05 febbraio, 2007

Stati mentali

La ricerca di frontiera (e non solo), come molti filosofi dei secoli scorsi, si interroga sulla natura del pensiero: il pensiero è il risultato di reazioni chimiche e di impulsi elettrici all’interno delle cellule cerebrali? Lo sostengono quasi tutti i biologi. Senza il cervello non può esistere alcuna attività cognitiva, alcuna forma di coscienza: non è un caso se il parametro della morte cerebrale è stato assunto come linea di confine tra la vita e la non-vita. Se una persona, in seguito ad un incidente o ad una malattia, subisce dei danni all’encefalo, la sua identità psichica è gravemente compromessa. L’individuo può essere ridotto ad uno stato vegetale, quasi annichilito.

Sono sufficienti questi dati empirici per identificare fenomeni cerebrali e stati mentali? I materialisti rispondono senza esitazione di sì. Eppure resta il dubbio che l’intera esistenza psichica non si riduca ad eventi biochimici, alle sinapsi: qualche anno fa, lessi un testo che riportava la notizia di alcune autopsie eseguite su uomini la cui scatola cranica era risultata vuota. Non so quanto affidabili fossero quelle informazioni: sarà stata una fola, ma chissà… Come trascurare poi tutte quelle esperienze controverse, ma piuttosto frequenti come le esperienze di pre-morte studiate, tra gli altri, dal dottor Raymond Moody e dalla dottoressa Elizabeth Kubler Ross? I resoconti di coloro che hanno gettato uno sguardo su un presunto oltremondo dimostrerebbero che il pensiero non è legato al cervello.

In ogni caso è difficile capire e concepire come una reazione chimica o un impulso elettrico possano generare realtà tanto complesse come i sogni, i concetti, le idee, i ricordi, le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, le percezioni. Davvero, come osservava il filosofo e scienziato Poincaré, esiste uno iato tra fisica e chimica, tra chimica e biologia, tra biologia e psicologia, tra psicologia e filosofia.

Pure le recenti teorie “sintetiche” sull’universo ologramma, un universo che include lo stesso cervello, concepito anch’esso come immagine olografica, lungi dall’aver dissipato il mistero dell’identità e del cosmo, hanno reso il problema ancora più scabroso. Neppure moltiplicare gli enti, introducendo accanto alla mente, l’anima e lo spirito, giova alla comprensione del difficile tema. Sono ancora teorie, sebbene intriganti, sia quella di Bohm sia quella dell’universo tetraedrico. Non solo, altre speculazioni coesistono e spesso si contraddicono: lo scenario filosofico-scientifico di questi decenni è un labirinto, in cui ipotesi più o meno astruse si rincorrono e si neutralizzano a vicenda, come tante particelle di materia e di antimateria che si scontrano.

Elucubrazioni, solo elucubrazioni: troveremo mai una spiegazione? È tutto un’irreale-reale velo di Maya o esiste un nocciolo duro della realtà, un quid ontologico? La stessa coscienza è un “fascio di sensazioni”, per dirla con Hume, o si può isolare un substrato psichico e metafisico della persona? Troveremo mai una risposta plausibile alle mille domande che ci assillano? Credo di no: l’impegno speculativo di scienziati e pensatori è perfettamente inane, mentre tutti i quesiti che ci poniamo sarebbero oziosi, se non ci riguardassero direttamente, se non riguardassero la possibilità (che sono proclive a reputare in modo negativo) che qualcosa di noi sopravviva alla morte del corpo.

Invidio gli atomisti antichi e la loro certezza della mortalità dell’anima, un flusso di corpuscoli leggeri che, uscendo dalla bocca, si disperdono nell’etere, come una voluta di fumo
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04 febbraio, 2007

Giornata della vita (articolo di Angela)

Città del Vaticano. "La vita, che è opera di Dio, non va negata ad alcuno, neppure al più piccolo ed indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità". B 16

E allora perché siamo tutti in pericolo di vita? La vita non va negata a nessuno, tanto più che, chi nasce oggi, trova tutto ciò che gli serve per vivere! Aria salubre, cielo incontaminato, cibo genuino, acqua purissima e abbondante, una società dal volto molto umano, uno stato che si preoccupa per lui fino alla morte naturale, lavoro e pace, tanta pace! Un mondo accogliente come l'Eden. Perciò non siate egoisti. Perché negare la felicità al nascituro?

De Sade a confronto... una nullità!

Il giudizio di Dio

Di fronte al male, in tutte le sue orrende, spesso invisibili forme, si resta annichiliti. Guerre, carneficine, malattie, devastazioni, torture, violenza, iniquità, miseria, emarginazione… sono il leit-motiv della storia umana. Si cerca spesso di trovare un responsabile di questa abominazione: molti pensano che il male dipenda dalle “libere” scelte dell’uomo; altri lo attribuiscono ad influssi demoniaci; certuni ritengono che entità interdimensionali diffondano paura, odio e discordia tra le persone per assoggettarle.

Alla fine, però, la perversità e la nequizia non ridondano su chi ha consentito e consente tutto ciò? Non sarà il caso qualche volta di pensare ad eventuali responsabilità di Dio (se esiste o se è), alle responsabilità di chi interviene, soltanto, almeno nell’ambito della teologia cristiana ed islamica, per giudicare e condannare? Proviamo per un istante ad immaginare che sia il Creatore a doversi discolpare per le sue omissioni, il suo silenzio, la sua latitanza. Pensiamo ad una sorta di processo per giudicare Dio, l’Essere onnisciente e onnipotente che ha agito come se non avesse saputo e che si comporta, come se non potesse.

Non è lecito desiderare, anzi esigere che esista, come afferma Hans Kung, una dimensione in cui finalmente trionfi la giustizia, sempre conculcata e vilipesa in questa bolgia infernale?

Non so se un ipotetico Dio abbia qualche colpa, in primis quella di aver ammannito questo “pasto gratuito” ed indigesto chiamato universo, o se anche il male assoluto trovi una sua giustificazione, un significato all’interno del delirante romanzo della vita. Sono sicuro, però, che un processo si concluderebbe con una condanna, se fosse celebrato contro il “funesto demiurgo” che plasmò questo tristo, sordido mondo.

02 febbraio, 2007

Dov'eri? Lettera aperta alla Dottoressa Gabanelli

Messaggio 2 febbraio 2006 - Forum RAI di Report, 11:03 - Gentili forumisti inquietati dalle questioni "scie chimiche", credo che sarebbe opportuno considerare il fatto che siete ospitati non in uno spazio monotematico ed esclusivamente a voi dedicato. Quindi: grazie per averci sensibilizzato, ma da ora in poi siate così gentili da limitare la vostra presenza sul sito di Report (magari dirottatela sul vostro sito). Con questo intervento esprimo il disagio di molti utenti che preferirebbero non vedere lo spazio piovrizzato da un unico tema.Vi invito quindi a variare la discussione...non mi pare manchino argomenti.Come certamente sapete, ogni tanto qualcuno usa linguaggi da luogo privato, costringendoci ad intervenire. Il senso del limite ( sia nel numero di interventi, che nei toni di replica) fa la diferenza fra qualcosa di costruttivo e qualcosa di inutile ...e le cose inutili non fanno mai una bella fine.Fra qualche giorno la nostra home page cambierà. In attesa della nuova serie pubblicheremo alcune segnalazioni sulle quali sarebbe opportuno partisse adeguata campagna: Cominceremo con gli incidenti sul lavoro e la legge sulla responsabilità d'impresa. Grazie a tutti coloro che contribuiranno.

Milena Gabanelli

Necesse est ut veniant scandala (Matteo, 18, 7) E' necessario che il male non rimanga nascosto.

