15 agosto, 2006

L'uomo (riflessione di Emil Cioran)

Solo le filosofie e le religioni che adulano l’uomo hanno successo. Il cristianesimo ha dominato per secoli non in virtù del peccato originale né dell’inferno, ma perché il figlio di Dio si è degnato di incarnarsi.

Ciò ha dato all’uomo una posizione smisurata, posizione che gli viene riconosciuta dalle visioni del "progresso", quali che siano. L’uomo ha un assoluto bisogno di porsi al centro di tutto; se avesse l’esatta percezione della propria insignificanza, dell’accidentalità della sua comparsa, perderebbe una parte della sua "vitalità"; e magari deporrebbe le anni, cosa davvero insperata.

14 agosto, 2006

Il nulla

E‘l naufragar m’è dolce in questo mare (G. Leopardi)

Nulla è più desiderabile del nulla. Il nulla: concetto inconcepibile, abisso di silenzio, sonno profondissimo senza sogni. Un po’ come il vuoto della fisica e della cosmologia (neppure gli spazi fra le galassie sono perfettamente vuoti), il nulla è una condizione limite, la patria che evochiamo con nostalgia, quando, infrantasi l’illusione del libero arbitrio sulla nuda roccia dell’essere, avvertiamo sopra di noi l’ombra cupa e minacciosa della fatalità.

Nulla: baratro infinito che spaventa ed attrae. Senso di smarrimento, se l’io e l’universo si dissolvono, ma anche ultima speranza.

In principio erano il nulla ed il silenzio: quel che accadde dopo fu lacerazione, caduta.

13 agosto, 2006

La magia della parola

In principio era il Lògos: questo è l’incipit del Quarto vangelo, ma l’affermazione non è veridica, perché in principio era il Silenzio, come ricorda la Gnosi.

Lògos… Principio, Idea, Suono, Verbo, Parola … o che cos’altro? Il suono crea, plasma, dà forma. Il suono, quello che, in Linguistica, è definito significante, è già segno, voce, in quanto frequenza, ritmo, vibrazione che si propaga nello spazio. Pitagora… l’armonia delle sfere, un’armonia non udibile a causa del nostro senso ottuso, un concento che Dante, trasumanato, percepì nel Paradiso.

Il suono è già significato, è già oggetto: le ventidue lettere dell’alfabeto “ebraico” sono ventidue archetipi che trovano misteriose e sorprendenti corrispondenze nei principi cosmici e nelle forme della natura. Mario Pincherle e Corrado Malanga li hanno esplorati.

Il suono è sillaba sacra, OM, mantra: lo sapevano gli antichi indiani. In latino carmen è, in primo luogo, formula magica, parola pronunciata solennemente per influire sulla realtà, vaticinio. Carmen è un suono-azione, solo più tardi passa ad indicare il canto e la poesia. Carmen si collega ai verbi canere e cantare, ossia pronunciare l’incantesimo, con idonei vocaboli, spesso ricorrendo ad ipnotiche ripetizioni.

I popoli antichi pensavano esistesse un nesso inscindibile tra il suono e l’oggetto: per questo motivo gli Egizi attribuivano ai figli due nomi, un nome noto a tutti, ed un altro segreto, conosciuto solo dai genitori e dal diretto interessato. In questo modo, nessun incantatore avrebbe potuto compiere un maleficio, ignorando il vero nome della vittima. Per questo motivo i Romani solevano ripetere Nomina sunt omina, i nomi sono presagi. Così la pensarono per lo più gli uomini del Medioevo, fino a quando, un po’ alla volta, si diffuse l’opinione che il rapporto tra le mots e le cose fosse il risultato di una convenzione, di una decisione arbitraria: De Saussure, Magritte, Kosuth… Scissione, frattura, perdita dell’unità: il suono si scompone, gli oggetti si allontanano, confondendosi in una grisaille. La glottologia scientifica pianta il suo vessillo in segno di trionfo: il legame tra il microcosmo ed il macrocosmo, tra la nota ed il denotatum, è spezzato. Tutto si disarticola, si disgrega, va in frantumi. Schegge impazzite schizzano in ogni dove e si conficcano nei frammenti di un mondo caotico.

Il suono, privato della sua aura magica e sacrale, della sua capacità di dialogare con l’anima e con il cosmo, è diventato strumento di controllo: comando ipnotico e post-ipnotico (MK Ultra, candidati manciuriani), messaggio subliminale per inculcare pericolose menzogne, onda a bassa o bassissima frequenza, irradiata con H.A.A.R.P., per minare l’equilibrio degli esseri viventi…

È ancora sortilegio della parola, ma, come chiosava Giorgio Manganelli, mai come oggi la magia della parola è magia nera.


Fonti:

G. Beccarla, L’autonomia del significante, Torino, 1975
G. Frosar, F. Bludorf, Vernetzte Intelligenz, 2003
C. Malanga, Archetipi, 2005
Id., Archetipi 2, 2006
Id., Onde letali, 2003
G. Manganelli, Discorso dell’ombra e dello stemma, 1982
M. Phillips, C. O’ Brien, Trance formation of America, Diegaro di Cesena, 2002
M. Pincherle, Archetipi Le chiavi dell’universo, Diegaro di Cesena, 2001
Zret, Scie chimiche e DNA, 2006

12 agosto, 2006

Afghanistan: tracce di una regia non terrestre (articolo di Giuseppe Colaminè)

Pubblico uno studio del ricercatore Giuseppe Colaminè. L'articolo non è recente, ma quanto mai attuale.

Per chi non lo sapesse, la guerra in Afghanistan ha particolarmente interessato il mondo dell’Ufologia, non certo perché si creda che Bin Laden sia un extraterrestre, piuttosto perché, anni fa, in tempi non sospetti, un articolo pubblicato sulla testata ufologica Stargate sostenne una teoria che all’epoca apparve a tutti come un’iperbole, ma che oggi stiamo rivalutando, pur con incredulità.

L’articolo in questione proviene dalla testata Stargate, risale al marzo 2000 e parla del presunto U.F.O. crash in Canada avvenuto nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino.

L’autore sostiene di essere entrato in possesso di documenti riservati forniti da ex funzionari del Blue secret defence, il servizio d’Intelligence dell’Aviazione militare canadese. Stando a questa fonte, nel 1989, un oggetto volante d’origine ignota, si schiantò in territorio canadese, nella regione dell’Ontario. Gli uomini del B.S.D. intervennero prontamente sul posto dove trovarono i rottami dell’aeromobile nonché un frammento intatto dello stesso, all’interno del quale si trovavano due corpi inanimati d’umanoidi grigi. Non furono identificati apparati propulsivi, ma stranamente all’interno dell’oggetto c’erano due computers di produzione terrestre pressoché intatti. Gli esperti del B.S.D., che analizzarono i programmi contenuti negli elaboratori, identificarono un piano terroristico su larga scala, che avrebbe dovuto svolgersi secondo tappe scandite nel tempo. Il piano prevedeva una serie crescente d’attentati perpetrati da gruppi terroristici medio-orientali ai danni delle nazioni occidentali, includenti armi nucleari, batteriologice e chimiche.

Nel programma si parlava dei cosiddetti impiantati, soggetti umani portatori d’inclusi metallici intraorganici di natura ignota. Questi individui, grazie agli innesti che portavano, sarebbero stati psichicamente asserviti alla causa e quindi usati come manovalanza di attentati suicidi. Nonostante le caratteristiche poco terrestri dell’oggetto caduto e dei suoi occupanti, nel programma dei computers non c’era cenno ad intelligenze aliene. (…)

Il B.S.D. acquisì i documenti già nel 1989, quindi doveva esservi in seno ai servizi segreti N.A.T.O. almeno un’opzione di rischio specifico da almeno 11 anni. Perché allora l’attentato dell’11 settembre ha colto la difesa statunitense così impreparata?

