10 giugno, 2006

Arcobaleno di morte

Il quotidiano britannico Daily news ha pubblicato, il giorno 8 giugno scorso, un articolo a firma di Barry Wigmore, in cui si riferisce di un fantastico (sic) arcobaleno osservato al confine tra lo stato di Washington e l’Idaho. La fotografia, che accompagna l’ignobile pezzo, mostra un enorme arcobaleno a forma di drappo che sventola sopra alcune formazioni nuvolose.

Purtroppo sembra che il fenomeno non abbia alcunché di naturale: piuttosto si rivela come un effetto del massiccio spargimento di cristalli di quarzo, i quali, per la loro struttura prismatica, possono scomporre la radiazione luminosa nei colori dello spettro. Non è da escludere che il mostruoso vessillo multicolore sia in qualche modo collegato all’emissione di onde elettromagnetiche per opera di HAARP, i cui giganteschi impianti sono situati in Alaska, in una regione non molto lontana dalla costa occidentale degli Stati Uniti.


La prova che non si tratta di un'iridescenza creata da Madre natura, ma di un’aberrazione artificiale è data dall’inconfondibile scia chimica che si staglia sulla destra dell’immagine.

Sfortunatamente molti dei lettori che hanno scritto un commento all’articolo, gridano al miracolo, con espressioni ammirate: “Meraviglioso”, “Vedo il volto della Vergine Maria”, “La Natura è grandiosa”, “E’ un segno del Cielo…” e baggianate simili.


Il “prodigio” tale non è: semmai è la diabolica testimonianza di come non solo gli apprendisti stregoni abbiano stuprato e stravolto i fenomeni naturali, ma anche di come il volgo ignorante e superstizioso sia incline a vedere nelle fiamme dell’inferno il fuoco divino.

09 giugno, 2006

Piloti avvelenati dall'aria contaminata

Pilots poisoned by contaminated air
By Geoffrey Lean, Environment Editor
Published: 04 June 2006

Il quotidiano britannico Independent ha pubblicato, il 4 giugno scorso, un articolo a firma di Geoffrey Lean, intitolato "Piloti avvelenati dall’aria contaminata".

Il pezzo rivela che è stato redatto un rapporto da Sarah Mackenzie Ross, neuropsicologa dell’Università di Londra. La ricercatrice ha esaminato 27 piloti affetti da vari disturbi: i pazienti risultano intossicati da sostanze inalate insieme con l’aria pompata all’interno della cabina di pilotaggio.

La Mackenzie Ross ha diagnosticato nei pazienti perdita di memoria, affaticamento, insonnia, problemi intestinali, dislalia: particolarmente grave appare la perdita di memoria a breve termine. A volte, infatti, i piloti hanno dimenticato se il carrello dell’aeroplano era stato abbassato o sollevato, inoltre hanno confuso o scordato dati concernenti la quota e la velocità.

Il tutto ha causato almeno dieci “incidenti da aria contaminata”, spingendo il ministero dei trasporti a nominare una commissione ufficiale per studiare il problema. Il professor Chris Van Netten dell’Università British Columbia, in Canada, ha confermato che, all’origine delle patologie, è l’aria respirata dai piloti all’interno della cabina.

Il quotidiano non lo dice, ma sorge il sospetto che le affezioni di cui sopra abbiano colpito quei piloti impegnati a manovrare gli aerei che irrorano vaste regioni del pianeta con le velenose scie chimiche. La nemesi può tardare... ma, prima o dopo, arriva.

Fonti:

http://www.sciechimiche.com/
THE INDIPENDENT online edition

(Traduzione dall'inglese di Zret)

08 giugno, 2006

Tautoteologi (quinta parte)

Absit iniuria verbis

Indignatio facit versum
e non solo...

Non è mio proponimento dimostrare che Paolo l’apostata è il fondatore del Cristianesimo, poiché legioni di esegeti seri, tra cui Sabato Scala, Riccardo Calimani, Mario Pincherle, David Donnini… hanno già accertato in modo incontrovertibile che il fariseo della Cilicia fu un “gran bugiardo” ed uno spregiudicato eresiarca. Bisogna, però, riflettere sulla portata e sulle conseguenze delle elucubrazioni di Paolo, uomo il cui talento letterario è pari alla sua spudorata falsità.

Quando un albero non dà più frutti ed aduggia con la sua misera chioma altre piante da cui ci si attende un gran copia di pomi, non lo si pota più, ma lo si sradica per ricavarne ceppi e rami da bruciare. Orbene le chiese che in gran parte mutuano i loro dogmi e la loro dottrina da tale infido personaggio, devono essere rifiutate in toto, perché sono alberi sterili cresciuti mostruosamente su una terra fecondata solo col sangue.

Com’è possibile, fuor di metafora, che milioni di “cristiani” (d’ora in poi paolini), basino il loro credo sulle brutture teologiche di quell’impudente mentitore? Spesso per nascondere una bugia, se ne racconta un’altra più grossa e così via, fino a quando diventa impossibile discernere tra il mendacio ed un barlume di verità. I nostri politici, veri maestri nell’arte della mistificazione, ne sanno qualcosa, ma non hanno inventato nulla: hanno soltanto preso spunto dai grandi impostori della storia e Shaul-Paolo fu un grande impostore.

Come obietteranno i tautoteologi? Obietteranno, affermando che Paolo e Pietro furono divisi da qualche screzio, ma che entrambi furono veraci apostoli del Signore, talmente concordi, pur dopo qualche incomprensione iniziale, che la chiesa li celebra nello stesso giorno, nel dì in cui i Romani festeggiavano i gemelli divini, Castore e Polluce. Di nuovo un influsso del paganesimo: chissà perché… Obietteranno, asserendo che, dopo il concilio di Gerusalemme, Paolo ricevette dagli altri apostoli il compito di evangelizzare i Gentili. Peccato che li evangelizzò con un insegnamento non molto fedele a quello dei giudeo-cristiani.

Che cosa inventò colui con la collaborazione di qualche “ispirato” falsario? Una nuova vetustissima religione incentrata sul mito del dio pagano che si sacrifica per gli uomini: egli, effondendo il suo sangue e con la resurrezione, redime l’umanità dal peccato e dal male. Che strano: non me n’ero accorto! La resurrezione è ovviamente quella del corpo: l’ottusa forma mentis di un ebreo-pagano gli impedisce di concepire idee che non siano materiali e grossolane. Così, Shaul attingendo al repertorio della religione di Zarathustra, filtrata ed assorbita da alcune correnti ebraiche, estrae dal cilindro la credenza nella resurrezione dei corpi. Che cosa si può pensare di tale dottrina alla luce non solo del buon senso, ma dei concetti della Tradizione, ma anche delle acquisizioni filosofiche e scientifiche recenti, ma non solo recenti? Ormai molti ricercatori, pensatori e scienziati ci insegnano che l’universo materiale è probabilmente un ologramma, la proiezione della coscienza che è l’unico ente reale, mentre gli altri (spazio, tempo, energia) sono virtuali. Che cosa risorgerà allora? Ciò che non esiste, il nulla, lo stesso nulla su cui si fondano le religioprigioni costruite attorno all’anima per impedirle di espandersi e di vedere la luce. Come osserva Carlo Barbera, insigne studioso di esoterismo, “le religioni sono gli istituti di controllo, manipolatori della mente umana, inquisitori del libero pensiero, carcerieri della coscienza… Hanno definito i connotati di Dio e del demonio, hanno generato la giusta coscienza e la coscienza iniqua. Gli artefici del mostruoso inganno si nascondono talmente bene da celare all’umanità il loro vero segreto.”

Nel VI secolo un concilio convocato dal basileus Giustiniano, un “uomo” succubo dell’imperatrice Teodora ex prostituta ed ex ballerina, dalla brillante e fulminea carriera, condannò la dottrina della metempsicosi come eretica. Ignoranza o mala fede? Ignoravano quei vescovi che tale dottrina è adombrata in alcuni passi del Quarto vangelo, un libello originariamente gnostico? Oppure decretarono un anatema per rafforzare il potere di una chiesa-camera di tortura? A voi la risposta.

È certo che la metempsicosi, considerata non ingenuamente come il travaso dello stesso liquido da un orcio ad un altro, ma come l’epifania di una realtà spirituale attraverso transeunti ed esteriori forme materiali, è una dottrina assai meno ridicola della zoroastriana resurrezione dei corpi.

Ma che cosa chiedo? Chiedo che gli incipriati tautoteologi paolini rinuncino al loro trucco mattutino nel boudoir? Che si imbellettino pure: noi sappiamo che sono soltanto dei fatui, patetici cicisbei.

07 giugno, 2006

Il cielo d'acciaio (articolo di Carlo Barbera)

Il brano che propongo è tratto da un articolo intitolato “Il cielo d’acciaio” e pubblicato dalla rivista “Area 51”. Il testo è di Carlo Barbera, profondo conoscitore della Tradizione e ricercatore nel campo dell’Ufologia esoterica. L’autore, con parole incisive e taglienti, descrive l’incubo dell’infernale dimensione in cui siamo imprigionati. Ci ammonisce anche a liberare la coscienza, depurandola delle scorie pseudo-religiose e pseudo-scientifiche, incarnate dai cadaveri incartapecoriti e mitrati che vomitano serpenti, quando esortano all’”amore”, dalle maleodoranti mummie degli “scienziati” e dei “politici” da cui esala la putrefazione dell’ignoranza.

