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04 novembre, 2016

Da Montale a Matrix



Come spesso avviene, gli artisti anticipano, con il loro genio, teorie scientifiche e dottrine filosofiche. Così Montale nel componimento “Forse un mattino, andando in un’aria di vetro” preannuncia il modello dell’universo olografico, anzi addirittura sembra preludere alle controverse elucubrazioni confluite nella pellicola “Matrix”.

Ecco il testo

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


Il poeta genovese è colto da una folgorazione: il mondo fenomenico gli appare come uno schermo gigantesco su cui gli oggetti sono immagini proiettate, non “cose reali”. Non è tanto un’epifania del nulla, come è stato scritto, perché il termine "nulla" allude alla mancanza di senso, ma l’apparire dell’illusione. La “realtà” è un velo ingannevole e rivelarla significa velarla due volte. Di fronte all’improvvisa manifestazione dell’”inganno” percettivo, si resta sbigottiti: crolla il terreno sotto i piedi, ogni certezza vien meno.

Il modello del cosmo olografico-mentale, che ha parecchi punti di contatto con le concezioni risalenti all’Idealismo (da Berkeley sino ai più recenti paradigmi in cui filosofia e scienza si fondono e si confondono), come in Montale, suscita – è inevitabile – turbamento, almeno per due ragioni: smaterializza la materia e cancella il libero arbitrio. Se, infatti, gli enti materiali sono solo trappole dei sensi e se tutto è coesistente nella Coscienza atemporale, che significato e che valore hanno le azioni umane? Ad esempio, uccidere un essere vivente è un po’ come “assassinare” un attore su un palcoscenico. [1]

Invero, il paradigma olografico-coscienziale non riesce a render conto né della materia che, nonostante tutto, sembra avere uno zoccolo duro (ed insanguinato) né dell’emergere del male da cui dipende l’etica, dacché essa si alimenta della coesistenza e del conflitto tra bene e male. Senza etica, non esistono neppure libera volontà e sanzione morale e vice versa. Ecco forse le cause del terrore montaliano... e nostro.

Viviamo dunque in un universo ologramma? Se è così, è un ologramma schiantato dal grido di mille domande senza risposta.

[1] Vedi almeno Appunti sull’Idealismo di ieri e di oggi e La legge dell’attrazione.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

24 giugno, 2016

La teoria della Terra piatta è un'interpretazione piattamente materialista?



Ormai i sostenitori della teoria che considera la Terra piatta sono sempre più numerosi e convinti. Sul tema abbiamo già scritto, ma riteniamo doveroso soffermarci di nuovo per addurre due argomenti non tanto per confutare tale paradigma, quanto per criticare la forma mentis che lo sostiene: un’argomentazione è di natura filologico-linguistica, l’altra, più stringente, di indole ontologica.

In primo luogo gli assertori del sistema in esame sostengono che è la Bibbia a descrivere la Terra piatta. Il mondo che noi vediamo sarebbe così raffigurato nella Torah: la Terra è una grande isola circondata dall’Oceano. E’ sostenuta da colonne sotto le quali si trova lo sheol, la dimora dei defunti. Ai lati dell’Oceano, le cosiddette Montagne eterne sostengono il Firmamento, grande calotta sferica cui sono fissate le stelle e dove hanno la loro sede il Sole e la Luna. Al di sopra del Firmamento, si estende l’Oceano celeste, nella cui parte centrale si aderge il Monte di Dio. [1]

Orbene, tale immagine si fonda su una resa negli idiomi contemporanei dell’originale in lingua ebraica, traduzione della cui correttezza non siamo per nulla sicuri. Anticamente in ebraico si scrivevano solo le consonanti, perciò molteplici sono le possibili versioni e le corrispondenti esegesi del testo: sono interpretazioni anche in contrasto tra loro. Basare dunque la teoria della Terra piatta su una delle parecchie eventuali rese dell’originale è un po’ come costruire un edificio sulla sabbia. Ancora oggi fra i biblisti regna il totale disaccordo su come tradurre il fondamentale termine “Elohim” (Dio? Dei? Legislatori? Esseri luminosi? etc.): è evidente che rispetto alla traduzione dei vocaboli che raffigurerebbero la flat Earth il problema si pone con non minore rilevanza. Tra l’altro si rischia di sdrucciolare nel letteralismo, laddove la rappresentazione biblica potrebbe avere un significato metaforico, adombrando una gerarchia cosmica.

