Per via della nostra mente duale, siamo spinti a distinguere le persone in pessimiste ed ottimiste. Pessimismo ed ottimismo sono parole vuote, prive di senso: purtroppo esegeti frettolosi e superficiali le hanno trasformate in categorie letterarie. A causa dell'improvvida lettura dell'opera leopardiana, che si deve a Carducci, siamo costretti a leggere espressioni assurde come "pessimismo storico", "pessimismo cosmico". Non saranno la storia ed il cosmo ad essere, specialmente la prima, due pessime realtà e non pessimisti coloro che ne constatano la vera natura?In ogni caso, è fortissima e radicata la tendenza delle persone ad etichettare: questo avviene soprattutto quando ci si trova di fronte ad uomini che sfuggono ad ogni catalogazione, ad ogni tentativo di inquadrarli in uno schema. Interista o milanista, di sinistra o di destra, antistatunitense o filostatunitense, ateo o credente... Molti non possono concepire che qualcuno possa essere in cerca di Dio, quindi né ateo né credente. Quanti hanno capito che l'ossimoro, la contraddizione sono l'essenza stessa del reale, che, in quanto esiste, viola il principio aristotelico del terzo escluso? Tale principio logico è inadatto a render conto dell'essere che è, sebbene non dovrebbe essere, di molte esperienze interiori in cui sentimenti contrastanti possono coesistere e fondersi, del comportamento non-locale di alcune particelle.
La dicotomia ottimismo-pessimismo è parallela spesso ad un altro dualismo che oppone la libertà al destino. Si afferma, infatti, che i fatalisti pensano agli e-venti come ad un quid immodificabile, ineluttabile, mentre i fautori della libertà credono di poter incidere sugli avvenimenti, addirittura di poterli creare. L'oltreuomo di Nietzsche è la confutazione di tale semplicistica antitesi.
Qualche tempo fa lessi che, con la forza del pensiero, è possibile dissolvere una nuvola. Premesso che sarebbe preferibile sciogliere le scie chimiche e concentrarsi per formare nubi cariche di rinfrescanti piogge, mi pare che affermazioni del genere mirino a rafforzare solo l'egocentrismo e l'hybris dell'uomo. Non escluderei che il pensiero e la volontà possano operare miracoli, ma solo nella misura in cui gli uomini riescono ad assorbire un'energia superiore, ad aprire canali quasi sempre ostruiti per lasciarsi inondare dall’Energia che può così fluire in noi.
E' la Coscienza universale che crea; noi, semmai, siamo monadi che proiettano una piccolissima parte dell'immagine generata dall'Essere. In altre parole, la Coscienza è la scheda-video, noi siamo i pixel. L'io non è Dio: può per qualche istante ed in rare occasioni scoprire in sé una scintilla divina che, appunto, non è umana, anche se non so in quanti individui della specie homo sapiens sapiens balugini tale favilla. In caso contrario, si rischia di dar credito a tutto quel ciarpame New age incentrato sui prodigi fai-da-te, su stolte affermazioni per cui se qualcosa, nella vita o nel mondo non va per il verso giusto, la colpa è tua, perché non sei stato positivo. In parte ciò è vero, nel senso che valorizzare gli aspetti difficili e dolorosi dell'esistenza può aiutare a crescere, a maturare una visione più articolata e profonda; inoltre un atteggiamento disfattista e rinunciatario sembra attrarre situazioni deleterie, ma non addossiamo le responsabilità di tutti gli accadimenti a noi stessi. Abbiamo forse deciso noi di nascere? Abbiamo stabilito noi dove e come? Abbiamo scelto genitori, fratelli, amici? Abbiamo costruito noi il nostro DNA? Siamo sempre e comunque responsabili di quel che accade? Non esistono mille fattori imponderabili ed indipendenti dalla nostra volizione?
In fondo la libertà più grande, forse l'unica concessaci, è quella interiore di chi non si piega ai compromessi, all'ipocrisia ed alla malvagità. Mi sembra perciò appropriata una riflessione ricevuta dal medium Roberto Setti: "Se anche il vostro operare altruistico non raggiungerà lo scopo prefissato, voi, operando, vi porrete dalla parte giusta. Questo vi pare poco o inutile?" (Roberto Setti-Cerchio Firenze 77)
