Dov’eri, quando il volto del cielo veniva sfregiato da orribili cicatrici, trasformato nel sembiante terreo di un cadavere? Dov’eri, quando l’acqua era amara di veleni e la terra isterilita? Dov’eri quando gli alberi intristivano, tendendo rami scheletrici nell’aria grigia e spettrale? Dov’eri, quando gli animali languivano per la sete e l’inedia, vagando tra lande inaridite, sotto un sole esangue? Dov’eri quando bambini, uomini e donne si ammalavano di morbi atroci, ignoti? Dov’eri quando i loro corpi si coprivano di piaghe purulente e di bolle? Dov’eri quando si gridava la verità, sgradita, terribile, ma pur sempre verità? Dov’eri quando si denunciava il genocidio, quando si attentava alla vita, alla salute ed ai più elementari diritti? Dov’eri quando cialtroni e bugiardi, travestiti da esperti o da paladini della democrazia, vomitavano vituperi, diffamazioni e minacce pur di ridurre al silenzio chi dimostra, in questo mondo di vigliacchi, di ipocriti e di profittatori, inconcussa dignità, coraggio leonino, disinteressata benevolenza?

Solo ora Milena, fai sentire la tua voce querula, ma non per una pur tardiva resipiscenza. No, per continuare a gettare fumo negli occhi, preannunciando inchieste su temi senza dubbio scottanti, ma che non creano neppure una screpolatura nel poderoso muro dell’omertà e della connivenza.

Ad ognuno il suo ruolo: come distingueremmo la verità, se qualcuno non la nascondesse? Ad ognuno il suo ruolo: come potremmo essere arsi dalla sete di giustizia, se non regnasse l’iniquità? Noi sappiamo qual è il nostro compito ed abbiamo scelto. Forse un giorno ti unirai a noi. Il Cielo non voglia che quel giorno giunga, quando sarà ormai troppo tardi.


Qui
si può leggere il mellifluo ed ambiguo messaggio della Dottoressa Milena Gabanelli, da cui è scaturita questa lettera aperta.

01 febbraio, 2007

Siate inattuali

Oggi più che mai bisogna essere inattuali, se si vuole aggredire veramente l’attualità. Il governo del dottor Balanzone si accinge ad approvare una legge sulle coppie di fatto ed ecco che l’attenzione di milioni di italioti si concentra su questo tema, con le patetiche e prevedibili reazioni di chi invoca il provvedimento e di chi, invece, si appella ai “valori” della famiglia tradizionale.

Gli Stati Uniti hanno de facto ottenuto l’ampliamento della base di Vicenza, grazie al servilismo di un esecutivo di codardi e di adulatori ed ecco che si tuona contro l’”imperialismo americano”, senza accorgersi minimamente di chi tesse le fila, di chi congiura e controlla gli U.S.A., di quali sono i veri scopi della base. Chi si è chiesto per quale motivo la Satan seed, (vulgo Chiesa di Roma), per bocca dei suoi vescovi, appartenenti al comitato d’affari denominato C.E.I., non si oppone all’allargamento dell’installazione nel Veneto? I prelati non sono soltanto ipocriti: i porporati-usurai si affannano a condannare i P.A.C.S., questione di cui non interessa loro un fico secco, ma nel frattempo, acquisiscono una nota banca ligure e sono tra i proci dell’Alitalia.

Altro che capitalismo! I veri padroni del mondo non mirano soltanto al denaro, quanto all’instaurazione di una tirannide globale sotto il segno dell’Anticristo che è insediato a San Pietro. Altro che guerre per il petrolio! Certo i giacimenti di idrocarburi suscitano l’insaziabile voracità delle multinazionali petrolifere, ma i fini ultimi sono altri, molto più nefandi. Altro che l’analisi marxista della struttura economica e degli epifenomeni! L’approccio marxista è quasi del tutto inadatto per comprendere la mostruosità del nostro tempo: non è il plusvalore la chiave di volta del sistema produttivo, piuttosto, come intuì l’acuto Ezra Pound, l’usura. Altro che complotto massonico-giudaico!

Chi s’illude di esaminare il mondo attuale con strumenti interpretativi miseri ed obsoleti o, peggio, attraverso luoghi comuni oppure con notizie e statistiche di riporto, divulgate da fonti ufficiali e perciò menzognere, è simile ad un pilota che pretende di partecipare, per vincere, ad una competizione di Formula 1, con una Fiat Topolino.

Costoro non scrivono di politica, ma vaneggiano ed astrologano senza minimamente conoscere né comprendere l’argomento. Quanto, invece, può assurgere a valore politico, lato sensu, un’intelligente riflessione sui fenomeni percettivi o su un racconto o su una foglia!

Sembrano temi decentrati rispetto agli eventi del mondo o insignificanti, ma non è così.


Infine, solo chi è in dissonanza col proprio tempo, può tentarlo di decifrarlo.

30 gennaio, 2007

L'eclissi del Latino

Sempre più spesso i docenti universitari e dei licei lamentano che gli studenti non riescono più ad apprendere la lingua latina e, più in generale, gli idiomi classici. Non è una questione oziosa e non è solo una posa dei laudatores temporis acti che sono sempre esistiti e sempre esisteranno, ma è pure qualcosa di inevitabile e di necessario. Il problema comunque sussiste per due ragioni almeno. In primo luogo l’eclissi delle lingue antiche priva le nuove generazioni non solo della possibilità di accedere in modo quasi diretto ad un patrimonio culturale immenso e prezioso, ma anche dell’opportunità di conoscere molti aspetti del mondo antico, senza il filtro di traduzioni approssimative, distorte e censorie.

Chi, in futuro, potrà conoscere il vero contenuto del passo appartenente al Vangelo di “Matteo”, laddove l’autore afferma: ”Dal giorno di Giovanni Battista fino ad ora, il Regno dei cieli si acquista con la violenza ed i violenti se ne impadroniscono” e non, come rendono traduttori in mala fede, con “Il Regno dei cieli subisce violenza?” Le chiese e le istituzioni “culturali” di regime potranno pubblicare le loro versioni tendenziose e spurie, inculcando convinzioni erronee e pericolose. Già oggi i pennivendoli traducono jihad con “guerra santa”, col fine di demonizzare sempre e comunque gli islamici, laddove jihad significa “impegno” sulla via del Signore, che può essere esercitato anche, come extrema ratio, con la spada, ma contro gli idolatri politeisti, non contro i popoli del libro (Ebrei, Cristiani, Parsi, Mandei…).

Chi potrà scoprire il vero valore di termini ed espressioni suscettibili di gettare nuova luce su temi filosofici, scientifici, artistici, letterari…? Bisognerà affidarsi alle traduzioni canoniche che sono, in molti casi, dei deliberati tradimenti. Il dominio delle coscienze passa per il controllo della “cultura”.

Vediamo il secondo motivo. Vogliamo una buona volta individuare una delle reali cause del deterioramento subito dalle abilità cognitive? Senza dubbio, i media esercitano un influsso deleterio insieme con altri fattori ambientali, sociali, psicologici… Tuttavia, pur senza scivolare in un ingenuo biologismo, come dimenticare che tutte le sostanze nocive che ingeriamo o inaliamo attraverso gli alimenti, nell’aria e nell’acqua (fluoro, metalli, insetticidi, anticrittogamici, i micidiali elementi contenuti nelle scie chimiche…) danneggiano i neuroni e quindi alterano i processi intellettivi? Esiste il modo di contrastare tale criminale assalto alla salute psico-fisica, ma occorrono una volontà ferrea ed una tenacia formidabile, altrimenti l’organismo si indebolisce e la mente si ottenebra. È necessaria una conoscenza di tutto quel che minaccia la persona, per prendere le idonee precauzioni.

La prossima volta in cui un insegnante e un genitore si dorranno dello scarso profitto scolastico degli adolescenti, consigliate loro alcune misure: convincano i giovani a tenere il cellulare spento il più possibile, li persuadano a non masticare gomme ed a non consumare alimenti pieni di additivi, si prodighino in tutti i modi affinché sia interrotta l’infame operazione di avvelenamento perpetrata per mezzo delle scie chimiche. È indubbio che, se non si riuscirà a sgominare questa banda di manigoldi che, scientemente inquinano e distruggono gli ecosistemi, queste misure rischiano di essere solo dei palliativi. È anche vero, però, che è d’uopo risvegliare l’anima dal suo torpore, se desideriamo una salute che non sia solo precaria assenza di malattie. Adoperarsi seriamente per la tutela dell’ambiente e per il benessere è un passo nella direzione giusta.