In seconda istanza ci sembra che il limite maggiore della teoria in parola risieda in un ingenuo arrendersi al “mare dell’oggettività”, che sia un cedimento ad una Weltanschauung di stampo volgarmente materialista, come se fossimo sicuri che esiste un mondo “là fuori” tridimensionale di cui si possono stabilire e conoscere tutti i concretissimi e solidissimi connotati. Eppure vari indirizzi filosofici e scientifici tendono a suggerire che la cosiddetta “realtà” possieda ben poco di concreto e di solido, essendo simile ad una gigantesca proiezione olografica, se non ad un’immagine onirica. L’Idealismo, da Berkeley in poi, smaterializza la materia, tende a privilegiare il Soggetto nei confronti dell’oggetto e della sua tirannia. Alcune interpretazioni della Fisica quantistica valorizzano il ruolo della Mente nella “produzione” del reale, senza dimenticare il Biocentrismo di Robert Lanza secondo cui la Sorgente promana da sé la materia, lo spazio ed il tempo che sono, però, fenomeni transeunti, privi di sostanza ontologica. [2]

Precisato che nessuno può affermare di possedere la verità in materia di Fisica, Cosmologia ed Ontologia, ci pare che i convincimenti vicini al dogmatismo dei flat earthers costituiscano un notevole regresso, giacché ignorano la natura fluida, enigmatica, contraddittoria del reale. L’universo macroscopico stesso è percepito (ma la percezione non corrisponde necessariamente all’essenza) come quadridimensionale; è strutturato attraverso le categorie di spazio, tempo e causa. Come sia veramente nessuno sa né può sapere: il kantiano noumeno è, infatti, inconoscibile. Diffidiamo di chi asserisce di poter spiegare il cosmo in modo univoco, completo ed apodittico.

[1] In Isaia 40:22 è, pero, scritto che “Egli (Dio) è assiso sul globo della Terra”; in altre traduzioni si trova “sfera” o “volta”, dunque il profeta sembrerebbe delineare una Terra sferica, ma la traduzione del termine ebraico è corretta? Il vocabolo originale ha un significato univoco?

[2] Il filosofo e teologo irlandese Berkeley elaborò una dottrina secondo la quale la causa di tutte le nostre percezioni non è una realtà materiale esterna, ma una volontà o spirito, che egli identifica con il Dio cristiano; come il sogno è generato dalla nostra mente, l'universo è una sorta di sogno collettivo suscitato da Dio nelle nostre anime. Nelle interpretazioni quantistiche alla Berkeley, la "realtà" fisica non è considerata come un quid esistente in sé e per sé, ma solo come un’idea proiettata dalla Sorgente nelle nostre menti attraverso le immagini sensoriali che percepiamo; dunque sia la funzione d'onda sia il suo collasso sono reali, solo in quanto rappresentano le modalità con cui la Coscienza concepisce l'universo e suscita in noi le nostre impressioni sensoriali.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

25 febbraio, 2014

Morsi di Coscienza


Fissi alle eterne costellazioni, bisogna imparare nella sofferenza di ogni uomo il senso dell’apparire, il dolore di entrare e di uscire dalla scena. (G. Barbiellini Amidei)

Ormai molti ne sono convinti: è la Coscienza a proiettare questa allucinazione splendida e feroce che chiamiamo “realtà”. Per una ragione che resta inestricabile la Coscienza decide di mordere il mondo. Appena lo morde, però, ne è morsa. L’universo pare ritorcersi contro chi l’ha generato come un figlio matricida. E’ separazione, distacco, dimenticanza.

Nel suo recente libro, intitolato giustappunto “Coscienza”, Corrado Malanga scrive: “Quando l’essere umano vede le cose che si spostano, deve sapere che non sono le cose che si spostano, poiché è la coscienza che offre questo tipo di impressione. In verità tutto è fermo”. Questo discorso varrà anche per gli eventi: il cosmo e l’insieme di tutti i fatti che accaddero, accadono ed accadranno, sono congelati nell’istante senza tempo, impietriti nel volto impenetrabile di una Sfinge. Il libero arbitrio è poco più di un’illusione percettiva.

