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30 ottobre, 2016

Che cosa significa?



Come può la volontà opporsi alla Volontà?

Quante volte ci siamo chiesti, dopo aver sognato: “Che cosa significa? Quale messaggio è intessuto nella trama del sogno?” Siamo sinceri: è preferibile che i sogni restino elusivi, anzi indecifrabili, perché o preannunciano eventi futuri, non sempre fausti, o in quanto pescano nelle acque torbide dell’inconscio, un inconscio che è amorale e, per certi versi, spaventoso.

Ha ragione Cicerone – quanta saggezza nelle sue opere, anche se fra gli autori classici l’Arpinate non brilla, a differenza di altri, né per originalità né per profondità di pensiero – quando nel De divinatione scrive che è auspicabile non conoscere il futuro, qualunque cosa esso ci riservi. Per quanto riguarda i sogni, il discorso è simile: meglio che restino enigmi sfingei. Quale beneficio potremmo trarre dalla possibilità di prevedere l’avvenire tramite un’esperienza onirica, di interpretare situazioni imperscrutabili? Ancora qualcuno si illude di poter non solo stornare gli avvenimenti funesti, ma persino di essere in grado di piegare il reale alla propria volontà.

Una fra le più grandi illusioni dei nostri tempi disperati è quella diffusa dalla filosofia New age, secondo cui possiamo cocreare, dirigere la nostra esistenza verso le mete che desideriamo: il pensiero positivo, la legge dell’attrazione, il potere dell’intenzione… sono le droghe somministrate per ottenebrare la mente, affinché gli uomini non percepiscano più la realtà, una realtà che, nonostante tutto, ha la testa dura. [1]

No, la legge dell’attrazione non funziona, non può funzionare ed è anche giusto che non funzioni: infatti essa manifesta un’attitudine egocentrica, mirando ad attirare denaro e successo per sé stessi, mentre si dimentica il male che attanaglia quasi tutto il pianeta, quasi tutta l’umanità.

Sarebbe bello se non esistesse il Supermale, in tutte le sue declinazioni, ma esso è parte integrante della vita. Dov’è il libero arbitrio? Siamo appesi ad un filo sottile: da un momento all’altro una sciagura si può abbattere ed infrangere il fragile cristallo dei giorni, disperdere affetti e speranze.

I sogni sono simboli ed i simboli sono oscuri, impenetrabili, sfuggenti. Come i simboli, essi sono atemporali, eterni e, se proprio intendiamo distillarne un significato, è quello relativo ad un Destino metafisico. Siamo sogni di un Dio che sogna? Per quale ragione alcuni sogni si sono incupiti in incubi? Se ignoriamo l’origine della realtà e del male, che sono consustanziali, sappiamo, però, che essi, qualunque sia la loro genesi, sono qui: non possiamo né schivarli né trasformarli a nostro piacimento. Meglio: è possibile incidere sul mondo, ma solo se è scritto che possiamo. Tutto è possibile: le stesse “leggi” di natura possono essere violate, purché tale violazione sia inscritta nel disegno originario.

Perché? Il Supermale avrà pure la sua risposta, ma non la conosciamo. Forse un giorno la conosceremo e comprenderemo il disegno complessivo, una volta cambiata prospettiva. Non possiamo escludere che chi oggi è attanagliato dalle sciagure, domani non solo sarà felice, ma capirà pure il senso recondito del suo fato. Ora, però… Esorta Seneca: “Gli avvenimenti che sono destinati ad accadere giacciono nell’incertezza: vivi adesso!” Giusto! Peccato che adesso sovente si possa al massimo sopravvivere.

Sono queste le riflessioni, sono queste le parole che piacciono poco o punto (i dementi negazionisti possono anche evitare di leggerle, perché incapaci di intendere anche solo il senso letterale): le chimere devono essere nutrite di chimere. Pazienza… Gli scatti dei fiori ed i video con i mici sono fantastici, ma non esauriscono il meraviglioso, eppure terribile universo in cui siamo inquilini.

Ognuno di noi è qui per un breve transito, ognuno “libero con il suo destino”.