È possibile che un gruppo non identificato stia alle spalle del fenomeno terroristico con l'obiettivo di destabilizzare l'equilibrio politico internazionale ed istaurare un nuovo polo di potere sul pianeta.

È un'ipotesi troppo difficile da accettare, non solo per l'idea implicita di un’ingerenza extraterrestre, ma anche per la difficoltà di comprendere l’alternativa che questo movimento d’eventi vorrebbe creare.

Negli anni ‘70 due ex agenti dei servizi segreti USA diffusero una voce inquietante secondo cui governi di nazioni di primo piano collaboravano segretamente con una specie aliena proveniente dal sistema stellare Zeta Reticuli (distanza dal sole circa 40 anni luce). I termini di tale collaborazione venivano nell’insieme definiti il patto scellerato. Essi includevano le seguenti transazioni:

1. Gli uomini avrebbero fornito agli ospiti materiale biologico, cavie animali e cavie umane per compiere esperimenti biologici.

2. Gli ospiti avrebbero diffuso informazioni chiave per costruire manufatti militari (…)

Fra le dicerie circolate negli ultimi venti anni, vi era anche quella secondo cui i Grigi miravano ad uno sterminio delle razze non ariane, avendo essi identificato nei bianchi i soggetti ideali per una fusione genetica con la loro specie che si sarebbe trovata in decadenza biologica. Questo piano sarebbe fallito durante la seconda guerra mondiale, per cause totalmente sconosciute, ma sarebbe stato ripreso negli anni ‘50.

Si è detto anche che John Fitzgerald Kennedy, venuto a conoscenza del progetto, vi si sarebbe opposto duramente ed anche per questo sarebbe stato ucciso.

È probabile che i governi non siano per nulla stati informati di simili trame, piuttosto che esse si siano svolte nell'ombra, all'interno di frange deviate di svariati servizi di sicurezza.

Siamo in piena fantapolitica, dove il romanzesco si confonde con l'inquietante ed ispira fantasie iperboliche.

Apparentemente quindi si tratta di leggende metropolitane, ma, quando negli anni ‘90, un ex alto ufficiale statunitense, Philip Corso, fornì una sorta di confessione al mondo ufologico circa i contatti fra U.S.A. ed alieni, la questione assunse tutt’altro aspetto.

In pratica Corso negò patti e contatti diretti con extraterrestri, sostenendo che all’interno del famoso U.F.O. precipitato nel 1947 nei pressi della cittadina di Roswell, erano stati trovati solo umanoidi inanimati che, all’esame autoptico, erano risultati essere degli androidi molto avanzati tecnologicamente. Corso parlò molto delle tecnologie apprese dall’analisi del disco caduto, citando i microchips, il laser, il plasma magnetico e buona parte dell’odierna nanotecnologia, poi, saltando a piè pari alcuni passaggi politici, affermò che il governo U.S.A. considerava il rischio di un’invasione aliena. (…)

A questo punto potremmo tirare una prima somma: fallito l’accordo con gli U.S.A., finita la Guerra fredda, i Grigi avrebbero perduto il loro pretesto d’intrusione, quindi si sarebbero rivolti ad altri; da qui il programma rinvenuto fra i rottami dell’oggetto volante caduto in Canada.

In quest'ottica, lo stesso terrorismo islamico sarebbe oggetto di una strumentalizzazione da parte di chi ne incoraggerebbe tecnicamente le iniziative, con fini, però, ben diversi da quelli che gli oltranzisti stessi si prefiggono.

C’è una domanda che si porrebbe chiunque leggesse questa storia: "Se i Grigi sono una razza così potente ed avanzata, perché stanno facendo da più di 50 anni un lavoro logorante, quando basterebbe loro un’azione di forza che, in poche ore, metterebbe l’intero pianeta in ginocchio?"

In questa materia il 90% delle domande non ha risposta, ma intuitivamente potremmo azzardare qualche possibilità:

1) Gli alieni hanno uno stile di comportamento che non prevede iniziative violente, proprio in virtù del loro elevato grado evolutivo scientifico-tecnologico, ma piuttosto attuano i loro piani in maniera graduale e, seppur limitatamente, conservativa nei riguardi del sistema uomo-terra.

2) I Grigi non sono soli sullo scenario spaziale. Almeno un’altra specie contrasta le loro iniziative; apparentemente questa specie agisce a nostro favore. (…)

Si ha comunque l’impressione che gli eventi reali si svolgano nell’ombra a nostra totale insaputa.

L’Italia è il paese del complotto, del sotterfugio, delle dietrologie e chi scrive ne è un discreto conoscitore, non per inclinazione caratteriale, ma perché la storia ci ha dimostrato come la verità sia quasi sempre diversa da quella scritta sui libri di ieri e sui giornali di oggi.

A distanza di anni, secoli, millenni, veniamo a sapere dei retroscena di eventi di ogni tempo, dalle Guerre puniche, al Sacro Romano Impero, fino alla seconda guerra mondiale.

Dovremmo perciò incominciare tutti a chiederci seriamente chi o che cosa muova realmente gli eventi che rendono instabile l’evoluzione della nostra specie, fino alla nostra quotidianità. Se è vero che “Dio non gioca a dadi”, non è detto che qualcun altro, molto meno potente, ma sicuramente più avanzato dell’uomo, stia giocando a burattini con la nostra storia.

11 agosto, 2006

Goldstein

Chi tace i fatti da lui conosciuti non inganna meno di colui che inventa cose mai avvenute (Ammiano Marcellino)

I veri nemici sono quelli che ti vogliono proteggere.


Gli zelanti servizi segreti di sua bassezza la regina elisabetta II, fortunatamente, hanno sventato un altro immane attentato. L’ancora più zelante Scotland Yard ha già individuato molti dei finti attentatori tutti di origine pakistana ed islamici a denominazione di origine controllata, con tanto di bollino. Da non dimenticare che gli pseudo-terroristi sono anche degli alchimisti che, per mezzo di miscele a base di misteriosi ingredienti, avevano intenzione di far saltare in aria alcuni aeroplani diretti negli Stati Uniti.

È questo, grosso modo, il canovaccio ideato dagli “Illuminati” per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dalle carneficine sioniste in Libano e per operare un altro giro di vite sugli spostamenti dei passeggeri in nome della “sicurezza” (la loro).

La trama è sempre la medesima, solo con qualche variante: Al Qaeda, il terrorismo degli integralisti, gli efficienti servizi igienici segreti, l’allarme, i controlli negli scali aerei, le misure restrittive delle residue libertà, la cancellazione di voli diretti nell'impero di USAtana ed in Israele. (Chissà se hanno annullato pure i voli degli aviogetti chimici... Ne dubito fortemente). Ormai anche un bambino di cinque anni dovrebbe aver capito che è il solito funesto, tedioso copione di una rozza pantomima, eppure la massa continua a credere a queste ridicole fanfaluche ed a nutrire sentimenti sempre più ostili nei confronti di Goldstein, il fantomatico nemico pubblico numero 1 del romanzo 1984 di George Orwell. Si scelgono a caso dei capri espiatori, si additano al pubblico ludibrio, si fomentano odi interetnici e si prosegue tranquilli a costruire il diabolico nuovo ordine mondiale, con la regia occulta, tra gli altri, di B 16 o di chi per lui. La gente si fa abbindolare, credendo a tutte le menzogne che le vengono propinate, senza accorgersi di contraddizioni, incongruenze, situazioni inverosimili.

“L’ha detto la televisione!” Per questo motivo è una bugia! “L’ha detto il telegiornale!” Per questo motivo non è vero! “L’ha scritto Il corriere della pera!” Per questo motivo è un’invenzione! "L'ha affermato il ministro dell'inferno!" Per questo motivo è una falsità!

