Visualizzazione post con etichetta Geoingegneria clandestina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Geoingegneria clandestina. Mostra tutti i post

20 gennaio, 2018

Dante a Bussana

A Bussana Nuova, (frazione di Sanremo) sorge una chiesa eretta in solo due anni per volontà di don Francesco Lombardi e dedicata al Sacro cuore di Gesù. E' un maestoso edificio in stile neo-rinascimentale bramantesco. [1]

Nel visitatore suscita notevole impressione un’opera singolare, collocata nell’altare laterale sinistro e dovuta agli artisti Bogliaghi e Paleni, non solo perché compenetra in modo mirabile scultura e pittura, ma pure per il soggetto non diffusissimo, ossia la raffigurazione delle anime del Purgatorio.



In alto domina il Cristo, cinto da un alone costellato di raggi dorati e rosso fuoco. Ai lati dei battenti bronzei, istoriati con episodi biblici e cosparsi di sfavillii, troneggiano ieratici gli angeli Gabriele e, armato di spada, Michele. In basso sono scolpite le anime purganti, alcune in preghiera, altre ripiegate nella contrizione, altre protese verso l’adito con una tensione parossistica tradotta dall’artista con superfici e campiture su cui la luce e l’ombra vibrano nervose sì da suggerire l’intenso anelito delle anime verso la liberazione. Muscoli e tendini delle figure sono modellati con maestria talmente mirabile da ricordare quasi quei capolavori michelangioleschi dove il dinamismo delle forme traduce il travaglio spirituale.

Il fremito che percorre i corpi ed i panneggi si trasmette infine ai drappi dipinti ai lati della composizione: ivi gli incavi ed i rilievi del marmo sono risaltati mediante una pittura trompe-l’oeil.

Di grande effetto è il contrasto fra la parte superiore dell’opera, in cui prevale una solenne quiete, e quella inferiore, tutta palpiti e moti.

Di là dall’iconografia religioso-dantesca, si legge nell’opera la condizione umana immersa nel flusso incessante e distruttivo del tempo, perciò sempre volta, con disperata speranza, ad una pace radiosa.

[1] Il tempio fu costruito dopo che un rovinoso sisma, il 23 febbraio del 1887, ebbe devastato Bussana poi detta “vecchia”, oggi villaggio diroccato in cui si risiedono artisti.


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

01 gennaio, 2018

Legge e Giustizia



Per la guerra i danari si trovano sempre. (A. Manzoni)

Pochi sanno che i celebri versetti in cui Cristo afferma, dopo aver chiesto di esibirgli la moneta con l’effigie dell’imperatore, “Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”, furono mutilati di una significativa postilla: “Date a me quel è che mio”. E’ una glossa sopravvissuta in quello che è probabilmente il vangelo più antico, il libretto cosiddetto di Giuda Tommaso.

Ha ragione Renan a scrivere, nel suo noto saggio ‘Vita di Gesù,’ che, da un punto di vista della logica aristotelica, i discorsi del Messia sono talora piuttosto deboli: appunto perché è un messaggio che trascende la dialettica classica per situarsi in una dimensione differente. Come interpretare la risposta con cui il Maestro è interpellato sulla liceità di versare il tributo ai Romani? Risulta come un responso ambiguo e diplomatico, un responso che elude la questione, quasi un koan. Di solito s’interpreta come un asserto che sancisce la separazione tra la sfera temporale, il ruolo dello Stato, esercitato soprattutto attraverso la coercizione del fisco, e la sfera spirituale: ma è solo così o, anche tenendo conto del perentorio e scomodo “date a me quel che è mio”, siamo al cospetto di un’affermazione circa la sostanziale superiorità della dimensione etico-trascendente rispetto al campo politico? Non ci pare dunque un’istigazione a non pagare le imposte, ma una vena anti-statale attraversa tali parole: vi traspare un’insofferenza nei confronti del potere.

Più in generale, non poche frasi ed azioni del Messia manifestano tale insofferenza rispetto alla Legge costituita, intesa come insieme di aride formule e prescrizioni, avulse da principî non scritti radicati nella Coscienza. E’ il dissidio tra Legge, il diritto storto ed iniquo degli Stati, costruzioni demoniache, e la Giustizia, l’universo di valori che nessuna sentenza di tribunale e norma “umana” potrà mai cancellare. E’ il dissidio, anzi incompatibilità avvertita, ad esempio, da Thoreau che preferì il carcere piuttosto che pagare un balzello destinato a finanziare una delle tante vili aggressioni sferrate dagli Stati Uniti d’America.

Come si pone l’Uomo – siamo tentati di definirlo con Nietzsche ‘Oltreuomo’, riconoscendo in codesto termine più di una sfumatura anarchico-libertaria – nei confronti della Legge, ossia il diritto storto? Gli Uomini veri rispettano le regole, ma, nel momento in cui si accorgono che le norme sono ingiuste, giustamente le condannano. Pertanto se pagare le tasse, significa contribuire a finanziare conflitti sanguinosi e genocidi, le attività di geoingegneria clandestina ed il sistema dominato da plutocrati ed usurai, per non dir peggio, l’obiezione fiscale non solo è legittima, ma pure doverosa.

Alle persone pensanti il compito di stabilire a che cosa sono destinate in larghissima parte le tasse; alle persone pensanti il compito di regolarsi di conseguenza, il compito di scegliere se obbedire a Dio, all’Etica ed alla Coscienza o se servire lo Stato, perfetta incarnazione del Male. Quali saranno le conseguenze per chi si ribella agli oppressori, ma specialmente quali saranno le ripercussioni per chi coopera con il regime tirannico, in cambio di denaro e privilegi? Fino a quando e con quali prospettive di là da questa esistenza i servi del sistema imperverseranno?

