Visualizzazione post con etichetta Caino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caino. Mostra tutti i post

01 maggio, 2016

Fratricidi



Alle origini fu un fratricidio. Caino uccise Abele. Racconta la Genesi che i sacrifici animali di Abele erano graditi a Dio, a differenza di quelli di Caino che aveva offerto primizie dei campi. Forse il testo biblico attesta la preferenza di YHWH per il sacrificio cruento. Il sangue delle vittime animali si mischiò al sangue di Abele.

I fratelli tebani Eteocle e Polinice si scontrarono in un duello tanto accanito che entrambi morirono.

Alle origini del mondo romano fu un fratricidio. I gemelli Romolo e Remo, dapprima uniti da affetto, diventarono rivali, dopo aver deciso di fondare una nuova città. Remo, favorito dai presagi, schernì il germano, penetrando con un salto nel perimetro che Romolo aveva appena consacrato. Il sacro è anche terribile. La Roma quadrata, nonostante il suo destino glorioso, nacque sotto il segno di un fratricidio, delitto di cui un giorno o l’altro bisognerà pagare il fio.

Questi miti paiono alludere alla dicotomia primigenia, alla lacerante dualità inerente all’essere che, per esistere, si scinde, si strappa. E’ la scissione, la spaventosa caduta nella storia.

Il tempio celeste crolla a contatto con il tempo.

Il regno di Saturno è l’età aurea, ma anche il regno del tempo che divora sé stesso.

E’ fatale che la nube oscura, immensa, che sta per addensarsi sul mondo, proietterà la sua ombra mortale per prima su Roma e sull’Italia...

Nota: l'opera in testa all'articolo è dell'artista californiano Tim Cantor.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

31 dicembre, 2013

La piramide di La Mana e la piramide del dollaro: continuità-discontinuità con il passato

La piramide di La Mana è un singolare manufatto rinvenuto nella foresta pluviale dell’Ecuador alcuni lustri addietro. E’ un oggetto litico sulla cui cuspide è incastonato un occhio. Al di sotto si allineano tredici gradini dove sono tracciati i mattoni. Sulla base si notano piccoli intarsi dorati che raffigurano la costellazione di Orione nonché un’epigrafe che il professor Kurt Schildmann, presidente della Società linguistica tedesca, ha tradotto nel modo seguente: “Il figlio del Creatore è in viaggio”. Esposto a luce ultravioletta, dall’occhio dell’artefatto si sprigiona un bagliore quasi fosforescente, mentre i gradini si accendono di riverberi azzurrognoli.

Il pensiero corre subito alla piramide effigiata sul dollaro: anch’essa ha tredici livelli e sul vertice è effigiato un occhio. Il disegno del solido con l’occhio onniveggente, rappresentato sulla banconota statunitense, fu creato dall’erudito gesuita Atanasius Kircher, come immagine di copertina del suo libro, Mundus subterraneus (1664-1678), ma evidentemente la concezione è molto più antica, anzi atavica.

La piramide di La Mana è un oggetto fuori contesto, poiché non è riconducibile alle culture pre-colombiane, laddove è descritta in varie tradizioni, tra cui quella che risale alla Confraternita del Serpente. Questa simbologia si reperisce nella Bibbia (il serpente di bronzo), nel mito, nell’alchimia, nell’araldica, nelle logge massoniche, nelle società segrete…

Lo studioso Diego Marin vede nel serpente una genealogia: “Alla fine degli anni ’60 del XX secolo, un documento di origine incerta, detto ‘Serpente rosso’ o ‘Le serpent rouge’, venne alla luce nella Biblioteca nazionale di Parigi. Conteneva le linee di sangue degli Illuminati, insieme con una pianta della Chiesa di St. Sulpice, il centro cattolico in cui si svolgevano studi di occultismo. I presunti autori dell’opera, Pierre Feugere, Louis Saint-Maxent e Gaston de Koker morirono tutti a distanza di ventiquattro’ore l’uno dall’altro, il 6 e 7 marzo 1967”.