Tutto inutile: il volgo è di un’infinita dabbenaggine, mentre Orwell insegna, ma quasi nessuno impara.

09 agosto, 2006

La nomea del cane presso Greci e Romani

Gli antichi usavano un metro spesso diverso dal nostro quando valutavano il carattere degli animali. Il cane, per loro, non era, se non raramente, il miglior amico dell’uomo. Nell’Odissea, il fedele Argo muore felice, dopo aver riconosciuto l’amato padrone, tornato ad Itaca dopo venti anni di assenza. Altri episodi di fedeltà canina sono raccontati da qualche autore classico, ma, per quanto illustri, non sono bastevoli a bilanciare la cattiva reputazione di cui l’animale godeva sia presso i Greci sia presso i Romani.

Elena, ad Ilio, dopo anni di conflitto, si accorge di quanti lutti abbia provocato la sua fuga con Paride, l’attraente ma inetto figlio di Priamo. Egli l’ha sedotta, facendole dimenticare la patria Sparta e la famiglia, ma, col tempo, si è rivelato un vanitoso ed un debole, capace di pensare solo alla sua bellezza ed alle donne, come gli rinfaccia aspramente il fratello Ettore. Elena si dispera, si vergogna e crede che tutti dovrebbero sdegnarla. Non servono a niente le parole di Priamo che tenta di rincuorarla. Non serve il discorso dei vecchi troiani, secondo i quali “per una simile donna non è un’onta che i Teucri e gli Achei dai solidi schinieri soffrano a lungo dolori”. Impietosa verso sé stessa, Elena parla dei propri “occhi di cagna”.

Atteone era il figlio di Aristeo. Egli era stato allevato dal centauro Chirone, che gli aveva insegnato l’arte della caccia. Fu divorato sul monte Cicerone, dai suoi cani. Esistono differenti versioni di questa morte: la maggior parte dei mitografi la attribuisce all’ira della dea Artemide, che era stata vista da Atteone mentre si bagnava ad una fonte. La dea lo tramutò in cervo e rese furiosi i cinquanta cani che costituivano la sua muta, aizzandoli contro di lui. I cani sbranarono il cacciatore, non riconoscendolo, poi lo cercarono invano per tutto il bosco in cui echeggiarono i loro lai. Sebbene avessero cercato il padrone, i cani si erano comportati come feroci lupi.

Anche i Romani, in genere, non ebbero un’alta considerazione del cane: infatti se Plinio il Vecchio asserisce che il cane è l’amico più fedele dell’uomo, nel contempo, senza alcuna compartecipazione per il destino delle vittime, ricorda che ogni anno alcuni cani erano appesi vivi ad una forca di sambuco tra il tempio della Giovinezza e quello di Summano: alla specie, infatti, non era stato mai perdonato di non aver difeso il Campidoglio dai Galli guidati da Brenno.

Virgilio definisce le cagne obscenae, ossia orribili, turpi; Orazio reputa il cane immundus, immondo.

Tra i “cristiani” si leggono analoghi vituperi: per Giovanni Crisostomo il cane è “l’animale più vile” e “coloro che vivono in irrimediabile empietà e non hanno alcuna speranza di redimersi” sono dei cani. Per Agostino il cane è “disprezzabile ed ignobile”, è “l’ultimo degli uomini e delle bestie”.

Probabilmente per questa sua pessima fama, il cane, insieme con un serpente, un gallo ed una scimmia, era rinchiuso nel sacco (culleus) del parricida.

Nel mondo antico, del miglior compagno dell’uomo si apprezzavano soprattutto le capacità venatorie, ma anche il suo ruolo di custode della casa e delle greggi. Omero cita cani da pastore, di Argo dice che era addestrato per la caccia ai cervi, alle volpi ed alle capre selvatiche. Come cane da guardia e da pastore nel mondo ellenico era usato il molosso d’Epiro, mentre per la caccia era diffuso il lacone. Forse incrocio tra il molosso ed il lacone era il mastino cretese. Queste razze furono introdotte in Italia, dove si aggiunsero a quelle locali: il cane umbro, il salentino, l’etrusco ed il molosso. Di quest’ultimo ci fornisce un’accurata descrizione Columella nel De re rustica (I sec.d.C.). Un tipo di levriero veloce fu importato dalla Gallia ed usato per le corse.

È evidente che l’affezione che molti oggi dimostrano (o credono di dimostrare) per il cane era sentimento quasi ignoto agli antichi, per i quali prevalevano considerazioni utilitaristiche. Il fenomeno si può ricondurre, in questo, come in molti altri ambiti, ad una visione antropocentrica, tipica del mondo classico (e non solo) che l’umanità non è riuscita a trascendere, una visione non scevra di pregi ma gravida di limiti.


Indicazioni bibliografiche:

W. Burkert, Homo necans, Berlin, 1972
E. Cantarella, I supplizi capitali, Milano, 2005
Enciclopedia dell’antichità classica, Milano, 2000, sotto le voci Atteone e cane

Fonti classiche:

Od. 17, 290-32
Il. 3, 3; 3, 161-165; 156-157; 180
Plin. N.H. 8, 61, 142; 29, 14, 57
Horat., Epist. 1, 2, 26
Verg. Georg. 1, 470
Johann. Crys. Homil. 10, 3
August. Quaest. in Heptateuc. 6, 7; 7, 73


08 agosto, 2006

Il toro di Falaride (considerazioni incoerenti su saggezza, amore ed universo-prima parte)

Perché l’essere, invece del nulla? (Leibniz)

Il presente testo vuole essere una risposta per quanto parziale, decentrata non definitiva ed interlocutoria alle domande di alcuni gentili lettori, come Denis, a proposito di coloro che prospettano l’amore universale come risoluzione di ogni problema. Credo che le contraddizioni rilevate da Denis siano un riflesso di contraddizioni assai più profonde, ontologiche e, in quanto tali, ineliminabili. Penso che sia arduo - forse neppure è auspicabile - essere del tutto coerenti, giacché l’esistenza stessa, con le sue infinite ambivalenze, impedisce di trovare un ubi consistam, un baricentro. Critiche e contributi sono ben accetti.

Falaride era un tiranno di Agrigento dove fu al potere dal 570 al 554 a.C. Feroce e dispotico, egli fece costruire da un artigiano ateniese un toro di bronzo, nel quale i rei di lesa maestà erano fatti morire tra le fiamme. Qualche filosofo stoico, in vena di facezie, affermò che il saggio poteva essere felice anche nel toro di Falaride.

Saggezza è una parola di cui mi sfugge il vero significato sicché a volte mi sembra un vocabolo vuoto. Eppure, sin dall’antichità, molti pensatori hanno fatto appello alla saggezza, fondata sulla virtus che, innanzi tutto, si esplica attraverso una volontà ferrea. Che poi gli stoici fossero fatalisti, non è di grande rilievo, perché destino e volontà, sebbene, almeno all’apparenza, antitetici, non di rado vanno di pari passo. Del resto, un fatalista radicale come Schopenauer sottolinea l’importanza di un impegno personale sovrumano per liberarsi dalla Volontà: è una sorta di rimedio omeopatico?

Oggi, di fronte all’universale carneficina, all’odio che distrugge gli ultimi brandelli di civiltà, l’appello al volere è per lo più sostituito dall’esortazione all’amore. Dal papa all’uomo politico, dallo scrittore new age al contattista, quasi tutti (pochi in buona fede) esortano all’amore, alla riconciliazione, all’armonia: grazie all’amore, l’umanità sarà rigenerata. Amore è un altro termine dal senso oscuro: che cos’è? Un’energia, una frequenza, un sentimento, un modo di essere? Esiste l’amore puro, disinteressato? È difficile disquisire su qualcosa la cui esistenza è molto dubbia.

