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25 maggio, 2016

Il problema della coscienza non è un problema



Si discute sempre più spesso, almeno nel contesto dell’informazione indipendente, di controllo mentale e della coscienza. In realtà, bisognerebbe definirlo controllo cerebrale: certe frequenze elettromagnetiche, le sostanze psicotrope, talune azioni psico-linguistiche incidono, infatti, talvolta in modo pesante, sui processi cognitivi ed emotivi di origine encefalica, sull'equilibrio psico-fisico dei soggetti più esposti e più vulnerabili.

Tuttavia – questa è una buona notizia – in nessun modo si può veramente influire sulla Coscienza, per la semplice ragione che essa, se esiste, non è di natura materiale. Mentre il cervello che, in fondo, va presumibilmente inteso come un trasduttore, traduce impulsi esterni in segnali biochimici, la Coscienza plasma il pensiero, genera le idee.

Certo, in pieno Positivismo, Hyppolite Taine ed altri scienziati potevano asserire che il cervello secerne il pensiero, come fosse un ormone, che virtù e vizio sono assimilabili allo zucchero ed al vetriolo, ma per fortuna, i settori più avanzati della ricerca attuale, potati i rami secchi dello scientismo, hanno compiuto una rivoluzione copernicana: si consideri, ad esempio, il Biocentrismo di Robert Lanza, il fisico secondo cui è la Coscienza a porre lo spazio-tempo ed a promanare da sé il mondo fenomenico, non vice versa.

E’ grosso modo una rivincita dell’orientamento filosofico che, con tutti i suoi limiti ed i suoi pregi, da Platone giunge sino a Berkeley, da Kant all’Idealismo tedesco ed italiano: è una rivincita non scevra di pericoli, primo fra tutti il rischio che si cada in un mentalismo apodittico, in una “calunnia della terra”, laddove molte questioni concettuali inerenti all’essenza della sfera intelligibile e di quella sensibile, ai loro reciproci rapporti, devono ancora essere risolte e delimitate in termini chiari.

Nondimeno possiamo stabilire che, in quanto la Coscienza è immateriale, avulsa dalle coordinate cronotopiche, eterna, essa non può essere in alcuna maniera né aggredita né manipolata. Correttamente dunque denunceremo e cercheremo di contrastare gli stratagemmi tecnologici, chimici, biologici e retorici atti a gestire ed a dominare le dinamiche psichiche e cerebrali, ma chi ha Coscienza alla fine non deve temere veramente alcunché.

Che cos’è la Coscienza? Definirla è impossibile, semmai potremo tentare di delinearne il profilo, elencando ciò che non è: non è ilica, non è caduca, non è imprigionata nelle leggi fisiche.

Quale relazione si instaura tra Coscienza ed inconscio? Quali sono le caratteristiche dell’inconscio? Altre domande cruciali, cui è quasi impossibile rispondere. Per ora, basti aver compreso che “la torre che non crolla” probabilmente non è una chimera.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 ottobre, 2014

Gravità


Siamo nel 2014, ma la tecnologia per lo più è usata per il controllo e per allestire un inferno scintillante. Viviamo in un mondo che, da un punto di vista tecnico, è ancora in parecchi settori arcaico. Così, nonostante le mirabilia del progresso, molti lavoratori devono fronteggiare la forza di gravità: sollevare pesi, trainare carichi, spostare oggetti ponderosi. Le macchine hanno alleggerito e facilitato molti lavori manuali, ma è sufficiente osservare le operazioni che compiono i netturbini, i muratori, gli scaricatori, i facchini, i braccianti etc. per capire quanto la lotta contro la gravità sia dura e faticosa. Gli incidenti sul lavoro, a volte mortali, sono lì a dimostrare quale sia il tributo di sangue versato ad un sistema basato sul peso dello sfruttamento.

Che cos'è la gravità? Considerata una delle quattro interazioni fondamentali, essa è la più misteriosa, poiché - così risulta - a differenza delle altre, non è mediata da particelle. Pur ancorandoci alle masse, la gravità è di per sé debole a tal punto che taluni fisici pensano una grossa "quota" di questa forza sia annidata in un'altra dimensione. Non manca chi ne nega l'esistenza.

Si è che la gravità è una caratteristica della materia-energia e, come tutte le altre peculiarità del mondo ilico, è sfuggente. La materia è paradossale: è peso senza sostanza, esistenza senza essenza. La dimensione concreta ci elargisce i prodigi dei cinque sensi, ma ottunde lo spirito. Ci offre le sensazioni e le esperienze più disparate, ma ci condanna al declino, alla decomposizione, alla morte.

E' ineffabile piacere ed indicibile tortura, a seconda dei casi, dei destini, delle vite. Chi decise e perché di tuffarsi nella materia? La Coscienza non era sufficiente a sé stessa? Qual è la vera radice della divisione originaria? Nessuna risposta per chi è sotto il dominio della greve gravità.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

06 maggio, 2014

Fantasmi


“La mia testa è piena di fantasmi”. Così rispose il fisico Ettore Majorana ad Enrico Fermi che vide lo scienziato siciliano intento a bruciare un quaderno di appunti. Il poliedrico Majorana era, come tutti gli spiriti magni, simile ad un parafulmine che attrae le idee più folgoranti. Chi, come lui, è in grado di vedere oltre, è accecato dalla luce del silenzio, attraversato dai raggi lancinanti della verità.

Viene in mente una sentenza del maestro gnostico Basilide: “L’uomo è un accampamento di demoni”. Che cos’è, infatti, l’uomo se non un catalizzatore di energie, un crocevia di mondi, di pensieri, di spettri? Da lì si dipartono i sentieri che conducono alla conoscenza ed all’infinito, ma la conoscenza è trafittura e l’infinito, contenuto nell’angusto tabernacolo dell’io, esplode in mille frantumi.

Una mente sublime come quella di Majorana e degli altri geni sublima il non-senso, si innalza oltre le vette delle intuizioni, esplora i templi siderei e le costellazioni delle particelle, ode la musica che non fu mai udita e pronuncia a fior di labbra la parola che partorì l’universo.

Uno spirito eccelso aborre dalla tranquilizzante normalità borghese: tuttavia se il piatto materialismo lo disgusta, non trova requie neppure traversando le sconfinate lande dell’anima. Qualcosa gli manca, sempre. Nulla sembra estinguere la sua sete di illimitato: anche l’immenso per lui è poco.

Il suo destino è la solitudine. Le sue risposte sbriciolano le domande: egli sa che non esistono né le une né le altre. Egli sa che il male non ha alcuna giustificazione.

E’ calzante la descrizione di Baudelaire: l’albatro, che si muove goffo sulla tolda tra gli scherni dei marinai, poco tempo prima volava maestoso nel cielo.

Da lassù la sua vista spazia. E’ una vista ancestrale: si spinge nell’abisso del principio là dove un nulla annoiato si protende nell’ignoto e nel futuro. Reduce dall’avventura ai margini dell’ineffabile, il genio proclama al gregge umano il vero, ma nessuno può capirlo e la sua voce subito si scioglie come neve al sole.

La sua dissonanza con il mondo è segno di inarrivabile grandezza. I fantasmi che si agitano in lui sono gli interlocutori di un dialogo incessante, mentre gli uomini sono larve evanescenti.

Un giorno Majorana si confidò con Edoardo Amaldi: “La Fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata”. Forse è l’unica strada, quella su cui sdruccioliamo, tracciata sin dalla fondazione del mondo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

30 aprile, 2014

Tesla e Reich: contatti con gli extraterrestri? (prima parte)


Nikola Tesla e Wilhelm Reich sono due figure piuttosto simili pur nelle inevitabili differenze:

• entrambi appartengono, per così dire, ad una scienza border line;
• ambedue furono ricercatori geniali ed eterodossi;
• sia l’uno sia l’altro furono spesso incompresi e, soprattutto Reich, perseguitati dal sistema;
• Tesla e Reich si imbatterono nella questione extraterrestre;
• di entrambi, infine, alcuni studi furono requisiti dall’F.B.I.

In questa breve indagine, vorremmo soffermarci sul nesso tra questi due “giganti” e presunte civiltà extraterrestri.

Nikola Tesla, uomo di genio, inventore autodidatta nacque a Smiljan (nell’attuale Croazia) il 10 luglio 1856. Suo padre era un pope della Chiesa ortodossa serba; sua madre era una donna di genio, di grande inventiva e dalla memoria prodigiosa. Le origini sono umili. A diciassette anni, Nikola cominciò a vedere nella mente delle immagini d'apparecchiature, come se fossero state proiettate davanti a lui su uno schermo. Principiò a mettere a punto questi dispositivi senza disegni, schemi e calcoli ma per semplice memoria visiva, riuscendo sempre a farli funzionare. Tesla aveva il potere di memorizzare all'istante tutto quello che vedeva, anche una pagina intera di qualunque libro, senza leggerla, solo con un colpo d'occhio. Era una portentosa facoltà ereditata dalla madre.Trasferitosi negli Stati Uniti, inventò un ripetitore telefonico ed un metodo per produrre correnti alternate ad alta tensione e ad alta frequenza. La corrente alternata, appunto che tutti noi oggi usiamo, si deve a lui.

Il geniale inventore, già ai primi del XX secolo, aveva dichiarato di aver progettato un’autovettura in grado di alimentarsi grazie alla corrente presente naturalmente nell'etere. Era una fonte di energia infinita, sicura e pulita.

