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20 gennaio, 2018

Dante a Bussana

A Bussana Nuova, (frazione di Sanremo) sorge una chiesa eretta in solo due anni per volontà di don Francesco Lombardi e dedicata al Sacro cuore di Gesù. E' un maestoso edificio in stile neo-rinascimentale bramantesco. [1]

Nel visitatore suscita notevole impressione un’opera singolare, collocata nell’altare laterale sinistro e dovuta agli artisti Bogliaghi e Paleni, non solo perché compenetra in modo mirabile scultura e pittura, ma pure per il soggetto non diffusissimo, ossia la raffigurazione delle anime del Purgatorio.



In alto domina il Cristo, cinto da un alone costellato di raggi dorati e rosso fuoco. Ai lati dei battenti bronzei, istoriati con episodi biblici e cosparsi di sfavillii, troneggiano ieratici gli angeli Gabriele e, armato di spada, Michele. In basso sono scolpite le anime purganti, alcune in preghiera, altre ripiegate nella contrizione, altre protese verso l’adito con una tensione parossistica tradotta dall’artista con superfici e campiture su cui la luce e l’ombra vibrano nervose sì da suggerire l’intenso anelito delle anime verso la liberazione. Muscoli e tendini delle figure sono modellati con maestria talmente mirabile da ricordare quasi quei capolavori michelangioleschi dove il dinamismo delle forme traduce il travaglio spirituale.

Il fremito che percorre i corpi ed i panneggi si trasmette infine ai drappi dipinti ai lati della composizione: ivi gli incavi ed i rilievi del marmo sono risaltati mediante una pittura trompe-l’oeil.

Di grande effetto è il contrasto fra la parte superiore dell’opera, in cui prevale una solenne quiete, e quella inferiore, tutta palpiti e moti.

Di là dall’iconografia religioso-dantesca, si legge nell’opera la condizione umana immersa nel flusso incessante e distruttivo del tempo, perciò sempre volta, con disperata speranza, ad una pace radiosa.

[1] Il tempio fu costruito dopo che un rovinoso sisma, il 23 febbraio del 1887, ebbe devastato Bussana poi detta “vecchia”, oggi villaggio diroccato in cui si risiedono artisti.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

02 luglio, 2017

Raccolta differenziata: i veri scopi



In questi ultimi anni è stata introdotta in molti comuni italiani la cosiddetta “raccolta differenziata”, definita anche in modo del tutto improprio “porta a porta”. Giustamente i cittadini si lamentano di questo sistema che non funziona né può funzionare: è un metodo che si traduce in mucchi di sacchi e sacchetti ammassati in ogni dove, marciapiedi, angoli di strade, crocicchi, aiuole… L’immondizia è alla mercé di gabbiani e di ratti famelici nonché ricettacolo di insetti. Lo spettacolo cui si assiste nelle nostre città è ributtante, senza dimenticare le precarie condizioni igieniche.

Perché dunque le amministrazioni comunali, siano di “centro-destra” (in realtà ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano di “centro-sinistra” (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano del Movimento cinque bretelle (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari), non recedono dalle loro scellerate decisioni?

Per i seguenti motivi. In primo luogo la “raccolta differenziata” è più lucrosa del riuso e del riciclaggio. Tale sistema alimenta il redditizio settore delle discariche dove la spazzatura, tanto diligentemente separata da ignari cittadini, è ammucchiata e sotterrata. Altro pattume è, invece, incenerito. In Italia la percentuale dei rifiuti recuperati è irrisoria.

Inoltre il “porta a porta” consente di vessare i cittadini, costringendoli a tenere l’immondizia in casa, ad attendere il giorno giusto affinché sia ritirata, a recarsi in “isole ecologiche” distanti dal luogo di abitazione, portando pesanti fardelli.

Non solo, se qualcuno non rispetta tempi e criteri del conferimento, si vede inflitta una sanzione pecuniaria. In questo modo si rimpinguano i bilanci comunali, mentre le società che ricevono appalti e subappalti per la raccolta di vetro, carta, alluminio, organico, incassano giganteschi introiti sulla finta differenziata.

Ancora, il folle procedimento sin qui delineato permette di trasformare alcuni “coscienziosi” utenti in delatori, come in “1984” dove certi sudditi di Oceania passano il loro tempo a spiare dirimpettai e condomini per denunciarli, alla prima “infrazione”, alla psicopolizia. Gli “incivili”, complici mollicci pennivendoli, sono additati al pubblico ludibrio.

