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15 ottobre, 2017

Contro gli antropocentrismi



I vari orientamenti della New age, alla fine, sono viziati dal solito antropocentrismo e sono speculari a quelle dottrine che incolpano l’uomo di ogni nefandezza. Da un lato si nega Dio oppure si afferma con sicumera prossima alla tracotanza – quella che i Greci chiamavano hybris – che l’uomo è l’unico vero Dio.

Ora, riteniamo che negli uomini, forse non in tutti, si trovi un nucleo spirituale che possiamo definire “anima”, ma, se egli si crede Onnipotente, se si colloca al centro dell’universo, misconoscendo che esiste altro da sé, un orizzonte che non è contenuto nel cerchio dell’individuo, allora tale superbia dichiara la sua orgogliosa meschinità ed il suo fallimento.

Esiste poi un antropocentrismo di segno contrario, tutto sommato non così differente da quello egocentrico: si manifesta quando si considera responsabile l’uomo di ogni errore, di ogni male che affligge il mondo. Senza assolvere sempre e comunque il singolo che ha i suoi limiti, si dimentica l’influsso pernicioso degli Arconti e dei loro disgustosi collaboratori "umani".

Si passa da un eccesso all’altro, mentre, con la consapevolezza che l’uomo è un essere contraddittorio, ambivalente (e che cosa non lo è?), si impara che è necessario distinguere, soppesare ogni questione: è opportuno astenersi da giudizi inappellabili e da condotte arroganti.

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APOCALISSI ALIENE: il libro


30 gennaio, 2017

Fail and fall



A nostro avviso, erra chi pensa che il ritorno ad una concezione geocentrica potrebbe restituire dignità all’uomo di oggi smarrito in un cosmo senza un fulcro. Il ruolo dell’essere umano dipende forse dall’ubicazione del pianeta su cui vive? Che importa! Blaise Pascal ci ricorda che la nostra grandezza è nella coscienza della nostra fragilità. Che la Terra sia il perno dell’universo o uno dei miliardi fra i pianeti dispersi negli spazi siderali, qual è la differenza? La solitudine ed il disorientamento sono consustanziali alla coscienza. Anzi, la magnanimità si manifesta quanto più si è consapevoli della propria piccolezza, una piccolezza che è sprone a superare i confini ed a volgere lo sguardo verso le stelle.

La Terra è solo un granello di sabbia delle sconfinate galassie lambite dall’oceano celeste? Che importa! Non sono né il tempo né lo spazio a definire la sublimità, bensì il pensiero, la capacità creativa, l’anima… se ne sono rimasti anche solo dei pallidi simulacri.

Purtroppo le concezioni materialiste sono difficili da sradicare al punto che esse tendono ad allignare pure in quei terreni che dovrebbero essere fecondati da ben altri umori. Si scivola dal geocentrismo nell’antropocentrismo, inteso come superba egomania, come ipertrofia di un ego piccolo, piccolo.

Ben diversa è la lezione dei filosofi del Rinascimento: l’uomo può abbrutirsi, assecondando le pulsioni e l’hybris, o può rendersi simile agli angeli, qualora tenti di innalzare il suo spirito. Gli angeli, a differenza di quanto volgarizzato da certo cinema e certa letteratura, non sono inferiori all’uomo, perché incorporei: la corporeità è un limite posto affinché sia trasceso.

Le ragioni per cui oggi l’essere umano pare perduto, precipitato in un abisso nerissimo non dipendono da visioni cosmologiche o da teorie scientifiche: sono ben più profonde, di ordine storico e metafisico. Che quasi nessuno sia consapevole della spaventosa caduta è la prova provata della caduta.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

07 ottobre, 2009

Caduta

Pubblico qualche nota frammentaria e desultoria su un tema che ho già sfiorato in altri testi. Non ho la pretesa di dispensare su un soggetto tanto spinoso alcuna verità: intendo solo, in maniera più aforistica che sistematica, tentare di chiarire, in primo luogo a me stesso, quale potrebbe essere la genesi dell’errore.

Molti pensatori si sono interrogati sulla causa della caduta primordiale e sulla sua natura. Di solito si ritiene che la creazione originariamente fosse perfetta, ma un'Intelligenza emanata da Dio, dotata di libero arbitrio, decise di ribellarsi. Pungolata da superbia e da invidia, questa Intelligenza, che possiamo anche chiamare Lucifero, non ricambiando l'amore effuso dall'Essere supremo, si chiuse in un orgoglio impenetrabile. Fu la catastrofe: le tenebre cominciarono a dilagare e parte dell'universo si corruppe.

Nelle varie correnti gnostiche fu il Demiurgo, di solito identificato con YHWH, a creare la materia: la materia, in quanto tale, è involuzione, poiché è emanazione di un essere inferiore al vero Dio.

Qualcosa accadde: un atto di insubordinazione o una scelta arbitraria. La caduta tuttavia si potrebbe ritenere consustanziale all'emanazione o creazione nello spazio-tempo: infatti il tempo, per sua stessa natura, è strappo, degenerazione. L'errore allora sarebbe nella protrusione dell'essere nell'esistere, un quid inevitabile, originario. Il peccato originale è nell'origine, in nuce.

Altri reputano che la creazione fosse perfetta fino a quando Lucifero o Satana (che poi Lucifero e Satana non siano la stessa entità nell'ambito di queste frammentarie note è di poco momento) tentò i progenitori, promettendo loro che non sarebbero morti, se avessero mangiato il frutto che cresceva sull'Albero della Conoscenza. Pertanto la responsabilità del Male deve essere attribuita ai protoplasti. Questa interpretazione non riesce a dar conto del motivo per cui Lucifero (o chi per lui) abbia potuto, animato da intenti malevoli, istigare Adamo ed Eva a compiere il peccato originale, dacché, prima di questo peccato, il Male non era ancora entrato nel mondo.

Sia come sia, è palese che è arduo elaborare una "teoria" unitaria della caduta primordiale. Le diverse spiegazioni non solo non paiono convergere verso un fulcro, ma sono anche in buona misura incompatibili. In questo modo la vera scaturigine della deviazione ci resta in gran parte ignota e sorge pure il dubbio che un’irrazionalità alligni nel cuore dell’essere: è un’irrazionalità, le cui tangibili e crudeli conseguenze sfidano qualsiasi tentativo ermeneutico, poiché è come il rapporto tra il lato e la diagonale del quadrato.

Recentemente Fiorella Rustici ha congetturato che la deiezione sia solo in un secondo momento il risultato dell'hybris dimostrata da esseri emanati da Dio: infatti nel principio si annida un cedimento ontologico, dovuto ad una sorta di incoscienza ancestrale.

Se proviamo ad estendere il discorso alla cosmologia, notiamo che l'entropia è assimilabile al progressivo ed ineluttabile decadimento del manifesto, sebbene il movimento entropico sia contraddetto da fenomeni sintropici, tracce di un'invisibile armonia. Quanto più si procede lungo la linea (o linee?) cronologica, tanto più ci si allontana dalla perfezione primigenia, come di un suono, a notevole distanza, giunge solo una debole eco.

Il processo di palingenesi comincerà solo quando la creazione avrà toccato il punto infimo. Solo nel buio può risplendere la luce e soltanto nella più dura disperazione può germogliare il seme della speranza.



APOCALISSI ALIENE: il libro

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