L'acquisizione più importante dell'inventore slavo riguarda l'energia libera, che è presente in tutto l'universo e con cui creò apparecchi avveniristici, per ogni genere di necessità: sono apparati che funzionano senza fonte artificiale e che dunque non necessitano di energia prodotta da centrali e distribuita da tralicci e cavi con conseguente inquinamento elettromagnetico. Egli poteva manipolare l'etere a suo piacimento: l’etere sembrava svelargli i suoi misteri e si lasciava adoperare in tutti i modi, senza mai danneggiarlo.

Nel 1943, anno in cui Tesla morì, tutti i documenti dello scienziato sul raggio della morte ed altri schemi e progetti furono misteriosamente trafugati. Parte di quei documenti è stata citata in un documento segreto del governo statunitense su un’arma ad elettroni (documento declassificato nel 1980). Il principio è quello di sparare contro il bersaglio un "proiettile" di energia, composto da materia elettricamente carica composta da elettroni, neutroni e protoni. Il tutto avviene attraverso un processo di ionizzazione dell’aria. L’applicazione letale di questa tecnologia è stata chiamata Pulsed Impulsive Kill Laser (P.I.K.L.). Una bella eredità, non c'è che dire... proprio come le armi sismiche, di cui Tesla è, suo malgrado, l’ideatore.

L'invenzione più bizzarra fu il teslascopio, una ricetrasmittente progettata con lo scopo di comunicare con forme di vita extraterrestre.

Lo strumento divenne popolare in seguito ad un'intervista rilasciata dallo scienziato e pubblicata dal “Time” il 20 luglio 1931 all’interno di una sezione dedicata a commemorare i settantacinque anni dell’inventore.

Ho concepito un dispositivo che permetterà all'uomo di trasmettere energia in grandi quantità, migliaia di cavalli, da un pianeta ad un altro, senza alcuna problema di distanza. Penso che nulla sia più importante della comunicazione interplanetaria che di certo un giorno avverrà e la certezza ci siano altre forme di vita nell'universo che lavorano, che soffrono, che si struggono, come noi, produrrà un effetto magico sull'umanità, creando una fratellanza universale che durerà finché l'uomo avrà vita”.

Mentre compiva ricerche sull'elettricità atmosferica, Nikola Tesla si imbatté in alcuni segnali periodici che ritenne appartenessero a qualche sorgente non-terrestre. Alcune ricerche hanno Tesla aveva forse ricevuto un segnale radio astronomico simile a quelli generati dalla magnetosfera di Giove?

Nel 1896 Tesla dichiarò in un'intervista:

La possibilità di riuscire ad interagire con i Marziani è l'estrema applicazione del mio principio di propagazione delle onde elettriche, principio che potrebbe essere ben applicato per la trasmissione di notizie in ogni luogo del pianeta...Ogni città del globo si troverebbe come su un immenso circuito. In questo modo una notizia inviata da New York giungerebbe nel Regno Unito, in Africa, in Australia in un istante. Che grande cosa sarebbe!

L'annuncio di Tesla circa i segnali elettromagnetici extraterrestri del 1899 ed i successivi non furono visti di buon occhio dalla comunità scientifica del tempo.

Non potrò mai dimenticare la sensazione che ebbi quando capii di esser stato spettatore di qualcosa che avrebbe probabilmente avuto incalcolabili conseguenze sull'umanità. Mi sentii come se avessi appena assistito alla nascita di una nuova conoscenza o alla rivelazione di una grande verità. Persino ora, ad esempio, posso vividamente richiamare l'avvenuto. La prima osservazione che feci chiaramente mi atterrì, essendo presente in essa qualcosa di misterioso, non definibile sovrannaturale […] I cambiamenti che notai avevano luogo periodicamente e con una chiara sequenza di numeri e serie che, però, non avevo mai sentito fino ad allora. Certo, era familiare a simili interferenze elettriche generate dal Sole, dalle aurore boreali o dalla corrente terrestre ed ero perfettamente sicuro che queste variazioni di segnale non erano dovute a nessuno di queste cause. La natura dei miei esperimenti precludeva la possibilità che si avessero cambiamenti provocati da interferenze atmosferiche. In seguito passò poco tempo finché non giunse il pensiero, fulmineo, che le interferenze da me osservate potessero essere causate da un controllo intelligente. Tuttavia non riuscii a decifrare il loro codice. Il sentimento che sta via via crescendo dentro di me è che io sia stato il primo ad aver assistito al saluto di un pianeta ad un altro. Vi era un obiettivo dietro questi segnali elettrici e fu con questa convinzione che annunciai alla Red Cross Society, quando mi venne chiesto di indicare una delle più grandi conquiste dei futuri cento anni, che sarebbe stata pobabilmente la conferma e l'interpretazione di quanto questi pianeti vogliano dirci. Da quando sono tornato a New York, alcuni urgenti lavori hanno consumato la mia attenzione, ma non ho mai smesso di pensare a quegli esperimenti ed osservazioni che compii in Colorado. Cerco in ogni modo di perfezionare i miei apparecchi di laboratorio e, non appena saranno pronti, riprenderò le mie ricerche dal punto in cui le ho dovuto lasciare”.

Nel 1902, mentre era intento a visitare gli Stati Uniti, Lord Kelvin disse di concordare con Tesla sul fatto che Marte stesse inviando segnali agli Stati Uniti.

Nel 1909 Tesla affermò:

Non abbiamo alcuna prova che Marte sia abitato [...] Personalmente ho la mia debole convinzione che le interferenze elettriche che ho scoperto nel 1899 e che concordano con le mie analisi, siano state provocate dal Sole, dalla Luna o da Venere. Alcuni studi da me eseguiti in seguito dimostrarono che dovevano essersi necessariamente propagati da Marte”.

Mentre nel 1909 il prof. Pickering annunciava la sua idea di creare una serie di specchi in Texas, con l'obiettivo di segnalare presenze di Marziani, Tesla introdusse la sua idea di comunicare con altri pianeti.

L'idea stessa naturalmente presuppone che questi specchi dovranno essere creati in modo da riflettere il sole in raggi paralleli. Al momento questo è quanto l'uomo può ottenere, ma nessuno può porre limiti al futuro ed alle nuove conquiste dell'uomo.[…] Questa combinazione di strumenti si ritrova nel mio trasmettitore senza fili. È evidente, dunque, che nei miei esperimenti del 1899 e 1900, io già creai interferenze sul segnale di Marte, interferenze incomparabilmente più potenti di quanto si potesse ottenere da un qualunque riflettore luminoso, di qualunque larghezza”.

Nel 1921 Tesla scrisse a propsito della sua esperienza, in merito alla quale credeva che i segnali provenissero da Marte, escludendo la previsione del 1901 secondo la quale i segnali che ricevette si sarebbero potuti originare da Venere, anziché dal pianeta rosso.

Alcuni potrebbero schernire questa affermazione sulla comunicazione con i nostri divini vicini, come per Marte o potrebbero pensarla come una burla, ma sono stato profondamente convinto da quel segnale da quando compii la prima osservazione a Colorado Springs. A quel tempo non esisteva alcun altro sistema wireless al di fuori del mio che potesse provocare un'interferenza tale da poter essere percepita oltre poche miglia. Per di più le condizioni in cui realizzai l'esperimento erano ideali ed ero ben ispirato nel mio lavoro. Il carattere delle interferenze che registrai precludeva ogni possibilità sulla loro natura terrestre ed eliminai, inoltre, gli influssi che Sole, Luna o Venere avrebbero potuto originare. Come allora annunciai, il segnale consisteva in una regolare ripetizione di numeri e successivi studi mi hanno convinto che dovevano essersi propagati da Marte, il pianeta che proprio in quel momento passava vicino alla Terra”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

25 settembre, 2013

La legge dell'attrazione (quinta parte)


Leggi qui la quarta parte.

La teologia, la filosofia e la scienza hanno cercato e cercano di dirimere la controversia in merito al libero arbitrio. Alcune correnti teologiche lo ammettono, cercando (invano) di conciliarlo con la prescienza ed onnipotenza di Dio; altre con maggiore coerenza lo negano. Nell’ambito delle dottrine filosofiche le posizioni sono molto eterogenee e con innumerevoli sfumature. La scienza smentisce in toto la libera volizione umana: il determinismo perché essa collide con le ferree leggi della natura; l’indeterminismo in quanto il carattere casuale e probabilistico del microcosmo esclude l’intenzionalità.

Se dunque ci rivolgiamo alla teologia o alla scienza, dobbiamo rinunciare all’idea di libertà. Restano le variegate, ma a volte deboli, opzioni filosofiche. Sono proprio i filosofi i più strenui assertori della volizione libera. Si pensi, fra i contemporanei a Fernando Savater che, nel libro “Le domande della vita” dedica un capitolo alla “Libertà in azione”. Le sue riflessioni sono emblematiche. Leggiamo: "Gli specialisti delle relazioni tra sistema nervoso e sistema muscolare possono spiegare come accade che io muova un braccio, quando lo decido". In questo asserto notiamo un grossolano errore: gli specialisti possono descrivere secondo quali processi un segnale bioelettrico del cervello si trasmette ai muscoli del braccio, ma non spiegare davvero come ciò avvenga. Le scienze sperimentali possono illustrare i modi in cui funzionano i corpi organici e gli oggetti inorganici, non motivare, chiarire, risalire alla vera origine.