29 gennaio, 2007

Fine

Pulvis et umbra sumus (Orazio)

Friedrich Schelling, il pensatore tedesco di cui lo stesso Schopenauer, strenuamente avverso alla filosofia idealista, riconobbe alcuni meriti speculativi, nel saggio intitolato Filosofia della rivelazione, indugia sul profondo non senso della vita universa con le parole che riporto.

“Una generazione scompare, un’altra segue per scomparire a sua volta. Invano noi aspettiamo che accada qualcosa di nuovo in cui finalmente questa inquietudine trovi la sua conclusione. Tutto ciò che accade, accade solo affinché nuovamente possa succedere qualcos’altro che, a sua volta, andando verso qualcos’altro trascorre nel passato. In fondo così tutto avviene inutilmente ed in ogni azione, ogni fatica e lavoro dell’uomo non è che vanità. Tutto è vano, perché è vano tutto ciò che manca di un vero fine”.

Si obietterà che le riflessioni di Schelling non aggiungono alcunché alla disincantata massima del Qohelet, Vanitas vanitatum et omnia vanitas, o a decine di altre consimili che costellano il pensiero, culminanti nelle raggelate parole di Cioran sull’assoluta inutilità dell’essere. Non di meno, mi pare significativo che un siffatto ragionamento sia introdotto nel sistema, per molti versi, solido dell’Idealismo tedesco, creando una crepa destinata ad allargarsi sempre più con il passare del tempo.

Schelling descrive con efficacia le ruote di un ingranaggio che si muove solo per muovere sé stesso, evoca l’inane avvicendamento delle generazioni, l’attesa febbrile di qualcosa che plachi un’ansia innominabile, l’insensatezza degli eventi che si rincorrono. “Invecchiare, morire e poi?” La prospettiva trascendente oggi si rattrappisce in un illusorio conato. Manca il senso, poiché manca la direzione o la direzione è comunque sbagliata. Manca un ubi consistam, mentre tutto si deteriora, si sgretola, crolla, giorno dopo giorno, istante dopo istante. I cambiamenti si succedono con ritmo serrato, convulso. Resta un cumulo di macerie e di rovine.

Quante volte ci si chiede che cosa spinga gli esseri viventi a perpetuare le generazioni! È un impulso cieco, irrazionale, la Volontà che, attraverso gli individui, semplici strumenti privi di qualsiasi valore, eterna sé stessa? Oppure a questa folle corsa, a questo convulso moto immobile soggiace un disegno qualsivoglia, sebbene l’uomo non riesca ad intravederlo, come l’osservatore che, troppo vicino ad un quadro impressionista, nota solo una mescolanza di macchie colorate?

Non sarà forse che l’unico fine (rivelatrice parentela tra i generi) è la fine?

28 gennaio, 2007

La congiunzione Giove-Saturno (seconda parte)

Come premessa alla seconda parte di questo studio, riporto le glosse del colto e sensibile lettore Paolo, al fine di chiarire alcuni termini della questione, sebbene, come si vedrà, poco o punto influisce sulla tesi centrale, se la comunità di Qumran fosse composta da Esseni o da Enochiani. Fondamentale è, invece, per le ragioni che saranno illustrate, insistere sul dualismo del movimento.

"L'equazione resti di Qumran uguale monastero esseno venne formulata dal francescano padre Roland De Vaux nel 1951. Egli era allora a capo della Ecole Biblique di Gerusalemme ed aveva ottenuto dal governo istraeliano il permesso di scavare il sito di Khirbet Qumran, cosa che venne, però, fatta, per ovvi motivi, solo parzialmente.


L'equivalenza stabilita dal De Vaux, per quanto completamente gratuita, ebbe sicuramentete grande fortuna e tenne banco fino agli inizi della scorsa decade quando l'archeologo ebreo Normann Golb mise definitivamente in crisi, in un suo brillante studio, il teorema del padre francescano. In base alle scoperte di Golb non era più sostenibile l'affermazione secondo cui l'insediamento di Qumran era stato un cenobio esseno. I molti scavi fatti nel sito documentarono un cimitero che comprendeva ossa non soltanto di maschi adulti ma pure ossa appartenute a soggetti di sesso femminile nonché ossa di bambini. (...)

Che cosa rappresentava dunque l'insediamento i Qumran? Si è parlato di fortificazione militare come la più plausibile delle ipotesi ed ultimamente si è anche pensato ad una fucina, forse collaterale, di materiale fittile (vasi, anfore, giare e così via). E la presenza dei rotoli nelle grotte adiacenti allora come si giustificherebbe? Molto semplicemente si è ritenuto che tali rotoli provenissero dalle biblioteche della Palestina nel periodo della prima guerra giudaica, quella che condusse il generale Tito alla devastazione della nazione giudaica fino all'incendio finale del tempio di Gerusalemme. In altre parole, prevedendo il peggio, i pii Giudei tentarono di mettere in salvo il salvabile di quei testi nascondendoli nelle grotte adiacenti la fortezza di Qumran. La letteratura qumranita non presenta poi caratteristiche di assoluta omogeneità. Sì, è vero, troviamo in essa materiale attribuito alla setta essena, ma anche altro materiale di natura religiosa. In definitiva è possibile affermare che i cosiddetti esseni fecero parte di una corrente religiosa che un biblista nostrano come Gabriele Boccaccini ha più propriamente etichettato come Giudaismo Enochico, una corrente in buona parte eterodossa rispetto alla religione ufficiale ed essenzialmente intonata a valenze apocalittiche venate da un forte dualismo"
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Lo studioso Gabriele Boccaccini offre un’innovativa visione dell’ideologia della setta di Qumran. Boccaccini oltrepassa l’ipotesi essena per individuare un nesso tra il Giudaismo enochiano ed il gruppo tradizionalmente noto come esseno. Attraverso un’approfondita analisi dei documenti reperiti a Qumran, l’autore arguisce che quella letteratura denota il nocciolo di un’antica e distinta varietà di Giudaismo del Secondo Tempio. Seguendo lo sviluppo di tale tradizione, Boccaccini dimostra che la comunità essena di Qumran fu l’esito di un movimento Enochiano, che in seguito contribuì alla nascita delle sette guidate dal Battista e dal Messia.

Occorre soffermarsi su una peculiarità degli Esseni (o di chi per loro): essi praticavano l'astrologia. Si stilava l'oroscopo di coloro che aspiravano ad entrare nella comunità, per stabilire se potevano essere ammessi. Per esempio, si legge in un rotolo di un tipo umano «le cui cosce sono lunghe e magre, come le sue membra. Il suo spirito (ruah) ha sei parti nella casa della luce e tre nella casa delle tenebre. Ed ecco il segno sotto cui quest'uomo nascerà: il tempo del Toro» (4Q 186). Si nota qui una dottrina della predestinazione astrologica: il bilancio fra le «parti di luce» e «di tenebra» era quello che determinava la salvezza o la condanna dell'individuo.

Credo che l’interesse dei Qumraniti per l’astrologia e la divinazione li distingua dalle numerose sette ebraiche, insieme con un altro tratto, sebbene non indiscusso, ossia la dottrina delle due figure messianiche, il Messia di Aronne ed il Messia di David, il primo sacerdotale ed il secondo regale.

