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20 luglio, 2013

Panneggi

E’ noto che Leonardo da Vinci amava dipingere i panneggi delle vesti: essi consentivano al genio rinascimentale di suggerire la tridimensionalità e la naturalezza. L’ombra indugia nell’incavo, scava le cose; la luce scivola sulla parte rilevata: ora il contrasto ora la gradazione fra lumeggiature ed ombreggiature rendono l’illusione della profondità, come fallace conferma che “là fuori” esiste qualcosa, uno spazio in cui abitare.

Dipingere, disegnare significano conoscere. Ha ragione Elemire Zolla, quando consiglia di effigiare gli oggetti al fine di comprenderli, di compenetrarli. Mentre si ritrae la natura o un altro soggetto, si scoprono i loro particolari che talora sfuggono anche all’osservazione più attenta. Ad esempio, non solo si riconosce che le spirali delle conchiglie rispecchiano gli avvolgimenti delle galassie, ma pure si rintracciano volute sulla buccia di molti frutti. Parimenti i fiori sono piccoli sistemi stellari. Tra l’altro, il movimento levogiro, il moto della vita, accomuna i corpi celesti e le piante.

Così un filo invisibile intesse l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, dagli spazi siderali agli atomi, lasciando affiorare una segreta armonia. E’ questa armonia che gli artisti cercano di tradurre in immagini, suoni, colori... Resta da capire come essa possa coesistere con le aspre, violente dissonanze del cosmo. Resta da capire il suo vero significato di là dalla pelle delle cose.

I Maestri, quando trasfigurano la realtà, possono solo accennarne l’essenza enigmatica, imperscrutabile.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

21 maggio, 2010

Affioramento

In un bellissimo racconto, Guy de Maupassant, svolge un preambolo dove indugia sulla musica, meravigliandosi di come le vibrazioni nell'etere possano generare delle note che suscitano emozioni ineffabili, risvegliano ricordi, dipingono sogni. Il narratore francese tenta di afferrare quegli istanti prodigiosi in cui il silenzio si anima in una melopea, prova a catturare l'attimo che vede la musica liquefarsi nel sentimento. La mirabile riflessione di Maupassant è un'avventura ai confini di ciò che non può essere espresso.

Lo stupore empie l'animo dell'artista che, al cospetto della creazione, avverte il brivido dell'assoluto. E' lo stesso stupore (thaumatos) da cui sgorga la filosofia, non sterile esercizio di pensiero, ma compagna dell'esistenza. Così, infinita è l'ammirazione di fronte all'universo, libro scritto in caratteri ermetici, di fronte alla natura con le sue sbalorditive invenzioni. Ci chiediamo non solo come dal
nulla sia potuto emergere il tutto, ma pure donde scaturiscano la vita, la coscienza.

Contempliamo un ciottolo: le venature sono le onde di un oceano grigio, pietrificato, ma anche le linee fluttuanti di un'energia condensata. Di fronte al miracolo di un sasso levigato dalla risacca, quale sarà la meraviglia davanti agli esseri viventi! Qual è il confine tra inorganico ed organico? Invano compulseremo manuali di biologia con le loro spiegazioni tanto complicate quanto semplicistiche. Si è che la vita pare affiorare all'improvviso nelle forme più diverse, sbocciare come un astro nel buio della notte.

Se osserviamo i platani che costeggiano i viali cittadini, in primavera vediamo i rami punteggiati di gemme e di piccole foglie: quale misterioso anelito si spande negli alberi per adornarli di fronde verdeggianti?

Spesso innocenti bambini schiacciano le formiche o le bruciano con una lente per un crudele divertimento: è una puerile barbarie che ignora quanto complesso sia un umile insetto. Chi di noi sarebbe in grado di creare un congegno semovente che imitasse una formica? E' vero: oggi gli scienziati riescono a congegnare
automi ed androidi, ma queste mirabilia, risultato di tentativi durati secoli, sono sempre la pallida imitazione degli organismi. E' un po' quello che avviene per la realtà virtuale (dispiace che persino un autore acuto e sensibile come Elemire Zolla si sia lasciato incantare da questa sirena di plastica): è perfetta nella sua algida bellezza, ma, anche quando riceve una fleboclisi di profumi e sensazioni tattili, ci accorgiamo che manca sempre qualcosa. Le mancano il sangue, i nervi, il calore, l'anima.

