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22 dicembre, 2015

Dalla Fenicia al New Mexico

A Linda Moulton Howe è stato segnalato da un lettore britannico che nel giardino del museo dell’isola di Portland (Inghilterra) si trova una misteriosa testa presumibilmente di granito: la testa scolpita presenta tratti strani, allotrii. Gli archeologi suppongono che la scultura litica sia riconducibile alla civiltà fenicia.

Sorprendono le notevoli somiglianze fisiognomiche tra il simulacro in oggetto e le raffigurazioni dei presunti alieni che il 25 aprile del 1964 incontrarono alcuni rappresentanti del governo statunitense a Hollloman nel New Mexico. L’approdo alieno a Holloman fu reso noto per la prima volta da Robert Emmeneger, documentarista ed esponente del Partito Repubblicano. Egli così dipinse gli ufonauti: “Erano esseri simili all’uomo, vestiti con una tuta aderente, alti circa un metro e sessanta, pelle grigio-azzurrina, grandi occhi distanziati dal taglio orientale, testa a ‘pera’ che si allunga dietro, vistoso naso adunco. In testa portavano copricapo adornati da vari giri di larghe fasce (o nastri), portavano orecchini, in mano tenevano un bastone simile ad uno scettro”. L’asta era probabilmente uno strumento per la traduzione automatica.

L’ufologo tedesco Michael Hesenmann, nel suo saggio “Il mistero dei cerchi nel grano”, aveva già notato curiose affinità: “Quando lo vidi per la prima volta (il disegno di Emmenger raffigurante gli alieni nasuti, n.d.a.) mi causò un effetto di déjà vù: da qualche parte dovevo aver visto quella fisionomia. Poi mi ricordai: a Berlino, nella sezione dell’Asia Anteriore del museo di Pergamo su un bassorilievo antico di 2800 anni, proveniente da Kalchu, città del regno assiro di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) corrispondente all’attuale Iraq settentrionale. Vi si vede un genio – com’era denominato nel catalogo del museo – in realtà uno degli Anunnaki, cioè di 'quelli che vengono sulla Terra dal Cielo' per creare (o manipolare? N.d.r.) gli uomini a loro immagine e somiglianza. Lo stesso volto dal naso aquilino (sul bassorilievo guarnito, però, anche con una lunga barba), lo stesso scettro, lo stesso orecchino, lo stesso ‘elmo’ anche se, forse perché persona di rango inferiore, qui ornato con soli tre giri di nastro. Gli Egizi raffiguravano questi dei – che chiamavano Neteru, cioè ‘guardiani’ – con una pelle grigio-azzurrina e ne allungavano la parte posteriore del capo, una caratteristica che – prodotta artificialmente o geneticamente – ritroviamo nelle famiglie dei faraoni (come pure il naso aquilino, indice di nobiltà) che si ritenevano diretti discendenti degli dei.”

Alle similitudini riscontrate da Hesenmann tra l’iconografia degli extraterrestri nasuti ed il bassorilievo assiro si aggiungono ora quelle, ancora più evidenti, intercorrenti fra i visitatori di Holloman e il manufatto cananeo. Anzi, più che somiglianze paiono situazioni sovrapponibili.

Tutto ciò può essere interpretato come una curiosità erudita o a guisa di una semplice coincidenza, sennonché sappiamo che è nelle civiltà originarie, medio-orientali e non solo, che si trovano molte delle risposte che cerchiamo sul nostro martoriato presente. Chi avrà il tempo e la pazienza di studiare le culture primigenie, poste tra parentesi le ricostruzioni della storiografia e dell’archeologia accademica, scoprirà che le famiglie e le stirpi oggi ai vertici della politica e dell’economia discendono proprio dalle élites di popoli (Sumeri, Egizi, Hyksos, Assiri, Shasu- Habiru, Fenici, Amorrei, Persiani etc.) insediati nella Mezzaluna fertile e nelle regioni limitrofe. Un filo molto sottile, quasi invisibile, unisce il passato remoto all’oggi: è un filo che, se non individuato, rischia di attorcigliarsi attorno al collo e di strangolarci…

Fonti:

- earthfiles.com
- La pista sumera

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APOCALISSI ALIENE: il libro

16 dicembre, 2015

Chi erano veramente i Cherubini?