Tale dottrina si rintraccia, secondo alcuni biblisti, soprattutto nei Testamenti dei XII patriarchi, una silloge di oracoli il cui nucleo più antico risale ad un periodo a cavallo tra I sec. a.C. e I sec. d.C. La raccolta subì poi vari rimaneggiamenti, con interpolazioni anche cristiane. In questi testamenti, alcuni eruditi hanno rinvenuto le due figure messianiche: un Messia sacerdotale della tribù di Levi, ed un Messia politico discendente dal re David. In Giubilei 31, 13-15, testo databile al 100 a.C. circa, figura una concezione affine. “Del resto – osserva Soggin – sarebbe pienamente logico che le imprese degli Asmonei che erano di stirpe sacerdotale e non davidica e dei quali veniva proprio per questo criticata l’assunzione del potere politico, avessero prodotto tutta una letteratura apologetica intesa a legittimare la loro ascesa anche al trono, salva restando la loro sostituzione in epoca escatologica col Messia di stirpe davidica. D’altra parte una lettura obiettiva, non prevenuta di questi testi mostra che non è assolutamente sicuro che in essi venga fatta menzione di due figure messianiche: infatti, a parte il carattere poco preciso della terminologia, sussisterebbe anche la possibilità che un unico personaggio avesse portato il doppio titolo di “Messia di Levi e di Giuda”. … Basti qui segnalare che la dottrina dei due poteri, quale la troviamo presso i due profeti che esercitarono il loro ministero tra gli anni 521-20 e 518-17, (Ruben 6,5-12, Levi 8, 14) … abbia continuato a vivere nella speranza di certi gruppi in Giudea fino alla fine del I millennio a. C. ed oltre”.

Chiosa ancora il semitista: “Da Zc 4, 11 (cfr alcuni libri apocalittici i quali annunciavano, sulla sua scorta la venuta di “due Unti”, il Sommo sacerdote ed il rampollo di stirpe davidica…), il gruppo esseno sembra prendere la speranza di una duplice figura messianica”.


Secondo uno dei maggiori esperti degli Esseni e di Cristianesimo delle origini, S. Scala, “la dottrina dei due Messia non solo è credibile, ma è certa ed avvalorata da più di un testo. Anzi, nella cosiddetta Cena degli ultimi tempi, il Messia sacerdotale di Aronne introduce ufficialmente e proclama il Messia di Davide alla comunità, durante una cena in cui questi divide il pane con il Messia di Davide, offrendoglielo per primo e beve con lui il vino non fermentato (gli Esseni, alla maniera dei Nazirei, non consumavano alcolici)”.


In 1Q S IX, 7,11 si leggono le seguenti parole: “Per quel che riguarda il diritto e le questioni attinenti alla proprietà, solo i figli di Aronne eserciteranno il potere. Dal loro giudizio dipenderanno la sorte, ogni questione attinente i membri della comunità ed i beni degli uomini santi che procedono secondo perfezione… finché giungeranno i Messia (plurale) di Aronne e di Israele”. Anche qui è palese il riferimento ai due inviati da YHWH.

Leggi qui la prima parte.

N.B. Le fonti dell'articolo saranno indicate in calce all'ultima parte.

26 gennaio, 2007

Tertium datur

Da alcuni lustri ormai infuria il dibattito tra i sostenitori della teoria dell’evoluzione ed i creazionisti. La “scienza” ufficiale è abbarbicata al darwinismo, di cui sono fornite letture differenti, ma accomunate da alcuni capisaldi: l’homo “sapiens sapiens” discende da precedenti ominidi; l’uomo e le scimmie antropomorfe hanno antenati comuni.

Sempre nell’ambito dell’evoluzionismo, ma in una posizione molto eccentrica, si situa un’interpretazione che rischia di minarlo dall’interno: mi riferisco alla teoria definita degli equilibri punteggiati, formulata da S. Eldredge e N.J. Gould. Questa teoria scaturì dalla constatazione secondo la quale i dati paleontologici evidenziano che non esistono prove atte a dimostrare un cambiamento graduale delle popolazioni nel tempo. Si registrano, piuttosto, lunghi periodi durante i quali le forme di vita non si modificano (stasi), separati da brevi lassi temporali in cui avviene la speciazione (punteggiature). Spesso, infatti, i fossili rivelano un’evoluzione “per salti”: secondo i due biologi sopra nominati, l’albero filogenetico dovrebbe essere completamente ridisegnato. Infine alcune specie risultano immutate da milioni di anni.

Alcuni teologi, soprattutto di area integralista, contestano il darwinismo, per affermare che le specie animali e vegetali sono identiche da quando Dio creò il mondo. Costoro, che interpretano la Bibbia in modo letterale, sono anche riusciti a far bandire l’insegnamento del darwinismo da alcune scuole statunitensi.

Confesso che la teoria dell’evoluzione non mi ha mai convinto: essa è piena di falle che non spetta a me evidenziare. Nondimeno il fissismo propugnato da alcuni tauteologi e dai loro zelanti scolaretti anche in Italia, è una solenne sciocchezza. Visto, però, che qualche verità, ogni tanto, sebbene tra mille ostacoli ed ostracismi, alla fine affiora, era invitabile che alcuni biologi avallassero la speculazione sostenuta un tempo solo da ricercatori eretici, additati come visionari o ignoranti.

Infatti lo studio dei miti, delle tradizioni, dei dati paleontologici ed archeologici relativi a molti popoli antichi, ha convinto un drappello di studiosi che, in un lontano passato, nella preistoria ed agli albori della storia, esseri provenienti da altri mondi intervennero per selezionare e manipolare geneticamente delle specie, ricorrendo ad una serie di sperimentazioni. Tali interventi determinarono un balzo evolutivo degli ominidi che popolavano la Terra, intorno all’8000 a.C. Più tardi, tra il 3500 ed il 2000 a.C. circa, un’improvvisa accelerazione portò alla fioritura di raffinate(?) civiltà in molte regioni del globo.

L’esame del DNA, in particolar modo del DNA silente, che costituisce la maggior parte del patrimonio genetico della specie homo “sapiens sapiens”, ha condotto alla seguente conclusione: il DNA umano contiene geni extraterrestri. Gli indizi e gli elementi a sostegno di tale acquisizione sono riportati in un articolo di John Stokes intitolato Scientists find extraterrestrial genes in human DNA. Il ricercatore, professor Sam Zhang, “dopo approfondite analisi, cui hanno partecipato programmatori informatici e matematici… ha ipotizzato che un’evoluta forma di vita aliena fu implicata nella creazione e nella diffusione della vita su vari pianeti. La terra è fra questi… Noi non sappiamo se fu un esperimento scientifico o un modo per preparare nuovi pianeti alla colonizzazione… I programmatori alieni provarono più volte”.

Il Professor Zhang aggiunge: “Ciò che vediamo nel DNA è un programma che si basa su due versioni, un big code ed un basic code. La prima deduzione è che il programma completo non fu scritto sulla terra, la seconda implica che i geni in sé stessi non spiegano l’evoluzione; qualcos’altro entra in gioco”.

La teoria formulata da Zhang e da altri studiosi è denominata dell’intervento extraterrestre: è ovvio che occorrono altre ricerche e conferme affinché essa soppianti le altre, ma, a mio parere, l'idea di un'interferenza aliena potrà risolvere le incongruenze del darwinismo, dimostrandone l’infondatezza, ed affosserà il creazionismo. Ciò non significa che il mistero della vita possa essere spiegato, ma almeno finalmente leggeremo la corretta traduzione di Elohim, invece che con Dio (sic), con dèi, anzi… “dèi”.

25 gennaio, 2007

Astrea strabica e la giustizia fittizia

Absit iniuria verbis

Un canale televisivo nazionale trasmette ogni sera un bolso telefilm il cui protagonista è un solitario eroe che si vendica in modo esemplare su squallidi parvenus che sono diventati ricchissimi e famosi, ricorrendo alle azioni più infami e meschine. Costoro, infiammati dalla cupidigia di denaro e di successo, non esitano ad uccidere, a tradire, a calunniare, a menomare innocenti.

Questi mostruosi delitti, però, non restano a lungo impuniti: l’impavido ed ingegnoso vendicatore, alla fine di ogni puntata, ristabilisce la giustizia, dando, per qualche istante, agli ingenui e frustrati telespettatori un risarcimento per la profonda, radicale, inestirpabile iniquità che regna incontrastata nel nostro laido mondo.

La “giustizia” umana reale è, infatti, agli antipodi rispetto agli scioglimenti banalmente compensatori di questa dozzinale produzione televisiva. Senza dubbio la “giustizia” è debole con i forti e forte con i deboli, ma questa è solo una delle sue infinite tare. Infatti questa Astrea strabica, con la benda scostata dagli occhi, che regge una bilancia dai piatti sbilanciati, questa dea abominevole che troneggia nei luoghi della prevaricazione e della falsità, ossia i tribunali, è l’incarnazione di un potere funesto e demoniaco.