Altrove Savater scrive: “L’azione è libera, perché la sua causa è un soggetto capace di volere, di scegliere e di mettere in pratica progetti, vale a dire di realizzare intenzioni. La causa di un’azione sono io in quanto soggetto”. Ora, il pensatore spagnolo, come è ovvio, non riesce a dimostrare, se non con le tautologie, che l’essere umano è libero, ma è incline a pensare che lo sia, poiché “l’uomo sembra essere l’unico animale in grado di essere scontento di sé stesso. Il pentimento è una delle possibilità sempre aperte all’autocoscienza del libero agente”. In altre parole, la libertà è solidale con l’etica: l’una non sussiste senza l’altra, come sostiene Kant. Il filosofo tedesco, in modo onesto, ritiene che il libero volere possa essere solo postulato, essendo in sé indimostrabile.

Dall’esempio riportato si arguisce che il problema della libertà in sé interessa poco o punto, mentre sta a cuore costruire la morale su cui puntellare la responsabilità.

Molti altri aspetti meriterebbero di essere sviscerati in merito allo spinoso tema. Tuttavia per ora li accantoniamo, perché vorremmo tornare al contenuto centrale, la “legge” dell’attrazione. Il potere di attrarre significa che il pensiero agisce sulla materia e sugli eventi. Qui dobbiamo subito sgombrare il campo da un equivoco: non bisogna riferirsi alle onde cerebrali. Esse esistono ed influiscono sull’esterno, ma sono molto deboli.

Il pensiero (res cogitans), a differenza delle onde emesse dall’encefalo, non è materiale. E’ possibile che la mente (A) abbia un influsso sulla res extensa (B), ma ciò avviene quando si crea un ponte tra A e B che sono enti ontologicamente diversi. Questo ponte non può essere gettato dal soggetto agente (A), ma dalla Supermente (Dio, Coscienza), cioè se e solo se A riesce ad entrare in contatto con la Sorgente, può incidere su B, vista la discontinuità, la frattura tra pensiero e materia. Soltanto la potenza di X permette di superare lo iato. Questo potrebbe spiegare perché i fenomeni cosiddetti paranormali sono infrequenti, sempre che alcuni (ad esempio, il Poltergeist) non siano dovuti ad energie che non ci sono ancora note e non al pensiero.

Addentriamoci maggiormente. La legge dell’attrazione implica che calamitiamo gli eventi positivi, se siamo positivi; quelli negativi, se siamo negativi. Prescindiamo pure da tutti quei casi che dimostrano il contrario: sventure che si abbattono all’improvviso su persone ottimiste, giovali e viceversa. Valutiamo il fatto che il pensiero, a mo’ di magnete, dovrebbe attirare i fatti che sono contesti in movimento. Come può il pensiero (A) attrarre a sé delle situazioni che includono eventi ed oggetti (B), stante la discrepanza ontologica sopra indicata?

E’ vero che a volte si ottiene ciò che con ardore si desidera: ci si convince così di poter determinare il corso degli eventi. Di tale correlazione si hanno indizi solo soggettivi, accidentali, non probanti. Quasi sempre i guru di codesta legge insegnano ad attrarre denaro, successo e salute: i primi due sono obiettivi materialistici ed egoistici. La legge dell’attrazione, che è presentata come una risorsa spirituale, si inquadra così in una cornice molto meschina.

Ad ogni modo, la vera felicità non coincide del tutto con i beni concreti. La legge dell’attrazione sembra fallire miseramente proprio nel mondo degli affetti e delle gratificazioni interiori che sovente dipendono da una svolta nella vita. E’ un cambiamento di direzione che non si manifesta mai, nonostante tutta l’intenzione che possiamo concentrare su di essa.

Il pensiero è simile ad una mosca che vede di là dal vetro l’aria e la libertà, ma che non può in nessun modo uscire, continuando a sbattere sulla superficie trasparente. L’abbiamo definita frattura, discontinuità, ma la si può pure chiamare intercapedine, parete. Lo Spirito (A) pare prigioniero nella sua torre d’avorio, incapace di uscirne e di inoltrarsi nel mondo (B). La coesistenza della Coscienza e del mondo sensibile (dualismo) ci condannano all’accettazione del fato? L’unica libertà, come sostenevano gli Stoici e Spinoza, è accogliere con virile coraggio il proprio destino?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 dicembre, 2012

Minatori

“Come andrà a finire?”. E’ la domanda che si pone John Polkinghorne, già docente di Fisica matematica ed ora teologo anglicano, nel libretto “Quark, caos e cristianesimo. Domande a scienza e fede”. Il quesito “Come andrà a finire?”, che può apparire accademico, ozioso, riguarda il destino ultimo dell’universo.

Scrive l’autore: “La storia dell’universo è il racconto di un gigantesco tiro alla fune. Da un lato c’è l’effetto del Big Bang che spinge alla separazione la materia dell’universo. Dall’altra parte c’è l’inesorabile forza di attrazione che cerca di ricongiungere le cose. Se prevale l’espansione, le galassie continueranno ad allontanarsi le une dalle altre per sempre. […] Si formeranno grandi buchi neri che decadranno infine in una radiazione di bassa frequenza. Non è una prospettiva molto allegra. Andranno meglio le cose, se vincerà la gravità? Temo di no. In questo caso, un giorno l’attuale espansione si arresterà e sarà rovesciata nel suo contrario. Quel che ebbe inizio con il Big Bang finirà nel Big Crunch, poiché tutta la materia precipiterà indietro in un crogiolo cosmico. […] In entrambi i casi, tutto è inutilità e vanità”.

Il duplice scenario delineato da Polkinghorne, nonostante appartenga ad un futuro lontanissimo, ci tocca da vicino, poiché il fato dell’universo dilata la sorte individuale. Si annida un senso dietro la spudorata incoerenza dei fenomeni? Che cosa ci attende? Il nulla o qualcosa di noi sopravvivvrà oltre la fine del percorso tereno e persino di tutte le cose? Lo scrittore solleva le questioni giuste, anche se le risposte che prova ad offrire sono talora di sconcertante banalità, con la solita spiegazione tappabuchi del libero arbitrio.

Tuttavia in modo opportuno il teologo evidenzia che non siamo in grado di comprendere come la sfera quantistica e la realtà di ogni giorno siano collegate tra loro: una profonda faglia spacca le due zolle tettoniche. Si intuisce che un senso nascosto trascende la concezione puramente meccanicista (e desolante) di un universo-orologio che un giorno remoto si incepperà per la ruggine che mangia gli ingranaggi. La coscienza non si riduce al cervello, la vita non è solo una chimica complessa. Anche l’assurdità si radica in un senso e l’abisso ha un fondo luminoso. Illusioni o indizi di un mondo vivo, pulsante, compenetrato da un soffio spirituale?

Si apre dunque una fessura oltre la quale si intravede il barlume della speranza: che sotto la crosta granitica e spessa del male, sia incastrata una ragione. Scaviamo proprio per tentare di portarla alla luce. Siamo minatori che cercano la vena d’oro ed è per questo che dobbiamo percorrere cunicoli freddi, umidi e bui.

Polkinghorne sdrucciola, quando si cimenta nella palestra dell’esegesi biblica per trovare un avallo alle sue ipotesi. Le traduzioni errate e la scarsa (o inesistente?) conoscenza del contesto storico in cui germinarono i Vangeli lo portano a conclusioni grossolane. Pure l’ingenuo realismo ed il convincimento che la natura è intelligibile sono limiti, a parere di chi scrive, di una Weltanschauung in fondo ancora non del tutto svecchiata, per cui la scienza e la fede diventano approdi rassicuranti, invece che porti donde salpare per navigazioni perigliose.

Del breve saggio, vorremmo salvare soprattutto i titoli dei capitoli, simili a quei segni sugli alberi che nei boschi indicano il sentiero da percorrere: “Realtà o opinione?” “C’è qualcuno lì?” “Chi siamo noi?” “Che cosa sta accadendo?”... Siano stimoli per indagini personali, molto più aleatorie ed avventurose rispetto alle prudenti congetture ventilate dal Nostro.

Sono enigmi più che interrogativi, poiché invero tutto è un enigma. La realtà stessa è un enigma: essa è e resta inintelligibile. E' una Sfinge che risponde con una domanda a chi le pone una domanda.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

16 dicembre, 2011

La fisica di Dio

La fisica di Dio”, saggio di Sabato Scala e Fiammetta Bianchi, svela, con straordinaria eleganza, chiarezza e semplicità, il funzionamento intimo del campo energetico intelligente attraverso un rivoluzionario modello interpretativo, superando la complessità della fisica dei quanti e spiegandone in modo elementare, quanto emozionante, i paradossi.

La conferma scientifica dell’esistenza di un ponte energetico tra l’Uomo e la Fonte originaria del progetto creativo permette l’accesso a nuovi livelli di consapevolezza offrendo, a quanti sono pronti ad accettare tale enorme e completa responsabilità, l’opportunità di influenzare e cambiare in modo tangibile la materia e la realtà in tutte le sue forme.

Partendo dalla Teoria di unificazione di un geniale fisico tedesco, Burkhard Heim, i due autori hanno ampliato, arricchito e formulato la più innovativa delle Teorie del tutto dell’odierno panorama scientifico internazionale, offrendo al grande pubblico la chiave per accedere ai segreti dell’Universo, dell’Uomo e della Vita.

