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12 luglio, 2010

Il mostro di Omsk

Peter Kolosimo, nel curioso saggio, "Ombre sulle stelle", 1966, riporta uno sconcertante episodio a cavallo tra criptozoologia ed esobiologia. Scrive l'autore:

"Una notte dell'autunno del 1927, un contadino abitante nei dintorni di Omsk fu svegliato di soprassalto da un rumore assordante. L'uomo saltò giù dal letto, chiedendosi da che cosa potesse essere stato provocato quel fracasso infernale; non ne ebbe subito la risposta, ma i nitriti disperati ed il tempestare degli zoccoli contro una parete di legno, gli fecero comprendere il luogo di provenienza di quel pandemonio.

Pensando ad un ladro, l'uomo uscì in cortile, impugnò un forcone e spalancò di colpo la porta della stalla. I due cavalli, pazzi di terrore, lo investirono, gettandolo a terra e galoppando verso l'aperta campagna. Sbigottito e malconcio, l'agricoltore si rialzò, andò a prendere una lanterna e tornò nella baracca, dove trovò un assembramento di vicini, accorsi allarmati, con lumi e bastoni.

Tutti allibirono, vedendo quanto era accaduto nella stalla. Il locale era attraversato in ogni senso da una quantità di fili argentei, di varia grandezza, tesi disordinatamente fra le pareti: essi si rivelarono resistentissimi tanto che gli uomini faticarono non poco a spezzarli a colpi di randello. Quando si furono aperti un varco in quell'intrico scintillante, scorsero nel soffitto un vasto squarcio: pareva che un macigno avesse sfondato il tetto, ma per quanto si guardassero intorno, i contadini non videro traccia del masso. Videro, invece, rintanata contro un mucchio di paglia, una 'cosa' dall'aspetto terrifico, senza dubbio viva: una massa biancastra grossa quanto una zucca che si contraeva ritmicamente. A rendere ancora più ripugnante lo spettacolo, quella 'cosa' rotolò verso la parete all'avvicinarsi degli agricoltori, rivelando sulla massa segni che potevano rivelare i tratti di un volto umano. Poi, scaturiti dalla mostruosa testa, lunghi tentacoli si tesero verso gli astanti. Qualcuno di loro scappò, ma altri si gettarono sulla malcapitata creatura, colpendola fino a ridurla ad un informe mucchio di viscida materia bianco-bluastra.

Un giornalista che, al seguito della milizia popolare si recò l'indomani a dare uno sguardo alla ‘casa stregata’, affermò che, dalle descrizioni dei contadini e da quanto era rimasto, quella 'cosa' assomigliava ad un polpo".

Con Kolosimo, ci domandiamo da dove venisse l'orrida creatura: precipitò forse dallo spazio? La singolare vicenda sembra suggerire che l'octopus di Omsk fosse un intruso proiettato sul nostro pianeta da un altro piano di realtà, un essere naufragato sulla terra, dopo aver attraversato un varco tra due mondi, apertosi improvvisamente. Il groviglio di fili rutilanti, che la creatura forse secerneva, pare evocare una situazione quasi biotecnologica, da romanzo di fantascienza pulp. Kolosimo chiosa: "Propendendo per l'origine spaziale del povero diavolo, si potrebbe cercare forse una spiegazione della fitta rete argentea, attribuendola al processo di disgregazione d'una capsula o d'uno scafandro di ignota composizione." Potrebbe essere, come il "polpo" di Omsk potrebbe essere stato un crononauta...

Comunque la si pensi, si tratta di un fenomeno fortiano tra i più enigmatici.


Fonte: P. Kolosimo, Ombre sulle stelle, Milano, 1966, pp. 354-355



APOCALISSI ALIENE: il libro

13 febbraio, 2010

La messe delle anime

Grey aliens and the harvesting of souls: the conspiracy to genetically tamper with humanity, 2010, ossia I Grigi e la messe delle anime: la cospirazione volta alla corruzione genetica dell'umanità, è un corposo volume dell'ufologo Nigel Kerner. Non mi riconosco in certe congetture dell'autore, ma il titolo non è privo di spunti interessanti.

