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19 dicembre, 2015

Cool school



L’ignoranza è forza. (G. Orwell)

E’ solo una sorta di esperimento mentale o un sogno ad occhi aperti, perché è naturale che nessun governo ha veramente a cuore la cultura, anzi agisce proprio per affossarla, vedendo la conoscenza, che è sinonimo di spirito critico e di consapevolezza, come il fumo negli occhi. Le classi dirigenti brillano per perversità, più che per inefficienza: la loro astuzia consiste nella capacità di occultare la nequizia dietro l’insipienza.

Come dovrebbe essere organizzata l’educazione? I licei dovrebbero essere dei centri di ricerca e di elaborazione culturale. Poche, ma dense ore di lezione, destinate soprattutto a discipline in grado di stimolare la fantasia e la capacità di osservazione; argomenti svolti in modo da assecondare le attitudini e gli interessi di ciascun allievo; reale libertà d’insegnamento; tempi idonei riservati ad attività manuali: questi dovrebbero essere i cardini dell’istruzione tesa a valorizzare le risorse dell’emisfero destro.

Tuttavia un’evoluzione dei processi di apprendimento ed insegnamento, più che da una saggia ed efficace articolazione dei quadri orari, dei contenuti e dei metodi, sarebbe propiziata da una radicale trasformazione del contesto architettonico ed ambientale: gli edifici scolastici dovrebbero essere concepiti con locali ampi, ariosi, con studi per ciascun docente. Le aule dovrebbero essere circondate da logge e persino da giardini pensili dove svolgere lezioni en plen air, come era consuetudine di alcuni filosofi antichi.

L’architettura influisce sul modo di essere delle persone, sulla maniera di rapportarsi allo spazio, di interagire con la luce, con i cambiamenti atmosferici. Essa agisce sulla percezione del reale, con le sue valenze prospettiche e cromatiche in cui si diffondono risonanze emotive.

L’architettura, sia nelle configurazioni esterne sia nella gestione degli interni, si associa ad aspetti etici. L’estetica è etica.

Ovviamente la realtà è ben diversa: la censura più ottusa, l’ignoranza, l’ideologia, la propaganda o, nel migliore dei casi, uno sterile ed ammuffito nozionismo, purtroppo sembrano dominare incontrastati nel sistema scolastico, nonostante qualche lodevole eccezione.

Infine l’invasione della tecnologia e della digitalizzazione, lungi dal migliorare la didattica e le relazioni interpersonali, hanno solo disumanizzato, inaridito e ristretto i già angusti orizzonti culturali.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

04 dicembre, 2015

In-Audi-ta manipolazione



Continua ad imperversare la manipolazione del pensiero attraverso le pubblicità, soprattutto di autovetture, il prodotto che più di altri, in quanto status symbol, si nutre di immagini simboliche, di una libido sublimata: pulsioni ed associazioni psichiche attecchiscono nel subconscio. [1]

Meno sfacciato della réclame in cui è esibita un’italica giumenta, più sottile e persino raffinato – di una raffinatezza perversa - il messaggio che promuove un veicolo di una nota marca teutonica, gioca con i soliti emblemi.

Subito dopo un’inquadratura del prodotto, spicca la sequenza con un cavallo nero che ricorda da vicino la scultura del purosangue dagli occhi fiammei, opera collocata nell’aeroporto di Denver. Lo scalo, con i suoi murales, è una vera antologia dei funesti soggetti preferiti dagli Ottenebrati.

Il destriero, che è altresì un richiamo a Rivelazione, è ripreso sullo sfondo di uno scenario apocalittico: una landa desolata è schiacciata da un cielo tenebroso, solcato da comete. Nei fotogrammi successivi spiccano gli uomini(?) del futuro: sono esseri bionici, audaci cosmonauti che intraprendono viaggi avventurosi. La navicella spaziale è accostata alla fiammante vettura di cui la prima è enfatico ed iperbolico rispecchiamento per velocità, linee filanti ed aggressive.

La seconda parte dello spot vira verso evocazioni molto sinistre, inaugurate dalla rigida simmetria con cui è inquadrato il frontale del veicolo (la simmetria nel Medioevo era considerata attributo del diavolo, come la logica): icone luciferine ed ignee sono qui esibite senza pudore. Dopo questo spaventevole Spannung, nell’epilogo la tensione si spegne di botto con le immagini-rinforzo dei contenuti principali.