La realtà è che la nostra terra così rigogliosa di vita è stata occupata ed assoggettata da una forza tremenda, antichissima e feroce… che ha costruito un mondo di oppressione e di schiavitù, nel quale essa sembra mantenersi in vita ed autoriprodursi. È come se in casa nostra vivesse un intruso e la facesse da padrone. In questo senso i regni, i governi… sono la risultante umana di un potere oppressivo che trascende la stessa umana comprensione. I colossi finanziari e gli istituti bancari sono gli esecutori del ricatto, i sicari assassini del popolo. Gli eserciti sono il ruggito della follia imperialista, la feroce masturbazione del più idiota degli dèi. Le religioni sono gli istituti di controllo, manipolatori della mente umana, inquisitori del libero pensiero, carcerieri della coscienza… Hanno definito i connotati di Dio e del demonio, hanno generato la giusta coscienza e la coscienza iniqua. … Gli artefici del mostruoso inganno si nascondono talmente bene da celare all’umanità il loro vero segreto… Forti di un’opera di millenni, sono divenuti i padroni incontrastati del pianeta e dell’umanità. Da ciò che si può intuire sono sempre stati interessati alla coscienza umana, alla sua spontanea ed inesauribile produzione di energia e di luce che si genera all’interno della vuota cavità non dominata né dal tempo né dallo spazio che è la coscienza.

Essi hanno costruito un mondo non vero dove la luce artificiale nasconde l’ombra spettrale degli incubi più nascosti, un mondo di imperi, di religioni, tribunali, leggi, confini, dogmi e morali, nel quale possono godere della loro intoccabile supremazia… Fin da neonati gli uomini vengono incanalati sulle portanti della separazione e del dualismo per produrre una mente che cercherà fuori di sé ciò che dentro di sé non si trova... Si tratta di andare di là da ciò che si genera e si fortifica in una razionalità ed in una scienza che si dimostrano un inganno… Si tratta di cercare di far sorgere il dubbio che le cose non stiano così come si vedono né come ci vengono descritte e che il gioco sia molto, ma molto più grande di noi. Ma credere o non credere è il primo degli inganni sotto questo cielo d’acciaio

911 Eyewitness

World Trade Center - 11 Settembre 2001: nuovi elementi si aggiungono al già corposo puzzle di testimonianze ed osservazioni tecniche. Nel video che vi propongo, viene dimostrata inequivocabilmente, la presenza di diverse esplosioni (lungo tutta la lunghezza degli edifici, ma anche alla base) che precedettero il collasso di entrambe le torri gemelle. Non solo! Si potrà anche osservare un elicottero nero sorvolare la torre uno e, tra le colonne di fumo... misteriosi lampi di luce (esplosioni?). Dopo pochi istanti... la torre sud collassava su se stessa. I fatti vengono inoltre analizzati in base ad elementi basati sullo studio dei suoni generati prima e durante il crollo delle twin towers, nonchè della balistica e con particolare attenzione rivolta alla comparazione con eventi piroclastici. Un documento da visionare con attenzione. Ne vale la pena.

**Straker**

Eyewitness
Blue Star Media Group
1 hr 44 min 40 sec - Jan 9, 2006
www.911eyewitness.com



Learn the truth about what happened at the World Trade Center on 9.11.2001 from eyewitness testimony and scientific analysis. High quality, three-chip digital video reveals the previously unseen reverse angle to televised coverage of the Twin Towers and Seven World Trade collapsing and a lot more. This is the only known unedited footage that contains a clear, real-time audio track of the many disturbing events that took place during the WTC destruction. Local news radio coverage was overheard playing in the background live at the Hoboken waterfront. Scientific analysis is presented in an easy to understand manner. The pictures tell the story and this is one story that all New Yorkers, and anyone who was traumatized by the shocking attack on the WTC, must see. In memory of all those who perished, 911 Eyewitness is a voice of the victims that must never be forgotten.

06 giugno, 2006

Rapporto su Report

Qualche sera fa è andata in onda l’ultima puntata di Report, per quanto concerne questa stagione televisiva. Il noto ed apprezzato programma di inchieste giornalistiche, fiore all’occhiello di RAI 3, si è occupato, tra l’altro, delle polveri sottili, ossia di quelle sostanze inquinanti che, a causa del traffico veicolare e delle emissioni degli impianti di riscaldamento, sono sempre più diffuse soprattutto nell’aria delle zone urbane. Il problema è serio e grave, talmente grave che i sindaci di parecchie città, quando i valori superano i limiti consentiti dalla legge, ricorrono al sistema delle targhe alterne o alla chiusura del centro agli autoveicoli i cui conducenti non abbiano uno speciale permesso per circolare.

Codeste misure – bisogna affermarlo – non sono soltanto dei palliativi, ma delle farse nel momento in cui si ricorda che i nostri benevoli e magnanimi governanti, così solleciti della salute pubblica, mentre, con aria compunta, ci avvertono che la polluzione atmosferica è tra le cause di molte patologie che colpiscono specialmente i nostri bambini e gli anziani, (1) si adoprano con ogni mezzo per avvelenarci o, per lo meno, per nasconderci scomode verità sull’inquinamento.

Infatti tutto sarebbe molto edificante, se la condotta dei nostri amati reggitori non fosse tanto ipocrita quanto scaltra. Coloro hanno trovato il modo per apparire ambientalisti e, al tempo stesso, per spillare quattrini, poiché l’Unione europea (Che Dio la stramaledica!) ha già stabilito delle sanzioni pecuniarie per quelle amministrazioni nel cui comprensorio urbano sono stati oltrepassati i valori di polveri sottili fissati dalla normativa comunitaria.

L’autrice del servizio sul tema ci ha illustrato tale grottesca situazione che diventa diabolica, non appena si rammenta che la redazione di Report era stata esortata da numerosi telespettatori a trattare il tema delle scie chimiche che non solo sono assai più nocive delle polveri sottili, ma che sono la prova provata dello scopo reale perseguito dei potenti, ossia non contrastare la degradazione e l’avvelenamento degli ecosistemi, ma minare i già fragili equilibri ambientali, distruggere, intossicare, uccidere.

Senza dubbio il benzene, l’ozono, il piombo, lo zolfo… che contaminano gli strati bassi dell’atmosfera sono dannosi per la salute, ma la diffusione di tali inquinanti non è un effetto collaterale del traffico urbano e delle attività industriali, piuttosto la conseguenza di un sistema economico finalizzato a produrre, ad inquinare, a diffondere malattie le cui “cure” sono molto redditizie. Tuttavia i vertici politici, militari ed industriali, non paghi di ciò, idearono l’operazione “scie chimiche”. Se la redazione di Report, invece di proporre uno stucchevole reportage sulle polveri sottili, simile alla ricerca superficiale e raffazzonata di uno svogliato studente di scuola media, avesse realizzato un’inchiesta sulle scie venefiche, i giornalisti avrebbero ancora un briciolo di credibilità.

Lo capisco: è un tema delicato, difficile, ma Report vuole forse imitare Grillo che, ignorando le sollecitazioni di moltissimi lettori del suo blog, ha deciso di occuparsi del 9 11 come autoattentato solo pochissimo tempo fa? Che tempismo! I redattori della trasmissione di RAI 3 intendono forse ostentare una libertà di pensiero per apparire controcorrente e per aumentare gli ascolti, proprio come Grillo? La sceneggiata, però, non può durare a lungo: già molti si sono accorti che Grillo è soltanto un giullare che può anche sbeffeggiare il re, purché non contesti mai seriamente il suo potere. Non vorrei che i giornalisti di Report perdessero una buona reputazione in gran parte meritata, entro breve tempo, perché gli stupidi sono numerosi, ma meno di quanto si potrebbe pensare. Un giorno o l’altro potrebbe arrivare il bambino che grida: “Il re è nudo!”

Infine se Milena Gabanelli ed i suoi collaboratori temono censure o ritorsioni, dovrebbero ricordare un vecchio adagio: Chi agnello si fa, il lupo se lo mangia.

(1) Che sagacia! Pensavo che le polveri sottili fossero un toccasana. Che nobile esempio di empatia con i cittadini soffocati dai miasmi ammorbanti delle città! Sono commosso
.

05 giugno, 2006

Il lupo e l'agnello di Trilussa

Il lupo, mammifero carnivoro del genere Canis, appartenente alla famiglia dei Canidi e classificato nell’unica specie Canis lupus, non ha goduto di molta fortuna nella tradizione letteraria e nell’immaginario collettivo. Per chi, come me, ama la natura selvatica e non considera gli animali inferiori agli uomini, ma differenti, anche se non sempre e non del tutto, che il lupo sia stato tramutato nell’incarnazione della malvagità, della cupidigia e della prepotenza, è segno di una proiezione di vizi tipicamente umani su un animale dall’aspetto nobile e dal comportamento intelligente.

“Il lupo ha gli occhi obliqui, con la pupilla circolare e l’iride giallo-oro, luminescenti nell’oscurità; le orecchie sono piuttosto corte e distanti l’una dall’altra, diritte, larghe alla base ed appuntite al vertice. Il collo e le spalle si presentano possenti e nerboruti, ornati di una criniera che giunge sin quasi alla coda. Il tronco è snello ed agile; gli arti sono lunghi e nervosi, con garretti bassi e serrati. La coda di solito viene tenuta pendente… In genere i lupi diffusi nelle regioni settentrionali hanno il pelame folto e lanoso, di colore grigiastro chiaro, mentre quelli che abitano le regioni meridionali, presentano una pelliccia più breve e più rada, di colorazione sempre assai scura. In linea di massima si può affermare che la tinta delle diverse sottospecie varia dal giallastro al grigio al fulvo, quasi sempre striato di nero”.