Ecco il mot clef, “anima” che non è un concetto, ma la fiamma che splende e consuma. Così alla nostra
società cieca si addice più di ogni altro il vocabolo di "disanimata" e molti uomini che si ammassano nelle metropoli sono soltanto involucri, mentre l'anima freme in un filo d'erba soffocato dal cemento, in un'ombra diluita nel crepuscolo, persino nel fiore di seta in un'ampolla.

Tornare alla terra, al tatto...: il mondo tecnologico può offrire solo succedanei della vita. Può elargire il cinema tridimensionale a chi percepisce solo la superficie. Riscoprire il piacere di sfiorare la pagina di un libro, ascoltare lo sfrigolio del lapis sulla carta, come murmure di fuoco che sta per estinguersi. Tornare ad interrogare e ad interrogarsi, scoprire inusitate correlazioni, congiungerle con fili invisibili.

All'improvviso sulla calma superficie di un lago si sprigiona un'eco in cerchi di vento.



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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 aprile, 2009

Interpretazioni dell'Apocalisse (terza ed ultima parte)

Interpretazione storica

Secondo Robin Lane Fox, autore di Verità ed invenzione nella Bibbia, Milano, 1992, l’Apocalisse deve essere rigorosamente collocata nel suo contesto storico, nella polemica anti-romana ed anti-imperiale di una primitiva comunità cristiana che vedeva nell’Urbe l’incarnazione del Male. Lane Fox riconduce lo stesso marchio della Bestia (il 616 o 666) ad usanze pagane, senza intravedervi alcunché di profetico. Di solito gli esegeti non credenti privilegiano un’analisi di Rivelazione per situarla nell’ambito della cultura e della Weltanschauung peculiari del I secolo dell’era volgare. Qualora ne colgano linee anticipatrici, le situano nei tempi immediatamente successivi alla composizione, tempi di cui era possibile presagire o vagheggiare gli sviluppi sulla base delle condizioni di allora.

Elemire Zolla, nel saggio Lo stupore infantile, all’interno del capitolo intitolato Apocalissi e Genesi, osserva: “Forse l’Apocalisse è un’elaborata maledizione di Roma. Quando Roma si convertì, essa fu sconfessata da Eusebio di Cesarea”. Stando all’autore, "le interpretazioni dell’Apocalisse sono combinate a puntino con la situazione politica dell’istante”.

Mi pare non si possa dubitare che il libello del Veggente di Patmos sia animato da una tensione escatologica che, però, pare proiettata in un futuro non lontano rispetto all’età in cui visse l’autore. Si riteneva in genere che la Parousia del prossimo fosse prossima. Questo anelito anima anche alcuni versetti evangelici ed alcuni passi delle Lettere paoline. Tuttavia pare che il testo si adatti, almeno per quanto attiene ad alcuni particolari, ad eventi della nostra epoca: mi riferisco specialmente al 666.

È noto che il 666 è codificato nel codice a barre, la sequenza di linee verticali di diverso spessore e separate da una spaziatura variabile, usata per identificare i prodotti ed il relativo prezzo. A questo punto ci si potrebbe chiedere come fu possibile ad un semisconosciuto filosofo dell’Asia minore, intuire che in futuro la cifra 666 sarebbe stata adoperata in un metodo di identificazione che per di più si inserisce all’interno di un sistema in cui le persone sono ridotte a numeri [1].

Le coincidenze sono suggestive: 666, oltre ad essere un multiplo di 11,1, indicante il ciclo delle macchie solari, è contenuto nei numeri romani presenti nella formula VICARIUS FILII DEI, che designa il papa. Babilonia la grande, descritta con un linguaggio immaginoso e criptico, evoca non solo l’Urbe pagana, ma anche la sede della Chiesa cattolica? Questa fu l’interpretazione prevalente nel Medioevo, visione che fu condivisa anche da Dante Alighieri. La traslazione semantica dalla Caput mundi imperiale al cuore della Chiesa cattolica (una chiesa che di cristiano non conserva quasi nulla) non appare difficile da un punto di vista esegetico, sebbene sia subordinata ad una lettura non meramente storica del libretto.