Nick Redfern, autore di Final events: alien abductions, the government and the afterlife, scrive a proposito del libro: "Grey aliens and the harvesting of souls: The conspiracy to genetically tamper with Humanity, è il nuovo sconvolgente testo di Nigel Kernere ridefinisce la natura della presenza aliena sul nostro pianeta. In un particolareggiato studio che scuote la ricerca ufologica di tutto il mondo, Kerner ventila una spaventosa teoria per spiegare la presenza dei Grigi sulla Terra. Lungi dall'essere gli extraterrestri benevoli che molti rapiti credono essi siano, in realtà sono alieni freddi, il cui duro e terribile compito è quello di raccogliere e manipolare la nostra forza vitale, l'anima, per scopi sia nefandi sia infausti".

Dalla quarta di copertina traggo le seguenti informazioni. Il saggio espone l'agenda dietro la manipolazione genetica di certe etnie per opera dei Grigi, rivelando la natura dei Grigi come sofisticate macchine create da una civiltà extraterrestre da tempo estinta. Il ricercatore, risalendo ai tempi della Bibbia, individua nella "messe delle anime" un Leit motiv che collega antiche tradizioni a fenomeni come il razzismo, prodotto di un programma volto all'ibridazione genetica.

Nel 1997 Kerner, basandosi soprattutto sulle dichiarazioni di Philip Corso, divulgò il concetto dei Grigi come unità bioniche. Nella sua ultima fatica rivela che i Grigi stanno cercando di sconfiggere la morte, impadronendosi di qualcosa che essi non possiedono, cioè l'anima: attraverso la manipolazione del D.N.A. umano, questi alieni sperano di creare per sé un'anima che consenta loro di sfuggire alla presa di un universo materiale per accedere ad una dimensione atemporale. Kerner spiega che questi interventi genetici sono all'origine di molti difetti umani, come la violenza, la cupidigia, la malvagità. Il razzismo - spiega l'autore - fu introdotto dagli extraterrestri per impedire che i loro esperimenti genetici fossero compromessi da incroci con gruppi umani al di fuori del loro controllo. Esaminando fonti storiche, Kerner mostra che Gesù, che rappresentò una linea genetica non corrotta, avvisò i suoi discepoli della minaccia costituita da questi intrusi, mentre Hitler, un puro prodotto di questa intelligenza aliena, compì un genocidio nel tentativo di eliminare tutti coloro che non erano geneticamente ibridati. Nonostante il notevole potere dei Grigi sull'umanità, Kerner afferma che la speranza non è perduta, poiché i Grigi esistono esclusivamente nel mondo materiale, così, se si seguono le leggi spirituali della metempsicosi e del karma, mirando all'evoluzione ed al trascendimento della sfera sensibile, obiettivi che i Grigi non possono conseguire, gli uomini potranno sfuggire alle loro grinfie.

Come si vede da questo compendio dei contenuti, Kerner mette molta carne al fuoco. In primo luogo, si deve rilevare la convergenza con le ipotesi formulate da Corrado Malanga circa il fine ultimo degli alieni, in relazione all'anima (?) ed al loro tentativo di accedere ad una dimensione metafisica.

Qui non indugerò su questi controversi temi già sfiorati altrove e sui voli pindarici dell’autore, poiché vorrei, invece, mettere in luce un aspetto originale del libro: mi riferisco al collegamento che l'ufologo instaura tra gli Ebrei ed i Grigi. Nil novi sub sole: si obietterà. In effetti, numerosi studiosi di Paleoastronautica hanno considerato gli Habiru un popolo in contatto con visitatori, riconducendo le loro manifestazioni culturali, le credenze ed i riti ad una trasfigurazione di esperienze con esseri provenienti da lontani pianeti. Kerner, però, si discosta dagli autori succitati giacché indugia sull'usanza della circoncisione, peculiare degli Ebrei (ma non solo), evidenziandone l'importanza genetica e razziale, dietro il valore religioso di suggello dell'alleanza tra gli Ebrei e YHWH.