Lo scenario ed il clima sono quelli da Nuovo ordine mondiale con interi rioni degradati, sporchi, pieni di criminali. Il fine ultimo della cricca è quello di creare ambienti urbani invivibili, gremiti di miserabili, di derelitti, di sbandati, di delinquenti. Sono zone che ricordano i quartieri popolati dai prolet, descritti sempre nel celebre romanzo di Orwell. L’errore più grossolano è quello di considerare i “politici alla stregua di incapaci”, sia quelli di alto rango sia gli idioti che mal governano regioni, città e paesi,: essi non sono incapaci, perché fingono di esserlo. Preferiscono sembrare degli inetti: per loro l’importante è perseguire luridi scopi.

Come abbiamo scritto, “Nuovo ordine mondiale” è sinonimo di dittatura, di caos, di povertà, di stridente contrasto tra baraccopoli ed oasi verdeggianti e superattrezzate in cui oziano le sedicenti élites. E’ un ordine che nasce e si impone attraverso il caos. E’ un caos che è costante alimento per ulteriori soprusi, per ulteriori devastazioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 aprile, 2016

Biblioteche



Alcuni lettori si saranno domandati per quale motivo nella recensione del romanzo "Anna", l'ultima fatica del romano Niccolò Ammaniti, ci siamo chiesti se l'Assessore, Signora Daniela Cassini, abbia adempiuto una funzione culturale, dopo aver offerto il patrocinio del Comune di Sanremo all'incontro con l'autore. Bisogna qui precisare che l'evento è stato organizzato dal matuziano Liceo "G.D. Cassini": il Comune, con l'Assessorato alla cultura, si è soltanto accodato.

Prescindiamo comunque dal caso specifico e domandiamoci: in quale modo un assessorato può dimostrare reale interesse a valorizzare il sapere? L’amore per il sapere si manifesta in primo luogo promuovendo l’intelligente ed assidua fruizione di musei e biblioteche.

Alcuni fa scrivemmo alla Signora Daniela Cassini, lamentando il fatto che i posteggi di Via Carli, dove si trova la Biblioteca civica fossero stati eliminati a favore di un'isola pedonale, costringendo de facto molti lettori a rinunciare ad usufruire dei servizi, soprattutto il prestito di volumi. Ci fu risposto - qui riconosciamo che almeno la Signora Cassini ebbe la cortesia di dare un riscontro, laddove quasi sempre funzionari e politici sono usi ad ignorare lettere e messaggi - che gli utenti della Biblioteca avrebbero potuto posteggiare nella zona a mare. Il disagio non era poi così grave. Inaudito! Non era forse la nostra doglianza provocatoria? Non sarebbe doveroso prevedere delle zone di sosta GRATUITA per motoveicoli ed autoveicoli almeno per mezz'ora nelle adiacenze di una biblioteca, di una quadreria?

Certo, di fronte agli annosi ed atroci problemi che affliggono le nostre città, la nostra agonizzante società, occuparsi di biblioteche può sembrare un'inezia, ma la risposta sullodata denota il pressappochismo, l'insipienza, l'opportunismo con cui gli amministratori nazionali e locali affrontano tutte le questioni. Sono amministratori che amano pavoneggiarsi con l'organizzazione ed il patrocinio di simposi spesso di discutibile valore, con le loro iniziative e riforme più dannose che inutili. Sono persone che si occupano (?) di “cultura”, “ambiente”, “salute”, “viabilità” etc., ma alle quali non affideremmo neppure la direzione di una bocciofila.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

18 marzo, 2016

Anna

Si intitola “Anna” l’ultimo prodotto di Niccolò Ammaniti, autore la cui celebrità è il frutto di un’insistente e scaltrita politica editoriale più che di vero talento.

Il romanzo, ambientato in un mondo post-apocalittico abitato solo da bambini e pre-adolescenti dopo che un virus ha ucciso tutti gli adulti, non riesce a superare il mero biografismo e l’autoreferenzialità. Si aggiunga la prosa sciatta, scorretta, costellata di strafalcioni e di espressioni gergali ed il quadro complessivo risulta desolante. Forse la predilezione per il gergo dipende da una precisa scelta stilistica con cui il romanziere strizza l’occhiolino al grande pubblico, soprattutto giovanile ed adolescenziale. Resta il dubbio, però, che l’incuria linguistica dipenda da mera ignoranza.

