31 luglio, 2008

Entanglement

30 luglio, 2008

Il falò della verità

Absit iniuria verbis


Andrea Pellizzari conduce l'abominevole programma Urban legends, trasmesso da una rete Mediawcnet. Pellizzari, nell'ambito del format, presenta alcune storie riunite in gruppi di tre, di cui due, pur essendo in linea di massima verosimili, sono leggende metropolitane, mentre una è, nonostante alcuni tratti che possono sembrare fantasiosi, realmente accaduta.

Recentemente, accostata alla vicenda di una povera mucca esplosa per aver mangiato fagioli (sic), sono stati ricostruiti, in modo molto superficiale e capzioso, i noti fatti di Canneto di Caronia, la località in provincia di Messina, dove negli anni passati divamparono numerosi e, all'apparenza, inspiegabili, incendi. E' assodato che i roghi, che bruciarono suppellettili, elettrodomestici, cavi etc. erano dovuti alla sperimentazioni di armi elettromagnetiche (Vedi Le microonde: arma contro la biosfera, 2008): nei paraggi di Canneto, infatti, sorge una base militare sottomarina, secondo Corrado Malanga gestita congiuntamente dai falsi avversari, Russi e Statunitensi.

E' evidente che la spiegazione riferita all'uso di sistemi elettrodinamici è l'unica plausibile: qualcuno chiamò in causa il diavolo, altri non meglio precisati fenomeni tellurici, altri accusarono degli incendi gli alieni, ormai prossimi ad una demonizzazione indiscriminata e strumentale (Vedi L'ipotesi monopolare come arma della sinarchia, 2007). Una commissione d'inchiesta creata dall'esecutivo aveva ipotizzato che, all'origine delle combustioni, fossero proprio degli esperimenti con l'uso di dispositivi tecnologici segreti. Era la verità che, però, recentemente è stata smentita.

La patetica trasmissione presentata dal Andrea (falbo) Pellizzari ha, invece, concluso in modo categorico (asinus ex cathedra) che gli incendi erano provocati da sommovimenti del sottosuolo(!). E' una colossale menzogna, una conclusione volta da un lato a rassicurare gli ingenui spettatori che le strane manifestazioni sono riconducibili ad arcinoti e normalissimi fenomeni naturali, dall'altro è un'affermazione tesa a scagionare i militari dalle loro responsabilità.

La televisione è più che una cattiva maestra: è una potente e nociva arma di distruzione della massa. La sciocca asserzione messa in bocca al Pellizzari non ha alcuna base scientifica, poiché non si comprende quale sia il nesso tra un sommovimento del suolo e lo scoppio di roghi né si spiega l'impossibilità di aprire, tramite il telecomando, veicoli con chiusura centralizzata (tipica interferenza elettromagnetica). Tuttavia il livello "scientifico" televisivo è quello di Superquark, un livello pari a zero, stante l'ignoranza assoluta, irredimibile e la malafede dei vari diabolici Angela, protesi del famigerato C.I.C.A.P., il Comitato italiano censori ammuffiti e pagliacci.

E' palese che la repellente trasmissione è inquadrabile nella solita agenda di censura di verità scomode, ora ridimensionate ora distorte ora negate, ma, in filigrana, si legge anche il recondito proposito di insinuare un po' alla volta il tema delle scie chimiche e di presentarle come un mito contemporaneo, dovuto alla fervida fantasia di qualche visionario, ingranditosi a dismisura, per mezzo del passaparola. Il problema delle chemtrails deve essere trasformato in una credenza popolare, ridicola ed inverosimile, additando i ricercatori ed i cittadini che denunciano il genocidio occulto, come mentecatti da esporre al pubblico ludibrio.

Sarà una bella soddisfazione, quando saranno messi alla gogna i bugiardi del sistema e tutti i loro reggimoccolo.


Articolo correlato: Strani incendi a Ginestra fiorentina

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28 luglio, 2008

Crisi

Si avverte una stanchezza, un disorientamento tra ricercatori e divulgatori indipendenti. La causa di questo disincanto è forse da individuare nella constatazione che le sementi non cadono sul terreno fertile, poiché sembra che il terreno fertile non esista.

In altri casi, pur avendo conseguito qualche obiettivo conoscitivo e rarissimamente pratico, ci si accorge che l'impegno ed il tempo profusi, senza trascurare il peso di diffamazioni, calunnie, attriti ed attacchi, sono sproporzionati ai risultati ottenuti, scarsi, estemporanei, quasi insignificanti.

Nondimeno lo scopo del viaggio è il viaggio stesso più che la meta e la fedeltà a noi stessi ci induce a proseguire, pur sapendo che le difficoltà sono spaventose e gli ostacoli quasi insormontabili.

Consideriamo gli episodi riconducibili a minacce, intercettazioni, avvertimenti più o meno velati: non si può certo biasimare chi, intimidito ed "avvisato", decide di ritirarsi o di ammorbidire la sua posizione. Certo sono da preferire coloro che, dopo aver combattuto, indietreggiano anche abbandonando lo scudo come Archiloco, ai traditori.

Chi tradisce nell'ambito del mondo dell'informazione, abiurando principi (in cui evidentemente non ha mai creduto), per divenire un portavoce dei potenti, non solo dimostra di essere una lingua venale, ma soprattutto diventa responsabile della manipolazione delle coscienze in cui già eccellono, con pochissime eccezioni, i giornalisti ufficiali. Lo stupro della verità è imperdonabile. I pennivendoli diffondono veleni perniciosi tra l'opinione pubblica e non sono migliori dei malfattori che reggono i fili di queste marionette.

Crisi, dunque, ma ogni crisi è pure crescita, una crescita sovente dolorosa che sfibra i nervi e fiacca le energie. Tuttavia, superata questa fase, corretta la rotta, ingagliarditi e risoluti, si riprende alacri il cammino, pur con la consapevolezza che si potrà cadere poiché la strada è lunga e disagevole.

Non si può comunque rinunciare alla prassi ed all'informazione, poiché ignorare verità più o meno scabrose, significa, di fatto, occultarle. Concentrarsi solo su quello che le persone vogliono sapere e possono accettare, senza alcuna crisi, significa, anche se in modo involontario, contribuire ad edulcorare la realtà.

"La verità va gridata dai tetti", ci ammonisce l'Evangelo.

Articolo correlato: Equilibrio


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27 luglio, 2008

Euritmia

Vicino a Lockeridge, Wiltshire, Inghilterra, il 20 luglio scorso è apparso un pittogramma in un campo di cereali. Il crop circle, uno dei più complessi del 2008, è composto da almeno 192 sottili spicchi distribuiti in quattro cerchi dal diametro di differente lunghezza. Dal primo circolo si diramano, a mo' di raggi, 47 segmenti, dal secondo 48, dal terzo 50, infine dal quarto 47.

Senza addentrarsi in un tentativo di interpretazione, che risulterebbe ozioso, si può notare come la formazione, incentrata sulla figura del cerchio, emblema di perfezione cosmica, paia pure adombrare le frange di interferenza che si formano quando si gettano dei sassi in un lago. Anzi la raffigurazione ricorda l'effetto generato dai fotoni, che, attraversando le due fenditure di uno schermo, disegnano su una superficie posteriore schemi del genere. E' un effetto che si ritiene di dover attribuire alla natura duale dei fotoni, corpuscolare ed ondulatoria. Il glifo dunque, evidenziando il fenomeno della sovrapposizione e la coincidentia oppositorum, salda concetti della Tradizione alle acquisizioni della fisica quantistica.

La formazione effigia anche quattro occhi, evocanti la divinità, con la sclera coincidente con armoniose vele. E' evidente anche il riferimento ad un'eclissi.

Il sapiente gioco degli intrecci (riferimento all'entanglement?) e delle ripetizioni iconiche rende il pittogramma particolarmente euritmico.

