Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post

03 marzo, 2014

Sospensione


E’ negli istanti assenti che si può rivelare la direzione. Quando all’improvviso il tempo sembra sospeso sull’abisso, si vede oltre. Succede quando una composizione musicale è di botto fratturata da una pausa inattesa: è un attimo che si eterna, un buio che si illumina di folgori. Succede quando lo sguardo si fissa sulla pagina di rispetto: il vuoto delle facciate accoglie già tutte le parole del libro che ci accingiamo a leggere, come il bianco contiene e compendia tutti i colori. Succede quando uno scorcio si squaderna sull’oceano dello spazio.

In quel punto senza dimensioni possiamo scrutare l’ignoto, scoprire l’essenza, precipitare nel silenzio e nella notte radiosa dell’anima. Lì precipitare significa ascendere, sfiorare il soffitto di un cielo che non conosce confini.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

28 novembre, 2012

Ossimoro

Ossimoro, ossia “acuto-sciocco”. L’ossimoro è l’essenza della realtà, anzi il mondo stesso che è contraddizione insanabile. La coscienza che si desta dal torpore della materia greve è ossimoro che porta con sé la rifulgente gloria della caduta, il trionfo della sconfitta, la panoplia della fragilità. Non siamo forse ossimori viventi? Il peso leggero dell’oblio, la mole dei mali schiacciano la vita su cui striscia silenziosa ma implacabile la morte, a guisa di un vilucchio che adagio si avviticchia ai rami di un’altra pianta… per soffocarla.

Invano cercheremo di distinguere nel sapore degli istanti che scavano l’esistenza l’agro dal dolce. La ragione “pietrificante” (Novalis) ci blocca nella dualità, mentre gli opposti non si incontrano: poiché si scontrano.

Sono inestricabili il destino ed i sogni di libertà. Siamo carnefici di noi stessi, vittime inesorabili. “Ognuno inciampa sul suo cammino”. (De Gregori). L’alba s’illanguidisce nel buio. Nella notte le stelle intrecciano ghirlande di spine. L’incubo è contornato di luce.

Ossimoro, ossia “acuto-sciocco”: acuto è colui che legge nel paradosso la verità, nell’assurdo una scheggia di senso, persino sul muro nero del silenzio la risposta di Dio. Il saggio stolto, però, ha parole, sguardi e dubbi più acuminati.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

16 luglio, 2011

Adesso

La nostra mente è sempre presa tra due fuochi, il passato con il suo strascico di ricordi e recriminazioni, ed il futuro, gremito di timori e di inani speranze. I pensieri brulicano: è un moto incontrollabile ed estenuante. Il pensiero pesa. Esso è radice di ogni infelicità. Dunque hanno ragione coloro che esortano a spegnere la mente, ad archiviare il passato che tanto, qualcuno sostiene, non esiste più, e ad annullare l’avvenire. E’ necessario concentrarsi sul presente e cogliere il potere dell’adesso, come recita il titolo di un celebre libro, sebbene io non sappia fino a che punto l'adesso sia tanto gradevole: sovente ha un sapore molto amaro.

Agostino aveva esaminato il tema con maggiore lucidità: se possiamo concludere, secondo una certa ottica, che il tempo trascorso e quello futuro sono mere astrazioni, nebulose propaggini di una mente mai paga di sé stessa, dobbiamo anche constatare che il tanto decantato “ora” è altrettanto inconsistente, essendo un attimo inafferrabile. Valorizzare l’ora è quindi eternare il nulla, trasferire il pensiero in una dimensione in cui si acquietano le idee, non perché trasmutate, ma in quanto annichilite.

Una vena di nichilismo percorre dunque gli insegnamenti che si prefiggono un’elevazione individuale, tramite il conseguimento del silenzio interiore. E’ così: al caos dell’esistenza si può fuggire solo negandola. Il movimento tautologico del destino umano ci spinge a riconquistare il nulla da cui proveniamo.