"La fisica di Dio" segna la svolta definitiva nel fare scienza, ponendo al centro del motore cosmico la straordinaria corrispondenza tra i modelli di funzionamento della mente umana e quelli del Vuoto quantico, realizzando il sogno più ambizioso dell’umanità: entrare nella Mente di Dio. Vengono individuati e descritti, per la prima volta, i meccanismi elementari intelligenti che consentono la comunicazione del singolo individuo e dell’intera comunità umana con la Fonte originaria del progetto creativo.

Le antiche conoscenze cabalistiche, ermetiche, gnostiche e alchemiche, trovano oggi un'incredibile riconferma.

Il libro è pubblicato da
Unoeditori

N.B. I contenuti del saggio in oggetto non rispecchiano necessariamente le opinioni del curatore del presente blog.


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

17 aprile, 2011

Cubo

L’arca che Ziusudra, re di Shuruppak, (il Noè biblico) costruì, su consiglio del dio Enki, aveva la forma di un cubo, con ciascun lato di 120 cubiti. [1] Anche l’imbarcazione fabbricata da Noè, per volontà di Dio, era un parallelepipedo: 150 cubiti di lunghezza per 30 di altezza e 50 di larghezza. Invano gli archeologi continueranno a cercare il relitto dell’arca biblica sul Monte Ararat: essa non navigò per arenarsi sulle pendici della maestosa vetta armena.

L’arca di Ziusudra era dunque un gigantesco dado che è l’espressione simbolica tridimensionale del quadrato, adombrando tutto ciò che è saldo e durevole. Tra i corpi regolari, Platone assegna al dado l’elemento terra. Nell’alchimia è in relazione alll’elemento “sal” come principio del concreto. La Gerusalemme celeste, città ideale dell’Apocalissi attribuita a Giovanni (21-16,17) è cubica: “la lunghezza, la larghezza e l’altezza della città sono eguali”. I suoi lati sono di 12.000 stadi (2200 km), un corpo perfetto sulla base del numero 12. E’ un cubo pure la Kaaba, nel santuario della Mecca: ivi è custodita la pietra divenuta nera per i peccati degli uomini.

Il quadrato è l’emblema geometrico che esprime l’orientamento dell’uomo nello spazio e nella vita, in base ad una divisione del mondo in parti governate da custodi soprannaturali. E’ immagine del cosmo a misura d’uomo, al cui centro viene pensato l’arciere celeste (axis mundi). Questa figura è in connessione con il numero quattro che indica i quattro fiumi del Paradiso, le quattro direzioni del cielo, i quattro temperamenti etc. Se si scrive tale cifra usando il sistema romano, si ottiene IIII: le quattro linee disegnano, una volta dislocate, un quadrangolo che ricorda una porta con gli stipiti, la soglia e l’architrave. Il quadrato con la triplice cinta è archetipo suggestivo.

René Guénon ci ricorda che il Quaternario rappresenta l’espansione totale dell’Unità originaria. L’espansione, simboleggiata dalla croce i cui quattro bracci sono formati da due rette perpendicolari, è il numero del Verbo manifestato e dell’Adam Kadmon.

Da non trascurare le misure dell’arca sumera e le dimensioni della Gerusalemme celeste, entrambe basate sul numero 12, probabilmente di significato astronomico-precessionale, oltre che sacro. E’ possibile che l’arca di Ziusudra e la sfavillante città ultraterrena siano i punti estremi dello stesso segmento.

Secondo David Wilcock, il cubo di Ziusudra potrebbe essere uno stargate, grazie al quale il re sumero riuscì a mettere in salvo sé stesso, i congiunti e gli animali, seguendo le istruzioni del dio Enki (Ea). Wilcock nota che l’ipercubo (o n-cubo), forma geometrica regolare inclusa in uno spazio di quattro dimensioni, secondo gli studi pionieristici di alcuni scienziati, si lega alla fisica iperdimensionale, dunque alla possibilità di varcare il confine del nostro universo per accedere ad un altro piano.

Le speculazioni riportate da Wilcock si potrebbero accostare al significato del numero 11 ripetuto. Il numero 11 possiede per lo più valenze oscure, ma, raddoppiato, a formare altresì un quadrilatero virtuale (una porta?), stando ad alcuni orientamenti interpretativi, indica il passaggio, la transizione.

I passaggi sono luoghi fisici, “ombelichi” cultuali (sorgenti, monoliti, grotte, fenditure…), quindi anticamere di spazi ulteriori, metafisici. Fortunato chi – è una chimera? – quando questa linea temporale si sarà spezzata, riuscirà a deviare sullo scambio per l’altro binario.

[1] La storia di Ziusudra, scritta in sumero, è riportata nei frammenti di una tavoletta fittile reperita ad Eridu. Nei testi accadici Ziusudra diventa Utnapishtim, il cui nome dovrebbe valere “ho trovato la vita ” o “ho visto la luce”.

Fonti:

Dizionario universale dei miti e delle leggende, a cura di A. Mercatante, s.v. Noè ed Utnapishtim
Enciclopedia dei simboli, a cura di Hans Biedermann, Milano, s.v. dado, numeri, quadrato
Enigmi alieni, Messaggeri dallo spazio, documentario di History channel, 2011
R. Guénon, Il demiurgo ed altri saggi, Milano, 2007




APOCALISSI ALIENE: il libro

13 aprile, 2011

Plasma (seconda ed ultima parte)

Leggi qui la prima parte.

Parassiti dunque i Voladores come i Lux malanghiani, raffigurati come predatori alieni. Questi ingordi succhiatori richiamano pure, mutatis mutandis, il doppio descritto da Rudolf Steiner. Nel libro "Il mistero del doppio" (si tratta della silloge contenente gli interventi di cinque conferenze tenutesi a San Gallo ed a Dornach nel 1917), il fondatore dell’antroposofia indugia sugli enigmi dell'anima umana ed in particolare sul doppio, un'entità dimorante nell'uomo sin dalla nascita e che, temendo la morte, si allontana dal corpo prima del decesso. Secondo Steiner il doppio, la cui natura è ahrimanica, è responsabile di molte malattie. L'autore descrive una sorta di demone che alberga nell'individuo e di cui egli non è conscio. L'inquietante teoria steineriana del doppio trova addentellati in alcune concezioni gnostiche: ad esempio, il maestro Basilide, a proposito dell'uomo, sentenziò che egli è "un accampamento di demoni", evocando l'influsso di misteriose e sinistre creature.

Il Doppelganger steineriano, che dopo la morte dell’ospite, si allontana per cercare un altro soma da parassitare, assomiglia al Lux. L’entità si intrude, infatti, negli individui per assorbirne l’energia animica e può agganciarsi via via a diverse vittime.

Queste ricostruzioni possono trovare delle conferme? Sembra di sì. Micah Hanks, in “Creature di energia nell’atmosfera terrestre?” ricorda che, fra gli altri, Charles Fort, Trevor James Constable ed Ivan Sanderson proposero la teoria di “forme di vita atmosferiche”. In particolare Constable nel saggio “The cosmic pulse of life” ipotizza l’esistenza di esseri che vivrebbero negli strati superiori dell’atmosfera, donde si muoverebbero per recarsi sulla terra col fine di predare capi d’allevamento ed altri animali. Per quanto strana possa apparire questa idea, persino Carl Sagan discusse di alieni sferici in grado di vivere nell’ambiente di giganti gassosi come Giove. Inoltre alcuni astronauti hanno visto nello spazio singolari forme energetiche. Ancora, studi condotti dalla N.A.S.A. hanno suggerito che forme di vita basate sul plasma possano persino scaturire dal “vacuum”.

Come si vede, l’idea di Bellini non è poi tanto isolata. U.F.O. plasmatici, creature proteiformi e, last but not least, la trasformazione dell’atmosfera in qualcosa di simile al quarto stato della materia, attraverso le operazioni elettro-chimiche (si pensi alla diffusione di bario), sono altrettanti meandri di un labirinto enigmatico e tetro. Il fattore tecnologico è sottolineato da Bellini che scrive: “Attualmente, grazie allo sviluppo tecnologico umano, il Lux è in grado di muoversi nell’intero globo per mezzo dell’energia elettrica e di entrare nelle nostre case con estrema rapidità, anche da una presa della luce o da una lampadina.”

Tra le carte degli “illuminati”, quella denominata "The rapture" mostra un registratore a bobine: da una bobina si dipana il nastro spezzato. Sullo sfondo è effigiata la Terra spaccata, come fosse una mela: dall'ampia fenditura schizzano dei raggi dardeggiati da un sole all'interno di Gaia. Il tutto sembra un'allusione all'eccentrica teoria della Terra cava o riferirsi al cuore del pianeta che potrebbe essere formato da plasma e non composto da metalli fusi. Numerosi indizi suffragano questa ipotesi: ad esempio, la sonda spaziale "Dynamic Explorer" della N.A.S.A. ha determinato che un vento plasmatico emana dai poli della Terra in aggiunta al vento che scorre dentro i poli.

Creature viventi e nucleo del pianeta di plasma. Fantasie? Può darsi, ma non avremo forse trascurato di studiare adeguatamente uno stato della materia che è tanto rilevante nell’universo?