All’interno della tradizione favolistica, il lupo è molto spesso connotato in senso negativo. In Esopo ed in Fedro, è un oppressore feroce, ma anche irriconoscente e spergiuro, poiché incarna il tipo umano del tracotante, del cattivo (improbus) per antonomasia, che ricorre alla forza bruta per dominare i deboli e gli umili. Tuttavia in una favola dello scrittore latino originario della Tracia, il lupo dà un’importante insegnamento di vita sul valore della libertà, per la quale si può rinunciare ai benefici di una vita tranquilla, ma sotto padrone.

È, però, soprattutto nella favolistica medievale che l’animale accentuò i suoi tratti peggiori, fino ad assurgere a simbolo del demonio tentatore. Attraverso complesse vicende culturali, il lupo, con il passare del tempo, fu almeno parzialmente riabilitato: si pensi al lupo di Francesco d’Assisi. Resta non di meno il pregiudizio che ne fa un “eroe” negativo, l’antagonista all’interno delle fiabe, come nel caso di Cappuccetto Rosso, solo per citare l’esempio più noto.

Anche in Trilussa, l’arguto e lepido poeta romano (1871-1950), autore che scrisse le sue opere per lo più in un sapido vernacolo romanesco, il lupo impersona il tipo dell’infido: per sua sfortuna, in un divertente apologo in versi, l’agnello non si fa circuire. È un esempio da imitare, una condotta da tenere al cospetto di gente scaltra e pericolosa.

Riporto la favola tratta dalla raccolta Libro muto del 1935. Il raccontino configura una ripresa ironica e scanzonata dell’exemplum antico.

Un lupo che beveva in un ruscello
Vidde, dall’antra parte de la riva,
L’immancabile agnello.
- Perché nun venghi qui? - je chiese er lupo -
L’acqua, in quer punto, è torbida e cattiva
E un porco ce fa spesso er semicupo.
Da me che nun ce bazzica er bestiame,
Er ruscello è limpido e pulito…
-L’agnello disse: - Accetterò l’invito,
quanno avrò sete e tu non avrai fame.-


Fonti:

V. Guarracino, Giorni e sogni latini, Milano, 1995
Scienze naturali, a cura di M. Tozzi, Milano, 2005

03 giugno, 2006

Inganno Globale - Torri Gemelle (parte seconda)

La seconda parte del capitolo dedicato alle Torri Gemelle, tratta dal DVD di 1 ora e 30 minuti, di Massimo Mazzucco (luogocomune.net) "Inganno Globale".

**Straker**


S. Pietro non scia

Absit iniuria verbis

Non possiedo la verità, ma ho un fiuto acutissimo per la menzogna.

È stato notato che, sopra il Vaticano, il cielo è terso ed azzurro, non essendo deturpato da quelle cicatrici biancastre conosciute come scie chimiche. In due occasioni, però, nel firmamento che sovrasta la cupola di S. Pietro, furono osservate delle croci velenose formate dalle aviocisterne: il giorno in cui si svolsero le esequie di Giovanni Paolo II e nel primo anniversario della sua morte. Che cosa arguire da questa singolare “coincidenza”? Gli astuti manipolatori dell’ebete volgo sanno come agire: essi sono ciarlatani travestiti da taumaturghi. I fedeli, simili per sprovvedutezza ai telespettatori che acquistarono i numeri per vincere al lotto da una starnazzante emiliana, leggono segni soprannaturali in banalissime - la banalità del male - scie chimiche. Difficilmente vedremo molte strisce letali sopra la mastodontica cupola, se non in concomitanza con alcune ricorrenze “simboliche”, giacché colui che, senza tregua, discetta di “amore” (il sommo orefice ha persino scritto un’eccelsa, originalissima enciclica intitolata Deus caritas est) è proprio chi non ha la più pallida idea di che cosa sia.

Non si narri la storiella risibile secondo la quale la Chiesa cattolica si sarebbe opposta e sarebbe tuttora in conflitto con la Massoneria, come congettura Franco Cardini, un cattolico “moderato” che, con i suoi modi pacati e le sue argomentazioni ragionevoli, è assai più pericoloso delle orde di fanatici fondamentalisti, a qualsiasi setta appartengano. Colui crede che la pubblicazione e la diffusione del romanzo di Dan Brown, Il codice da Vinci, sia stata orchestrata dall’amministrazione statunitense per vendicarsi della Chiesa che era contraria (sic) all’intervento armato in Iraq. Una fiaba del genere si può raccontare a grulli patentati, non a chi ha un briciolo di intelligenza. I conflitti sono redditizi per le banche: perché mai privare le banche di Sua Santità di cospicui proventi? Devo ricordare che San Paolo IMI è un istituto di credito cattolico? Inoltre Massoneria e Chiesa, come nota, tra gli altri, J. Levy, sebbene sembrino incompatibili, sono contraddistinte da una curiosa complicità fra insigni porporati ed esponenti di varie logge, implicati in sordide operazioni finanziarie. D’altronde per i massoni stessi, la famigerata P 2 era una loggia proibita, che operava come società segreta, controllata internamente dal Vaticano. Lo stesso tanto venerato Giovanni Paolo II fu legato a doppio filo a quell’influente e corrotta conventicola denominata Opus “Dei”. Sono tutte verità che la Curia romana mira ad occultare: perciò devia l’attenzione su oziose dispute pseudo-teologiche circa la divinità (sic) di Cristo, il celibato del Messia e frottole simili, mandando all’attacco manipoli di inquisitori come Cantalamessa, Cardini, Introvigne, Lista, Messori, Socci… tronfi e saccenti oracoli di millenarie, spudorate menzogne in cui possono credere solo i decerebrati come loro.

Per codesti infantili, patetici scribacchini si possono anche inscenare spettacoli di soli rotanti e di Madonne parlanti, facendo credere loro che siano epifanie divine. Considerato il loro infimo livello intellettivo e la credulità, consiglierei loro di leggere Harry Potter, invece di cimentarsi nell’esegesi dei Vangeli.


Fonti:

J. Levy, La Banca vaticana: mafia, riciclaggio e nazismo all’ombra del papa, 2003
Zret, Le due Marie, 2006
Id., L’idra di Lerna, 2006

02 giugno, 2006

La televisione è la verità (articolo di Roberto Quaglia)

Fino a quando saremo convinti che la televisione è la voce della verità? Fino a quando ci faremo ingannare? La televisione non è la realtà, ma la crea.

Il popolo statunitense è rimasto profondamente traumatizzato dagli eventi dell'11 settembre 2001. Il solo fatto di prendere in considerazione l'idea che, ad organizzare un avvenimento così atroce, possa essere stato lo stesso presidente degli Stati Uniti d'America, d'accordo con il direttore della C.I.A. ed il capo del Pentagono, è impensabilmente doloroso per lo statunitense medio.

Chi ha messo su la faccenda lo sa benissimo. Non importa quanto la verità circoli: sino a quando essa non verrà mostrata in televisione, la maggioranza degli Statunitensi non la prenderà neanche in considerazione. Comunque questo discorso non vale solo per gli Statunitensi, ma per tutti noi. Il modo in cui è strutturata la nostra mente è quello che è. La nostra mente si protegge di fronte ad "interpretazioni" della realtà che essa non è pronta ad affrontare, conservando una visione familiare e rassicurante delle cose.

Fonte: AA.VV, Tutto quello che sai è falso, Ozzano dell'Emilia, 2003

Inganno Globale - Torri Gemelle parte 1/5



Un estratto dal documentario, realizzato da Massimo Mazzucco, di
Luogocomune.net, sugli eventi occorsi l'11 Settembre 2001.
Si tratta della prima parte del capitolo dedicato alle Torri Gemelle. Il DVD, della durata di 1 ora e 30 minuti circa, sarà presto disponibile nelle edicole.

**Straker**

La sezione "11 Settembre" su Luogocomune...

http://luogocomune.net/site/modules/911/

01 giugno, 2006

La precessione nel Vangelo di Giuda (prima parte)

Il Vangelo di Giuda è un testo gnostico la cui esistenza era testimoniata, fino a non molto tempo addietro, solo per tradizione indiretta. Ireneo, infatti, nel 180 d.C. aveva citato questo libretto per bollarlo come “eretico”. Ora, in seguito al ritrovamento in Egitto, avvenuto negli anni 70 del XX secolo, e grazie all’impegno di decine di esperti, sotto l'egida della National Geographic Society, i lacerti del documento sono stati tradotti.

Il vangelo, che è stato datato al III secolo, è la copia in copto di un testo in greco risalente a circa cent'anni prima. Vi si raccontano gli ultimi giorni della vita di Gesù attraverso i dialoghi coi discepoli e, in particolare, le conversazioni private con Giuda.

Gli esegeti attribuiscono la paternità di tale opuscolo ad una setta gnostica che, in quanto tale, conferiva potere salvifico alla capacità mistica di ottenere la conoscenza pura, liberandosi della prigione, considerata immonda, del corpo. Nel manoscritto, infatti, Gesù affida al “traditore” il compito di adempiere il piano divino, esortandolo con le seguenti parole:“Sacrificherai l'uomo che mi rinchiude”.