Se la saggezza ci conduce nello splendido ma vuoto tempio dello Stoicismo, l’amore, propagandato da certi movimenti e dalle chiese ufficiali, ci innalza fino al cielo azzurro ma finto della New age. Così, se l’antichità possiede A sé stesso di Marco Aurelio, come summa conclusiva di una concezione della vita nobile ma astratta, il nostro tempo trova nel breve romanzo Il gabbiano Johnatan Livingston di Richard Bach, l’emblema di un sogno di libertà e di equilibrio interiore altrettanto chimerico.

07 agosto, 2006

Pisa

Absit iniuria verbis

La trasmissione di pierino angela, Superpack, ha recentemente trasmesso un servizio sulla celeberrima Scuola normale superiore di Pisa: è stata un’oleografica descrizione di un ateneo in cui studiano e si laureano persone dall’intelletto eccelso, tra le quali bisogna ricordare l’inclito ex uomo del colle che, avendo collocato sul suo augusto capo il tocco, diede immenso lustro alla prestigiosa istituzione. Infatti l’omuncolo del Quirinale si laureò in filologia classica, anche se nessuno, ad ascoltare i suoi fangosi e banali discorsi, se ne è mai accorto. Un laureato in filologia classica dovrebbe possedere almeno qualche rudimento della lingua latina: mi pare, però, che colui, con l’idioma antico, avesse qualche problema. Ricordo che, quando morì Norberto Bobbio, ciampi volle sfoggiare la sua cultura con un forbito elogio funebre: rievocò la figura di Bobbio, ritraendolo come “un uomo giusto e fiero”. Un filologo dovrebbe sapere che “fiero” deriva dal latino “ferus”, con il significato di feroce, crudele. Che bel panegirico! Che gaffe colossale! Mi chiedo come l’ex presidente della bocciofila poté conseguire la laurea.

Comincio a nutrire qualche dubbio sulle competenze dei docenti che insegnano alla Normale che, in fondo, è solo un pollaio di lusso dove le galline sono nutrite con mangimi selezionati non per essere macellate, ma onde insegnino alle altre galline come comportarsi. Dalla stia escono “scienziati” rigorosamente indottrinati pronti per chioccolare dogmi tra sale convegni ed atenei, insieme con qualche pedante “umanista” adatto a razzolare tra il ciarpame dell’erudizione. L’importante è che i laureati abbiano una visione della natura e della storia del tutto “normale”, ortodossa, acritica. È fondamentale siano inconsapevoli banditori delle “verità” decise dalla casta degli scemenziati, che siano docili strumenti nelle mani dei loro pigmalioni, per i quali “cultura” rima con censura.

Insomma, pierino ha esibito un’altra perla del suo infido e pericoloso programma, durante il quale ogni settimana non perde l’occasione, in un modo o nell’altro, per tessere le lodi dell’energia nucleare, degli organismi geneticamente modificati, della medicina allopatica… nel segno delle “magnifiche sorti e progressive”. Ci mancava solo il panegirico della Scuola normale. Ora comprendo l’invettiva dantesca contro la città toscana: il poeta fiorentino aveva presagito quale “vituperio delle genti” sarebbe stata Pisa.

05 agosto, 2006

Er ministro novo (sonetto di Trilussa)

Trilussa è lo pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, poeta in dialetto romanesco (Roma 1871-1950). Dalla raccolta Poesie (1951), ho scelto un sapido sonetto, quanto mai idoneo a descrivere un tipo “umano” eterno ed immutabile, il politico. L’esponente della genia comprendente ministri e parlamentari è descritto con tocco magistrale e con piglio sardonico. Non è difficile leggere in questo ritratto icastico ed impietoso, la fisionomia di qualche burattino attuale. Mi viene in mente, ad esempio, un in fausto personaggio, dalla erre blesa e dall’eloquio mellifluo, assisosi di recente su un alto scranno, donde impartisce dotte lezioni di “democrazia”… Asinus ex cathedra.


Guardelo quant'è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:
- Io veramente nun ci ambivo mica;
è stato proprio el Re che l'ha voluto! -

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mo’ dà la corpa ar Re, ma s'è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto...
Je n'è costata poca de fatica!

Mo’ va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch'ha dovuto inchinasse a tanti e tanti...

Inchini e inchini: ha fatto sempre un'arte!
Che novità sarà pe' quela schina (1)
de sentisse piegà dall'antra parte!


(1) Schiena

04 agosto, 2006

Schirmer aveva ragione?

Era il 3 dicembre del 1967, ore 2:30, Ashland, Nebraska, U.S.A. L’agente di polizia, Herbert Schirmer, scorse un oggetto volante a forma di palla ovale, provvisto di un anello esterno a somiglianza del pianeta Saturno. L’oggetto poggiava con tre gambe sul ciglio dell'autostrada (E’ questa la descrizione riportata nel registro dei rapporti redatti dalla polizia).

Ulteriori particolari sull’esperienza furono resi noti sei mesi dopo, durante il trattamento ipnotico condotto da uno specialista, il dottor L. Williams. Sotto ipnosi, Schirmer raccontò che egli era sceso dall’auto per indagare, allorquando esseri umanoidi gli si avvicinarono e lo paralizzarono con un gas verdastro. Gli alieni gli rivelarono che essi provenivano da un’altra galassia: erano approdati sulla Terra per evitare che gli umani distruggessero il pianeta. Infine le creature lo portarono a bordo dell'U.F.O. L'uomo si risvegliò in una stanza non molto grande, provvista di oblò, di schermi simili a monitors e di due sedie dallo schienale triangolare. Il leader degli alieni comunicò all’agente che stavano estraendo elettricità da una linea elettrica vicina… Il contattato, sotto ipnosi, spiegò che quando gli U.F.O. atterrano, emettono un forte campo di forze elettromagnetiche a circolo che funge da difesa. Benché il rapito non avesse compreso come procedessero, i visitatori traevano una specie di energia dall'acqua: ecco perché frequentano i laghi e i fiumi. I loro velivoli erano mossi da un'energia elettromagnetica reversibile che creava un moto senza inerzia e libero dalla forza di gravità. Un rotore affine ad un cristallo al centro dell’ aeromobile era collegato a due larghe colonne. Invertendo l'energia elettrica e magnetica, chiarì l' extraterrestre, essi potevano controllare la materia ed annullare la forza di gravità. Probabilmente il disco era costruito con magnesio puro. All’agente fu anche mostrato un congegno a forma di piatto che poteva essere lanciato dal velivolo più grande. Secondo la descrizione fornita, identica a quella di Adamski, il dispositivo poteva trasmettere immagini audiovisive in tempo reale, Presumibilmente, gli alieni incontrati da Schirmer provenivano da una galassia vicina, ma avevano altre basi nel nostro sistema solare, anche sulla Terra e, più precisamente, ai poli.

Il caso di Schirmer si rivela di grande interesse, alla luce di recenti scoperte nel campo dell’elettromagnetismo: infatti nel 1992, all’università di Tampere, in Finlandia, lo scienziato russo, Eugene Podletnov, riuscì a mettere a punto un piatto superconduttore, fatto di una ceramica speciale e del diametro di circa 27 centimetri. Lo pose poi in un dispositivo di raffreddamento, un criostato, facendo ruotare il disco in un forte campo magnetico. Uno degli scienziati presenti nel laboratorio e che stavano assistendo all’esperimento, si accorse che il fumo della sua pipa non vorticava e non si diffondeva nell’aria, ma saliva in verticale sopra il disco rotante. Podletnov, dopo aver misurato con un barometro, la pressione atmosferica sopra il disco, si avvide che essa era inferiore a qualsiasi altro punto dell’ambiente. Gli scienziati allora compresero che l’oggetto di ceramica respingeva la forza di gravità. Ulteriori sperimentazioni dimostrarono che il congegno superconduttore era veramente il responsabile dell’effetto di schermatura magnetica, perché, perfino ai piani superiori, era rilevabile il decremento della pressione atmosferica.

