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09 gennaio, 2010

Ductus

Stiamo smarrendo il diletto che proviene dalla scrittura intesa in senso fisico, come atto con cui l'inchiostro si intride nel foglio, simile ad un ruscello che scorre tra bianche prode. La tecnologia ci reca dei vantaggi (non quella - ed è la maggior parte - che cade in mani perfide), ma ci ha privato pure di quella sensazione che oggi solo per avventura proviamo, allorquando, per annotare un rapido appunto, prendiamo una penna ed un biglietto: allora ecco che il liquido sgorga dalla biro, assecondando, docile e sinuoso, il moto della mano e l'impulso del pensiero.

Non importa più quello che si scrive: è solo un arruffio di parole inutili, quanto più cerchiamo di adombrarle di senso. Siamo incantati per qualche istante dal filo che magicamente si dipana, dal rivolo che si diluisce, dalla linea che si inanella in asole, si infittisce di aste, si inarca in meandri. Ora, con l'ancestrale memoria di antichi scribi, incidiamo la superficie, per sovrabbondanza di emozioni, ora la sfioriamo, come se fossimo musici che peritosi tentano le corde di uno strumento. Dal tratto traspare l'anima delle riflessioni o la filigrana di una visione appena percepita nella penombra di un sogno.

In latino il termine "ductus" rende l'idea di una scrittura che è condotta lungo un sentiero immaginale: incommensurabilmente sensoria e tattile era l'esperienza di quegli amanuensi che, con la penna d'oca, trascrivevano testi dei secoli passati. Alla luce calda di una candela, nel silenzio immateriale dello scriptorium, i concetti si tramutavano in lettere tracciate con diligente e calma dedizione. Echi di lontananze immemori erano imprigionati in glifi vergati sulle pergamene.



APOCALISSI ALIENE: il libro

30 marzo, 2009

Echi dell'Altrove

Creature sospese tra due misteri: quello del relativo e quello dell'Assoluto (F. Lamendola).

A volte ci pare di aver compreso, dopo un lungo e faticoso itinerario di ricerca, ma le nuove acquisizioni non si incastrano con le ipotesi precedenti. Inoltre pongono più interrogativi di quanti non ne risolvano. I nuovi paradigmi non sono quasi mai uno sviluppo di quelli anteriori sicché occorre rivoluzionare ogni volta la prospettiva con la necessità di un adattamento copernicano. Così ci si ritrova più o meno al punto di partenza.

A volte ci chiediamo, come Sigismondo, se l’esistenza non sia un'esperienza onirica che ci sembra reale, un deragliamento, un vagabondaggio tra visioni ed allucinazioni. Qual è dunque la vera realtà, se questa è un inganno dei sensi, un ologramma in cui sono proiettati altri ologrammi? Forse se riuscissimo a restare in bilico tra due dimensioni, riusciremmo ad intravedere, su uno schermo ipnagogico, il volto del mondo che una perenne eclissi occulta.

Come reagiremmo di fronte alla rivelazione? Sovente è meglio ignorare, poiché, quantunque avvertiamo che uno scopo soggiace al tutto, sentiamo pure oscuramente che qualcosa si è rotto. Che cos'è stato? Nessuna certezza ci guida: il prezzo di chi non accetta verità preconfezionate, fossero pure cristalline e credibili, è altissimo. Questo prezzo è il dubbio, simile ad una lama rigirata in una ferita.

Conoscere le verità empiriche è un buon risultato, ma è come se di un libro potessimo leggere solo quanto è scritto sulla copertina. Le verità ontologiche, spesso incluse in aporie, sono sottratte alla lettura e possiamo soltanto almanaccare sui contenuti del testo, leggendo il titolo, il nome dell'autore, la nota sulla quarta. Perché l’essere, invece del nulla? Da dove proviene il Male? Perché siamo qui e che cosa ci attende dopo? Sono i quesiti che si uncinano al nostro essere.

Per tentare di rispondere a queste domande, affastelliamo le diverse congetture, non di rado in contraddizione tra loro, cercando invano di saldarle in una visione unitaria, per quanto parziale. Molteplici strade si diramano da qui verso destinazioni ignote.

Intuiamo che siamo vicini ad una svolta, ma questa attesa dell’éschaton potrebbe essere delusa. Eppure mai come oggi ci accorgiamo che l'umanità è svuotata, inutile, contraffatta come una moneta suberata. Questo è un segno, non l'unico, ma uno dei salienti. Questa infernale desolazione, questa ansia rovente alimentano l'anelito verso la liberazione. E' necessaria, però, una palingenesi che solo un battesimo del fuoco potrà favorire.

Forse i tempi non sono ancora maturi e future generazioni vedranno l'alba, mentre noi dovremo aggirarci ancora fra le tenebre dell'esitazione e della menzogna, tra i fragili veli delle parvenze. La comprensione è riservata ad altri; noi possiamo solo continuare a cercare. Esploratori dell'ignoto, siamo in cammino: la meta esiste, anche se ignoriamo dove sia e quali porte occorra varcare per raggiungerla.



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