Con il provincialismo che la contraddistingue Sanremo ha creduto di dar lustro alla città, immedesimandosi in questo incontro con l’autore. L’incontro si è tenuto al Palafiori il giorno 10 marzo 2016 ed è stato preceduto da un breve intervento dell’assessore alla cultura (?), Signora Daniela Cassini, tutta compresa dell’importanza dell’evento. Non è mancato il codazzo della stampa locale che, municipalistica ed angusta, si è esibita in sperticati ed ingenui panegirici.

Purtroppo la presentazione del libro, dovuta ad Ammaniti ed a Michele Vaccari, ha confermato quanto molti paventavano: è stata una stanca autocelebrazione, un noioso salotto di vedove attempate che provano a tenersi à la page invitando lo scrittore di grido.

Naturalmente i libri di Ammaniti non sono arte che è ispirazione ed ingegno: sono quanto oggi sforna e promuove il mercato, ossia banalità pruriginose, trivialità con ambizioni pseudo-intellettuali. I libri di Ammaniti non sono neppure letteratura di consumo, ma una letteratura ormai completamente consumata.

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03 settembre, 2014

Raccolta differenziata, ammasso indiscriminato


Siamo assediati dai rifiuti: le discariche (abusive e no) e gli inceneritori sono sempre più numerosi con gravi ripercussioni sull’ambiente e sulla salute degli esseri viventi. Il problema inerente allo smaltimento dell’immondizia è fra quelli che il sistema non vuole affrontare né tanto meno risolvere, poiché attorno ai rifiuti ruota un lucrosissimo giro d’affari! Più lercia delle banconote, l’immondizia è sinonimo di profitti astronomici. Le aziende che operano con incredibile spregiudicatezza in questo campo sono molto potenti e ramificate. Sono imprese che godono di protezioni politiche in alto loco ed all'interno della magistratura.

E’ vero che qualche comune ogni tanto lancia degli slogan, “incrementare la raccolta differenziata!”, “raccolta porta a porta”... ma sono soltanto vuote parole, perché i rifiuti tanto diligentemente conferiti nei diversi cassonetti dalla stragrande maggioranza delle persone sono quasi sempre ammassati nella stessa mefitica discarica, tutti bruciati nello stesso mortale inceneritore.



Mentre nel settore strategico e del controllo, le tecnologie hanno conosciuto “progressi” prodigiosi, in tutti quegli àmbiti in cui le innovazioni potrebbero migliorare la vita siamo a livelli da trogloditi. Si veda in che modo lento, pericoloso e complicato è raccolto il pattume da appositi operatori e veicoli, per poi essere scaricato nelle zone ad hoc dove la putrefazione genera miasmi ed infiltrazioni ammorbanti.

Intanto i soliti noti si arricchiscono sulla pelle di ignari cittadini. Intanto nelle scuole si insegna a differenziare l’immondizia, si decantano i benefici del riciclaggio e del riuso, ma è solo fumo negli occhi. In qualche sito si crea un’isola ecologica per abbindolare la gente ed indurla a credere che i rifiuti siano avviati al riciclaggio, ma allora perché si sbancano intere colline, si scavano vasti terreni per seppellirvi ogni sorta di scarto? Perché si cercano sempre nuove aree da destinare al sotterramento dell’immondizia, suscitando le proteste di comitati che alla fine non ottengono alcunché?

Per risolvere la questione, ci vorrebbero degli amministratori intelligenti, onesti e soprattutto coraggiosi. Coraggiosi perché dovrebbero denunciare a viso aperto la truffa della cosiddetta “raccolta differenziata” per introdurre dei sistemi, come il T.H.O.R., che abbattono l’inquinamento, producendo energia.

Nondimeno, con qualche eccezione, “politico onesto” è un ossimoro ed un adynaton: così ci teniamo la sporcizia e le malattie.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

13 marzo, 2014

Una brutale bruttezza

L’ignoranza avanza e non abbiamo più speranza.

Non sono un estimatore di Vittorio Sgarbi che, alla fine, palesa una visione ingenua e parziale degli amministratori di cui egli condanna "solo" l’insipienza e la corruzione. Purtroppo i governanti, quelli veri, non i pu-pazzi putrefatti che infestano i media, sono tutto fuorché incapaci, ma questo è un altro discorso...

Sgarbi ha ragione, però, quando si avventa contro le brutture del “paese dove il sì suona”, quando si scaglia contro i bruti che stuprano l’arte e la natura. In una scadente skyline si stagliano abominevoli edifici pubblici progettati da architetti ignoranti, costruiti per volontà di "politici" ancora più beoti, opere pubbliche che devastano il territorio con colate di cemento, obbrobriose nonché pericolose rotatorie, squallidi centri commerciali e parcheggi che sorgono là dove si estendevano parchi o campi coltivati... E’ in ogni dove l’inno alla più brutale bruttezza, il peana all’orrore.