[1] Non si afferma che il pensiero non è importante, ma che non può agire nei termini meccanici e meccanicistici prospettati dalla New age.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

05 febbraio, 2016

Fuoco nero



Il progresso degli studi filologici e storico-archeologici ha affievolito l’aura di molte tradizioni. Pensiamo ai primi libri della Bibbia: quasi tutti gli esperti sono concordi sul fatto che i testi sono rivisitazioni di fonti sumere ed egizie più antiche, con molti contenuti che, considerati spirituali dagli interpreti confessionali, sono, invece, riconducibili a situazioni profane. Tuttavia, sebbene Yah sia oggigiorno visto come un nume del turbolento pantheon medio-orientale, con gli Elohim biblici che adombrano dei mesopotamici (Enlil ed Enki in primis) e le loro controversie, resta l’impressione che alcune parti dell’Antico Testamento attingano a fonti sorgive; rimane l’impressione che un’ispirazione alta sia qua e là rimasta, a somiglianza di un diamante vero in un girocollo di diamanti falsi. [1] E’ come se a noi giungesse l’acqua torbida di un fiume rapinoso, ma pure qualche rivolo di liquido purissimo. Così all’interno delle religioni monoteiste coesiste una predominante tendenza secolare con poche venature sublimi; queste di solito sono poi confluite in orientamenti bollati come “eretici”: esemplare il caso della dottrina Sufi nell'ambito dell’Islam.

Ci pare dunque insostenibile invocare il contesto per giustificare certe atrocità dei testi sacri: il male è male, a prescindere dalle coordinate spazio-temporali.

Il discorso si può estendere ad altri retaggi: ad esempio, anche dall’antica cultura egizia setacciamo qualche pagliuzza d’oro, dopo che abbiamo scartato i detriti e la sabbia, ossia, fuor di metafora, le dottrine delle stirpi che da millenni dominano o lottano per dominare il pianeta. Una Confraternita primigenia (atlantidea-iperborea) riuscì a trasmettere un sapere illustre, un afflato pur tra mille difficoltà. Col tempo questo sapere si è come offuscato ed è stato eclissato e strumentalizzato dall’ideologia arcontica (Vedi Distorsione dei simboli). Oggi è l’eccezione che conferma una tragica regola.

La consapevolezza che non tutto è perverso, non tutto è sinistro ci induce a cullare una speranza: una volta conclusasi l’attuale fase storica inquinata dalla corruzione e dalla malvagità, si potrà aprire una finestra sulla luce.

Queste considerazioni valgono pure per la Natura: quantunque essa senza dubbio sia deturpata dalla violenza e dall’impurità a tal punto che i movimenti anti-cosmici (si pensi ai Catari-Buoni uomini) nutrirono una forte avversione per la materia ed il suo pus, non si può disconoscere che una segreta armonia ed una divina bellezza circonfondono il creato. [2] Tra l’altro il cosmo che percepiamo potrebbe essere solo la pallida ombra di una realtà trascendente molto più bella dove non hanno dimora né il disfacimento né la lordura.

Ha ragione Arrigo Boito che in modo icastico definì l’essere umano “angelica farfalla e verme immondo”. Pure la natura umana è duplice, dualistica, scissa. Veramente le contraddizioni, anzi le profonde spaccature che fendono l’universo, si palesano con feroce evidenza nel Sapiens sicché ci accorgiamo che persino nelle persone splendide si coagula un grumo oscuro, splende un fuoco nero. E’ il lascito del destino insito nel cosmo: perché quando tutte le cose furono create, nel contempo furono distrutte.

[1] Si confrontino, a mero titolo di specimen, i due seguenti passaggi: davvero si riferiscono allo stesso scenario storico, allo stesso dio?

Salmo 104: “Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto. Tu stendi il cielo come una tenda, costruisci sulle acque la tua dimora, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento, fai dei venti i tuoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i tuoi ministri”.

Deuteronomio 28:53. “E durante l’assedio e nella distretta alla quale ti ridurrà il tuo nemico, mangerai il frutto delle tue viscere, le carni de’ tuoi figliuoli e delle tue figliuole, che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dati”. Numeri 31, 17 “Ora uccidete tutti gli adolescenti ed anche tutte le donne che sono appartenute ad un uomo, ma conserverete in vita per voi le fanciulle ancora vergini.”