Alcune conclusioni provvisorie

Non escluderei che l’autore dell’opuscolo abbia squarciato il velo del tempo e intravisto avvenimenti lontanissimi, considerando anche la tendenza della storia a ripetere certi suoi modelli: forse alcune parti si possono leggere prospetticamente, evidenziando simbologie adatte a circostanze imminenti come ad altre più remote. Forse solo ad un’età spetta adempiere l’intera profezia, mentre per altre si allineano segni di cui solo alcuni compiuti. Pare che il 666 sia la cifra (lato sensu) che potrà trovare il suo compimento nei prossimi anni, laddove resta incongrua, se riferita ad altri secoli.

La filigrana dell’Apocalisse, almeno del suo nucleo primigenio, dovrebbe essere astronomico-astrologica: non manca chi (come Burak Eldem, Rendez-vous with Marduk, 2003) nel numero della Bestia ha colto, con argomentazioni alquanto tortuose, un addentellato con Nibiru e con il periodo, pari a 3.600 anni, del presunto pianeta. A prescindere da ciò, mi pare indiscutibile che Rivelazione contenga simboli astronomici che valgono come deittici temporali, come gli indicatori codificati in antichi monumenti, nelle cattedrali gotiche, in numerosi quadri etc. Recentemente Jan Wicherinch, autore del saggio intitolato Souls of distortion awakenings, A convergence of science and spirituality, 2009, ha ribadito tale dimensione: egli, studiando le chiese gotiche francesi, tra cui il duomo di Chartres, si è soffermato sulle sculture del timpano sormontante il portale principale. Qui il Cristo inscritto in una mandorla (Vescica piscis) è circondato dai quattro esseri dell’Apocalisse, simboleggianti gli estensori dei vangeli canonici: l’Angelo (Matteo); il Leone (Marco); il Toro (Luca); l’Aquila (Giovanni). Correttamente Wicherinch e, prima di lui, molti altri vedono nelle quattro figure anche dei segni zodiacali: Acquario (Matteo); Leone (Marco); Toro (Luca); Aquila-Scorpione (Giovanni). Wicherinch, cogliendo nei quattro segni zodiacali i bracci della Croce galattica, azzarda la congettura secondo cui le sculture di Chartres ed altre opere plastiche nascondono un messaggio: la nascita del nuovo Sole, in concomitanza con la congiunzione astrale del 2012, quando dovrebbe concludersi l’attuale ciclo precessionale e cominciarne un altro, l’era dell’Acquario.

Dunque l’Apocalisse indicherebbe un preciso punto cronologico, preceduto e seguito da accadimenti il cui valore, come spesso avviene, diviene trasparente solo a posteriori, vuoi per un contributo ermeneutico delle generazioni di lettori vuoi per un chiarimento progressivo degli emblemi (la Vergine, l’Agnello, le stelle, gli scorpioni, il numero sette, il numero ventidue etc.)

Individuare analogie con altri vaticini appartenenti alle più disparate culture potrà corroborare o indebolire la forza predittiva dell’Apocalisse, in vista di una svolta (positiva o negativa che sia) che è comunque sotto gli occhi di chi vuole vedere.

Leggi qui la seconda parte.


[1] 16 - Inoltre faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla loro mano destra o sulla fronte 17 - e che nessuno potesse acquistare o vendere, se non chi aveva il marchio o il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 - Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, perché è un numero d'uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

05 aprile, 2009

Living by numbers

Spesso i fiori avvizziscono, prima di sbocciare. Ancora esistono adolescenti curiosi e dall'intelletto vivace, ma la scuola riesce con successo a spegnere queste rare fiamme. Propongo un esempio, a mo’ di cartina al tornasole. Prendiamo lo studio dei classici della letteratura italiana: Dante, Petrarca e Boccaccio formano la triade che, secondo uno schema consolidato ma riduttivo, rappresenta un percorso che dal Cielo (Dante) porta alla Terra (Boccaccio), attraverso la tormentata mediazione del Petrarca. Questo apprendono gli allievi degli istituti "superiori", come se una linea tracciata a priori servisse per percorrere lo sviluppo dei fenomeni culturali e storici. Quanto molte meditazioni del sommo poeta fossero agglutinate nel concreto o, di converso, quanto il Boccaccio si ripiegasse su questioni di fede, non devia di un millimetro il tracciato che dalla Trascendenza porta meccanicamente all'Immanenza. Pare anche che, in questa falsariga didattica, tale itinerario, privo di digressioni e ritorni, sia un’evoluzione, dimenticando che il sublime firmamento dantesco, in cui splendono astri esoterici e spirituali, si restringe nella prospettiva boccaccesca aperta su uno scorcio prevalentemente mondano.