Articolo correlato:

Parvatim, L'eclisse del primo agosto nei crop inglesi, 2008




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25 luglio, 2008

Abissi gnostici (articolo di Ezio Albrile)

L’uomo è un accampamento di spiriti (Basilide)

Propongo un articolo di Ezio Albrile intitolato Abissi gnostici. E' un testo denso, complesso, impegnativo, anche controverso, ma di cui consiglio la lettura, una lettura critica. Ci domandiamo donde vengano le atrocità della storia "umana", chi le abbia istigate, trovando negli uomini docili e crudeli esecutori. Dai sacrifici di fanciulli compiuti dai Fenici in onore dell'abominevole Moloch ai solchi che sventrano il cielo di un pianeta agonizzante, dalle scelleratezze degli Assiri ai crimini delle truppe occidentali in Iraq, l'ombra gelida e sanguinaria degli Arconti si proietta sulla nostra misera "realtà". Siamo di fronte all'inverosimile, all'incredibile, alla pazzia del mondo su cui Albrile getta uno sguardo indagatore, lucido ed inquieto al tempo stesso.

Due mi paiono i fulcri dello studio: la valorizzazione dell'insegnamento gnostico attraverso i secoli fino ad oggi (dai primi pensatori al film Matrix ed oltre), non in senso antropologico, ma come chiave di lettura delle dimensioni metafisiche (invisibili, certo, ma non per questo ininfluenti) ed il ruolo centrale, nell'imperante disinformazione, di un tristo personaggio come Umberto Eco. Questo cortigiano dei potenti, anzi di Potestà, infatti, come abbiamo già denunziato in altri articoli, è un occultatore, perché, con la sua pseudo-letteratura pseudo-esoterica, occulta terribili verità, esibendole per denigrarle subito dopo. Infatti "il cinismo del grande semiologo appartiene ad una specie di 'pedagogia rovesciata' che, nel condannare e principalmente ridicolizzare il mondo dell'esoterismo in genere, contribuisce a modificare ed a creare una fittizia realtà".

Non manca una lettura molto sagace della figura di Culianu, storico delle religioni, allievo del celeberrimo Mircea Eliade; di Culianu sono considerate le misteriose circostanze della morte. Chi tocca i fili...

Disquisire di Gnosi e di Gnosticismo è cosa alquanto difficile, principalmente a causa delle precomprensioni che gli ambienti cosiddetti "tradizionali" hanno da sempre mostrato verso questa tematica. Il mio non vuole essere un articolo polemico, ma dimostrare unicamente quanto il problema non sia l'ideologia o la dottrina "gnostica" di volta in volta presa in considerazione, bensì l'uomo con la propria limitatezza e finitudine esistenziale.

Ma partiamo dall'inizio.

I termini "Gnosi" o "Gnosticismo" designano i differenti sistemi di pensiero esoterico che agli albori della tarda antichità hanno cercato di armonizzare i fondamenti salvifici della misteriosofia ellenistica e della religiosità orientale con il nascente Cristianesimo. La "gnosi", dal greco "conoscenza", è quindi un sistema sincretistico in cui confluiscono le più variegate tradizioni religiose, inclini a dimostrare un unico assunto: la "discesa", in greco katabasis, e l'imprigionamento nel nostro mondo di un principio spirituale superiore, una scintilla luminosa che solo attraverso la vera "conoscenza" l'uomo può riconoscere e ritrovare in se stesso.

Il mito centrale dello gnosticismo è espressione di una "nostalgia", di un anelito del "centro", ovvero delle origini, una sorta di desiderio precosmico dal quale si sviluppa una colpa anteriore che porta alla creazione dell'uomo e del mondo, intesi entrambi quali carceri dell'Anima divina.

Le concezioni e le aspettative della gnosi sono ben effigiate dal mito valentiniano: da un "centro" in sé conchiuso si dipartono delle emanazioni che si configurano in una "pienezza", un pleroma, cioè realizzano armonicamente tutte le infinite potenzialità creative insite embrionalmente nel "centro", ovvero nel Padre ipsissimo e sconosciuto. Fin qui non siamo lontani dal concetto di perfezione e di "compiutezza" cosmica teorizzata da Platone nel Timeo, rivisitato in chiave mitologica, ma la distanza fra "centro" e "periferia" aumenta a dismisura e subentra il collasso ontologico.

Leggi qui la parte restante dell'articolo.



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23 luglio, 2008

Qualcosa accadde a Hunter Ligget?

Secondo Henry Deacon (nome fittizio) [1], la pellicola Wawelenght è ispirata ad episodi realmente accaduti. Wavelenght è un film di fantascienza indipendente del 1983. La produzione, a basso costo, comprende, tra gli attori protagonisti, Robert Carradine, Cherie Currie e Keeman Wynn. Scritto e diretto da Mike Gray, narra di una giovane coppia che scopre degli alieni di bassa statura dalle fattezze simili a quelle di bambini. Queste creature sono tenute prigioniere dal governo degli Stati Uniti in una base sotterranea per esperimenti segreti.

La pellicola fu girata sulle colline di Hollywood e nel Deserto del Mojave; la colonna sonora fu affidata alla formazione tedesca Tangerine dream.

Stando a Deacon, rivelatore le cui affermazioni sono da prendere col beneficio del dubbio, la trama rispecchia un evento occorso a Hunter Ligget, una località a 90 miglia a sud-est di Monterey, in California. Lì, nei primi anni '70 del XX secolo, Deacon operava in un'installazione, denominata C.D.C.E.C., Comando di Sperimentazione e Sviluppo per il Combattimento. Un giorno i militari di stanza nella base abbatterono un U.F.O, che stazionava sopra l'area: furono quindi catturati gli occupanti della navicella. Erano umanoidi con le teste glabre ed occhi piccoli. Il resto di quel che accadde è raccontato nel film.

Le rivelazioni di Deacon non possono essere confermate né smentite. Tuttavia alcuni particolari delle sue comunicazioni inducono a riflettere: alcuni "alieni" proverrebbero da altre dimensioni e non da lontani pianeti, poiché gli esperimenti con le armi nucleari in atmosfera crearono delle lacerazioni nel tessuto spazio-temporale, attraverso cui si intrusero presenze nel nostro pianeta.

Ciò coincide con altre testimonianze ed interpretazioni, sebbene controverse: Carlo Barbera, in un suo articolo, ricorda che le bombe nucleari del 1945 su Hiroshima e Nagasaki e tutti gli esperimenti atomici successivi causarono uno strappo nell'aura del pianeta donde l'incidente di Roswell, i numerosi avvistamenti di U.F.O., le successive intrusioni. Barbera ci ricorda che Aleister Crowley, con i suoi rituali, evocò inquietanti creature di altri piani dimensionali: tra queste Lam, un essere macrocefalo simile ai Grigi, protagonisti dell’Ufologia a partire dagli anni '60 del XX secolo.

Lam, macrocefalo ma con occhi piccoli, ricorda gli esseri di Hugger Ligget, dalle medesime caratteristiche somatiche.

Lo scienziato Jack Parsons e lo scrittore di fantascienza, Ron Hubbard, seguaci di Crowley, attuarono nel 1946 le Operazioni Babalon. La loro intenzione era quella di usare la magia sessuale per generare un figlio nei reami spirituali. Tali sinistri rituali furono compiuti nello stesso periodo in cui l’aura del pianeta era lacerata dalle esplosioni atomiche. Numerosi contattisti tra gli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo, riportando le ammonizioni di presunti extraterrestri, insistettero sui pericoli connessi all’uso dell’energia nucleare non solo per Gaia, ma anche per i fragili equilibri del sistema solare e della nostra galassia.

[1] Deacon è un sedicente fisico di Livermore. Egli appartiene alla cosiddetta categoria dei rivelatori, tecnici e scienziati, per lo più statunitensi, che hanno deciso di divulgare segreti attinenti a tecnologie segrete, black projects, U.F.O, alieni, scie chimiche, scenari futuri, misteriose mutilazioni animali etc.

Fonti:

C. Barbera, Sirio, la stella del Cane, 2005
Dizionario dei film, 2008, s. v. inerente
Intervista a Henry Deacon del Camelot Project, 2007



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22 luglio, 2008

Gli affreschi di Nostra Signora del Fontano

Giovanni Canavesio è un pittore attivo nella seconda metà del XV secolo. Documentato a Pinerolo nel 1450 e poi, dal 1472 al 1500, nella Liguria occidentale e nel Nizzardo, eseguì ampi cicli di affreschi (nella chiesa di San Bernardo a Pigna 1482, nella Chiesa di Nostra Signora del Fontano a Briga, 1491-1492) e numerosi polittici. Si formò probabilmente nella cerchia di Giacomo Jaquerio, artista torinese, le cui opere sono inquadrabili nel Gotico internazionale, ma con accenti realistici di origine borgognona.