N.B: la maiuscola di Stato e quella di Legge, nel testo il "diritto storto", sono ironiche.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

29 ottobre, 2017

Effetto trascinamento



Effetto trascinamento: così definiremmo la deplorevole situazione che si genera, quando per smentire una tesi considerata bizzarra ed inverosimile, si avvalorano, palesando totale assenza di spirito critico, i più screditati modelli propugnati dall’establishment pseudo-scientifico e le più ridicole versioni ufficiali. Un esempio per tutti: ci si impegna per confutare la teoria della Terra discoidale (vulgo “teoria della Terra piatta), con argomenti più o meno persuasivi, più o meno plausibili, ma, nel contempo, ci si trascina dietro, nella foga della confutazione, tutto il più polveroso armamentario della propaganda: si adducono come prove documenti partoriti dalla nasuta N.A.S.A., (comprese castronaute dalle improbabili permanenti), ci si richiama ad autori famigerati per la loro vicinanza alla disinformazione, si evocano paradigmi che esorbitano dal tema trattato, come l’obsoleto Darwinismo o concetti scientifici messi in discussione, se non in crisi, dalle più recenti acquisizioni della fisica quantistica, di altre avanguardie epistemologiche, di altri orizzonti gnoseologici.

Non solo, invece di procedere con rigore metodologico e con precisione semantica, presto si scade nella denigrazione, usando i soliti epiteti (ad esempio, l’orrido neologismo “complottisti”). Così subito si comprende che il proposito di oggettività ostentato da certi ricercatori è solo il velo dietro cui si nasconde la maschera butterata del negazionismo. Non ci stupiamo poi se le posizioni tendono a radicalizzarsi, se qualcuno si arrocca a difesa di convincimenti che si induriscono in dogmi, in luogo di essere smussati e concepiti come tappe di un percorso conoscitivo, stadi suscettibili di essere superati in una direzione o in un’altra.

Uno fra gli aspetti considerati da chi sostiene la teoria della Terra sferoidale, come da chi è assertore del modello discoidale, è la prospettiva, naturalmente colta da... prospettive differenti. In questo ambito ci pare si noti, da una parte e dall’altra, la resa all’oggetto, la capitolazione di fronte alla “cosa”: non ci consta, infatti, che i vari contendenti ricordino, nel considerare la percezione delle linee, l’incidenza della retina che tende ad incurvare le rette. E’ un particolare di cui tenevano conto i Greci, allorché erigevano i templi con le colonne che erano leggermente rigonfie nella parte centrale – tale convessità è definita “entasi” – proprio per compensare la tendenza della retina ad incurvare i segmenti diritti.

Si dimentica, infine, che la prospettiva non è solo un fenomeno ottico “esterno”, ma pure un processo psicologico e persino una manifestazione intellettuale, come c’insegna Erwin Panofsky nel fondamentale saggio “La prospettiva come forma simbolica”. Nel volume la profondità, la successione dei piani e il progressivo rimpicciolimento delle immagini, quanto più si allontanano dall’osservatore, sono inquadrati in un contesto culturale. Lo specialista, rifacendosi a Cassirer, dimostra che gli uomini in parte vedono la “realtà” non com’è percepita, ma com’è pensata e conosciuta. Un bambino che disegna la casa, il prato, l’albero ed il cielo, ignora tranquillamente la prospettiva, perché sa che è un’illusione dei sensi. “Scienziati” e teorici ne sono altrettanto consapevoli?

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

29 maggio, 2017

Elogio del dolore



Ha una sua ragion d’essere il dolore nella vita o la sofferenza è sempre e comunque da rifuggire? Pur senza santificare il sacrificio, bisogna riconoscere che i patimenti possono, almeno in certi casi, aiutare a comprendere sé stessi ed il mondo, possono anche essere sorgenti di creazioni sublimi. Quante pagine memorabili, quanti dipinti sono trasfigurazioni di sentimenti tormentosi!

Certo, anche la joie de vivre, per dirla alla Matisse, ha ispirato opere luminose. Tuttavia è la dove la pena si sublima, là dove arde l’amore disperato per la vita, che si manifesta il capolavoro: si pensi ai quadri di Van Gogh, con il cromatismo acceso e le pennellate nervose a tradurre il senso di una passione assoluta.

Il dolore dunque ci rende vivi, umani e feconda le nostre esperienze, a condizione che non sia così forte ed ininterrotto da condurre alla follia, purché non si atrofizzi nell’abitudine e nella noia, E’ codesto il pericolo: che ci assuefaccia alla tortura del quotidiano a tal punto da spegnere il desiderio e da far estinguere la fiamma del sogno.

Non è desiderabile essere tormentati dai fantasmi del passato, ma neppure dimenticare – complice, ad esempio, un rimedio chimico – vissuti infelici: essi concorrono a definire il disegno del tempo, non meno delle purtroppo rarissime gioie. Ecco il punto: la tribolazione e la felicità dipendono dal tempo che le sostanzia, dà loro forma. Se un giorno saremo emancipati dalla dimensione cronologica, né il patimento né la letizia potranno esistere, sostituiti da una pienezza che, mentre cancella ogni sconforto, innalza la giocondità nel dominio della beatitudine, della serenità, dell’estasi.

