02 novembre, 2006

La teoria delle stringhe e gli alieni

La teoria delle stringhe è un modello fisico-matematico di notevole complessità, che offre una spiegazione quantistica comprendente le quattro forze (o interazioni) fondamentali: la nucleare, la nucleare forte, l’elettromagnetica, la gravitazionale. Gli oggetti basilari di questa teoria non sono le particelle elementari, ma le stringhe che si propagano nello spazio-tempo a dieci dimensioni (superstringa). In tale configurazione concettuale, le particelle elementari corrispondono ai modi di vibrazione delle stringhe, che definiscono la massa-energia di ciascuna particella.

Certe elaborazioni della teoria delle stringhe, associate alla supersimmetria, implicano un modello in cui il nostro universo interagisce con uno parallelo. Noi in realtà vivremmo in un cosmo parallelo e la nostra esistenza in questo universo sarebbe una proiezione spaziale.

Alcuni cosmologi ritengono dunque che il nostro universo possa essere l'ombra e che noi esistiamo in realtà in una dimensione parallela. La nostra esistenza in questa “realtà” sarebbe solo una proiezione creata attraverso una manipolazione spazio-temporale per opera di una civiltà extraterrestre di ordine superiore.

Sempre più la fisica contemporanea sembra, in qualche modo, confermare antiche concezioni filosofiche e religiose (si pensi a Platone ed alla tradizione indiana), secondo le quali il mondo è apparenza, velo di Maya, illusione. Il caso estremo è costituito dalle idee di John Archibald Wheeler, (1911) fisico teorico statunitense, che applica al cosmo la interpretazione di Copenhagen. Tale interpretazione sostiene che i fenomeni quantistici, fintantoché non vengono osservati, esistono solo come onde di probabilità: è l’osservazione a farli “collassare” in uno stato preciso. Wheeler ipotizza che la funzione d’onda dell’universo stesso si sia “congelata” in realtà, solo quando qualcuno guardò il cosmo e ne avvertì l’esistenza. La singolare speculazione di Wheeler ricorda il fondamento del pensiero del filosofo irlandese Berkeley, che affermò: Esse est percipi, ossia “essere significa essere percepito”.

All’interno di questo breve studio, vorrei soffermarmi, però, non sulle più recenti teorie cosmologiche talora tra loro divergenti, ma sulla possibilità che il reale sia plasmato da una mente aliena in grado altresì di controllare i diversi abitanti delle galassie. Il chimico ed ufologo Sebastiano Di Gennaro, nel suo approfondito ed avvincente studio dedicato all’homo saurus, riporta le varie tipologie delle razze extraterrestri. Dopo aver illustrato quelle canoniche, indugia su un nuovo tipo di classificazione, comprendente la mente comune, gli esterni, i jinn. Così si esprime il ricercatore: “Dai racconti dei rapiti possiamo desumere che le abductions vengono effettuate non solo dai Grigi, ma anche da altre razze come i Rettiloidi, i Nordici e gli Ibridi. Queste razze sono collegate telepaticamente non solo fra loro, ma anche con un’entità superiore che sembrerebbe comandarli anche contro la loro volontà… Nei resoconti di qualche rapito, si fa cenno all’entità che comanderebbe i Grigi: sembrerebbe una sorta di Pianeta pensante”.

Pare quindi che delle civiltà aliene siano in grado di controllare non solo altre creature, ma pure di modellare la “realtà”, creando ora degli scenari olografici, se non addirittura, secondo le teorie più audaci, di generare l’universo che percepiamo, per mezzo di una sorta di matrice. Alcuni rapiti hanno raccontato che gli alieni erano in grado di elaborare scenari tridimensionali scambiati dalle vittime delle abductions per reali. Se gli extraterrestri sanno manipolare la mente dei sequestrati, introducendo falsi ricordi e proiettando immagini in movimento, forse alcuni di loro possiedono anche le capacità per produrre quel simulacro che chiamiamo “realtà”.

Resta da stabilire se l’ipotetico popolo alieno abbia dato origine a questo universo-ologramma per nascondere altre dimensioni o per un impulso creativo non dissimile da quello attribuito a Dio. Inoltre, se l’ologramma generato da tale razza non esaurisce tutto il reale, come ci ricorda Giuliana Conforto, essendo solo il velo elettromagnetico, come bisogna concepire gli altri livelli di realtà? Sono sostanziali o sono, come è probabile, anch’essi immagini, sebbene forse più definite?

Sono tutte domande destinate a rimanere, almeno per il momento, senza risposta, anche se il dubbio che “siamo proprietà di qualcuno”, per dirla con Charles Fort, diventa a volte quasi una certezza. Siamo proprietà di qualcuno che ci ha generato e che si diverte con le sue creature, uomini, animali e piante, come un bimbo che monta e smonta i pezzi del meccano.


Fonti:

G. Conforto, Universo organico ed utopia reale, Diegaro di Cesena, 2005
P. Cori, No more secrets, no more lies, 2006
S. Di Gennaro, Homo saurus Una creatura aliena sta popolando il nostro mondo, Ferrara, 2004
Michela, Le estensioni della superstringa, 2006
G. Stirner, Grammatiche della creazione, 2002
Zret, La realtà, 2006
Id., Perfezione, 2006
Id., Reich, l’orgone e l’energia del punto zero, 2006
Id., Universi paralleli, 2006

Testi di consultazione:

Enciclopedia di astronomia e di cosmologia, a cura di John Gribbin, Milano, 1998, 2005
Enciclopedia di filosofia, Milano, 2002
Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005

01 novembre, 2006

Realismo ed astrazione

Tra il 1489 ed il 1492, Sandro Botticelli dipinse una tempera su tavola, intitolata Il compianto sul Cristo morto. L’opera, custodita nell’Alte Pinakothek di Monaco, raffigura al centro la Vergine che regge il Figlio esanime, attorniata da Giovanni e dalle tre donne. Ai lati assistono alla scena dolorosa e drammatica alcuni santi. Le figure sono inquadrate da un architrave di rocce sotto il quale s’intravede il sepolcro.

Il quadro è un esempio di un realismo che sfuma nell’astrazione: infatti l’arte rinascimentale, nelle ultime opere del Botticelli, trascolora nelle forme concettuali che preludono al Manierismo. Si osservino i blocchi di roccia sopra il sarcofago: sono dipinti con una precisione stupefacente, grazie al magistrale dosaggio di luci ed ombre, che rendono visibili le venature e le scabrosità della superficie, suggerendone anche le qualità tattili, come il profilo tagliente. Eppure questo realismo è volutamente contraddetto da un particolare: i macigni sono collocati in modo irrazionale a sfidare la forza di gravità, perché l’architettura di rocce non può certo reggersi in virtù del cuneo centrale.

L’artista non ha voluto offrire un’immagine verosimile, ma astrarre la quintessenza cromatica e spaziale dalla realtà, attraverso gli smaglianti colori basici (giallo, rosso, azzurro) che riflettono la luce ed evidenziando l’intersezione delle verticali e delle orizzontali all’interno dello schema compositivo, reso dinamico attraverso le diagonali (l’inclinazione convergente delle teste). Realismo ed astrazione così si compenetrano, ad indicare che ogni dualismo è sempre limitante, oltre che parziale.

Il superamento delle dicotomie dovrebbe essere il fine, ma sembra un fine utopico.

31 ottobre, 2006

Idiotiloti

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Libertà ch’è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta (D. Alighieri)

Giorno dopo giorno, rinunciamo, quasi senza accorgercene, alle nostre residue libertà, ma, quel che è più grave, molti schiavi sono contenti di esserlo, purché non si tolga loro quella scatola diabolica chiamata televisione e soprattutto quell’abominevole e noioso rito denominato calcio, in dosi quotidiane e massicce.