Il grandioso ciclo di affreschi di Nostra Signora del Fontano è un unicum nella storia dell'arte rinascimentale. La piccola chiesa, che sorge in una valle verdeggiante ed aprica, presso una sorgente considerata sacra da genti liguri insediate nella regione sin dall'epoca protostorica, fu decorata su tutte le pareti interne con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Canavesio, nel disegno delle figure e nella pittura delle scene risente del citato Jaquerio: i personaggi sono espressivi, resi con piglio deciso, in qualche caso popolaresco, i tratti sono fortemente incisi ed angolosi, i colori non di rado terrosi, le ombre livide. A questo sanguigno realismo si compenetra una forte impronta simbolica nella scelta dei soggetti e soprattutto nel gioco di corrispondenze, simmetrie ed antitesi tra i differenti episodi.

Ne risulta una summa sacra ed esoterica, dovuta ad una committenza colta ed ai limiti dell'ortodossia: la committenza privilegiò una disposizione iconografica e la sottolineatura di significati che sorprendono. Infatti nel ciclo di affreschi è possibile rintracciare emblemi, archetipi, valori non apparenti che collegano l'antica sapienza egizia ed ermetica all'esoterismo cristiano. Notevoli le immagini codificate in alcuni riquadri o effigiate: lo svastica, l'urobouros, il quadrato magico, la tartaruga, l'albero della vita... Alcuni particolari della realizzazione pittorica sono eccentrici o di difficile interpretazione: è il caso, ad esempio, di Satana che ostenta sul capo un basco, di Giuda dipinto con gli organi interni doppi.

Non è mia intenzione qui illustrare le molteplici valenze degli affreschi canavesiani, ma evidenziare che, un po' come avviene in molte cattedrali gotiche, il ciclo di Nostra Signora del Fontano si può reputare un'enciclopedia del sapere esoterico, con qualche concetto "eretico", riconosciuto come tale anche da esegeti cattolici. Padre Benoit Avena, infatti, esaminando la rappresentazione di Giuda il cui corpo esanime è appeso ad un albero con foglie di olivo (albero della riconciliazione), conclude affermando: "La Chiesa ritiene che Giuda sia dannato. Il Canavesio sembra voler affermare il contrario... Non si deve piuttosto scorgere un desiderio profondo di nutrirsi forse pure contro la stessa Chiesa, della linfa vitale della Redenzione di Cristo Salvatore, del suo sangue versato per riscattare anche il più miserabile dei suoi fratelli?".[1] E' un'esegesi motivata quella di Padre Benoit Avena da puntuali riscontri tematici ed iconologici. E' una lettura che, con competenza e dottrina, mette il luce il carattere eterodosso della composizione canavesiana, aprendo ad una riconsiderazione del messaggio salvifico di Cristo. Sembrano dunque adombrate nell'originale complesso artistico, la salvezza universale, l'apocatastasi dopo la caduta.

Una visita in loco, per chi ne avesse la possibilità, sarebbe istruttiva e fonte di stimolanti riflessioni.

[1] Le elucubrazioni sul Vangelo di Giuda e sul ruolo del traditore erano lungi da venire, quando il sacerdote faceva queste osservazioni.

Fonti:

La nuova enciclopedia dell'Arte, Milano, 2005, s.v. Canavesio, Jaquerio
Padre Benoit Avena, Simbolica, storia e sapienza degli affreschi della Cappella Notre Dames des Fontaines, 1990


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21 luglio, 2008

Iniziative di "Segni dal cielo"

Vorremmo ricordare che Massimo Fratini, sul suo sito, Segni dal cielo, e sulla rivista omonima, da lui diretta, ospita articoli di cui sono stati pubblicati brevi estratti all'interno di questo blog ed a ricerche curate dalla redazione di Tanker Enemy.

Nel ringraziare Massimo Fratini per l'attenzione riservata a temi "eterodossi", cogliamo l'occasione per augurare a lui ed a tutti i lettori buone vacanze.


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20 luglio, 2008

Impronte obbligatorie: una visione non convenzionale

L'esecutivo ha approvato il decreto integrato alla manovra che prevede una nuova carta d'identità della durata di dieci anni che sarà munita, oltre che della fotografia, di impronte digitali. E' evidente quindi che la questione della criminalità che, connota alcuni appartenenti alla comunità Rom, era solo un cavallo di Troia per espugnare la roccaforte della libertà. E' stata l'infame Unione europea, con le sue perverse iniziative, a creare o ad aggravare moltissimi problemi: la delinquenza, le crisi economiche (dalle eccedenze nel settore lattiero-caseario al decremento della produzione cerealicola ed ortufrutticola), i problemi ambientali e sociali...

Chi, tempo fa, avvertiva della minaccia incombente di una società ormai dominata dal Grande Fratello, era accusato di essere un visionario, un pazzo o, nel migliore dei casi, uno che esagerava. Eppure, giorno dopo giorno, assistiamo al progressivo annientamento dell’autodeterminazione sia delle nazioni sia dei cittadini, nell’indifferenza del "garante" della privacy, delle chiese, spesso pure dei movimenti per i diritti civili.

Senza dubbio ha ragione chi considera la misura fortemente voluta dal governo, ma che ha ottenuto il vergognoso plauso della finta opposizione (Partito demoncratico, Unione demoncratica di centro...) lesiva dei residui diritti e della dignità dei cittadini. E' lungimirante chi vede in questa obbligatorietà delle impronte un presupposto per la schedatura degli ormai sudditi per mezzo del D.N.A. ed un diabolico piano di controllo, mediante microprocessori sottocutanei. E' il controllo fuori controllo, l'asservimento della popolazione, poiché lo stato-mostro considera i cittadini tutti nemici: li assimila a criminali, indistintamente. Già la categoria degli automobilisti è stata criminalizzata: i conducenti sono stati trasformati in pirati della strada. I fumatori sono stati demonizzati: il fumo, si sa, nuoce anche a chi ti sta vicino e non è tabagista, mentre le scie chimiche sono un toccasana.

Qualcuno obietta, affermando che gli onesti non devono temere nulla: questo sragionamento è segno di infinita idiozia. Infatti, in primo luogo per il Leviatano nessuno è onesto: i cittadini sono tutti, per lo meno, potenzialmente pericolosi; inoltre è assai facile falsificare le impronte e disseminarle in luoghi in cui una persona non si è mai recata per incastrarla. I dissidenti, i non allineati, già vittime di angherie di ogni tipo ed impotenti di fronte allo strapotere di istituzioni in gran parte corrotte, saranno sempre più nel mirino.

E' dunque un sistema, quello delle impronte, molto aleatorio e non sicuro, ma su questi punti deboli il sistema fa leva affinché si passi al provvedimento susseguente, la schedatura genetica, ancora più insidiosa.

Gli aspetti coercitivi ed iniqui delle impronte obbligatorie per tutti sono evidentissimi oltre che esecrandi, ma qui vorrei accennare ad alcuni lati ancora più oscuri di questa identificazione. Le impronte costituiscono parte integrante dell'individuo, una sua caratteristica irripetibile: possederle significa anche impadronirsi, in un certo qual modo, dell'essenza di un uomo o di una donna. Sfruttando la correlazione "simpatica" tra impronte e persona, si potrebbero causare danni (malattie, disturbi mentali, comportamenti inconsulti...) agli individui, intervenendo in modo non-causale. Questo è sicuramente vero per il codice genetico, se ricordiamo il fenomeno definito D.N.A. fantasma. Per effetto del D.N.A. fantasma, si intende un effetto fisico in base al quale determinati spettri luminosi della macromolecola si conservano intatti anche quando il campione genetico viene allontanato dal percorso del raggio laser che l'ha colpita.

Non escluderei che, essendo gli immondi scienziati che cooperano con i sinarchisti, a conoscenza di fenomeni non-locali, sincronici, di simpatia, il Governo abbia deciso di usare le impronte ed i campioni genetici, anche come strumenti per colpire gli oppositori (veri e propri bersagli umani) o per nefande sperimentazioni.

La parte vale per il tutto: la sineddoche non è solo una figura retorica.



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19 luglio, 2008

Vento (articolo di T.B.)