Chi erano veramente i Cherubini delle antiche tradizioni medio-orientali? Per tentare di comprenderlo, bisogna risalire all’etimologia che, però, è controversa. Il termine “cherubino” – scrive G. Devoto – deriva dall’ebraico “cherubim,” “coloro che pregano”. Così l’erudito liquida la questione che è, invece, molto complessa. Non tutti sono d’accordo, infatti, nel collegare all'accadico "karabu", "benedire" il lessema in oggetto: l’accadico è una lingua semitica come l’ebraico. Diego e Stefania Marin ritengono che la parola “Cherubini” discenda dal sumero Ka.bu.ri o Ka.ri.bu che vale “colonna di fuoco”. Annotano gli autori succitati: “I Cherubini erano sfingi alate dal volto barbuto e fungevano da piedistallo alle colonne Boaz e Jachim. Queste davano accesso al Sancta sanctorum del Tempio di Salomone ed ancora oggi difendono l’ingresso al tempio nelle sedi massoniche”.

Nella scultura accadica i Karibu, genî intercessori, avevano forma umana; in seguito invalse l'uso di rappresentarli mediante simboli diretti ad esprimere la forza, l'agilità, l'intelligenza: esseri con testa umana, ma corpo di toro o di leone, con ali d'aquila, talvolta con una semplice testa umana o leonina, come nei monumenti di Zengirli.

Presso gli Ebrei rintracciamo i Cherubini foggiati a coprire con le ali l'arca dell’Alleanza (Es., XXV, 17-22; XXXVII, 7) oppure rappresentati sulle pareti interne del tempio e collocati avanti l'adytum con le ali distese in modo da formare una cortina [III 8(I) Re, XI, 23-28; II Cronache, III, 10-13; cfr. Ez., XXXVI, 18]. In Genesi, III, 24, dei Cherubini sono posti come guardiani all'ingresso del Paradiso terrestre. Una loro descrizione si trova presso Ezechiele (I e IX). Il profeta raffigura il cocchio della divinità trascinato da quattro Cherubini, tori o leoni alati a testa di uomo, forniti di sei ali e due mani, col capo rivolto a ciascuno dei punti cardinali.

Talora i Cherubini erano rappresentati come serpenti, forse perché sono animali connessi alla conoscenza: in ebraico le parole che indicano la conoscenza ed il serpente sono simili ed hanno una radice che ricorda l’inglese “snake”… una coincidenza?

Il cristianesimo conservò, con la fede nell'esistenza degli angeli, anche quella nell'esistenza dei cherubini, di cui affermò sempre più nitidamente la natura spirituale. Nei nove Cori angelici i Cherubini si distinguono per una più limpida visione della divinità. Dai Cherubini di Ezechiele, richiamati nell'Apocalisse di S. Giovanni, derivarono il simbolismo dei quattro Evangelisti e molti motivi di decorazione pittorica e plastica nelle chiese medievali.

E’ probabile che i Cherubini, creature legate al fuoco, alla luce, alla gnosi, siano pure gli antenati o gli omologhi dei Cabiri greci, misteriose divinità, il cui principale santuario si trovava in Samotracia, ma che erano adorate un po’ dappertutto anche in Egitto a Menfi, secondo Erodoto. Generalmente Efesto è ricordato come loro padre o almeno ascendente divino. Numi del culto misterico, i Cabiri non potevano essere nominati impunemente.

E’ significativo che, stando alla tradizione cabalistica, i Cherubini appartengano ad una gerarchia angelica composta da tre schiere a loro volta suddivise in tre classi, ognuna con 72 angeli. Torna il numero 72, cifra dal valore sacro ed astronomico, essendo il 72 un contrassegno precessionale.