Gli iloti si ribellavano spesso: le loro ribellioni erano sedate nel sangue dalla classe dirigente degli Spartiati che anzi, ogni anno, dichiaravano guerra ai lavoratori ridotti in stato di servaggio, per falcidiarli. Gli iloti di oggi sono idiotiloti, privi non solo della capacità di rivendicare diritti conculcati, ma anche di concepire un mondo affrancato dalla tirannide (vaticana in primis): restano inebetiti a fissare lo schermo, vero e proprio schermo che non riproduce il reale, ma lo nasconde, mentre ogni tanto grugniscono una bestemmia, quando il “politico” di turno non mantiene le promesse pre-elettorali. Poveri illusi: pensano ancora che le elezioni servano a qualcosa.

Tra questi idiotiloti, spiccano proprio quelli che credono di essere indipendenti, di ragionare in modo autonomo, solo perché hanno “scoperto” (come sono geniali!) che le banche prestano denaro ad alti interessi (pensavo fossero enti dediti alla beneficenza) e che a Campione d’Italia prospera un’èlite di privilegiati corrotti con redditi altissimi. Costoro sono dei pifferai magici che incantano i topi da laboratorio, come, ad esempio, li definisce Amy Worthington. Sono topi usati per esperimenti (non è una metafora) e poi uccisi. Se a loro una “vita” del genere piace, esistono per fortuna delle persone che, non accettando lo stato delle cose, levano la propria voce in difesa della libertà, esponendosi al pubblico ludibrio ed a rischi anche peggiori.

Ancora una volta, dal passato proviene un insegnamento imperituro da scolpire a lettere cubitali in ogni dove e da mandare a memoria. Apollonio di Tiana, il cosiddetto Cristo pagano, profeta e taumaturgo, vissuto nel I secolo dell’era volgare, ci ammonisce sul valore inestimabile della fedeltà a sé stessi con le seguenti parole: “Un grande dovere s’impone al saggio: egli deve morire per le sue idee e la verità deve essere a lui più cara che la vita. Non sono né la legge né la natura a dettargli tale scelta, ma il suo coraggio e la sua forza d’animo”.

Di fronte a queste parole di un uomo intemerato, i tribuni della plebe dovrebbero avere un sussulto di dignità, chiudendo i loro blogs e le loro trasmissioni televisive di “denuncia”.

30 ottobre, 2006

I sufi e lo spin

Absit iniuria verbis

Il Sufismo è il movimento mistico all’interno dell’Islam. All’inizio fu osteggiato dalle correnti teologiche, a causa della sua esaltazione dell’amore, posto in primo piano rispetto al valore dell’obbedienza. I sufi, che sono asceti, si diffusero soprattutto in Iraq, Egitto, Persia tra l’VIII ed il IX secolo. Nell’ambito del Sufismo, nacquero più di cento confraternite, tra cui quella celeberrima dei Dervisci danzanti. I Dervisci, disposti in doppio cerchio, ruotano in una specie di girotondo, spesso con l’accompagnamento di strumenti musicali, tenendo le braccia allargate, mentre uno di loro danza nel centro del cerchio, muovendosi in senso opposto agli altri, ossia antiorario. Presso alcune confraternite, le danze, che hanno per fine l’estasi, oltre che al suono di tamburi e flauti, sono associate ad invocazioni sussurrate della parola Hu (Egli).

I Sufi, di solito considerati eretici dalla maggioranza dei Musulmani, influirono pure su Francesco d’Assisi, che, quando fu ospite del Saladino in Egitto, venne in contatto con un gruppo esoterico islamico. D’altronde la stessa Commedia dantesca sarebbe inconcepibile senza la cultura araba: M. Asin Palacios, autore del saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Commedia, (Madrid 1919), afferma che le analogie tra le opere islamiche e il capolavoro dantesco sono più numerose da sole di tutte quelle che i commentatori hanno individuato rispetto a quelle intercorrenti con le altre letterature di ogni paese. È evidente che quel beota di Bossi non lo sa, altrimenti non si esibirebbe nei suoi farseschi vaniloqui. Meglio avere a che fare con un brigante che con un ignorante, dice l’adagio popolare, quanto mai adatto al personaggio ed alla situazione.

La danza vorticosa dei Sufi sembra una sorta di manifestazione inconscia del moto delle particelle che ruotano sul loro asse, generando un campo elettromagnetico. Le cose esistono, perché si muovono incessantemente. Anche il tempo è un movimento (momentum) inarrestabile. L’energia è una ininterrotta vibrazione. Le emozioni sono moti dell’anima.

Pànta rèi, tutto scorre, anzi tutto corre e ruota. Dai quarks alle galassie è tutta una convulsa, folle carola.

29 ottobre, 2006

The Vatican connection: Babilonia (seconda parte)

Pedetemptim Gradatamente

Di fronte a questa diabolica impudenza, perché dubitare delle ricostruzioni e delle inchieste di giornalisti come David A. Yallop, Greg Szymanski, Eric Phelps ed altri che hanno evidenziato gli stretti, inestricabili legami tra i Gesuiti e la cricca al potere nell’Impero di USAtana ed altrove? La Confraternita degli “Illuminati” fu fondata da un ex (?) gesuita. Pat Buchanan, Allen Dulles, Edward Egan, Heinrich Himmler, solo per citarne alcuni, sono o sono stati affiliati al Sovrano ordine militare di Malta, un’altra longa manus della Chiesa di Roma. Pat Buchanan è un ultrafanatico baciapile, fautore di un cattolicesimo intransigente. Uomo “politico” e “giornalista” molto influente, Buchanan è legato a doppio filo alla gerarchia vaticana. Allen Dulles è il famigerato ex direttore della Criminal Infamous Agency. Suo nipote – guarda che caso! – è Avery Dulles, cardinale e gesuita. Edward Egan è il potentissimo arcivescovo di New York. Heinrich Himmler… occorre ricordare chi fu?

Perché dunque dubitare che dietro gli attentati del 911 e la folle deriva della politica internazionale con una guerra di tutti contro tutti, non si debba intravedere la mefistofelica mente dei Gesuiti, non a caso espulsi da quasi tutti i paesi nei secoli passati, poiché implicati nelle trame più losche ed impensabili? Se guardiamo oltre le apparenze, ci accorgiamo che l’Ordine dei Gesuiti e l’Opus Dei sono quasi sempre dietro le operazioni bancarie più disinvolte, dietro omicidi eccellenti (da Lincoln, a Kennedy, a Giovanni Paolo I, a Rabin…), dietro la promozione dell’energia nucleare, dietro l’indottrinamento delle nuove generazioni ottenuto con le case editrici cattoliche, dietro l’inebetimento dei fedeli grazie a Radio Maria ed a Radio Vaticana, dietro la pedofilia, dietro la costruzione di giganteschi osservatori astronomici per controllare quel che accade là fuori…

Chi decide nei Promessi sposi di rapire Lucia? Don Rodrigo o il Griso? Perché allora ci accaniamo contro i pur scellerati esecutori ed ignoriamo, di fatto assolvendoli, i mandanti? È chiara l’antifona?

Questi farisei sono dei mentitori impenitenti: il cardinal Ruini ha affermato che bisogna confrontarsi con il risveglio dell’Islam. In Iraq (l’antica Mesopotamia, dove sorgeva Babilonia) le forze della coalizione, gli squadroni della morte e gli attentatori suicidi hanno causato in questi anni 650.000 morti! In Afghanistan l’uranio impoverito causa malformazioni, malattie, decessi tra la popolazione! Purtroppo spesso i soldati, che sono stati mandati in quelle martoriate regioni, rientrati in patria, si ammalano a causa della prolungata esposizione all’uranio impoverito. Secondo il rovinoso Ruini i popoli mediorientali avrebbero il tempo, la salute, le risorse e le energie per promuovere la religione musulmana. Che impudenza! È già difficile tentare di sopravvivere ai quotidiani massacri degli squadroni della morte, in un ambiente inquinato, con le più elementari infrastrutture distrutte o gravemente danneggiate: come è possibile che l’Islam si rinvigorisca?


Qui
la prima parte.

