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02 agosto, 2013

Il Nulla è Tutto: paradigmi e paradossi della cosmologia

Si sta sgretolando un altro idolo: oggi non pochi cosmologi cominciano a dubitare che la teoria del Big bang sia plausibile; alcuni la rigettano in toto. Siamo prossimi al superamento – Kuhn docet – di un paradigma scientifico. Così si cerca di comprendere che cosa esistesse prima del principio. Gli scienziati, incapaci di scrollarsi di dosso la logica aristotelica, rifiutano in genere l’idea che il Tutto possa essere scaturito dal Nulla, sebbene alla fine questa sia l’unica conclusione ammissibile, pur nel suo carattere paradossale. Perciò certuni ipotizzano che questo universo sia stato generato da un altro universo, a sua volta prodotto da un altro e così all’infinito. Il problema non è risolto, ma solamente spostato.

Altri cosmologi stanno elaborando diversi sistemi più o meno complessi, persuasi che un giorno o l’altro formuleranno l’equazione tale da spiegare la genesi del cosmo. E’ palese che sono elucubrazioni talora eleganti, ma sterili. Nessuno mai, soprattutto attraverso la matematica e la logica, strumenti razionali, potrà dar conto di ciò che razionale non è.

Forse pochi pensatori come Leopardi si sono accostati ad una possibile verità: il poeta recanatese sentì che la realtà è un “solido nulla”. Se cancelliamo la venatura esistenziale di questa intuizione, possiamo isolare una potente idea: l’universo è nulla e, nel contempo, tutto. Esso origina dalla negazione di sé stesso. La solidità si abbraccia all’inconsistenza. Leopardi avvertì la sostanziale illogicità dell’essere e, rinunciando a chiarirla, preferì ostentarla con la sua arte interrogativa e tetramente umoristica.

Che pensare allora dei conati concettuali con cui qualcuno tenta di ottenere la quadratura del cerchio? Il fisico Mikio Kaku riconosce che il nulla assoluto è inconcepibile per cui abdica, accontentandosi di un nulla relativo, il vuoto in cui aleggia l’energia prima di tramutarsi in materia (massa). E’ un arretramento speculativo, neppure al riparo da sfide teoriche abnormi.

E’ evidente che, quando ci si imbatte in questioni refrattarie alla logica, è insensato ostinarsi ad usarla. Sarebbe più onesto ammettere che il cosmo è autocontradittorio, “enigma a sé stesso” per riprendere una celebre espressione di Agostino d’Ippona. Invece assistiamo all’apoteosi della logica e della matematica, le discipline che, quanto più sono congruenti in sé stesse, tanto più si allontanano dalla realtà. Non saranno i rompicapo dialettici a motivare il mondo, a consentirci di conoscere anche solo un’ombra della sua elusiva, evanescente essenza.

Mi lasciano dunque perplesso quei sistemi con cui si decifra l’essere con i soliti ingredienti: una spruzzata di matrici, un briciolo di formule, una buona dose degli immancabili capisaldi appartenenti alla fisica quantistica. Mi pare che il libro “Godman”, pur pregevole, rientri in codesto orientamento. E’ una tendenza che si gloria di offrire una visione esaustiva del Reale. In verità, quando si spiega tutto, non si spiega alcunché.

Concediamo pure che qualcuno un giorno riesca a conciliare la fisica del macrocosmo con quella del microcosmo: bisognerà poi non solo illustrare come e perché lo zero diventi uno, ma pure esporre per quale ragione in questo enigmatico, sconfinato universo, popolato da miliardi di galassie erranti nelle tenebre, sia sorta la vita. La vedo molto, molto grama. Non basta! Bisognerà pure definire per quale ragione ed in che maniera si sia insinuato il male, l’ingiustizia primigenia che intrappola le cose nel loro incomprensibile destino di nascita, dolore, decadenza e morte.

Di fronte a tali quesiti vertiginosi, stordenti, tace la “nostra povera ragione”. Resta solo il silenzio, ancora più nudo e gelido di quello che schiaccia una notte vuota e buia.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

16 luglio, 2011

Adesso

La nostra mente è sempre presa tra due fuochi, il passato con il suo strascico di ricordi e recriminazioni, ed il futuro, gremito di timori e di inani speranze. I pensieri brulicano: è un moto incontrollabile ed estenuante. Il pensiero pesa. Esso è radice di ogni infelicità. Dunque hanno ragione coloro che esortano a spegnere la mente, ad archiviare il passato che tanto, qualcuno sostiene, non esiste più, e ad annullare l’avvenire. E’ necessario concentrarsi sul presente e cogliere il potere dell’adesso, come recita il titolo di un celebre libro, sebbene io non sappia fino a che punto l'adesso sia tanto gradevole: sovente ha un sapore molto amaro.

Agostino aveva esaminato il tema con maggiore lucidità: se possiamo concludere, secondo una certa ottica, che il tempo trascorso e quello futuro sono mere astrazioni, nebulose propaggini di una mente mai paga di sé stessa, dobbiamo anche constatare che il tanto decantato “ora” è altrettanto inconsistente, essendo un attimo inafferrabile. Valorizzare l’ora è quindi eternare il nulla, trasferire il pensiero in una dimensione in cui si acquietano le idee, non perché trasmutate, ma in quanto annichilite.