Penso che il vento sappia il fatto suo e per questo mi piace sentirlo spirare, insinuarsi negli angoli reconditi a smuovere sedimenti stagnanti, fischiare nelle intercapedini, scuotere fronde e spazzare strade, imbizzarrire il mare ed inseguire imbarcazioni fin dentro i porti; ululare nei camini e strapazzare panni stesi e tende abbandonate a sé stesse. Mi piace il vento, perché fa cavalcare le nuvole attraverso il cielo come stalloni imbizzarriti e poi racconta, racconta e porta sentori da posti lontani e sconosciuti e genera sogni esotici e favolosi, ma anche il sentore greve della friggitoria che impregna l'aria e gli abiti e racconta di modeste cene arrangiate da uomini soli, da donne sfinite, da mense di carità.

Le infinite storie del vento sono il romanzo della storia dell'umanità: basta saperlo leggere nelle sue furie scatenate o nelle sue corse bizzarre, quando corre la campagna o si intrufola voracemente indiscreto a stanare i segreti della città, nel gioco dei refoli e dei mulinelli che incuriosiscono e divertono i bambini, nella corsa impazzita di un cappello sottratto o nel metallico rotolio di un barattolo vuoto. Infine, chi non anelerebbe un alito di vento che scendesse attraverso la gola a gonfiare ancora una volta i polmoni asfittici, come vela sottratta alla bonaccia ed alzata in segno di liberazione dalla mortificazione del dolore, dei lacci di un corpo diventato zavorra?

Amerò sempre il vento che, "come lo Spirito, il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va", perché, nella sua libertà, sono raccolte tutte le libertà che lo spirito cerca incessantemente per mezzo della libertà di sognare.


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17 luglio, 2008

Terza dimensione

Si disquisisce spesso di quarta dimensione e di altri misteriosi livelli di realtà, dimenticando che anche la terza dimensione, la profondità, presenta lati interessanti da indagare. La profondità prospettica, lungi dall'essere inerente alle cose, è una creazione della mente e dell'occhio: è noto che i bimbi hanno una visione prevalentemente bidimensionale che progressivamente evolve in una tridimensionale. Gli oggetti distanti appaiono più piccoli rispetto a quelli vicini, mentre le linee convergono verso punti di fuga, a causa di un processo percettivo (mentale e retinico), ma anche culturale.

Non si può escludere che, esistendo un parallelismo tra sviluppo ontogenetico (dell'individuo) e storia filogenetica (dell'umanità come specie), gli uomini dell'antichità e del Medio evo tendessero a rappresentare la natura in modo tanto singolare all'occhio di noi contemporanei non solo a causa del rispetto di particolari codici iconografici, ma anche perché vedevano il reale in maniera non del tutto prospettica o, meglio, secondo una prospettiva di tipo differente da quella geometrica elaborata nel Rinascimento specialmente da Leon Battista Alberti e da Filippo Brunelleschi.

Ricordando che la percezione si situa in un punto di confluenza tra modelli psichici e culturali da un lato, (Vedi Percezione e realtà), fenomeno dall'altro, si comprende perché gli Egizi rappresentassero uomini e dèi con una molteplicità dei punti di vista (occhi e busto dipinti frontalmente, arti in movimento di lato), secondo un canone in parte ripreso dal Cubismo.

Si capisce anche per quale motivo l'arte medievale privilegiasse la prospettiva gerarchica in funzione ideologica, laddove l'arte rinascimentale si incentra su una raffigurazione con uno spazio scandito in piani geometrici di profondità, creando una dimensione mentale abbinata ad un'illusorietà realistica. Il realismo della pittura tra XVI E XVI secolo è spesso apparente, in quanto lontano dalla rappresentazione ottica degli antichi, scevra di fattori razionali, astratti. Ecco perché, ad esempio, le opere di Piero della Francesca, nel loro disegno delle cose e delle figure, si trasferiscono in un'atemporalità, in una dimensione sospesa, quasi irreale.

Mutatis mutandis, i videogiochi più avveniristici, per la verosimiglianza di immagini, movimenti, colori, ombreggiature..., tradiscono, nella loro esibizione di realismo, una fredda, astratta mancanza di naturalezza, per due ragioni principali. In primo luogo, i programmi che generano questi videogiochi definiscono una successione di piani geometrici-razionali, inoltre questi mirabolanti mondi virtuali stimolano ed enfatizzano solo il senso della vista, tra tutti i sensi il più mentale. Odori, sensazioni tattili e gustative sono assenti, mentre quelle acustiche sono appendici delle immagini.

La riflessione sulla tridimensionalità, oltre a rivelarne il carattere intellettuale, ci induce ad ipotizzare che la mente possa formarla sulla base di una storia archetipica, in correlazione ad istanze eterogenee (biologiche, percettive, ontologiche…).

Dunque forse non solo l'osservatore consente al fenomeno osservato di collassare in un particolare stato dell'essere, ma, nel momento in cui lo percepisce, lo plasma, secondo una peculiare modalità formale.


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15 luglio, 2008

Il sasso di Roswell ed il glifo di Chisledon

Robert Ridge, meccanico cinquantenne, il 4 settembre 2004, durante una battuta di caccia al cervo non distante da Capitan (New Mexico) a 17 miglia del luogo dove si schiantò l'U.F.O. di Roswell nel 1947, trovò un sasso. E' un misterioso sasso del diametro di un pollice e mezzo e del peso circa di 44 grammi con su incisa una figurazione coincidente con tre cerchi che si intersecano: all'interno di due circoli sono istoriati il sole (?) accostato alla mezzaluna.

Il 2 agosto 1996 fu scoperta, in un campo di cereali a Chisledon, ai piedi del castello di Liddington, nell'Oxfordshire, Inghilterra, una formazione lunga 120 piedi. Essa mostra il medesimo disegno del sasso di Roswell.

Il ricercatore Stuart Dike, che ritiene il pittogramma autentico, ne evidenzia la struttura frattale e ne ammira la forma fluida. "L'intero progetto del disegno dà l'impressione di acqua che scorre", per via dell'armoniosa inclinazione delle spighe.

E' singolare che, con otto anni di anticipo, un crop circle riproducesse perfettamente l'immagine incisa sul ciottolo di Roswell.

A prima vista, la rappresentazione in esame sembra suggerire una congiunzione sole-luna o un'eclissi (la prossima è prevista per il giorno 1 agosto), ma non si può escludere che, come in altri casi, il glifo sia lo schema di un congegno elettronico. Orologio stellare o dispositivo tecnologico, temiamo che qualcuno sia in grado di interpretare queste raffigurazioni e che ne abbia già desunto idee tradotte in applicazioni.

Sarebbe stato preferibile non inviare messaggi cifrati: il pericolo è che qualcuno, animato da propositi perversi, riesca a decodificarli.

La tecnologia, quando cade in cattive mani, può solo essere causa di distruzione e di morte.

Fonti:

earthfiles.com

centroricercheufoliguria.it




14 luglio, 2008

Programma conferenze dell'U.S.A.C.

L' U.S.A.C. organizza un ciclo di conferenze per il periodo luglio-settembre 2008.

Leggi qui tutte le informazioni circa l'interessante iniziativa.


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Fine e fini della scienza

Il presente testo sarà meglio compreso, almeno in alcune affermazioni apparentemente paradossali e provocatorie, se si leggeranno gli altri articoli di argomento epistemologico, nelle categorie Scienza e Scienza di frontiera.

E' ormai prossimo il collasso della scienza così come è intesa correntemente. Il metodo empirico, il rasoio di Ockham, l'approccio meramente quantitativo sono maestosi edifici percorsi da crepe profonde, foriere di rovinosi crolli.

Il nesso scienza-sistema, con i suoi fini ideologici di controllo e di falsificazione, è il macchinario che tiene in vita questa scienza comatosa. Se non fosse per questo, essa sarebbe ormai defunta.

In Bolivia è stata di recente scoperta un'impronta umana che potrebbe risalire a circa 15 milioni di anni or sono. Non si è sempre affermato che la culla dell'umanità era l'Africa australe dove - si suole ripetere - i primi ominidi comparvero 4 milioni di anni addietro? Bisognerà riscrivere la paleontologia e rivalutare chi sostiene che civiltà antidiluviane precedettero le culture mediorientali. Il darwinismo va in pezzi.