28 ottobre, 2006

Q.I.

Succede spesso che alcune persone chiedono quale sia il quoziente d’intelligenza. A tale domanda non saprei rispondere, perché non ho mai affrontato un test per misurare tale quoziente: infatti bisognerebbe prima stabilire che cosa sia l’intelligenza, che la maggior parte degli psicologi definisce come la capacità di risolvere problemi. È questa una definizione del tutto insufficiente, se non tautologica. Penso che l’intelligenza sia l’attitudine, etimologicamente, a vedere, cogliere (lego) dentro (intus), oltre le parvenze. È più sagace una persona che coglie i significati simbolici degli eventi e dei fenomeni di chi, invece, risolve sciarade numeriche o logiche, riuscendo ad indicare, ad esempio, quale cifra deve essere inserita in una serie o quale, fra alcune figure geometriche, si incastra in un’altra (qui è la mente a rimanere incastrata).

È intelligenza questa? Vi si può scorgere semmai un insieme di abilità logiche, la cui funzione è indiscutibile, ma che costituiscono solo la metà e la metà meno preziosa delle capacità individuali, comprendenti la creatività, l’intuizione, il senso estetico, l’empatia, l’intelligenza emotiva. Una persona che valorizza solo le competenze logico-deduttive, per di più in una forma schematica ed elementare, è una persona dimezzata, adatta ad un modello di controllo che aborre la fantasia e l’immaginazione, suscettibili di destabilizzare il sistema.

Più che quoziente d’intelligenza, bisognerebbe chiamarlo quoziente d’ignoranza, se è circoscritto ad una serie di rompicapo matematici. La matematica è una disciplina di notevole bellezza quando si avvicina alla filosofia, ma le sue applicazioni si sono rivelate perniciose per l’umanità. Non sarebbe preferibile vivere un’esistenza semplice ed ignara, piuttosto che, avendo scoperto i segreti della natura per dominarla e violentarla -Ruggero Bacone docet -, ritrovarsi in questo mondo mostruoso in cui il “progresso”, in primis matematico-scientifico-tecnologico, ha costruito una prigione di cemento sotto un cielo di alluminio?

Il matematico e filosofo lombardo Roberto Ardigò (1828-1920) morì, in veneranda età, suicida. Lasciò un biglietto con su scritto: “A che serve la vita?” Già, a che serve? A che serve, infine, la matematica?

26 ottobre, 2006

Malefica beneficenza

Un sacerdote di mia conoscenza mi ha confermato che circa il 90 per cento dei denari devoluti alla Caritas finisce nelle tasche di prelati avidi e corrotti (quasi tutti lo sono), mentre solo il restante 10 per cento è destinato all’aiuto dei bisognosi. Lo stesso discorso vale per la Croce rossa. Queste organizzazioni non solo lucrano sulle disgrazie altrui, ma pure creano ed aggravano i problemi per ottenere finanziamenti sempre più cospicui: ad esempio, la Caritas riceve dallo stato contributi proporzionali al numero di clandestini “ospiti” nei vari centri di accoglienza, stranieri che l’ente dichiara di assistere. Ora spero si capisca per quale motivo i flussi di emigranti sono ininterrotti: per la collettività sono un problema; per la Caritas una manna.

Anche l’8 per mille destinato alla Chiesa massonica diabolica romana è dilapidato quasi interamente per il sostentamento, anzi l’arricchimento di chierici usurai, quando non è investito nell’acquisto di armi per i conflitti fomentati dal Vaticano.

Veramente è nel giusto il Messia del Vangelo di Giuda Tommaso quando ammonisce i discepoli, dicendo: "Se digiunate, attirerete il peccato su di voi, se pregate, sarete condannati e se farete elemosine, metterete in pericolo il vostro spirito”.

Evitiamo quindi di alleggerire la coscienza, elargendo qualche euro. Semmai, nel nostro piccolo, adoperiamoci per aiutare direttamente gli indigenti e gli sventurati. Soprattutto cerchiamo di ricordare che la conoscenza e l’impegno possono in molti casi rivelarsi più utili del denaro, che non si sa come e da chi sarà impiegato.

Infine, per scoraggiare tutti quei petulanti personaggi che fanno la questua, telefonando o suonando il campanello, si potrebbe rispondere che non elargiamo offerte, perché Cristiani di Tommaso. Sulla porta di casa, ad imitazione di quei cattolici che, per non ricevere le visite dei Testimoni di Geova, collocano una targhetta con su scritto: “Siamo cattolici: le visite dei Testimoni di Geova non sono gradite”, si potrebbe affiggere un cartellino in cui si dice:” Siamo Cristiani di Tommaso e, per rispettare l’ammonimento di Gesù, se farete elemosine, metterete in pericolo il vostro spirito, non possiamo fare offerte”.

Del resto è sempre il Messia che ci esorta ad essere miti come colombe, ma anche accorti come serpenti.

25 ottobre, 2006

Il vero valore della cultura classica

Non so per quale motivo generazioni di studenti si accostino alla cultura classica anche nelle forme semplificate del sistema “educativo” liceale ed universitario di questi ultimi lustri, se poi non se ne ricava alcun insegnamento.

Lo storico Tucidide, nelle Storie, descrive con mirabile icasticità l’imperialismo ateniese, quando la pòlis attica represse in modo sanguinario la rivolta degli abitanti di Mitilene, nel 427 a.C. Perché allora non comprendiamo che le attuali “democrazie” sono basate sugli stessi strumenti coercitivi di cui si avvalsero i politici ateniesi, per imporre il loro predominio sugli avversari e sulle città “alleate”? Le vicende della Grecia, mutatis mutandis, contengono in nuce la storia contemporanea con la politica egemone ed aggressiva degli Stati Uniti… di Roma?

Fedro, considerato a torto un minore, con le sue favole ci insegna che i potenti sono tutti uguali: adattata ai nostri tempi, la morale dell'apologo L’asino ed il vecchio pastore è un’esortazione a non votare. Prima o dopo, infatti, gli uomini delle classi dirigenti tradiscono gli ingenui elettori. Un esempio: la liberalizzazione del mercato dell'energia, voluta dal ministro Bersani, ha comportato l’autorizzazione alla costruzione di una centrale turbogas ad Aprilia. Sono state numerose, in questi mesi, le manifestazioni dei cittadini, delle associazioni, dei comitati di quartiere, contrari alla realizzazione di un impianto rumoroso ed inquinante. Sia detto per inciso, le emissioni di ossido di carbonio derivanti da queste centrali sono un balsamo, se confrontate con le velenose sostanze contenute nelle scie chimiche, ma tant’è… Marrazzo, presidente della regione Lazio, durante la campagna elettorale aveva giurato e spergiurato che l’impianto non sarebbe stato costruito. È una promessa che ora non mantiene, perché colui ha dato il suo assenso alla realizzazione della centrale. Sì, proprio marrazzo che, in una nota trasmissione televisiva, berciava, gli occhi strabuzzati e le vene del collo turgide, contro i soprusi, le ingiustizie, le vessazioni del sistema italiano, ora, con disinvoltura, avalla le decisioni degli inquinatori.

Ammiano Marcellino, storico del IV secolo, ci offre un eccelso insegnamento sull’informazione che oscilla tra censura ed invenzione di notizie, quando afferma: “Chi tace i fatti da lui conosciuti non inganna meno di colui che inventa cose mai avvenute”. Difficile trovare parole più calzanti per descrivere le strategie disinformative dei media di regime e la genia dei “giornalisti”, pusillanimi barzelletieri.

Potrei proporre molti altri esempi che dimostrano come gli scrittori greci e latini più accorti avevano compreso quasi tutto dell’uomo e della storia. Chi ne ha letto le pagine più significative ed ha compenetrato l’intimo senso delle loro opere non può recarsi alle urne, non può credere alle menzogne dei pennivendoli, non può affidarsi all’uomo (homo, humus; uomo, fango). Non mi si citi Cicerone, scrittore di talento, ma, quasi sempre, noioso e superficiale divulgatore della filosofia greca, nonché democristiano ante litteram, come lo definisce Massimo Fini. Se dipendesse da me, ridimensionerei la presenza dell’Arpinate nei programmi di studio a favore di altri autori.