Non intendo soffermarmi, in questo breve studio, sul ruolo di Giuda all’interno della vicenda evangelica, perché considero il fedifrago più un personaggio letterario che una figura storica: pertanto ogni diatriba tra chi sostiene che l’azione infame di Giuda il sicario fu essenziale per il compimento del disegno divino di salvezza e chi, invece, lo considera un vile ed avido proditore, incapace di comprendere il significato spirituale del Regno, è del tutto oziosa. Non m’interessa quindi prender partito in un dibattito che non ha alcuna ragione d’essere: Giuda è, infatti, nei Vangeli canonici, l’aiutante del protagonista, il Messia. L’Iscariota opera un cambiamento di campo, passando dalla parte degli oppositori. Chiarita la natura prevalentemente letteraria del personaggio, il testo va letto, a mio parere, come testimonianza della dottrina elaborata da una corrente gnostica con ogni probabilità cainita. Inoltre, come avviene nel caso di alcuni passi dei Vangeli canonici, anche nel Vangelo di Giuda si rintracciano dei versetti contenenti dei numeri dal valore astronomico e, in particolare, riferibili al fenomeno della precessione.

Non credo sia il caso di proporre in questa sede una spiegazione della cosmologia descritta nel libricino, poiché essa ricalca i tòpoi di molti correnti gnostiche: il processo delle emanazioni da un primigenio abisso ingenerato che si conclude con la caduta nel mondo materiale da cui si risale attraverso la conoscenza mistica della realtà soprasensibile ed il trascendimento della corporeità. Vediamo ora pertanto quali sono i passi suscettibili di un’esegesi astronomica.

“Poiché molti non seguivano la retta via, Gesù chiamò 12 apostoli e li informò dei misteri del Cielo e di quello che sarebbe accaduto in futuro”.

“Profondamente turbati, i discepoli gli dissero allora che avevano visitato pure il tempio di Gerusalemme nel quale 12 sacerdoti avevano pronunciato il nome di YHWH, mentre innumerevoli fedeli si affollavano presso l’altare per fare le loro offerte”.

“Adamo si trovava nella stessa nube luminosa dove c’era la generazione di Seth, quando Dio creò 72 mondi da cui ne uscirono 360, come i giorni dell’anno”.

“In principio Dio emanò 12 entità spirituali, come i mesi dell’anno, con 6 cieli ciascuna, cioè 72 cieli, uno per ogni mondo, da cui scaturirono 360 firmamenti e altrettanti Angeli e Spiriti per adorarli”.

“Gli Arconti crearono 5 nuovi Angeli per il dominio dell’oltretomba: Seth, detto Cristo, Galila, Harmathoth, Yobel e Adonais”.

Nota: le fonti del presente studio saranno indicate in calce alla seconda parte dell'articolo.

31 maggio, 2006

La Bibbia del XXI secolo

Ogni giorno di più il mondo in cui “viviamo” assomiglia all’utopia negativa descritta da George Orwell nel romanzo 1984. Non solo, infatti, dobbiamo constatare la progressiva instaurazione di un Nuovo ordine mondiale sotto gli auspici dei poteri ecumenici, l’erosione lenta eppure inesorabile delle libertà individuali, la diffusione di sistemi di controllo coercitivi e capillari, nell’indifferenza e nell’inerzia della maggioranza della popolazione ormai lobotomizzata, ma si assiste anche ad un’infida e costante riscrittura del passato proprio come avviene nell’opera dello scrittore britannico.

Il protagonista di 1984, Winston Smith, lavora presso il Ministero della Verità dove ha il compito di modificare il passato: altera i documenti custoditi nella sede del dicastero, ne distrugge altri, ne scrive di nuovi affinché tutto alla fine combaci con l’ultima versione ufficiale propagandata dal Grande Fratello. Non affermerò che tale manipolazione contraddistinse gli autori che elaborarono e “rettificarono” i Vangeli per divulgare ed imporre la loro verità, anche se tale “pia frode” così lontana nel tempo è molto istruttiva.

Vorrei, invece, riferirmi ad un recente episodio di contraffazione, consistente in fotografie che ritraggono velivoli militari della seconda guerra mondiale cui sono state aggiunte, in modo maldestro e sfacciato, delle scie del tutto simili a quelle chimiche. È un’interpolazione facile da eseguire con gli strumenti tecnico-grafici di cui si può disporre ed è evidente l’intento di “dimostrare” che tali formazioni, spacciate spudoratamente per scie di condensazione, non sono un fenomeno nuovo, proprio come nel capolavoro di Orwell l’Oceania e l’Eurasia sono sempre state nazioni in conflitto, sebbene ciò sia falso.

Non esiste nulla di più pericoloso di questa politica di disinformazione attuata attraverso i media di regime, i libri scolastici e non pochi siti della Rete. La cronaca e la storia sono ognora riadattate, un po’ come si ruota la manopola per sintonizzare e risintonizzare una stazione radiofonica: il video dell’autoattentato al Pentagono delle Bermuda è stato sforbiciato di un paio di fotogrammi per nascondere una realtà scomoda che non corrisponde alla vulgata; ora ci propinano fotografie artefatte.


Non tutti, per fortuna, hanno la memoria labile e ricordano di aver studiato su manuali in cui le tavole fuori testo inquadravano i velivoli della seconda guerra mondiale che incrociavano senza neanche l’ombra di una scia né di condensazione né, tanto meno, velenosa. Per le nuove generazioni, però, il pericolo incombe: quanti libri presentano sul 9 11 la grottesca e fallace versione ufficiale, cianciando di terrorismo “islamico”, di Kamikaze sauditi e frottole simili! Il 9 11 è solo la punta dell’iceberg: altri fatti e problemi sono sottoposti ad un diuturno processo di rielaborazione sicché quello che ieri era vero oggi è falso, ciò che ieri è accaduto, oggi è cancellato dal nastro degli eventi e viceversa. Alcuni accadimenti sono eclissati, altri inventati: chi domina l’”informazione” domina il mondo.

Tuttavia esiste ancora un modo efficace per non essere imbrogliati: tenere sempre a mente lo scenario politico, sociale ed ideologico evocato da Orwell in 1984, la Bibbia del XXI secolo. Ciò significa credere all’esatto contrario di quello che raccontano i pennivendoli. Ciò significa diffidare sempre e comunque delle interpretazioni di “politici”, “economisti”, “scienziati”…, oracoli della menzogna.

Infine quando scriviamo, ricordiamoci di smascherare i bugiardi e di confutare tutte queste spregevoli manipolazioni, usando la “penna del contrappasso”.


Le fotografie incriminate sono visibili al seguente indirizzo: http://www.chemtrails.it/forum_chemtrails/viewtopic.php?t=160

30 maggio, 2006

Kaput mundi

Sono sempre più persuaso che, per scoprire trame segrete, non sono necessarie prove incontrovertibili e testimonianze coerenti con i fatti che si vogliono accertare: ad esempio, basta ricordare la data dell'attentato alle Torri gemelle, ossia 9 11, per capire che quell'orrenda strage non fu ideata e perpetrata da Kamikaze islamici, ma da... La documentazione raccolta, gli studi di tecnici e di esperti, le inchieste condotte da giornalisti indipendenti avvalorano quello che è già più che palese. I simboli nascondono, ma svelano quando si possiede la chiave per interpretarli. Certamente non sempre è agevole: qualcuno, dimenticando che il tre è numero magico (e pagano) per eccellenza ha creduto di scorgere nell'episodio del miracolo di Cana, quando il Messia trasformò l'acqua in vino, significati in realtà inesistenti e che albergano soltanto nella sua fervida fantasia. In vino veritas? In ogni caso il presente studio è un contributo per stimolare una ricerca sugli emblemi che possa squarciare il velo opaco della menzogna.

Lo storico romano Livio, nel libro I degli Ab urbe condita, descrive i prodigi avvenuti quando l’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo (534-509 a. C. per la tradizione), dopo aver espugnato la città di Gabii, fece erigere un tempio consacrato al dio Giove sul monte Tarpeio. Leggiamo il passo che sarà oggetto di un’analisi, con cui proverò a collegare un’antica leggenda ad alcuni simboli occulti che il mondo contemporaneo ha ereditato probabilmente da un passato lontanissimo.

"Presa Gabii, Tarquinio concluse la pace con il popolo degli Equi e rinnovò l’alleanza con gli Etruschi. Quindi rivolse il pensiero alle questioni urbane, la prima delle quali era di lasciare come memoria del suo regno e del suo nome il tempio di Giove sul monte Tarpeio, al fine di testimoniare che dei due re Tarquinii, il padre aveva fatto il voto, il figlio l’aveva adempiuto. Affinché l’area del tempio di Giove che sarebbe stato edificato, fosse tutta libera dal culto di altre divinità, stabilì di sconsacrare templi e sacelli, dei quali alcuni in precedenza erano stati offerti in voto dal re Tazio, al tempo della sua lotta contro Romolo e che erano stati poi inaugurati e consacrati.

Si tramanda che all’inizio della costruzione di quest’opera gli dei manifestarono la loro volontà per indicare la grandezza di un così importante dominio, poiché, mentre gli auspici approvarono la sconsacrazione di tutti i santuari, non l’ammisero per il santuario di Termine; ciò fu accolto come presagio e come augurio, cioè che la mancata rimozione della sede di Termine, solo fra gli dei, ed il fatto che non fosse allontanato dai luoghi a lui sacri, mostravano ferme e stabili tutte le cose romane. Ricevuto questo auspicio di eternità, seguì un altro prodigio che palesava la grandezza del dominio: si narra che a coloro i quali scavavano le fondamenta del tempio apparve una testa umana con il volto integro. Tale apparizione rivelava senza ambagi che quella sarebbe stata l’arce dell’impero ed il capo del mondo; questo e così predissero i vati, sia quelli che erano nell’Urbe sia quelli che erano stati chiamati dall’Etruria per essere interpellati".