Perciò si apprezzi, se non altro in talune circostanze, l’afflizione, senza la quale il piacere (“piacer, figlio d’affanno”, scrive Leopardi) non si assaporerebbe in tutto il suo gusto, purché si ammetta che il dolore è irrazionale, disarmonico. Esso appartiene all’esistenza ed a questa valle di lacrime, ma la natura, gli esseri viventi tutti smaniano nell’attesa di essere liberati dal pungolo del male. E’ inconcepibile che nei “nuovi cieli e nella nuova terra” sopravvivano anche solo le ombre dell’iniquità e dell’angoscia: se le sopportiamo, è perché sappiamo distillarne qualche goccia di speranza.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

02 febbraio, 2017

Necrofilia



E’ sbalorditivo ed avvilente constatare che sono proprio i cultori del sapere umanistico i più entusiasti fautori della tecnologia. Intere schiere di letterati capitolano: è una resa incondizionata di fronte ad innovazioni che sono letali. Persino il linguaggio degli ex intellettuali dichiara che l’ultima roccaforte è stata ormai espugnata. Un umanista che usa, ad esempio, il verbo “messaggiare” dimostra di aver rinunciato ai valori che rendono nobile, elegante l’idioma italiano. E’ una totale disfatta, perché i difensori della Tradizione dovrebbero per lo meno mettere in guardia dai pericoli insiti nelle “magnifiche sorti e progressive”.

Le sirene della tecnologia seducono tutti, dai bimbi agli anziani: essi vivono in simbiosi con il cellulare o con qualche altra diavoleria. Ci si incammina a grandi falcate verso una società senza contante, digitalizzata, virtuale dove la più algida solitudine è contraffatta dietro le false relazioni sociali delle reti asociali. Ci si incammina a grandi falcate verso il trionfo del più cerebrale materialismo, un materialismo senza materia.

La tecnologia più invasiva e dannosa oggi si fregia dell’aggettivo “smart”, intelligente (sic): la più becera stupidità è, nella tipica inversione orwelliana, smart. Non appena si legge o ode tale epiteto, la schiena è percorsa da un brivido di orrore religioso: i dispositivi smart, sono, nel migliore dei casi - si pensi ai cosiddetti contatori intelligenti - solo apparati che irradiano, attraverso il Wi-Fi, mortali campi elettromagnetici. Con il pretesto della comodità, dell’efficienza, della velocità, le nostre abitazioni sono diventate il vestibolo degli ospedali, l’ingresso dei cimiteri.

Purtroppo sono pochissimi oggigiorno gli uomini a non essere attratti, anzi catturati dalla tecnologia: è un’attrazione per ciò che è incolore, inerte, morto, purché smart. E’ una forma di necrofilia: ecco perché la natura langue e muore nell’indifferenza della massa acefala. Le nostre metropoli sono ormai necropoli, popolate da moltitudini di morti ancora prima che siano morti.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

03 gennaio, 2017

Direzione sbagliata



E’ stata imboccata la direzione sbagliata: soprattutto le nuove generazioni hanno preso la strada che conduce al baratro. Sono schiere che potremmo definire di “vittime felici”: esse, lungi dal dominare la tecnologia, il tetro totem di questi tempi, aspirano ad essere dominate. Il controllo è diventato autocontrollo, anzi spontanea evirazione.

Un paio di esempi. Dilaga la demenziale moda del piercing. Non si accorgono adolescenti e giovani che tutti questi brillantini ed anelli impiantati in ogni dove sono altrettanti corpi estranei? Tatuaggi giganteschi e pacchiani, dilatatori dei lobi ed orrori simili dimostrano non solo una totale ignoranza dei danni alla salute che queste manie comportano, ma pure culto dell’apparenza: è un esibizionismo con cui si tenta di colmare il vuoto interiore, la penosa mancanza di interessi e di talenti.

E’ lodevole che ci si impegni a cercare adozioni per cani che languiscono in celle fredde ed anguste, ma, ogni volta in cui si cerca una famiglia per queste sventurate bestie, si decanta il fatto che sono vaccinati e microchippati. Allucinante! Il microprocessore sottocutaneo, che non ha impedito e non impedisce di continuare ad abbandonare cani e gatti, è causa di tumori oltre ad essere il prodromo di innesti destinati agli uomini. Non ci si accorge che la tecnologia odierna è spesso un cavallo di Troia per espugnare le ultime roccaforti di un’agonizzante umanità? [1]

E’ errato l’approccio nei confronti dei media: non affermiamo che si devono del tutto ignorare, ma che bisogna aggredirli in modo implacabile, esibendo tutte le menzogne che diffondono gli organi ufficiali. I giovani dovrebbero usare i mezzi di comunicazione, di cui oggi è possibile disporre, non per cianciare, ma per sovvertire le bugie del regime. La loro indubbia padronanza degli strumenti tecnologici dovrebbe diventare un boomerang contro il sistema per creare un’informazione parallela in grado di sostituire la propaganda imperante.

L’umanità attuale pare essere diretta verso la meta della più algida cerebralità. Si è perduto il valore delle attività manuali, dalla scrittura con la penna alle più disparate forme artigianali ed artistiche che implicano un contatto con la materia. Si è perduta la relazione con la natura, non intesa in senso estetizzante, ma come ricettacolo delle energie vitali, come ricchezza materiale e spirituale. Tutto è elettronico, virtuale, smaterializzato: non trovare un modo per impedire i piani criminali sottesi alla digitalizzazione del mondo è inquietante; trovare chi è entusiasta di codesta decadenza è avvilente.

E’ giusto ed opportuno che le nuove leve della società mirino al benessere, ma dovrebbero ricordare che la tecnologia non è sinonimo di felicità. Guardino al presente ed al futuro dietro l’angolo, ma non dimentichino qual è la vera meta dell’esistenza: il rischio è che la coscienza sprofondi per sempre nel sonno della noncuranza, della sottomissione al sistema e dell’ignavia.