Anche in questa produzione i colori non sono per nulla casuali: dominano tonalità infernali, un nero inargentato, alla “Blade runner”, ed il rosso-arancio. Il montaggio secco e la regia comunque sapiente fanno risaltare per contrasto la sconvolgente rozzezza della pubblicità italiota che pare realizzata da un Mefistofele alle prime armi.

Inquietante il testo che accompagna le riprese. Ascoltate le frasi (deturpate tra l'altro da insopportabili pleonasmi) in relazione alle varie sequenze: l’ascolto vale più di mille analisi iconografiche.

[1] Si ricordi che il vocabolo italiano “automobile” in origine era maschile, come tutti i composti di mobile (ancora oggi “aeromobile” è di genere maschile). Tuttavia, poiché l’automezzo presto diventò un oggetto del desiderio nonché un surrogato della figura muliebre, un po’ alla volta il vocabolo “automobile” e l’accorciamento “auto” cominciarono ad essere associati ad articoli ed aggettivi femminili: alla fine il lessema cambiò genere.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 febbraio, 2013

Mondi cibernetici ed iperdimensionali: da Philip K. Dick a Giorgio Grati (prima parte)

Philip K. Dick (Chicago 1928, Fullerton, California, 1982) è il celebre autore statunitense che si distinse nel genere fantascientico. Scrittore immaginifico e bohémienne, seppe trasfondere nelle sue opere narrative le inquietudini e gli incubi della nascente società cibernetica. Alcuni suoi racconti hanno trovato fortunate trasposizioni cinematografiche: “The electric ant” (1969) ispirò “Blade runner” per la regia di Ridley Scott, mentre “Minority report” è alla base dell’omonima pellicola di Steven Spielberg, con Tom Cruise nel ruolo di protagonista.

Lo stile secco e la fervida fantasia suscitatrice di mondi paralleli, di situazioni dove la normalità è spezzata dal paradosso, di solitudini abissali rendono Dick uno fra i protagonisti della letteratura, non solo fantascientifica. Tuttavia egli non fu solo un romanziere di talento, ma pure un genio poliedrico le cui intuizioni mistiche (per certuni allucinazioni) talora anticipano o si affiancano a teorie eccentriche, quali quella sul multiverso o sull’universo olografico.

La vita di Philip K. Dick cambiò per sempre il 20 febbraio 1974, in seguito ad una visita dall’odontoiatra, dopo che l’assistente gli somministrò l’anestetico. L’infermiera indossava un camice con il simbolo cristiano del pesce. L’anestesia catapultò Dick in un universo di trasmissioni trans-temporali, intergalattiche ed iperdimensionali. L’esperienza gli suggerì i romanzi “Radio free Albemuth”, “Valis”, “The divine Invasion” e “The transmigration of Timothy Archer”.

A Dick parve di esistere contemporaneamente negli anni ‘70 del XX secolo in California e nel I sec. d. C. a Roma. Mentre le informazioni penetravano nella sua mente attraverso fasci di luce rosa, sentiva che la sua anima si contendeva lo spazio (?) con quella del suo amico defunto, il vescovo gnostico James Pike.

Dick si chiese se quelle informazioni venissero dal passato, dal futuro, da un laboratorio sulla Terra, da un'astronave aliena o dal suo cervello. Non molto tempo prima della morte, scrisse nel suo diario filosofico, "Exegesis": "Ho sempre pensato che il raggio di luce rosa sparato contro la mia testa abbia avuto origine non da Dio, ma da una tecnologia del futuro”.

Le speculazioni non si conclusero con la sua prematura morte nel 1982: alcuni scrittori, infatti, hanno interpretato i vissuti dello scrittore come connessi a qualcosa di realmente accaduto. Adam Gorightly ed altri si sono domandati se gli eventi narrati in “Valis” possano essere inseriti nella matrice della telepatia e degli esperimenti di controllo mentale in corso sia negli Stati Uniti sia in Unione Sovietica. Questa è un’ipotesi che lo stesso Dick aveva preso in considerazione.

Una notte, un mese dopo le sue prime esperienze del febbraio 1974, ebbe allucinazioni "che formavano in modo perfetto dipinti astratti di artisti contemporanei”. In seguito i quadri furono identificati come opere di Kandinsky, Klee e Picasso. Era come se qualcuno avesse deliberatamente proiettato quelle immagini nella sua testa.