Poco importa se gli episodi considerati fatidici dagli auguri etruschi e romani, siano del tutto leggendari o se adombrino qualche fatto realmente accaduto, poiché, nell’ambito di questo breve studio, intendo privilegiare il valore simbolico della tradizione: mi riferisco, in particolar modo, al ritrovamento di una testa umana per opera di coloro che stavano asportando la terra per gettare le fondamenta del tempio. Gli indovini interpretarono il macabro reperimento come un fausto auspicio: infatti in latino il significato originario di “caput” è quello di “capo”, “testa”, ma a tale valenza si associano accezioni metaforiche, tra cui “capitale”. Così Roma, secondo i vati antichi, era destinata a diventare il centro di un potentissimo impero, la caput mundi.

Si può interpretare la leggenda come una conferma a posteriori della supremazia dell’Urbe su gran parte del mondo allora conosciuto: spesso la storia, scritta dai vincitori, per legittimare una situazione di fatto, si avvale di profezie post eventum, di interpretazioni tendenziose. La storiografia ufficiale può essere non di rado instrumentum regni, quanto la religione. Sono propenso comunque a credere che Livio riporti un avvenimento reale: forse il sito in cui fu costruito in seguito il tempio dedicato a Giove era un luogo di sepoltura usato da popolazioni autoctone. Non è da escludere dunque il rinvenimento di una testa umana anche con il volto più o meno integro. Tuttavia è importante l’aspetto emblematico dell’evento insieme con il duplice significato di “caput”, “testa” e “capitale”. Questi due valori s’intrecciano in modo inestricabile.

A questo punto è necessaria una digressione sulla storia del colle romano. Ammirando il Campidoglio dal Foro o da Piazza Venezia o dalla Via di S. Teodoro che passa sotto il Palatino, si può ancora distinguere la sua conformazione scoscesa nell'orografia dei colli di Roma, ormai addolcita dal tempo e da secoli di attività urbanistica. Ancora si notano due sommità separate da una sella, al centro della quale si slarga la Piazza del Campidoglio.
Quando, come riporta la tradizione, Romolo fondò la città quadrata sul Palatino, il Campidoglio doveva essere uno sperone roccioso con pareti a strapiombo sulla pianura sottostante circondata dagli altri poggi e solcata dal Tevere; in un’ansa del fiume dove l’acqua era meno profonda, affiorava l’isola Tiberina. Qui il guado era facile e poco pericoloso anche per i carri e per le mandrie. Per questo motivo si diramavano dal guado sul Tevere le vie che collegavano i Tirreni dell’Etruria con le colonie greche del sud Italia e le strade che scendevano dall'Appennino verso le saline della costa. Inoltre sulle rive del Tevere potevano approdare anche le imbarcazioni. Il Campidoglio e il Palatino dominavano quel crocevia di traffici.

Il Campidoglio divenne la rocca imprendibile della città: fu una cittadella tanto sicura che poté essere espugnata solo con l'inganno: vi riuscirono i Sabini con il tradimento di Tarpea che, per amore o per interesse, secondo le differenti versioni delle leggende, aprì loro le porte.

Verso la fine dell'età monarchica (VI sec. a.C.), quando Roma già aveva cominciato ad entrare in conflitto con i popoli circostanti, il Campidoglio, oltre che l'acropoli, divenne anche il santuario cittadino e punto di riferimento religioso per le genti latine. Così Tarquinio il Superbo intraprese la costruzione di un edificio sacro che fu dedicato a Giove, Giunone e Minerva, la triade capitolina. Da allora il colle fu il luogo più sacro della città, simbolo del potere dell’Urbe, esercitato per volontà degli dei ed il suo prestigio crebbe insieme con l’espansione del dominio romano. In seguito, attorno al santuario furono edificati altri templi, furono collocati altari e statue. Qui, con sacrifici, erano celebrati gli eventi solenni di Roma come l’intrapresa delle campagne militari, il conferimento dei poteri ai consoli ed i trionfi dei comandanti vittoriosi.

In epoca imperiale il Campidoglio visto dal Foro, mostrava sull'altura maggiore, il Capitolium, il grande tempio di Giove e sulla destra, nel punto più alto dell'Arx, dove ora si trova la chiesa dell'Ara Coeli, il tempio di Giunone Moneta. Più in basso, nel 78 a.C. al tempo di Silla, fu eretto il Tabularium, l'Archivio generale dello Stato: un poderoso edificio, innalzato su un gigantesco muro di sostegno, percorso in tutta la sua lunghezza da un porticato con grandi aperture sul Foro.

Nel Medioevo il colle diventò il Monte Caprino e l'area del Foro fu denominata Campo Vaccino: i toponimi popolari evocano con efficacia le sorti medievali di quest’area dell'Urbe. Infatti, ormai piuttosto lontano da un centro cadente e spopolato, che gravitava fra il Tevere e il quartiere di Borgo, cresciuto davanti alla Basilica di S. Pietro, il Campidoglio si era trasformato in pascolo per le greggi e nel Campo si teneva la fiera del bestiame.

Sull'Arce, l'antica rocca, dove si adergeva il tempio di Giunone Moneta fu edificata una chiesa cristiana, Santa Maria in Aracoeli. Degli altri antichi monumenti, rimanevano solo alcune possenti strutture del Tabularium, i cui blocchi furono riusati per costruire le fortezze delle potenti famiglie romane. Nonostante la decadenza, per i Romani il Campidoglio restava il Colle augusto, il simbolo della città. Così, nel 1143, quando il popolo guidato da Arnaldo da Brescia insorse contro il pontefice, il Campidoglio fu scelto come sede delle magistrature comunali, per i Senatori e per le riunioni dei cittadini. Sui robusti muri del Tabularium fu innalzato, forse nel secolo successivo, il Palazzo senatorio destinato a diventare un castello dalle torri quadrate, cui furono aggiunti un portico ed una gradinata. L’insieme architettonico, però, rimase senza ordine e simmetria, finché intervenne Michelangelo con un progetto risalente al 1536, imperniato sull’idea di una delimitazione dello spazio per mezzo di una piazza trapezoidale, tesa a sottolineare i valori prospettici. Al centro della piazza l’artista collocò la statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio, che papa Paolo III fece trasferire dal Laterano. Il preesistente Palazzo senatorio fu raccordato all’ambiente circostante tramite il doppio scalone d’ingresso, con la fontana centrale sormontata dalla statua della dea Roma. L’edificio funge da grandiosa quinta con la torre centrale e la fronte spartita da paraste. Le sue proporzioni sono inoltre valorizzate dalla posizione divaricata che, verso di esso, assumono gli altri due palazzi delimitanti la piazza ad est e ad ovest: il Palazzo dei Conservatori (dal 1563) ed il Palazzo nuovo o dei Musei capitolini (1644-55). Sul quarto lato culmina la grandiosa cordonata con le due sculture dei Dioscuri, opere di tarda età imperiale: essa è concepita come un ponte tra il poggio e la città ed esalta l’effetto scenografico dell’intero complesso. La piazza, con i due prospetti, l’uno verso San Pietro, l’altra sulle vestigia del Foro, assurge a simbolo, laico e religioso insieme: il Campidoglio come umbilicus mundi e come Sacro monte.

Questa, a grandi linee, la storia del Campidoglio. Tuttavia la vicenda non è finita giacché continua in un altro continente. Nel 1790 Thomas Jefferson e Alexander Hamilton decisero di stabilire la capitale degli Stati Uniti d’America a Washington e tre anni dopo cominciò la costruzione del grande Campidoglio (Capitol) sulla collina ad est del Potomac. Verso la fine del secolo XVIII gli apparati governativi, finanziari e legislativi vi si cominciarono a trasferire, ma nel 1814 i Britannici lo incendiarono sicché l'intero progetto del Washington Distretto di Columbia fu quasi accantonato. Con una decisione in extremis, il Campidoglio fu ricostruito tra il 1817 e il 1819. Le due ali della Camera e del Senato furono aggiunte nel 1857, la cupola metallica del peso di 4.000 tonnellate nel 1863, infine la facciata orientale fu edificata intorno al 1950, cosicché l'attuale complesso è grande più del doppio di quello originale. Il Campidoglio è l'epicentro e il simbolo della città: infatti i viali principali della capitale convergono tutti in un punto immaginario sotto la cupola. La Capitol Rotunda è decorata con un affresco dipinto dall'italiano Costantino Brumidi. L’affresco raffigura L'apoteosi di Washington, ossia l'ingresso in paradiso di George Washington, primo presidente della Confederazione, accolto da tredici angeli a simboleggiare i tredici stati fondatori. Gli atri sono adornati con dipinti murali che rappresentano gli eroi nazionali e le loro gesta: il più recente effigia gli astronauti morti a causa dell'incidente occorso alla navetta Challenger. Nello Statuary hall, atrio delle statue, sono collocate gigantesche sculture. In teoria avrebbero dovuto essere dedicate a due personaggi importanti per ciascuno stato della Confederazione, ma in realtà ne è stato scolpito un numero un po’ inferiore, perché il pavimento non avrebbe retto il peso del marmo necessario.

