Visualizzazione post con etichetta causa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta causa. Mostra tutti i post

29 aprile, 2016

La teoria del caos è plausibile?



Oggigiorno l’aggettivo “scientifico” è diventato sinonimo di oggettivo, di vero, di incontestabile: la “scienza” gode di totale credito presso la massa. Si dimentica che la scienza è, in fondo, una forma di filosofia, sia quando si radica nell’esperienza sia quando si libra nel cielo astratto della matematica. Ciò non significa sminuirla, tutt’altro.

Tralasciamo pure la “scienza” evocata dai negazionisti a sostegno dei loro pregiudizi, deliri, aberrazioni ideologiche, soprattutto dei loro attacchi ad personam: bisogna comunque riconoscere che non poche teorie sono soltanto idee balzane, sotto paludamenti logico-matematici o empirici.

Abbiamo già visto quanto sia basso il livello di credibilità del modello cosmologico noto come teoria del Big bang. Discorso analogo può valere per la teoria del caos. Vediamo per quali ragioni: se tale sistema implica il fatto che una causa, per quanto piccola ed insignificante, si colloca al principio di una catena di ulteriori cause, allora siamo al cospetto di una banalità, dimenticando poi che il concetto di causa in ambito scientifico è ormai squalificato ed obsoleto, giacché essa è solo un post hoc, non un propter hoc. E' un criterio che può valere nel macrocosmo, non nel microcosmo o nel mondo intelligibile.

Se, invece, si ritiene che un piccolo movente possa da solo essere all’origine di fatti significativi sì da modificare il corso degli eventi o da annullare l’influsso di circostanze preponderanti, ci si trova di fronte ad una costante smentita di tale ipotesi. E’ come se, mentre è in corso un violento attacco chimico volto a neutralizzare una perturbazione, bastasse aver piantato un nuovo albero in una vasta area per vedere la pioggia cadere, grazie al contributo all’evotraspirazione dato da una pianta in più. E’ evidente che certe situazioni possiedono un’energia di gran lunga superiore rispetto ad altre che semmai possono ritardare una serie di conseguenze, non stornarla.

Così l’idea dell’”effetto farfalla” è poco più che una sciocchezza… e di sciocchezze sono piene molti paradigmi “scientifici” tanto alla moda. Come ogni moda, codesti modelli sono destinati a durare poche stagioni.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

21 luglio, 2010

Che cos'è la "cosa"?

Che cos'è la cosa? La cosa è un dato esterno ed oggettivo o un contenuto psichico? L'etimologia di “cosa” dal latino "causa", lascia affiorare la credenza nel nesso causale, superstizione che, pur appartenendo al senso comune e dogma, ancora oggi, degli indirizzi empiristi, non spiega come l'esterno possa agire sull'interno, come un fenomeno possa incidere su un altro, stante la frattura tra la sfera fisica e le dimensioni coscienziali. I fenomeni sono monadi: il tempo li dispone in sequenza attraverso il post hoc e non li concatena per mezzo del propter hoc.

Se interpretiamo la cosa come fatto, come ob-iectum, esegesi peculiare di un approccio realistico al mondo, si rischia di attaccarsi ai fatti: ne risulta non solo un'idolatria dei dati, ma una dipendenza da essi. I dati quindi sono letteralmente dati (ossia porti) a priori: la scienza diventa religione, fede nell'oggettività.

Agli antipodi del sistema realistico, la nozione di "cosa" quale rappresentazione indipendente dall’esterno porta all'idealismo: l'oggetto è un elemento che la coscienza pone. L'oggetto viene così soggettivizzato e ricondotto all'attività dell'io.

Numerose e sfumate le posizioni intermedie, tra cui quelle di tipo fenomenologico: Husserl colloca tra parentesi il mondo, mediante una sospensione del giudizio (epoché), concentrandosi sulla dimensione in cui i fenomeni si manifestano, quindi sulla coscienza. Per Husserl l'oggetto è una realtà trascendente (poiché supera la coscienza, non nel significato di spirituale): esso si annuncia e si presenta nella coscienza attreaverso i fenomeni soggettivi della percezione. Nei fenomeni soggettivi il filosofo distingue la direzione, l'intenzionalità verso l'oggetto (il percepire, il ricordare, l'immaginare...) che è il noesis, e l'oggetto considerato come "dato" (percepito, ricordato, immaginato...), definito noema, a sua volta distinto dalla "res", la "cosa" esterna.

La tripartizione elaborata da Husserl (noesis, che è azione ed intenzione; noema, il risultato dell'intenzione; la cosa che non è solo l'oggetto materiale, ma anche l'essenza, ossia il concetto universale di tutte le cose) evidenzia la complessità dei rapporti che si instaurano tra l'io ed il mondo, relazioni che potrebbero essere mediate ed organizzate da una struttura trascendentale (un Io intersoggettivo che si dispiega in un operare comune di cui il linguaggio, la storia e la società sono le più dirette manifestazioni).

Un Io intersoggettivo potrebbe essere la manifestazione di un Principio generante che promana ed estrinseca le "cose". Siamo al cospetto di problemi enormi: in primo luogo ignoriamo quale sia la sostanza della "cosa", se essa consista in un substrato ilico che, però, si smaterializza quasi nella vibrazione, se essa sia, invece, un simulacro mentale pro-iettato dall'io empirico, dall'Io trascendentale o da una Coscienza cosmica. L'universo è un caleidoscopio di immagini mentali o, per così dire, il precipitato di una soluzione chimica? In verità, la res ora scorporata nella stringa vibrante ora diluita nel pensiero, perde la sua presunta concretezza, per divenire una fugace, inafferrabile ombra.

Che cos'è dunque la “cosa” e dov'è? Là fuori, nella testa o ancora nella mente dell'Essere? E' forse situata in una terra di nessuno? Tali quesiti giganteschi sono, però, eclissati da altre questioni ancora più abissali e vitali: perché la "cosa"? Perché questa "cosa"?

Articolo correlato: C. Penna, Per vedere non basta solo la vista, 2010



APOCALISSI ALIENE: il libro

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...