Viene in mente l’esperimento denominato “coscienza globale” con cui si cerca di comprendere in che modo la coscienza collettiva reagisca agli accadimenti, se essa riesca a presagirli. Se riesce a presagirli, significa che gli avvenimenti sono già lì in attesa di essere captati?

Vengono in mente quelle singolari teorie secondo cui la realtà si forma, non appena è osservata. Osservata da chi? Da occhi superiori? Prima che il reale sia percepito, si estende solo un interminato, profondissimo nulla.

La Coscienza è simile ad un serpente raggomitolato su sé stesso. Assomiglia ad un serpente che, uccidendo il suo vecchio io, rinasce. E’ così: death and life, side by side.

Alla fine sembra che la Coscienza si estruda fuor di sé stessa, condannandosi alla lacerazione ed alla sofferenza. Attraverso il dolore più acuto, il suo sguardo diventa acuto in modo eccezionale… salvo poi accorgersi che non c’è niente da guardare.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

26 dicembre, 2013

Mind and matter

E’ stata un’esperienza reale o si è svolta "solo" nella mente? Questa è la domanda che ci poniamo di fronte ad un evento che trascende le normali coordinate cronotopiche ed i parametri della logica. E’ una domanda discutibile ed ingenua, poiché ignora che ignoriamo quali siano le vere differenze tra realtà “reale” e realtà mentale. Lo spazio, il tempo e le cose stesse non sono forse in primis oggetti psichici?



Essi esistono come contenuti della coscienza, prima di trovarsi eventualmente là fuori. Ciò che è percepito è: esse est percipi, scrive appunto il filosofo Berkeley. Non disponiamo di criteri oggettivi per attribuire gradi di realtà ai disparati livelli della realtà. Il senso comune non è criterio né oggettivo né certo.

La materia è più reale del pensiero, un oggetto più di un’idea? L’universo onirico è meno vero del mondo in cui siamo desti? Una veneranda tradizione (si pensi almeno ad Artemidoro nella cultura greca) ci insegna a conferire importanza ai sogni, ad ascoltarne i messaggi sibillini, anche se l’interpretazione dei simboli onirici, dal momento che si avvale per lo più di categorie razionali, è quasi sempre condannata al fallimento.

Realtà e realismo, la realtà ed il suo rispecchiamento, un gioco di specchi dove non si sa che cosa rifletta che cosa. Così un quadro realistico ci appare più concreto e tangibile di quel fuggevole fotogramma di realtà che l’opera ha immortalato. Forse è per questo che si rimane incantati al cospetto di un dipinto realistico, quanto più è realistico. La fascinazione del realismo, con il caso estremo del fotorealismo, è sguardo di Medusa al contrario: siamo noi osservatori ad impietrire la realtà. Ne scaturisce una visione interrogativa di fronte all’oggetto con il soggetto che interroga sé stesso.

A ben vedere, nulla è più astratto ed immotivato del cosiddetto “mondo reale” che eppure ha una sua consistenza, una sua dura refrattarietà, come si può constatare sovente, soprattutto quando prendiamo una sonora zuccata.

Se la mente mente, il reale non è meno menzognero: filtrato dall’encefalo ed organizzato nelle forme a priori affinché sia conoscibile, di esso conosciamo ben poco; solo una superficie variegata in cui i colori, le forme e la tridimensionalità sono mere organizzazioni percettive, fantasmagorie.