Intanto il principio dell'osservatore che influisce sul reale o addirittura ne plasma un particolare stato sembra dar ragione a Berkeley, il filosofo irlandese che, anticipando rivoluzionarie concezioni attuali, teorizzò un mondo proiettato dalla Mente. La proiezione, percepita come reale, è il risultato di un'attività formante: l'universo collassa nel momento in cui è percepito (Wheeler) La materia così, se da un lato si svuota di sostanzialità, illimpidendosi in diafano riflesso sulla superficie di un lago, dall'altro si anima dello spirito di chi la osserva. Quali saranno dunque i fini di questa nuova scienza, i cui bagliori perlacei sono simili a raggi antelucani?

Non solo scindere, misurare, quantificare, ma soprattutto ricongiungere, comprendere, oltrepassare il confine tra visibile ed invisibile, superare la dicotomia, tra la stasi apparente delle cose ed il loro cuore pulsante. La meta della scienza dell'aurora è il risveglio della coscienza, volta a cogliere il fenomeno come parte dell'essere, non come oggetto da scomporre. E' la tragica eredità delle lingue indoeuropee che, con la loro distinzione tra soggetto ed oggetto, si riverbera nel destino del sapere occidentale dai presocratici in poi, sebbene non in tutti i concetti dei filosofi ionici, si pensi all'ilozoismo: è un destino di distacco, di oggettivazione per conseguire un criterio di verità che è anche illusione. Chi, infatti, si interroga sul cosmo è parte integrante del cosmo. Dalla radice dell'essere si sviluppa il tronco, da cui si protendono i rami, ma i rami sono arti dell'albero.

Intanto la scienza cattedratica balbetta, diventa sistema autocontraddittorio, laddove la vita, la natura e la verità si sottraggono all'egemonia del potere. Così, per evitare che il fuoco del sapere bruci antichi pregiudizi e radicate menzogne pseudo-scientifiche, gli "esperti" si affannano a negare tutto ed il contrario di tutto.

Gli aspetti non-locali, sincronici, bollati come paranormale, sono ignorati o ricondotti ad allucinazioni, imbrogli, casualità. La medicina ufficiale è magnificata come panacea (“Sono stati compiuti passi da giganti nella medicina”: è questa la frusta, enfatica affermazione degli araldi del farmaco-veleno e della chirurgia taumaturgica).

La meteorologia, da quando si è manifestato il fenomeno delle scie chimiche, è stata declassata da disciplina sperimentale a pseudo-scienza, non attendibile e non molto dissimile, secondo il parere dei disinformatori, all'astrologia predittiva. Si cambiano le regole del gioco, mentre si gioca: i parametri, i valori non hanno più alcun valore. Ciò, però, non scaturisce da un diverso approccio metodologico, ma dalla ferrea, pervicace volontà di censurare. Questa scienza quantitativa che rifugge dalla statistica, poiché contraddice le sue asserzioni apodittiche, ma che ha trasformato il numero in idolo, cadrà sotto il peso delle sue incongruenze, delle sue menzogne. Sempre più simile ad un corpus di dogmi, codesta scienza-religione non può rinnovarsi, ma soltanto morire, come i culti politeisti dell'antichità.

E' necessaria una discontinuità, una frattura anzi, rispetto al paradigma precedente: la scienza deve essere vivificata da un afflato etico. Occorre rinunciare al concetto della cosa inerte e riscoprire l'elan vital anche nella materia "inanimata". E' opportuno ritrovare le correlazioni: "Questa attenzione simultanea all'interiorità ed all'opera esteriore comporta un'idea ed un'esperienza dell'universo in cui i sincronismi vengono in primo piano, mentre il rapporto di causa ed effetto recede sullo sfondo. Un oggetto è funzione del contemplante, imponderabili nessi si stringono nella sincronicità del loro rapporto; questa mentalità alchemica torna, nella meccanica quantistica, a dominare dopo un plurisecolare esilio". (E. Zolla)

Ecco che allora l'astronomia si palesa come isterilimento dell'astrologia, la chimica come regresso rispetto all'alchimia, con il metodo sperimentale che è adottato da chi non ha alcuna esperienza di sé e del mondo. L'alba di una nuova scienza, affrancata da paralogismi e logiche di potere, da formule e da forme vuote, dovrà essere, però, il preludio di un'altra Weltanschauung, non confinata in una torre d'avorio, ma condivisa tra i cercatori della verità. Dovrà sgorgare oltre che da un'esigenza morale di denuncia dei danni che le applicazioni scientifiche distorte generano, anche da un anelito verso un'utopia possibile di una Terra rinnovellata e fecondata dalla sorgente della sapienza.

Articolo correlato:

F. Lamendola, L'"anarchismo metodologico" di Feyerabend per spezzare la funesta alleanza tra stato e scienza, 2008


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12 luglio, 2008

Uno strano bassorilievo nella Basilica di Collemaggio

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è la celebre chiesa dell'Aquila situata immediatamente fuori le mura della città dell'Aquila.

La sua costruzione fu avviata nel 1287 su iniziativa del frate eremita Pietro da Morrone, poi incoronato pontefice nella stessa basilica con il nome di Celestino V.

E' considerata la più insigne basilica d'Abruzzo sia a per motivi storici, sia dal punto di vista architettonico.

"Lo spazio interno è disadorno con tre navate divise da pilastri a base ottagonale che reggono archi; il pavimento è a piccoli rombi di due colori, originale del XIV secolo. Al contrario, l’esterno offre un colpo d’occhio unico, che cattura e affascina lo sguardo del visitatore già da molto lontano, grazie alla maestosa facciata in pietra a due colori, bianco e rosato. Anche la geometria degli elementi di decorazione, come il rosone centrale ed i due minori, sovrapposti ai relativi portali, contribuisce a rendere quasi magnetico il fascino di Collemaggio. Il magnifico portale centrale è di per sé una grande opera di scultura; straordinario il gioco delle forme creato dalla successione di piccole nicchie, quasi dei tabernacoli, disposti su due file, in ognuno dei quali in origine era collocata una statuina.

(...) Il troncone di campanile sulla destra risale alla fine del XIII secolo. Sul lato sinistro si trova la celebre “Porta Santa” voluta dalla cittadinanza per celebrare il primo centenario dalla morte di San Pietro Celestino (è un raro caso di porta “civile” per la presenza del simbolo municipale dell’Aquila). Nella lunetta il pittore Antonio da Atri dipinse, nel 1397, la Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e papa Celestino, che reca in mano la celebre Bolla della Perdonanza. È per rievocare il prezioso diritto concesso, la porta viene aperta ogni anno al vespro del 28 agosto, per un'intera giornata."
(G. Lattanzi, La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, 2008).

La chiesa è ricca di interessanti ed enigmatici simboli. Tra le varie singolari immagini, vorrei soffermarmi su quella raffigurata su una lastra del pavimento a fianco di una lastra non istoriata.

Sul manufatto si nota una sorta di edificio a due piani eretto su un basamento allargato. Al di sopra della costruzione è riprodotta una mezzaluna. E' senza dubbio arduo stabilire quale potrebbe essere il significato di tale rappresentazione: l'edificio sembra una torre (un'allusione a Maria Maddalena?), mentre il crescente potrebbe essere un collegamento con la cultura islamica. E' noto, infatti, che la falce lunare è emblema della tradizione pre-islamica e poi musulmana, retaggio di antichi culti di genti semitiche abitanti nella penisola arabica.

Queste raffigurazioni potrebbero pure avvalorare il collegamento tra papa Celestino V e l'Ordine dei Templari che, come è noto, furono proclivi a cercare un contatto con la cultura esoterica araba ed ebraica. Di tale vicinanza si suppone sia una traccia il Baphomet, il misterioso idolo che si racconta fu adorato dai cavalieri Templari. Alcuni studiosi, infatti, ritengono che Baphomet sia una corruzione della grafia francese di Maometto. Per altri, invece, il volto sarebbe un accenno di credenze gnostiche riferibili all’archetipo dell’androgino. Altri vede nel nome Baphomet la radice del greco bapto, immergere, battezzare e quindi un’allusione alla tradizione segreta giovannita, ossia di San Giovanni Battista. Secondo Idries Shah, Baphomet deriverebbe dalla parola araba ابو فهمة Abufihamat, con il significato di "padre dell'ignoto": tale concetto è associato con il sufismo.