APOCALISSI ALIENE: il libro

24 marzo, 2011

Plasma (prima parte)

Il plasma è un gas altamente ionizzato costituito da particelle cariche sia positive sia negative, ma globalmente neutro. Le particelle cariche interagiscono tramite i campi elettrostatici prodotti da ciascuna di esse. In natura il plasma si trova negli spazi interstellari, nelle nebulose e negli astri. Questo quarto stato della materia, in cui gli elettroni sono strappati agli atomi, lasciando ioni di carica positiva, forma più del 99 per cento della materia conosciuta, mentre sulla terra la presenza del plasma è rara con l’eccezione dei fulmini, delle aurore boreali e delle fiamme. Le cariche elettriche libere rendono il plasma sia un buon conduttore di elettricità che risponde ai campi elettromagnetici. [1]

In un suggestivo articolo, “Di luce e di tenebra”, pubblicato su "X Times", Federico Bellini aggiunge: “Attorno agli '60 del XX secolo, il premio Nobel per la Fisica, Hannes Afven, teorizzò la cosmologia del plasma. Esperto nel campo della magnetodinamica, Afven sostenne che i campi magnetici hanno avuto ed hanno un ruolo fondamentale nella composizione delle strutture cosmiche. Fu lui a dimostrare che la Via Lattea aveva un campo magnetico che non era la semplice somma di quelli stellari ed ipotizzò che tale campo magnetico galattico fosse dovuto ai moti del plasma interstellare. […] Gli elettroni del plasma sono liberi di spostarsi sotto l’influsso di una tensione applicata o di un campo magnetico, generando con il loro spostamento una corrente elettricA. Questo significa che il plasma ha come proprietà principale quella di trasportare l’energia elettrica, formando filamenti di energia che seguono le linee dei campi magnetici: infatti nel cosmo questi filamenti si trovano ovunque.”

Non è questa la sede per precisare aspetti fisici molto complessi: interessa, però, soffermasi sulla possibilità, come ritiene Bellini, che esistano forme di vita basate sul plasma. Il plasma potrebbe essere un “brodo” in cui nascono e crescono creature senzienti, definite in una frangia ufologica "Lux". [2] I Lux sarebbero delle entità formate della stessa sostanza delle stelle, in grado di muoversi nei meandri del cosmo e di entrare in contatto con gli altri esseri viventi, da cui suggere energia vitale. Dacché i Lux si accorsero che l’energia dell’universo non avrebbe potuto sostentarli per sempre, hanno cominciato a diffondersi nel cosmo per vampirizzare altri esseri, tra cui gli uomini, dotati di un’energia inesauribile, perché di origine divina. [3]

Lo scenario qui descritto ricorda un po’ i Voladores, le creature vampiresche che, stando a don Juan, mentore dell’antropologo Carlos Castaneda, si nutriscono dell’energia umana. Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. I medicine men videro che questi esseri tenebrosi si cibavano dello splendore collegato alla consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina radiosa. Le entità tetre sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e, poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampiresche, furono chiamate Voladores, ovvero quelli che volano.

Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’ego! Proprio facendo leva sul nostro egocentrismo, i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento, ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano, invece, la qualità vibrazionale della coscienza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà…

[1] Il plasma fu identificato da Sir William Crookes nel 1879 e chiamato "plasma" da Irving Langmuir nel 1928.

[2] Il termine Lux, per quanto mi consta, è stato coniato da Corrado Malanga e, sebbene sia il singolare della parola latina che significa “luce”, essendo invalso tale uso, lo adopero anche per il plurale, invece di “Luces”.

[3] Il discorso sul Lux abbraccia anche altri àmbiti, quali la storia delle religioni, l’origine del genere umano, la genetica etc., ma qui circoscrivo l’indagine alla natura delle entità plasmatiche per non introdurre troppi excursus. E’ comunque degna di approfondimento la disamina compiuta da Federico Bellini a proposito della genesi umana. Egli ritiene che l'umanità sia stata creata da una stirpe aliena.



APOCALISSI ALIENE: il libro

25 novembre, 2010

Appunti sull'Idealismo di ieri e di oggi (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

E’ plausibile che il pensiero influisca sul mondo circostante, ma previo collegamento alla Fonte, non in modo automatico per mezzo di un libro scritto da uno pseudo-guru New age. Ciò significa che sia a livello fisico sia a livello sottile, è possibile plasmare in una certa misura il "reale". Non credo che questo, però, possa significare determinare in toto il corso degli eventi di cui forse resta un nocciolo duro.

Non è per essere à la page che talora occorre riflettere sulle prospettive aperte dagli indirizzi di pensiero, controversi ma stimolanti, tracciati dalla fisica quantistica. Lo studio del microcosmo ci costringe a rivedere consolidati paradigmi. Si pensi, ad esempio, al fotone che si ritiene sia un quantum di energia dalle caratteristiche singolari: dovrebbe essere, infatti, privo di massa oltre a possedere una natura duplice, ondulatoria e corpuscolare. Se veramente è privo di massa, la nota equazione E=MC2, attribuita erroneamente ad Einstein, si incrina: infatti, ci troveremmo in presenza di un’energia che non può essere convertita in massa.

Tralasciamo, però, questo particolare per evidenziare come le teorie elaborate dai fisici quantistici tendano generalmente ad influire sulle concezioni, in vero sovente superficiali, che valorizzano il libero arbitrio. Credo che l’errore sia stato il trasferimento di peso di connotati appartenenti all’universo subatomico al macrocosmo, senza aver riflettuto su questioni filosofiche ed epistemologiche. Tra l’altro, benché il cosmo quantistico paia dominato da una forma di “anarchia”, non tutti gli scienziati ne inferiscono il concetto di libertà. Questo apparente indeterminismo quantico è una proprietà fondamentale della materia o l’esito del carattere incompleto della nostra conoscenza? Il fisico Suarez, richiamandosi al celebre esperimento di Alain Aspect sull’entanglement degli elettroni, da cui si apprende che esiste un’interdipendenza tra due eventi occorrenti in due regioni discoste dello spazio, ma al di fuori di una sequenza temporale e senza un nesso di causa ed effetto, ne deduce due cruciali conseguenze. Egli opina che il libero arbitrio non esista. Inoltre Suarez reputa che fenomeno quantistico implichi il trattamento dell’informazione al di fuori dello spazio-tempo e senza un medium fisico.

Circa la correlazione atemporale tra due condizioni distanti, Suarez potrebbe avere ragione a desumerne il determinismo, poiché è come se gli avvenimenti fossero legati da fili invisibili. In tale contesto, si potrebbe reperire un fondamento per l’Astrologia, individuando in una configurazione celeste uno stato parallelo al destino umano, una specie di diagramma che evidenzia la filigrana della condizione individuale. Affermare che l’azione di un pianeta o di una stella remoti è troppo irrilevante per esercitare un influsso qualsiasi su un essere vivente della Terra, significa ignorare che non si tratta di azione a distanza, ma di sincronismo, di rispecchiamento. Tra l’altro, siamo certi che l’influsso di una costellazione è davvero così inconsistente? Il fotone di un astro, per quanto lontano, reca con sé delle informazioni come le porta un fotone solare, quantunque nel primo caso le informazioni siano ancestrali. Se trascuriamo gli effetti energetici sulla materia, restano i messaggi. E’ anche possibile che esistano solo i messaggi in grado di formare la materia-energia.

In tal caso, se la materia è priva di sostanza (non è un'ipostasi), incidere sulla materia, in realtà è solo dirigere il sogno. La mente individuale crea un mondo virtuale, ma non crea ex nihilo. Solo la Mente cosmica (mi si passi questa dicitura, per quanto grossolana) può creare dal nulla gli enti che sono semplici simulacri. Dio sta sognando? Siamo un sogno di Dio?

Questa interpretazione di idealismo radicale e, per così dire, onirico non è l’unica da prendere in considerazione: è, infatti, plausibile un sistema dualista (non in senso etico) in cui la mente (alias intelligenza formante) ed il corpo coesistono e comunicano attraverso canali che, ad oggi, non sono stati ancora compresi.



APOCALISSI ALIENE: il libro

25 aprile, 2008

Anomalie gravitazionali

Esistono alcuni luoghi sulla Terra che sono caratterizzati da anomalie gravitazionali. Uno di questi è ubicato nel Lazio, presso il comune di Rocca di Papa, lungo la Via dei laghi, prolungamento dell'Appia nuova. Qui si rivelano strane irregolarità: in una situazione di lieve salita, le bottiglie rotolano verso l'alto ed anche le automobili, a motore spento ed in folle, tendono a salire. Gli scienziati tedeschi Franz Bludorf e Grazyna Fosar, con apposite misurazioni, hanno stabilito che nella cittadina dei Colli Albani la gravitazione è circa il 3,2 per cento più bassa che a Berlino. Il mistero più grande della zona è costituito dalla discontinuità spaziale e temporale: infatti, se in punto una bottiglia stava rotolando verso l'alto, qualche minuto dopo il fenomeno non succede più lì, ma altrove. I ricercatori succitati escludono che l'anomalia possa avere origini elettromagnetiche, mentre gli scienziati ortodossi liquidano il tutto come illusione ottica.