Come spiegato, Podletnov collocò il disco in un criostato, facendolo girare in un forte campo magnetico. In simili condizioni i superconduttori sviluppano alcune peculiarità: ad alta velocità di rotazione, i materiali superconduttori cominciano a librarsi nel campo magnetico con quei movimenti a foglia morta che ricordano le evoluzioni di molti U.F.O.

Dunque il disco di Podletnov attesta non solo che la forza gravitazionale può essere contrastata, ma che le informazioni fornite da Schirmer sul segreto del sistema propulsivo, di cui sono dotate ipotetiche astronavi aliene, erano sostanzialmente corrette. Schirmer, che non era un fisico ed era a digiuno di conoscenze relative all’elettrodinamica, descrisse, con una buona approssimazione, un apparato di schermatura gravitazionale. Inoltre l’agente fornì tali preziose informazioni sotto ipnosi: è noto che molti studiosi considerano il metodo della regressione ipnotica inaffidabile, perché ritengono che se ne possano desumere per lo più falsi ricordi o esperienze involontariamente trasmesse dall’ipnoterapeuta. Significa che la tecnica dell’ipnosi regressiva può essere, invece, utile e portatrice di dati attendibili?

Tra l’altro, anche se in maniera più generica, indicazioni simili circa l’impianto propulsivo degli U.F.O., erano state divulgate da George Adamski, negli ormai lontani anni ’50 del XX secolo. È palese: non tutte le dichiarazioni di contattisti e testimoni sono fantasie.

Fonti:

AA.VV. Il caso Schirmer, traduzione di M.Donnini
D.Trull, The rise and fall of anti-gravity machine, 1997
T.Good, Base Terra, Milano, 1998

03 agosto, 2006

I veri giudei

I veri giudei condannano la feroce e sanguinaria offensiva scatenata dallo stato d’Israele contro il Libano, dopo che gli Ezbollah avevano catturato – così si racconta – due soldati dell’esercito nemico. I veri giudei non solo rispettano, senza ipocriti distinguo, il comandamento della Torah “Non uccidere”, ma sono contrari anche allo stato d’Israele, come entità politica. (1) Infatti, memori e custodi della tradizione dei profeti, sono convinti che solo Dio può instaurare il Suo regno, per tramite del Messia, che è colui che porta sul petto il sigillo reale. La creazione tutta umana dello stato d’Israele, avvenuta nel 1948, decisa dalla sinarchia per gettare una testa di ponte nella regione medio-orientale e fomentare l’odio degli Arabi e dei Musulmani, è considerata dai veri giudei una bestemmia, un oltraggio nei confronti dell’Onnipotente la cui imperscrutabile volontà è stata profanata.

Poco inclini ad accettare lo stato d’Israele sono pure i Samaritani, oggi poche migliaia. I Samaritani sono gli eredi delle tribù settentrionali del regno d’Israele, mescolatesi con varie popolazioni, dopo il 722 a.C., quando il regno del nord fu conquistato dagli Assiri. Essi, concentrati nel centro di Nablus, non riconoscono Gerusalemme come città santa, ma Sichem. Infine accettano tra i testi sacri solo i libri del Pentateuco, mentre rigettano tutte le tradizioni ebraiche posteriori, compreso il Talmud. I discendenti delle tribù disperse sono sempre stati disprezzati dalla maggioranza degli Ebrei che solevano affermare: “Meglio i porci dei Samaritani”.

Tra l’altro non si dimentichi che gli Ebrei, affluiti in Palestina dal 1948 ad oggi, da paesi lontani (dalla Russia all’Etiopia) sono per lo più incrociati con genti europee o discendenti dei Turchi, convertitisi in massa all’Ebraismo nel Medioevo. Costoro hanno quindi abbracciato una religione ed una cultura senza comprenderle veramente, mentre i depositari dell’antico sapere mosaico sono oggi un’esigua ed inascoltata minoranza (2).

Come spesso avviene, ci insegna il filosofo danese Soren Kierkegaard, in una comunità è la minoranza ad aver ragione. E’ per questo motivo che la “democrazia” è un sistema aberrante, mostruoso: infatti le decisioni dipendono dalla volontà della maggioranza, formata da una massa facilmente manipolabile con la propaganda, la disinformazione, l’appello a pseudo-valori. Questo - è incontrovertibile – vale anche per la cosiddetta democrazia israeliana.



(1) Sul carattere comunque torbido di asserzioni che fanno appello a testi “ispirati” da Dio, vedi Zret, L’ambiguità del sacro

(2) È perciò del tutto errato accomunare in un’unica esecrazione veri ebrei, Samaritani e la pletorica masnada sionista al soldo della sinarchia. Purtroppo, però, sono pochissime le voci fuori dal coro, che non ripetono i mantra di Blondet, autore anche di un libro, assieme ad un ufologo colluso con i servizi segreti, riguardante temi di frontiera. Blondet sa, ma finge di non sapere, proprio come il suo burattinaio.

02 agosto, 2006

Gli zaffiri di Zeffirelli

Intervista in giardino per Franco Zeffirelli: fra ortensie e magnolie, sollecitato da un più che adulatorio redattore, l’anfitrione, con modi ora burberi ora compiaciuti, nella quiete dell’ameno verziere, ha rievocato alcuni episodi e successi della sua carriera di scenografo, costumista e regista. Difficile immaginare un percorso professionale più inutile del suo: pellicole patinate, melodrammi lacrimevoli, oleografici adattamenti letterari. Tra tutte le pellicole, “spicca” il Gesù di Nazareth (sic), una fiaba dolciastra ed edificante, tratta da quel copione abborracciato definito vangelo.

L’artista ha anche snocciolato le sue opinioni sui giovani, che non sono più come quelli di una volta (che grande originalità!), sul deludente panorama politico italiano (1), sulle differenze tra cinema e televisione.

Alla fine, stando a Zeffirelli, sembra che l’essenza del cinema sia nella sua capacità di raccontare delle storie, per giunta con quel piatto verismo che connota molte produzioni. Raccontare le vicende della vita? La vita, quell’accozzaglia di casi insensati, di parole vuote e di vani progetti. Su tutto incombe qualcos’altro: il senso del fallimento e l’ombra dell’ultimo silenzio.

Restano soltanto gli zaffiri di Zeffirelli, diafani e scintillanti, ma falsi, come quelli tanto faticosamente accumulati nel corso della nostra miserevole esistenza.


(1) Meglio tacere di quell’istantanea in cui il cineasta è ritratto, mentre, con sguardo tra l’estatico e l’ebete, bacia una bandiera a stelle e strisce. La stupidità umana non ha limiti.

01 agosto, 2006

Alla ricerca del sigillo reale (terza parte)

Il presente studio è uno stralcio di una ricerca molto più ampia ed articolata: eventuali editori interessati a leggerla integralmente, possono contattarmi all’indirizzo di posta elettronica indicato a margine della pagina. Intendo ringraziare il mio amico Geko, dalla cui intuizione sul segno di Noè, ha avuto origine l’indagine. Le fonti saranno indicate in calce all'ultima parte.

Esiste pure nel dipartimento francese di Aube, la città di Troyes, la Traecae dei Galli. Il centro fu conquistato da Clodoveo nel 484 e fu sede, dal XII secolo, di una scuola talmudica dove insegnò il rabbino Rachi. Inoltre nel territorio fu fondata da San Bernardo, nel 1115, l’abbazia cistercense di Chiaravalle. San Bernardo fu il monaco che dettò la regola dei Templari, che adottarono come emblema una croce latina rossa sui campo bianco. Infine Troyes è la città di Chretien, il poeta autore del Perceval ou le conte de Graal, con cui principiò la saga letteraria del Santo Graal.