Contemporamente capolavori architettonici, scultorei e pittorici, nel migliore dei casi, giacciono nell’incuria, quando non sono più o meno deliberatamente danneggiati o distrutti. E’ il caso in special modo di quei monumenti che, con la scusa dei restauri, sono poi in parte demoliti o stravolti nella loro originaria fisionomia.

Invano tuoneremo contro questi scempi che si consumano nell’indifferenza e nell’ignavia di una popolazione incapace di vedere, figuriamoci di guardare. Dappertutto mefitiche discariche, mortali inceneritori, fabbricati industriali, quartieri congestionati da tetri casermoni...

Le montagne sono sventrate, gli alvei dei fiumi cementificati, le pianure dilaniate da superstrade. Nelle colline sono conficcati tralicci ed antenne, il cielo è un viluppo di scie velenose e nebbie mortali.

La vita sul pianeta sta agonizzando, ma la bellezza è già morta da tempo. E’ morta, perché oggigiorno quasi nessuno più è sensibile ai veri valori estetici.

Non sorprende che in questa età attratta in modo irresistibile verso il laidume e la deformità si celebri il trionfo di una pellicola italiota che incarna, con la sua sconvolgente mostruosità, un’epoca di ammorbante putrefazione.

Non sorprende che la televisione ed il cinema siano impastati di sangue, di scene truculente e sordide. Soprattutto le nuove generazioni amano sguazzare in questa pozza ripugnante.

Prima ci hanno defraudato dell’incanto che si sprigiona da un firmamento trapunto di stelle, da una volta su cui fluttuano nubi vaporose, ora ci privano del benessere, della salute. Se l’anima è morta, è fatale che il corpo, ormai patetico, inutile involucro, langua e perisca.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 luglio, 2013

Salvator Rosa: le porte della percezione

Salvator Rosa (Napoli, 1615 – Roma 1673) pittore e poeta, è una tra le figure più insigni dell’arte secentesca. Formatosi nella bottega di J. de Ribera, nel 1635 si stabilì a Roma al servizio del cardinale Brancaccio. Qui partecipò alla vita intellettuale della città, divenendo popolarissimo come attore ed ideatore di farse e di spettacoli carnascialeschi. Partito per Firenze (1639 – 1645), vi fu accolto con grandi onori alla corte medicea. In seguito tornò nell’Urbe dove morì.

L’arte del Maestro, dagli esordi nella pittura di battaglia e di paesaggio, cui l’aveva iniziato A. Falcone, maturò poi un cambiamento in senso classicista sotto l’influsso di Testa, Lorrain e Van Swanewelt. Virò quindi verso una concezione “pittoresca”, di taglio “preromantico”. Infine l’artista definì una cifra solenne e nostalgica dell’antico, ricorrendo pure a motivi emblematici come teschi e scheletri. Il repertorio di severi temi mitologici e biblici, sostanziati da ideali moralizzanti, contribuisce a creare nelle sue opere atmosfere cupe e misteriose, di “orrida bellezza”. La raffigurazione della natura, deserta e selvaggia, esalta la solitudine ed i turbamenti dell’uomo. Discusso nel suo tempo, magnificato dalla critica (soprattutto britannica) del secolo XIX e considerato in Italia, fin quasi ai giorni nostri, un precursore della sensibilità romantica (anche per gli aspetti ribelli ed anticonformistici del suo carattere), Rosa esercitò un forte influsso sulla pittura partenopea, sebbene non gli si possano attribuire veri e propri allievi. Il paesaggio e le rappresentazioni di combattimenti furono i soggetti che più spesso furono imitati.