[2] Un giorno vidi un gabbiano che si avventò su un colombo per dilaniarlo: il becco del predatore, ancora sporco di sangue, e il pennuto straziato, eviscerato furono uno spettacolo orrido che suscitò in me un profondo ribrezzo per la natura e le sue leggi crudeli, eppure…

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

23 novembre, 2015

Il solito Alfa-beto



“La pubblicità è l’anima del commercio”: si ripete questo frusto detto che è vero solo in parte, specialmente oggigiorno visto che la pubblicità non è volta solo ad incrementare un consumo frenetico ed irrazionale, ma è pure un potente linguaggio. Non è un caso se in questo linguaggio si esplica oltre alla funzione conativa, con cui si incita ad acquistare il prodotto, anche la funzione poetica che valorizza la retorica, l’efficacia strutturale e semantica del messaggio. Si giunge talora alla diffusione di quelli che sono definiti messaggi subliminali, ossia in grado di varcare la soglia della coscienza per colonizzare il subconscio e l’inconscio, simili a programmi mentali con cui molte persone sono gestite, eterodirette.



Tra i numerosi spot che veicolano i sinistri simboli dei soliti noti, spicca quello di una marca automobilistica. La produzione è stata così presentata: “In concomitanza con la diretta del "Match for Expo Milano 2015", è partita (sono partiti anche gli ideatori della réclame) su RAI Uno la nuova campagna pubblicitaria Alfa Romeo: immagini emozionanti, inondate dal rosso Alfa , ‘danzano’ al ritmo incalzante del nuovo singolo dei Negramaro, ‘Sei tu la mia città’, accompagnando Giulietta e MiTo in un viaggio suggestivo, fatto di evocazioni visive forti e seducenti”.

Altro che evocazioni visive! Siamo di fronte all’inquietante campionario di immagini ed adombramenti dei maramaldi, un bric à brac dove un imbarazzante cattivo gusto si sposa con la più smaccata esibizione di simboli erotico-satanici: la farfalla che ricorda il progetto di controllo mentale noto come Monarch, donne dalla movenze lascive, occhi onniveggenti con classico sfondo di cieli chimici, della serie “ti ficco la scia chimica anche dove non c’entra un emerito fico secco, così ti abitui e credi che sia tutto normale”.



La bellezza delle figure femminili entra in dissonanza con l’orrore delle altre icone, sino al fiore lacerato, emblema di disfacimento. Il tutto è dominato dal rosso e dal nero, colori su cui scrivemmo già tempo fa, per evidenziarne in certi contesti le proprietà bieche, entropiche, degenerative. I colori sono frequenze, vibrazioni nonché simboli: è facile immaginare quali effetti generino tinte siffatte insieme con segni destinati ad addentrarsi un po’ alla volta nei meandri della psiche, a definire un immaginario distorto e volgare.

Dulcis in fundo, anzi venenum in cauda (e che veleno!) lo spot contiene negli ultimi fotogrammi un’immagine velocissima, impercettibile che pare una testa cornuta o un pianeta alato (che in fondo sono la stessa cosa...). E’ questa la televisione, è questo il mondo in cui “viviamo”… non propriamente bello né accogliente.

E’ grave che siano escogitati questi orrendi messaggi; più grave che il pubblico li apprezzi.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

22 febbraio, 2015

Iside velata

La storia ama ammantarsi di simboli. Così anche il sedicente "califfato islamico", l’I.S.I.S., adombra, come hanno notato alcuni accorti autori, per mezzo del suo acrostico, la dea egizia Iside. I vessilli neri di Al Baghdadi evocano il lato notturno della realtà, quel lato oscuro che la dea primigenia incarna in una delle sue innumeri, mutevoli ipostasi.