Come si può arguire da queste poche righe, i Cherubini sono figure enigmatiche e dense di significati esoterici. Una cosa è certa: immaginiamoli un po’ come più ci aggrada, ma dimentichiamoci l’iconografia leziosa e falsa che li ritrae come bimbi paffuti, con il viso incorniciato da boccoli biondi.

Fonti:

G. Devoto, Avviamento all’etimologia italiana, Milano, 1979, s.v. Cherubini
Enciclopedia della Mitologia, Milano, 2005, s.v. Cabiri
D. Marin, S. Marin, Il sangue degli Illuminati, Cesena, 2015, pp. 164-165


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APOCALISSI ALIENE: il libro

04 dicembre, 2014

La "Gnosi" contro la Gnosi

Nell’articolo “Che cosa si nasconde dietro la simbologia dello star system?” ci ponevamo la seguente domanda: l’ostilità della fazione “illuminata” nei confronti del Cristianesimo significa che gli Oscurati sono il male ed il Cristianesimo il bene?

Per tentare di rispondere, occorre in primo luogo indugiare sul cosiddetto Vangelo di Giovanni. Ammettiamolo: in questo libretto si respira un’altra aria. L’ambiente è sempre la Palestina a cavallo del I sec. avanti e dopo Cristo, ma quel milieu è guardato con distacco, se non disdegno. Il Messia (i Messia) dei sinottici, complessivamente integrato nella mentalità ebraica, qui addirittura pare insofferente nei confronti del suo popolo. E’ come se l’autore di questo libello non fosse neanche un giudeo, ma un gentile: non mancano gli esegeti che attribuiscono il testo a tale Cerinto, filosofo gnostico attivo ad Efeso.

Riportiamo dei dati storici: il Quarto vangelo fu accolto nel canone solo dopo lunghe e roventi controversie. Il suo nucleo, su cui si stratificarono parti paoline, è senza dubbio gnostico. Quindi, quando si ripete che le balzane dottrine dei Fulminati sono gnostiche, si afferma qualcosa di impreciso: la vera Gnosi non è l’empia dottrina degli Oscurati, ma la “mappa” di un itinerario verso la liberazione e la scoperta dell’anima. A tale contesto vanno riferite le parabole, le espressioni cifrate, le suggestive simbologie. Invero, gli Ottenebrati manifestano un atteggiamento anti-gnostico, poiché non mirano in modo spassionato alla Conoscenza in sé, ma al potere. La conoscenza è da loro concepita non come fine nobile, ma quale vile strumento di controllo.

Si comprende che il Cristianesimo non è solo la religione che si può costruire sulla base dei sinottici, delle lettere paoline, delle altre epistole e della Rivelazione, ma pure il credo che trae la sua linfa più vitale dal Quarto vangelo. E’ un’ispirazione qua è là mistica, esoterica, filosofica, distante dalle concezioni elementari e per lo più catechetiche degli altri evangeli. Alcuni rivoli di questa sapienza scorrono negli apocrifi che non hanno avuto la stessa fortuna di Giovanni-Cerinto.

Piaccia o no, il Cristianesimo, a meno che non si espunga Giovanni-Cerinto dal corpus, è anche questo, ossia elucubrazione a tratti oscura su temi abissali, sul destino del cosmo e dell’umanità, sul significato più profondo di redenzione.

Ridurre la fede cristiana a prassi della rinuncia e della soggezione, significa trasformarla in un’etica deamicisiana e quietista, sdolcinata e passiva: se, invece, all’amore evangelico si associano contenuti mistico-iniziatici, si valorizza una Conoscenza che non è hybris. Quale chiesa può alimentare l’ignoranza ed erigerla a suo fondamento, se non una gerarchia che regna per mezzo dell’acquiescenza? L’uomo che rinuncia a cercare, accogliendo dogmi e “verità” preconfezionate, è proprio l’esemplare di Sapiens che il sistema vuole… fortissimamente.