Altri luoghi presentano anomalie: Karpacz in Polonia, ai piedi della Schneekoppe, definita località della gravitazione disturbata; qui la gravitazione è inferiore alla norma del 4 per cento. Anche qui come a Rocca di Papa, si notano anormali condizioni meteorologiche: spira sovente un forte vento, ma si addensa la nebbia, il cielo è nuvoloso e la temperatura bassa, anche quando intorno splende il caldo sole estivo. La regione di Karpacz è una delle più ventose d'Europa ed è contraddistinta da una spiccata inversione termica, cioè in alto l'aria è calda, mentre al suolo è fredda. Ciò ostacola lo scambio termico. Sia a Rocca di Papa sia a Karpacz si trovano vulcani spenti.

Altri posti con anomalie gravitazionali sono Gerusalemme est, nei pressi della porta di Jaffa, una collina nella regione cinese del Gansu (Kansu) dove un ruscello scorre in salita. Questa plaga è stata analizzata dal fisico cinese Fang Xiaoming dell'Università di Lanzhou (Lanchou). Egli ha rilevato una diminuzione locale della pressione atmosferica.

Gli autori tedeschi succitati annoverano tra i luoghi con anomalie anche la Francia meridionale, nella fattispecie la Linguadoca: forse si riferiscono alla località di Saint Paul de Vence, dove si osservano spesso strani globi (U.F.O., orbs, sfere di plasma, armi segrete...?) e si registrano inusuali manifestazioni fisiche. Saint Paul De Vence non è molto distante dalla Valle delle Meraviglie, dove gli antichi Liguri incisero sulla pietra figure geometriche, (immagini entottiche?), animali, sciamani, utensili ed armi, accanto a simboli dal significato oscuro. E' una zona alpina sacra, immersa in un'atmosfera magica e solenne, con vette di maestosa bellezza e profonde vallate. Qui si aderge il Monte Bego. 80 km a nord di Nizza. Il Monte Bego domina dall'alto dei suoi 2.872 valli modellate da antichi ghiacciai che, ritiratisi 10.000 anni fa, hanno lasciato dietro di sé rocce finemente levigate, corone di laghi e, soprattutto, quasi 36.000 incisioni a mo' di misterioso santuario sub divo.

L'anomalia più forte nel mondo dovrebbe trovarsi lungo il Sardine Creek, nello stato dell'Oregon, un'altra a New Brunswick, in Canada.

Anche nelle Maldive è stata riscontrata una gravità anomala che, secondo alcuni, sarebbe da ricondursi alla massa delle montagne sommerse sulle quali si sono formati gli atolli dell'arcipelago.

Il dottor Peter Schwintzer attribuisce le anomalie gravitazionali a giacimenti di minerali, alla convezione del mantello, ossia la salita di materiale caldo verso l'astenosfera, allo slittamento di placche litosferiche verso il basso. Tuttavia Schwintzer sostiene che le variazioni gravitazionali sono talmente lievi ed insignificanti che non possono trascinare un'auto. Per lui tali effetti sono inganni ottici.

La presenza di queste difformità gravitazionali è un vero enigma che Bludorf e Fosar sono tentati di correlare ai cosiddetti domini di "vuoto", zone in cui la gravitazione diventa instabile, mediante la concentrazione di masse negative, che vengono respinte sotto l'azione della forza di gravità delle masse normali.

Bisognerebbe stabilire se i luoghi passati in rassegna sono situati in punti lungo direttrici energetiche (le leylines): ciò è vero per le Alpi Occidentali che forse non a caso sono situate in una zona, insieme con tutta l'area circostante, in cui sono più diffuse e martellanti le attività di irrorazione chimica e di irradiazione di campi elettromagnetici artificiali. E' anche un'area di basi militari, probabilmente di installazioni sotterranee, di avvistamenti di U.F.O. Non si può quindi escludere una connessione "sottile", energetica tra le chemtrails e certe zone in cui più accanita è la nefanda operazione. Le stranezze del tempo, nebbie in presenza di vento, inversioni termiche etc. generate artificialmente potrebbero creare interferenze con fenomeni gravitazionali e magnetici (non ancora unificati in una teoria unica) per alterare equilibri naturali benefici per la vita e la salute degli esseri viventi.

Infine, ipotesi peregrina, ma forse non del tutto infondata, le modificazioni indotte potrebbero avere una qualche attinenza con l'intenzione di danneggiare o eliminare creature eteriche o di disturbare ed impedire il volo di astronavi aliene.

Fonti:

G. Fosar, F. Bludorf, L’Intelligenza in rete Nascosta nel D.N.A., Diegaro di Cesena, 2005
G. Hancock, Civiltà sommerse, Milano, 2002
Zret, Il mistero dei Liguri, 2007



TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

27 febbraio, 2008

Etere o non etere? (terza ed ultima parte)

Nel 1977 l’ingegnere Rho Sigma (pseudonimo) pubblicò il libro Ether technology, in cui analizzava le basi teoriche e gli esperimenti sull’antigravità e sulla levitazione, ribadendo l’esistenza dell’etere. La prefazione fu curata da Edgar J. Mitchell, ex astronauta.

Pure la fisica delle particelle sempre più si sta orientando verso l’ipotesi di un’energia soggiacente alle quattro interazioni fondamentali: si ritiene, infatti che esista un’energia, definita campo di Higgs, che pervade ogni punto dello spazio e che induce la presenza di una massa per la particella portatrice, quando la simmetria viene spezzata. Alcune simmetrie di gauge (letteralmente calibro), quella del campo elettromagnetico e del campo gravitazionale, non sono spezzate e le particelle “messaggere” restano prive di massa; la simmetria di gauge, invece, della forza nucleare debole può essere infranta sicché le particelle portatrici, i bosoni W e Z, acquistano una massa.

Ricapitolando, si può ritenere l’etere un’energia che soggiace alle quattro forze fondamentali (elettromagnetica, gravitazionale, nucleare debole, nucleare forte); il suo moto dovrebbe essere spiraliforme; tale energia si può forse misurare, sebbene i suoi effetti siano minimi. L’ingegnere Carlo Splendore ha ideato uno strumento, il rotorgon, che dovrebbe consentire di rilevare questa energia. “Il rotorgon è un semplice dispositivo che permette di rivelare l’esistenza di un campo di energia vitale, sia quella emessa dal corpo umano, sia quella presente nell’ambiente in cui viviamo, proveniente dagli spazi cosmici e circolante intorno al pianeta. … Non possiamo entrare nel merito della vera natura di questa energia, d’altra parte per certi aspetti ancora controversa, ma ci sembra di poter affermare fin d’ ora che il rotorgon non sia altro che un mezzo attraverso il quale la suddetta energia vitale subisca dapprima una degradazione ad energia di tipo elettrostatico e che questa venga successivamente convertita in energia cinetica". (C. Splendore)

L’inarcamento della luce, che Einstein attribuisce allo spazio-tempo vuoto (sic) che si curva, potrebbe essere correlato al movimento rotatorio dell’etere. L’etere potrebbe anche spiegare l’effetto a distanza di masse tra cui esiste un’attrazione gravitazionale. Tra le forze di cui sopra, infatti, quella gravitazionale è la più misteriosa, poiché non si comprende come un corpo possa interagire con un altro, senza alcun tramite sicché alcuni fisici hanno congetturato l’esistenza dei gravitoni, particelle mediatrici della forza gravitazionale, ma tali particelle non sono state rilevate sperimentalmente. Potrebbe, invece, essere l’etere a trasmettere tale influsso.

La rotazione, presunta caratteristica dell’etere, potrebbe spiegare per quale motivo nell’universo i vari fenomeni tendono ad assumere la forma di spirale: dalle galassie alle conchiglie, dall’orecchio alle colture di batteri. Tali forme, a loro volta, sono associate al numero aureo, il phi. La rotazione, inoltre accomuna macrocosmo e microcosmo: ruotano le galassie attorno ad un centro, a somiglianza degli elettroni, come spinti da una forza primigenia.

E’ possibile imbrigliare l’etere e ricavarne energia? La si può usare per favorire un riequilibrio delle condizioni ambientali e climatiche e della salute degli organismi viventi (ad esempio, contro le conseguenze nocive delle scie chimiche e delle emissioni elettromagnetiche)? Questo, in parte, già avviene, ma non si è superato l’approccio empirico e gli studi rigorosi, come quelli di Kozyrev, sono scarsamente divulgati, anzi oggetto di ostracismo per opera della “scienza” accademica, arroccata su posizioni ottocentesche ed aduggiate da vieti paradigmi positivisti.

Fonti:

J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Milano, 1991
M.C. Feole, Dalla fisica dei quanti alla realtà, Macerata, 2007
T. Montalk, The etheric origins of gravity, electricity and magnetism, 2007
P. La Violette, Il codice dell’Apocalisse, 2005
M. Tenan, La scienza del nostro pianeta, 2008
M. Teodorani, Tesla, lampo di genio, 2005
D. Wilcock, Divine cosmos, 2006
Id., Le conquiste del Dottor Kozyrev, 2006
R. Zamperini, La cellula madre e l’energia del tempo, 2005


Leggi qui la seconda parte.

03 gennaio, 2008

Sincronismo ed acausalità

Un possibile significato del cosmo si annida nelle screpolature di una parete?