Altri autori ritengono che il serpente adombri una stirpe di Rettili. E’ importante stabilire se in un remoto passato esistette un lignaggio non appartenente a Homo sapiens. E’ possibile che varie specie, Ominidi e no, vissero e convissero sulla Terra: alcune si estinsero, altre si mescolarono. Le indagini antropologiche, archeologiche e genetiche, sebbene disdegnate dalla “scienza” accademica”, hanno raccolto molti indizi a sostegno di una totale rivisitazione della storia. Sono indagini da cui emergerebbe che una categoria di Ominidi fu il risultato di ingegneria genetica, mentre altre ebbero diversa origine: a tale distinzione sembra alludere la Torah, quando indugia sui figli di Seth, contrapponendoli ai figli di Caino. È indubbio che, secondo il Pentateuco, non tutto il genere umano discende da un’unica coppia: quando Adamo ed Eva procrearono, esistevano già altre genti, come si arguisce, ad esempio, da Genesi, 4, 15, dove è spiegato che Dio impone un segno a Caino affinché egli non sia ucciso da chi lo avesse incontrato. Ora, è palese che non tutti gli abitanti della Terra sono nati da Adamo ed Eva, visto che Caino potrebbe imbattersi in altri uomini, una volta espulso dalla sua terra natia.

Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. 14. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà". 15. Ma il Signore gli disse: "Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse. 16. Caino si allontanò dal Signore e abitò nella regione di Nod, a oriente di Eden”.

Se è rilevante tentare di comprendere quali specie si insediarono nei continenti del pianeta, è decisivo definire la natura della civiltà predominante i cui tratti intellettuali (nell’architettura soprattutto, ma anche nelle tecniche metallurgiche, nella cultura materiale, nella medicina, nell’immaginario simbolico etc.) si riscontrano ad ogni latitudine.

Fu una civiltà predatrice o evoluta sotto il profilo etico? Probabilmente dapprincipio fu una civiltà animata per lo più da princìpi nobili, ma, con il passare del tempo, prevalsero in essa i disvalori. Le classi dirigenti furono infiltrate da individui spregiudicati, avidi di potere che si fregiarono dei simboli appartenenti alle élites sagge: di quei simboli distorsero i significati. Questo spiega, ad esempio, perché l’occhio onniveggente, da immagine evocante la provvidenza del Creatore, si degradò ad icona di un potere perverso che tutto e tutti vuole controllare. E’ plausibile che la cosiddetta Fratellanza bianca, ossia un collegio di persone illuminate, tentò sin dall’inizio di opporsi alla tracotanza degli Oscurati, devoti al male e risoluti a dominare l’intero pianeta. Tuttavia la Fratellanza bianca, sempre più minacciata, fu costretta alla clandestinità: come gruppo iniziatico trasmise le sue conoscenze di generazione in generazione sino ad oggi. Come un rivolo la Sapienza ancestrale fluisce fino a questa età del ferro, ma pochi hanno sete della vera conoscenza e l’aridità dei tempi attuali rischia di disseccare l’esile ruscello.

Questa ricostruzione ipotetica potrebbe permetterci di superare l’antinomia che aduggia le monumentali realizzazioni dell’antica civiltà planetaria: da un lato sono opere che suscitano deferente ammirazione, dall’altro si avverte qualcosa di sinistro, pur nella maestosità. Si consideri il caso di Gobekli Tepe, in Turchia, il santuario che forse fu eretto da una progenie ormai incline al male, come indurrebbe a ritenere il suo collegamento con Orione. Orione di solito nei miti antichi per giungere fino all’ufologia contemporanea, è connesso ad influssi deleteri e ad esseri malvagi. Tra l’altro il complesso di Gobekli Tepe fu sotterrato, come se i suoi costruttori ad un certo punto avessero deciso di nascondere qualcosa che doveva restare segreto o di cui si vergognavano.