(1) Non ci sono pervenute opere di Cerinto, nondimeno alcuni autori antichi (Eusebio di Cesarea ed Ippolito di Roma) affermano nei loro scritti che a Roma un dotto sacerdote “ortodosso”, di nome Gaio, vissuto sotto papa Zefirino (199-217), ripudiava il Vangelo secondo Giovanni, in quanto lo riteneva opera di Cerinto. Secondo Ireneo, invece, il Vangelo secondo Giovanni fu scritto proprio per confutare la dottrina gnostica di Cerinto. Secondo gli Alogi, una setta sorta intorno al 170 in Asia Minore, Cerinto fu addirittura l'autore dell'Apocalisse.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

25 febbraio, 2012

Le confessioni di un Illuminato

Non si giudica un libro dalla copertina: così non è opportuno formulare un giudizio sul libro di Leo Lyon Zagami, “Le confessioni di un Illuminato, vol. 1”, proprio perché è solo il primo sportello di un trittico. (Riusciremo a leggere gli altri due volumi, prima che la situazione precipiti?)

Perciò mi limito alla presentazione di un testo che è un’esplorazione di confraternite e sette che, da secoli, agiscono dietro le quinte della storia ufficiale, dirigendo in maniera segreta ma incisiva il destino dell’umanità. L’autore distingue tra conventicole iniziatiche (poche) e contro-iniziatiche (molte), dedicando ampio spazio a quegli ordini, come l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.), che, detenendo conoscenze magiche ed alchemiche, le piegano per perseguire fini nefandi. Spicca dunque il ritratto di Aleister Crowley, riorganizzatore dell’O.T.O., sinistra figura di mago che, nonostante qualcuno abbia tentato di riabilitare, assurge a mentore di frange occulte dedite a pratiche innominabili.[1] Purtroppo Zagami non descrive sette formate da personaggi squilibrati, ma, tutto sommato, quasi innocui, giacché l’influsso di codeste camarille è tutt’uno con la bieca politica internazionale volta all’ormai imminente edificazione del formidabile Nuovo ordine planetario.

Zagami si sofferma pure sul Priorato di Sion e sui movimenti neo-templari, con un’interessante digressione circa l’attentato di Oslo, perpetrato il 22 luglio del 2011. Ripercorre anche la genesi e lo sviluppo dello spionaggio (il matematico, scienziato ed occultista inglese John Dee è ricordato come il precursore degli agenti attuali) e si accosta all’Ufologia, con una particolare diffidenza (condivisa da chi scrive) nei confronti di contattisti e studiosi che, con poco discernimento, non si accorgono delle insidie annidate in incontri con entità le cui “luminose” intenzioni nascondono pericolose interferenze. [2]

Le rivelazioni di Zagami, intrecciate a cenni alle sue vicende biografiche, offrono uno spaccato di un mondo “parallelo” in cui dominano infiltrazioni, scismi, lotte intestine, congiure, omicidi, stragi di stato…: chi ha una discreta conoscenza di questi scabrosi temi troverà la conferma di quanto l’umanità sia soggiogata e degradata, dietro il controllo politico ed economico, da forze imperscrutabili e mefitiche. Chi non ha dimestichezza con tali interpretazioni sarà guidato dal capitolo introduttivo in cui l’autore traccia una tassonomia delle società segrete. Il deleterio ruolo di Gesuiti, gruppi neo-templari, logge deviate, movimenti New age… è così riletto alla luce delle loro caratteristiche tipologiche.

Lo scenario resta, però, intricato, per la connaturata elusività di un potere che, sfuggendo a facili focalizzazioni, si situa nella zona crepuscolare tra possibili verità e la loro ombra.