Sono soggetti assai spinosi e che richiederebbero approfondimenti interdisciplinari: vero è che la questione genetica è al centro di parecchi intrighi. Si pensi agli scopi reconditi della spaventosa operazione "scie chimiche" con l'agghiacciante estrusione del Morgellons, la malattia di origine nanotecnologica che manifesta una metamorfosi dell'essere umano, parallela, guarda caso, all'ipotetica struttura bionica dei Grigi. Si consideri l'ossessione per la razza e per la purezza che attraversa alcune culture e che oggi, pur occultata, anzi ufficialmente esecrata, continua ad alimentare sogni di dominio ed incubi eugenetici.


Articolo correlato: N. Kerner, Our fathers who art from spaceships, 2010


APOCALISSI ALIENE: il libro

27 dicembre, 2009

Pulsar: messaggi da civiltà dello spazio?

Il pulsar è una stella di neutroni in rapida rotazione e che emette fasci di onde radio simili a quelle di un radiofaro veloce. I radiotelescopi sulla Terra captano tali onde nella forma di impulsi radio periodici di notevole regolarità. Il nome pulsar è una contrazione di pulsation radio source (radio sorgente pulsante) ed è stato scelto in analogia al termine quasar. La prima pulsar fu scoperta nel 1967 da Jocelyn Bell Burnell, una giovane radioastronoma che lavorava a Cambridge, sotto la supervisione di Anthony Hewish. L'équipe di Cambridge rilevò che l'oggetto scoperto era molto più piccolo delle stelle appartenenti alla sequenza principale, non maggiore di un pianeta come la Terra. Insieme con l'estrema precisione dell'intervallo tra i due impulsi successivi, questa conclusione indusse i radioastronomi a considerare la possibilità che i segnali captati potessero provenire da una civiltà extraterrestre, ma la scoperta di altre pulsar mostrò che non poteva essere così e che doveva trattarsi di un fenomeno naturale.

Nel 2006 lo scienziato statunitense Paul A. La Violette, in un saggio intitolato Decoding the message of the pulsars, Intelligent communication from the galaxy, ha riproposto la teoria secondo la quale le onde radio delle pulsar sarebbero comunicazioni di popoli delle stelle. Andrew Collins in Segnali dallo spazio profondo, 2009, ipotizza che questi astri di neutroni siano delle creature senzienti in grado di alterare frequenza, forza e natura delle loro emissioni elettromagnetiche: infatti, secondo Collins, la vita nel cosmo potrebbe non essere basata solo sul carbonio (e sul silicio, aggiungo), ma pure sul plasma.

Come si accennava, La Violette opina che la vera natura di questi oggetti celesti sia stata grossolanamente fraintesa. Egli avrebbe scoperto, con uno studio durato ventisette anni, che un numero di singolari pulsar è distribuito in modo non casuale: si tratterebbe di una dislocazione significativa secondo il punto di vista di una civiltà aliena. Nel suo libro, il ricercatore "illustra l'evidenza di inusuali allineamenti tra le pulsar ed interessanti correlazioni tra i periodi degli impulsi. Importante è il messaggio che gli extraterrestri stanno inviando, un avvertimento su un cataclisma dovuto ad un'esplosione del nucleo della Galassia. Questa ammonizione potrebbe aiutare l'umanità ad evitare una futura tragedia di proporzioni globali. Il titolo di La Violette contiene analisi approfondite delle pulsar, con nuove idee sulla loro genesi e sulle loro funzioni, fornisce prove di una rete extraterrestre di comunicazione, include informazioni sui crop circles e sulla tecnologia con cui vengono disegnati."

L'autore ritiene che le pulsar siano nane bianche dotate di generatori di sincrotroni creati da una società galattica intenta a trasmettere messaggi a noi terrestri.

Come valutare l'ipotesi sopra riassunta? Appare bizzarra, benché La Violette sia studioso di valore, abituato a condurre indagini rigorose con l'ausilio di dati e di fonti che spaziano dall'Archeoastronomia alla Fisica, dalla Storia alla Cosmologia... Più che altro il presunto proposito di inviare una comunicazione alla Terra per opera di una star nation, sembra il canovaccio di un romanzo fantascientifico: sappiamo quanto sovente la fantascienza sia illuminata da folgoranti intuizioni sul destino e la storia segreta dell'umanità. Tuttavia credo che l'origine artificiale delle pulsar non sia stata ancora dimostrata in modo incontrovertibile, anche se forse in futuro ciò avverrà. L’universo è più misterioso di quanto immagini la più fervida fantasia.