Si consideri infine la modernità del pensiero di molti classici, sul piano delle idee, ma anche la bellezza imperitura della letteratura greca e latina. Ne risalterà per contrasto, il servilismo e la crassa ignoranza della maggior parte degli “intellettuali” di oggi che amano esibire la loro “cultura”: le loro riflessioni non sono più profonde di quelle degli antichi, ma solo cerebrali ed astruse.

24 ottobre, 2006

Il sagace Sagan

Carl Edward Sagan (1934-1996) è il celebre astronomo statunitense, noto soprattutto per aver indagato con zelo il tema della possibile esistenza di civiltà tecnologiche nel cosmo e l’eventualità di comunicare con loro. A questo fine partecipò, con esperimenti e progetti, ai programmi spaziali Mariner, Viking e Voyager. Questi programmi della N.A.S.A. erano volti all’esplorazione dei pianeti e dei satelliti. Sagan studiò anche l’evoluzione(?) della vita sulla Terra fino all’uomo tecnologico. Ispirò pure il film Contact, con protagonista l’attrice Jodie Foster. La sceneggiatura della pellicola dipende dall’omonimo romanzo scritto dal cosmologo.

Sagan era un uomo che sapeva assai più di quanto osasse ammettere di fronte alla comunità degli scienziati(?) ed all’opinione pubblica. Il suo cognome è nagas al contrario. Nagas, in sanscrito, l’antica lingua indiana, significa “serpente”: questa – è ovvio – è solo una coincidenza, ma non mi sembra un caso che, negli anni ’70 del XX secolo, lo studioso predispose per la sonda Pioneer 10 un messaggio destinato a civiltà stellari che comprendeva musiche di un complesso mariachi ed auguri scritti in sumero, per illustrare a nazioni extraterrestri i caratteri precipui della vita sul nostro pianeta.

Infatti, convinto che anche altre civiltà stavano compiendo le stesse ricerche, ebbe l'idea di collocare sulla Pioneer 10, attualmente ancora in viaggio fuori dal sistema solare verso la stella Proxima Centauri, una targa d'oro con incisi i simboli della Terra, dell'uomo e della donna, del DNA ed altre informazioni sul nostro pianeta, affinché un giorno qualche intelligenza aliena potesse scoprire da dove proveniva la sonda.

Non bisogna stupirsi se il sagace Sagan scelse per gli auguri la lingua dei Sumeri, gli antichi Anunnaki, ossia “coloro che dal cielo (anu) scesero sulla Terra”. L’idioma degli Annunaki è la lingua degli “dèì”, mentre gli uomini continuano a cercare lontano, negli sconfinati spazi siderali, ciò che probabilmente è vicino.


Fonti:

Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, a cura di John Gribbin, Milano, 1998-2005, s.v. Sagan
Un messaggio laser destinato agli alieni, 2006
Zret, Dèi delle tenebre, 2006

23 ottobre, 2006

The Vatican connection: le tre fiere (prima parte)

Tutti conoscono le tre fiere che sbarrano il cammino a Dante nel I canto dell’Inferno. Il significato allegorico della lonza, del leone e della lupa è stato variamente interpretato: secondo la maggior parte dei commentatori, i tre animali adombrano tre disposizioni peccaminose, ossia l’incontinenza (l'incapacità di dominare le pulsioni), la matta bestialità (la violenza) e la frode. Per il sommo poeta, i peccati che originano dal pervertimento dell’intelligenza sono più gravi di quelli dovuti all’incapacità di dominare le passioni. Per questo motivo l’Alighieri esecra l’ipocrisia, il ladrocinio, il tradimento… tutte colpe gravissime. Per il Nostro un omicidio è meno grave di una menzogna: ciò può apparire paradossale, ma Dante aveva compreso che l’assassino spesso è un violento, che non sa controllare i suoi istinti, mentre un ipocrita è un simulatore-dissimulatore. Costui mentendo, usando parole melliflue, inganna gli altri.

Orbene, qualche lettore si è quasi risentito a causa della mia opinione circa la Chiesa di Roma, i cui vertici sono, a mio parere, una setta luciferina coinvolta in tutte le operazioni più nefande dall’assassinio della filosofa e scienziata alessandrina Ipazia, in poi. Ipazia, colpevole di aver promosso una libera coesistenza tra pagani, ebrei e “cristiani” nella città di Alessandria, fu scorticata viva per mezzo di conchiglie da alcuni fanatici istigati dal vescovo Cirillo. Qualcuno obietterà: una volta i “cristiani” erano intolleranti, oggi non più. Beata ingenuità! Bisognerebbe guardarsi da questi lupi travestiti da agnelli: l’altro giorno Benedetto XVI ha tenuto un discorso a Verona. Avete notato la scenografia? Il drappo rosso della tribuna abbinato al nero del fondo su cui aleggia un grottesco crocifisso-ectoplasma alle spalle del pontefice. Coincidenze? Può darsi. In ogni caso, ammettiamo pure per assurdo che la Chiesa di Roma sia solo un’istituzione decrepita di poltroni e di tedeschi lurchi: non merita una condanna dantesca? Cardinali e vescovi hanno mai speso una parola per stigmatizzare le leggi liberticide statunitensi, britanniche ed italiane o l’uso di armi ad energia diretta in Iraq o la dissennata politica dei governi che creano disoccupazione od il signoraggio bancario? No. Mai. I prelati si occupano solo di coppie di fatto, di scuole cattoliche, di aborto e di eutanasia. Nel migliore dei casi, sono sepolcri imbiancati.

Ammettiamo pure che costoro siano degli ignavi, dei pusillanimi, timorosi di contrastare i poteri forti: meritano di essere disapprovati, poiché “a Dio spiacenti ed a’ nemici sui”. Hanno mai levato la voce contro le ingiustizie e le soperchierie dei potenti? Il vescovo Romero, un’eccezione che conferma la regola, fu ucciso per essersi pronunciato contro i soprusi delle corrotte classi dirigenti e dei loro “bravi”: quando il futuro santo, Giovanni Paolo II, si recò in El Salvador in visita pastorale, alcuni fedeli gli chiesero che cosa pensasse dell’uccisione del porporato. Il papa, con la sensibilità di un agente della Gestapo, rispose: “Che cosa si aspettava, dopo aver pronunciato quelle parole?”

Che cosa ci possiamo aspettare noi da gente che santifica carnefici come Pavlevic, il croato distintosi nei massacri di ebrei, ortodossi e musulmani, canonizzato da lui, sì da lui, da Giovanni Paolo II, il papa più amato dagli Italiani (non solo), credenti ed atei. Le ipotesi sono due: o il papa polacco era completamente babbeo ed all’oscuro dei trascorsi un po’ discutibili di Pavelic o sapeva che presto un demone sarebbe, motu proprio, di sua iniziativa, stato elevato agli onori degli altari. Quale ipotesi vi sembra più plausibile?

22 ottobre, 2006

Un geroglifico nel cielo

A Tula Hidalgo, città dello stato messicano di Hidalgo, noto perché vi si trova l’importante sito archeologico di Tula, capitale dei Toltechi, il 18 marzo 1998, fu avvistata una flottiglia di U.F.O. Si trattava di oggetti apparentemente sferici, di colore bianco lucente, che si libravano nell’aria. Il Messico è terra di O.V.N.I. e, in questi ultimi decenni, si sono succeduti avvistamenti fino a quelli di Campeche del 5 marzo 2004, certificati dalla stessa aeronautica. Gli oggetti, osservati spesso da numerosi testimoni (piloti, uomini politici, semplici cittadini…) sono globi che evoluiscono in formazioni composte di decine d’ordigni, suscitando meraviglia.