Se oggi fosse vivo Dante, descriverebbe un solo cerchio nell’oltretomba, un girone in cui collocare tutti i “passivi digitali”, quello degli ignavi.

[1] Vedi T. Lewan, Chip implants linked to animal tumors, The Washington post, 8 settembre 2007

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

21 novembre, 2016

Elogio dell'errore



“Errando, discitur”, si suole ripetere, ossia “sbagliando, s’impara”. Purtroppo non è quasi mai cosi, poiché l’ultimo degli errori è solo il primo di una nuova serie. Eppure l’errore va elogiato per varie ragioni.

In primo luogo, errare significa deviare dal percorso prestabilito, come c’insegna l’etimologia. Errare è dunque vagare, esplorare nuovi territori, affrontare sfide formidabili.

Inoltre lo sbaglio può essere produttivo: quante scoperte ed intuizioni sono scaturite da sviste! Una trascuratezza in un esperimento, un azzardo in un’opera hanno spalancato la porta ad orizzonti inattesi.

Gli insegnanti sanno che certi lapsus nei compiti degli allievi hanno una loro logica che non è quella quadrata, aristotelica, ma una ratio più profonda: sono inesattezze che spingono a rivedere consolidati giudizi, spronano a guardare il problema da un’altra angolazione, eccentrica.

Certo, restano tutti gli errori che abbiamo commesso, commettiamo e commetteremo, quelle azioni che suscitano rammarico, persino rimorso, e che vorremmo non aver mai compiuto. Sono azioni che non ci hanno insegnato alcunché, scivoloni lungo il cammino che ci hanno lasciato con le ossa rotte.

Se accusare sempre e comunque il destino di queste cadute, può coincidere con il desiderio di liberarci dalle responsabilità, d'altro lato accusare sé stessi di ogni sbaglio accende ed alimenta un senso di colpa più dannoso che inutile. In fondo, pure codesti errori, per quanto dolorosi ed imperdonabili, ci appartengono, sono esperienze che danno sostanza al tempo, sebbene amara. Essi hanno deviato il corso della vita, creato diversioni, meandri, lanche. Tuttavia, come il fiume, anche attraverso anse e deviazioni, alla fine raggiunge il mare, così l’esistenza, nonostante e, in parte, grazie ai suoi inciampi, tocca il suo fine.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

23 ottobre, 2016

Falene



Che cosa scrivere di originale a proposito della noia, dopo che autori come Leopardi, Pessoa e Moravia - solo per menzionarne alcuni - hanno vergato pagine memorabili su tale tema? Eppure certi soggetti sono simili ai classici, testi che non smettono mai di evocare qualcosa di nuovo: così forse si può ancora svolgere qualche riflessione circa questa materia.

Giustamente Schopenauer ritiene che la vita umana sia come un pendolo oscillante tra la noia ed il dolore, suoi elementi costitutivi. Tuttavia è spesso la prima a prevalere, perché anche la sofferenza è, in fondo, il dominio della monotonia. Così l’uggia tende a fagocitare il patimento, ad appiattirlo in un’insopportabile abitudine. In fondo, il dolore è noia ed inquietudine insieme.

Che cos’è la noia? Senza dubbio è anche non sapere come occupare il tempo; è, come suggerisce Leopardi, un sentimento sublime, la consapevolezza di quanto è misero il destino di fronte al desiderio di infinito e di senso che alberga negli “spiriti magni”. Si è che tale sublimità della noia si avverte soprattutto nelle lunghe ore vuote, inerti, inani che costellano l’esistenza. E’ un vuoto che è sineddoche di un altro vuoto, essenziale, ontologico. E’ la mancanza di prospettiva tipica di giorni che sembrano tutti uguali, ma che sono fotocopie sempre più pallide di un originale smarrito. E’ la coscienza che nessuna palingenesi è dietro l’angolo, è la speranza logorata in un’attesa senza più attese.

Sì, il cambiamento non manca, ma è un cambiamento che rima con spavento. Anche questo è noia: il pigro sdrucciolare sulla china che porta alla decadenza ed alla fine. Sono ben altri i mutamenti che gli uomini con lo sguardo fisso oltre l’orizzonte, con la fronte sul vetro in un giorno di pioggia, vagheggiano.

Anche questo è noia: constatare che tutto si trasforma con lentezza indicibile. Si chiudono gli occhi per un istante: si riaprono per accorgersi che il volto del mondo è mutato a tal punto che non lo riconosciamo più, che non ci riconosciamo più in esso.

Il tedio, in modo all’apparenza paradossale, è soprattutto nella frenesia di azioni convulse più che nella stasi. Anzi, è proprio nell’intermissione del ritmo indiavolato che la noia può assurgere ad epifania di un possibile significato: illusione? Realtà? Non lo sappiamo, ma è in quegli attimi prodigiosi, in quegli istanti di ominoso oblio che si spalanca un abisso di luce.

Mentre il tempo ed il fato sbranano la vita, lasciando solo pochi brandelli di sogni, come falene di cenere fluttuante vicino alle fiamme, sorgono le costellazioni dall’oceano del silenzio.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

13 ottobre, 2016

I.S.S. International space stupidity



La mirabolante N.A.S.A. offre la possibilità di ammirare la Terra dalla stazione spaziale internazionale (I.S.S.). Il tutto in diretta grazie alle riprese realizzate dagli astronauti in orbita. Che ghiotta occasione per contemplare il nostro pianeta dallo spazio!