Eliphas Levi propose che il termine fosse composto da una serie di abbreviazioni: "Temp. ohp. Ab". che prendono origine dal latino Templi omnium hominum pacis abhas, con il significato di "padre della pace universale tra gli uomini". Una lettura alternativa potrebbe essere tem. o. h. p. ab. Che vale templi omnium hominum pacis abbas. La traduzione in questo caso è abbate del tempio della pace dell'umanità, forse in riferimento ai Templari stessi.

Siamo forse in presenza della corruzione del termine ebraico Behemoth, probabilmente con riferimenti all'Apocalisse.

Di là da queste ipotesi, alcune delle quali lambiccate, emerge un filo sottile che passando per i Templari e Celestino V giunge sino all’Alighieri. In Dante e l’Islam osservavo: “Un'attenta rilettura della Commedia, affrancata da pregiudizi interpretativi, consentirebbe di individuare altri indizi di un Dante conoscitore del retaggio arabo ed islamico. La stessa figura di San Francesco potrebbe essere riconsiderata per enucleare qualche legame con i Sufi dei cui insegnamenti risentì il poverello d'Assisi, quando si recò in Egitto, come ormai accertato dalla critica più avveduta. "Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vuole". Questi versi del canto XI del Paradiso dove San Tommaso d'Aquino tesse l'elogio di Francesco, accentuando il valore semantico della parola "Oriente", adombrano forse il debito del santo nei confronti dell'Oriente musulmano? E' solo una congettura, ma forse non indegna di una qualche considerazione".

Ora, la strana effigie all’interno della Basilica di Collemaggio è solo un indizio di un possibile nesso tra alcune correnti medievali iniziatiche e l’Islam, ma tale rapporto meriterebbe di essere investigato, esaminando testimonianze storiche, iconografiche e letterarie, rifuggendo dai soliti ostracismi nei confronti delle ricerche non allineate col paradigma accademico dominante.

Fonti:

Enciclopedia del Medioevo, Milano, 2008, s.v. Baphomet, Celestino V, Templari
G. Lattanzi, La Basilica di S. Maria di Collemaggio, 2008



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10 luglio, 2008

Top secret: trappola per topi

Di recente Rete 4 ha mandato in onda una puntata di Top secret dedicata agli U.F.O. Sulla trasmissione Maurizio Baiata ha scritto un editoriale, intitolato Esame di maturità per Top secret. E' un fondo di cui condividiamo, in linea di massima, le valutazioni, in merito ai ruoli interpretati dai vari ospiti, dall'eroico Pinotti, ormai prossimo all'apoteosi, ai vari "esperti" del C.I.C.A.P. esibitisi in un happening consistente nella creazione di un orrendo crop circle, agli scienziati ufficiali (Bignami e Guidoni) più preistorici, con i loro "argomenti" antidiluviani, di trilobiti.

Interessanti, sebbene esilissimi, i contributi di Benni e di Colaminè, soffocati da un ingombrante, pleonastico Brachino e da una jungla di servizi beceri. Alla fine, come osserva Baiata, "la discussione dei contenuti che costituiscono la traccia fondamentale dei moderni studi ufologici non ha travalicato i confini già noti, stabiliti una quarantina di anni fa, al chiudersi del Progetto Blue Book: abbiamo spiegato quasi tutti gli avvistamenti, ma una piccola percentuale - il famoso fattore 5% - resta inspiegabile".

Eppure il programma non è stato solo la ripetizione stanca e monocorde del già noto, poiché, tra le pieghe di una testimonianza e l'altra, è stato pure insinuato un messaggio che sempre più spesso viene veicolato dai media di regime, ossia gli alieni potrebbero essere pericolosi. Niente paura, però, perché i governi terrestri, che sono tanto tanto buoni, ci proteggono, ci difendono. [1] Eventualmente i nostri baldanzosi paladini della libertà potranno, manu militari, respingere un'invasione di visitatori indesiderati e cattivi. Come siamo rassicurati! Siamo in buone mani! Nelle mani dell'aeronautica militare che, come è noto, con i suoi potenti mezzi, intercetta ogni giorno i velivoli chimici, allorché osano penetrare nello spazio aereo italiano per spargere i loro veleni.

Assistiamo ai prodromi dell'operazione Bluebeam? La Cabal sta architettando un piano per inscenare una falsa aggressione esterna? Stando ad alcuni segni ed a certe divulgazioni, pare di sì. Si pensi al rilascio di dossiers sugli avvistamenti di O.V.N.I. per opera di vari esecutivi. Ecco allora che la puntata di Top secret, pur, all'apparenza, del tutto sovrapponibile alle passate performances ufologiche dei media ufficiali, rivela una discontinuità, una frattura, coincidente col segreto proposito di instillare nell'opinione pubblica la paura dell'alieno. La paura è un micidiale strumento di controllo della popolazione nonché il pretesto per nuove misure sempre più coercitive e liberticide, presupposti dell'instaurazione del Nuovo ordine mondiale. In questo quadro, poco è servita la sobria, istruttiva e, in fondo, confortante testimonianza di Maurizio Cavallo, di cui, anzi, attraverso scaltri accorgimenti di regia, si è voluto evidenziare l'aspetto sinistro.

Se un giorno, forse non lontano, fonti di regime ammetteranno che gli U.F.O. sono, in alcuni casi, navicelle non terrestri, nel contempo, si dichiarerà che gli alieni sono una minaccia per il pianeta. "Armiamoci e partite!" Ciò è inverosimile? Non lo era anche il 911 con tutte le sue tragiche conseguenze, 911 preannunciato e codificato in decine di produzioni cinematografiche, televisive, in carte da gioco, pubblicità etc.?

Vediamo quanti topi cadranno nella trappola.

[1] Un elenco, inevitabilmente incompleto, delle azioni caritatevoli compiute dal Collegio invisibile con l'assenso e la complicità dei vari governi

- Danneggiamento dello strato di ozono e delle fasce di Van Allen a causa delle esplosioni nucleari
- Asservimento delle nazioni per mezzo del signoraggio bancario
- Distruzione delle culture locali con estinzione di lingue antichissime
- Diffusione di patologie di vario tipo
- Avvelenamento degli alimenti con l'aspartame e con additivi chimici
- Fomentazione di conflitti con uso di armi letali o che causano mutilazioni e danni permanenti
- Invenzione di armi non (?) letali da usare contro i manifestanti
- Inquinamento deliberato della biosfera con scie tossiche e strumenti elettromagnetici
- Creazione di squilibri economici e sociali per aumentare il disordine e per rinfocolare odii interetnici
- ...

Articolo correlato: S. Greer, Raggiro cosmico, con introduzione di M.Fratini

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08 luglio, 2008

La chiave senza la serratura

Sta per concludersi la stagione 2008 dei pittogrammi nei campi dei cereali. Le ipotesi sul loro possibile significato, come sempre, pullulano: Tom Sutter, recentemente, ha messo in correlazione i crop circles con l'energia elettromagnetica; altri ricercatori, invece, hanno individuato riferimenti astronomici a congiunzioni planetarie ed allineamenti stellari o hanno letto, codificati in molti glifi, il pi greco e la serie di Fibonacci. Niente di nuovo.

Osservando le formazioni nel grano di questa stagione mi è parso di riscontrare un'analogia formale molto pregnante: i disegni evocano i rosoni delle chiese romaniche e soprattutto gotiche, non solo per il disegno, ma anche per il riferimento al numero dodici. Dunque i crop circles dell'estate 2008 potrebbero indicare che siamo vicini ad un cambiamento precessionale o comunque alludere alla successione delle ere astrologiche ed astronomiche? L'insistenza su tale aspetto si collega forse alla coincidenza fra transizione ad una nuova era e cambiamenti cosmici, come ipotizzato, tra gli altri, da Michele Proclamato. (Vedi La cosmica rosa).

Qualcosa forse sta mutando nella frequenza Schumann, quindi nel suono inaudibile della Terra, mentre H.A.A.R.P. irradia la sua eco sinistra e disturbante. Transizione ad una nuova età o frattura? La tecnologia, simile ad un serpente ben mimetizzato tra l'erba, si sta sostituendo alla natura: terremoti artificiali sono camuffati da sismi naturali, il riscaldamento del pianeta, in parte normale, è accelerato dalla deliberata e criminale trasformazione della biosfera in un forno a microonde. Le frequenze, lato sensu, cambiano. L'interferenza del collegio invisibile tenta di impedire alla Terra di seguire il suo corso.