Infine un suggestivo manufatto come la piramide di La Mana, insieme con molte altre testimonianze, non solo ci sprona a rileggere le ere trascorse, ma ci porta ad interrogarci sulla continuità-discontinuità di una discendenza, sulle ramificazioni e tralignamenti, nell’attesa che – se ancora dispone della necessaria forza – il sodalizio dei giusti passi al contrattacco.

E' il nostro auspicio per il 2014.

Fonti:

M. Biglino, La Bibbia non è un libro sacro, 2013
F. Carotenuto, Il mistero della situazione internazionale, 2013
K. Dona e R. Habeck, La piramide di luce di La Mana
D. Marin, Il segreto degli Illuminati, 2013


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

05 febbraio, 2011

Il passato rettiliano dell’umanità

Richard A. Boulay è autore di “Flying serpents and dragons The story of Mankind's reptilian past”. Il saggio è stato tradotto in francese, ma non nella nostra lingua e forse non lo sarà mai. L’edizione d’oltralpe è purtroppo priva dell’apparato iconografico che impreziosisce il testo in inglese.

Boulay propugna la tesi secondo la quale gli uomini sarebbero stati creati da una razza di Rettili (gli Anunnaki), basandosi su fonti archeologiche ed iconografiche che sono menzionate pure da altri ricercatori, di solito per suffragare opinioni diverse. In verità, il titolo di Boulay non appare molto persuasivo, poiché gli indizi da lui raccolti circa una presunta ascendenza rettiliana di Homo sapiens sapiens sono pochi e per di più potrebbero essere interpretati secondo criteri simbolici. Tuttavia l’opera è ricca di spunti meritevoli di approfondimento: dalla ricostruzione della storia di cui furono protagonisti i Sumeri, considerati il popolo da cui sbocciarono le altre culture, al nesso tra Sumeri e Habiru, dal culto degli dei serpenti al tema dell’immortalità, dall’evento noto come Diluvio universale ai Rephaim…

Lo studioso insiste molto sul nesso tra Sumeri ed Ebrei. Alcune incursioni etimologiche inducono a notevoli e forse avventurose congetture: “Ibri” (Ebrei) discende dal sumero “Ibru”, con il significato di “attraversare”. Si potrebbe pensare all’etnia israelitica come ad una progenie ibridata? Fondamentale l’indugio sulla radice ebraica "Yd" che vale “conoscenza” e “compiere esperienza di”: si osservi la somiglianza con la base indogermanica “(v)id”, in cui la conoscenza assurge a visione non tanto sensoriale, quanto interiore e mistica. Da un’unica sorgente scaturiscono i diversi fiumi delle lingue, con la progressiva separazione tra sottolineatura di sensi concreti, persino sessuali (è noto che “conoscere” nella Bibbia è usato come verbo eufemistico per indicare la copula) in àmbito medio-orientale, e valorizzazione di un’accezione metaforica nel milieu giapetico.

Boulay considera la Bibbia testo eminentemente storico, da cui cava notizie su migrazioni di popoli, vicende belliche, tradizioni, culti, personaggi celebri, come Caino, Enoch, Lamech e molti altri. Forse l’impiego della Bibbia come archivio annalistico è un po’ ingenuo e sarebbe occorso un vaglio più attento di retaggi e traduzioni. Nondimeno, mentre l’interesse dell’autore per la tesi centrale scema, egli ci accompagna in percorsi emozionanti. Se questi percorsi sono come gallerie che terminano in pareti cieche, un lettore scaltrito potrà forse trovare delle aperture attraverso cui proseguire. Così, tra i numerosi argomenti che inducono ad ulteriori analisi, annovererei in primis l’usanza della circoncisione che Boulay interpreta come sacrificio di sé per ottenere qualcosa. Manca a tutt’oggi un’indagine sulla consuetudine della circoncisione al di fuori dei canoni etnologici, con l’eccezione dell’originale (ed inquietante) approccio di Nigel Kerner al tema, quantunque l’ufologo britannico riporti conclusioni altrui.