Al soggiorno fiorentino del pittore risale il capolavoro “Le tentazioni di Sant’Antonio” (Firenze, Galleria palatina di Palazzo Pitti). E’ un’opera che incarna l’ispirazione visionaria di Rosa. L’anacoreta egiziano è raffigurato in atto di brandire il crocifisso per stornare da sé delle creature terrifiche. Queste, emerse da uno scenario fosco e plumbeo, incombono sull’eremita appiattito sul giaciglio e sono quasi sul punto di ghermirlo. [1]

Nulla di mistico né di austero in questo vegliardo che, distolto dalla meditazione, si rotola e si torce all’assalto di iperbolici mostri che, partoriti dalle elucubrazioni medievali, ma poi confinati nell’iconografia nordica, di là tornano a sostituire la bella donna cui la tradizione nostrana affida volentieri il compito di rappresentare in sé tutte le tentazioni. Nessuno spirito religioso e nessuna seducente nudità, ma incubo notturno, pauroso, ossessivo: una di quelle ‘stregonerie’ delle quali il Rosa ebbe a compiacersi e che furono ambitissime dagli amatori”. (G. V. Castelnovi)

La possente, bizzarra fantasia di Rosa è all’origine della spaventevole allucinazione né difettavano gli antecedenti iconografici per la pittura delle macabre entità che assediano il santo. Il gusto barocco per l’eccentrico ed il cupo contribuiscono all’orrida visione. Nondimeno s'intravede forse in questo quadro stravagante l’impronta di una percezione di là dalle parvenze: così il demonio ossuto che, in primo piano sovrasta l’asceta, pare davvero essere uscito da una plaga infernale, da un mondo popolato di esseri malefici. La testa rostrata, dagli occhi corruschi, l’orrido collo arcuato, gli arti magri e nervosi, tesi sino allo spasmo nell’approssimarsi dello scatto letale, evocano simili figure che brulicano nelle avventate escursioni spiritiche e persino in certi resoconti xenologici.

Un’analogia (fortuita?) ci conduce, oltre che all’immaginario cinematografico degli alieni scottiani, al gigante del più che controverso caso materializzatosi in quel di Mortegliano.

L’immaginazione come finestra sull’ignoto.

[1] Una copia del quadro è custodita nella Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi (Sanremo). E’ una riproduzione che, per quanto più sommaria nell’esecuzione rispetto all’originale, è di fattura decorosa.

Fonti:

AA. VV., La raccolta Rambaldi a Coldirodi, Sanremo, 2012
A. Chiumento, La creatura di Mortegliano, 2013
Enciclopedia dell’Arte, Milano, 2005, s.v. Rosa Salvatore


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

03 giugno, 2010

Le case vicino al torrente

"Le case vicino al torrente" è l'unico romanzo scritto da Luciano De Giovanni, poeta nato a Sanremo nel 1922 e morto a Montichiari nel 2001. Con questo "libro di memorie, più che autobiografia" (S. Verdino), l'autore, in brevi capitoli, rievoca uomini, donne ed animali incrociati tra l'infanzia e la maturità. La narrazione tende a bloccarsi in ritratti, per gettare un barlume sul profilo di presenze, restituite per un attimo vive, palpitanti. Lo stile sobrio ed il tocco leggero evitano sia indugi descrittivi sia riflessioni sull'inconsistenza delle esperienze umane, affidando alle cose ed agli eventi, da quelli quotidiani alle avversità della guerra, il compito di abbozzare un possibile disegno.

Si alternano così incontri e scorci di "fasce" coltivate ad ortaggi ed a vigne, interni intimi e squarci di mare in lontananza: sono episodi e scenari che De Giovanni riscopre con doloroso distacco, senza indulgere né alla nostalgia né cercando di estrarne un senso. Ogni incontro, non appena avviene, è già una perdita: abissi di silenzio ci separano dagli altri e gli avvenimenti si prosciugano come ombre al sole di mezzogiorno.
"Fra le cose che accadevano e quelle che immaginavo non ponevo un preciso limite. Ne gustavo il vago sapore. Non avrei saputo spiegarlo: il gusto, può darsi, della vita che non sappiamo cogliere che pure preme, chiama di là dei confini".

La vita si sfalda, mentre una linea scura si insinua nel cuore. Con sommessa rassegnazione, il protagonista confronta gli anni in cui le colline di Sanremo erano disseminate di piccole case, tra ortivi e limoneti, con la successiva espansione urbanistica il cui danno non è solo nello scempio di valli e declivi, quanto nello sradicamento dalla terra, da un'esistenza dura ma viscerale. Chi ha assistito a questi cambiamenti soffre lo stesso silenzioso dolore che strappa le pagine finali del libro, dove il commiato dalle origini rende ancora più amaro il dolce che ancora si assapora in bocca, il ricordo dell'infanzia.

“Avrei voluto mutarmi in pietra, in tronco d’albero, partecipare più intensamente di questo mondo segreto del quale m’ero, chissà perché chissà per come, dimenticato. In ogni caso – e lo sapevo – m’era negato ormai. Non resistevo più di tanto: bastava un niente a riportarmi alla mia magra realtà”.