La congettura di La Violette non è comunque priva di un suo fascino abissale, apocalittico: civiltà sideree inviano messaggi attraverso gli spazi gelidi del cosmo per avvisare dei rischi che incombono su un'umanità distratta ed incamminata fatalmente verso l'autodistruzione.

Su un pianeta defunto e freddo, fra cumuli di macerie fumanti e foschi bagliori di incendi, echeggia un segnale che nessuno ormai può più udire.

Fonti:

A. Collins, Segnali dallo spazio profondo, in X Times n. 14, dicembre 2009
Enciclopedia dell’Astronomia e della Cosmologia, a cura di John Gribbin, Milano, 2006, s.v. pulsar
P. A. La Violette, Decoding the message of the pulsars, Intelligent communication from the galaxy, 2006




APOCALISSI ALIENE: il libro

02 agosto, 2009

La sfera e l'impronta di una mano con sei dita

Il seguente episodio mi è stato riferito da un amico che ringrazio per avermi dato il consenso a pubblicare la sua testimonianza. Rispettando la volontà del testimone, non riporto i dati personali. Ho anche omesso nel racconto, di quanto successo sette anni or sono, i particolari che potrebbero portare all’identificazione. L’inquietante vissuto si collega ad un tema su cui ho indugiato in alcuni articoli (cfr infra), ossia la presunta esistenza di creature aliene esadattili. Singolare, nel caso in esame, la correlazione tra un’enorme impronta di mano a sei dita e la visione di una sfera simile a quelle avvistate un po' in tutta Italia quest'estate.


Sette anni fa, era un sabato: alle 14 vidi una sfera di luce che volteggiò a circa tre metri da me per un minuto e mezzo. A quella distanza ed in quel lasso di tempo potei osservarla. Al suo interno si notava come un flusso di onde di energia dalla colorazione argentea che a tratti sfumava sul celeste, a tratti svariava sul dorato. Potevo inoltre vedere attraverso il globo, come quando guardi attraverso una superficie d’acqua. La sfera aveva i contorni un po' sfocati. Il globo sembrava leggerissimo e galleggiare nell'aria: ogni tanto si fermava, ma pareva sempre ruotare su sé stesso. Sparì all'improvviso.

Dopo tale avvenimento, fui colto da un senso di enorme stanchezza. Non riuscivo a stare in piedi e mi coricai, cadendo in un sonno profondo. Mi risvegliai alle 19:30 con i postumi di un’ubriacatura, anche se non bevo. Andai a fare una doccia fredda per riprendermi un po'. Uscito dalla doccia, asciugandomi allo specchio i capelli, notai sul torace l’impronta di una mano con sei dita: la mano era leggermente palmata e con dita molto lunghe. Era grande almeno tre volte quella umana.

Chiamai mio padre: "Babbo, gli dissi, guarda che cosa ho sul corpo!"
Egli mi rispose, quasi incurante: "Hai il segno di una mano (contò le dita)... hai il segno di una mano a sei dita".

Dopodichè mio padre si avviò in cucina. Quindi io corsi a cercare la macchina fotografica per avere una prova dello strano fenomeno, ma il tempo di trovarla, inserirci le batterie etc., l’impronta era ormai per lo più sparita e nella foto si intravedono solo dei segni rossi piuttosto indistinti.

L'indomani mattina, mio padre, alle 7, si svegliò di soprassalto per esclamare sconvolto: "Ma che cosa avevi ieri sul corpo?!" Era come se si fosse reso conto solo il giorno dopo della straordinarietà di quei segni. Oggi penso che abbia rimosso l'accaduto: strana la mente...


