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06 dicembre, 2014

Inasprimento della pressione fiscale: qual è il vero scopo?


Quis custodiet custodes?

I politici “onesti” sono quelli che non sono stati ancora colti con le mani nel sacco.

L’anno prossimo l’I.V.A. su molti prodotti e servizi sarà portata al 25,5 per cento e nel contempo saranno aumentati parecchi balzelli. Che senso ha inasprire la pressione dei vari gravami fiscali? Lo stato aumenterà in questo modo il gettito? No.

Anche un deficiente capisce che i cittadini già tartassati non possono essere spremuti indefinitamente: alla fine dai limoni non si riesce ad ottenere neppure una goccia. Le pecore vanno tosate, non scorticate. E’ palese che il ricavo per l’erario continuerà a diminuire, insieme con la costante flessione dei consumi associata al fallimento di aziende ed imprenditori. Allora perché i vari governi seguitano ad introdurre e ad incrementare i tributi, se sanno che tale politica deprime l’economia e favorisce l’evasione?

Per comprendere gli eventi di questi tempi finali, occorrono nuove, inedite chiavi di lettura. L’inasprimento della pressione fiscale ha come scopo precipuo la sadica vessazione dei cittadini e la loro riduzione in uno stato di indigenza. I ricchi ed i cosiddetti potenti navigano già nell’oro e non hanno alcun bisogno di altro denaro. Le risorse finanziarie solo in minima parte sono destinate ai servizi, il resto serve per garantire il lusso ad una pletora di funzionari e di parassiti, ma giganteschi ladrocini ed artifici contabili da soli bastano per soddisfare questa esigenza. Di nuovo: non è necessario dissanguare ulteriormente i cittadini, pardon i sudditi.

Oggi molti, delusi dal Movimento cinque stelle e da altre formazioni, confidano nei nuovi profeti del nulla, Salvini e la Meloni. Non si è ancora compreso che il sistema confeziona sempre nuovi feticci: un bambolotto ne sostituisce un altro. Il popolo è un eterno bambino capriccioso. Il fantolino, stancatosi presto di un balocco, piange e strepita per averne un altro che è quasi uguale al precedente. Dopo che i genitori gli hanno acquistato il nuovo giocattolo, il pargolo dopo un po’ non ci trova più gusto e ne vuole un altro e così via.

Alla massa l’establishment dona sempre nuovi pupazzi. Qualche idea di Salvini e della Meloni è pure condivisibile, non difettano di una dialettica talora persuasiva, ma essi, volenti o nolenti, sono organici agli apparati e gli apparati sono del tutto irriformabili. D’altronde in passato l’esecutivo, sostenuto dai partiti cui appartengono i due imbonitori, non ha neppure abolito l’I.R.A.P., a differenza di quanto promesso e strombazzato. Avrebbero credibilità solo se aggredissero, senza mezzi termini, il signoraggio bancario e la geoingegneria clandestina.

Che cosa ci si può attendere in una realtà in cui non esiste alcuna differenza tra Stato e mafia, dove la corruzione è endemica, radicata, dove chi controlla e vigila è più disonesto del più incallito delinquente ?

Quando ho appreso dello scandalo romano, con l’osceno connubio tra criminalità organizzata e classe “politica” capitolina, sono rimasto sconvolto, ma non per il marciume scoperto di cui ogni persona con un po’ di sale in zucca può solo essere certa, ma per il fatto che qualche giudice ha indagato e persino disposto misure cautelari. E’ immaginabile che in uno
Stato guasto come quello italiano agisca qualche magistrato integerrimo? Forse le inchieste, destinate comunque ad arenarsi ed a rivelarsi un fuoco di paglia, servono solo ad esacerbare l’opinione pubblica affinché, azzerata l’attuale casta, sia spianata la strada a banditi addirittura peggiori.

Lo ripeto: il sistema non può essere in nessun modo riformato e neppure leggermente migliorato, poiché nel suo D.N.A. albergano il pervertimento e la frode.

Non ci si illuda che la situazione possa evolvere: i politici probi (pochissimi) sono subito silurati o è loro impedito di agire; tutti gli altri sono dei briganti. Alle prossime consultazioni elettorali vedremo probabilmente la Lega nord celebrare un inutile trionfo ed il Movimento cinque stelle, logorato da contraddizioni, tentennamenti ed ambiguità, affondare. Nel contempo affonderà l’Italia... e non solo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

02 luglio, 2011

Jail

Michel Foucault, nel celebre saggio “Sorvegliare e punire”, individua nel carcere, inteso come luogo-istituzione, il marchio e la mentalità dello stato moderno e contemporaneo. L’opera di Foucault esamina il problema in modo lucido, stringente: dovrebbe essere letta e compresa da chi vede nell’apparato penitenziario qualcosa di “normale”.