Siamo ormai giunti ad una cruciale fase delle vicende “umane” la cui natura emblematica, abilmente offuscata dietro una cortina di pretesti economici e politici, si palesa in una simbiosi tra verità e finzione, tra dura razionalità ed eterea fantasia. Tutto è simbolo, poiché, in senso letterale, tutto è gettato insieme, saldato, fuso in un denso coagulo.

E’ questa un’era di angeli furiosi e di demoni patetici, un’epoca in cui la ferocia stessa è coperta da una glassa dolcissima sino ad essere stomachevole. Oggi ogni cambiamento, per quanto spaventoso, si insinua con la soavità di un sopore. E’ in questo modo che, quasi inavvertito, il microprocessore, si infila sottopelle, con la lieve, quasi piacevole trafittura di una sinistra iniziazione. E’ in questa maniera che l’umanità affluisce verso il cimitero delle macchine, come se si riversasse nei Campi Elisi.

Oggidì la Coscienza, là dove ne sopravvive una larvale ombra, non riesce a destarsi da un sonno popolato di incubi setosi.

Si è innescata una reazione a catena e di questa catena non troviamo l’anello debole.

Siamo prigionieri della precarietà, tutti contratti in un hic et nunc che ci stringe sino a strangolarci. Le nostre vite sono spanate: continuano a ruotare su sé stesse a vuoto, senza interruzione.

Solo un drappello di uomini oggigiorno interroga il mondo, cerca di comprendere la morfo-sintassi del reale, le regole dell’universo. Invano, perché la grammatica di Dio conosce solo eccezioni. Che cosa può offrire la filosofia? La filosofia è il gancio cui ci aggrappiamo per non precipitare nell’abisso, ma quel gancio è confitto nel nulla.

Mai come in questi tempi crepuscolari, la storia collettiva si incunea nell’esistenza individuale. Siamo incastrati in un meccanismo impazzito: dal sangue che sprizza dagli arti stritolati comprendiamo che la fine è prossima, ma che siamo noi ad essere i vivi.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 luglio, 2009

The silicon crops

Il vero cambiamento non solo prescinde dallo sviluppo tecnologico, ma è in contrasto con esso.

La nuova stagione dei pittogrammi nel grano è stata seguita con entusiasmo da molti ricercatori ed appassionati. Parecchie persone si chiedono quali messaggi trasmettano questi crop circles e soprattutto che significato assuma l'evoluzione dei glifi che, comparsi come cerchi, con il passare degli anni, hanno assunto forme sempre più complesse, articolate e cifrate. Quando si affronta un fenomeno tanto elusivo, non si deve scartare alcuna ipotesi e bisogna ponderare tutte le ipotesi esplicative, cercando pure di comprendere quali potrebbero essere gli artefici dei disegni nei campi di cereali. Trascuriamo tutte le creazioni dei circlemakers ed i falsi, resta un repertorio di figure che, allo stato attuale degli studi, potrebbero essere attribuite ai seguenti artefici:

- La Terra
- Civiltà extraterrestri
- Militari
- Entità di altre dimensioni

Poiché la Terra è un essere vivente, non è impossibile che essa si esprima con questo alfabeto misterioso. E' un'interpretazione che certo suscita la derisione degli scientisti, ma non priva di fondamento, sebbene sia difficile ricondurre tutte le tipologie di glifi, anche quelli dal disegno tecnologico ed "alieno" a Gaia.

Gli ufologi di solito attribuiscono i pittogrammi alle star nations e vi vedono una correlazione con il calendario Maya, i cui snodi temporali sarebbero codificati in varie formazioni. Le civiltà delle stelle preannuncerebbero il loro prossimo ritorno, adombrato pure in antichi testi di culture per lo più americane.

Uno sparuto gruppo di studiosi ritiene che i crop circles siano creati dai militari forse con apparati a microonde, nell'ambito di una manipolazione tesa a far leva su "miti" oggi diffusi, come l'attesa palingenetica per il 2012 ed il contatto con popoli delle stelle. Certo, risulta in contraddizione con questa congettura che elicotteri militari sorvolino le aree in cui si formano le sinopie, cercando di allontanare curiosi ed investigatori. A volte i velivoli intervengono, allorquando si manifestano sfere di luce che sono forse all’origine di alcune formazioni.