Il 14 agosto del 2005 nei cieli della Florida una squadriglia di oggetti volanti formò una croce latina. La croce è stata per lo più interpretata da frange contattiste come un simbolo della vicinanza dei “fratelli dello spazio” all’umanità ed anche come segno dell’imminente parousia del Cristo.

A mio parere, gli U.F.O. di Tula Hidalgo si disposero nel firmamento a disegnare una sorta di geroglifico: non fu dunque una disposizione casuale. Infatti la sinopia creata dalla flottiglia ricorda le indecifrabili lettere notate da qualche testimone.

Mi riferisco ad Antonio Villas Boas ed a John Reeves. Villas Boas, era un agricoltore brasiliano di Francisco de Sales (stato di Minas Gerais), che fu rapito il 15 ottobre del 1957 da extraterrestri alti circa un metro e mezzo ed obbligato ad un amplesso con un’aliena dai lunghi capelli argentei. L’uomo descrisse ai ricercatori, i coniugi Lorenzen dell’A.P.R.O., dei segni con spunte, trattini e pallini osservati all’interno dell’astronave.

John Reeves, un pensionato di 65 anni, il 2 marzo del 1965, stava passeggiando nel bosco presso Brooksville in Florida, quando scorse un velivolo dai colori cangianti, azzurro, verde e porpora. Il veicolo, di forma discoidale, atterrò a circa un kilometro di distanza. Reeves, dopo essersi avvicinato all’oggetto, vide uscirne una sorta di automa che puntò una torcia, emettendo per tre volte un fascio di luce contro l’uomo. Quindi il robot tornò indietro e rientrò nel mezzo spaziale che, subito dopo, decollò per sparire infine in una decina di secondi. Reeves rinvenne sul terreno dove era atterrato l’U.F.O. due fogli, contenenti un testo incomprensibile: il messaggio presentava segni molto simili a quelli ricordati da Villas Boas.

Il glifo, che istoriò il cielo sopra Tula Hidalgo, è composto di una sorta di "numero uno" centrale obliquo, affine ad una spunta, con ai lati due triangoli, mentre sulla destra in alto si allineano quasi verticalmente due oggetti. Il tutto rammenta un po’ un ideogramma giapponese. Se è un segno e non una configurazione stocastica, il significato resta, però, ignoto, come quello dei grafemi di Villas Boas e di Reeves.

Non escluderei che i tre “scritti”, sulla base delle somiglianze formali, siano da attribuire alla medesima intelligenza esogena. In ogni caso la decodificazione di questi e di altri messaggi, di origine presumibilmente extraterrestre, sembra destinata a restare una delle tante sfide per i ricercatori.


Fonti:

M. Baiata, C. Malanga, Gli U.F.O. di Campeche, in Area 51, luglio 2006, n. 10.
G. Bongiovanni, Grande croce nel cielo, 2005. La croce fu filmata dall’ufologo messicano Jaime Maussan e dal contattista stigmatizzato Giorgio Bongiovanni.
R. Malini, U.F.O. Il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003, s.v.Villas Boas
R. Pinotti, U.F.O. contatto cosmico, Roma, 1991, alle pagine 75 e 84
J. Vallèe, Passport to Magonia, p. 638

21 ottobre, 2006

Convegni

Domenica 29 ottobre, si terrà il Convegno nazionale di Ufologia organizzato dall'USAC, U.F.O.: realtà immutabile. Il simposio si svolgerà nell'auditorium della Scuola media di S. Maria Maddalena (RO). L'ingresso è libero. Per maggiori informazioni, visita http://www.usac.it/

A Venezia il 4 novembre 2006, ore 18, presso la Scoletta dei Calegheri in Campo San Tomà (Fermata San Tomà, vaporetto Linea 1 o 82 da P. le Roma e Ferrovia) si terrà la conferenza Civiltà cosmiche. Durante la conferenza si assisterà anche alla proiezione di alcuni filmati. Relatori: Maria Morganti e Luciano Gasparini (dell’Associazione Culturale La Corona) e Daniela Bortoluzzi, ricercatrice e scrittrice. Presenterà Ada Pavan Russo. Ingresso libero e drink finale. Per informazioni e prenotazioni, rivolgersi a
misteria@misteria.org.

Gli echi delle metafore

Quando si affrontano certi argomenti che si discostano dall’uso denotativo del linguaggio, è più facile incorrere in fraintendimenti ed incomprensioni, poiché l’espressione tende a procedere per metafore: i tropi, infatti, portano i concetti oltre. Metafora, che, etimologicamente, vale “portare oltre”, è in primo luogo il risultato della convergenza-commistione di due campi di significati. Da questa caratteristica deriva la confusione intrinseca e congenita del linguaggio metaforico, ricco, denso, ma ambivalente, talora ambiguo. Per tale motivo Nietzsche e qualcun altro non considerano la metafora una figura retorica, ma la quintessenza della poesia.

Quanti di noi fanno caso all’origine metaforica di molti vocaboli di uso comune? Quanti ricordano che le lingue antiche possedevano un lessico concreto eppure immaginifico? In ebraico, ad esempio, non esistono parole cosiddette astratte: di conseguenza mancano idee astratte. È ironico che la religione cristiana abbia attinto alla tradizione ebraica per elaborare concetti di enti metafisici, come anima, Paradiso, Spirito Santo. Niente è più lontano dalla primitiva mentalità ebraica e, in genere, dei popoli antichi di questa tendenza ad oltrepassare l’ambito della natura tangibile, per riferirsi al divino.

Se qualcuno delira, esce dal solco (lira in latino); se ascolta un canto, in realtà è ammaliato da un incantesimo (carmen); se disegna su un foglio bianco, riempie il vuoto (blank) e così via…

È stupefacente dove possa condurre lo studio dell’etimologia e dei traslati: pensiamo al termine “terra”. Secondo i dizionari etimologici, discende da una radice indoeuropea, attestata in area celtica, italica e germanica, col significato di “asciutto”, “secco”. Se fosse, invece, corretta l’etimologia proposta da Zecharia Sitchin, secondo cui i sostantivi indogermanici che denotano la “terra”, provengono da “eridu”, non a caso una metafora con il valore di “casa costruita lontano”? Lontano da dove? Quali incredibili ed inquietanti prospettive si aprono, allorquando si considera l’origine sumera della cultura e della “civiltà” umana!

Le metafore sono quindi simili alle onde concentriche che si formano sulla superficie di un lago in cui è stato gettato un sasso: da uno se ne genera un altro, la cui circonferenza è sempre maggiore, ma anche sempre più labile. Quanto più i significati diventano profondi tanto più diventano inafferrabili ed ineffabili, fino a svanire nel silenzio.

Anche queste, però, sono metafore.

20 ottobre, 2006

La voce dei lettori

Tat tvam asi Questo sei tu (massima dei Veda)

Gentili ed intelligenti lettori hanno l’abitudine di commentare i testi che pubblico. Mi sembra doveroso non solo leggere le loro riflessioni, ma, nei limiti del possibile, anche rispondere alle loro domande di chiarimento. Ritengo, però, che confinare nella pagina delle glosse questi preziosi contributi sia un delitto. Perciò pubblico alcuni interventi che, non di rado, sono più efficaci dei miei editoriali: ho scelto dei commenti relativi a temi che hanno suscitato particolare interesse, come Dio e l’amore, precisando che, anche quando non condivido in toto le idee esposte, tali chiose hanno comunque ampliato il mio orizzonte culturale. Non voglio far torto a nessuno, se, per ora, pubblico le note solo di un paio autori: in futuro mi riprometto di ripetere questa iniziativa per dare voce ad altre voci.

Su Dio, le contraddizioni e la New age... Paolo scrive:

"Se Dio non esistesse, tutto sarebbe assurdo e allora converrebbe... farla finita. Già i nichilisti dell'800 annaspavano in simili dubbi. Forse un briciolo di fiducia, nonostante il mondo che ci circonda sia tanto assurdo e confuso, appare necessario.
È vero quel che dici: la salvezza parte da noi stessi. E d'altronde cosa hanno mai affermato i Maestri di Saggezza lungo il corso dei secoli e dei millenni? Uno spiraglio al di là del non-senso e del nulla ci verrà prima o poi concesso".