La vita si immerge nella caducità, poiché "nulla dura in questo strano mondo di pentimenti" e perché "la morte vince sempre": l'epilogo del romanzo scolora nella lieve dipartita del padre, in un mesto pomeriggio.

Alla fine l'autore con un filo di voce sembra chiedersi se sia più vano l'inafferrabile presente o il deserto ormai muto del passato.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 agosto, 2009

Clochards

I benpensanti si lamentano spesso dei clochards che trasformano panchine ed aiuole in bivacchi. Senza dubbio a nessuno piace che in certe zone delle città regnino il degrado e la sporcizia. Tuttavia è lecito chiedersi se non sarebbe preferibile che non esistessero persone costrette a sopravvivere in modo tanto precario: è un problema che le amministrazioni comunali hanno pensato di "risolvere" installando dissuasori sulle panchine o mandando i vigili a cacciare, con le loro arcinote buone maniere, i clochards dai luoghi in cui dormono e consumano qualche magrissimo pasto.

Di fronte a certe questioni lo stato e le sue protesi locali sanno ricorrere solo alla coercizione, alle misure punitive ed a salatissime ammende. Tra l'altro, ci sorge il dubbio che quanto più si inaspriscono le norme e le sanzioni, tanto più si manifesta la trasgressione. In re publica corruptissima plurimae leges: aveva ragione Tacito con la precisazione che l'Italia è tutto, fuorché una res publica. Chi comprende che queste situazioni sono dovute (e volute!) alle istituzioni stesse che dilapidano somme astronomiche per le iniziative più becere (notti bianche e sagre a base di canzonette) o criminali? Il Leviatano scialacqua ogni anno miliardi di euro in spese militari e per l'avvelenamento globale, ma lesina pochi baiocchi alle categorie che sono ormai sull'orlo della povertà.

Gli ipocriti continuano a scandalizzarsi dei vagabondi, invocando interventi draconiani, ma non vedono di là dal proprio schizzinoso naso. Anzi il loro naso non è grado di percepire odori di nessun tipo, se nel territorio tra Sanremo e Ceriana è stata aperta una discarica da cui si sprigiona un tanfo insopportabile. Qualcuno ha mai protestato per questa discarica i cui miasmi non sono certo salutari? Attendiamo che l'illustre borgomastro di Sanremo se ne occupi, invece di eseguire gli scellerati ordini del feudatario imperiese. Come dimenticare poi che, mentre si elevano contravvenzioni a chi siede sul bordo di una fontana (delitto gravissimo), non si agisce contro i criminali che imperversano nelle aree urbane e soprattutto contro i farabutti (si escludono le eccezioni) che governano?

Lo stato non è tanto "un comitato d'affari", ma un'associazione a delinquere, legalizzata.



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

27 luglio, 2009

U.F.O. a Sanremo, ieri ed oggi

Come è noto i fenomeni ufologici, per quanto molto più frequenti in questi ultimi decenni, non sono peculiari della nostra epoca: infatti non mancano testimonianze e resoconti che risalgono all’antichità, al Medioevo ed all’età moderna (Basilea, Norimberga) in cui sono descritti clipei, (letteralmente "scudi") travi infuocate, globi, strane "stelle". Sia in alcune opere d'arte sia in testi letterari e cronache sono effigiati o ricordati fenomeni aerei anomali.


Ieri

Nel 1627 a Sanremo furono avvistate "luci fantasma", ripetutamente tra giugno ed ottobre. Le luci furono viste presso l’allora convento dei Cappuccini che sorgeva nell'area attualmente occupata dal solettone e dalla stazione delle autolinee, a ridosso di Piazza Cristoforo Colombo.

Erano bagliori che comparivano nelle ore notturne, con un aspetto simile a grandi torce e dalla luminosità molto intensa. Il fenomeno convinse la diocesi di Albenga, da cui allora dipendeva Sanremo, in seguito ad una precisa richiesta di papa Urbano VIII (1623-1644) cui era giunta notizia dei fatti, a svolgere un'indagine attraverso questionari distribuiti a tutte le persone - pare fossero migliaia - che avevano notato quelle luci. Tutti confermarono l’avvistamento, ma non si addivenne ad una spiegazione.


Oggi

Sempre a Sanremo, il 29 maggio 2009, alle ore 21.00, è stata ripresa una sfera che si muoveva da Nord-Ovest verso Sud-Est a circa due chilometri in linea d'aria dal punto di osservazione. L'oggetto ha sorvolato il centro della città per poi scomparire all'improvviso. Qualche giorno prima si era verificato un evento simile.