Purtroppo l’iniziativa, che dovrebbe, tra le altre cose, dirimere una volta per tutte la vexata quaestio sulla forma di Gaia, pare una delle tante frodi in cui eccelle la nasuta N.A.S.A.

Consideriamo alcune anomalie.

• La Terra, vista dalla stazione orbitante, è quasi del tutto occupata da strati di nuvole e da oceani: non si riesce a distinguere un solo continente né una delle più vaste isole del pianeta, come la Groenlandia o la Papua-Nuova Guinea. Non si vedono terre emerse, con l’unica eccezione di una regione la cui forma non corrisponde, però, a quella di alcun territorio del pianeta.
• Le riprese non paiono il risultato di una diretta: allorquando cominciano a calare le tenebre, il cosmonauta, che sta immortalando la Terra, compie una capriola, guarda verso la camera, dopodiché le immagini precedenti si ripetono (loop) in una rotazione sempre uguale. Non solo, si può rilevare in concomitanza con l'elegante piroetta, uno stacco, traccia inconfondibile di un montaggio.
• Il Sole ha qualcosa che non convince: la sua luce è simile a quella di un riflettore.
• Non si notano i vortici degli uragani o delle aree di bassa pressione.
• Non compaiono le aree illuminate, quando scende la notte.
• Non si intravedono né la luna né le stelle. Sarà…

Insomma, sembra proprio di essere al cospetto di una montatura proveniente da un’agenzia di guitti, abituati a mentire su tutto ed il contrario di tutto, a cominciare dalla geoingegneria clandestina (alias scie chimiche, in inglese chemtrails). E’ una truffa tanto sfacciata quanto grossolana e raffazzonata. E’ un raggiro cui abboccano intere legioni di stupidi! La N.A.S.A., con i potenti mezzi di cui dispone, potrebbe almeno provare a creare dei falsi un po’ più credibili. Agenzia spaziale? Qui di spaziale abbiamo solo le balle!



Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

04 ottobre, 2016

Efficacia dell’azione pedagogica



Si ripone eccessiva fiducia nell’efficacia dell’azione pedagogica: pochissimi intellettuali dovrebbero riuscire, con il loro esempio ed i loro argomenti, ad educare le nuove generazioni e, più in generale, gli individui. Adolescenti, giovani e no, quando non sono già in loro radicati pregiudizi e comportamenti inculcati dal sistema – scolastico in primis – non nutrono un vero, spassionato interesse per la verità, per la cultura. Esistono le eccezioni che sono, però, simili a bicchieri con cui si toglie l’acqua da una nave che sta affondando e che è destinata ad inabissarsi.

Tutto congiura contro il successo di interventi formativi: l’establishment “scientifico”, la natura umana tra l’altro sempre più degradata, il tempo. Per dirozzare occorre molto tempo ed è proprio ciò che manca. E’ necessario anche insegnare la gradualità: non si può pretendere di imparare tutto subito, senza passaggi intermedi che richiedono abnegazione e tenacia. Spesso coloro che desiderano intraprendere un percorso conoscitivo manifestano una superficiale curiosità che conduce verso conclusioni affrettate, verso una comprensione parziale dei problemi, ammesso che una comprensione siffatta sia intelligenza del reale.

Bisogna instillare il discernimento con cui far capire quali sono le priorità: gli antichi dicevano “Primum vivere, deinde philosophari”. E’ un detto per lo più ignorato: ci si avventura in elucubrazioni, si formulano teorie complesse, senza neppure accorgersi che l’esistenza e la salute sono minacciate in modo spaventoso, come i residui diritti. Così, mentre immense risorse intellettuali sono impiegate per definire i presupposti del modello inerente alla Terra piatta o alla Terra sferica, il baluardo dove ormai si tenta di sopravvivere è assediato dalle feroci legioni della dissoluzione. La scala delle priorità è stravolta, dimenticando che l’essere umano quasi sempre ha un’indole pragmatica, non teoretica. Sarebbe più utile, se si avessero gli strumenti idonei, un progetto educativo globale sul signoraggio e sulla geoingegneria clandestina: il cambiamento di paradigma potrebbe essere propiziato da conoscenze che toccano nel vivo le persone, piuttosto che dal ritorno ad una visione geocentrica ed antropocentrica, Weltanschauung collegata alla dottrina della Terra piatta.

Ipotizziamo che un giorno i media di regime decidano di rivelare che il 9 11 fu orchestrato e perpetrato dai servizi segreti internazionali: quale sarebbe il feedback dell’opinione pubblica? Non crediamo che si realizzerebbe una rivoluzione copernicana nel modo di vedere il mondo; molti probabilmente esclamerebbero: “Va be’, si sapeva, qualcuno aveva sospettato che gli Americani se l’erano fatto da soli… Ma pensiamo a cose serie: votiamo P.D. o Cinquestelle?”. Figuriamoci quindi quali cambiamenti profondi potrebbe favorire l'adesione ad un nuovo paradigma.

Questo è il livello e sperare che un’azione pedagogica, pur oculata e capillare, possa conseguire un successo, è ben oltre l’utopia.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

01 ottobre, 2016

Un esempio di programmazione predittiva?