[1] Aleister Crowley (1875-1947) è stato un artista, poeta, alpinista, pensatore, critico sociale ed occultista britannico. Figura assai controversa, è da alcuni considerato l’iniziatore dell’odierno occultismo, da altri ritenuto uno dei principali corifei del satanismo contemporaneo.

[2] John Dee (1527-1608), astrologo, scienziato ed astronomo, fu in contatto con Maria Tudor, Elisabetta I e l’imperatore Massimiliano II di Boemia. Lo scienziato ed avventuriero fu versato, tra le altre cose, nella cristallomanzia. Egli, dopo aver ricevuto da un misterioso fanciullo un cristallo convesso, decise di dedicarsi alla comunicazione con il mondo spirituale. In riti ed evocazioni, fu affiancato da Edward Kelly, personaggio di dubbia reputazione, con cui si dedicò alla necromanzia. Dee affermò di aver appreso da messaggeri di un’altra dimensione un particolare alfabeto, definito enochiano.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

09 aprile, 2010

L'invasione invisibile

Una singolare versione circa le origini degli Oscurati è contenuta in un articolo di Philip Campbell Argyle-Stuart pubblicato nel 1970, in Colorado. L'oscuro autore sostiene che i conflitti nel mondo sono la conseguenza di una guerra remota tra genti semite "khazar" e genti nordiche "faustiane". Egli reputa che alla popolazione khazar si mescolarono umanoidi provenienti dal pianeta Vulcano, un corpo celeste costantemente dietro al Sole e quindi invisibile per i terrestri, stante la sua particolare orbita. La cultura occidentale, invece, sarebbe il risultato di una commistione tra l'etnia germanica ed i Saturniani, approdati sulla Terra con i loro dischi volanti, dopo aver colonizzato Marte.

Nel 1776 la fazione khazar-vulcaniana usò gli Illuminati di Baviera, confraternita fondata dall'ex gesuita, Adam Weishaupt, per attuare il suo piano di dominio. In seguito, questa fazione ottenne sempre maggiore potere, grazie alle cabale finanziare dei Rothschild, al movimento socialista e, verso la fine del XIX secolo, per mezzo del Sionismo. Campbell Argyle-Stuart considera Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), la fondatrice della teosofia, una figura malefica alleata di sette formate da nefandi cospiratori sparsi un po' in tutto il mondo.

La ricostruzione dello scrittore, pur priva di fonti e di coordinate precise, desta interesse, perché individua nel 1776 uno spartiacque storico, l'anno in cui i cosiddetti Illuminati avrebbero cominciato ad allignare nella società europea e statunitense per poi penetrare con le loro tenacissime barbe nel terreno stesso della storia contemporanea. La sovrapposizione dei Khazari agli Ebrei è un altro dato acquisito. L'autore, però, amplia la prospettiva, con uno scorcio sul sistema solare: i pianeti Vulcano (un'anticipazione del pianeta al centro della serie "Star Trek"?) e Saturno sarebbero i luoghi donde giunsero razze predatrici che si sovrapposero alle genti terrestri, snaturandole. Non è una lotta tra il Bene ed il Male quella sceneggiata da Campbell Argyle-Stuart, ma una feroce faida e soprattutto un'invasione tanto più perniciosa perché invisibile. I due partiti si combattono disputandosi la Terra, noncuranti del destino dell'umanità.

In questi ingredienti, che potrebbero essere lo spunto per un racconto di fantascienza pulp, si possono almeno in parte riconoscere alcuni spunti per gli studiosi della cospirazione. Collocate in contesti più accurati e radicate in ragioni e regioni metastoriche, le analisi compiute dagli storici non accademici, quantunque molto più articolate, non si discostano, nelle loro linee essenziali, dalla lettura di Campbell Argyle-Stuart. Anche il riferimento a dominazioni esterne, benché presentato in modo farraginoso e fumettistico, non pare così inverosimile. Soprattutto il cenno ai Saturniani tesse oggi una quasi impercettibile ma fittissima ragnatela.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

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