Non è la prima volta nella storia che si crea una discontinuità con una convergenza-contrasto di fenomeni naturali e situazioni tecnologiche distruttive: Atlantide, le guerre tra gli "dei" in India ed in Medio oriente... E' quanto mai istruttivo camminare a rebours, se intendiamo reperire qualche tessera del mosaico attuale. L'archeostronomia, la clipeologia (dal Papiro Tulli a Lucano, da Giulio Ossequente a Gregorio di Tours), le antiche tradizioni, i miti ci forniscono già molte risposte. Non sono necessarie sofisticate strumentazioni per comprendere se gli Altri (come li definiva Fiebag) solcano con le loro navicelle lo spazio e l'atmosfera terrestre, se di quando in quando, sbarcano, se hanno costruito delle basi segrete, occultate, ad esempio, nel cuore della lussureggiante Amazzonia. Basta leggere qualche pagina del libro di Enoch o osservare le raffigurazioni dei Sumeri: in un noto bassorilievo è effigiato un "dio" che tiene in mano una pigna. Che cosa potrà mai significare?

La cultura antica è un libro squadernato: è vero che è scritto talvolta in lingue ignote o che conosciamo in modo approssimativo, ma è vero anche che non vogliamo leggere quel testo. Preferiamo il metodo scientifico, le indagini sul campo, i protocolli e gli articoli referati. Ottime cose, tuttavia ci possono dare conferme di quel che, bene o male, sapevamo già. Sono qui da tempo immemorabile e siamo noi: l'analisi del D.N.A. umano ce lo attesta. E' una prova scientifica, per chi pretende tali prove. Il numero dodici è indicato nei pittogrammi, come le dodici eliche della macromolecola, prima che venisse corrotta. Una combinazione?

Abbiamo raccolto qualche frammento di verità: sono, però, soltanto lacerti e l'immagine intera è lungi dall'essere disegnata. Intanto, i segni criptici nei campi di cereali adombrano significati di cui non capiamo il senso. Siano, quelli autentici, messaggi lanciati ad un pianeta alla deriva, ad un'umanità distratta e, ormai, semidistrutta o forme-pensiero di Gaia, di fronte agli eventi incalzanti, non credo sia una perdita di tempo soffermarsi ad interrogare quelle sfingee e mute icone.

Don Fabrizio Salina, nel celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa, non rinunciava, col suo telescopio, a contemplare gli astri, scintille d'oro sull’incudine della notte, nonostante fosse conscio dei fatali e funesti avvenimenti che incombevano sulla sua Sicilia.


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07 luglio, 2008

Conferenza sui Celti

Il Centro culturale Galileo organizza, per il 10 luglio 2008, alle ore 21:00, la conferenza sul tema Pantheon celtico: mitologia o guardiani cosmici?

Relatore sarà il Dottor Giorgio Pattera, biologo e vice-presidente del Centro culturale Galileo.

Il convegno si terrà presso il Caffè degli artisti - Serre Petitot, Parco ducale di Parma, ingresso via Farnese. L'ingresso è libero. Per prenotazioni, è possibile telefonare al seguente numero: 0521/208358


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Radici scoperte

Una parte di noi non guarisce mai. (E. J. Michael)

Radici svelte, scoperte. Il diamante del dolore scintilla con le infinite sfaccettature più o meno taglienti. Una fuga verso l'ignoto, per liberarsi del cappio della vita quotidiana. Ferite che non si rimarginano. Dolori invisibili, latenti per anni che, all'improvviso, erompono in grida e follia. Ora è un amore non corrisposto, ora una perdita, un'acuta nostalgia, la solitudine, il senso di inutilità, l'attesa vana negli ultimi, frananti giorni o anche l'afa della noia, mentre il tempo immobile scorre.

Giorno dopo giorno, intanto, continua il viaggio fatale verso l’orizzonte.



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05 luglio, 2008

Regina del sole (Prima parte)

Regina del sole è un romanzo d'avventura scritto da E.J. Michael. L'opera, pubblicata nel 1994 negli Stati Uniti d'America, è basata in parte su esperienze realmente vissute dall'autore. Il libro passerebbe quasi inosservato, nonostante alcuni suoi pregi narrativi, se non contenesse interessanti anticipazioni di circostanze attuali riferibili ai temi della cospirazione.

Di seguito la trama: Jason, il protagonista, umile fattorino in California, dopo un furioso litigio con la moglie, Melissa, si allontana da casa. Trova in una spiaggia, mentre sta cercando, col metal detector, l'anello perso dalla consorte, un medaglione con l'effigie della dea Iside. Mostra l'oggetto ad un banchiere, Ulysses Bundy, che gli offre una grossa cifra per averlo. Jason, però, rifiuta l'allettante offerta. Dopo che alcuni sicari al soldo del banchiere tentano di ucciderlo, l'uomo è costretto a fuggire prima presso alcuni amici che abitano in una villa nel cuore della foresta in California, poi, con l'aiuto ed i consigli di un monaco ortodosso, Arthur, in Messico. Qui, mentre la C.I.A. tenta di seguire le sue tracce per impadronirsi del manufatto, incontra un'enigmatica donna, Sabrina, che lo introduce ai segreti della cultura maya. Dopo varie peripezie, in bilico tra situazioni realistiche e simboliche, Jason si ricongiunge alla famiglia e trova la persona cui consegnare la reliquia, una giovane indigena cui appare la Vergine.

Alcuni aspetti del romanzo meritano una particolare attenzione: l'autore, tramite i vari attanti, rivela che la politica e l'economia mondiale sono dominati da organismi semiocculti, in primis la Trilaterale, controllata a sua volta dai Gesuiti. E' questa un’ importante divulgazione: infatti, di recente, alcuni studiosi hanno indicato nella Compagnia di Gesù il vertice del potere planetario. Non solo, tra le righe dell'opera, si legge che la C.I.A. ed i Gesuiti sono strettamente collegati. Non è un caso se l'antagonista di Jason, il bieco Reynard, appartiene all'ordine fondato da Ignazio de Loyola. Ancora più sbalorditivi e "profetici" sono alcuni brani in cui Sabrina palesa ad uno sconcertato Jason i piani dell'élite globale: si ricordi che il romanzo risale al 1994, ma che fu concepito negli anni antecedenti, quando certi contenuti inerenti al complotto planetario erano allo stato embrionale.

Riporto il passo cruciale:

"Vedi, Jason, solo una minoranza di burocrati è deliberatamente malvagia, ma purtroppo detiene un potere terribile ed in grado di corrompere. Io li definirei i rappresentanti delle tenebre... Le persone hanno bisogno di essere forti per opporsi ai piani segreti di questa diabolica combriccola che agisce all'interno del monopolio internazionale. Questo gruppo si rende conto che, mentre l'attuale sistema crolla sotto il peso dei debiti inesigibili, l'unico modo che ha a disposizione per mantenere il controllo è l'imposizione di certe misure troppo spaventose per essere prese in considerazione.


E' qualcosa di così sinistro da essere quasi di là dalla capacità di crederci: si tratta di ciò che il libro dell'Apocalisse definisce il marchio della bestia.

Credo ti sia ormai reso conto che lo scopo dei magnati della finanza è quello di eliminare l'uso del denaro contante. Naturalmente il passo intermedio può essere l'emissione di una nuova valuta, valida magari a livello mondiale. Ciò sarebbe solo una mossa che ci porterebbe all'uso delle carte di debito, quelle che la gente chiama carte di credito. Le carte di credito comporterebbero l'impiego della tecnologia computerizzata più complessa. Su ognuna di queste carte verrà installato un chip in cui saranno registrate tutte le informazioni relative a ciascun individuo, dalla culla alla bara. Si tratterà di un archivio dettagliato che renderà possibile uno stretto controllo della nostra vita privata per opera del governo. Ma non è tutto: questo è solo l'inizio. Dopo che ogni persona sarà stata coinvolta in questa rete di controllo finanziario ed informativo reso possibile dalle carte, i rappresentanti delle élites potranno sferrare l'attacco finale.

Il passo successivo sarà l'inserimento del chip sotto la pelle di ognuno di noi. Nessuna transazione finanziaria sarà possibile senza l'uso di questo congegno elettronico che con ogni probabilità verrà inserito nel polso, anche se alcuni dei pezzi grossi ora al potere vorrebbero piazzarlo sulla fronte... Tutti coloro che rifiuteranno di partecipare a questo sistema saranno emarginati e giudicati criminali incapaci di esistere all'interno del Sistema".