Che cos'è questo modo di predigerire gli autori? Quali fini veri ha? Non indugerò sulle categorie viete in cui si costringono gli artisti: sono piatte categorie spesso meramente biografiche o aduggiate da psicologismo. Questo scrittore è ottimista, quest'altro è pessimista; questo è un gaudente, quest'altro un malinconico... Mi domandavo dei fini: lo scopo è - credo - l'ottundimento dell'immaginazione con le sue faville distruggitrici.

L'adolescenza assomiglia a volte all'ultima fiammata della vita, simile all'agonizzante baluginio del crepuscolo. Si è ancora in tempo per portare con sé un tesoro dell'infanzia lontana, quando la meraviglia e l'incoscienza di essere animavano le ombre sulle pareti, i fiori della tappezzeria, le note di un pianoforte. Questo tesoro è come quel sassolino screziato che i bambini raccolgono su una spiaggia: il suo valore è nelle linee sinuose che percorrono la superficie polita, nel geroglifico indecifrabile, nelle sfumature di grigio e celeste che conservano il colore infinito del mare. Perdere quel ciottolo è una disgrazia: ci si dispera, se lo si smarrisce. Sgomenti si intraprende la via verso l'età "matura", privi della più preziosa, perché inutile, tra le gemme.

Su questo tragico passaggio, con magistrale scoramento, così si esprime Elémire Zolla, nel saggio Lo stupore infantile: "Da una certa età in poi, la suddivisione atroce tra l'interiorità ed il mondo esteriore si solidifica senza speranza. Nemmeno il fatto che almeno di notte per forza si debba uscire da questa prigione duale riesce a dissipare l'inganno che si presenta come realtà: per pressoché incrollabile illusione. Invece della pienezza naturale si profila da noi rigidamente, violentemente separato, uno spazio che ci rinserra ineluttabile, soverchiante e taluni dei suoi abitanti ci si stringono addosso, ci forzano a guardarli e ad ascoltarli, ad interrogarci su di loro, sicché crediamo che tutto si riassuma non in noi, ma nel sito molteplice dove ci si trova".

L'unica visione che ancora, tremolante e fragile a guisa di miraggio, ci è elargita è nel sogno dove per qualche istante la logica binaria si sgretola e la realtà si fonde in nebbie consolanti. Il resto dell'esistenza, però, è irretito nella dualità, nell'etica convenzionale, imposta, nella fissazione di ruoli. La "cultura" è impietrita nei calcoli dell'aritmetica, raggelata nelle algide figure euclidee, nelle formule da mandare a memoria, nell'arruffio di date. Tutto diviene logico, scientifico, misurabile, quantificato... Living by numbers.

E' penoso vedere come il sistema deformativo riesca a soffocare l'anelito alla libertà creativa. E' come se delle pianticelle fossero subito svelte, come se ai semi fosse impedito di germogliare, irradiandoli. Quale verdeggiante giardino vedremmo, se gli alberi fossero innaffiati di luce e di pioggia!

Non appena la vita si apre verso il sorriso, la dolente spensieratezza, il mistero dell''essere su cui aleggiano le domande fondamentali circa Dio, il passato ed il futuro, il cosmo e l'io, ecco che cala la mannaia del dovere, della normalità intasata di norme, lavoro, carriera, divertimenti coatti. Questa paccottiglia è all'insegna del senso comune e delle piccole aspirazioni comuni. Manca anche il tempo per conversare del nulla che è tutto.

Ci attende un’idea politica, una chiesa (religiosa o atea è lo stesso), una fede... nella squadra di calcio.

L'uomo non è più "enigma a sé stesso": è pronto per diventare una cifra tra le tante, decifrata.



APOCALISSI ALIENE: il libro
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