I monarchi franchi erano definiti “re incantatori” o “re taumaturghi”, giacché, grazie a qualche proprietà miracolosa del loro sangue, potevano guarire i malati con l’imposizione delle mani. Si raccontava poi che fossero chiaroveggenti e che potessero comunicare con gli animali come Salomone. Si favoleggiava pure di una collana magica, ma soprattutto di una voglia che li distingueva da tutti gli altri, a dimostrazione del loro sangue semidivino. Questo segno era situato sul cuore o tra le scapole e si diceva avesse la forma di una croce.

I Merovingi erano anche denominati i “re lungichiomati”, poiché, come Sansone nell’Antico Testamento e tutti i nazirei, ossia i consacrati a Dio, non passavano mai il rasoio sul capo: nei capelli, infatti, era concentrata la virtù del loro portentoso potere. I Merovingi si consideravano dunque dei Messia, dei re-sacerdoti: qui si inserisce il loro assai dubbio, ma non impossibile legame con Gesù, da cui avrebbero ricevuto i crismi che li resero, fra tutti i popoli germanici speciali a tal punto che furono i primi a convertirsi dal paganesimo al Cristianesimo niceno, invece che all’Arianesimo. Ne risultò un’alleanza con la Chiesa di Roma i cui vescovi forse erano consapevoli che i Merovingi erano una dinastia eccezionale. Su questo tema non mi dilungo, dato che è stato affrontato sia dai tre giornalisti succitati sia dai loro innumeri detrattori e da qualche epigono: intendo, però, esprimere la mia perplessità circa l’evenienza che la dinastia merovingia sia sopravvissuta sino ai nostri giorni. Penso che gli usurpatori Carolingi, anche se sposarono alcune principesse della dinastia deposta, ebbero tutto l’interesse a sterminare i rampolli dei loro predecessori che avrebbero potuto rivendicare il trono usurpato loro mediante la vile, spregevole intesa tra papa Zaccaria e Pipino III il Breve. Credo quindi che i Merovingi si estinsero, mentre presumo le attuali dinastie reali europee discendano dai Carolingi o da altre famiglie regnanti del Basso Medioevo.

Il discorso spazia anche verso gli aspetti genetici: la stirpe di Caino, la tribù di Beniamino, Gesù che si dice discendesse dal re David, i Merovingi erano come gli anelli di una stessa catena? In questa catena genetica l’anello mancante è costituito da Gesù, per parecchi motivi: poiché è un personaggio la cui storicità è dubbia, ma anche in quanto, non ostante le vantate ascendenze, non poteva discendere dalla famiglia di David quasi certamente estinta nel I sec. a.C., senza dimenticare che David apparteneva alla tribù di Giuda.

31 luglio, 2006

Censura globale

I giornalisti, ormai ridotti ad araldi dei potenti, continuano ad ignorare fatti che, se divulgati, potrebbero avere una valenza dirompente.

Spigolando è, però, possibile rinvenire notizie censurate o distorte: un esempio sintomatico è il cosiddetto “riscaldamento globale” (in inglese global warming) che i pennivendoli, per nulla abituati a documentarsi ed incapaci affatto di ragionare, attribuiscono, seguendo le istruzioni di scienziati mendaci, alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera, mentre tale fenomeno è causato soprattutto dal cambiamento della risonanza Schumann e dall’emissione artificiale di onde elettromagnetiche. La siccità che ha colpito e sta colpendo molte aree nel mondo, le temperature torride, l’afa, (in California il caldo ha mietuto decine di vittime) sono il risultato di una criminale operazione attuata con H.A.A.R.P. e scie chimiche, ma i damerini della televisione e gli inchiostratori di quotidiani e rotocalchi continuano a ripetere le solite sciocchezze.

Anche in concomitanza con i fulmini che, in assenza di nuvole, sono caduti in questi giorni in un numero abnorme, i giornalisti si sono arrampicati sugli specchi per provare a spiegare l’anomalia e, tra un po’, qualcuno era tentato di attribuirli a Zeus adirato.

Qualche articolo menziona il tema del global dimming, ossia l’offuscamento globale: nessuno, però, ne spiega le cause che si possono facilmente intuire, mentre il problema è soltanto enunciato come se fosse qualcosa di normale o di inevitabile, collegato a fantomatici cambiamenti del clima di cui l’unico responsabile sembra essere il biossido di carbonio.

All’uranio impoverito, diffusosi anche in Europa, in India ed in Pakistan, dai teatri di guerra del Medio Oriente, per mezzo delle correnti atmosferiche, è stato fatto un cenno, poi è calato un greve silenzio.

Del pianeta scoperto alcuni anni fa oltre Plutone non si è saputo più nulla: alla fine si è accennato ad un planetoide appartenente alla fascia di Kuiper.

Armi ad energia diretta usate dall’esercito statunitense in Iraq, impianto di microprocessori nei neonati in Olanda, incriminazione di papa Benedetto XVI per aver coperto dei prelati e dei sacerdoti accusati di pedofilia, piloti intossicati da sostanze respirate insieme con l’aria condizionata, la deviazione verso sud della Corrente del Golfo… questi ed altri fatti sono stati o filtrati od omessi, mentre alcuni avvenimenti risultano inventati, ma specialmente, sono ingigantiti ed enfatizzati tutti quegli eventi che intontiscono le già ottuse masse, come lo scandalo dei campionati di calcio truccati.

Arbitri, presidenti di squadre, calciatori, quanto a trucchi, però, sono dei principianti al confronto con i manipolatori dell’informazione.

29 luglio, 2006

L'intelligenza in Rete nascosta nel DNA

Grazyna Frosar e Franz Budorf sono fisici, matematici ed ipnoterapeuti autori di un saggio che merita l’attenzione dei lettori. Il testo, intitolato L’intelligenza in Rete nascosta nel DNA, ci introduce ad una nuova e, per certi versi, rivoluzionaria visione dell’universo, spaziando “da presupposti apparentemente lontanissimi, come la trasmissione delle informazioni all’interno della fisica quantistica e la scoperta di una forza antigravitazionale o le recentissime teorie riguardanti le funzioni del DNA fantasma”. Non sono, quelli illustrati dai due scienziati, concetti semplici, ma il taglio divulgativo e, al tempo stesso, rigoroso, consente anche ai profani di comprendere le linee salienti dei temi esposti.

Il fulcro di quest’opera è in un eterodosso e dinamico approccio a contenuti culturali di ampio respiro, di là dalla tradizionale ed obsoleta separazione tra sapere umanistico e sapere scientifico. La tesi centrale degli autori è nella consapevolezza che ”l’umanità non è solo un insieme di singoli individui (di monadi direbbe Leibniz), ma compone, proprio come accade per Internet, una vera e propria rete di coscienza comune a cui tutti siamo collegati e dalla quale si possono attingere informazioni e conoscenze sorprendenti”.

È, in fondo, la riscoperta di convinzioni appartenenti alla Tradizione (si pensi soprattutto al Tat tvam asi, Questo sei tu dell’India vedica), coniugate con una concezione del mondo in cui i confini tra spazio e tempo, fra gli esseri viventi, tra situazioni empiriche e stati “metafisici” diventano labili, incerti. Si squaderna così un continuum di fenomeni per intendere il quale, l’atteggiamento analitico, anzi da anatomista o peggio da anatomopatologo, peculiare di molti “scienziati” dal metodo arrugginito, si rivela del tutto inadatto. Se la realtà è viva, complessa, misteriosa, occorre smettere di tentare di segmentarla, di sezionarla, se si vuole intuirne l’essenza profonda, magica.