Il tuo post è davvero denso e solleva problemi che appartengono al dialogo infinito nel quale giace e che forse è l’uomo stesso.

Per adesso mi limiterò ad esporti le prime considerazioni che ha suscitato in me.

Vi sono contraddizioni che davvero hanno carattere ontologico ed appartengono alle profondità abissali dell’essere ed in quanto tali ineliminabili e a ragione affermi che questo non è nemmeno auspicabile: come afferma Blake "Chi vuole eliminare i contrari attenta all’esistenza stessa”.
I più grandi pensatori, poeti, artisti, chi ha spinto la propria visione oltre alcuni confini immancabilmente si trova ad affrontare contraddizioni irrisolvibili. Questi “sentieri interrotti” non sono il segnale di incapacità o incompetenza. Al contrario sono invece l’inquietante ed affascinante elemento che indica quanto “vicino alla fonte” si sia giunti.

Vi sono invece contraddizioni che portano alla luce soltanto la pochezza e la superficialità del pensatore o forse semplicemente il suo collocarsi nell’ambito del talento piuttosto che del genio.
Contraddizioni che indicano soltanto come la “dura scorza dell’essere” non sia stata nemmeno scalfita. Contraddizioni figlie al contempo di grande povertà intellettuale, culturale e mi permetto di aggiungere spirituale.

In tale ambito, colloco senza esitazione la New age (uso tale termine per comprendere in efficace sintesi pseudo-pensatori e pseudo-dottrine). In tale ambito, colloco anche Icke (da una riflessione sulla sua opera è nata la discussione): nonostante egli critichi aspramente la New age negli esiti, non se ne distacca.

In tale ambito, scorgo la presenza avvolta dalle nebbie del tempo anche di opere antiche ad opera di personaggi illustri quali Marco Aurelio… questa volta, però, possiamo parlare di talento privo di genio e non certo di “pochezza”.

Sull’amore

“Difficile disquisire su qualcosa la cui esistenza è molto dubbia" (l’amore, n.d.r.) Parole sante! A mio parere, a noi "umani" viene facile odiare, è quasi spontaneo e difficilissimo amare tant'è che ci fu imposto come comandamento da osservare! Perché predicare l'amore? È evidente che è un sentimento estraneo alla nostra specie! E' una conquista della mente? È un moto dell'animo? Di certo non è prevalente, altrimenti non saremmo al punto in cui siamo! Difficilissimo educare all'amore... facilissimo all'odio. Perché?

19 ottobre, 2006

Il Regno dei cieli

Il Regno dei cieli è disteso a terra e gli uomini non ci badano. (Vangelo di Giuda Tommaso)

La riflessione riportata in epigrafe è, senza dubbio, alquanto esagerata, poiché la vita, anche quando non è afflitta da problemi più o meno gravi, è difficile e perché la natura è intrinsecamente irrazionale. Purtuttavia il Messia (sacerdotale?) non aveva torto quando, invece di prospettare una felicità in un’altra dimensione, esortava i discepoli ad assaporare quelle gioie che un’esistenza semplice può (avrebbe potuto) offrire.

È sconcertante riflettere su quanto nietzchiano sia il pensiero del “Cristo”, quello vero, non quello creato o adulterato dalle Chiese paoline: come il filosofo tedesco, il Maestro del Vangelo attribuito a Giuda Tommaso, reclama una “fedeltà alla terra”. Inoltre egli non promette una salvezza futura, ma invita a vivere il presente, conciliando gli opposti; esige poi un atteggiamento di costante ricerca volto a conoscere e ad apprendere. Nulla di più lontano dal Cristo-vittima, ipostasi di un Dio crudele, idea poi atrofizzatasi negli assurdi dogmi niceni e post-niceni.

Il pianeta terra non sarebbe certo un paradiso, ma un luogo in cui vivere, riuscendo ad essere felici qualche volta, se “dèi” oscuri e uomini ancora più oscuri non lo avessero trasformato in un mattatoio: l’esortazione al vegeterianesimo del Messia è stata ignorata. L’invito a non idolatrare la ricchezza è caduto nel vuoto: ecco allora un mondo dominato dal dio denaro, dove, a causa delle banche e della truffa del signoraggio, i lavoratori sono costretti ad impieghi ed attività alienanti per trenta, trentacinque anni con la speranza vana di un’irrisoria pensione. Ecco allora le guerre, le distruzioni, le carneficine, perché, invece di ascoltare la voce del Maestro, abbiamo accettato di sopravvivere in una prigione dalle sbarre invisibili. Abbiamo rinunciato alla conoscenza: preferiamo ingannare noi stessi e credere che la verità sia questo velo illusorio. Ringhiamo contro chi, squarciando il velo, ci mostra altri scenari, talora sconvolgenti. Siamo deboli, pusillanimi, pigri: meglio trascorrere le serate dinanzi alla scatola diabolica che ci mostra partite di calcio e spettacoli di “realtà”, piuttosto che cercare di scoprire che cos’è veramente la realtà.

Siamo noi che vogliamo essere sudditi. Siamo noi che non vogliamo regnare, perché per regnare, come dice il Messia, bisogna stupirsi, restare anche sbigottiti. “Chi avrà trovato, si meraviglierà ed essendosi meravigliato, regnerà”.

Noi, però, abbiamo scelto di rimanere schiavi.

18 ottobre, 2006

Dèi delle tenebre

I Sumeri adoravano una triade cosmica composta da Anu, il dio del cielo, Enlil, il nume dell’aria e delle tempeste, ed Enki, la divinità delle acque, delle sorgenti e della fertilità. Il nome Enlil ricorda Elohim, gli dei biblici erroneamente sovrapposti a YHWH ed identificati con una divinità, che forse corrisponde ad Enki, il dio serpente.

Un’attenta lettura ed interpretazione del pantheon sumero e dei miti delle antiche popolazioni mesopotamiche rivela sconcertanti scenari: le saghe raccontano, ad esempio, di dèi inferiori, gli Igigu, che si ribellarono contro gli dèi superiori, gli Annunaki (coloro che scesero dal cielo), perché costretti a lavorare nelle miniere di Abzu (1), il mondo inferiore, ossia l’Africa australe. Gli Annunaki, di fronte alla rivolta degli Igigu, decisero di creare i lulu, i lavoratori che alcuni studiosi identificano negli ominidi della specie homo sapiens. Questo può sembrare uno scenario fantasioso, mentre è una narrazione che combacia con i dati paleontologici e genetici, così come sono stati elaborati negli ultimi decenni: l’umanità ebbe origine in Africa e l’homo sapiens comparve circa 200.000 anni fa, come testimoniano le tavolette fittili sumere.

Gli autori biblici un po’ per ignoranza, un po’ per fini di controllo religioso, edulcorarono e modificarono i testi mesopotamici: ne scaturì la Genesi, uno coacervo di fonti disparate, tradizioni, miti, in cui è sempre possibile ravvisare delle conoscenze che risalgono a tempi lontanissimi. È ovvio, però, che bisogna rinunciare ad una lettura teologica della Genesi per scoprirne ed apprezzarne il valore storico e, in qualche caso, persino scientifico. Gli dèi della Bibbia non erano esseri spirituali, ma creature mortali, per quanto assai longeve. Inoltre consideravano gli uomini, come noi consideriamo gli animali: li alleviamo, li nutriamo per macellarli e cibarci della loro carne, conciarne la pelle etc. Gli Annunaki selezionarono la specie homo sapiens affinché alleggerisse il lavoro degli Igigu: il sapiens era ed è uno schiavo che si crede libero.