Altri scenari poi di grande interesse sono squadernati dall’autore: “le radio degli antichi”, le basi del Sinai, la distruzione di Sodoma e Gomorra… Se il taglio clipeologico risulta alquanto riduttivo, bisogna riconoscere che è integrato da stimolanti excursus sulla letteratura ebraica apocrifa, indiana, gnostica etc. con citazioni di lacerti pressoché ignorati.

Certo, si ha l’impressione che “Flying serpents and dragons” lasci varie ricognizioni allo stadio embrionale, ma è nella natura stessa di questi contenuti di frontiera un’inevitabile incompletezza.

La ricerca è appena cominciata.



APOCALISSI ALIENE: il libro



08 gennaio, 2011

Genesi biblica (prima parte)

“Genesi biblica. Evoluzione o creazione? Caino è la chiave del mistero”, Belluno, 2007, è un singolare saggio scritto da don Guido Bortoluzzi (1907-1991). Ad esser precisi, l’opera ambisce a presentarsi come una rivelazione ricevuta da don Guido, intemerata e schietta figura di sacerdote nato a Farra d’Alpago (Belluno): infatti il Signore avrebbe comunicato al parroco, per mezzo di visioni, la verità sulle origini del genere umano a spiegazione ed integrazione del Genesi. Corre l’obbligo di non ignorare questo titolo, benché non sia imperniato su una mera ricerca, considerato l’interesse dei temi trattati e le pur parziali convergenze con recenti indagini genetiche, paleontologiche e storico-archeologiche.

Vediamo di riassumere le singolari tesi del libro. Dio creò il primo Uomo puro e perfetto. Il “peccato originale” fu un rapporto procreativo avuto da Adamo con una specie inferiore che don Guido chiama “ancestri”. Il frutto di tale trasgressione, compiuta solo da Adamo, non da Eva, fu un’ibridazione della specie umana perfetta. La prima Donna era perfetta ed innocente perché bambina quando fu commesso il peccato originale. Il marchio che rendeva riconoscibile Caino, rampollo misto di Adamo, era la parola, l’unico segno umano percettibile. L’ibridazione della specie umana, discendente da Caino, provocò una corruzione delle successive generazioni a tal punto che gli ibridi assunsero i caratteri di ominidi. Tuttavia ripetuti interventi rigeneratori di Dio portarono l’uomo alla sua rievoluzione fino ad essere in grado, nella pienezza dei tempi, di accogliere la Redenzione. Va puntualizzato che Eva apparteneva alla specie inferiore degli ancestri: ella non fu la vera moglie di Adamo, ma una partner occasionale in una copula non lecita, da cui nacque Caino, laddove la prima Donna che al tempo del peccato aveva solo un paio d’anni e che, crescendo, diventò la sposa legittima del Capostipite, fu completamente estranea a qualsiasi colpa. Ecco perché la tradizione ebraica menziona due mogli del Protoplasta: Lilith (Eva) che generò mostri e diavoli (ibridi) ed una consorte, la Donna che diede alla luce, gli uomini, i Figli di Dio. Costoro si invaghirono delle figlie degli uomini, i mescolati, sicché, unitisi a quelle donne, la specie pura risultò inquinata.

Eva, femmina ancestre, era bianca di pelle e glabra: fu creata da Dio come esemplare unico. Ella partorì la Bambina, ossia la futura sposa dell’Archegete. La Bambina fu “tratta dalla costola di Adamo”, cioè dal suo seme, mentre egli era sprofondato nel sonno: Dio creò nella matrice di Eva “un gamete perfetto della specie dei Figli di Dio che, unendosi al gamete del Progenitore, diede vita alla prima cellula della bellissima Neonata”.