Chi vede in azione delle entità provenienti da altre dimensioni, si fonda su una concezione dell'universo in cui si compenetrano differenti piani di realtà. I piani superiori sono abitati da esseri la cui biologia sarebbe basata sulla matrice carbonio-silicio, sul silicio e sulla luce. (Ipotesi dell'universo armonico).

E' arduo districarsi: se conoscessimo con certezza chi sono gli autori dei simboli, comprenderemmo qualcosa in più del loro significato, fermo restando che gli emblemi sono polisemici e stratificati, quindi difficili da decifrare ed inesauribili nei loro valori pregnanti. Non è neppure certo che i destinatari dei messaggi siano gli uomini. Forse, invece di indugiare su presunte valenze semantiche, occorrerebbe indugiare sul senso degli aspetti formali: si nota allora, di là dalle diversità apparenti, una costante platonica (geometrica) collegata alla fisica iperdimensionale nonché a fenomeni cosmici e biologici, a cambiamenti (tutti naturali?) in atto nel pianeta, nel sistema solare e non solo. Qualcuno ci vuole avvisare circa immani eruzioni di plasma solare, foriere di disastri per l'umanità? Se è così, che senso ha usare questo linguaggio in codice per predire eventi che paiono ineluttabili? Forse questi cambiamenti fisici sono soltanto il riflesso di una trasformazione più profonda che trascende la stessa materia-energia. In tal caso, il mutamento radicale sul piano storico ed empirico sarebbe il sigillo di un processo metastorico, il battesimo di fuoco (si pensi alla Fenice di Yatesbury del 12 giugno 2009) suscitatore di una rigenerazione. E’ probabile che andremo incontro ad un cocente disinganno: l’arrivo del veltro non è così vicino.

Fra i recenti pittogrammi, quello di Alton Priors (Inghilterra) apparso il 21 giugno 2009, è un "testo" che pare segnare una svolta, poiché include una specie di matrice tecnologica, una lunga "coda" di circuiti integrati che sembrano nel contempo una scrittura arcana ed arcaica. Alle consuete coordinate cronologiche e cosmiche (il sestante ed i pianeti), si aggiunge un'appendice sintetica (tre filamenti del D.N.A.?) che lascia un po' perplessi. Siamo al cospetto di una fenomenologia che potrebbe lasciar intravedere, almeno in qualche caso, l'ombra di un regista occulto. D’altronde alcuni personaggi addentro le segrete cose accennano ad un passaggio dell’umanità ad una matrice carbonio-silicio: ciò appare - ricordando comunque che i veri orizzonti sono spirituali e non tecnologici - poco rassicurante, perché sono le tetre élites a vagheggiare una trasformazione degli uomini in esseri bionici.

In tale quadro interpretativo di correlazione tra organico ed inorganico, cruciale appare il celebre glifo di Chilbolton incentrato sul silicio. In fondo anche il virus è una sorta di macchina: un avvertimento circa le insidie di un "progresso" tutto all’insegna della tecnologia?

Occorre usare il discernimento per vagliare i singoli casi ed evitare sia un’ingenua ed acritica lettura dei crop circles, seguendoli come un oroscopo da rotocalco, sia la sufficienza degli accademici che si rifiutano di studiare un fenomeno che, piaccia o no, è peculiare di questi ultimi decenni.


Articolo correlato: Brian L.Crissey, Analisi del Codice di Chilbolton, 2007

Si ringrazia il gentilissimo Richard di A.G. per la collaborazione nella ricerca.