Forse traendo spunto dal popolare saggio degli anni ’70 del XX secolo, “Psychic discoveries behind the Iron curtain” scrisse ai responsabili di un laboratorio sovietico dove si studiavano le percezioni extrasensoriali (E.S.P.), cercando di sapere se avessero generato simulacri di quadri esposti all'Ermitage. Non ottenne risposta, ma pochi anni dopo scoprì che la C.I.A. aveva intercettato questa ed altre delle sue lettere.

Dick ricevette pure informazioni da una voce meccanica femminile di nome Afrodite nota anche come voce A.I. (Artificial Intelligence). A volte la considerava la sua anima, in altri casi la voce di sua sorella gemella morta.

Una notte Dick sognò che una donna russa gli spediva un’epistola in cui era scritto che sarebbe stato ucciso. Giorni dopo chiese alla moglie, Tessa, di aprire una missiva in vece sua. Conteneva solo la recensione di un libro con alcune parole sottolineate e l'indirizzo del mittente di una camera in un albergo di New York.

Un giorno Dick e la moglie stavano ascoltando dalla radio sul comodino delle canzoni, "You are no good" e "You’re so vain", ma continuarono ad udire i motivi anche dopo che l’apparecchio radiofonico era stato scollegato.

Tessa raccontò anche di un’irruzione nell’appartamento in cui viveva con il marito e di aver trovato strane apparecchiature elettroniche.

In un'epoca precedente, Dick sarebbe stato un grande contattista, in una successiva un perfetto rapito.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

05 dicembre, 2012

The Kovak box

“The Kovak box” è una pellicola britannico-spagnola del 2006. Le vicende della produzione, con la regia di Daniel Monzón ed interpretata da Timothy Hutton, Lucia Jiménez, Annette Badland e David Kelly, sono ambientate nell’isola di Majorca.

David Norton (Timothy Hutton) è un romanziere di successo che sbarca a Majorca per una conferenza in cui presenta il suo ultimo libro. In albergo la fidanzata dello scrittore, dopo aver ricevuto una misteriosa telefonata, si uccide, lanciandosi dal terrazzo. Dopo la disgrazia, una catena di strani "incidenti", attanaglia il protagonista ed una giovane, scampata miracolosamente ad una fine identica. Norton un po’ alla volta diventa l’eroe recalcitrante di disavventure dipanate secondo gli schemi di una diegesi che fagocita la libertà (l’illusione di essere liberi).

Forse di là dalle stesse intenzioni di regista e sceneggiatore, il film si legge come metanarrazione, ossia come ragionamento sui meccanismi del racconto. Dove finisce il racconto dell’esistenza e dove comincia la trama di un romanzo? Non ci sentiamo a volte attori diretti da un regista invisibile?

Invisibile, ma proprio per questo motivo tanto più scellerata, è l’azione dei servizi che manovrano cittadini ignari ed eventi la cui eco è amplificata nel gelido orrore della morte mediatica.

Ignorato per le sue allusioni dirompenti ai microprocessori sottocutanei, all’eliminazione dei dissidenti per mezzo di messaggi post-ipnotici che istigano al suicidio, “The Kovak box”, intaglia nell’antagonista di Norton il personaggio più persuasivo. E’ uno scienziato, un genio del male roso da un male implacabile. L’angoloso David Kelly impersona soprattutto il ruolo di narratore onnisciente che pilota intreccio e personaggi verso un epilogo tanto più tragico poiché inesorabilmente previsto e prevedibile.

Le scelte registiche e di montaggio in linea con le soluzioni classiche tendono a diluire la tensione che stira le sequenze. Nondimeno le note languide ed ossessive di “Gloomy Sunday”, i sinistri esperimenti di controllo mentale contrappuntati dalla mediterranea bellezza della Jiménez e dell’isola, riscattano la pellicola da una certa convenzionalità dei mezzi espressivi.