Nella consapevolezza di un cambiamento è il pregio maggiore del libro, ma anche, in una certa misura, il suo limite: ho l’impressione, infatti, che una crepa New age, in senso deteriore, incrini il tempio magnifico della nuova scienza (mi viene in mente soprattutto Giuliana Conforto): l’umanità sta veramente entrando in un’epoca straordinaria? Davvero è possibile un salto quantico, lato sensu, nonostante le oscure minacce che incombono su una società letargica? Siamo alle soglie di un’evoluzione cosmica o l’illuminazione e la saggezza che essa sottendono sono soltanto delle illusioni? Sintomatica, a tale proposito, la percezione, a mio parere edulcorata ed ingenua, del problema relativo ai rapimenti, indagato, invece, con viva inquietudine da ricercatori come Corrado Malanga, Budd Hopkins, David Jacobs, Karla Turner ed altri. Si può ampliare il proprio orizzonte anche con esperienze estreme e, in molti casi, traumatiche, ma certe conoscenze ci fanno capire che la magia del cosmo, così tanto decantata, è magia nera.

Singolare, a tale proposito, è la politica di alcune meritorie case editrici che pubblicano contemporaneamente libri agli antipodi: testi che ti offrono su un piatto d’argento la salute, la felicità e l’ascensione accanto a saggi in cui si mettono a nudo gli aspetti più abominevoli ed orrendi della realtà. Sogni ed incubi in brossura e con rutilanti illustrazioni. Un punto spesso accomuna questi due orientamenti antitetici: il convincimento che l’universo è maya, una proiezione di ombre cinesi su un sipario invisibile, il convincimento che ogni essere si cimenta in un gioco… Un gioco comunque assurdo e crudele.


Nota: le frasi tra parentesi sono tratte dalla quarta di copertina del libro.

28 luglio, 2006

Non siate Benigni

Qualche sera fa, a Firenze, Roberto Benigni si è esibito in un’atellana durante la quale, dopo aver motteggiato Belzebusconi ed il Dottor Balanzone, ha, come è suo costume da alcuni anni, fatto strame della poesia dantesca. Ormai priva di qualsiasi mordente la “satira” del guitto toscano ha tentato di azzannare con denti consunti alcuni fantocci di pezza della “politica”, suscitando solo un senso d’immenso squallore, ma transeat. Che cosa ci si può attendere da un regista ed attore che ha non di rado stancamente ripreso i tòpoi del teatro plautino, per poi degenerare nella retorica sdolcinata della trasposizione di Pinocchio? La favola-fiaba di Collodi è stata condita da Benigni per gli spettatori-commensali con una disgustosa salsa hollywoodiana, ma con l’ambizione di realizzare un capolavoro cinematografico. Se questo è cinema…

Non pago di aver profanato Collodi, colui imperversa da anni, spesso con il plauso dei critici benpensanti, con indegne letture dantesche. Eccolo allora recitare il I canto dell’Inferno o il celebre episodio del Conte Ugolino per poi “culminare” nell’enfatica e mielosa declamazione della Preghiera alla Vergine che è, in realtà, la dea Iside. Il pubblico, mesmerizzato e rapito, si sente compenetrato di una sublime, divina emozione, laddove gli si sta propinando un prodotto kitsch, spacciato per originale.

Quello che più ripugna è la volgare volgarizzazione di un autore che Benigni, come molti altri, non ha per nulla compreso. Ma quale poeta cattolico! L’Alighieri era un eretico: per intenderlo, non basta uno studio liceale e neppure l’esegesi di qualche critico, anche se, anzi soprattutto se docente universitario. (1) Bisognerebbe che costoro leggessero almeno L’esoterismo di Dante, prima di discettare sulla Commedia.

Insomma, Benigni scherzi pure con i fantocci ed il fante, ma lasci stare Dante.


Vedi Zret, Dante era un eretico, 2005; Id., Un po’ di ECOlogia, 2005

27 luglio, 2006

L'invisibile armata (un'altra prospettiva)

Latet anguis in herba (Virgilio)

Chi agisce dietro le quinte? Noi vediamo il palcoscenico con l’occhio di bue che illumina Israele, la cui credibilità internazionale per le atroci ed autolesionistiche azioni in Libano, scema ogni giorno di più, anche tra i più fervidi sostenitori dello stato ebraico.

Albert Pike, il massone amico di Giuseppe Mazzini, più di un secolo fa, prospettò un conflitto tra Ebrei e Musulmani al fine di distruggerli entrambi (1). Noi vediamo Israele ed il movimento Ezbollah, ma chi li finanzia e soprattutto chi li manipola? Esiste un potere oscuro ed invisibile che tesse la sua appiccicosa ragnatela, simile ad una vedova nera che piomba all’improvviso sulla sua vittima ignara del mortale pericolo. Questo potere è concentrato nella City, là dove si decidono i destini del mondo. Questo potere è concentrato nella Kaput mundi, dove un nero ierofante sacrifica ad idoli pagani, mentre concepisce scenari di terrore. Un esponente dell’Opus Dei è stato ucciso pochi giorni or sono: sapeva qualcosa di compromettente per la Chiesa di Roma, da tempo immemorabile regista di cospirazioni ed istigatrice di delitti? L’infame alleanza con i Pipinidi-Carolingi, la falsa donazione di Costantino, la strage dei Catari, le persecuzioni contro i Valdesi, le carneficine di Ebrei, il Tribunale dell’Inquisizione affidato ai Domenicani, gli intrighi dei papi nepotisti, le cabale del cardinale Richelieu e del Mazzarino, un gesuita fondatore della confraternita degli “Illuminati”, la connivenza col Franchismo e col Nazismo, le banche armate cattoliche, il rapimento di Emanuela Orlandi, Monsignor Marcinkus, il “suicidio” di Calvi, la collaborazione di Giovanni Paolo II con la C.I.A., guardie svizzere e banche svizzere, gli scandali negli U.S.A. ed altrove… un elenco infinito di scelleratezze e di menzogne, note ma specialmente nascoste.

Perché dietro il recente conflitto che insanguina il Medio Oriente, non dovrebbe agire anche questa volta, come avvenne, ad esempio, per la guerra in Ruanda tra Hutu e Watussi, o per l’aggressione croata ai Serbi, qualche prelato mitrato? Il mitra e la mitra: un binomio perfetto.

Come in alcuni classici romanzi d’investigazione, i sospetti si concentrano sul maggiordomo, Israele. Lo stato d’Israele, però, è solo l’avanguardia mandata allo sbaraglio. Maggiordomi sono pure gli Stati Uniti ed i loro alleati. Chi è l’anfitrione? Chi trarrebbe maggiori benefici da un reciproco sterminio di Israeliti ed Islamici? Tra i due litiganti... Chi è il terzo?

Il maggiordomo è l’esecutore e forse finirà in carcere: il mandante (uno dei mandanti) trascorre vacanze ristoratrici nella quiete alpestre, mentre la sua armata invisibile avanza minacciosa, in una nube di vessilli crociati.


(1) La Terza guerra mondiale dovrà essere fomentata, approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno, in tal frangente, forzate a combattersi fra loro sino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico.
(Lettera di Albert Pike a Giuseppe Mazzini, del 15 agosto 1871)

26 luglio, 2006

Mater et matrona

Absit iniuria verbis. E' solo una pasquinata.

Clio, figlia di Zeus e di Memnosyne, è la musa della storia e della poesia epica. Clio è anche il nome dell’augusta consorte di Napolitano, l’inclito uomo politico da poco tempo asceso al colle della città eterna. Questa giunonica matrona, qualche settimana addietro, è stata intervistata da una “giornalista” in vena di piaggerie, in estatica adorazione al cospetto della nobildonna che ha dispensato, come fossero stati sublimi insegnamenti, insipidi aneddoti tratti dal bric a brac della sua vita di privilegiata.