Articolo correlato:

Gli esseri esadattili di Akakor



APOCALISSI ALIENE: il libro
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Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

16 maggio, 2009

Oltre l'Ufologia: dall'anima alla creatura del Dottor Frankenstein

L'Ufologia è relegata tra le pseudo-scienze. Gli ufologi attirano la derisione dello "scienziato" e dell'uomo medio-basso. "E' un'accozzaglia di sciocchezze", si sente ripetere. Eppure, sfidando il dileggio e la sicumera degli accademici, alcuni ricercatori hanno imboccato strade che, dallo studio degli oggetti volanti non identificati, li hanno via via portati verso direzioni inattese. In genere si sono scoperte oscure trame , il coinvolgimento dei militari nei rapimenti. Si sono sfiorati altri temi spinosi come i black projects, le basi sotterranee segrete, esperimenti di ibridazione etc. Qualcuno, partendo da premesse ufologiche del tipo "viti e bulloni", si è avventurato ai confini della cosmologia e della filosofia.

Qui è d'obbligo il riferimento al chimico Corrado Malanga che, dopo anni di ricerche empiriche, si è inoltrato nell'insidioso territorio della fisica quantistica ed in quello ancora più insidioso della speculazione filosofica. Va rilevato che quasi tutte i capisaldi attuali del Malanga-pensiero sono desunti dalle dichiarazioni di presunti rapiti sottoposti a sedute di ipnosi regressiva. Non so fino a che punto tali dichiarazioni siano attendibili. Prescindendo dal loro grado di plausibilità, si deve comunque rilevare come il ricercatore toscano abbia introdotto idee nuove all'interno dell'esobiologia, soprattutto con la sua riflessione sull'anima. Che cosa Malanga intenda per anima non è a chi scrive molto perspicuo: un principio incorporeo ed eterno? Un sistema computazionale o che cos'altro? L'autore è altresì convinto, in una convergenza con la tradizione gnostica (credo di concordare anch'io), che non tutti gli uomini hanno un'anima.

La questione è complessa: esiste l'anima? In caso affermativo, come dobbiamo concepirla? Secondo la Bibbia, (almeno se ci limitiamo ad una lettura exoterica del Testo), l'anima è 'nèfesh': non è nulla di immortale e di spirituale. [1] Per Aristotele, l'anima è la forma del corpo: quando il corpo si disgrega, anche l'anima muore. Il filosofo rinascimentale Pietro Pomponazzi, suscitando le ire del clero, riaffermò la mortalità dell'anima sulla base dello Stagirita. Nel Cristianesimo paolino è esposta la dottrina della resurrezione dei corpi, forse mutuata da credenze persiane, non la sopravvivenza dell'anima dopo la morte, concetto della tradizione filosofica classica e non solo. Pertanto si può sempre pensare che l'immortalità sia garantita da una trasformazione della materia, liberata del suo carattere corruttibile.

Si può, invece, ritenere che la materia alla fine sia un non essere, rispetto all'essere vero, svincolato sia dallo spazio-tempo sia dai processi di degradazione che connotano il mondo ilico. In tal caso, il tentativo di predazione dell'anima per opera di esseri interdimensionali, come è descritto da Malanga avrebbe un suo senso, per quanto, a mio parere, paradossale. Infatti a questi “alieni” non interesserebbe soltanto controllare i corpi e le energie (delle energie anzi dimostrano uno sbalorditivo dominio), ma qualcos'altro. "Voi avete quella cosa che vi permette di andare di là, quella cosa che noi, invece, non abbiamo, quella cosa che permette all'uomo di andare di là, da Lui. Noi non possiamo andare da Lui. Alcuni di voi possono andare da Lui." In questo modo puerile e stentato, si esprime(rebbe) un'entità che si è incapricciata di un giocattolo, l'anima. Siamo al cospetto di una mitologia che non mi convince del tutto: tra l’altro, ritengo che il vero fine di presunti esseri interdimensionali sia la distruzione dei pianeti. Essi, simili a boa, causano la morte delle loro prede per soffocamento. Guardiamoci un attimo attorno: il pianeta è bruciato, sterile, desertificato. Gli Arconti hanno conseguito il loro scopo principale: devastare la terra ed inaridire le coscienze. Il loro sogno di immortalità è l’incubo della ripetizione: l’eterno ritorno dell’uguale.