Pure le vie non basate sull’ascetismo sottendono un assottigliamento del pensiero, sorgente di inquietudine e di affanno. Infatti, se la vita non fosse tormentosa, non si avvertirebbe l’esigenza di ricondurla in qualche modo a quel non essere donde essa promana. Si riconosce quindi, sebbene in modo implicito, che la vita così com’è, è imperfetta ed innaturale. Solo chi è stato sconfitto desidera una rivincita.

“Tanto rumore per nulla”, ossia l’esperienza umana è così tumultuosa e travagliata che il fine ultimo del saggio deve essere il nulla. E’ l’unico obiettivo di un cammino disseminato di ostacoli, di un uomo sempre oscillante tra la grigia noia ed il corrosivo dolore. Di fronte un solo stretto passaggio: l’adesso con il suo potere. Peccato (o per fortuna?) che l’adesso non esista. E’ solo una metafora per indicare quella singolarità esistenziale in cui tutto (desideri, nostalgie, illusioni, aneliti… ) è risucchiato nel non essere, come un buco nero, secondo molti astrofisici, fagocita la luce.

Senza dubbio liberarsi dalla schiavitù della memoria e dalle catene delle aspettative è un obiettivo da perseguire per ottenere un po’ di calma interiore, ma bisogna essere consapevoli che svellere le radici significa rinunciare ad una ricca parte di noi, per quanto contraddittoria. Così al niente, inteso come non-senso ed assurdo dei giorni, si sostituisce il dono dell’adesso, il niente.

Solo il nulla può cancellare il nulla, anche se esso potrebbe essere, se mai troveremo la chiave, la porta per il tutto.


APOCALISSI ALIENE: il libro

10 dicembre, 2010

Blank

Il termine italiano “bianco” discende dal germanico "blank", “bianco lucente”, penetrato probabilmente già nel latino volgare. Nel X secolo è attestato il lessema “blancus”. Bianco è il colore del metallo, dell’acciaio scintillante: per questo si usa l’espressione “armi bianche”.

Il vocabolo subito ricorda il latte, ma soprattutto la neve: questo non-colore, che li accoglie tutti, è come un soffice mantello di cotone.

E’ questa l’impressione che suscita un paesaggio innevato, immerso in una quiete inviolabile, solenne, quasi fosse scesa con fragili ali di vento l’ora dell’addio. Il cielo trafitto dai puntali delle torri campanarie, i declivi su cui splendono le picche dei larici, la pianura laggiù incastonata di rogge vetrose… sono un deserto candido acceso di riverberi argentei, cangianti. Domina un senso di misteriosa solitudine, quasi il mondo fosse disabitato e lo stesso fumo che sale, in incerte volute dai comignoli, fosse solo il segno di un focolare che sta per spegnersi in dimore ormai abbandonate, vuote.

Vuoto è il bianco, poiché contiene, semi-cancellati e scialbi, i ricordi di quel che fu. Acceca quel bianco uniforme, acceca ed ammalia, quasi fosse l’ombra luminosa di una notte incantata, sospesa sull’alba di un sole straniero. E’ questo candore, mistico ed irreale - Edgar Allan Poe lo evoca nella parte conclusiva del romanzo “Le avventure di Gordon Pym”- che avvolge gli istanti finali, quando la luce più sfolgorante non abbacina più ed il tepore si stempera nel gelo dell’assenza.

“Blank verse”, in inglese, è il “verso libero dalle rime” forse perché le parole, sciolte dall’abbraccio di suoni innamorati, sprigionano più in fretta i loro echi nel vuoto della pagina e nello spazio sconfinato dell’anima. Il nulla, di cui il bianco è icona, si insinua fra le voci, permeandole goccia dopo goccia.

Alla fine è il silenzio la voce estrema.




APOCALISSI ALIENE: il libro

06 dicembre, 2010

Lucky

Appesi ad un filo di speranza, mentre le fredde dita della pioggia tremano sui vetri ed una luce ruvida sgocciola sul letto.

Qui il tempo si ghiaccia nell’attesa muta, nell’immoto, inscalfibile silenzio della notte.