E’ stata definita “programmazione predittiva” la strategia, usata soprattutto nelle pellicole cinematografiche, con cui si preannunciano (forse si propiziano pure tramite la creazione di eggregore), in modo obliquo e subliminale eventi ideati e poi attuati dalle sedicenti élites. L’esempio più celebre riguarda l’inside job del giorno 11 settembre 2001, autoattentato preconizzato in decine di produzioni. [1]

Il vaticinio di conflitti, calamità “naturali”, operazioni falsa bandiera, “incidenti” etc. è affidato, come si accennava, quasi sempre al cinema dove le intuizioni di registi e sceneggiatori si abbinano a vere e proprie flash forward alias prolessi. Nondimeno a volte queste profezie sono disseminate in canzoni, pubblicità, fumetti e via discorrendo.

Ci ha colpito in questi ultimi tempi una composizione di Ligabue intitolata “G come giungla”: sappiamo che stelle dello spettacolo, della musica e dello sport sono quasi sempre, volenti o nolenti, figure integrate nel sistema, eppure il motivo sopra citato ha un testo che è piuttosto esplicito e, più che essere riconducibile alla programmazione predittiva, pare un avvertimento, se non addirittura una denuncia circa una nuova possibile guerra mondiale fomentata, come la Prima e la Seconda, dai banchieri internazionali, chiamati in causa senza tanti giri di parole. Gli usurai sono per di più evocati come una genìa che da tempo pilota i destini del pianeta. Siamo dunque al cospetto di un monito (che resterà inascoltato) o è solo un’operazione commerciale, nonostante il riferimento all’attualità più scottante?

Di seguito il testo della canzone: in neretto le espressioni e le frasi più incisive ed eloquenti.

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate

G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare

E' sorto il sole su un piccolo mondo
e vecchi banchieri stanno pranzando
ti devi spingere ancora più fuori
ché qui sei cacciato o cacciatore

La polveriera su cui sei seduto
aspetta solo il gesto compiuto

e tutti fumano e buttano cicche
hai visto il fuoco come si appicca?

G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate

G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare

Il sole ti è contro ti porta la luce
non riesci a distinguere tutti i nemici
è proprio quando ti senti un po' in pace
che sa presentarsi la bestia feroce

Anche fra loro si stanno sbranando
non hanno fame ma mangiano intanto
è l'abitudine che li mantiene
così spietati così senza fine


G come giungla
la notte comunque si allunga
le regole sono saltate
le favole sono dimenticate

G come guerra
e giù tutti quanti per terra
non basta restare al riparo
chi vuol sopravvivere deve cambiare


[1] Semplificando, la “programmazione predittiva” è un progetto che è preannunciato dai mondialisti, diffondendone indizi nei media con il fine di abituare l’opinione pubblica, in modo dissimulato e graduale, ai cambiamenti che l’accadimento, una volta occorso, porterà con sé.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

30 agosto, 2016

Incontro ravvicinato del terzo tipo in Polonia



Pubblichiamo il resoconto di un incontro ravvicinato del terzo tipo occorso in Polonia. L’episodio sembra prelevato dalla casistica risalente all’età d’oro dei contatti e degli avvistamenti, gli anni ‘50 del XX secolo, sebbene risalga al 2003: l’iconografia dei presunti alieni, le modalità del "close encounter", persino il messaggio “ambientalista”, che oggi suona quanto mai anacronistico e persino disturbante, richiamano i "tòpoi" dell’Ufologia di quel periodo.

Questo è il resoconto di un incontro ravvicinato avvenuto in Polonia. L'episodio risale al giorno il 11 agosto 2003. Lech Chacinski stava guidando lungo una strada di campagna nelle prime ore del mattino, quando vide tre figure in piedi sul ciglio della carrozzabile. Stranamente le figure erano disposte in una formazione triangolare. Indossavano tute simili a quelle degli astronauti. L'incontro accadde presso la cittadina di Szczecinek le cui vie, come al solito, erano deserte durante le prime ore del mattino. Incuriosito dai tre singolari esseri, l’uomo rallentò per vedere se i suoi occhi lo stessero ingannando. Ad uno sguardo più attento, capì che non erano cosmonauti.

I tre si spostarono verso la parte anteriore del veicolo in modo sincronizzato, mantenendo la configurazione triangolare. La creatura più vicina al testimone alzò un braccio come segnale affinché l’uomo fermasse il veicolo. Chacinski ricorda che "qualcosa" gli aveva intimato di arrestare il veicolo, anche se non sentì alcuna voce. Pur raggelato per la paura, aprì il finestrino del guidatore, mentre gli alieni si accostavano. Chacinski non riuscì a distinguere i particolari del viso, ad eccezione dei grandi occhi neri. Sulla parte superiore del casco, si notava qualcosa che egli pensò essere un dispositivo di comunicazione. Chacinski stava per fuggire, quando scorse un forte bagliore provenire dalla calotta del casco di un ufonauta. La luce era associata alla domanda mentale: "Hai sentito parlare di noi"? L'uomo rispose di sì. Poi gli fu ingiunto di uscire dal veicolo e gli fu chiesto con che tipo di materiale fosse fabbricata la sua auto.

Il testimone notò che l’alieno indossava un’uniforme di colore bluastro, calzava scarpe dall’aspetto metallico; sul petto si trovava un dispositivo elettronico rettangolare con luci in movimento. Gli esseri posero a Chacinski altre domande: Con che tipo di materiale sono confezionati i tuoi vestiti? Come funziona la tua vettura? Che genere di combustibile usa? L’uomo rispose ai quesiti telepaticamente.

I visitatori gli rivelarono che erano venuti a trasmettere un messaggio agli abitanti della Terra: dobbiamo avere a cuore il nostro pianeta, l’acqua e l'aria. (Vallo a dire ai geoingegneri-avvelenatori del pianeta, n.d.t.) Se trascureremo il nostro ambiente, causeremo la nostra distruzione (sic). Infine Chacinski domandò ai presunti extraterrestri donde venissero. Gli risposero: "Dalla galassia otto".