Siamo seri: se l'anima esiste, essa è una scintilla divina e non credo che qualcuno la possa rubare, come fosse un diamante, un oggetto prezioso. Se, al contrario, l'anima è materiale (cervello o alcunché di simile), bastano delle onde elettromagnetiche per neutralizzarla ed ipotetici scienziati alieni possono, se vogliono, con le loro tecnologie, creare tutti i cervelli artificiali che desiderano, senza bisogno di trafugare niente a chicchessia. Forse chi è irretito in una concezione materialista può ritenere che sia possibile, con strumenti tecnologici, appropriarsi di un principio che collega alcuni esseri viventi alla Fonte. Che cosa, però, potranno ottenere? Una specie di creatura del Dottor Frankenstein la cui larvale vita è data dall'energia elettrica. Non manca - è vero - chi incredibilmente ritiene che Dio coincida con il campo di Planck o con un campo magnetico, ma sono stravaganze e, come tali, le riporto senza commentarle.

Possiamo immaginare che anche l'anima sia un'energia elettromagnetica, ma allora dovremmo rallegrarci delle antenne che vengono da per tutto installate, perché ciò significherebbe che le anime si moltiplicano.

Non intendo affermare che la materia-energia sia priva di aspetti enigmatici e che sia del tutto inerte, ma credo essa sia comunque il segno di uno slittamento rispetto ad una perfezione originaria. Se la materia fosse perfetta, dovremmo immaginare che essa combaci con Dio: ciò mi pare una forma di panteismo, con tutti i limiti del panteismo. Nel sistema dualistico tanto connaturato al pensiero umano, siamo inclini a distinguere tra maschile e femminile, tra corpo e anima, tra bene e male… dimenticando che la realtà è molto più complessa e sfaccettata. E’ possibile che esistano enti di gradi diversi situati lungo una scala dal più denso al più etereo. Mente, coscienza, anima… non sono sinonimi, ma non si comprende bene quali differenze intercorrano tra questi enti. Alla sommità si trova lo Spirito puro di cui alcuni partecipano, anche se in minima misura? Ricondurre tutto alle dimensioni fisiche, per quanto sottili, mi sembra riduttivo.

Infine o l'anima, come ente immortale, non esiste ed ha ragione Epicuro, di cui non occorre ricordare le rassicuranti conclusioni, oppure esiste ed è immateriale. In quest'ultimo caso, non saranno le tecnologie più sofisticate a minacciarla, ad imprigionarla o a trasferirla in altri corpi.


[1] Nefesh è molto più che il nostro concetto di anima, non è una qualità che l’uomo ha, ma è quello che l’uomo è, così come l’uomo è soma e non ha soma. Si tratta di due modi di vedere la stessa cosa e non di due cose diverse. Per capire meglio il concetto, anche il corpo di un morto può essere nefesh, ma solo finché si trova nella socialità, dentro i confini fisici e della società, solo finché è ancora identificabile, ma quando ci si dìsfa del corpo, non è più nefesh. Nefesh è anche l’istinto, volontà e desiderio sessuale e potrebbe sorprenderci che la stessa parola viene usata per descrivere l’anelito del devoto a Dio. Dire che nefesh è la persona non è dire che l’anima è la persona, perché nefesh include e presuppone basar, il corpo. Gli antichi ebrei non potevano nemmeno concepire il pensiero dell’uno senza l’altro. Il corpo tiene l’uomo in terra e, grazie all’anima, l’uomo è capace di trascendere il corpo ed elevarsi sopra ed oltre il proprio ambiente. Quasi unanimemente gli studiosi biblici dicono che l’uso della parola psyche pre-platonica come traduzione di nefesh è insufficiente, se non addirittura ingannevole... Una breve parola sull’idea della risurrezione dei morti: secondo Paolo, il nefesh risorgerebbe con la Seconda Venuta di Cristo. Questo significherebbe che la persona si riunirebbe con il proprio corpo. Per Paolo, l’uomo è nefesh: anima e corpo sono inseparabili. (V. Evola)



APOCALISSI ALIENE: il libro
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Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

15 novembre, 2008

E se gli alieni fossero già qui, in mezzo a noi? (articolo del Professor F. Lamendola)

Pubblico un articolo del Professor Francesco Lamendola, autore che, nei suoi documentati e meditati lavori, altresì sostenuti da uno stile adamantino (qualità oggi veramente rara), tratta con equilibrio, competenza ed acume i temi più diversi. L'articolo che propongo è inerente ad una disciplina, l'Ufologia cui, come i gentili lettori sanno, dedico non di rado qualche breve studio. Ringrazio il Professor Lamendola per avermi onorato di una citazione, in riferimento all'angelo Moroni, circa la vexata quaestio relativa alla possibile natura degli "alieni", extraterrestri o creature interdimensionali?