Una vena di nichilismo percorre dunque gli insegnamenti che si prefiggono un’elevazione individuale, tramite il conseguimento del silenzio interiore. E’ così: al caos dell’esistenza si può fuggire solo negandola. Il movimento tautologico del destino umano ci spinge a riconquistare il nulla da cui proveniamo.

Pure le vie non basate sull’ascetismo sottendono un assottigliamento del pensiero, sorgente di inquietudine e di affanno. Infatti, se la vita non fosse tormentosa, non si avvertirebbe l’esigenza di ricondurla in qualche modo a quel non essere donde essa promana. Si riconosce quindi, sebbene in modo implicito, che la vita così com’è, è imperfetta ed innaturale. Solo chi è stato sconfitto desidera una rivincita.

“Tanto rumore per nulla”, ossia l’esperienza umana è così tumultuosa e travagliata che il fine ultimo del saggio deve essere il nulla. E’ l’unico obiettivo di un cammino disseminato di ostacoli, di un uomo sempre oscillante tra la grigia noia ed il corrosivo dolore. Di fronte un solo stretto passaggio: l’adesso con il suo potere. Peccato (o per fortuna?) che l’adesso non esista. E’ solo una metafora per indicare quella singolarità esistenziale in cui tutto (desideri, nostalgie, illusioni, aneliti… ) è risucchiato nel non essere, come un buco nero, secondo molti astrofisici, fagocita la luce.

Senza dubbio liberarsi dalla schiavitù della memoria e dalle catene delle aspettative è un obiettivo da perseguire per ottenere un po’ di calma interiore, ma bisogna essere consapevoli che svellere le radici significa rinunciare ad una ricca parte di noi, per quanto contraddittoria. Così al niente, inteso come non-senso ed assurdo dei giorni, si sostituisce il dono dell’adesso, il niente.

Solo il nulla può cancellare il nulla, anche se esso potrebbe essere, se mai troveremo la chiave, la porta per il tutto.


APOCALISSI ALIENE: il libro

29 giugno, 2011

L’avvento del quinto mondo: spegnere il segnale

Si intitola "L'avvento del quinto mondo" il quarto episodio (uscito nell’ultima decade di giugno) della serie "The secret", l'albo ideato dal disegnatore e sceneggiatore Giuseppe Di Bernardo.

Destinato alle nuove generazioni e non solo, la produzione dell'editrice "Star comics" prova ad aprire una breccia non tanto nel muro di omertà delle versioni ufficiali, quanto nel nostro modo di pensare radicato in una piatta "razionalità", in schemi duali e semplicistici: a ragione, quindi Di Bernardo, nella presentazione del numero 4, si chiede: "In che modo gli esseri del cielo provocheranno la fine della nostra era? E soprattutto, si tratta di esseri extraterrestri o provengono forse da qualche anfratto oscuro del nostro pianeta? [...] Forse, come dicono in molti, le scie chimiche nascondono il segreto per generare improvvisi cambiamenti climatici o forse sono la punta dell'iceberg di un mistero più oscuro e letale".

I soggettisti dell’episodio, Giuseppe Di Bernardo e Francesco Matteuzzi, hanno un sesto senso. Travalicando le frontiere di una ricerca già di frontiera (oltre che pericolosa), centrano il bersaglio, perché interpretano le operazioni chimico-biologiche come la raison d'être del sistema.

Gli autori, accentuando una caratteristica delle storie precedenti, frantumano la trama, per mezzo di flash back e di rimbalzi narrativi. Il disegno secco, angoloso e talora persino rude di Massimiliano Bergamo si abbina ad inquadrature di grande impatto emotivo: primissimi piani, ravvicinate prospettive a volo d’uccello, scene drammaticamente scorciate. Il racconto già dinamico subisce così un ulteriore impulso, mentre sui personaggi e sulle vicende aleggia l’eco di profezie bibliche.

Sono due i concetti su cui si regge la sceneggiatura: il nesso tra “realtà” fisica ed universo invisibile nonché l’idea che un "segnale" possa condizionare le facoltà percettive ed accecare il terzo occhio. Il tema del segnale, che punteggia la letteratura ed il cinema visionari, (è già in Philip K. Dick), è forse più di un tòpos, poiché pare un archetipo che prende forma nell’intuizione del mondo. “The secret”, però, a differenza di altre produzioni, non spiega, non illustra: i miti Hopi su Red Kachina e Blu Kachina sono elusi nella loro valenza premonitrice di cui è solo evocata l’aura apocalittica.

“L’avvento del quinto mondo” si apre a numerose interpretazioni al punto che, approfondendo in modo vertiginoso l’analisi, si potrebbe pensare per un istante che disattivare il segnale significhi spegnere Tutto questo. E’ forse questa l’unica via, se è percorribile, per riparare l’errore. Definitivamente.


APOCALISSI ALIENE: il libro

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