APOCALISSI ALIENE: il libro

17 novembre, 2010

Arido vetro

La tela della finestra inquadra un paesaggio di crinali digradanti in trasparenze indefinite. Simili ad onde glauche, i colli si inseguono fino all’orizzonte. Un freddo vetro ci divide dal mondo dove l’ombra ovale dei pini e le linee del silenzio muoiono nell’ombra vasta del crepuscolo. Un arido vetro ci separa dalla vita là dove si favoleggia di oceani avventurosi e di lontanissime, obliose beatitudini.

Sul filo del mare un dardo di fuoco brucia le ultime illusioni.



APOCALISSI ALIENE: il libro

20 agosto, 2010

Mystic

Le pagine dei libri sono brandelli inceneriti che si perdono nel vento. La brace, ormai appena tiepida, palpita di un'ultima favilla.

Solo gli alberi custodiscono il segreto, con i rami confitti nella terra e le radici abbarbicate nel firmamento. Egli adesso conosce la verità che aleggia nel respiro delle fronde. La verità brilla tra le vene della luce che cola tra le foglie.

Che importa? La caducità si tinge di eterno ed il dolore è la fiamma che incendia l'orizzonte delle illusioni. Che importa? La saggezza è quieta ignoranza. Al cospetto del cielo, egli avverte la piccolezza dell'infinito e comprende che l'unica risposta è il silenzio.

Ora, senza più inquietudine, attende solo che l'universo tramonti in un'alba di seta. Il sole sta per sorgere sul deserto del tempo. Per l’ultima volta.



APOCALISSI ALIENE: il libro

19 giugno, 2010

La linea

Accade all'improvviso. Percorriamo una strada consueta e di colpo, come un bandito che aggredisce un viandante nella notte, un ricordo d'infanzia ci ghermisce, schiantandoci a terra. E' una memoria che credevamo sepolta, ma, per un ignoto interstizio, si è insinuata nel presente. Così, il luogo si trasfigura e riprende le sembianze di un tempo lontano, quando, salendo quella scalinata si attutivano un po' alla volta, i rumori del traffico ed il cinguettio dei pettirossi si impigliava tra le fronde della magnolia.

I luoghi sono impregnati di energie, impastati di vita: sprigionano dolci sensazioni simili al profumo che esala da campi di lavanda o gli aspri sentori del muschio. E' così che i luoghi ci appartengono e che noi apparteniamo a loro, come se, strato dopo strato, vi si fossero sedimentati i pensieri, le emozioni le esperienze di chi li attraversa.

E' nel profilo degli alberi e degli edifici che leggiamo le lettere di un alfabeto metafisico. E' in quella linea sinuosa di azzurro tra la chioma della magnolia che scorgiamo la vena del destino: quella linea, inarcata a guisa di domanda, è la fenditura nel silenzio di Dio, la faglia tra terra e cielo, il crepaccio oltre il quale non sappiamo se s'inabissi l'inferno o si slarghi il quieto lago del firmamento.

Quella linea è il fiume in cui scorre la vita e dove s'ingorga la morte. La direzione verso la salvezza o la perdizione? E' il contorno di un disegno infinito di cui vediamo solo un particolare, l'indecifrabile abbozzo di parola che il naufrago, prima di morire, traccia su un tronco di palma. Deve esistere un senso, anche se nascosto, pur se incapsulato negli errori, nel dolore, nella dispersione e nella fine...

Di botto il ricordo dilegua: un po' barcollanti dopo l'assalto del passato, si riprende il cammino.



APOCALISSI ALIENE: il libro

15 maggio, 2010

The dark side of the mood

L'alba si spegne in un pallore estenuato. Sul mare aleggiano ombre di notti infinite. L'orizzonte sdrucciola nel vuoto. Il mondo di là dal vetro è il rettangolo sbiadito che i drappeggi della tenda velano di malinconie e di solitudini. La luce si stinge ed i colori dilavano sulla china di inutili ore.

Ormai non si può tornare indietro: il brusio dell'esistenza appartiene ai giorni futuri, già appassiti, consunti.

Solo in istanti inattingibli, tra le pieghe azzurre della notte, splende il silenzio, promessa di vita.