Secondo la mentalità scientista e materialista oggi dominante, non è possibile che creature aliene giungano sul nostro pianeta, poiché vi si oppongono le incommensurabili distanze fra i diversi sistemi stellari e la barriera insormontabile della velocità della luce.

Il fisico Mario Ageno, già allievo di Enrico Fermi e autore, quasi quarant'anni fa (si era in piena euforia per i successi delle navicelle spaziali americane), così si esprimeva in proposito, a conclusione del suo notissimo manuale «Elementi di Fisica» (Milano, Boringhieri, 1976, pp. 689-90):

"Come abbiamo visto, si ritiene oggi che la vita si sviluppi spontaneamente dalla materia inorganica (ma è compito di un fisico, fare una affermazione del genere?), quando certe condizioni ambientali siano assicurate e sia disponibile una conveniente sorgente esterna di energia libera. D'altra parte gli astronomi ritengono che la formazione di un sistema planetario accompagni abbastanza spesso la formazione di una stella e che sia molto probabile che in un sistema planetario accompagni abbastanza spesso la formazione di una stella e che sia molto probabile che in un sistema planetario del genere vi sia almeno un pianeta le cui condizioni superficiali risultino abbastanza simili a quelle che dovevano aversi sulla superficie della Terra circa tre miliardi e mezzo di anni fa.

Anche se non abbiamo per ora alcuna indicazione positiva in proposito e si tratta quindi esclusivamente di speculazioni, non è quindi assurdo ritenere che possano esistere in quella parte dell'universo che possiamo raggiungere coi nostri mezzi di osservazione, alcuni e forse molti pianeti in cui esistono forme di vita.

Ammesso ciò, si pongono immediatamente alcune questioni: fino a che punto è da attendersi che tali forme di vita siano simili a quelle terrestri? Se alcune di queste forme di vita sono intelligenti e tecnologicamente progredite come noi e più di noi, che possibilità v'è di mettersi in comunicazione con esse?

Per ciò che concerne la prima questione, sembra ragionevole attendersi che qualunque forma di vita debba esser basata su quattro elementi H, O, C, N, come la vita terrestre. Non soltanto, infatti, (a parte i gas nobili che, per non essere chimicamente reattivi in questo caso, non interessano) questi sono gli elementi più abbondanti nel cosmo, ma sono anche tutti e quattro elementi del primo periodo del sistema periodico. Solo gli elementi del primo periodo sono, infatti, capaci di formare solidi legami covalenti, sia semplici sia multipli, e di dar luogo a quella grande varietà di composti che sembra indispensabile per realizzare sistemi molecolari che (come gli acidi nucleari e le proteine) possano esistere in un numero praticamente illimitato di tipi diversi, possano riprodursi e nel riprodursi subire mutazioni e quindi possano evolvere. Tutte cose queste necessarie perché un sistema mostri quel comportamento chimico-fisico, che indichiamo correntemente con la parola vita".

Per ciò che concerne la seconda questione, i telescopi e in genere i sistemi di osservazione di cui disponiamo non sono in grado e, a quanto sembra non lo saranno ancora per molto tempo, di mettere in evidenza l'esistenza di pianeti oscuri, nelle vicinanze di un primario di natura stellare. Non è quindi pensabile che si possa dalla Terra verificare l'esistenza della vita su di un pianeta non appartenente al sistema solare. Per ciò che concerne i pianeti del sistema solare diversi dalla Terra, i pianeti più interni, Mercurio e Venere, sono del tutto inadatti a qualunque forma di vita a causa della temperatura superficiale troppo elevata (la temperatura superficiale di Venere supera i 700°K). Per quanto improbabile, non si può ancora definitivamente escludere l'esistenza di qualche forma di vita estremamente primitiva su Marte e, forse, di forme prebiologiche su Giove (che ha una sorgente interna di calore non trascurabile)). Solo viaggi di esplorazione lo potranno decidere. I pianeti transgioviani sono troppo freddi perché si possa avere su di essi un'attività chimica qual è richiesta da forme di vita.