APOCALISSI ALIENE: il libro
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Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

10 maggio, 2009

L'angelo esadattilo nel portale del Duomo di Ventimiglia

L’apparato, la struttura e gli ornamenti di una cattedrale emanano e riflettono, con la loro straordinaria potenza, delle sensazioni meno edificanti, uno spirito laico e -diciamo- quasi pagano. (Fulcanelli)

La cattedrale di Santa Maria Assunta è ubicata nel comune di Ventimiglia (Imperia). Secondo alcune fonti, la cattedrale dell'Assunta fu eretta tra l'XI e il XII secolo sulle rovine di una precedente chiesa dell'epoca carolingia. Quest'ultima, stando alle tradizioni locali, era stata innalzata sul sito ove anticamente sorgeva un tempio pagano dedicato alla dea Giunone. Ancor prima il luogo era sacro alla divinità celtica Sirona. Durante l'alto Medioevo, la struttura della chiesa fu ad unica navata: al principio dell'XI secolo il tempio fu completamente ricostruito a tre navate. Del XIII secolo sono il portale, ad arco acuto, le tre absidi ed il presbiterio sormontato dal tiburio di forma ottagonale, mentre il tetto ligneo fu sostituito con volte a botte sostenute da semicolonne e pilastri compositi in stile romanico.

Come si accennava, al di sotto della Cattedrale romanica restano vestigia di un edificio altomedioevale, composto da un’unica navata e dalla cripta, in cui sono stati rinvenuti frammenti di sculture.

Il portale della chiesa, di forme gotiche, ma concepite ancora secondo un saldo rapporto tra architettura e plastica di stampo romanico, è un "testo" che squaderna segni tradizionali, per lo più apotropaici. Il Cervini illustra i soggetti nel modo seguente: "Sugli spigoli esterni dell'avancorpo si dispongono due coppie di oranti che sono anche pseudo-telamoni (di uno sopravvive solo la testa)... A sinistra i capitelli sono decorati, nell'ordine, da tre teste umane incorniciate da un rudimentale sistema ad archetti pensili, da un mascherone zoomorfo ed ancora da tre teste. Sulla mensola si nota un telamone-orante nudo. La mensola opposta presenta, invece, la figura di un angelo ad ali spiegate (con mani di sei dita), vestito di una lunga tunica. Un altro angelo torna sul primo capitello interno dello strombo destro, insieme con due teste umane e due croci. Nel secondo capitello due quadrupedi araldici, speculari, dall'apparenza di lepri, mordono una protome umana; l'ultima testa, nel terzo capitello, è fiancheggiata da due mascheroni cornuti, presumibilmente diabolici."

Così viene descritta la sobria decorazione scultorea dall'erudito Cervini che non indugia sulla particolarità costituita dall'angelo con mani di sei dita. Nell'ambito culturale comprendente la Provenza e la Liguria occidentale, tra i secoli XI e XIII, persistenze altomedievali e declinazioni popolari si spiegano con il relativo isolamento ed il tradizionalismo di un'area in cui filtrarono influssi genovesi ed antelamici, ma che fu restia a mutuare le originali invenzioni gotiche d'oltralpe. Questo chiarisce per quale motivo il complesso scultoreo del portale intemelio manifesti una struttura paratattica con lessemi arcaici (figure sbozzate di valore magico-profilattico), ma motiva pure singolari reminiscenze come la figura esadattila? E' forse possibile congetturare una sopravvivenza di espressioni ereticali e di segnali esoterici, in un contesto appartato e distante dal rigido controllo esercitato dalle diocesi più importanti. Vescovi e canonici della zona tollerarono un linguaggio imperniato su credenze paganeggianti, ancorché cristianizzate, ma che non configurarono cicli iconografici desunti dalla Bibbia.

Il repertorio tematico del portale intemelio annovera angeli e mostri in un’antitesi tra Bene (a destra) e Male (a sinistra): l’angelo, le cui mani terminano in sei dita, occupa il capitello della colonnina addossata al pilastro che sorregge l’architrave: capo grosso e sproporzionato rispetto al torso, la figura tiene gli avambracci alzati, mentre le ali, accennate con incisioni sommarie e poco profonde, sovrastano, come a proteggerle, due teste. Annota il Cervini: “In questo caso, il protettore-angelo è una creatura cristiana (conclusione un po’ affrettata e molto generica, n.d.a.). Di fronte, solo teste ed un mascherone animale… All’esterno dell’avancorpo i quattro ‘oranti’, rappresentanti simbolici del popolo di Dio, si atteggiano anche a telamoni, quindi a peccatori che reggono un peso.” [1]

Genova pullulò di eretici. Nella regione si erano diffuse comunità catare provenienti dal Piemonte. I "buoni cristiani" erano concentrati nell'Occitania, ma con propaggini nelle plaghe limitrofe. [...]

