai piani alti: un normale agente della C.I.A. crede veramente di lavorare per gli Stati Uniti e che il suo compito sia quello di sventare azioni terroristiche ideate in tenebrose grotte afghane. Ai vertici, però, si orchestrano e si attuano azioni che vedono la stretta cooperazione di potentati che formano l’Internazionale del Terrore. E’ questo il governo occulto che trama dietro gli stessi poteri forti (banchieri, multinazionali, complesso militare ed industriale, organizzazioni mondialiste etc.) che poi così forti non sono, giacché anch’essi sono pilotati da un’entità nefanda.

La vera natura di codesta entità è così incredibile e malefica che è meglio si pensi che il mondo sia governato dai pur abominevoli, disgustosi banchieri.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 novembre, 2015

Alessandro Manzoni e la narratologia: che cosa possono suggerirci sugli eventi parigini del 13 novembre 2015?



La narratologia è per lo più considerata disciplina arida e noiosa. In parte ciò è vero, tuttavia, forse per serendipidità, essa si rivela utile non solo nell’analisi di molti testi letterari, ma pure nell’esplorazione dell’attualità.

Consideriamo solo due aspetti naratologici per rapportarli agli episodî parigini del 13 novembre 2015: la focalizzazione multipla e la caratterizzazione antropologica. La prima implica la relazione dello stesso accadimento secondo l’ottica di due o più testimoni: è quanto si verifica nel momento in cui il “fatto”, così come è occorso, è subito filtrato dai media ufficiali che propongono ed impongono la propria narrazione, mentre osservatori spassionati ed indipendenti ricostruiscono o provano a ricostruire quanto davvero è accaduto. Così la versione fittizia di regime è contraddetta e corretta dai cronisti e dai ricercatori. Nei “Promessi sposi” il mercante dell’osteria di Gorgonzola riferisce i tumulti di San Martino con l’assalto ai forni per opera di una popolazione inferocita ed affamata (11 novembre 1628), sulla base della sua ideologia piccolo-borghese, radicata in una mentalità classista, sino a trasformare il mite Renzo in un feroce sedizioso. L’autore, invece, dipana le vicende milanesi con obiettività, evidenziando l’atteggiamento ingenuo ed avventato del protagonista, di cui, però, mette in luce l’indole pacifica, la sua innata ripugnanza per ogni atto violento. Così, nella focalizzazione multipla, verità e menzogna collidono.

E’ quel che succede nella disamina degli eventi parigini con le narrazioni convenzionali in stridente contrasto con una verità che stenta ad emergere a causa dell’inebetimento generale e dell’egemonia detenuta dai potenti mezzi di disinformazione.

Consideriamo ora un'altra circostanza: le reazioni dei parenti delle vittime. Senza scomodare la programmazione neuro-linguistica, che comunque si può rivelare giovevole nelle nostre indagini, è sufficiente ricorrere ad un altro potentissimo strumento della narratologia, vale a dire lo studio della caratterizzazione. La caratterizzazione è l’insieme delle note che rendono un personaggio verosimile, realistico, accattivante. Sempre nei “Promessi sposi”, Manzoni, ancor prima di dedicare un ampio ritratto a don Abbondio, descrizione da cui emerge l’indole di un sacerdote pusillanime, opportunista e stizzoso, già definisce il curato, raffigurandolo mentre “bel bello” rientra in canonica, compiuta la sua consueta passeggiata serale. La raffigurazione antropologica (l’insieme delle glosse che dipingono il modo di camminare, di gesticolare e di ammiccare) rivela da sola l’indole oziosa e superficiale del curato: il linguaggio del corpo tradisce la sua natura di uomo abitudinario, mediocre e pacioso.

Mutatis mutandis, ci sembra che i genitori di Valeria Solesin nella gestualità, nel tono della voce, nel movimento oculare lascino emergere una certa affettazione, una commozione appena percepibile e comunque studiata, come studiate paiono le frasi, addirittura con quel cedere la parola e con quel lapsussiamo andati a letto, a dorm…” su cui Freud, se fosse vivo, si potrebbe sbizzarrire. La sincerità sembra controllata, il controllo pare appena velato da un tentativo di veicolare emozioni: ne risulta un pàthos gelido e retorico, un turbamento imperturbabile, come di una fiamma che non scalda.

Naturalmente non tutti reagiscono alle disgrazie allo stesso modo: alcune persone non piangono, non si disperano. Nondimeno i lati antropologici e neurolinguistici deporrebbero a favore di un’incongruenza fra la condotta dei genitori e la sventura piombata loro addosso. E’ un’incongruenza cui si aggiunge il carattere nazional-letterario di Valeria Solesin, più simile ad personaggio con un suo ruolo preciso, l’eroina animata da nobili valori, che persona in carne ed ossa.

E’ ovvio che le nostre sono ipotesi, benché fondate su osservazioni non di poco conto, tra l’altro suffragate da numerosi altri riscontri ed acquisizioni. In ogni caso, non ha torto lo scrittore Giorgio Manganelli ad affermare che la “letteratura è menzogna”, soprattutto la letteratura dei media mainstream, chiosiamo noi.

Video correlato: Attentato a Parigi. L'altra verità, 2015



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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

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