Mentre Chacinski era sempre più sbalordito, i tre si sollevarono in aria di circa sei piedi per volare verso la loro nave che era atterrata pressappoco a 100 iarde di distanza. Dal fondo dell’astronave, un fascio di luce avvolse i tre esseri, mentre una nebbia circondò l’ U.F.O., dotato di un treppiede e sfavillante di luci multicolori.

La navicella salì velocemente a circa 50 piedi di altezza per poi scomparire alla vista. L'area dell'incontro è anche quella in cui appaiono spesso glifi nei campi di cereali.

Questo incredibile incontro ravvicinato in Polonia è ancora sotto inchiesta. L’indagine del caso si deve all’ufologo Brian Vike, Direttore dell’H.B.C.C. U.F.O. Research - telefono 250 845 2189.

Fonte: humansarefree

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

27 agosto, 2016

Importanza delle virgolette



Non sono pochi gli articoli veritieri ed utili pubblicati su taluni siti indipendenti a proposito dei soggetti più disparati, ma purtroppo nella maggioranza dei casi, ci si dimentica di adottare quegli accorgimenti linguistici che collocano la questione esaminata nella giusta luce. Soprattutto non si impiegano quasi mai le virgolette atte a ristabilire il corretto valore del tema analizzato.

Vediamo due esempi. Se ci si sofferma sulla geoingegneria clandestina alias scie chimiche (chemtrails), non si possono citare programmi o progetti, bensì “programmi” o “progetti”, affinché i fruitori capiscano subito che non sono “piani”, ma criminali attività perpetrate ogni giorno in quasi tutto il pianeta da decenni. Altrimenti, si rischia di evocare qualcosa di là da venire, scivolando nella disinformazione dei geoingegneri istituzionali e degli pseudo-ambientalisti che, negando in modo pervicace l’ecocidio ed il genocidio in atto, presentano la geoingegneria come un’opzione del tutto teorica, fingendo anche, con infinita insincerità, di essere contrari.

Un altro caso. Anche i detrattori più agguerriti e tenaci dello stravolgimento normativo noto come “Buona scuola”, scrivono Buona scuola. No!!! O usi la dicitura tra virgolette oppure in modo ancora più efficace definisci la nefanda iniziativa dell’eroico Teo, “Pessima scuola”. “Pessima” – lo rammentiamo – è il superlativo assoluto di "cattivo".

In un modo o l’altro l’ironia, anzi un implacabile sarcasmo, nei confronti delle mistificazioni di ufficialisti, negazionisti e gazzettieri deve affiorare; diversamente si intorbida la notizia, si confondono eventi ed opinioni, si disorientano, anche in maniera involontaria, i lettori.

E’ poi necessario adoperare, quando si riporta una fonte o la si traduce, delle note esplicative o correttive; è d’uopo ricorrere pure ad un idoneo “sic” per sottolineare l’aberrante gravità di un’affermazione proveniente da un bugiardo di regime. Mentre le notizie dei canali ufficiali devono essere smascherate per esibire il loro carattere capzioso, fraudolento, menzognero, le informazioni di siti non allineati, se contengono ambiguità e sfocature semantiche e concettuali, vanno rettificate. Verbigrazia, non useremo mai il vieto e falso sintagma “cambiamenti climatici”, ma la locuzione i cosiddetti “cambiamenti climatici”.

E’ sovente – lo sappiamo – questione di sfumature, ma, come ci ricorda Nietzsche, “Nulla è importante come le sfumature”.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

12 agosto, 2016

Angst



Angst, angoscia in tedesco. Davvero il suono è spesso già significato nella profonda saggezza della lingua. Angst, con il groviglio di consonanti, subito evoca ansia ed afflizione, molto più del corrispondente termine italiano o inglese, anguish. L’angoscia, infatti, assilla, soffoca, stritola, come quel groppo di fonemi attorno alla superstite vocale che a stento riesce a respirare.

Che cos’è l’angoscia? Non è un sentimento, ma una sensazione indistinta. Non dipende tanto da cause oggettive, ma dalla coscienza della precarietà, dall’avvertimento di un quid che non quadra, anche quando tutto sembra scorrere in modo regolare.

All’improvviso ti volti e ti accorgi del non-senso, del vuoto che riempie le cose. All’improvviso apri gli occhi e ti accorgi di quanto tempo è trascorso, risucchiato in un gorgo senza scopo, assorbito da una luce senza splendore.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

02 agosto, 2016

La morsa

Riteniamo che, se vogliamo recidere i legami, dobbiamo in primo luogo rinunciare alla ritorsione. Nietzsche scrive che “gli uomini magnanimi non sono vendicativi”. Non solo colui che non è animato da propositi vendicativi, si eleva al di sopra dell’uomo comune, ma crea i presupposti per una vita senza più ipoteche. Forse così ci liberiamo dei gravami che ci opprimono: da un lato cancelliamo il passato con i suoi debiti, dall’altro il futuro con i suoi obblighi.

Si capisce: non è per nulla facile. Quante volte gli altri ci deludono, ci tradiscono! Quanti sono invidiosi, ipocriti e maldicenti! Veniamo a sapere che persone in cui avevano riposto fiducia ci hanno diffamato, calunniato. La reazione istintiva è quella di rendere la pariglia. E’ comprensibile, eppure... In primo luogo s’innesca una reazione a catena, inoltre si resta impigliati in una pastoia… In prospettiva, lo spirito di rivalsa potrebbe determinare il nostro avvenire, anche quello che supera il cerchio della presente esistenza?