Ci si potrà chiedere quale sia il nesso tra il Campidoglio di Roma e quello di Washington: di là dal nome, che cosa li accomuna? Entrambi sorgono su un’altura, sulla riva sinistra di un fiume, rispettivamente il Tevere ed il Potomac; ambedue sono edifici e luoghi emblematici. Tuttavia il legame è molto più profondo ed occulto: mi riferisco alla relazione tra l’Urbe e quella che, dopo Mosca, Bisanzio-Costantinopoli e Roma, potrebbe essere definita la Quinta Roma. Come nell’antichità Roma fu il centro politico, economico e culturale dell’orbe terracqueo, così dal primo dopoguerra in poi gli Stati Uniti d’America sono assurti a cuore del mondo: la luce della fiaccola stretta nella destra della Statua della “Libertà” ha gettato i suoi bagliori corruschi e sinistri sul pianeta, svettando con il suo capo contornato da raggi-corni, all’imboccatura di Manhattan. Sono tutti simboli, che, dietro i significati convenzionali, nascondono valori oscuri, come quell’orrenda testa del colle Tarpeio, come il teschio della famigerata Skull and bones, la setta di origine tedesca fondata nel 1832 su iniziativa di William Huntington Russell e di Alphonso Taft e che, da allora, ha la sua sede a New Haven, nel Connecticut, in un edificio sulla High Street denominato "La tomba".

Un filo invisibile collega l’Urbe a Washington, città in cui la planimetria, insieme con molti edifici e monumenti, crea un disegno esoterico, con cifre massoniche, esagrammi, pentacoli capovolti…

Anche l’emblema dei papi, con la mitra al centro e le due chiavi, una d’oro, l’altra d’argento, se colto con uno sguardo penetrante e, per così dire, obliquo, svela, in filigrana, l’effigie di un teschio con le tibie disposte a decusse. D’altronde la Chiesa cattolica non è forse considerata, per alcuni versi, l’erede della Roma pagana? Il teschio si attaglia perfettamente alla Chiesa universale. Le capitali di domini universali furono edificate su luoghi dal significato magico (si tratta con ogni probabilità di magia nera): la Roma monarchica, repubblicana e dei Cesari sfidò i secoli per crollare miseramente sotto i colpi dei Germani, ma, dalle sue rovine fumanti, come l’araba fenice, sorse la splendida e corrotta Roma dei papi. Washington, la Quinta Roma, oggi tiene lo scettro del potere, mentre il pontefice della Chiesa ecumenica regge il pastorale, nel segno della diarchia del Nuovo ordine planetario.

Eppure anche questi due imperi contemporanei sono destinati a rovinare sotto il peso del loro immenso, iniquo potere.


Fonti:

M. De Pieri, Il numero, 2005

Enciclopedia dell'arte, Mlano, 2002

Enciclopedia dell'arte antica, Roma, 1997

Enciclopedia dell'arte medievale, ibid., 1997

D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001, cap. 17, La lingua segreta.

A. G. Sutton, America’s secret establishment An introduction to the Order of skull and bones, 2006. Si narra che Prescott Bush, nonno dell’attuale presidente degli Stati Uniti, George Walker Bush, trafugò il teschio del capo nativo americano Geronimo, profanandone la tomba. Il macabro trofeo denota il carattere tenebroso della loggia.

C. Westbrook jr, The talisman of the United States Signatures of the invisibile brotherhood

28 maggio, 2006

Apophis

Apophis è il serpente gigante della mitologia egizia che condensa in sé tutti i rettili nemici dell’armonia cosmica. Attestato dal Primo periodo intermedio (2195-2064 a.C.), Apophis figura nei Testi dei sarcofagi come nemico di Ra e del defunto con i quali combatte una battaglia senza fine, descritta dai libri funerari del Nuovo Regno (1543.1069 a.C.). Il serpente dimora nelle viscere della terra dove non filtra la luce del sole ed entra in azione in tutte le tappe del viaggio celeste del sole per ostacolarlo, dall’alba a l tramonto. Dèi come Seth. Iside e Neith danno manforte a Ra, nella sua strenua lotta contro il pernicioso serpente, che il dio dalla testa di falco, con le sembianze di gatto, annienta presso l’albero ished, pianta legata al culto solare, ad Eliopoli.

Che cosa adombra questo antico mito? Il serpente nella cultura egizia è “solo” un simbolo, l’emblema di un’energia distruttrice, di una luce oscura oppure è il ricordo di una razza ostile che, da tempo immemorabile, decide il destino dell’umanità, sopraffacendo tutti coloro che le si oppongono.

È noto che le piramidi di Gizah riproducono con la loro disposizione l’allineamento stellare della cintura di Orione, così come è stato scoperto che uno dei “canali di aerazione” della “piramide di Cheope” puntava verso l’astro Thuban, nella costellazione del Draco, l’altro verso Zeta Orionis, intorno al 10.500 a.C. Tali orientamenti hanno unicamente un significato astronomico? Circa 4700 anni fa Alpha Draconis era la stella che indicava il nord celeste, quando regnava la seconda dinastia thinita nella terra dei faraoni ed al tempo del re di Uruk, Gilgamesh. Se, invece, alludessero ai sistemi stellari da cui provennero degli… invasori cosmici?

Chi può rispondere a questi interrogativi? Quale significato e quali risonanze acquisirebbe una risposta, che si nasconde tra le volute delle galassie e nel labirinto dei miti?

Qual è la vera origine di culture come quella egizia, sumera, cinese…? Furono create dai superstiti di una civiltà atlantidea semidistrutta da un cataclisma o da una guerra? I testi, l’archeologia, l’archeoastronomia, l’antropologia, la paleontologia, la paleobotanica… ci offrono degli indizi che a volte sembrano convergere verso la risoluzione dell’enigma, talora conducono sull’orlo di abissi. Tuttavia la domanda fondamentale non è tanto quella sulla genesi: quelle antiche civiltà furono fondate dai discendenti di Atlantide, da genti dello spazio o, come vogliono gli storici e gli archeologi ufficiali, da gruppi umani del Neolitico? Il quesito cruciale è un altro: per quale motivo il disegno della storia, a circa cinque mila anni di distanza da quando fiorirono quelle civiltà medio-orientali, tende a formare le spire di un serpente che stritola le sue prede?

Credo che le classi dirigenti nell’antichità, nel Medioevo, nell’età moderna e contemporanea abbiano perseguito e perseguano il fine di rafforzare il loro infame potere attraverso il controllo della conoscenza e della coscienza: furono elaborate, anzi inventate, le religioprigioni e più tardi i sistemi empirico-razionalisti. Per quanto possa apparire strano, la “scienza” e la religioprigione non furono mai veramente avversarie, perché ambedue si fondano sulla scissione, sulla divisione, sulla frattura. La “scienza” era ed è destinata ad intelletti più svegli, mentre la religioprigione è ammannita al vulgus: entrambe, però, con il loro schematismo manicheo (vero/falso; res cogitans/res extensa; giusto/ingiusto; Inferno/Paradiso) sono idonee per disgiungere i due emisferi della mente. Divide et impera: dividi in primo luogo l’anima. “L’uomo non osi separare ciò che Dio ha unito”: gli stolti pensino pure all’indissolubilità del matrimonio; in realtà non avremmo dovuto scindere i due principi.

Ancora una volta per tentare di capire bisogna considerare i simboli, simili a stigmate profondamente incise, indelebili. La triade divina è un archetipo radicato presso le etnie che popolarono le regioni solcate dal Nilo, dal Tigri e dall’Eufrate. Il modello fu ripreso dal primo concilio di Costantinopoli, nel 381 d.C. che sancì il dogma della Trinità, in nuce già ideato nel sinodo di Nicea del 325 d.C. Mutatis mutandis, il solito trucco diventò “verità” di fede. La dea sparì sostituita dallo Spirito Santo che, però, in ebraico (Ruach) è femminile. La luce selenica fu quasi del tutto eclissata dall’abbacinante bagliore di dèi ed eroi solari, la sua energia si affievolì. Il chiarore della “ragione” e della “verità” accecò le menti. Lo stato e la chiesa stipularono la loro alleanza sotto il segno dell’in hoc signo vinces, in seguito con il cristianesimopagano che assurse a religione ufficiale dell’Impero romano, auspice Teodosio.

Qualcuno tentò di opporsi al grande inganno che come la “purga” di montaliana memoria, dura da sempre, senza un perché? Penso di sì: Urukagina, Amenophis IV, Giuliano, Celestino V, Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Giordano Bruno, Giacomo Leopardi, Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, John Lennon… Uno strano elenco, mai quanto la realtà che essi intravidero e di cui svelarono o ri-velarono qualche scorcio.

In che cosa consiste la liberazione dalle catene? Nella conoscenza, la stessa che i potentati economici, “scientifico-culturali”, le chiese occultano per continuare a raccontare le loro immonde menzogne, per esercitare il loro dominio in modo incontrastato con “buone novelle” che non sono buone e ancor meno nuove, essendo vetustissime, superstiziose credenze, via via aggiornate, secondo il contesto e le necessità.


