Visualizzazione post con etichetta automobili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta automobili. Mostra tutti i post

04 dicembre, 2015

In-Audi-ta manipolazione



Continua ad imperversare la manipolazione del pensiero attraverso le pubblicità, soprattutto di autovetture, il prodotto che più di altri, in quanto status symbol, si nutre di immagini simboliche, di una libido sublimata: pulsioni ed associazioni psichiche attecchiscono nel subconscio. [1]

Meno sfacciato della réclame in cui è esibita un’italica giumenta, più sottile e persino raffinato – di una raffinatezza perversa - il messaggio che promuove un veicolo di una nota marca teutonica, gioca con i soliti emblemi.

Subito dopo un’inquadratura del prodotto, spicca la sequenza con un cavallo nero che ricorda da vicino la scultura del purosangue dagli occhi fiammei, opera collocata nell’aeroporto di Denver. Lo scalo, con i suoi murales, è una vera antologia dei funesti soggetti preferiti dagli Ottenebrati.

Il destriero, che è altresì un richiamo a Rivelazione, è ripreso sullo sfondo di uno scenario apocalittico: una landa desolata è schiacciata da un cielo tenebroso, solcato da comete. Nei fotogrammi successivi spiccano gli uomini(?) del futuro: sono esseri bionici, audaci cosmonauti che intraprendono viaggi avventurosi. La navicella spaziale è accostata alla fiammante vettura di cui la prima è enfatico ed iperbolico rispecchiamento per velocità, linee filanti ed aggressive.

La seconda parte dello spot vira verso evocazioni molto sinistre, inaugurate dalla rigida simmetria con cui è inquadrato il frontale del veicolo (la simmetria nel Medioevo era considerata attributo del diavolo, come la logica): icone luciferine ed ignee sono qui esibite senza pudore. Dopo questo spaventevole Spannung, nell’epilogo la tensione si spegne di botto con le immagini-rinforzo dei contenuti principali.



Anche in questa produzione i colori non sono per nulla casuali: dominano tonalità infernali, un nero inargentato, alla “Blade runner”, ed il rosso-arancio. Il montaggio secco e la regia comunque sapiente fanno risaltare per contrasto la sconvolgente rozzezza della pubblicità italiota che pare realizzata da un Mefistofele alle prime armi.

Inquietante il testo che accompagna le riprese. Ascoltate le frasi (deturpate tra l'altro da insopportabili pleonasmi) in relazione alle varie sequenze: l’ascolto vale più di mille analisi iconografiche.

[1] Si ricordi che il vocabolo italiano “automobile” in origine era maschile, come tutti i composti di mobile (ancora oggi “aeromobile” è di genere maschile). Tuttavia, poiché l’automezzo presto diventò un oggetto del desiderio nonché un surrogato della figura muliebre, un po’ alla volta il vocabolo “automobile” e l’accorciamento “auto” cominciarono ad essere associati ad articoli ed aggettivi femminili: alla fine il lessema cambiò genere.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

23 novembre, 2015

Il solito Alfa-beto



“La pubblicità è l’anima del commercio”: si ripete questo frusto detto che è vero solo in parte, specialmente oggigiorno visto che la pubblicità non è volta solo ad incrementare un consumo frenetico ed irrazionale, ma è pure un potente linguaggio. Non è un caso se in questo linguaggio si esplica oltre alla funzione conativa, con cui si incita ad acquistare il prodotto, anche la funzione poetica che valorizza la retorica, l’efficacia strutturale e semantica del messaggio. Si giunge talora alla diffusione di quelli che sono definiti messaggi subliminali, ossia in grado di varcare la soglia della coscienza per colonizzare il subconscio e l’inconscio, simili a programmi mentali con cui molte persone sono gestite, eterodirette.



Tra i numerosi spot che veicolano i sinistri simboli dei soliti noti, spicca quello di una marca automobilistica. La produzione è stata così presentata: “In concomitanza con la diretta del "Match for Expo Milano 2015", è partita (sono partiti anche gli ideatori della réclame) su RAI Uno la nuova campagna pubblicitaria Alfa Romeo: immagini emozionanti, inondate dal rosso Alfa , ‘danzano’ al ritmo incalzante del nuovo singolo dei Negramaro, ‘Sei tu la mia città’, accompagnando Giulietta e MiTo in un viaggio suggestivo, fatto di evocazioni visive forti e seducenti”.

Altro che evocazioni visive! Siamo di fronte all’inquietante campionario di immagini ed adombramenti dei maramaldi, un bric à brac dove un imbarazzante cattivo gusto si sposa con la più smaccata esibizione di simboli erotico-satanici: la farfalla che ricorda il progetto di controllo mentale noto come Monarch, donne dalla movenze lascive, occhi onniveggenti con classico sfondo di cieli chimici, della serie “ti ficco la scia chimica anche dove non c’entra un emerito fico secco, così ti abitui e credi che sia tutto normale”.



La bellezza delle figure femminili entra in dissonanza con l’orrore delle altre icone, sino al fiore lacerato, emblema di disfacimento. Il tutto è dominato dal rosso e dal nero, colori su cui scrivemmo già tempo fa, per evidenziarne in certi contesti le proprietà bieche, entropiche, degenerative. I colori sono frequenze, vibrazioni nonché simboli: è facile immaginare quali effetti generino tinte siffatte insieme con segni destinati ad addentrarsi un po’ alla volta nei meandri della psiche, a definire un immaginario distorto e volgare.

Dulcis in fundo, anzi venenum in cauda (e che veleno!) lo spot contiene negli ultimi fotogrammi un’immagine velocissima, impercettibile che pare una testa cornuta o un pianeta alato (che in fondo sono la stessa cosa...). E’ questa la televisione, è questo il mondo in cui “viviamo”… non propriamente bello né accogliente.

E’ grave che siano escogitati questi orrendi messaggi; più grave che il pubblico li apprezzi.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...