In che cosa differiscono una pellicola cinematografica e la realtà dinamica? In questi ultimi decenni si è diffuso il paradigma dell’universo-ologramma che si avvia a soppiantare il modello del cosmo paragonato ad un complesso meccanismo: sono schemi molto diversi, ma li accomuna il fatto che non sappiamo chi sia l’ideatore di tutto questo e perché.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

10 settembre, 2010

Appunti sull’Idealismo di ieri e di oggi (prima parte)

Non aveva forse torto Jung quando scrisse che “Lo spiritualismo è una soperchieria come il materialismo.” Le correnti immaterialiste, nel loro rigido monismo, riescono a demolire molti pregiudizi scientifici, ma, a loro volta, incorrono in alcune incongruenze, non meno significative delle contraddizioni in cui si impantana il materialismo. Un approccio obiettivo al tema indurrebbe ad accettare una concezione dualista (non nel senso di manichea). Mi pare paradossale che l’Idealismo, lato sensu, sia e sia stato propugnato da filosofi che, a tutti i costi, hanno voluto valorizzare il libero arbitrio. A ben vedere, la libertà umana è poco compatibile con tali concezioni.

La filosofia idealista nega alla materia un’esistenza autonoma rispetto al Soggetto che la situa. Tra le varie declinazioni del pensiero idealista, il sistema di Fichte è quello più netto e chiaro in proposito: la natura è Non-io posta dall’Io affinché l’Io possa affermarsi. Asserire che il mondo sensibile è solo un’illusione significa scontrarsi con il senso comune ed accettare delle notevoli conseguenze teoriche.

In primis, la cosiddetta realtà materiale diviene in toto una costruzione della Coscienza. Il cervello non decodifica ed organizza i segnali che provengono da un inesistente esterno, ma elabora un’immagine quadridimensionale su “suggerimento” della Mente universale (si pensi a Berkeley). E’ evidente quindi che non soltanto le qualità secondarie (colori, suoni, odori…) sono del tutto soggettive, ma anche le qualità primarie (forma, dimensioni). Inoltre, visto che queste qualità si collocano in un continuum categorizzato di ordine spazio-temporale, è logico inferire che gli eventi tutti accadono nella Mente e non là fuori. Gli eventi sono pensieri esteriorizzati. Se intendiamo essere consequenziali, giacché tutto avviene nell’istante atemporale della Mente che produce i pensieri-accadimenti, è palese che il libero arbitrio è un inganno, a meno che non si voglia congetturare che ciascuna mente individuale crea e proietta il mondo, perché ci troveremmo di fronte a miliardi di mondi differenti. Invece, in base ad un piano prestabilito, quasi tutti percepiscono il rosso come rosso, mentre non esistono, per quanto ne sappiamo, milioni di modi difformi in cui si può percepire lo stesso colore rosso. Tutto fu, è e sarà come è nell’attimo ucronico.

Pertanto le correnti
New age che esortano ad influire con il pensiero sulla materia e quindi sugli accadimenti (oggetti nella sequenza spazio-temporale) non hanno molto senso, non trovano una chiara giustificazione teoretica. Infatti, in primo luogo, non si può incidere su ciò che non esiste; inoltre non è la mente individuale ad agire, poiché essa è agita da una Mente cosmica.

In tale Weltanschauung, la realtà è letteralmente sogno: è un sogno ad occhi aperti. La dimensione onirica, che non è differente sul piano qualitativo, è solo più sfocata e multiforme, se confrontata con il daydream.

Accettato il modello idealista, come si devono interpretare tutti gli eventi? Come in un sogno, il “fatto” ha natura esclusivamente coscienziale. Propongo un esempio. Se X, per distrazione, sbatte contro una mensola all’altezza della testa, procurandosi un bernoccolo, l’accaduto va così spiegato. Nella mente di X, la Mente transpersonale ha creato la mensola con tutte le sue qualità primarie e secondarie. Ha altresì deciso che tale evento occorresse in quel preciso istante e secondo predefinite modalità (la distrazione): il dolore causato dalla durezza del legno e dagli spigoli della mensola è dovuto al cervello che lo attua in concomitanza con l’urto.

Qui si potrebbe integrare la dottrina idealista con quella occasionalista di Malebranche che è l’unica in grado di render conto di come lo spirito possa agire sul corpo. Le creature non possono intervenire sul mondo materiale, se non attraverso la mediazione di Dio. E’ Dio a generare nell’anima una determinata sensazione, allorché il corpo (illusorio) è modificato in un certo modo ed a dare al corpo un determinato movimento, quando l’anima lo “vuole”.

La vita, come è concepita dunque dagli indirizzi idealistici e dalle tradizioni orientali, in cui il mondo è lila, gioco, è appunto un video-gioco. Ciò in senso quasi letterale.