Conoscenza di che cosa? Specialmente dei simboli segreti più rivelatori di mille prove scientifiche. Si pensi, ad esempio, alle cattedrali gotiche: s’innalzano nel cielo quelle magnifiche costruzioni simili ad enormi stalagmiti. Ci hanno sempre insegnato che lo slancio verticale delle chiese gotiche esprime l’anelito mistico verso Dio e la trascendenza, ma altri due sensi oltre a questo exoterico si nascondono tra gli archi, le vetrate policrome, i pilastri polistili: uno esoterico ed uno occulto. Il primo evoca la venerazione per la Vergine celeste, quale principio cosmico: le chiese gotiche di Francia e Germania sono disposte a formare il profilo della costellazione di Astrea. Non di meno le gargouilles, i draghi alati ed altre sculture raffiguranti animali terrifici sono soltanto decorazioni apotropaiche? A Denver, nell’Impero di USAtana, è stato costruito un aeroporto internazionale che pullula di simboli simili. È una coincidenza oppure è la medesima sinopia che contorna luoghi e messaggi occulti?

La fioritura improvvisa dell’arte gotica prima nell’Ile de France, quindi in altre regioni europee, si deve ai Templari: tra i loro iniziati agivano soltanto avidi banchieri e ministri di culti oscuri oppure qualcuno di loro custodì e trasmise a pochi eletti una veneranda tradizione che sia la Chiesa sia gli ordini massonici tentarono in ogni modo di cancellare?

Insomma nell’oscurità che impenetrabile, densa ci avvolge, la luce che, a volte, balugina è quella di una stella o è un fuoco fatuo?

Chemtrail Debunking Operation (seconda parte)

E' iniziata l'operazione debunking

Ok. Nessuno guarda il cielo. Nessuno lo stava a guardare negli anni passati, tantomeno nessuno alza gli occhi al cielo ora. Pochi di noi si sono resi conto che qualche cosa, sulle nostre teste, non quadra...

Per quanto mi riguarda, essendo un naturalista, appassionato di meteorologia, astronomia e... tutti gli altri argomenti nei quali i nostri cieli sono parte preponderante e centrale per la nostra esistenza, non mi ci è voluto molto per capire, il 7 maggio del 2005, che stava accadendo qualche cosa di a dir poco anomalo: anche la Liguria occidentale era diventata fulcro di esperimenti non ben identificati, sulla scia di quelli iniziati nella seconda metà degli anni novanta in Canada e negli Stati Uniti e poi proseguiti in Europa ed in Italia.

Per decine di anni, nel terso azzurro cielo di Sanremo, si potevano ammirare le classiche nuvole dalle forme caratteristiche. Spesso ci si soffermava ad osservarle, ammirando stupiti la fantasia della natura. Ecco... la natura. Esse erano nuvole "naturali". Erano il risultato delle normali condizioni atmosferiche. E cosa dire allorquando il tempo era soleggiato? Uno spettacolo! Colori vividi, che spaziavano dal blu terso, sino a degradare in un delicato azzurro. Albe e tramonti erano da mozzare il fiato.

Per inciso, visto che si parla di aerei e di scie chimiche, non ricordo di aver mai assistito a spettacoli da film di fantascienza come, invece, in questi mesi accade. Si notava il consueto, trascurabile passaggio di aerei di linea ad alta quota. Così alti che, a mala pena, se ne distingueva un'evanescente traccia da essi lasciata (la vera scia di condensazione). Dei puntini all'orizzonte.

Da una anno a questa parte, la situazione è radicalmente mutata. Velivoli come KC-135, KC-10, MD-80, 747, opportunamente modificati, di solito interamente dipinti di bianco, oppure completamente neri o grigio scuro, senza contrassegni, volano a bassa quota, percorrono corridoi a dir poco anomali, effettuano virate improvvise, si incrociano tra loro, volano in formazioni da tre a sette e... rilasciano scie lunghe chilometri che, col passare dei minuti, anzichè dissolversi, aumentano di dimensione come la panna montata ed in breve occultano il sole, tanto che esso può essere osservato direttamente senza venirne accecati.

Tutto questo è normale? Per taluni beoti personaggi sì. Per i debunkers... anche. Per i politici e per le istituzioni, il problema è frutto di fervida fantasia cospirazionista.

Ma ecco che, come di solito accade con tutto quello che si vuole fare nascostamente, il velo di protezione offerto dai media tutti e dalle autorità conniventi, rischia di venire squarciato da quanti, con i mezzi messi a disposizione da Internet, hanno iniziato campagne di divulgazione a tappeto, rischiando anche in prima persona, ma certi che era l'unico modo per scavalcare il muro di gomma eretto dalle autorità e dai mezzi di informazione(?).

Continuare a nascondere una siffatta capillare operazione di irroraggio chimico e biologico di vaste aree del globo, per mezzo di enormi velivoli, sta diventando sempre più difficile. Troppe persone cominciano ad essere coscienti di quanto sta accadendo. Altre, cominciano a porsi ed a porre delle scomode domande. I forum di discussione iniziano ad essere un pericoloso (per gli "illuminati") terreno di coltura per la conoscenza del fenomeno. Ecco quindi che urge inventarsi nuovi modi di offuscamento delle menti e nuovi metodi... "rieducativi", atti a disinformare o meglio... utili per assuefare il comune cittadino a quanto, magari distrattamente, osserva e far sì che tutto gli appaia normale e consueto.

E' quindi iniziata, da molti mesi, una capillare campagna diseducativa, che più propriamente chiamerei con il suo nome, ovvero: "Ricondizionamento subliminale".

Il progetto parte da molto in alto, è evidente, ma quello che disarma e preoccupa maggiormente, è il fatto che esso si appoggia sulla totale compiacenza di varie branche dell'informazione multimediale, cominciando dagli spots pubblicitari, passando per i cartoni animati, film e telefilm, per arrivare alle trasmissioni per le previsioni meteo ed i telegiornali.

Il metodo adottato è tanto semplice, quanto insidioso. Tutti noi sappiamo che, se ci si abitua a certe situazioni di vita, tutto diventa più sopportabile. E' così, sia per i rapporti sociali, sia per l'ambiente in cui si vive o si lavora. Nessuno fa infatti più caso, per esempio, al rumore causato dal traffico sulle strade, nemmeno la notte. Il cervello si abitua e fa sì che certi rumori vengano, per quanto possibile, ignorati, a livello cosciente. Diversamente... sarebbe la follia.

Sfruttando quelle che sono le conoscenze acquisite sul condizionamento subliminale, ormai non v'è spot televisivo, cartoon o film, dove non siano riprese ampie panoramiche di pochi secondi, che ritraggono le famigerate chemtrails.

Attenzione! Il vero messaggio subliminale implica immagini che durino centesimi di secondo, poichè non è l'occhio cosciente che deve vedere, ma il subcoscente che deve recepire, ma nel caso delle scie chimiche, ciò non è necessario. Lo scopo è assuefare le persone non attente o non consapevoli ai nuovi "panorami" e, in primis, alla presenza di scie anomale nei nostri cieli.

L'aspetto più inquietante di tutta questa vicenda, è rappresentato dal fatto che, se nei films o nelle pubblicità, vista la sempre più pervicace presenza di chemtrails, è in un certo qual modo comprensibile che esse appaiano per caso(?), non si può dire la medesima cosa nei cartoni animati, laddove, queste, necessariamente, devono essere appositamente disegnate o ridigitalizzate da riprese effettuate in pre-produzione. Ne è un esempio l'ultimo prodotto in fase di realizzazione, della Walt Disney, già tristemente famosa per aver inserito, spesso, fotogrammi subliminali inequivocabilmente a sfondo satanico o pornografico.

Più recentemente, in aggiunta al "messaggio multimediale" classico, si è assistito a commenti, ad opera del meterologo di turno, relativamente a non ben precisate "Velature e stratificazioni ad alta quota", che poi intendono giustificare quella patina biancastra che si forma sempre dopo il passaggio dei tankers chimici e che purtroppo fa parte del panorama, oramai, sei giorni su sette (ci si salva nei giorni di stop dei voli per ordinaria manutenzione o perchè dirottati su altre areee).

Se da un lato, per una persona adulta e cosciente di quanto accade, tutte queste azioni, possono solo essere motivo di sconcerto e collera, è indubbio che, per tutti coloro che ignorano completamente l'esistenza del problema "Scie Chimiche" e, soprattutto, per le nuove generazioni (che di per sé, non possono attingere ad esperienze passate), questa abile operazione di debunking è drammaticamente insidiosa, tanto quanto lo sono le chemtrails.

A questo punto, penso proprio che ci rimanga poco tempo per agire. Signore e signori... Il lavaggio del cervello è cominciato e questo... è solo l'inizio!

**Straker**

27 maggio, 2006

Chemtrail Debunking Operation (prima parte)



Un'aviocisterna vola a quota molto bassa e rilascia un nuovo tipo di aerosol, che si dissolve subito e solo in seguito si trasforma in una inconsistente patina biancastra. La nuova tecnica di dissimulazione richiede, però, passaggi a quote più ridotte del normale. Non fatevi ingannare! Sono sempre SCIE CHIMICHE!

**Straker**

L'italiano medio-basso (articolo di wyxyx)

Qualche giorno addietro, mi rilassavo sul sofà, davanti alla televisione, come spesso faccio. Il dito del telecomando si ferma su una partita di tennis al Foro italico, durante gli "Internazionali d'Italia". Una Italo-svizzera, Romina Oprandi, ed una Russa. Partita avvincente, la ragazzona italiana (chissà perché ha poi deciso di vivere in Svizzera), gioca un tennis di altri tempi, ricco di fantasia e non solo muscolare come quello di oggi. Alla fine grande vittoria!