Il 30 maggio 2009 alle ore 21.30 circa abbiamo avvistato un oggetto dall'apparenza sferoidale che stazionava sopra il crinale di una montagna nell'immediato entroterra della città: la luce, di colore bianco azzurrognolo e pulsante, dopo circa 25 minuti, ha cominciato a scendere per sparire, infine, dietro lo spartiacque montano.

Il 15 luglio, sulla verticale del litorale ligure hanno stazionato per alcune ore due sfere luminose, distanti tra loro diverse centinaia di metri. Gli oggetti non identificati sono quindi improvvisamente scomparsi alla vista, così come erano apparsi.

Nei vari casi, le sfere hanno mostrato colori cangianti, bianco-dorato, celeste o verde chiaro.

Anche il 26 luglio 2009, verso le 21.15, è stato filmato un globo brillante che ha incrociato sopra il litorale: dopo un paio di minuti, è scomparso, come se si fosse dissolto.

Di che cosa si tratta? Sono ordigni extraterrestri? Entità di luce ultradimensionali? Sonde aliene?

N.B. In testa all'articolo alcuni fotogrammi tratti dal filmato qui sotto.



Fonte:

B.M., Avvistato un altro U.F.O. nei cieli di Sanremo, 2009



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

24 maggio, 2009

Polis

Che cos'è oggi più anacronistico della politica? La politica, come attività che ha per fine la felicità dei cittadini (Aristotele), è defunta da secoli, forse da millenni. Eppure assistiamo non solo alle solite maratone elettorali, che con la politica non sono neanche lontanamente imparentate, ma anche alle decisioni di cittadini la cui ingenuità è pari soltanto al machiavellismo della nomenclatura di partito che li strumentalizza e li sfrutta, per convincere gli elettori più recalcitranti e disgustati a "fare il proprio dovere", ossia recarsi alle urne. Così, soprattutto in occasione di tornate amministrative, alcuni donchisciotte si candidano magari in qualche lista civica, illudendosi di poter difendere i diritti di qulche categoria vilipesa o di promuovere in paio di iniziative utili per la collettività. Infinito candore!

Se si condurranno delle battaglie per la raccolta differenziata o per la creazione di parchi giochi per i bimbi, finita la legislatura, si porterà a casa, nella migliore delle ipotesi, uno scivolo tra le erbacce e la vaga promessa che sarà riciclato il 2 per cento della carta. Non di più. Orbene, ammesso che non si venga fagocitati o corrotti dal sistema, si potrà agire come un indigeno armato di fionda contro soldati che usano mitragliatrici.

In verità, esisterebbe un modo non per scalfire un potere granitico e perverso, ma almeno per provocare un ideale corto circuito: bisognerebbe dimostrare il coraggio di denunciare, anche a livello locale, problemi come i vaccini pericolosi, il signoraggio e le scie chimiche. D'altronde sciolti questi nodi, si troverebbero le risorse ed il mordente per aggredire tutte le altre questioni. Chi, però, dimostra il coraggio di esibire le contraddizioni del potere e la sua natura intimamente malvagia per distruggerlo dall'interno, per scalzare le radici che allignano in un terreno infernale? No. Ci si balocca con obiettivi angusti e campanilistici, per quanto lodevoli (qualche fondo destinato ai soggiorni termali per i pensionati, la strada interpoderale da asfaltare, dei buoni pasto per le famiglie dei bimbi accolti negli asili comunali, una pista ciclabile, un impianto sportivo per i giovani…), mentre le persone continuano ad ammalarsi ed a morire per le antenne, gli inceneritori, le irrorazioni, le centrali nucleari, mentre la disoccupazione e la crisi economica attanagliano i sopravvissuti. Questa è demagogia: si accontentano alcune “corporazioni” con donativi una tantum o gli edonisti con l'organizzazione di qualche demenziale notte bianca e les jeux sont faits. Intanto i criminali piani delle immonde élites procedono senza intoppi, nella beata incoscienza dell'uomo medio. Neanche Caligola era così incline a blandire la plebe in modo tanto dolciastro e la plebe di Roma non era sprovveduta come la massa odierna.