Non è facile individuare chi, alieno da investigazioni aridamente erudite e da interessi compilativi, si cimenti nella decifrazione di testimonianze tanto eccentriche, come l'angelo esadattilo di Ventimiglia, forse un pallido vestigio di un remoto retaggio, il cui significato emblematico o naturale è in buona parte caduto nell'oblio.


[1] Un altro motivo iconografico piuttosto insolito, che connota il duomo della città ligure, è l’eptagramma dell’avancorpo: “Sul fronte del pilastro di levante, nel portale, all’ingresso principale, la superficie del concio di ponente, della settima fila dal basso, è scolpita: contiene una stella a sette punte, inscritta in un cerchio”. Cfr Maccario, La stella della cattedrale nella tradizione enigmatica (sic), 2002, con la bibliografia ivi contenuta.


Fonti:

F. Cervini, La pietra e la croce, Cantieri medievali tra le Alpi ed il Mediterraneo, Ventimiglia, 2005
Id., Liguria romanica, Milano, 2002
N. Lamboglia, Note sulla cattedrale di Albenga, 1949
N. Pazzini, R. Paglieri, Chiese di Liguria, Genova, 1990



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08 aprile, 2009

Natività mistica

«Questo dipinto (nella foto un dettaglio) è stato dipinto da me, Alessandro, alla fine dell'anno 1500, durante i tumulti dell'Italia nel mezzo tempo dopo il tempo in cui, secondo compimento dell'undicesimo di Giovanni nella seconda piaga dell'Apocalisse, nella liberazione del Demonio di tre anni e mezzo. Poi sarà incatenato in corrispondenza del dodicesimo e noi lo vedremo (gettato al suolo) come nel presente dipinto»

La Natività della National Gallery di Londra è una delle ultime opere dipinte da Sandro Filipepi, detto il Botticelli (1445-1510). E' un dipinto "pervaso da un senso di inquietudine e di una nuova complicazione drammatica (per esempio, gli abbracci degli angeli e degli uomini in basso) davvero inconsueti." (F. Negri Arnoldi). Nella Firenze su cui proiettava la sua ombra l'esagitata predicazione del Savonarola, la poetica del pittore si anima di palpiti e di incerti presagi. Conclusasi ormai la gloriosa stagione del Rinascimento fiorentino, con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), l'ispirazione del Botticelli trascolora in una penombra rischiarata da luci mistiche.

Il Botticelli nega nella Natività una delle conquiste più alte della pittura rinascimentale, la prospettiva geometrica, il cui carattere prevalentemente astratto e matematico l'artista aveva denunciato, privilegiando il linearismo costruttivo ed il simbolismo ermetico. In questa frattura sta la novità del quadro in cui sono recuperati moduli arcaici, come la prospettiva gerarchica, ma che, rispetto ai solenni e ieratici modelli pre-umanistici, sviluppa movimenti drammatici. Al fondo aureo l'artista sostituisce colori smaglianti e, senza rinunciare ai simboli (si pensi alla valenza emblematica dei colori: i colori delle tuniche dei tre angeli che, inginocchiati sul tetto di paglia, sorreggono un libro aperto), punta su una nuova descrizione della "realtà" in cui l'inganno ottico (i personaggi in primo piano sono non realisticamente più piccoli della Sacra Famiglia) è abbandonato. Una luce tagliente scolpisce le rocce, tornisce i tronchi, affila l'erba. Questa luce sprofonda nell'ombra misteriosa del bosco di latifoglie che è, a mio parere, il brano più bello del capolavoro. Oltre la grotta, immagine potentemente evocativa, un alone dorato si mesce al verde delimitato dal bianco latteo che digrada nel celeste del firmamento. La natura, come riflesso di un ordine superiore, incornicia esseri e valori soprannaturali.