Com’è possibile dimenticare? Com’è possibile in situazioni estreme perdonare? In primo luogo, dobbiamo imparare a perdonare noi stessi. Se abbiamo commesso degli errori, se abbiamo compiuto delle azioni disdicevoli, non possiamo sempre rivangare quanto è accaduto. Basta. Cosa fatta, capo ha. Anche se siamo responsabili della nostra condotta, come ignorare le responsabilità delle circostanze, il ruolo del destino? Se continuiamo ad accusarci, a recriminare, la morsa del rimorso si stringe sempre più fino a stritolarci. Questo è l’unico risultato. Perdonare gli altri? Dimenticare i torti subìti, le bassezze? Dimenticare no, ma passarvi accanto, senza lasciarsi coinvolgere in modo eccessivo. Reagire con pungente ironia. Qualcuno o qualcosa provvederà affinché chi deve pagare il fio lo paghi.

Diversamente, si rischia di rimanere irretiti nella ragnatela delle esistenze, si rischia di restare intrappolati nel labirinto della ripetizione. Forse è questo in parte il significato dell’oscuro concetto di “eterno ritorno”, la perenne oscillazione di un fato insensato, il movimento immobile del tempo attraverso l’oceano dell’eternità. Invece dobbiamo mirare a trascendere il tempo che ci tempesta di schegge, dobbiamo mirare alla liberazione in questa vita. Dopo potrebbe essere tardi. Non forgiamo più catene di quante già ci vincolano.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

28 luglio, 2016

Giustizia e vendetta

La giustizia è una forma di vendetta, per quanto sublimata, legittimata, codificata. Non è un caso se nella società omerica, la vendetta, timorìa, era reputata un valore ed un preciso dovere dell’eroe, il kalòs kaì agathòs. La giustizia, infatti, è regolamento di conti, punizione dello scellerato oltre che rappresaglia. [1] Chi può contestarlo? Certi castighi sono doverosi, vitali. La giustizia mira a pareggiare i conti, a ripristinare un equilibrio turbato. E’ questo il compito del Tribunale divino che, premiando i probi con la beatitudine perenne e condannando i malvagi ad un inferno interminabile, attribuisce a ciascun uomo quanto merita in base alla sua condotta. [2]

Preferiremmo una giustizia perfetta, ma è impossibile ottenerla, almeno per due ragioni: da un lato gli uomini sono imperfetti e da loro non ci possiamo attendere un’equità assoluta, anche quando mirassero ad una totale imparzialità; inoltre una giustizia perfetta deve essere immediata, il che evidentemente non è e non può essere. In tale contesto, anche sulla stessa Giustizia superiore, per quanto compiuta ed ineccepibile, giacché rinviata post mortem, nonostante il tragitto umano sia comunque brevissimo, si proietta una pur evanescente ombra.

Si constata che l’esistenza e l’esigenza stessa della giustizia dipendono da una primigenia mancanza di giustizia. Sentiremmo la necessità del giusto, se non esistesse l’ingiusto? Non sarebbe stato possibile e desiderabile generare un universo senza la presenza del male nel tempo e senza l’Inferno nell’interminabilità, con il Tartaro che è l’orrido sotterraneo di un universo magnifico? Lo stesso strumento definitivo per una giustizia definitiva, l’Inferno senza fine, non è una macula sulla Creazione, non è inconciliabile con un cosmo redento dal male, anche dal semplice, sbiadito ricordo del male, dalla sua eco proveniente dal tenebroso scantinato? Sono domande per cui non abbiamo risposta, sono domande per cui forse non esiste risposta.

[1] Si veda, ad esempio, in un contesto teologico, la parentela tra vendetta e giustizia in Dante, Inf. Canto VII, vv. 11-12: vuolsi ne l’alto, là dove Michele/ fé la vendetta del superbo strupo.

[2] Consideriamo l'esistenza dell'Inferno e del Paradiso come ipotesi di lavoro.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

13 luglio, 2016

Il marchio

Da generazioni i biblisti si arrovellano per cercare di capire in che cosa consista il marchio citato in Rivelazione, libello dal nucleo gnostico con successive addizioni per lo più paoline. E’ arduo stabilirlo, ma non saremo forse lontani dal vero se vedremo in codesto stigma una diavoleria tecnologica o tout court la tecnologia intesa non come strumento, ma come “fine”, nel senso sia di scopo ultimo sia di epilogo.



Il marchio ha una natura simbolica e spirituale (di una spiritualità invertita), ma tale significato archetipico non è incompatibile con una tangibile manifestazione: il segno distintivo adombra una ritualità che sancisce il dominio definitivo sull’essere umano (oggi ne sopravvivono pochi) ormai fagocitato dalla tecnica a tal punto da essere cosa tra le cose e per giunta cosa di valore inferiore rispetto agli altri oggetti. La mercificazione dei rapporti sociali e produttivi, di marxiana memoria, si è ormai estesa e radicata in ogni dove.

Quanti oggi asseriscono che mai e poi mai si lasceranno marchiare come capi di bestiame! Sennonché già molti smaniano onde sia incorporato il microprocessore sottocutaneo: saranno così sempre collegati con i dispositivi più avveniristici. La mentalità da alveare, la mente comune, passa attraverso la connessione. La connessione è come la veste del Centauro Nesso: mortale.

Quanti, di fronte alle lusinghe o alle insidie digitali, manterranno fede al loro impegno? Vediamo già code interminabili di individui in attesa di ricevere il microchip sottopelle, come per acquistare l’ultimo modello di iPhone.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...