Si rifletta su tali acquisizioni dell’archeologia, della paleontologia e della genetica, quando si apre la Bibbia, un libro umano anche quando sembra divino. Lo stesso racconto biblico di Adamo ed Eva tentati dal serpente, inscena una rivalità tra i fratelli Enlil ed Enki, a sua volta sposo di Ninhursag, la dea-madre particolarmente ferrata in… sperimentazioni genetiche.

Più che figli delle stelle, siamo figli degli dèi, ma di dèi delle tenebre.


(1) Da Abzu, attraverso la mediazione del greco, derivano, per esempio, l’italiano “abisso” e l’inglese “abyss”.


Fonti:

Enciclopedia delle religioni, Milano, 1989, s.v. Sumeri, religione dei
Figure di donna Dizionario delle dee e delle eroine, a cura di P. Monaghan, Milano, 2004
Z. Sitchin, Il pianeta degli dei, Casale Monferrato, 1998

17 ottobre, 2006

L'illogica logica degli eventi

Occorre un Nuovo ordine mondiale…

Benedetto XVI, discorso natalizio del 25-12.2005

Le persone stanno diventando sempre più consapevoli della necessità di un Nuovo ordine mondiale.

Giovanni Paolo II, omelia tenuta il giorno 1-1-2004

È una grande idea: un Nuovo ordine mondiale… solo gli Stati Uniti hanno sia la caratura morale sia i mezzi per realizzarlo.

George Bush senior, ex presidente degli Stati Uniti ed affiliato al Sovrano ordine militare di Malta, discorso pronunciato il giorno 29-1-1991 , 911 giorni prima del giorno 11-9-2001

Credo quia absurdum (Tertulliano) Credo perché è assurdo.

Mala tempora currunt. Questo detto latino è quanto mai adatto ai nostri tempi non solo perché sinistri ed insidiosi, ma soprattutto in quanto eventi nefasti si rincorrono ad un ritmo vertiginoso così che diventa arduo inquadrarli in una logica sebbene precaria, in uno schema interpretativo plausibile.

Qualche giorno fa è stata uccisa la coraggiosa e combattiva giornalista russa, Anna Politkovaskaya: qualcuno ha congetturato che sia stata assassinata dai servizi segreti di USAtana per destabilizzare il regime di Putin. L’ipotesi non può essere scartata, se si intende la Criminal Infamous Agency come il braccio, ma mi pare che, ancora una volta, si sia inclini a vedere contrapposizioni assolute, quasi manichee, tra Stati Uniti e Russia. Che le due superpotenze siano ai ferri corti è evidente: lo czar di Mosca sta tentando di ostacolare l’invadenza statunitense nei paesi limitrofi alla Russia, come la Georgia e l’Ucraina. Il presidente russo, nella sua illusione di poter decidere più o meno liberamente, sta anche tessendo una tela di alleanze per difendere gli interessi ecomonici, politici e strategici dalle interferenze straniere. In realtà, però, boy george e vladimiro sono due pupi siciliani mossi dallo stesso burattinaio che si diverte a farli combattere, mentre un pubblico di sprovveduti pensa che siano persone in carne ed ossa.

Alcuni opinionisti e politologi vedono nella Russia un baluardo (sic) contro la prepotenza statunitense-sionista: la Russia come male minore o addirittura come alleata contro il capitalismo nordamericano? Niente di più errato ed illusorio: la sinarchia controlla entrambi i contendenti, spingendoli l’uno contro l’altro, facendo prevalere a turno ora gli Stati Uniti ora la Russia per logorarli entrambi.

Il convitato del trono di Pietro ha deciso di affossare l’impero da esso stesso creato, ossia gli Stati Uniti e di solleticare la vanità del tiranno russo, per creare una situazione di caos mondiale (ex chaos ordo) da cui trarrà enormi benefici il regista di tutte le operazioni, comodamente insediato a Roma e con il segreto proposito di portare le “cupide vele nel tempio” di Gerusalemme. (1)

Il tutto sembra illogico, irrazionale, ma la cricca gesuita è dominata da un oscuro istinto di distruzione che la spinge freneticamente a fomentare conflitti, a devastare, a stringere fragili alleanze, a tradire, a favorire alcuni per poi abbandonarli, a servirsi dei banchieri ebrei e dei “neoconservatori” per poi sbarazzarsi di loro. Il regista occulto agisce in modo insensato, pazzesco, se ci si attiene al buon (non) senso: come si potrebbe altrimenti spiegare l’attività relativa alle scie chimiche che non risparmia quasi nessun paese del pianeta e che sfida, per la sua mostruosità, qualsiasi spiegazione legata ai pur turpi scopi del denaro? I burattinai sono devoti in modo fanatico alle forze del male: il culto di Thanatos li ha soggiogati, trascinandoli in una spirale di violenza che è anche autodistruttiva.

La realtà attuale ha comunque una sua logica che è quella diabolica: non è un caso se, nel Medioevo, la logica era considerata peculiare di Lucifero. Al diavolo, infatti, che strappa l’anima di Guido da Montefeltro ad un angelo, Dante mette in bocca queste sardoniche parole: “Tu non credevi ch’io loico (filosofo ferrato in logica) fossi”.

Quello che avviene dietro le quinte è inimmaginabile, inverosimile, assurdo, ma, come Tertulliano, dobbiamo credere a questo scenario proprio perché è assurdo.


(1) Gli Stati Uniti sono la nazione con il più alto debito pubblico nel mondo: le guerre in Iraq ed in Afghanistan, oltre a mietere vittime tra le popolazioni civili e fra i soldati, stanno svenando Washington. Di tale crisi, però, non risente il Vaticano, lo stato più ricco e più potente della Terra. Sia Kissinger sia Prodi, i maggiordomi di B 16, sono stati ricevuti dal papa rosso da cui hanno ricevuto ordini. Se non si comprende ciò, ci si arena nelle bolse, forvianti e patetiche “analisi” veteromarxiste: un fossile del Giurassico è più moderno!

15 ottobre, 2006

Goliath

Goliath o Golia è il celebre gigante ucciso dal futuro re d’Israele David. Secondo la Bibbia (1, Sam. 17-4), Golia era un filisteo di Gat, alto circa tre metri. (1) Egli indossava una corazza del peso di quaranta chilogrammi, la punta della sua lancia era di cinque chili. Nelle leggende islamiche, il campione è chiamato Jalut ed è menzionato pure nel Corano (sura 2).

Come spesso avviene, l’Antico Testamento è una fonte preziosa, soprattutto quando attinge a fonti sumere, purché lo si legga ed interpreti senza incorrere in sofismi teologici. L’esistenza di una specie di notevole statura è stata recentemente appurata anche dalla paleontologia ufficiale, che non può più ignorare i numerosi resti di una razza di giganti. La specie, che è stata denominata homo Goliath, ha causato non pochi problemi agli studiosi in cui sono radicati pregiudizi darwiniani e la convinzione che all’homo abilis subentrò l’homo erectus cui succedette il sapiens. Già le testimonianze paleontologiche relative all’homo Neanderthalensis sono un rompicapo, poiché questo ominide costituì probabilmente una specie a sé stante, difficile da inserire in un quadro evolutivo chiaro.

Non pochi dei resti fossili rivelano inoltre che l’antica progenie di giganti era contraddistinta dall’esadattilia, ossia la presenza di mani e piedi con sei dita. È questo un carattere anatomico che si è conservato in alcune popolazioni indiane ed africane. (2) Secondo Alan Alford, i giganti erano una specie molto longeva e robusta, ma sterile: essa era stata selezionata dagli “dèi” affinché i suoi componenti fossero adibiti a lavori come la costruzione di imponenti edifici e lo scavo di gallerie nelle miniere da cui estrarre, in particolar modo, stagno ed oro. Per Alford, gli Olmechi furono un popolo di stirpe negroide che, intorno al XV secolo a.C., si stanziò nell’attuale Messico: essi edificarono Teotihuacan e scolpirono teste, dagli inconfondibili tratti negroidi (naso camuso, labbra carnose), pesanti parecchie tonnellate. Di queste teste di basalto, dall’espressione misteriosa ed accigliata, non si conosce la funzione. Gli archeologi ufficiali affermano che le loro sembianze, tutto sommato, sono riconducibili alla fisionomia degli attuali abitanti del Mesoamerica, discendenti dei Maya. Un bell’esempio di ottusità e d’impudenza!