Quindi le parole di Sabrina diventano ancora più inquietanti: "Insieme con ogni chip sarà iniettato un microrganismo vivente, una sorta di virus che potrà essere attivato da un comando a distanza. Se qualcuno dovesse sopravvivere fino a non essere più di alcuna utilità dal punto di vista economico o se cercasse di scappare, rifugiandosi in qualche angolo sperduto della terra, i manipolatori sociali dovrebbero solo attivare il chip per immettere il virus nel suo flusso sanguigno, uccidendolo all'istante."

“Jason, ricordati che non ho alcuna intenzione di creare odio o paura, ma voglio solo avvisarti. E’ inutile intuire i problemi e limitarsi ad indicarli agli altri, anche se tale intuizione è corretta: il mondo ha bisogno di individui in grado di risolvere i problemi e di costruire qualcosa di nuovo. […] Se un numero sufficiente di persone si impegnerà a favore di un cambiamento positivo, può darsi che chi detiene il potere all’interno del sistema burocratico riceva l’ispirazione e collabori a modificare il sistema. Quello che serve è il ritorno ad una vita più sacra; è necessario un numero sufficiente di persone animate da sentimenti positivi che vivono non solo per sé, ma anche per il resto del mondo.”

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03 luglio, 2008

L'illusione è un'illusione?

In altri articoli ho tentato di stabilire come si possa considerare la realtà materiale. E' necessario, però, chiedersi se, per caso, il mondo fenomenico non abbia, in contrasto con quanto si ipotizzava, una sua autonomia. Che cos'è dunque il “reale”? Un pensiero cristallizzato? Un quid che è sfuggito alla Mente simile ad una forma-pensiero di cui si è perso il controllo? Se il reale è apparente, lo possiamo ritenere un'illusione di primo grado, da cui si possono generare illusioni di secondo grado (cinema, arte iconica, "realtà" virtuale, ologrammi...). Attesa la fallacia ed inconsistenza delle illusioni di secondo grado, evanescenti chimere, resta da stabilire per quale motivi, invece, i fenomeni caduchi, collocati nello spazio-tempo, appaiano tanto concreti.

E' forse la nostra abitudine a concepire il “reale” reale a conferirgli tale concretezza e tangibilità o è un Nous a proiettare il film in cui gli attori recitano un ruolo, senza sapere che stanno recitando e che sono fotogrammi? Il movimento dei fotogrammi (lo scorrere del tempo) è solo un altro inganno sensoriale. Sebbene sia contrario al senso comune, è probabile che il mondo sia (è la linea di pensiero da Platone a Bohm) poco più di un'apparenza.

Ci muoviamo ed interpretiamo un dramma, simili ad ombre cinesi stagliate su un fondo: il dramma, alla fine, è finzione e fiction. Più che un film, a volte, appare un videogioco, con differenti quadri, con ruoli precisi e regole, ignote, però, quasi sempre ai giocatori.

E' possibile che Maya abbia, invece, una sua sostanza, basata su spazio, tempo e “leggi” di natura, come pensano alcuni cosmologi? Se ciò fosse vero, sarebbe il risultato di un progetto o di un errore? L’errore potrebbe consistere nell’aver permesso ad altre menti di plasmare porzioni dell’universo, secondo schemi imperfetti. In questo modo si spiegherebbe la prevalenza del Male in un pianeta come la Terra.

La manifestazione dell'essenza è quanto mai misteriosa e polimorfa, in bilico tra l'essere, (sebbene sia un essere sconfinante nell'esistenza), ed il nulla.

Come un Mandala, il reale, definisce un intrico di figure, colori, dimensioni, ma, come un Mandala è un'immagine effimera, destinata ad essere distrutta.




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01 luglio, 2008

I vantaggi della globalizzazione

Per definire le persone contrarie alla globalizzazione, fu coniata qualche anno fa un'obbrobriosa espressione, "no global", affibbiata a chiunque criticasse il modello dell'economia planetaria. Tra i contrari alla globalizzazione si annoverano senza dubbio moltissimi pseudo-comunisti, borghesi snob, enfantes gatés, rivoluzionari da salotto, scaltri manipolatori... Ciò non implica che il sistema economico-sociale creato dall'élite sia condivisibile perché a censurarlo, soltanto a parole e senza averne compreso la reale natura, siano spesso dei beoti o dei fanatici. Ammettiamolo: la globalizzazione è aberrante, mostruosa.

Chiunque comprende che essa è stata imposta per favorire le già potenti multinazionali che, attraverso la delocalizzazione e lo sfruttamento di manodopera a basso costo, hanno conosciuto incrementi esponenziali del fatturato. Chiunque comprende che i tanto sbandierati vantaggi della globalizzazione, quelli che si leggono all'interno dei manuali di geografia scritti per indottrinare le nuove generazioni, sono inesistenti. Si ciancia, infatti, di una più equa distribuzione delle risorse e della diffusione di tecnologie informatiche anche in "paesi in via di sviluppo" (come sono chiamati in modo quanto mai falso ed ipocrita gli stati poveri): evidentemente gli agricoltori indiani che si sono uccisi a migliaia in questi anni, hanno deciso di togliersi la vita, non perché oberati di debiti in quanto strangolati dalle società che vendono sementi geneticamente modificate e sterili, ma poiché non riuscivano a scaricarsi la puntata n. 76.543 di Beautiful.

E' naturale che il sistema produttivo globale è assurdo, ignobile. Eppure presenta dei benefici, sì, ma per i sinarchisti. Vediamo brevemente quali. Incrementa l'inquinamento, visto che le merci vengono spesso importate da stati lontani, con il ricorso per lo più a mezzi di trasporto aereo o ad autoarticolati. Immiserisce paesi già poveri di cui vengono depredate le risorse, rendendoli vie più dipendenti dagli aiuti internazionali, dai prestiti interessati ed ad alto interesse della Banca mondiale. Diffonde un dissennato modello consumistico nelle nazioni occidentali dove i prodotti più disparati e provenienti da regioni lontane possono essere acquistati a prezzi non molto elevati. Deprime o distrugge le economie locali, incentrate su manufatti e prestazioni artigianali e su prodotti tipici che hanno il "difetto" di non essere del tutto adulterati e quindi patogeni. Sono piccole realtà produttive che il sistema schiaccia con ogni stratagemma: dagli studi di settore all'esosa pressione fiscale, dall'apertura dei maledetti supermercati ed ipermercati, causa del fallimento di piccoli esercenti, alla normativa kafkiana per chi vuole aprire un'attività...

Tutto è congegnato per azzerare la libertà d'impresa, la vera concorrenza, un'economia che tenda all'autosufficienza, in ogni settore, dall'agricoltura alla produzione energetica.

Qui, però, bisogna rovesciare il postulato di Marx, secondo il quale i fattori economici sono la struttura della società umana, mentre tutte le altre espressioni, dalla politica alla religione, sono sovrastrutture. No. La "politica" è la struttura, laddove l'economia, di cui pure non si deve disconoscere l'importanza, è epifenomeno: qui per "politica" non intendo l'amministrazione dello stato che, secondo Aristotele, perseguiva come fine la felicità di ogni cittadino, ma il progetto planetario consistente nella creazione di un superstato mondiale di tipo totalitario, introdotto surrettiziamente tramite la leva dell'economia. Un unico mercato, un'unica moneta, un unico esercito, un'unica lingua, un'unica massa controllata, un'unica religione: questo è il Leviatano concepito dalle menti depravate dei globalizzatori.

Chi promuove lo sviluppo sostenibile, la decrescita, la valorizzazione della cultura e dell'economia locali potrebbe orientarsi verso una sorta di economia curtense in cui i commerci siano ridotti all'essenziale: può essere, mutatis mutandis, un modello produttivo giovevole desunto dal tanto vituperato ed incompreso Medio evo. Non si dovrebbe poi neppure disdegnare qualche forma di sana concorrenza, evitando modelli centralistici, ma fondamentale è individuare il fine "politico" ed ideologico (in un certo senso religioso, se riferito ad un culto luciferino) più che economico del mondialismo per contrastarlo in modo efficace. Diversamente, si rischia di restare ancorati ad una sterile, antiquata critica del sistema capitalista, quando, in fondo, questo sistema non è tanto capitalista, quanto capzioso.


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