Durante la consueta intervista di fine partita un giornalista, ovviamente a conoscenza delle simpatie calcistiche della giovane atleta, chiede: "Ma lei, dopo quello che sta succedendo, è ancora Juventina?" La ragazzona italo-svizzera strabuzza un po' gli occhi e, quasi scocciata e infastidita dalla profondità della domanda, risponde: "Ma ovviamente, perché non dovrei più esserlo?"

Lungi da me commentare quello che sta accadento nel mondo del calcio e i suoi risvolti per l'italiano medio (basso), ma come possiamo pretendere o solo minimamente sperare che il mondo dei media apra gli occhi su argomenti drammatici come le guerre per petrolio e potere, le scie chimiche, il missile cruise che colpisce il Pentagono durante l'11 settembre... quando un giornalista pone una domanda tanto idiota?

Grazie Romina, per la splendida partita e per la faccia disgustata alla domanda di tale beota della stampa.

26 maggio, 2006

Torquemada

Absit iniuria verbis

L'efficacia della dialettica e la verità non possono nulla contro i dogmi.

L’altra sera un fazioso Enrico Mentana, nel suo programma, Matrix, ha avuto come ospiti Marco Taradash e Giulietto Chiesa per affrontare il tema dell’autoattentato del 9 11. Giulietto Chiesa, interpellato per commentare la documentazione relativa al missile che distrusse un’ala del Pentagono ed altre incongruenze di quel tragico giorno, ha dimostrato di essere, nonostante alcune titubanze e debolezze, un vero giornalista che non si limita a riportare le veline e le mendaci versioni ufficiali, perché, avendo scoperto delle “incrinature” nella storia raccontata dai media di regime e dalla commissione d’”inchiesta”, ha deciso di approfondire e di verificare.

Un'altra persona che, come Chiesa, ma con stumenti molto più raffinati, ha studiato, insieme con validissimi collaboratori, retroscena, risvolti, implicazioni del 9 11, accumulando una mole notevole di materiale dal valore incontrovertibile (fotografie, analisi, filmati, studi di esperti, articoli…) è il geniale ed arguto Massimo Mazzucco, l’ideatore di
www.luogocomune.net, un sito che consiglio caldamente di visitare per scoprire quante ignominiose menzogne hanno ammannito all’opinione pubblica i soliti scellerati.

Taradash no. Taradash è stato solo capace di ingiuriare e di aggredire tutti coloro che non la pensano basandosi sulle sue distorte, aberranti idee: Taradash mi ricorda quei fanatici, ottusi “fedeli” che si aggrappano ai loro granitici pregiudizi con mostruosa, stolida pervicacia e che rifiutano di porli tra parentesi anche solo per un attimo. Taradash, con l’atteggiamento di un inquisitore formatosi sulla sua Bibbia, il Malleus maleficarum, ha saputo soltanto berciare, come un invasato, il suo putrido, maleodorante dogma: gli Stati Uniti d’America sono una democrazia (sic), una grande nazione democratica, ergo non è logicamente possibile che la commissione d’”inchiesta” sul 9 11 abbia insabbiato la verità.

L’evidenza, le prove, le testimonianze non valgono niente per Torquedash, poiché contraddicono la sua stupida equazione: AMERICA=LIBERTA’=DEMOCRAZIA. Colui, nella sua infinita dabbenaggine, non è neppure mai stato sfiorato dal dubbio che gli Stati Uniti potrebbero essere per lo meno un regime plutocratico, laddove sono una delle tante teste dell’Idra, il governo occulto mondiale. Pretendiamo forse un salto quantico, una metànoia, un modo di ragionare scevro da irrigidimenti e da preconcetti? Perché codesto scervellato non comprende che quella che può sembrare coerenza spesso è sinonimo di chiusura e di atrofia mentale?

Infine, però, che cosa ci si può attendere da Torquedash? La risposta è nel suo cognome: qualcuno evidentemente gli ha fatto il lavaggio del cervello.

24 maggio, 2006

Tautoteologi (quarta parte)

Absit iniuria verbis

Mauro Pesce è un insigne storico del Cristianesimo, docente universitario dell’Università di Bologna. Il volume da lui curato “Le parole dimenticate di Gesù”, sebbene sia stato concepito e scritto per un pubblico di specialisti, ha conseguito un inatteso risultato di vendite. Perché? Non solo poiché il professor Pesce dimostra una commendevole dottrina, ma anche in quanto, con argomenti persuasivi, è riuscito a delineare un’immagine del Messia finalmente più aderente ai testi, togliendo tutte quelle incrostazioni che generazioni di stolidi catechisti e di tautoteologi vi avevano depositato. Così le lettere paoline, i Vangeli canonici e quelli non riconosciuti, i frammenti papiracei, le citazioni nelle opere dei Padri della Chiesa (io direi delle chiese) ci restituiscono un’immagine di Gesù nuova, lontana dai soliti, frusti stereotipi. Quantunque la limpida introduzione del libro possa sembrare un’esposizione ‘ortodossa” ed asettica sulle fonti, in realtà, dietro i modi pacati dello stile, si nascondono affermazioni quasi rivoluzionarie, rivoluzionarie ovviamente per la gente comune e per gli arcigni tutori del dogma, non per me e per chi ha approfondito senza aspettare la manna dal cielo. Si mediti su certe asserzioni: “Nella prima metà del II secolo esisteva una tradizione orale che veniva considerata addirittura più importante di quella scritta; essa coesisteva con la produzione di diversi vangeli e opere su Gesù non ancora discriminati secondo criteri di presunta ortodossia; la collezione canonica è una base teologica veneranda ed irrinunciabile per le chiese di oggi, ma non è uno strumento preciso per conoscere la realtà storica dei primi due secoli del cristianesimo; esistevano molti cristianesimi…”


Dopo aver letto il ponderoso volume curato dal professor Pesce, credo che i cristiani praticanti ed osservanti dovranno porsi qualche domanda in più. Ad esempio, non sarà forse il caso che rivedano la loro morale, tenendo conto delle seguenti parole di Gesù? “Sono venuto per abolire i sacrifici e, se non cesserete dai sacrifici, non cesserà l’ira da voi”.

Il saggio di Pesce potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso, se la comunità degli storici e degli esegeti ne considerasse e comprendesse le implicazioni rivoluzionarie, se lo stesso ordinario fosse un po’ meno timido ed avesse il coraggio intellettuale per proseguire lungo questa strada che si allontana da quel cul de sac in cui sono finiti i tautoteologi. Non so se il professor Pesce intenda, però, affrontare il rischio di essere volgarmente ingiuriato dai vari lacchè della Chiesa. Altri sono stati esposti al pubblico ludibrio per colpe assai meno gravi. Certo, mi pare che le acquisizioni non proprio tempestive del professor Pesce risentano di una visione monoculare: i Messia probabilmente erano due e, se si continua a disquisire sul Cristo, si corre il rischio di aggirarsi in un labirinto senza il filo d’Arianna. Diversamente, non penso che si farà quadrare il cerchio, ma molte dense nebbie che impediscono di scorgere la meta, saranno dissipate. Si ponga pertanto tale assioma: i Messia erano due, uno con ruolo politico, l’altro spirituale e si proceda con serenità ed obiettività negli studi.

Tale premessa purtroppo è pervicacemente rigettata dai caparbi, ottusi fautori dell’establishment “culturale”, il cui atteggiamento di assoluta, pregiudiziale chiusura è simile ai negatori del problema relativo alle scie chimiche. Costoro ricorrono ad “inferenze” pretestuose e capziose per tentare di dimostrare che tutto è riconducibile ai normali voli di linea. Tali debunkers si arrampicano sugli specchi, per far credere che due più due dà cinque. Negando l’evidenza relativa a quote, rotte, frequenza dei voli, corridoi aerei, tipi di velivoli implicati nell’irrorazione, contestando la palmare differenza tra una nuvola naturale ed una nube artificiale, credono di abbindolare le persone, che pur non addentro l’aeronautica, la chimica e la fisica, non sono prive di buon senso e subodorano l’inganno a distanza di mille leghe, senza bisogno di ammissioni ufficiali che, in questi campi, assai difficilmente, potranno essere ottenute. Infine, quando non riescono più a confutare le prove degli avversari, li accusano di usare materiale contraffatto: le fotografie ed i filmati, che costituiscono la smoking gun, per costoro sono sempre e comunque il risultato di manipolazioni. (1)

Immagino già le obiezioni dei tautoteologi: i vangeli canonici sono ispirati da Dio, gli altri NO. Chi l’ha stabilito? La Chiesa voluta da Dio. Bella risposta. La Chiesa fu fondata da Cristo che è Uomo-Dio. Dio ovviamente ispirò gli autori dei quattro libretti. Questi sofisti sanno rispondere solo con petizioni di principio.

Non sembri peregrino il parallelo tra tautoteologi e negatori delle evidenze: vedremo qual è il nesso la prossima volta.



(1) Non si dimentichi che numerosi scienziati, tra cui medici, chimici, meteorologi… hanno appurato, di là da ogni ragionevole dubbio, che le scie chimiche, intese come arma non convenzionale, sono un fenomeno reale, così come storici, esegeti ed archeologi hanno confutato le storielle raccontate dai vari Introvigne, Messori, Socci, Lista, Cardini… Nonostante ciò, le parole dei parolai sono verità rivelate, gli studi degli altri, invece, fandonie. Ipsi dixerunt.

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