Se ho ben interpretato il complesso quadro delineato dall’autore, Eva fu usata come ospite per generare la Donna, come ponte tra una specie di ominidi e la specie umana.

Centrale è in questa ricostruzione, la simbologia dei due alberi citati nel Genesi: stando allo scrittore,
l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male è la linea genetica (il philon) degli ancestri rappresentata dalla femmina Eva: fu albero del Bene "quando per volontà di Dio era stato conosciuto da Adamo nel sonno e fu concepita la Bambina; divenne albero del Male, quando Adamo ebbe con Eva un rapporto di conoscenza sessuale al di fuori del progetto di Dio.” In tale esegesi, Eva ed il Serpente, animale metafora dell’ancestre fattrice, coincidono.

Come giudicare l’interpretazione di “Genesi biblica”? Si sarebbe tentati di liquidare il tutto come un insieme di idee fantasiose, soprattutto perché disancorate dal
testo biblico di cui sembrano una rielaborazione. Tuttavia i contenuti del saggio sono altrettanti spunti per tentare di gettare un po’ di luce su una materia intricatissima, in cui confluiscono scienze ed approcci disparati.

Aveva ragione Edgar Allan Poe che, nel racconto “La lettera rubata”, ci spinge a riflettere su come ciò che è davanti agli occhi è spesso invisibile. Rileggiamo la Bibbia: noteremo che, sebbene Elohim abbia proibito ai Protoplasti di nutrirsi del frutto che cresce sull’albero della Conoscenza, Eva mangia il pomo dell’albero della Vita al centro del giardino! Quale violazione ella, che comunque fraintende il divieto, commise, se Elohim aveva vietato di mangiare il frutto di un’altra pianta, frutto che Eva, obbedendo alla prescrizione divina, non gustò?

Bisogna qui ricordare che, per quanto mi consta, è stato Alessandro De Angelis, a cogliere l’incongruenza biblica, la confusione tra i due alberi.

I passi biblici, di seguito riportati, dimostrano quanto evidenziato.

“Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato. Dio fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. […] Dio poi ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché, nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».

[…] Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete"». Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che, nel giorno in cui ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male».

La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei ed egli ne mangiò”.




APOCALISSI ALIENE: il libro



25 ottobre, 2010

Caino tra mito e storia

Chi fu veramente Caino?

In Genesi, 4 si legge che Adamo ed Eva generarono Caino ed Abele. Il primo fu agricoltore, il secondogenito pastore. Passato del tempo, Caino offrì a Dio i frutti della terra, mentre Abele immolò per il Signore alcuni primogeniti del suo gregge ed il loro grasso. Poiché Dio mostrò di gradire l’offerta di Abele, ma non quella di Caino, quest’ultimo si sdegnò ed uccise il fratello. Venuto a sapere del fratricidio, Dio maledisse Caino, condannandolo ad errare fuggiasco sulla terra. Il bandito, però - promise Dio - non sarebbe stato ucciso, grazie ad un accorgimento, un segno che Dio mise su Caino, affinché nessuno, pur consapevole dell’iniquità compiuta, essendosi imbattuto nel figlio degenere dei progenitori, lo uccidesse.

Bisogna chiedersi in che cosa consisté il marchio di Caino: fu forse un tatuaggio? Fu, invece, un particolare anatomico, come un neo? Fu, come è più probabile, una caratteristica genetica o un tratto distintivo "sottile”, quindi un suggello spirituale?

Il nome Caino significherebbe “possesso” oppure “fabbro”: qualora significasse “fabbro”, si potrebbe vedere un nesso con il colore associato agli artigiani delle fucine, ovviamente perché esperti nel lavorare i metalli con il fuoco. Se ricordiamo che Caino figura anche nel Corano con il nome di Kabil, si è tentati di rapportarlo, per la somiglianza del nome, ai Cabiri, antichi dei non ellenici collegati alla fertilità e reputati protettori dei naviganti.