Le tradizioni di molte civiltà del passato e le prove paleontologiche relative ai giganti dovranno essere prese in considerazione per tracciare le linee della storia antica, secondo una nuova angolazione: non è forse lontano il giorno in cui gli eventi che appartengono ai primordi dell’umanità saranno quasi completamente riscritti. Tale operazione sarà gravida di conseguenze anche per la storia più recente, perché, quanto più ci si inoltra nel passato, portando in superficie verità dimenticate o nascoste, tanto più si getta nuova luce sulla realtà contemporanea.


(1) Che Golia fosse filisteo, cioè indoeuropeo, è molto improbabile.

(2) L’esadattilia non dev’essere vista come una malformazione, ma come la manifestazione di una specifica diversità biologica forse ereditata dagli “dèi”. A tale fenotipo si deve anche attribuire il sistema a base 12 dei Sumeri?

Fonti:

A. Alford, Il mistero della genesi delle antiche civiltà, Roma, 2000
H. D. Disseihoff, Le civiltà precolombiane
A. S. Mercatante, Dizionario dei miti e delle leggende, Roma, 2001
U. Telarico, 1995 Alien autopsy footage, in Area 51, n. 12, settembre, 2006

Romanticismo

Poche parole hanno subito uno snaturamento come Romanticismo: oggi l’aggettivo “romantico” richiama subito alla mente, almeno nella maggior parte delle persone, una cenetta a lume di candela in un ristorante alla moda, con sottofondo di una languida melodia.

Nulla di più lontano dall’essenza del movimento romantico che fu la presa di coscienza, pur tra numerose contraddizioni ed incertezze, del conflitto insanabile tra l’individuo e la società, della solitudine dell’individuo, dello stupro perpetrato dalla rivoluzione industriale ai danni della natura.
Gli artisti romantici furono qualche volta dei nostalgici e dei malinconici, in qualche caso dei reazionari, ma seppero intuire a quali obbrobri avrebbe condotto il “progresso” scientifico e tecnologico.


Le innumerevoli declinazioni del Romanticismo europeo (ora ossianiche ora mistiche ora gotiche ora realistiche etc.), pur nelle loro differenti, in qualche caso antitetiche interpretazioni della realtà, furono accomunate dalla consapevolezza della debolezza dell’individuo, anche nelle sue velleitarie ribellioni prometeiche. Pure un romantico dimidiato, se non mancato come Alessandro Manzoni, raffigura l’uomo dominato dall’irrazionalità della storia e quasi annichilito dalla rassegnazione ad accettare l’imperscrutabile disegno divino.

È questo senso di sconfitta che rende, però, l’uomo vittorioso, direbbe Pessoa, perché solo chi fallisce può riuscire. Può riuscire, per esempio, a liberarsi del suo ego ipertrofico per perdersi nello spettacolo sublime ed evocativo del paesaggio, avvolto in un misterioso silenzio.

Così dipinge gli scenari della natura Friedrich, uno dei pittori romantici più intimisti e pensosi, dai cui quadri promana un’aura di sacralità del creato che i nostri tempi aridi e feroci sono incapaci anche soltanto di concepire.

13 ottobre, 2006

Alla ricerca del sigillo reale (quinta parte)

Ci si trova, però, di fronte ad un’antinomia: da un lato il fattore Rh negativo è più frequente tra gruppi etnici emarginati ed oppressi, come i Baschi ed i Gaelici (Irlandesi, Scozzesi, Gallesi, Bretoni…), dall’altro Icke lo associa ad una genia ariano-rettile e correnti neo-naziste sostengono che gli Rh negativi sono la “razza pura”, gli Ariani, discendenti degli Atlantidei o di un popolo delle stelle.

Come si è visto, da alcune fonti pare affiorare un punto in cui convergono tradizioni, a prima vista disparate e lontane tra loro sia nel tempo sia nello spazio: il marchio di Caino dovrebbe essere una croce celtica, con i bracci di eguale lunghezza che oltrepassano un cerchio. Essa è simbolo cosmico, solare, dell’equilibrio dei quattro elementi, ma, come spesso avviene, gli emblemi sono bivalenti e polivalenti: allora la croce adombra pure significati negativi. Secondo Sitchin, essa allude a Nibiru, il pianeta dell’incrocio, mentre Icke ne mette in evidenza i poliedrici valori, in ordine alla lingua segreta di antiche popolazioni, un codice trasmesso, attraverso il tempo, a sette, chiese, logge, confraternite che operano anche nel mondo contemporaneo, ma dietro le quinte.

È stato notato che i Grigi ed altri intrusi tendono a sequestrare soggetti con il fattore Rh negativo. Da che cosa può dipendere questa singolare predilezione? Esiste una maggiore compatibilità ematica e genetica tra questi rapiti e gli alieni? Tale compatibilità dipende da una comune, anche se lontana, origine? La traccia di tale comune genesi è nel sangue, ma anche in un segno sulla pelle? Il chimico e ricercatore Corrado Malanga, studiando molti casi di abduction, ha pure indugiato sulle cicatrici, in cui si imbatté per la prima volta studiando il caso di Valerio Lonzi. Nell’estate del 1982 Valerio Lonzi, ragazzo genovese allora quindicenne, fu vittima di un rapimento, il cui lascito è costituito da tre cicatrici, come dei fili sottili rossi orizzontali collocati in fondo alla schiena, lunghi circa 15 centimetri e ben distanziati. Per il medico quei segni erano cicatrici dovute a sutura. Le cicatrici di altri rapiti spesso sono circolari e non molto dissimili dal presunto marchio di Caino.

Certo, ci si trova con i rapiti di fronte ad un’inversione di “segno”: essi non sono dei prescelti, a differenza dei re giudei e dei Merovingi, ma delle vittime, oggetto delle attenzioni di intrusi che perseguono fini di ibridazione, forse per preservare una razza sterile o debole sotto il profilo genetico. Forse gli ufonauti intendono impadronirsi di qualcosa che certi uomini possiedono ed altri no, come suggerisce Malanga.

Resta, infine, da stabilire se anche i “prescelti” dell’antichità non siano stati degli ambasciatori, più o meno consapevoli, di una civiltà extraterrestre che per infiltrarsi tra le classi dirigenti, in modo dissimulato e graduale, manipolò ed indottrinò ierofanti, maghi e sovrani.
Le interferenze aliene sono un fenomeno soltanto recente?

Fonti:

AA.VV., I figli degli dei, in Area 51, giugno 2006
M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, Il santo Graal, Milano, 1982
F. Barbiero, La Bibbia senza segreti, Milano, 1998
L. L. Cavalli-Sforza, Geni, popoli, lingue, Milano, 1996
J. De Galibier, I Celti, Aosta, 1998
D. Donnini, Nuove ipotesi su Gesù, Diegaro di Cesena, 1994
A. Faber Kaiser, Gesù visse e morì in Cascemir: la tomba di Gesù a Srinagar?
C. Fabre-Vassas, La bete singulaire, Paris, 1994
G. Garbini, I Filistei, Milano, 1997
D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001
C. Malanga, Alien cicatrix, 2005
Id., Gli UFO nella mente, Milano, 1998
A.S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001
Pensatore, Hydra tripudians
M. Pincherle, Il Gesù proibito 2000 anni di paganesimo cristiano, Diegaro di Cesena, 1997
J. Renan, Vita di Gesù, Milano, 1992
Z. Sitchin, Il pianeta degli dei, Casale Monferrato, 1998
G. Tranfo, Studi pubblicati su www.yeshua.it
G. Vinci, Omero nel Baltico, Roma, 1995 e 1998

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