Succede a volte che, mentre leggiamo un testo, ci imbattiamo in un vocabolo che contemporaneamente pronuncia qualcuno in televisione o una persona nella stanza in cui ci troviamo Talora una situazione sognata si realizza perfettamente nella vita da “svegli”. Questi ed altri fenomeni sono definiti sincronismi junghiani o assimilabili ad essi. Jung, Pauli ed altri, infatti, notarono che esiste una singolare correlazione tra eventi ed oggetti non riconducibile al nesso causale. Si tratterebbe di un indizio che, sotto la superficie dei fenomeni, si troverebbe un quid più profondo e sintomatico suscettibile di contraddire la “legge” di causa ed effetto, considerata dalla maggioranza delle persone normale e logica.

Fu merito del filosofo scozzese David Hume aver dimostrato che la relazione tra cagione e conseguenza è un'abitudine dell’osservatore, un mero sviluppo temporale, ossia un post hoc e non un propter hoc. Se rinunciamo al nesso causale, tutta la scienza ortodossa implode, sbriciolandosi.(1) Tale rapporto può essere mantenuto solo a guisa di postulato, un postulato talvolta simile ad un dogma.

Tuttavia si può oltrepassare la posizione già radicale di Hume e spingersi a negare l'esistenza del tempo, ridotto ad illusione percettiva e mentale. In tal modo la "realtà" si cristallizza in un quid non-temporale, dove gli eventi non occorrono (corrono lungo una linea cronologica), ma si palesano come segni. Il segno è un messaggio significativo, non un avvenimento stocastico. Ciò ci induce a congetturare che, nel momento in cui il sincronismo (segno pregnante) si svela, esso trasmette un senso che, però, purtroppo quasi sempre ci sfugge sicché lo releghiamo nel novero delle “coincidenze”.

Il tutto si potrebbe paragonare ad una superficie liscia di una parete intonacata dove piccolissimi grumi di pittura affiorano in qualche punto: unendo i punti con linee ideali potrebbe essere disegnata un'immagine di un oggetto o un volto. (E' anche per questo che tempo fa, affermai che il presunto senso dell'universo si annida nelle screpolature di una parete).

Molti quesiti si pongono, considerando la questione: i sincronismi (Emanuel Swedenborg li chiamava corrispondenze) sono gli indizi di una trama sensata, mentre gli avvenimenti sono fenomeni che obbediscono a modelli caotici-causali (si veda l'esempio della farfalla che, sbattendo le ali, in Amazzonia, provoca un uragano in Indonesia: è l’esemplificazione cara alla teoria del caos che esamina gli accadimenti valutandone tutte le diramazioni frattali)? Oppure, tutti gli eventi sono sincronici, ma tale natura è rivelata, per ragioni difficili da comprendere, solo da una piccola percentuale di essi?

Se si accetta il paradigma sincronico, perde valore qualsiasi discorso relativo all'azione-reazione, alla conseguenza di una libera scelta, tutte formule collocate nel tempo (illusorio) e legate ad una misteriosa, incomprensibile capacità che A possiederebbe di agire su B. Infatti, ancora oggi non si è capito come un semplice atto volitivo possa consentirci di alzare un braccio: reazioni chimiche e leggi fisiche non spiegano ciò e, forse non a torto, i filosofi occasionalisti ritenevano che un agente esterno intervenisse per rendere possibili tutti i movimenti.

Il concetto poi del pensiero che influisce sulla materia-energia, alla luce di queste modeste riflessioni, dovrebbe essere rivisto, perché di nuovo è una concezione cronologico-causale. Il pensiero non influisce su alcunché, semplicemente perché esso è al di fuori delle coordinate spazio-temporali, poiché esso non modifica il substrato energetico, ma lo pone in modo istantaneo, immediato (non mediato), forse determinandone i modi.

E' quasi un ritorno, quello configurato dalle prospettive sincroniche, all'eterno ritorno di Nietzsche: tutto è stato, è e sarà, giacché non esiste alcuna differenziazione nell'istante, nel punto senza dimensioni destinato ad essere quel che è per sempre. Dunque, secondo tale interpretazione, la libertà umana si rivela immaginaria e si giustifica il fatalismo del filosofo tedesco e di quei pensatori che concepiscono il libero arbitrio come un autoinganno.

Ammetto, però, che ciò è controverso: infatti non sappiamo quanto sia esteso il dominio della sincronicità necessaria. Potrebbe essere che la “realtà”, con le varie dimensioni che la compongono, in violazione del principio di Ockham, sia molto più complessa, contraddittoria ed anomica di quanto si possa solo immaginare. Le varie sfere dimensionali possono interagire, comunicare, generando ulteriori complicazioni epistemologiche. Come dimostrò il fisico francese Alain Aspect, un elettrone comunica con un altro elettrone anche a distanza notevole, in quanto la distanza non esiste e le due particelle sono in realtà due manifestazioni di un’unica matrice, come due facciate dello stesso foglio. Eppure comunicare è difficile a causa del rumore: probabilmente a causa di questo ostacolo, non sappiamo leggere icone e prodigi.

Resta, però, simile ad un sommesso gorgoglio di un ruscello, quasi impercettibile, perché sovrastato da altri rumori o udibile solo a tratti, quando gli altri suoni si attenuano o interrompono, il significato sincronico di certi particolari. E' sufficiente l'enigmatico senso di un dettaglio per conferire valore a tutta la vita? Difficile attribuirlo ad una serie di episodi assurdi, ripetitivi, illogici, dolorosi che costellano l'esistenza e la storia.

Perciò, se ci succede di intravedere il barlume di un disegno in un attimo numinoso ed ominoso, custodiamolo come l’utile-inutile amuleto descritto da Eugenio Montale in Dora Markus.

(1) E' ironico che il filosofo il cui empirismo fu più radicale da un lato distrusse le fondamenta del metodo empirico, dall'altro spianò la strada ad indirizzi anti-materialistici.

02 gennaio, 2008

Etere o non etere (seconda parte)

E' questo il punto: il cosmo, con tutti i suoi fenomeni, sembra alimentato da un quid energetico, le cui caratteristiche principali sarebbero il moto e la sintropia, il contrario dell'entropia. Di solito il moto è concepito come spiraliforme (Leadbeater, Todeschini, Kozyrev). Già nel 1907 Charles Leadbeater in un articolo intitolato Koilon: l'etere dello spazio, descrive uno spazio a bolle, immerse nell'etere e sottoposte ad un continuo movimento a spirale, con un'orbita esterna ed una interna, che le riporta continuamente al punto di partenza. Questa descrizione anticipa alcuni concetti propri della fisica quantistica. I fisici, infatti, parlano di effervescenza quantica, ossia di particelle virtuali che si generano e si annichiliscono senza tregua, il cui saldo totale sarebbe comunque zero. Tale effervescenza energetica è talmente grande che quella contenuta in un bicchiere d'acqua, se trasformata in calore, potrebbe portare tutti gli oceani al punto di ebollizione.

All'etere corrispondono le onde di torsione, scoperte ed indagate dallo scienziato russo Kozyrev e da Eli Cartan. I campi di torsione oppure onde di torsione si riferiscono al flusso spiraliforme di energia-tempo scoperto da Kozyrev. Molti scienziati occidentali che hanno esplorato questo argomento, in particolare il tenente colonnello Tom Bearden, definiscono tali campi onde scalari. Bisogna anche tenere presente che ciò di cui ci occupiamo è un impulso di momentum che viaggia attraverso il medium dell’etere/Z.P.E./”vacuum” fisico e non possiede qualità elettromagnetiche.

Nei modelli della fisica classica, i campi torsionali non sono mai considerati come una forza universale come il campo gravitazionale o l’energia elettromagnetica, soprattutto perché possedevano solo esistenza teorica. Cartan, con la sua teoria formulata nel 1913, congetturò che i campi torsionali fossero quantificabili in 30 gradi di magnitudine più deboli della gravità, la quale a sua volta ne possiede 40 in meno del campo elettromagnetico. Con un influsso così ridotto, così affermano le teorie, i campi torsionali rotanti naturalmente costituivano in sostanza un insignificante granello di polvere non in grado di dare alcun contributo ai fenomeni osservabili nell’universo, anche perché le onde torsionali cambiano continuamente la loro direzione in forma di spirale tridimensionale. In qualche modo, è necessario creare vibrazioni nell’oggetto della rilevazione, ciò permette di imbrigliare in modo continuo una spirale in movimento tridimensionale di forza energetica.

La teoria Einstein-Cartan fu la prima a porre le basi teoretiche per l’esistenza dei campi di torsione, nel 1913. La teoria predice che, a seconda della dislocazione, saranno rilevate torsioni orarie o antiorarie nello spazio. Le successive scoperte nella fisica dei quanti relative alla nozione di spin hanno confermato che anche gli elettroni possono avere rotazione destrorsa o sinistrorsa, il che equivale a parlare di movimento orario/antiorario. Tutti gli atomi e le molecole mantengono vari gradi di bilanciamento fra spin destro e sinistro. Kozyrev determinò che molecole fortemente destrorse, come lo zucchero, possono schermare gli effetti della torsione, mentre quelle fortemente sinistrorse, come la trementina, li rinforzano. Successive indagini russe hanno stabilito che la comune pellicola di polietilene agisce come potente schermatura per le onde di torsione, pertanto essa viene usata in molti e diversi esperimenti, come quelli eseguiti dal Dottor Alexander Frolov.

Nota: le fonti dell'articolo saranno indicate in calce all'ultima parte.

Leggi qui la prima parte.