L'articolo continua qui sul sito Ariannaeditrice.


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Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

01 febbraio, 2008

Tre per cento

Tre per cento: secondo alcuni autori, è questa la ridicola percentuale di civiltà aliene che si possono considerare benevole o forse addirittura neutrali. Altri ricercatori calcolano che le star nations evolute costituirebbero circa un quarto dei popoli non terrestri. Precisato che su tali computi non abbiamo alcuna certezza, resta come orientamento ormai prevalente dell'Ufologia quello che tende a considerare la maggior parte degli alieni come malvagi, sino all'ipotesi estrema definita monopolare.

Si tratta di conclusioni che si basano su testimonianze, resoconti di vario tipo, inferenze, indizi, ipotesi. Talora una particolare visione del mondo induce alcuni studiosi a vedere negli extraterrestri soltanto dei demoni. Vorrei qui riflettere su due aspetti di questa intricata questione esobiologica. In primo luogo, i cosiddetti extraterrestri sono veramente creature provenienti da lontane costellazioni?

Negli ultimi anni, molti ricercatori hanno concluso che questi esseri non provengono da pianeti extrasolari, ma da dimensioni parallele: sarebbero, in effetti, esseri interdimensionali penetrati in massa (già, però, nel passato essi si intrusero) nel nostro mondo attraverso varchi, portali apertisi forse a causa delle esplosioni nucleari in atmosfera o in seguito ad operazioni occulte. I celebri Grigi inoltre, come affermato da Philip Corso e confermato in seguito da altre indagini, sarebbero androidi e non esseri biologici. Se così fosse, i veri extraterrestri o non sarebbero mai giunti sul nostro pianeta oppure sarebbero un'esigua minoranza formata da star people in conflitto con demoni e con i Grigi. E' uno scenario che vede contrapposti in un duello cosmico extraterrestri evoluti e sinistri esseri interdimensionali? Tale duello è riconducibile, ad esempio, alla lotta nei cieli tra angeli del Bene ed angeli ribelli o alle guerre tra Deva e Asura della tradizione indiana?

Assistiamo forse, come ho già avuto modo di osservare, alla demonizzazione di quelle poche civiltà non ostili per opera della sinarchia, i cui esponenti più pericolosi, sono soggiogati da entità negative che intendono sbarazzarsi, una volta per tutte, di chi contrasta i loro diabolici piani, ossia le poche persone libere, sostenute, pur a loro insaputa, nella maggioranza dei casi, da esseri evoluti.

In tale contesto, occorre rileggere il problema dei rapimenti: sono per lo più perpetrati dai militari come sostiene, tra gli altri, Steven Greer? Non dubito che i militari posseggono sofisticate tecnologie per creare situazioni fittizie riconducibili ad astronavi aliene e ad esseri di altri mondi cui addossare la responsabilità in toto delle abductions. Non dubito che alcuni militari sono artefici di nefandezze di ogni tipo e che non si peritano di compiere le azioni più deplorevoli, accreditando di sé, nel contempo, un'immagine di patrioti e di difensori di nobili ideali.

Non si può certo escludere che esistano extraterrestri perfidi, ma da costoro ci potranno mai difendere i governi del pianeta, famigerati esecutivi distintisi per ipocrisia e per scelleratezza? Ci potranno mai difendere i militari delle varie nazioni che agitano lo spauracchio, insieme con vari capi di stato, della minaccia aliena? Gli alieni sono una minaccia? Potrebbe darsi, ma alla fine, se sono criminalizzati da uomini di governo e dai generali, mi sorgono moltissime perplessità. Certamente, invece, sono una micidiale e concreta minaccia per i cittadini i governi del pianeta ed i loro alleati-controllori, gli Arconti interdimensionali.

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