Condividi su Facebook


APOCALISSI ALIENE: il libro

27 gennaio, 2010

Ai confini del linguaggio

Che cos'è il linguaggio? Esiste qualcosa oltre il linguaggio? Sono questioni ardue, giacché bisognose di presupposti saldi attraverso definizioni rigorose; occorrerebbe anche distinguere tra linguaggio e lingua. La lingua è contraddistinta da una doppia articolazione (il significante, ossia la struttura del segno, nella lingua, può essere scisso ulteriormente, laddove nel linguaggio il suono non può essere ulteriormente scomposto).

Tralasciando aspetti complessi, proviamo ad accennare alla natura del linguaggio nel mondo contemporaneo, in cui, come osserva Angelo Ciccarella, "la realtà è stata rimpiazzata dalla relazione". Infatti le parole, con la loro forza di simbolizzazione, tendono a sostituire le azioni, i sentimenti, le sensazioni ed i referenti. Si crea in questo modo una frattura tra l'uomo e le cose, tra uomo ed uomo, divenuti inter-locutori. Si può dunque almeno in parte condividere il pensiero di Hagege che annota: "La lingua è una delle manifestazioni più alte e, al tempo stesso, più banalmente quotidiane della cultura".

Credo che sia fondamentale una distinzione che si inarca in una dicotomia: da un lato assistiamo alla strutturazione di un linguaggio sempre più invadente, basato sul codice binario, su bit, su impulsi; dall'altro si staglia in lontananza, simile ad un tremulo miraggio balenante all'orizzonte, il linguaggio vero che, superando le transazioni comunicative, gli usi strumentali, mira a rasentare l'essere. Heidegger, in alcune sue elucubrazioni talora (volutamente) oscure ma a volte profonde allude a questo tipo di logos. Nel testo In cammino verso il linguaggio il filosofo tedesco scrive: "Ma dove il linguaggio, come il linguaggio si fa parola? Pare strano, ma là dove noi non troviamo la giusta parola per qualche cosa che ci tocca, che ci trascina, ci tormenta e ci entusiasma. Allora lasciamo nell'inespresso quello che intendiamo e, senza che ce ne rendiamo conto, viviamo attimi in cui il linguaggio, proprio il linguaggio ci sfiora di lontano e fuggevolmente con la sua essenza."

Quindi ciò che giace nel non detto, nel detto a fior di labbra, nel detto ma in modo provvidenzialmente approssimativo è capace di evocare l'essenza ed è qui evidente che l'essenza, come la parola, è imparentata con il silenzio. In principio era il Logos? In principio era il silenzio, il non manifesto di cui il Logos è il palesamento primo. Il valore mistico, quasi spirituale che Heidegger tende ad attribuire alla voce è agli antipodi della parola standardizzata e sclerotica della "cultura" odierna. E' la parola sacra dei profeti, la metafora (trascendimento) degli artisti, ad alludere, ad illimpidire il senso, a riflettere l'essere come uno specchio. Essa è insofferente della logica e delle corrispondenze biunivoche tra segno e denotatum (l'oggetto), tra significante e significato, tra locutore e funzione. Non è il linguaggio che disegna una mappa del territorio per sostituirlo con la rappresentazione. E' questo, ad esempio, il linguaggio della scienza che, una volta elaborata una formula plausibile e sovente effimera, vi incastra a forza il reale con tutte le sue sfaccettature e contraddizioni.

Certo, qui ci si deve chiedere che cosa sia il reale e se sia possibile conoscerne qualche frammento, al di fuori del linguaggio, per quanto convenzionale (?) ed impreciso. Ci domandiamo se l'essenza stessa dell'essere sia linguistica, ossia costruita su rapporti per così dire alfanumerici. E' evidente che i fenomeni sono di tale indole, ma non sappiamo se lo sia anche il noumeno. E' probabile che, oltre le apparenze, si occulti un essere la cui natura sfugge a qualsiasi categorizzazione.

Dunque si potrebbe concludere un discorso, che aborre da qualsivoglia conclusione, con una frase di Federigo Tozzi, trasferendola, con un po' di audacia, dall'ambito psicologico-intimista in cui sbocciò ad una sfera ontologica: "Vi è in noi sempre un mondo che sembra destinato al silenzio ed è forse il migliore ed il più significativo."



APOCALISSI ALIENE: il libro

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...