Questo potere, come diceva Catone, lascia che i ladri pubblici vivano “tra la porpora e l’oro, mentre i ladri privati sono in catene”. Questo potere sciagurato mira a diffondere terrore ed insicurezza tra la popolazione, consentendo a delinquenti pericolosissimi di agire indisturbati, di modo che le persone invochino misure di controllo sempre più coercitive per “combattere” quei problemi che il sistema stesso ha deliberatamente creato.

Investigatori che costruiscono prove per incastrare innocenti, con il fine di nascondere i veri colpevoli o pur di offrire all’opinione pubblica un capro espiatorio; giudici corrotti, ignoranti e pigri, che emettono sentenze assurde; esami del DNA del tutto inaffidabili; inaugurazione degli anni giudiziari con penosi personaggi avviluppati in ridicoli paludamenti; legulei barbogi ed intriganti; misure draconiane contro i “reati” d’opinione; tribunali speciali, leggi speciali… queste sono le vere caratteristiche della “Legge”. Magari il Bene trionfasse sul Male qualche volta! Nella realtà si assiste solo alla vittoria della “Law” e dell’Order, anzi del New world order.

23 gennaio, 2007

Inferno senza fiamme

L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo, scegliendo tra mille tinte il tuo fatale grigio;
se il mondo è senza senso, solo tua è la colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

La poesia di Maria Luisa Spaziani, tratta dalla raccolta intitolata Geometria del disordine, è una riflessione sull’indifferenza umana. Credo che con i suoi semplici, ma potenti versi, l’autrice sia riuscita a descrivere la condizione di inerzia in cui si crogiolano molte persone.

Le immagini più efficaci del componimento sono quelle dell’”inferno senza fiamme” e del “fatale grigio”. Davvero la vita di questi automi, privi completamente di una vita interiore, è un gelido inferno, un fuoco glaciale. Forse la loro non è neppure noncuranza, ma totale incapacità di vedere, sentire, immaginare, sognare… Inerti, insensibili, vuoti, essi si aggirano, come ombre di larve, in un mondo amorfo, inutile, finto. I loro unici interessi sono costituiti dal Grande fratello o dalla partita di calcio, dal videogioco o da un nuovo modello di cellulare. Nient’altro. Pensare che da questi individui provenga una reazione qualsivoglia, è una chimera. Che il governo occulto mondiale continui pure a perpetrare il genocidio dell’umanità e –quel che è più grave- a distruggere gli ecosistemi, un tempo pullulanti di vita animale e vegetale: gli indifferenti non solo non muoveranno neppure un muscolo dei loro visi slavati ed inespressivi, ma soprattutto non si accorgeranno di alcunché. Si mostri loro tutto l’orrore che deturpa il cielo e la terra: essi reagiranno con uno sbadiglio, come l’annoiato giovin signore della satira composta da Persio.

La lirica di Maria Luisa Spaziani, il cui terzo verso, mediante l’allitterazione, scivola nella parola topica “colpa”, digrada in un’esortazione un po’ moralistica, sebbene sincera: Aspetta la tua impronta/questa palla di cera. Come può il volgo gretto e disinteressato ascoltare le parole di chicchessia? Come può chi sonnecchia nel suo uniforme, confortevole (ancora per poco) inferno, concepire la ricerca del senso ed imprimere un’impronta sulla “palla di cera”?

Come può il nulla lasciare un’impronta?


Nota sull’autrice

Maria Luisa Spaziani è nata nel 1924. Poetessa e critica letteraria, fu una tra le donne di Eugenio Montale. La sua ultima silloge s’intitola La luna è già alta.

22 gennaio, 2007

Fichipedia

Absit iniuria verbis

Il sistema -è noto– si basa su mezzi coercitivi, ma soprattutto sulle menzogne. Il miglior strumento per consolidare un iniquo e perverso potere è il controllo delle fonti d’”informazione” e della “cultura”. È risaputo che la stragrande maggioranza delle gazzette e delle televisioni appartiene a pochissimi editori, sul libro paga di potentati più o meno occulti. Per questo motivo, se si esclude qualche eccezione, scartafacci e reti televisive pubblicano notizie distorte o inventate o interpretate in modo fazioso, pur di condizionare e di plagiare l’opinione pubblica.

Per quanto riguarda la Rete, ripugnanti ed occhiuti figuri, hanno deciso di ricorrere ad uno stratagemma molto efficace, consapevoli del fatto che forse, per ora, non è possibile controllare direttamente migliaia e migliaia di siti. Lo stratagemma par excellence è Wikipedia, un’enciclopedia che, sotto le mentite spoglie dell’iniziativa culturale improntata a valori quali la creatività e la valorizzazione del contributo di ciascun lettore nella stesura dei lemmi, nasconde fini turpi ed inconfessabili. Lo scopo degli ideatori della funesta enciclopedia è quello, grazie alla concezione accattivante ed ai contenuti aggiornati, di persuadere i responsabili di siti soprattutto di controinformazione ad inserire il collegamento a Wikipedia. In questo modo, in un’operazione cavallo di Troia, Wikipedia contraddice e smentisce, almeno in parte, gli argomenti trattati nei portali anticonformisti, qualora il lettore, per approfondire, ne consulti le voci che, infatti, riportano informazioni ortodosse ed ufficiali.

Si legga il lemma su Gesù ed il Cristianesimo. Sembra scritto da Messori o da Socci o da qualche altro baciapile, tanto la ricostruzione è pateticamente allineata, convenzionale, piatta, mendace. Si legga la voce sulle scie chimiche: un’accozzaglia di abnormi falsità e di concetti pseudo-scientifici mal digeriti. I goffi tentativi di coniugare il sapere ufficiale con alcune acquisizioni del sapere di frontiera rende Wiki un ibrido, un mostro come quello descritto da Orazio nell’Ars poetica.

Infatti il problema è il seguente: Wiki vuole dare di sé l’immagine di un testo moderno, libero, dinamico, ma è espressione del più ottuso e bieco modus operandi tipico dell’establishment. Tenere il piede in due staffe non è semplice e poi è più facile apparire liberi che esserlo. Così per compiacere i padroni, zelanti censori provvedono a modificare e ad imbalsamare i lemmi(1), non appena un lettore competente ed eretico osa introdurre una sillaba di verità. Qual è allora la differenza tra Wiki e l’Enciclopedia cattolica? Nessuna: ambedue, per quanto attiene al vero desiderio di divulgare, valgono quanto un fico secco.

Ho notato che molti siti di controinformazione hanno tolto il collegamento all’invereconda enciclopedia della Rete. È un’ottima idea! Auspico che altri seguano l’esempio, in primis i portali antisionisti, sì perché Wikipedia è una creatura del…


(1) Tutto sommato, però, che questi domeni cani imbalsamino le voci si addice perfettamente al milieu di Wiki, infestato da putride mummie, larve e zombies.

21 gennaio, 2007

Il codice B 16

Il presente articolo è, per alcuni versi, simile ad un testo di Marcello Pamio, intitolato Benedetto XVI: Illuminato di Baviera? Anche il mio contibuto è scaturito da alcune preziose informazioni dell'amico Ettore, che ringrazio, nonché da notizie che ho raccolto nei mesi scorsi. Come si noterà, formulo l'ipotesi (per me è una certezza) che non è la Massoneria a controllare la Chiesa di Roma, ma viceversa.

L’attuale papa, “Benedetto” XVI, al secolo Joseph Alois Ratzinger, è nato a Marktl am Inn, il 16 aprile del 1927. Marktl am Inn è un villaggio della Baviera, non lontano dal confine con l’Austria.