L’epilogo con l’autore che, a bordo dell’aereo, comincia a scrivere la storia di cui è stato vittima consapevole, dichiara la scrittura come condanna e catarsi, forse come l’unico modo per essere padroni del proprio destino.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

19 ottobre, 2010

Telefon

"Telefon" è una pellicola statunitense del 1977, per la regia di Don Siegel. Tra gli interpreti figurano Charles Bronson, Lee Remick, Donald Pleasence, Alan Badel, Patrick Magee, Tyne Daly. Paolo Mereghetti recensisce il film: "Una scheggia impazzita del KGB (Charles Bronson) mette in azione alcuni agenti di stanza negli Stati Uniti, addestrati solo a livello inconscio. Tratto dal romanzo di Walter Wager e sceneggiato con abilità da Stirling Silliphant e dal futuro regista Peter Hyams, 'Telefon' è una spy story originale e ben diretta, che mantiene la tensione altissima fino all'ultima scena. Tra gli attori, meglio il mefistofelico Pleasence del legnoso Bronson."

L'intreccio del film, collocato nella temperie della cosiddetta "Guerra fredda", sviluppa i tòpoi della storia spionistica, introducendo il tema dell'ipnosi usata come strumento di controllo mentale: infatti negli Stati Uniti cinquantuno agenti sotto copertura ed "assopiti" sono destati, attraverso messaggi telefonici contenenti i versi del poeta Robert Frost, da un anziano esponente del KGB, contrario alla distensione tra le due superpotenze.

Se sfrondiamo l'opera cinematografica dal frusto e, in buona misura, fittizio, agone tra "buoni e cattivi", "Telefon" si può apprezzare, oltre che per l'atmosfera di angosciosa fatalità, per il riferimento al condizionamento subliminale, attuato con comandi post-ipnotici. E' un motivo quanto mai scottante: i Sovietici furono i primi a compiere esperimenti nel campo dei poteri psichici e ad usarli in operazioni segrete, ma gli Statunitensi non hanno nulla da invidiare. Si pensi al diabolico programma MK Ultra ed a tutte le sue filiazioni.

Non si sbaglia di molto, se si considera il mondo odierno una sorta di gigantesco laboratorio per il dominio delle coscienze e di quanto si situa oltre la labile soglia dell'io. Si impiegano – con successo - i mezzi più disparati per soggiogare l'umanità e tenerla in uno stato di perenne torpore.

Don Siegel, il regista statunitense noto soprattutto per il classico della fantascienza, “L'invasione degli ultracorpi” (1956), esprime "crudezza stilistica e scetticismo morale" in una pellicola secca ed ellittica. Come in altre sue produzioni, Siegel evoca implacabili scenari per esibire tutta la falsità di un epilogo consolatorio.


Fonti:

P. Mereghetti, Il dizionario, dei film, 2000, s.v. Telefon
Enciclopedia del cinema, a cura di G. Canova, Milano, 2002, s.v. Siegel



APOCALISSI ALIENE: il libro

24 agosto, 2010

Il rapimento di Myrna Hansen: un’operazione dei militari?

Myrna Hansen, una donna di ventotto anni e suo figlio di sei, videro cinque U.F.O. planare su un pascolo, mentre ella stava guidando verso casa, in una strada rurale di Cimarron, New Mexico, il 5 maggio del 1980. La Hansen ebbe un missing time di quattro ore e confuse memorie di un rapimento. In seguito, mediante una seduta di ipnosi regressiva, la donna ricordò quanto avvenuto. Secondo la sua ricostruzione, due figure in tute bianche erano uscite da una delle astronavi per dirigersi verso una mucca che mutilarono con un coltello da diciotto pollici.

La sventurata rammentò di essere stata catturata, insieme con il figlioletto e che furono condotti su navi separate. Alla malcapitata, che invano tentò di resistere, furono tolti i vestiti. Fu poi sottoposta ad un esame che fu interrotto da un uomo alto: costui si scusò e ordinò che gli alieni fossero puniti per la loro azione.

Poi guidò la Hansen in un giro all’interno dell’aeronave. L’ U.F.O. quindi decollò: ella vide un paesaggio che credette fosse ad occidente di Las Cruces ed un’altra zona nei paraggi di Roswell. Quindi fu portata in una base sotterranea. Qui riuscì fugacemente ad introdursi in un luogo dove l’attendeva un orrido spettacolo. Si trovò, infatti, in una stanza in cui erano allineati dei contenitori pieni di un liquido: nei cilindri galleggiavano parti di corpi umani [ vedi filmato ]. La Hansen fu trascinata fuori da tale area. Fu allora sottoposta, assieme al figlio, ad un doloroso processo di condizionamento che coinvolse rumori assordanti e lampi. Infine i due sequestrati furono riportati a bordo dell'U.F.O. che volò verso il sito in cui era stato perpetrato il rapimento.