E' veramente un'opera mistica, se mistico significa vedere, ma non con gli occhi, se mistico significa vedere oltre gli occhi. Nonostante certi stilemi arcaizzanti, la Natività è opera modernissima, poiché mostra il carattere fittizio e caduco dell'illusione percettiva, aprendo la visione verso l'interiorità. Significativo che questa visione si approfondisca, recuperando lo sguardo interno, in un'epoca cruciale per Firenze e l'Italia in bilico tra XV e XVI secolo. Anche oggi sembra che lo sguardo penetri in recessi insondati.

Molte epoche avvertono l'imminenza dell'Apocalisse: i cinque piccoli diavoli sprofondati nei crepacci o trafitti dai loro stessi forconi e l’abbraccio degli angeli con gli uomini sembrano adombrare una liberazione dell’umanità. Molte epoche avvertono l'imminenza dell'Apocalisse: ognuna adatta eventi e circostanze alla Rivelazione, all'éschaton, spesso a ragione. In questo anelito verso il significato ultimo, verso la trasformazione della storia in metastoria, risiede il valore dell'arte e della filosofia. La vita stessa non è scevra di tale tensione. A volte un istante può inabissarsi fino al fondo e portare in superficie il segreto senza nome.




APOCALISSI ALIENE: il libro
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03 aprile, 2009

Simboli alieni?

Un campo dell’Ufologia indagato solo da qualche ricercatore ed in modo spesso estemporaneo è quello delle scritture e dei simboli alieni. Si tratta di un ambito molto singolare in cui sono proliferate le supposizioni: manca, infatti, una stele di Rosetta per interpretare presunte scritture extraterrestri. Le definisco presunte, perché non si può escludere che tali segni non siano vocaboli, ma glifi con funzioni particolari: in qualche caso potrebbero essere simboli.

Alcuni autori hanno evidenziato somiglianze formali tra ipotetiche scritture aliene e sistemi terrestri, congetturando un'origine stellare di lingue antiche.

Sul sito di Linda Moulton Howe, la ricercatrice statunitense che ha soprattutto indagato l'inquietante tema delle misteriose mutilazioni animali, di recente sono stati pubblicati degli articoli su scritture di civiltà esterne. Propongo la traduzione delle premesse a questi studi (gli articoli nella loro interezza possono essere letti soltanto dagli iscritti al portale), cui ho aggiunto qualche glossa.

L'avvistamento dovuto a tale Frank, risalente al 1947 e di cui non ho reperito altre informazioni, è riportato dalla Moulton Howe nei seguenti termini:

"Assomigliava ad una formazione militare composta da tre squadriglie di dischi volanti scintillanti ed argentei. Ciascuno dei tre gruppi era costituito da tredici oggetti, per un totale di 39. Disegnavano nel cielo delle figure simili a diamanti" Frank, Brooklyn, N.Y. I grafemi giapponesi, definiti katakana, sono simili a quelli che nel 1947 Frank vide scritti da una donna alta, dai capelli rosso tiziano, a bordo di un'astronave".

Il dossier intitolato Files di notevole stranezza sulle EBENs, è introdotto dall'immagine "Trilateral insignia": sono dei disegni simili ad asterichi ai cui lati si notano due cerchi (un emblema stellare con pianeti?); l'altro glifo, invece, è una clessidra squadrata, formata da due triangoli il cui vertice si congiunge al centro. "Questi "grafemi" furono visti da testimoni su navi spaziali. Il simbolo, simile ad una clessidra, è associato a creature umanoidi bionde e significa la convergenza di due mondi".

Sul valore di questi emblemi si potrebbe discettare a lungo, ma forse non ci discosteremo del tutto da un'interpretazione plausibile, se penseremo che eventuali creature di altri mondi attingano ad un repertorio di archetipi anche formali o di immagini tradotte in forme comuni o quasi nell'universo visibile. Questo potrebbe spiegare l'affinità tra significanti alieni e terrestri, senza dimenticare una parentela. Anche i significati potrebbero assomigliarsi? Se così fosse, nei triangoli dei "Nordici" si potrebbe scorgere la matrice o una declinazione dell'esagramma che esprime l’unione del cielo e della terra, del mondo spirituale con il mondo materiale.

Interessanti coincidenze...



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