Benedetto XVI è stato indagato negli U.S.A. per aver ostacolato il corso della giustizia. L'allora cardinale Joseph Ratzinger ha, infatti, chiesto, tramite l'epistola De delictis gravioribus, datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, di non testimoniare in tribunali civili, pena la loro scomunica. Ciò ha riguardato anche casi di molestie sessuali che furono perpetrati da parecchi sacerdoti negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni). Nel documento, Ratzinger scrisse che «nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen sollicitationis datato 1962. A questa imputazione, le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento Crimen sollicitationis non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto canonico. Rimane aperta la questione del come mai si fosse quindi sentito il bisogno di emettere un documento ad hoc ben dopo il 1983. Il 20 settembre 2005, comunque, il Dipartimento di Stato ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l'immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano. Tale richiesta era stata inoltrata dalla nunziatura apostolica direttamente al presidente statunitense George W. Bush il 16 agosto 2005, dopo che il papa non si era presentato in uno dei processi nel quale fu chiamato a rispondere del reato di ostruzione alla giustizia della contea di Harris nel Texas (nell'ambito del processo a Juan Carlos Patino-Arango, seminarista colombiano accusato di abusi sessuali su minori).

Un papa Benedetto XVI è il protagonista di un racconto di fantascienza scritto nel 1977 da James Herbert Brennan, Il dilemma di Benedetto XVI, pubblicato nell’ambito della collana Urania n. 745. Nel testo uno psichiatra è chiamato ad indagare se il papa è mentalmente sano.

Il sommo orefice ha recentemente riscoperto alcuni abiti e copricapo pontifici che risalgono al Rinascimento. È il caso del camauro, cioè un copricapo di velluto rosso orlato di pelliccia d'ermellino bianco, che era stato portato dai papi fino al XVIII secolo, per poi essere ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando, dopo più di quarant'anni il camauro è stato indossato da Benedetto XVI nel corso delle udienze generali del 21 e del 28 dicembre 2005. Un altro antico abito papale recuperato dal papa è la mozzetta di velluto rosso, bordata di ermellino bianco. In occasione dell'udienza generale del 6 settembre 2006, Benedetto XVI ha indossato il cappello "Saturno" a tesa larga: un copricapo rosso così chiamato per la sua vaga somiglianza con il pianeta, noto per la cintura di anelli che lo circonda.

Il 24 luglio 2000 l’allora alto prelato Ratzinger spedì, da Santiago de Compostela, una cartolina ad un albergatore spagnolo, Alfredo Alvarez, proprietario di una locanda dove il cardinale aveva soggiornato, a Molinaseca, nel Leon (Spagna settentrionale). La cartolina, il cui timbro è autentico, è firmata “futuro papa Benedetto XVI”. Perizie calligrafiche hanno appurato che la scrittura è proprio quella del “pastore tedesco”.

Alcuni aspetti delle notizie riportate meritano delle riflessioni: papa Ratzinger è originario della Baviera, il Land tedesco in cui fu fondato, nel 1776, l’Ordine degli Illuminati da Adam Weishaupt, ex(?) gesuita. È lecito ipotizzare un legame tra i vertici della Chiesa e tale confraternita segreta di orientamento massonico: è noto che molte logge furono create o infiltrate da prelati cattolici affinché agissero come strumenti di un’occulta politica vaticana, salvo poi condannare ufficialmente la Massoneria. La situazione è raffrontabile a quella che lega la C.I.A. ad Al Qaeda. Al Qaeda è una creatura della Criminal Infamous Agency: a questa organizzazione di terroristi sono continuamente attribuiti attentati ed azioni nefande, per distogliere l’attenzione dai veri mandanti di tali atrocità.

È singolare che il racconto del 1977 scritto da Brennan anticipasse il nome dell’attuale papa; inoltre la somma di 745, il numero progressivo del volume pubblicato all’interno della collana Urania, dà 16, numero che corrisponde, nei tarocchi, alla Torre, simbolo di rovina.

Circa gli abiti ed i copricapo indossati in certe occasioni dal vescovo di Roma, si deve notare che sono tutti rossi (Vedi Le rouge et le noir). Il cappello denominato Saturno evoca, almeno sul piano fonico, Satana.

Dalle notizie raccolte emergono i seguenti dati: il cardinale Ratzinger quasi certamente sapeva che sarebbe salito al soglio pontificio nell’ambito di un piano ideato dal papa nero, Hans Peter Kolvenbach, generale superiore dei Gesuiti, piano volto a controllare la politica internazionale per mezzo della sua controfigura, il papa rosso, forse un uomo controllato mentalmente che sfoggia simboli massonici e luciferini sia per provocazione sia per esibire una precisa appartenenza.


Fonti:

Cronologia dei papi, Milano, 1995
Luca Caioli, La metamorfosi di papa Ratzinger
Zret, Bersaglio mobile, 2006

19 gennaio, 2007

Nella Rete

È sempre più stridente il contrasto tra la “realtà” fittizia della televisione e della Rete da un lato, ed il mondo dall’altro: non alludo solo al luccichio ed al nitore delle pubblicità che contrastano con i colori esangui delle città-penitenziari in cui viviamo, ma soprattutto mi riferisco alle seducenti, benché ingannevoli prospettive di libertà e di espansione della creatività che il medium televisivo e specialmente Internet ostentano. Interattività, possibilità di comunicare con persone che vivono in un altro continente, telelavoro, facoltà di creare siti, pagine personali…: è un turbinio di opportunità inimmaginabili sino a pochi anni addietro.

Qualcuno è consapevole che questa dimensione mediatica e mediata è destinata ad alterare le relazioni interpersonali e la stessa natura umana.

Quanti sono, però, coloro che intuiscono in che cosa si può trasformare Internet? Forse non è stata inventata per distinguere gli ortodossi dagli eretici, ma è comunque un ottimo strumento per schedare gli “apocalittici”. Potrebbe non essere lontano il momento in cui le maglie della Rete diventeranno talmente fitte da intrappolare i dissidenti. Essi rischiano di restare impigliati nel sistema, come volatili tra le ragne.

Non si illudano tuttavia gli ignavi, i pavidi, i coadiutori temporali… di non correre pericoli: la sinarchia non va tanto per il sottile né conosce un sentimento quale la gratitudine, anzi i potenti disprezzano i loro vili, untuosi maggiordomi e gli inetti, di cui si sbarazzano quando non servono più, come fossero dei fazzolettini usati. Non s’illudano costoro di essere ammessi nel gruppo dei salvati: saranno sommersi anch’essi.

Se qualcuno si salverà, quel qualcuno appartiene allo sparuto drappello degli onesti.

18 gennaio, 2007

Statistiche di stato

In queste settimane la compagnia di guitti, denominata ampollosamente governo di “centro-sinistra”, getta fumo negli occhi dei sudditi, cianciando di riforma del trattamento di fine rapporto, di scalone, di scalino, di rendimenti dei fondi, di coefficienti…

Inutile ricordare che le cifre sciorinate dai vari padoa schiappa e compagni di merende sono del tutto false: in primo luogo, i fanfaroni dell’esecutivo affermano che bisogna contrastare l’aumento del debito pubblico, laddove non è debito, bensì credito. Dunque raccontano una menzogna colossale da cui derivano poi tutte le altre bugie sulla necessità di rimandare l’età del pensionamento, sui parametri europei, sulle valutazioni delle agenzie di rating e baggianate simili.(1)

Quello che sconcerta non è tanto l’improntitudine di questa armata Brancaleone, che prende ordini dai banchieri e dal Nazivaticano, ma la dabbenaggine della stragrande maggioranza degli Italiani subito abbindolati. Il popolino, di fronte alle menzogne del Dottor Balanzone, invece di tentare di comprendere da che cosa potrebbe dipendere il cosiddetto debito pubblico, si affretta a chinare il capo per l’ennesima volta, accettando sacrifici e tagli alla spesa sociale, raccomandati in modo paternalistico dai parassiti del governo.

Non solo, improvvisati pennivendoli insudiciano forum e siti su cui è possibile pubblicare notizie ed editoriali, per avventurarsi in analisi pseudo-economiche e suggerendo strategie per risanare il deficit che non esiste, se non nelle menti perverse degli usurai che escogitarono la truffa del signoraggio. In questo modo, a causa di una sorta di imprinting, gli editorialisti dilettanti fanno il gioco delle "classi dirigenti" che ammanniscono, avvalendosi della servile collaborazione dei gazzettieri, frottole ad ogni piè sospinto.