Mancano un disegno complessivo, una visione prospettica e di ampio respiro: tutto si raggrinzisce in azioni e discorsi da condomini. Meglio allora innaffiare i gerani del proprio terrazzo o ritirarsi in un eremo in attesa che questo ordine basato sull’ingiustizia e sulla violenza di stato imploda o crolli sotto il suo stesso peso. Meglio non illudersi di poter incidere su una realtà immodificabile. Si potranno svelare verità inconfessabili, se si sarà intrepidi e noncuranti del giudizio della marmaglia. Viviamo, però, in un’epoca di vigliacchi e di inetti. Un banditore delle verità scomode sarebbe guardato come un pazzo, un visionario. Eppure, pur nella consapevolezza di quanto sia inefficace oggi la vera azione politica, è doveroso almeno tentare di svegliare qualche coscienza sopita. E’ forse possibile raggiungere la massa critica, ma non cianciando delle fioriere da collocare ai bordi delle strade, piuttosto denunciando le questioni scottanti. Se non vi si riuscirà, rimane la testimonianza: questa che viviamo è un'età per testimoniare la decadenza, la fine, la morte. Il sistema non può essere riformato: deve essere solo trasceso e negato in modo definitivo. Bisogna additarne coram populo il volto inteschiato e le membra sfatte, putride, mefitiche.

Meritano un encomio quei pochissimi uomini politici (a loro si addice una parola tanto nobile quanto stuprata nel suo vero significato) che, affrontando il dileggio e le minacce dei guardiani del sistema, hanno portato alla luce con intemerata risolutezza la questione chemtrails nelle sedi istituzionali. Che poi si riesca o no a fermare gli avvelenatori, è ininfluente sotto il profilo etico: la virtus è premio a sé stessa.

Se non si possiedono queste doti o se si preferisce non agire, allora, piuttosto che candidarsi in una lista civica, è molto più onorevole vivere appartati e sdegnosi come un seguace della scuola cinica.

P.S. Questo testo è stato inviato al Direttore di Sanremonews, ma crediamo che non verrà pubblicato.



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08 marzo, 2009

Conigli

Purtroppo il dizionario della lingua italiana non contempla termini idonei per tentare di rendere l'infinita stoltezza degli amministratori matuziani. Bisogna, infatti, ricordare che costoro non paghi di aver rovinato l'ex città dei fiori, ora città dei fiori del Male, con decenni di speculazione edilizia, di folli decisioni urbanistiche, di mostruosi interventi architettonici, hanno recentemente dimostrato vera genialità. Non bastava la viabilità strozzata da assurdi sensi unici ed isole pedonali; non bastava la trasformazione del centro in una suburra; non bastava la degradazione delle periferie sommerse dai rifiuti; non bastava lo sventramento delle colline con la costruzione di autorimesse per pochi privilegiati; non bastava l'incuria in cui versa il patrimonio boschivo... Sanremo è divenuta una cloaca immonda, su cui quotidianamente scaricano le loro mefitiche deiezioni gli aerei chimici.

Fino a qualche anno fa, almeno, nonostante l'incompetenza (uso un eufemismo) delle amministrazioni succedutesi, Sanremo godeva di un clima mite, con giornate di sole splendido e con i mesi autunnali ed invernali irrorati da piogge benefiche. Oggi un'impenetrabile cappa chimica grava su tutta la Liguria occidentale simile al coperchio di un avello. Tra il fetente festival della canzone italiana e ridicole iniziative da baraccone, Sanremo potrebbe essere insignita del premio come località più volgare e più brutta dell'intero pianeta.

Senza dubbio, però, la misura non è ancora colma: infatti l'attuale deturpazione è culminata nella collocazione di gigantesche "sculture" di materiale sintetico che ora ingentiliscono i parchi ed i giardini della ridente cittadina. Sono giunonici conigli di colore giallo, fuchsia, verde, oro, argento, scialbe imitazioni delle opere scolpite da Botero o delle creazioni pop. Si vede che qualcuno non sapeva come scialacquare i denari pubblici, dopo averli dilapidati per la pista ciclabile, l'inutile fiume d'asfalto costeggiato da orride palme, tane ideali per i topi. Altri denari sono stati scialacquati per una rete di telecamere per la videosorveglianza. Ha così pensato di sprecare risorse e, nel contempo, di imbruttire ulteriormente una già oscena, ripugnante Sanremo.

Alla fine, però, si deve notare il lato positivo di questa "operazione conigli". Notiamo la padronanza della retorica di chi ha deciso di installare queste opere pseudo-pop. Costui ha sviluppato una fine, arguta similitudine tra i paurosi roditori ed i pavidi, tremebondi sudditi di Sanremo: sempre di conigli si tratta!


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