Siamo portati a pensare che i penitenziari come quelli attuali siano sempre esistiti. Non è così. Nell’antichità il carcere era un luogo dove il reo era temporaneamente rinchiuso in attesa che venisse eseguita la condanna: si pensi a Socrate che aspettò in prigione di trangugiare la cicuta o a Giugurta incatenato nel Tullianum per alcuni terribili giorni, prima di essere strangolato dal boia. Anche nel Medioevo nella cella il colpevole o presunto tale è custodito sino all’esecuzione della pena (la morte, una mutilazione, la gogna...): colà è interrogato o torturato. Il sistema penale del passato, nel complesso, appare paradossalmente più mite di quello odierno.

Quante volte, di fronte a delitti turpi e feroci, udiamo la reazione dell’uomo medio: “Bisognerebbe sbatterlo dietro le sbarre e buttare la chiave!” E’ un’indignata richiesta che si può comprendere, se non fosse che “dietro le sbarre” finiscono per lo più innocenti o ladri di polli o derelitti. I veri criminali non sono soltanto liberi cittadini: essi occupano i principali centri del potere e delinquono con la totale certezza dell’impunità. Militari, banchieri, governanti, giudici, giornalisti, questurini… perpetrano in tutta tranquillità nefandezze alla luce del sole, quel sole che i carcerati possono vedere solo a scacchi. Nella peggiore delle ipotesi (peggiore per alcuni di loro, di solito pesci piccolissimi), saranno disposti gli arresti domiciliari, magari in ville principesche: Gianfranco Boccalatte docet.

La cronaca è piena di incolpevoli condannati all’ergastolo o a pene detentive molto lunghe, di candidati manciuriani, di capri espiatori gettati tra le grinfie di un’opinione pubblica feroce e vendicativa. Costoro sono defraudati della libertà: costretti in pochi metri quadrati, sovente pigiati tra brande ed orinatoi, soffrono più per l’impossibilità di muoversi e di occupare il tempo in modo gratificante che per le condizioni igieniche spaventose. La noia soffoca più del dolore. Questa situazione è contro natura, come l’abitudine di tenere i volatili in gabbia.

Inoltre le cicatrici sul corpo e sull’anima di una detenzione iniqua sono indelebili: il principio giuridico “in dubio pro reo” non viene quasi mai applicato, specialmente in Italia dove pubblici ministeri e giudici, pur con qualche eccezione, sembrano smaniosi di gettare in galera un “responsabile” purchessia.

Si obietterà che i manigoldi non possono restare nel consorzio umano, poiché vanno puniti e deve essere impedito loro di reiterare il reato, ma non è forse lo stato, questo funesto idolo, con la sua perversione assoluta ed irredimibile, all’origine di quasi tutti i misfatti? Il denaro è un’invenzione dello stato, la povertà è un’invenzione dello stato, la guerra è un'invenzione dello stato, l’ingiustizia è un’invenzione dello stato, la violenza è un’invenzione dello stato, il fisco è un’invenzione dello stato, l’immoralità è un’invenzione dello stato, la corruzione è un’invenzione dello stato, la follia omicida è un’invenzione dello stato, il gioco d’azzardo è un’invenzione dello stato, il terrorismo è un’invenzione dello stato, il traffico di stupefacenti è un’invenzione dello stato, la mafia è un’invenzione dello stato, le malattie sono un’invenzione dello stato, l’ignoranza è un’invenzione dello stato, le truffe sono un'invenzione dello stato, l'inquinamento è un'invenzione dello stato... Prendiamo pure misure contro il singolo, ma nello stesso tempo aboliamo il sistema. Una volta trasceso il sistema, sarà ancora necessario assumere dei provvedimenti contro l’individuo?

E’ vero che gli uomini paiono più proclivi al male che al bene, ma ci siamo mai domandati quanto di questo male sia il lascito di una plurisecolare oppressione clerico-statale? Non esistono società perfette né forse sono mai esistite, ma presso alcune tribù di nativi americani non erano adoperati strumenti coercitivi anche nei confronti di chi violava le regole della convivenza civile. Il delitto era punizione a sé stesso. Forse è una ricostruzione idealizzata, come quella relativa alle società gilaniche. E’ incontestabile, però, che quanto più lo stato ed il controllo si rafforzano, tanto più si diffonde la delinquenza. E’ naturale che in un mondo rigenerato (se mai sorgerà) non esisteranno né carcerieri né carcerati, “né briganti né gendarmi”.

Già l’esistenza è, in non pochi casi, un carcere. Si eviti di aggiungere al danno un altro danno, soprattutto se si ricorda chi langue nelle “patrie galere”: nella maggior parte dei casi, cittadini ingiustamente incriminati ed ingiustamente reclusi.

