
Frammento di un racconto incompiuto
La vetta maestosa s'innalza nel deserto del cielo, le pendici aride s'incendiano al sole meridiano, quando le ombre scavano solchi neri sui fianchi precipiti. Il monte, immoto come un dio di pietra, ignora il tempo: i millenni, le ere, coi loro vortici di sabbie, gli passano accanto.
L'alba striscia fra i caprifichi e gli anfratti, il giorno lo scolpisce nella luce vitrea, nella notte le radici delle costellazioni spaccano il granito: così l'eterno si ripete, mutevole perennità. Così le cose nascono e periscono, in una vece eterna, senza principio, senza fine…
Il vento tra le forre fende i silenzi, affilando i crinali. L'eco si rifugia nelle grotte umide, per perdersi infine nell’orizzonte orlato di fragili nubi.
La cima, elevata verso l’arco della luna, ancora sfida il destino, mentre lenta sale la marea dell’oscurità.
La vetta maestosa s'innalza nel deserto del cielo, le pendici aride s'incendiano al sole meridiano, quando le ombre scavano solchi neri sui fianchi precipiti. Il monte, immoto come un dio di pietra, ignora il tempo: i millenni, le ere, coi loro vortici di sabbie, gli passano accanto.
L'alba striscia fra i caprifichi e gli anfratti, il giorno lo scolpisce nella luce vitrea, nella notte le radici delle costellazioni spaccano il granito: così l'eterno si ripete, mutevole perennità. Così le cose nascono e periscono, in una vece eterna, senza principio, senza fine…
Il vento tra le forre fende i silenzi, affilando i crinali. L'eco si rifugia nelle grotte umide, per perdersi infine nell’orizzonte orlato di fragili nubi.
La cima, elevata verso l’arco della luna, ancora sfida il destino, mentre lenta sale la marea dell’oscurità.