Perché quasi nessuno mai è sfiorato dal dubbio che le statistiche riferite dai vomitevoli telegiornali e pubblicate sugli immondi bollettini potrebbero essere non dico inventate, quali in realtà sono, ma almeno alterate, manipolate? Perché nella gente non s’insinua mai il sospetto che i “politici” spesso mentono? Posso capire che individui indotti e semplici non riescano nemmeno a concepire l’inganno, ma persone che solo hanno letto qualche pagina di Tucidide, di Tacito, di Machiavelli, di Manzoni, di Horkheimer, di Reich… per quale arcano motivo non subodorano l’imbroglio?

Non occorre nessun rogo dei libri, come in Fahreneit 451: i libri sono lì, ma sono cose inerti, inutili, mute.


(1) In questo articolo mi riferisco solo all’economia.

17 gennaio, 2007

La Madonna da Efeso a Medjugorie, passando per Fatima (prima parte)

Nel 431 d.C. ad Efeso il terzo concilio ecumenico sancì a maggioranza (chissà se qualche vescovo chiese il voto di fiducia) il dogma che dichiarò Maria madre di Dio, (Theotòkos). Il vescovo Nestorio, secondo cui in Cristo coesistevano due nature, una umana ed una divina, ma anche due persone, continuò a considerare la Madonna, madre di Gesù e non di Dio. Il nestorianesimo, bollato come eresia, si diffuse in Oriente, dalla Mesopotamia alla Cina, ma era destinato a divenire una chiesa sparuta.

Maria diventò dunque Madre di Dio, come Iside e, come Iside, fu venerata come Vergine Genitrice, Vergine come Artemide, la dea pagana in onore della quale era stato edificato proprio ad Efeso un grandioso tempio, una delle sette meraviglie dell’antichità. Artemide veniva definita «colei che ascolta le preghiere» e «salvatrice»; nel mese di maggio, come poi nel culto mariano, si dedicavano alla dea particolari celebrazioni.

Alessio Mannucci ricorda che: “Sulla decisione presa ad Efeso influì un'incredibile opera di corruzione con danaro, elargito dal patriarca di Alessandria nelle tasche di tutte le persone interessate, a cominciare dagli alti funzionari statali fino alla moglie del prefetto del pretorio ed ai potenti eunuchi e camerieri particolari; in questo lavoro scialacquò le proprie cospicue risorse, tanto che fu costretto a un prestito di 100.000 pezzi d'oro”.

Oltre alla dogmatica, anche l’iconografia “cristiana”, compresa quella mariana, si modellò su esempi ellenistici, soprattutto egizi: Andrè Grabar, tra gli altri, ha dimostrato che i soggetti della religione cristiana sono una ripresa di moduli iconografici, narrativi e stilistici pagani, sin nei particolari. L’aureola che, in origine circonfondeva il capo di imperatori e principi quale emblema di potere, diventò poi l’attributo di Cristo, della Madonna e dei santi. (1)

Travasato il vino vecchio (il paganesimo con i suoi parafernali di teofagia, dèi che nascono il 25 dicembre, muoiono possibilmente crocifissi e risorgono immancabilmente dopo tre giorni e superstizioni simili) nell’orcio nuovo (il cristianesimo), la religione fondata da Shaul (o chi per lui) si adattò via via alle varie circostanze politiche, sociali, economiche come una tuta elasticizzata.

Maria, trasformata in una Vergine, poi in Madre di Dio, diventò il fulcro di culti superstiziosi e fanatici che dalla tarda antichità giungono sino ai nostri giorni, culti alimentati da ricorrenti e provvidenziali miracoli: Madonne parlanti, piangenti, che esortano al digiuno ed alla penitenza.

(1) Si ritiene che il nimbo, simbolo solare, sia originario della Persia mazdea.

Nota: le fonti del presente articolo saranno indicate in calce all'ultima parte.

16 gennaio, 2007

Vril

Edward George Bulwer-Lytton (Londra 1803-1873) è un letterato e uomo politico britannico. Eclettico e sensibile alle mode letterarie del suo tempo, compose romanzi mondani, sociali, storici (celebre Gli ultimi giorni di Pompei, The last days of Pompei, 1835) ed utopici (Vril: la razza a venire, Vril: the coming race), ma pure racconti del soprannaturale, drammi e poesie.

Bulwer Lytton nell’opera Vril: la razza a venire, descrive una specie di uomini molto più avanzata della nostra, con poteri tali da renderli virtualmente divini. Questi esseri, alati e vegetariani, possiedono airboats (navi aeree) energia elettrica, nucleare e persino qualcosa di analogo al laser. Essi vivono nascosti in caverne sotterranee situate al centro della Terra, ma hanno intenzione di uscirne per governare il mondo. Lytton aggiunge inoltre che questa civiltà è depositaria di una conoscenza segreta che permetterà di cambiare la razza umana, trasformandola in una simile agli uomini divini.


La storia descritta da Lytton nel suo libro fu parzialmente confermata dal racconto dell’ammiraglio Richard E. Byrd.


Il termine vril, con cui lo scrittore di Albione, indica l’energia usata dalle creature sotterranee fu ripreso nell’ambito di confraternite magico-esoteriche che prelusero al Nazionalsocialismo.
Questi movimenti erano contraddistinti da un particolare interesse per temi quali il Graal, la lancia di Longino, ma soprattutto per le tradizioni riguardanti Agartha, l’antichissimo e mitico impero situato sotto l’altipiano del Tibet. È un mistero l’identità e l’origine del popolo che vi dimora da tempo immemorabile: i sopravvissuti di Atlantide o di Mu o creature extraterrestri o interdimensionali.

Negli ultimi decenni sono state raccolte testimonianze di gallerie ed ambienti sotto la superficie terrestre, di macchinari atti a scavare tunnels, ma non dimentichiamo le leggende, diffuse in moltissime culture, inerenti ad esseri che vivono nelle viscere del globo e da cui talora escono furtivamente. Così lo scenario immaginato da Bulwer-Lytton trova paralleli sia in pristine memorie sia in resoconti di persone rapite e condotte in installazioni militari sotterranee.


L’autore londinese era probabilmente affiliato all’ordine dei Rosacroce ed addentro a temi segreti: questo può, in parte, spiegare le sue sorprendenti anticipazioni, ma sconcerta il suo riferimento ad un’energia interpretata da Raymond Bernard come di tipo antigravitazionale e che, secondo molti ricercatori, muoverebbe gli UFO. Stando a Bernard, studioso ed assertore della teoria della terra cava, il vril è un’energia con cui volano i dischi provenienti da Agartha e che può essere distruttiva, se un velivolo terrestre si trova nel suo raggio d’azione.

L’enigma vero è, però, un altro: quali sono le reali intenzioni di questi presunti abitatori di Agartha? Alcuni studiosi li hanno identificati con una fazione di Pleiadiani (o comunque di Nordici) alleati del Terzo Reich, ai cui scienziati trasmisero conoscenze tecniche utili alla costruzione dei dischi volanti nazisti; altri pensano siano gli esponenti di una civiltà elusiva, evoluta e pacifica che potrebbe intervenire, qualora la situazione internazionale, sotto il profilo politico e militare, dovesse degenerare.

Considerata la crisi del pianeta ormai sull’orlo di una catastrofe bellica, economica ed ambientale, la domanda non è poi così oziosa.


Fonti:

P. Ayo, La svastica sul sole
C. Barbera, Vengono da Agartha, 2006
W. Catalano, Applausi per mano sola, 2001
Nazi U.F.O.
Zret, La flotta di Aldebaran, 2006
Zret, Apocalissi aliene, inedito

15 gennaio, 2007

Il Padre e la Madre

Onora il Padre e la Madre (Esodo)

“Gesù disse: Chiunque bestemmia contro il Padre sarà perdonato e chiunque bestemmia contro il figlio sarà perdonato, ma chiunque bestemmia contro lo spirito santo non sarà perdonato, né sulla terra né in cielo.