APOCALISSI ALIENE: il libro

01 luglio, 2009

Il mondo, la coscienza, il nulla (prima parte)

Il tempo, la più grande illusione, concretizza ogni destino. (Davy)

Niente e nessuno ci può garantire che esiste il mondo fuori di noi. Si racconta che Pirrone, filosofo greco, andasse a sbattere contro gli alberi, poiché non poteva essere sicuro che l'albero fosse un oggetto "esterno", "concreto" e "reale". Da un punto di vista filosofico non aveva torto, sebbene dovesse procurarsi, a causa del suo ostinato scetticismo, dei forti mal di capo: la "realtà" è il risultato di una fede. Noi crediamo che l'albero continui ad esserci, anche quando non lo percepiamo, laddove il fenomeno è letteralmente ciò che appare ai nostri sensi. Fondamentale fu la rivoluzione copernicana con cui Immanuel Kant trasferì lo spazio ed il tempo all'interno dell'io legislatore, della coscienza cui il mondo fenomenico deve adattarsi affinché sia esperito. Tuttavia se, grazie alle filosofie orientali, a Platone, a Berkeley ed all'Idealismo, abbiamo spostato il baricentro dell'essere dall'"esterno" verso l'"interno", restano molti problemi irrisolti.

Orbene riconosciamo, sulla base di acquisizioni antiche e recenti, che l'universo è una proiezione, generata da un oloprogramma. Ricordiamo che energia, spazio e tempo sono "condensazioni" di atti percettivi, provvisorie ed illusorie immagini dinamiche create dal cervello-mente-coscienza. Rammentiamo pure che l'abitudine e schemi a priori producono da un lato la sequenza lineare del tempo, dall'altro la collocazione spaziale degli oggetti, senza che tali caratteristiche ineriscano al mondo in sé. Non è forse un caso se queste forme a priori della sensibilità si strutturano, se consideriamo la linea ontogenetica (lo sviluppo dell'individuo) gradatamente affinché l'individuo possa organizzare la visione dell'universo, secondo un modello empiricamente funzionale, sebbene non veritiero. Sicuramente ci è capitato di sentire dei bimbi che impiegano i tempi verbali in modo contraddittorio. Ad esempio, dicono: "Domani sono andato all'asilo". Questo uso disinvolto e paradossale degli indicatori cronologici sembra denotare una non-oggettività delle relazioni temporali: passato, presente e futuro coesistono nella mente del bambino (diagramma ontogenetico) come nell'età del Sogno appartenente alla mitologia degli Aborigeni australiani. Pare che si possa inferire dalla non-sostanzialità dei rapporti temporali una non-sostanzialità del tempo tout court.

Esterno ed interno sono due aspetti inscindibili: solo per convenzione li distinguiamo, perché è nella coscienza che si configura quel che esiste. L’unitarietà del tutto, l’atemporalità dell’eterno è il fiume eracliteo in cui non è possibile immergersi due volte.

La concezione idealistica del reale sconfina nel solipsismo, poiché, l'universo è in quanto ipse fecit. Il sole sorge comunque anche senza l'io che lo percepisca e lo coaguli in un crogiolo fenomenico? A rigore, no. No, il sole non può sorgere, se l'io non lo percepisce e coagula. Si evita il solipsismo o postulando, con Kant, un noumeno inconoscibile, ma che è il substrato del mondo fenomenico, o ricorrendo ad una Mente che proietta e, nel contempo, esperisce l'universo. Tale Mente, un io penso trascendentale ed ontologico concepito non solo come attività ma anche come sostanza, può essere anche definita Dio, di cui gli io individuali partecipano, come le onde dello stesso mare. Sennonché, a differenza del Dio delle religioni positive, questa Mente non pare coincidere con un Creatore consapevole, ma con una specie di Narratore-Descrittore di possibilità di esistenza (gli enti non necessari), avulse da un fine preciso. Questa Mente è simile ad un sognatore che tesse e disfa racconti ed immagini oniriche e che, solo nel caso dei rari sogni lucidi, riesce a definire l'intreccio ed i ruoli dei personaggi.



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