Clio, laureata in Giurisprudenza, ha esercitato la professione forense, ma sembra che il sapere giuridico sia passato sulla moglie di Napolitano come acqua sull’impermeabile: è difficile, infatti, concepire il vuoto e la melensaggine delle risposte di costei, risposte infiorate di una stucchevole autocelebrazione e trasudanti ignoranza e dozzinalità da ogni sillaba.

Come in uno specchio, nelle insulse parole della patrizia, si può scorgere la fisionomia del divino marito, un fantoccio allevato ed indottrinato per diventare quello che è ora, un uomo di paglia trasferito da Via dei… serpenti al Quirinale, per fargli rappresentare lo sfacelo dell’Italia e delle sue putride istituzioni.

Dicono che, dietro ogni grande uomo, agisca sempre una grande donna: qui, però, sull’omuncolo del colle incombe una donna grande, anzi gr…a.

25 luglio, 2006

Vati vaticanisti

Qualche sera addietro ho seguito la trasmissione condotta da Corrado Augias, Enigma. La puntata, dedicata al Vangelo di Giuda, non ha brillato né per precisione né per chiarezza espositiva, ma almeno non è stata la solita furiosa crociata cattolica contro tutti quelli che ardiscono contestare il “magistero” della Chiesa di Roma.

Nella parte conclusiva del programma, Augias ha interpellato due ospiti, padre Cantalamessa e lo storico del Cristianesimo, Mauro Pesce. Il primo si è atteggiato a vate vaticanista ed ha “dissertato” sullo Gnosticismo, su Giuda, sui Vangeli canonici ed apocrifi, mostrando un’infinita e tracotante ignoranza, quando, per esempio, ha parlato di “ideologia” (sic) gnostica, invece che di dottrina. È un errore, una confusione, che non si perdonerebbe neppure ad uno studente della prima liceo classico. Il professor Pesce avrebbe potuto controbattere molte delle sciocche affermazioni dell’interlocutore, ma forse per compassione, forse per non apparire troppo eretico, ha tenuto molte frecce nella faretra, invece di scoccarle. Pesce ha tuttavia fatto due osservazioni fondamentali: ha ricordato che i Vangeli canonici ci offrono un’immagine del Messia che è solo una delle moltissime possibili; ha poi accennato al Vangelo di Giuda Tommaso, come testo molto antico ed autorevole. Questo breve libro non deve essere confuso con il Vangelo di Giuda su cui era incentrato il programma. Purtroppo temo che molti spettatori, come Augias, abbiano equivocato.

L’impressione generale che ho ricavato dalla puntata è assai deludente. È vero: si comincia ad aprire una breccia nel muro della censura storica, ma occorrono duemila anni per comprendere che la religione paolina è una rozza mitologia pagana, in cui Dio-Figlio (Dioniso, Attis, Osiride, Khrishna etc lo precedettero) si sacrifica per redimere l’umanità dal male? Basterebbe gettare anche solo un rapido sguardo al mondo circostante, che pullula di orrori di ogni tipo e per tutti i gusti, per capire che la storia della redenzione è una solenne, sfacciata bugia, una grossolana mistificazione.

Il tema è molto istruttivo: se ancora oggi due miliardi circa di persone, considerando solo i Cristiani, credono o pensano di credere in un coacervo di fantasticherie, come si può sperare che, in tempi brevi, aprano almeno un occhio per percepire (non dico intendere) l’inganno della politica interna ed internazionale, l’imbroglio dell’economia planetaria, ma soprattutto il vertice della piramide globale?

Nel migliore dei casi, forse, tra un paio d’anni si diffonderà la consapevolezza (1) che il 9 11 fu un autoattentato, ma quanto tempo ci vorrà per intuire tutte le altre assai più mefistofeliche trame della sinarchia? Si procede con la velocità di una chiocciola, ma nulla è tanto facile quanto calpestare le chiocciole per schiacciarle.


(1) Da questa consapevolezza scaturirà mai un’azione concreta o la gente resterà nell’inerzia?

24 luglio, 2006

La leva di Archimede

Molti si chiedono per quale motivo giornalisti indipendenti, ricercatori e scienziati insistano tanto con la questione delle scie chimiche. Non esistono forse altre cause dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, quali le polveri sottili, il benzene, il biossido di carbonio, le emissioni venefiche dei “termovalorizzatori”, le scorie radioattive delle centrali nucleari, i pesticidi etc.?

Sono tutti problemi seri: chi oserebbe negarlo, ma sono fonti di polluzione riconosciute come tali anche da enti governativi e da “scienziati” ortodossi e dovute, per lo più, ad un modello di “sviluppo” aberrante su cui si è scritto e discusso moltissimo. Se veramente si volesse, si potrebbe ovviare a tali problemi ambientali: si potrebbe usufruire delle energie alternative, in primis dell’energia del punto zero, studiata dal serbo Nikola Tesla, già negli anni ‘30 del XX secolo. Tuttavia l’atteggiamento dei potenti, delle multinazionali e dei governi rispetto alla catastrofica situazione ecologica, dimostra solo (apparentemente) incuria, miopia, insipienza. Pertanto le persone, che poco o nulla, si attendono dalle istituzioni tendono a rassegnarsi, pensando che sia impossibile invertire la tendenza involutiva.

Invece, se si considera l’”operazione scie chimiche”, implicante uno sforzo economico, tecnologico e logistico gigantesco, impegno degno di miglior causa, si comprende, ipso facto, che il governo occulto mondiale, mentre attraverso i suoi burattini ventriloqui, ciancia di strategie per contrastare il riscaldamento globale e le sue dannose conseguenze, si adopera alacremente per minare e distruggere gli equilibri del pianeta e non solo.

Qualche visitatore disattento ed ingenuo di siti dedicati alle scie chimiche, s’illude che queste formazioni tossiche servano ad attenuare l’effetto serra ed a ripristinare lo strato d’ozono. È l’esatto contrario! Figuriamoci se i benefattori dell’umanità investirebbero somme così ingenti per nobili scopi! Se veramente poi agissero a beneficio del pianeta e dei suoi abitanti, se ne vanterebbero, invece di negare le evidenze e le prove che li inchiodano alle loro responsabilità. La siccità che affligge molte regioni del mondo, non è tanto un effetto collaterale di una politica economica dissennata (vedi il protocollo di Kyoto e baggianate simili), ma il risultato ottenuto con scientifica precisione, per mezzo specialmente dello spargimento di sali di bario. Infatti, non appena, qualche formazione di cumuli carichi di umidità, comincia ad addensarsi, ecco che i piloti chimici decollano con i loro aerei per inseminare le nuvole di sali di bario affinché non cada una sola goccia di pioggia. Le parole che più di un anno fa scrivevo a proposito dei danni arrecati all’agricoltura ed alle risorse idriche, effetti collegati alla diffusione di sostanze igroscopiche, si sono rivelate profetiche: a mero titolo di esempio, gli agricoltori della Pianura padana lamentano una perdita dei raccolti, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, che tocca il 40 per cento!

La comprensione del sistema, del suo modo di “funzionare”, è una leva di Archimede: accantonata qualsiasi falsa, erronea concezione che tende a vedere nei potenti delle persone soltanto improvvide, avide e noncuranti, si deve acquisire la piena, assoluta consapevolezza che, dietro parvenze fallaci e rassicuranti, si nasconde l’azione nefanda e criminale di chi conosciamo ormai bene. Questa coscienza, come la leva di Archimede serviva per sollevare il mondo, è utile per sollevare il ciclopico, ponderoso macigno di censure e menzogne, sotto le quali si nasconde la realtà, quella vera.

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