Articolo correlato: Freeanimals, Gabbie, 2011


APOCALISSI ALIENE: il libro

23 aprile, 2010

The dark side of the man

Qualsiasi dibattito politico si infila presto in un vicolo cieco. La disquisizione sulla forma di governo "ideale" si isterilisce in una logomachia, dacché ci si accapiglia su chi deve governare chi e come. La discussione, infatti, si scontra con la natura umana. Essendo, infatti le istituzioni formate da uomini ed ispirate a norme, promulgate dagli uomini stessi, se tali istituzioni sono inefficienti e corrotte, ciò può dipendere solo dagli uomini.

Semplificando, si potrebbe circoscrivere il problema circa l'indole umana nel modo seguente.

- L'umanità è nel complesso proclive al bene.

- Gli uomini sono fondamentalmente inclini al male.

- Gli uomini giusti ed integri costituiscono un numero irrisorio rispetto ad una maggioranza composta da inetti ed infingardi, una massa dominata con estrema facilità da un drappello di malvagi, fautori dell'iniquità.

Pochi dubbi: la situazione de facto corrisponde al terzo scenario che, se non condanna l'intera umanità, spiega per quale motivo, nella storia si siano succeduti tanti regimi e tante riforme che, prima o dopo, si sono rivelati fallimentari e controproducenti. Certo, il confronto con il passato, depone a sfavore dell'età contemporanea schiacciata da esecutivi totalitari e demoncratici. Solone fu un legislatore saggio, se le fonti che si riferiscono al suo arcontato sono plausibili. Il tiranno ateniese Pisistrato è ricordato come un reggitore equilibrato e sollecito del bene pubblico. E' anche possibile che nell'antichità principi divini ed etici ispirassero re ed aristoi nella loro azione politica che non fu perfetta, ma neppure bruttata dalle nefandezze che insudiciano i governi attuali.

La "politica" odierna semmai ricorda la res publica romana che, nel periodo della sua decadenza, fu dilaniata da lotte tra demagoghi, dagli interessi corporativi di optimates e populares, con continui tumulti, conflitti intestini, stragi, congiure... Oggi suscita un'amara ilarità la lettura delle proteste che elettori delusi inviano ai quotidiani: "Il sindaco ci aveva promesso una città pulita, la lotta alla criminalità ed al degrado, invece... " Ingenui! Che cosa vi aspettavate? Le classi dirigenti pullulano di maneggioni, profittatori, di gentaglia rozza, ignorante ed avida. Al vertice i grassatori sono solo un po' più presentabili, ma sempre beoti e spregiudicati.

Gli effetti di secoli stuprati da un'élite di pazzi assassini sono sotto gli occhi di tutti: guerre, carestie, ingiustizie, disastri innaturali... il tutto, però, accompagnato dagli ipocriti proclami, inneggianti alla pace, al benessere, all'equità, alla tutela dell'ambiente.

Ora, constatato che nessuna revisione costituzionale, nessun intervento legislativo potrà MAI anche solo alleviare i mali che attanagliano la nostra società, si deve concludere che la natura umana è almeno in parte corrotta. Quali sono la genesi e la causa di tale pervertimento? Si deve supporre che qualcuno intervenne per traviare i nostri antenati o che inoculò, per così dire, un virus, destinato ad infettare, un po' alla volta, l'intero organismo, oggi devastato dalla suppurazione. Se così non fosse, esisterebbe almeno un governo dignitoso, laddove i cittadini sono dilaniati e vessati da bande di criminali, definite con ironia "istituzioni".

Anche quando sono abbattuti gli organismi che si fondano sulla prevaricazione e sull'immoralità, dopo un po' di tempo, i nuovi governanti riproducono la situazione anteriore, persino aggiungendo notevoli dosi di violenza. E' evidente dunque che gli uomini non sanno governare né governarsi: le leggi e lo stato non li allontanano dalla depravazione, ma neppure l'assenza di regole e l'anarchia, sebbene la superfetazione del potere sia una minaccia ben più grave dell'anomia.

Le eccezioni esistono, benché confermino la regola: in alcune nazioni di nativi americani, pur con qualche inevitabile deviazione, il rispetto dei rispettivi ruoli propiziava una coesistenza pacifica e proficua tra i componenti della tribù. Senza dubbio incide il numero: quanto più l'individuo si perde nella massa (o nella categoria) identificandosi con essa, tanto più la sua identità è deturpata nell'omologazione e nella reazione gregaria. Gli antichi romani ripetevano: "Il senato è una brutta bestia, anche se i senatori sono brave persone".

Come è palese, il discorso è lungo e complesso: qui l'ho solo sfiorato con il fine di radicare la politica nell'antropologia, ossia se intendiamo cominciare a comprendere perché la realtà politica sia tanto putrefatta, dobbiamo considerare la natura umana e la sua tabe. Eppure ciò è solo un primo passo verso una visione più approfondita.

Infatti gli uomini non sono tutti uguali e non tutti sono uomini.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

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