Caino è sempre stato considerato il prototipo dell’assassino, del fratricida: tale sinistra reputazione lo accomuna ad un altro personaggio biblico, Giuda, additato come l’incarnazione del tradimento. Di solito gli antropologi vedono nella rivalità tra i due fratelli figli dei progenitori, il conflitto universale tra gli agricoltori stanziali (Caino) ed i pastori nomadi (Abele) per il controllo di terre ed acqua. Questi conflitti sono evocati in testi sumeri come parte della storia dell’umanità primordiale.

La Bibbia, in Genesi, 4, indugia su questa umanità delle origini: dopo aver ricevuto il marchio destinato a durare per sette generazioni, Caino vagò fino a giungere nel paese di Nod (vagabondaggio), ad est di Eden, dove ebbe il figlio Enoch (fondatore, fondazione). I successori di Caino furono Irad, Mecuiael, Metsuael, Lamech, Iabal, Tubalkain. Quest’ultimo fu un fabbro, “padre di quanti lavorano il rame ed il ferro”.

Pur nella sua concisione, l’autore biblico delinea una cultura che, dall’agricoltura passò attraverso una fase di nomadismo pastorale per costruire infine una civiltà urbana forse nella regione dei Monti Zagros, di Elam e della Media, nell’attuale Iran.

Com’è noto, tra le fonti della Torah bisogna annoverare testi sumeri ovvero le parti più antiche della Bibbia sono confrontabili con racconti mesopotamici molto antichi: ecco dunque che la tavoletta fittile catalogata BM 74329, reperto custodito nel British Museum di Londra, ci fornisce un interessante addentellato. Il documento, tradotto da Millard e Lambert, racconta di un gruppo di esuli che vagabondarono fino ad insediarsi nel paese di Dunnu, dove il loro capo costruì una città il cui simbolo era costituito da… due torri identiche. Il capo di questa comunità si chiamava Ka’in.

Mike Plato interpreta la figura di Caino in chiave simbolica: nel suggestivo articolo “Caino, il sigillo della potenza”, l’autore riabilita il “fratricida”, vedendo in lui un simbolo stratificato in cui confluiscono valori iniziatici, alchemici e spirituali. Caino “rappresenta l’evoluzione e l’elevazione spirituale dell’iniziato, se non l’iniziato stesso”, asserisce lo studioso che collega il personaggio biblico ai miti dei gemelli (ad esempio, i Dioscuri), al rapporto tra gli egizi Ka e Ba, cui alluderebbero i nomi Caino ed Abele. Le incursioni etimologiche di Plato, che reperisce nel nome Caino radici riferibili al greco kainos, “nuovo”, all’inglese chain “catena” e knight, “cavaliere”, mi sembrano un po’ forzate, sebbene le riflessioni sul sacrificio di sé, che è arra di vittoria, siano condivisibili.

Lo scrittore asserisce che “Caino è un mito e che non è mai esistito un uomo con tale nome”. Non sarei così apodittico: sull’humus storico crescono piante simboliche, ma l’emblema è sovente il risultato di una stratificazione a posteriori, benché alcuni archetipi siano primigeni. Questi immagini, però, si innestano in contesti culturali da cui sono inscindibili. E’ questo il mito: storia e metastoria al contempo. Così, per rimanere nell’ambito del personaggio in questione, il colore rosso associato a Caino può adombrare sia la presenza di una razza rossa (perseguitata?) sia il legame con la metallurgia (arte iniziatica) sia la rubedo alchemica. Se oggi le strade tra storia ed esoterismo sono separate e parallele, forse – fermo restando che le ricerche serie ed oneste sono in ogni caso feconde, in qualsiasi campo siano condotte – un giorno convergeranno.

Fonti:

A. S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001 s.v. Caino
M. Plato, Caino, il sigillo della potenza, 2010



APOCALISSI ALIENE: il libro

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...