Può sembrare quasi minacciosa questa ammonizione del Messia sacerdotale, ma l’avvertimento, tratto dal Vangelo di Giuda Tommaso, riverbera soprattutto un’eco enigmatica ed accorata. Lo spirito santo cui allude il Messia sacerdotale non è certo una delle persone della Trinità, ma il soffio divino che anima il reale, è la linfa invisibile che scorre nel creato. La vera bestemmia non sembra essere l’empietà (la blasfemia contro il Padre) né l’incredulità (l’onta contro il Figlio). La vera hybris è un’altra: violare la natura, non riconoscerne l’intima sacralità, una sacralità primigenia e, per molti versi, terribile. L’uomo con protervia ha rinnegato le sue origini, ha esiliato le piante e gli animali, protagonisti ormai soltanto di sogni indecifrabili. Mai come in questa epoca arida, la natura ha subito stupri abominevoli, ma soprattutto è stata tanto desacralizzata. Nell’antichità gli aedi sapevano accordare i loro canti alle vibrazioni del vento. Nel Medioevo gli uomini temevano e veneravano le ombre del silenzio. In questo Kaliyuga non ci indigniamo, come invece dovremmo, della neve artificiale, del prato artificiale, della spiaggia artificiale, del cielo sfregiato da nubi artificiali.

Echeggia tuttora a volte la voce di qualche animo sensitivo: Emily Dickinson evoca la magia del paesaggio, si commuove di fronte alla fragilità della vita universa: un’ape, la neve, un sentiero, un nido da cui è caduto un passero; Camillo Sbarbaro scruta il pentagramma delle rondini sui fili, le scaglie lucenti sul mare che lambisce Spotorno… Si ode ancora in qualche raro caso il palpito di un’emozione vera, ma ormai l’aridità e l’indifferenza rendono il mondo un deserto. Forse non ha torto chi pensa che la terra è diventata una landa sterile, poiché gli uomini hanno il cuore di pietra. Non solo, come in alto così in basso, ma anche come l’interno così è l’esterno. È ancora una volta il Messia di Aronne, le cui preziose parole, simili a perle in uno scrigno, sono contenute nel Vangelo di Giuda Tommaso, a ricordarcelo.

Ancora una volta ci è stato elargito un insegnamento profondo, sublime, sebbene, come sempre, inascoltato.

13 gennaio, 2007

La cena delle vanità

X Y è il conduttore di una delle più abominevoli trasmissioni della RAI, ***. La leggenda narra che X Y, dopo essersi laureato (potenza del CEPU) alla Bocconi, si sia specializzato in arte italiana del XX secolo. Nel programma, X Y interpreta il ruolo dell’anfitrione che, con modi affabili e conversevoli, intrattiene gli ospiti, colloquiando di arte e di varia umanità.

Non credo si possa immaginare persona più frivola di questo critico d’arte fallito. È pur vero che i critici sono quasi sempre dei parassiti che costruiscono cerebrali elucubrazioni solo per ostentare la loro vanità di pseudo-intellettuali snob, ma costui supera tutti per supponenza, ammantata, però, di sdolcinata amabilità. Questa ipocrisia lo rende insoffribile, almeno quanto i suoi commensali, gentildonne incartapecorite ed ingioiellate come tenutarie di postriboli fin de siécle, tronfi intellettualoidi, parvenus di una volgarità sconvolgente, rampolli degeneri di stirpi slombate. È proprio la volgarità la cifra di questo programma, intesa come pacchiana ostentazione di un prestigio che deriva solo dal denaro e dal nepotismo più sfacciato.

Da dove spunta questo vanesio che è convinto di essere un fine conoscitore della pittura, della scultura e dell’architettura di ogni epoca e luogo? Come sopportare la sua erre viscidamente arrotata ed i suoi discorsi melliflui ed inconsistenti? Come resistere per più di un paio di minuti di fronte allo spettacolo laido di *** che incarna l’infinita dozzinalità ed il fatuo sussiego dei personaggi descritti da Gadda nella Cognizione del dolore? Sembra proprio di vedere la crassa borghesia insubre assisa attorno a laute imbandigioni ed impegnata in melensi conversari. È il ritratto perfetto di un’umanità sfatta, corrotta fino al midollo, consumata dal vuoto interiore, nonostante, anzi per via di modi che vorrebbero essere signorili e sono stucchevoli sino a causare conati irrefrenabili.

Come definire costui? Non è neppure uno zerbinotto svenevole. Ricorda semmai un flaccido eunuco che ronza attorno a donne bellissime, uno spadone intento ad intrattenerle con facezie pronunciate con voce querula, ancheggiando e sbattendo femminilmente le palpebre.

Non è un oltraggio il pagamento del canone RAI per assistere a tale scadente vaudeville?

Che dire, infine, degli sperticati sproloqui con cui X Y esamina le opere dell’ingegno umano? Per commentarle conosce un solo aggettivo “commovente”. Davvero commovente questo personaggio… perché è patetico.

12 gennaio, 2007

Gli elastici

Neanche i creduli crederanno

Certe verità non soltanto sono inverosimili, ma anche così atroci che si comprende per quale motivo la maggior parte delle persone non riesca ad accettarle. Come credere che i governi non sono composti da individui incapaci e corrotti - sarebbe già molto grave, ma da criminali che congiurano contro i cittadini, studiando tutti i modi più biechi per derubarli ed avvelenarli? Esiste una sorta di sistema immunitario che protegge l’equilibrio di molti di noi, un sistema che fagocita e metabolizza tutte le notizie più agghiaccianti, benché vere, verissime.

È una strategia di sopravvivenza; altrimenti come si potrebbe sostenere la micidiale onda d’urto della realtà, una realtà grondante sangue e lacrime? Solo chi, per complessione naturale o per formazione culturale o grazie ad entrambi i requisiti, dopo aver squarciato il velo ed aver intravisto l’orrore, resta con quelle immagini scolpite nella coscienza, cerca successivamente di condividere la sua esperienza e di agire, sebbene continui a vivere, almeno all’apparenza, più o meno come gli altri. Gli altri, invece, sono simili ad elastici: si possono tendere ed allungare, ma, rilasciati, tornano alle loro dimensioni e forma originarie. In modo analogo, costoro possono anche rimanere sconvolti di fronte a fatti mostruosi, ammesso che decidano di accoglierli (1), ma, dopo un po’, tornano a “ragionare”, secondo i soliti rassicuranti ed inveterati paradigmi. Ecco perché il potere si consolida sempre più: il cambiamento nel modo di pensare è lentissimo, mentre le strategie di controllo e di disinformazione ideate dal sistema evolvono a velocità prodigiosa.

Divulgare diventa così pressoché impossibile. Propongo un esempio tra tanti: sei riuscito alla fine a convincere che il presidente Roosvelt era a conoscenza dell’attacco nipponico a Pearl Habour; dimostri che colui, deliberatamente, non si adoperò per impedire l’azione militare giapponese, in modo da trovare un casus belli, che mille altri eventi simili si susseguono. Come si può sperare di abituare gli altri a concepire la presenza di un esecutivo mondiale occulto che perpetra innominabili misfatti con i suoi uomini di paglia e per mezzo di occhiuti delatori infiltrati un po’ dappertutto, anche dove non ce lo attenderemmo? È davvero troppo per menti abituate ad ospitare al massimo i problemi testimoniati ed ingigantiti dai media ufficiali: la mala sanità, la delinquenza comune, la crisi economica, al limite qualche conflitto, purché lontano dall’Italia.

È inutile dolersi di una situazione che pare irrimediabile: piuttosto mi chiedo perché e chi abbia consentito tutto questo abominio. È troppo facile invocare il “libero” arbitrio e la natura umana. Se poi la responsabilità di questa natura umana fosse di qualcun altro? Infine, viene da chiedersi per quale ragione, a causa del “libero” arbitrio del gregge, tutti debbano rischiare di essere trascinati nel baratro.



(1) Parecchi stentano ad accettare fatti comprovati, figuriamoci situazioni basate su indizi ed interpretazioni, per quanto plausibili.

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