Il caso della Hansen fu indagato dal noto psichiatra ed ufologo Leo Sprinkle e dall'ingegnere Paul Bennewitz. Essi furono impressionati dagli agghiaccianti particolari della storia: la visione dei cilindri, la mutilazione ed il dissanguamento di bovini all’interno dell’installazione ipogea, gli impianti che gli extraterrestri(?), prima di rilasciare le vittime, avevano inserito nel loro organismo, con il fine di controllarli a distanza.

Roberto Malini, che, però, non precisa la fonte da cui ricava l’informazione, afferma che il ratto fu compiuto da militari camuffati da Grigi. I militari impiantarono nella Hansen e nel figlio un microprocessore controllato dalla base di Manzano, nel New Mexico.

L’episodio, qui compendiato, sembrerebbe essere la dimostrazione o di una cooperazione tra alieni malevoli e terrestri o che le abductions sono opera dell’esercito, come sostenuto da vari ricercatori, tra cui Helmut Lammer che coniò pure il termine “milabs” (crasi di “military abductions”).

Il caso della Hansen, che annovera gli ingredienti tipici dei rapimenti, è uno dei pochi che si può connettere alle M.A.M., misteriose mutilazioni animali. La vicinanza degli eventi alla struttura militare di Manzano indurrebbe ad ipotizzare il coinvolgimento, in questi misfatti, dei servizi segreti che si prefiggono – secondo certi autori - l’obiettivo di suscitare nell’opinione pubblica odio e sospetto verso i visitatori. Le false abductions rientrano nella attività di guerra psicologica per condizionare cittadini usati come cavie, attraverso la somministrazione di psico-farmaci, l’uso della realtà virtuale, le sevizie, l’ipnosi e l’impianto di microsensori. I suoni rintronanti e le luci corrusche con cui culminò l’esperienza della Hansen e del figlio paiono indicare un’operazione di plagio percettivo e psichico affinché la vittima si convinca che il rapimento è legato ai soliti Grigi.

E’ arduo fornire una risposta definitiva in merito. Certo è che l’”Intelligence” ha molte scelleratezze da nascondere e non solo nel campo ufologico-xenologico. Il “rilascio” di informazioni in materia di avvistamenti U.F.O., per opera di governi ed autorità, è solo e sempre depistaggio o una forma raffinata di censura.

Fonti:

Autore non indicato, Abduction of Myrna Hansen, 2009
G. Casale, La saga delle E.B.E., 2005
R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003, s.v. abduction


Articolo correlato: F. Lamendola, Due casi ufologici brasiliani di terrestri uccisi dal “raggio della morte” di creature aliene, 2010



APOCALISSI ALIENE: il libro

30 luglio, 2010

Identità

L'identità è un terreno sdrucciolevole, poiché installata sulla memoria che, nella sua natura più profonda, è una nebbia in cui i ricordi si sciolgono nell'oblio e da cui, viceversa, affiorano di quando in quando le reminiscenze. Si potrebbe paragonare l'io ad una superficie collosa, colla su cui si attaccano percezioni, sensazioni, intermittenze. Quale sia la vera sostanza dell'identità ci sfugge e non sappiamo neppure se questa ipostasi esista o se sia solo la conseguenza di un'abitudine appercettiva (percezione consapevole).

La memoria come perennità a sé stessi, come costante nell'incostanza, provoca l'identificazione ancora più del corpo, soggetto-oggetto di relazione con il mondo, poiché residuale: per questo motivo, quando il corpo è nel rilassamento e quasi insensibile agli stimoli, i pensieri ancora fluttuano in un oceano informe, prima di spegnersi nel sonno.

L'io assomiglia ad un iceberg, la cui parte visibile coincide con la coscienza, mentre la parte sotto il pelo dell'acqua non solo è di maggiori dimensioni rispetto a quella sub divo, ma anche sottoposta ad incessanti trasformazioni e modellamenti. In questa parte albergano ricordi dimenticati, immagini archetipiche; questa parte è tramata da scure vene: sono aspetti che vengono alla luce, allorquando un'oscillazione lascia emergere una superficie del blocco di ghiaccio. Fuor di metafora, la fluttuazione è un evento traumatico o un cambiamento rilevante.