18 dicembre, 2007

Etere o non etere? (prima parte)

Questo breve studio mira a stimolare un approccio investigativo sul tema dell'etere, lontano sia dall'ottusità della "scienza" accademica sia dal fanatismo settario e dogmatico di alcuni credenti nell'orgone. La domanda del titolo è retorica: l'etere, o comunque lo si voglia definire, esiste. Auspico che ricercatori seri studino sempre nuovi modi atti ad usufruire di questa energia per scopi, ad esempio, quali la riduzione degli effetti nocivi delle scie chimiche.

Gli antichi greci definivano etere un elemento che, secondo Aristotele, si sommava agli altri quattro già noti: il fuoco, l'acqua, la terra, l'aria. Questo elemento era l'essenza del mondo celeste, differente dalle quattro essenze (o elementi) di cui si riteneva composto il mondo terrestre: terra, aria, fuoco e acqua. Lo Stagirita credeva che l'etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Proprio per l'eternità e l'immutabilità dell'etere, il cosmo era un luogo perfetto, in contrapposizione alla Terra, luogo di cambiamento e di caducità.

Lo stesso concetto fu espresso alcuni secoli più tardi da Luca Pacioli, pensatore neoplatonico del XVI secolo, le cui idee coinvolgono anche le strutture matematiche e geometriche: secondo il Pacioli, infatti, il cielo, il quinto elemento, aveva la forma di un dodecaedro, solido perfetto.

Nel XVIII secolo, quando l'ipotesi più accreditata sulla natura della luce era quella corpuscolare di Newton, l’etere fu concepito come un mezzo elastico e trasparente, ipotizzato come supporto per la propagazione delle onde luminose e per la trasmissione a distanza di forze come quella gravitazionale. Nel secolo successivo, con l'affermarsi della teoria ondulatoria della luce, formulata da Young e Fresnel, l'esigenza di postulare un mezzo materiale per la loro diffusione diventò ancora più stringente.

L’ipotesi dell’etere cosmico fu abbandonata dopo l’esperienza di Michelson e Morley e soprattutto con l’elaborazione della teoria della relatività per opera di Albert Einstein.

Nonostante ciò, la nozione di etere continua ad essere considerata valida da studiosi, non solo eterodossi, sia perché assimilabile o, in qualche modo, correlata a concezioni tradizionali ed esoteriche (si pensi al prana ed al qi della cultura cinese), sia perché il concetto di vuoto assoluto è stato superato, grazie agli sviluppi della fisica quantistica. Infatti il vuoto non è vuoto. Questo fatto, estraneo ai paradigmi concettuali della fisica classica, è, invece, un dato incontrovertibile per la fisica quantistica. Infatti, se all’interno di un sistema, togliamo ogni particella ed ogni campo, rimane sempre un’energia di fondo, la cosiddetta energia (o fluttuazione) del “vuoto”, definita anche energia del punto zero. Questa energia, rilevata attraverso l’esperimento ideato dallo scienziato olandese Casimir, ancora non è ben conosciuta, ma sembra che rivesta un ruolo fondamentale sul piano cosmico e non solo. L'energia della fluttuazione del "vuoto" è quantizzata, ovvero non è distribuita in maniera continua, ma in quanti, pacchetti discreti. I quanti di energia hanno la possibilità di creare coppie di elettroni e positroni (le antiparticelle degli elettroni, quindi di carica positiva) che, dopo aver vissuto un’”esistenza” per tempi brevissimi, si annichiliscono a vicenda, riformando il quanto di energia che li aveva generati.

Sono numerosi i ricercatori che hanno introdotto nel loro sistema questo medium, sebbene a tale substantia abbiano assegnato nomi diversi: Mesmer lo chiamò fluido vitale; Reich lo definì orgone; Tesla e Todeschini etere; Kozyrev flusso temporale o campo di torsione.


Recentemente il fisico, cosmologo e scienziato dei sistemi, lo statunitense Paul La Violette, ha delineato un sistema denominato cinetica di subquantum. Secondo La Violette, per comprendere i rudimenti della fisica della creazione, basata sull'etere, l'invisibile substrato primordiale che riempie lo spazio e matrice delle particelle elementari, bisogna concepire l'universo come una realtà che emerge da un etere attivo e vitale, i cui componenti entrano ed escono continuamente dal nostro piano fisico, mentre si trasformano lungo la quarta dimensione. Tale flusso energetico è sintropico, in quanto generazione spontanea di ordine, con particelle che affiorano nello spazio "vuoto" da un onnipresente rumore subquantistico di energia.

Lo psicologo e studioso della scienza russa, David Wilcock, postula l'esistenza di un fluido iperdimensionale: la materia, infatti, possiede un campo di energia quantica nascosto. Altrimenti, l'idea che gli elettroni girino perpetuamente attorno al nucleo senza perdere energia è un paradosso. Come possono questi elettroni continuare a roteare senza dissipare energia? La risposta è la seguente: gli elettroni sono come una fiamma di candela. Essi prendono energia da una sorgente per restare "accesi". Nel caso della fiamma di candela, l'energia è costituita dalla cera e dall'ossigeno, mentre gli elettroni (come altre particelle) estraggono energia da un campo di energia quantica, che usiamo chiamare etere. Pochi concordano su come denominarlo, ma quasi tutti gli scienziati, anche quelli che seguono la linea ufficiale, stanno comprendendo che deve esistere.

Nota: le fonti dell'articolo saranno indicate in calce all'ultima parte.

25 aprile, 2007

Townsend Brown e l'antigravitazione

Townsend BrownThomas Townsend Brown è un ingegnere nato in Ohio nel 1905 e morto nel 1985, in una località denominata Avalon, nell’isola di Catalina, nello stato della California.

Dopo aver frequentato l’università, Townsend Brown lavorò all’interno di vari istituti di ricerca, tra cui il prestigioso Smithsonian Institute. Nel 1933 si arruolò nella marina statunitense, dove rimase fino al 1943, ottenendo il grado di capitano di corvetta. In questo decennio, usò le sue conoscenze per studiare e realizzare un metodo di rilevazione magnetica ed acustica delle mine di profondità. Sino alla fine del 1945 operò come esperto di sistemi radar alla Lockheed corporation. Nel 1951 pubblicò sul Physics observer una ricerca su un'apparecchiatura elettrocinetica che sembra fosse in grado di vincere la forza di gravità. Il congegno aveva l’aspetto di un ombrello con un reticolato metallico cui veniva applicata un’alta carica elettrica (tensione di circa 125.000 volts). Forse grazie a questa sua invenzione, percorse una folgorante (in tutti i sensi) carriera che lo portò al vertice della RAND Corporation, dal 1958 al 1974. In quegli anni questa società costruiva basi sotterranee segrete e sembra fosse coinvolta anche in progetti dell’esercito per il controllo mentale.

Sebbene in una totale e sinistra segretezza, le ricerche avviate da Townsend e da altri sono continuate e continuano in laboratori militari dove si sperimentano velivoli antigravitazionali, forse avvalendosi anche di conoscenze frutto di retroingegneria. Alcuni elementi chimici, fra cui il berillio, l’alluminio, il vanadio, il rame ed il bismuto, possono schermare la gravità, se associati ad un forte campo elettromagnetico. (1) In special modo, il bismuto sembra acquisire un‘importanza di primo piano in collegamento con la superconduzione.

Secondo il pericoloso scienziato statunitense, le onde gravitazionali possono attraversare la materia e trasmettere segnali. Egli scoprì pure che le rocce quarzifere erano ricevitori AM di onde gravitazionali. Townsend reputava che, nell’ipotesi della costruzione di ricetrasmittenti in cui si fossero impiegate rocce quarzifere, esse andassero, però, schermate da potenziali interferenze di natura elettromagnetica: il modo più efficace sarebbe stato quello di collocare i dispositivi ricetrasmittenti a parecchi metri sottoterra o all’interno di una montagna.

Recentemente è stato divulgato un filmato in cui è ripreso un oggetto volante di forma circolare che alcuni pensano appartenga all’Aeronautica militare italiana. È sbalorditivo notare che l’ordigno, dopo essersi sollevato ed aver fluttuato, alla fine del video schizza via ad una velocità incredibile. È un oggetto del nostro pianeta oppure no? Come escludere che gli studi condotti in questi ultimi decenni non abbiano portato alla costruzione di "U.F.O." terrestri?

La tecnologia russa e statunitense ha compiuto “progressi” strabilianti in moltissimi campi, dalle armi elettromagnetiche alle tecniche di controllo mentale, dalle nanotecnologie ai sistemi di propulsione non convenzionale…

Di quali micidiali, diabolici, inimmaginabili strumenti dispongono gli eserciti ed i governi occulti? Si può immaginare, anche se è difficile attingere informazioni precise. Di una cosa possiamo essere certi: che questi apparati sono e saranno impiegati contro l’umanità ed il pianeta.

(1) Si ritiene che anche il misterioso elemento 115 abbia proprietà antigravitazionali.


Fonti ed approfondimenti:

E. Baccarini, Elemento 115, 2006
D. Bortoluzzi, Alla ricerca dei libri di Thot, Aprilia, 2006
Bojs,
Le armi psicotroniche, 2007
Id., Il controllo del pensiero, 2007
Id.,
Il segnale del picchio verde, 2007
T. Townsend Brown, How I control gravitation, 1951
G. Fosar, F. Bludorf, L’intelligenza in Rete nascosta nel D.N.A , Diegaro di Cesena, 2006
John, Italian air force U.F.O., 2007
Zret, L’elemento 115, 2006

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