Interrogarsi sui processi cerebrali legati ai ricordi, individuando quelle aree dell'encefalo che sono preposte ala memoria, può spiegare le conseguenze di traumi e malattie sulle facoltà cognitive, ma non chiarisce in che cosa veramente consista la coscienza che pare avulsa dal substrato cerebrale. Influire sul cervello con strumenti fisici e chimici (impulsi elettromagnetici, farmaci, neurotrasmettitori...) significa pure incidere sulla coscienza? Nell'oblio di sé stessi, l'io continua a sussistere come precipitato insolubile? L'io è un ente o una transitoria emersione dell’essere?

Mi pare discutibile l’attitudine oggi assai diffusa a denigrare la mente: la mente, come testimoniato dall’etimologia, è già memoria, anche se di corto raggio, e quindi presenza a sé stessi, coesione psichica da cui dipende un pur instabile equilibrio. Non è un caso se in latino “amens”, ossia privo di mente, significa “folle”, “insano”.

La memoria pura, in quanto luogo di ricordi solo potenzialmente attingibili dall'io, come riteneva Henri Bergson, è imparentata con la dimenticanza.


APOCALISSI ALIENE: il libro

11 giugno, 2009

Dietro la storia (articolo di Angelo Ciccarella)

Per mezzo di un testo lapidario ed icastico, Angelo Ciccarella ci conduce dietro e dentro la storia che non è quella dei manuali né dei ponderosi, ma per lo più inutili trattati degli "intellettuali" organici al sistema. L'aggettivo "vergognosa" riferito da Honoré de Balzac alla storia segreta si rivela quanto mai idoneo. Non meno vergognoso è ostinarsi ad ignorare decisioni ed eventi dietro le quinte.

Gli uomini comuni non sanno quali potenti forze invisibili agiscono nella storia. Sono forze a volte in lotta tra loro, espressione di centri occulti che hanno un influsso straordinario sui destini del mondo. Tanto più l'uomo è ignaro dei mondi occulti che lo governano, tanto più è manovrabile. Gli Antichi sapevano della presenza degli Dei, che agivano sulla loro vita e ne condizionavano il destino. Oggi ci allontaniamo sempre più dalla verità. Crediamo di essere liberi, padroni della nostra vita, ma la catena invisibile che ci lega ogni giorno si rafforza. Non c'è peggior schiavo di chi non sa vedere il laccio che lo imprigiona.

I “gialli” più avvincenti sono celati tra i meandri della storia. Spesso il “fantastico” diviene realtà nei modi più inattesi. Un mondo invisibile e parallelo, “sincronico” ed acausale, condiziona un’umanità disattenta che crede unicamente alle leggi della logica.

A volte crediamo di avere delle idee, delle intuizioni improvvise che ci aprono porte inaspettate. Crediamo che tutto questo venga da noi, che sia frutto della nostra ispirazione e della nostra intelligenza; in realtà ogni cosa che sfiora la nostra mente viene da un'altra dimensione. Lo scienziato che compie una scoperta rivoluzionaria, lo scrittore che di getto scrive un capolavoro, spesso non sanno di essere ispirati da suggeritori occulti.

Il criminale che, spinto da un impulso improvviso, uccide un'altra persona, si ferma come svuotato ad osservare il corpo inanimato che gli sta davanti e dice: "Non sono stato io, qualcosa si è impossessato di me e, in pochi istanti, offuscando il potere della volontà, mi ha spinto all’omicidio." Quest'uomo griderà inutilmente la verità ai giudici, perché nessuno gli crederà. Dirà che il suo gesto insensato è stato come un fulmine, un'improvvisa scarica di energia. Al massimo gli riconosceranno l’infermità mentale. Solo qualcuno, per un istante, sarà sfiorato dal dubbio che quell'uomo abbia detto qualcosa di tremendamente vero, però si fermerà spaventato davanti al baratro e scaccerà questi pensieri dalla mente, tornando tra le braccia rassicuranti della Dea Ragione che nasconde gli abissi e protegge l'uomo da traumi insopportabili.

Ma, se solo un giudice potesse scrutare tra le misteriose alchimie degli eventi, se intuisse cosa si agita nell’invisibile, leggendo il copione che quotidianamente ci viene sussurrato, forse non avrebbe il coraggio di emettere alcuna sentenza.

Leggi qui l'articolo di Angelo Ciccarella tratto dal blog Ilgrandeignoto



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

23 marzo, 2009

Le dichiarazioni di Bennewitz sull’agenda umano-“aliena”

In un ampio ed interessante articolo, tra Ufologia ed Esopolitica, intitolato La crisi globale e l'ultimo segreto dell'Impero, Come Carpentier de Gourdon, tenta di individuare il burattinaio, avvalendosi delle dichiarazioni rilasciate da insiders e rivelatori nonché delle ricerche svolte da numerosi studiosi. L'autore ritiene plausibile pensare ad un patto scellerato tra il governo segreto degli Stati Uniti ed entità "aliene" il cui scopo è il dominio dell'intero pianeta. Tra le varie informazioni paiono piuttosto credibili quelle di Paul Bennewitz, per le credenziali di questo scienziato e perché corroborate da testimonianze indipendenti e convergenti. Le informazioni più singolari riguardano l’esistenza di esseri bionici “gestiti” da un’Intelligenza artificiale. Ricorda Sebastiano di Gennaro in "Homo Saurus, una creatura aliena sta popolando il nostro mondo", Ferrara, 2004, che, stando ad alcune testimonianze, i Grigi sarebbero sotto il comando di un’entità, una sorta di Pianeta pensante. Carpentier de Gourdon lascia intendere che le misteriose mutilazioni animali potrebbero essere collegate alla necessità di questi extraterrestri di cibarsi di materiale genetico bovino.

Riporto lo stralcio del testo su Bennewitz.


"Fu dimostrato che i segnali elettronici intercettati dal fisico ed ingegnere elettronico Paul Bennewitz nell'area di Dulce, New Mexico, erano reali, oltre al fatto che gli avvistamenti di U.F.O. sono numerosi nell'area, capillarmente controllata dall'esercito statunitense. Numerose mutilazioni animali furono perpetrate nella regione. Bennewitz ha anche realizzato parecchi filmati di U.F.O. sia di notte sia di giorno ed ha potuto consultare documenti della N.A.S.A. che confermano l'esistenza di basi sotterranee a Dulce.

Secondo il Project Beta Report del 1978, radio comunicazioni intercorsero tra occupanti di U.F.O. ed un'enorme base ipogea umano-aliena su più livelli, situata sotto la Archuleta Mesa, vicino alle installazioni di Kirtland e di Manzano. Si trattava di un impulso binario criptato sviluppato dall'N.S.A. specificamente per comunicazioni con una federazione di specie extraplanetarie chiamate collettivamente 'Unità'. Secondo Bennewitz, alcuni di questi alieni sono organismi cibernetici composti di una mistura di materiale genetico bovino ed umano interfacciato con un'Intelligenza artificiale.


Bennewitz ha anche scoperto micro-impianti sottocutanei in alcuni residenti che sembra siano stati rapiti dagli alieni affinché possano essere controllati a distanza e monitorati... Con un computer ed un programma imperniato su un codice esadecimale, egli ha riferito di essere riuscito a stabilire un contatto radio con gli Alieni. Il suo lavoro fu costantemente sotto la supervisione dell'Air Force, ma è chiaro che al punto cui arrivò egli conobbe troppo. Così subentrò una campagna di discredito e di disinformazione che alla fine lo condusse ad un crollo nervoso.

Il nome Unità incidentalmente echeggia il nome in codice Amicizia usato da parecchi contattisti italiani guidati da Bruno Sammaciccia per designare una Federazione aliena i cui esponenti costruirono basi sotterranee nell'Italia settentrionale e nel Mar Adriatico, negli anni '60 e '70 del XX secolo.

Bennewitz fu deriso -ciò non desta sorpresa- da esponenti dell'esercito statunitense. Egli affermò che la base di Dulce fu il luogo di una varietà di esperimenti genetici, neuro-biologici e psichici che coinvolsero il nutrimento di esseri ibridi portati via dagli alieni con la compiacente collaborazione di certe autorità sopranazionali. E' notevole che la scoperta di misteriosi messaggi sembra essere confermata dalla dichiarazione di Dan Sherman (vedi Above black), secondo cui le comunicazioni telepatiche ed elettroniche con un pianeta esterno sono del tipo usato da sorgenti radio non identificate. [...]

Vari scienziati implicati in progetti segreti a Dulce ed in altre basi (Bob Lazar, Phil Schneider, Dan Burisch, Michael Wolf) hanno fornito conferme indipendenti delle dichiarazioni rilasciate da Bennewitz".

Leggi qui l'intero articolo in inglese.



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